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venerdì 10 aprile 2015

Review of My New Adress by Stefano Scodanibbio, Stradivarius, 2006


Stefano Scodanibbio, musician and composer, was one the most interesting player connected to the double bass’s rebirth in the '80’s and '90’s and to the last tendencies of the contemporary music. Unfortunately he died at the age of 55 after a long illness the 10th January 2012. For him have written new music composers like Bussotti, Donatoni, Estrada, Ferneyhough, Frith, Globokar, Sciarrino, Xenakis.. about him Cage has said: "Stafano Scodanibbio is amazing. The haven'ts heard better double bass playing than Scodanibbio's. The wases just amazed. And I think everyone who heard him was amazed. He is really extraordinary. His performance was absolutely magic."

This record, My New Adress, was published by Stradivarius Recording in 2006and it shows us Scodanibbio not as the double bass player but as a composer., all these six passages were written between 1984 and 2003 and are destined to different (guitar, piano, low flute, violin and cello) instruments and not for the double bass.
The passages of My New Adress seem to integrate instead with what the composer has written in the initial pages of the beautiful multilingual booklet of 36 pages that accompanies the cd, this is not an integral job, with an organic idea but instead intuitions, ideas conceived in "portions of time spent, often in distant lands, to freely write music, without constraints or worries, maturities, errands, festival’s tendencies, organic, aesthetics, time impositions".
It strikes the liberty of writing and feelings that shine through the listening, exemplary under this point of view the third passage "Return to Cartagena", written for low flute and interpreted in magistral way by Mario Caroli: his instrument seems to turn into a string, into the skin of drum and allowed to wave for almost ten consecutive minutes creating intense suggestions. Other interesting passages are the ones for guitar. In this record we have in fact the presence of the three notable guitars of Magnus Andersson, Elena Càsoli and Jurgen Ruck, busy in two pieces "Quando le montagne si colorano di rosa" and "Dos abismos". Personally I have particularly appreciated the passage "Quando le montagne si colorano di rosa", that sees the presence of the duo Càsoli - Ruck, characterized by a frantic initial rhythmic line that progressively resolves itself in a more meditative and peaceful mood and that shows well in evidence the interlacements and the perfect agreement among the two guitars.
This is a record that shows continuous quotations and literary and autobiographic interlacements, "idioms, trips, musical intruments", a new side, perhaps more intimate of this great Italian musician and composer.

lunedì 16 gennaio 2012

Quando le montagne si colorano di rosa (Excerpt) by Stefano Scodanibbio

Per Stefano Scodanibbio da parte di un suo sincero ammiratore …


Avevo già recensito due dischi di Stefano Scodanibbio, My New Adress e From The New World qualche anno fa. La sua recente scomparsa, il 10 gennaio di questo già triste 2012 dopo una lunga malattia (la sclerosi laterale amiotrofica) all’età di 55 anni mi ha spinto a rimetterli sul piatto e a riascoltarli nuovamente e a scrivere queste poche righe come mio personale commiato e omaggio.
La figura di Scodanibbio si aggiunge a quella di altri grandi a cui le Parche, figlie di Zeus e Temi, hanno voluto tagliare il filo della vita. Nomi come quelli di Romitelli e di Maderna, giganti sconosciuti ai più, giganti in confronto a una italietta sordida e parlamentare, becera e volgarmente salottiera e televisivamente ignorante e pure fiera dei bunga bunga e dei celoduristi manganellari e dei privilegiati vaticani e dell’impunità degli evasori fiscali e dei fascisti inneggianti alla morte di chi combatte il terrorismo.
Scusate non ho mai fatto politica sul mio Blog ma la morte di Scodanibbio ha aggiunto ulteriore amarezza al mio sconforto per come vedo la mia “Povera Patria” massacrata e umiliata dalle tante iene che la circondano e dai tanti vampiri che la depredano.
Parliamo di musica, parliamo di Arte e cerchiamo di risollevarci il morale e di costruire qualcosa di positivo per noi e per i nostri figli. Ho un grande rammarico, volevo intervistare Scodanibbio per il Blog, mi stavo preparando, piano piano stavo acquistando i suoi dischi, costruendo la sua discografia all’interno della mia biblioteca musicale, volevo prepararmi bene, ma non ce l’ho fatta maledizione. La vita, la morte, il destino sono stati più veloci, Le chiedo scusa Maestro, non ce l’ho fatta ed è questo il mio più grande rammarico e rimpianto, pensavo di avere tempo … sono stato sciocco, la vita mi ha ricordato una volta di più di quanto fosse necessario che “we are only immortal for a limited time” per citare i Rush di “Dreamline”.
Lei è stato un grande, scriveva giustamente Luigi Nono che niente come un grande interprete può spingere i compositori a creare musica per uno specifico strumento e Lei ha dimostrato di saper travalicare i limiti del suo contrabbasso raggiungendo nuove vette di virtuosismo e di intelligenza e creatività musicale, per Lei hanno scritto in tanti: Bussotti, Donatoni, Estrada, Ferneyhough,Frith, Globokar, Sciarrino, Xenakis … un elenco lunghissimo, Lei ha saputo unire l’America e l’Europa della musica contemporanea sotto la bandiera della grande Musica.
Tutti Le dobbiamo tanto .. per esempio … Sa come ho saputo della Sua scomparsa? Un post su facebook di quel pazzo geniale di Paolo Angeli ….
Di Lei Cage ha detto: "Stafano Scodanibbio is amazing. I haven't heard better double bass playing than Scodanibbio's. I was just amazed. And I think everyone who heard him was amazed. He is really extraordinary. His performance was absolutely magic."
Io non mi sento di aggiungere altro … completerò la Sua discografia Maestro, e mi impegno a scrivere qualcosa di serio, di intelligente, di vero e di umano su di Lei. E’ il minimo che posso fare.

Con sincerità e rispetto.

Andrea Aguzzi

venerdì 14 novembre 2008

Recensione di From The New World di Empedocle 70, Stradivarius


Rassegna di Nuova Musica Vol.1 recita il sottotitolo di questo disco uscito nel 2006 dalla Stradivarius e che documenta diverse registrazioni effettuate tra il febbraio 2004 e il febbraio 2005 a Macerata nell’ambito della Rassegna stessa.
Una delle difficoltà che incontro nell’avvicinare la gente alla Nuova Musica è a volte la difficoltà di poter disporre di una compilation di pezzi e di autori sufficientemente accessibile e accattivante. Problema risolto con questo disco! La carrellata di autori è impressionante: praticamente il meglio dell’avanguardia di oltre oceano. A iniziare le danze è Charles Ives con un pezzo, At the river, che rimanda a una festa quasi in stile Grande Gatsby, suonato come gli altri due brani Illmenau e Charlie Rutklage dal trombone di Mike Svoboda e dalla Banda
Comunale Giuseppe Verdi di Pollenza diretta da Fernando Sileoni . La musica di Ives è curiosa, intrigante, è musica metropolitana newyorkese ma con uno strano accento, Ives lavorava a New York ma andava spesso nel Connecticut e forse questo particolare, questa sua fuga dalla metropoli ha lasciato alla sua musica una specie di ambivalenza che consiste nell’alternare ai tratti metropolitani un aspetto di tipo contemplativo, dolcemente sognante. Di carattere completamente diverso le musiche di Henry Cowell, Dynamic Motion e The Banshee per pianoforte, unghie strisciate sulle corde dello strumento e veri, potenti cluster cromatici di
note scuotono l’ascoltatore che trova rifugio nella quiete di Dream di John Cage qui nella prima esecuzione italiana per liuto e violoncello, che instaurano una vera oasi di pace e di suoni che avvolgono in modo caldo e soffice. Ci si ritrova in Valentine di Jacob Druckman la cui complessità esecutiva sembra torturare il contrabbasso suonato dal virtuoso Stefano Scodanibbio e nelle Six
Pieces for Violoncello di Roger Sessions suonate da Lucas Fels.
Vertigine assoluta del disco il Beat Sutra #7, 11 minuti di autentico trip pianistico per pianoforte modificato suonato direttamente da Terry Riley! Un pezzo semplicemente stupendo dove le onde pianistiche di Riley si rifrangono in una festa entusiasmante, allegra e multicolore.
Benvenuti al Nuovo Mondo signori! C’è un sacco da ascoltare!
Empedocle70

venerdì 31 ottobre 2008

Recensione di My New Adress di Stefano Scodanibbio di Empedocle70



Stefano Scodanibbio, contrabbassista e compositore, è tra i nomi più interessanti legati alla rinascita del contrabbasso negli anni ‘80 e ’90 e alle ultime tendenze della musica contemporanea e della nuova musica. Suona nei maggiori festival di musica contemporanea ed è interprete di numerosi pezzi scritti appositamente per lui da compositori quali Bussotti, Donatoni, Estrada, Ferneyhough,Frith, Globokar, Sciarrino, Xenakis. Nel 1983 ha fondato e da allora dirige la Rassegna di Nuova Musica di Macerata.
Di lui Cage ha detto: "Stefano Scodanibbio is amazing. I haven't heard better double bass playing than Scodanibbio's. I was just amazed. And I think everyone who heard him was amazed. He is really extraordinary. His performance was absolutely magic."

Il disco oggetto di questa recensione, My New Adress, pubblicato dalla Stradivarius nel 2006 per la collana times future, ci mostra il contrabbassista nelle vesti meno note di compositore., altrettanto interessante è il fatto che i sei pezzi scritti tra il 1984 e il 2003 sono destinati a strumenti diversi (chitarra, pianoforte, flauto basso, violino e violoncello) e non per il contrabbasso, fatto che potrebbe far pensare ad un certo allontanamento da tecniche e temi a cui Scodanibbio è solito.
I brani di My New Adress sembrano invece integrarsi con quanto scritto dal compositore nelle pagine iniziali del bel libretto multilingue di 36 pagine che accompagna il cd si tratta non di un lavoro, con un’idea organica in partenza ma di intuizioni, idee concepite in "porzioni di tempo trascorse, spesso in terre lontane, a scrivere musica liberamente, senza costrizioni o affanni, scadenze, commissioni, tendenze festivaliere, imposizioni di organici, estetica, durata.". Colpisce la libertà di scrittura e di sensazioni che traspaiono dagli ascolti, esemplare sotto questo punto di vista il terzo brano "Ritorno a Cartagena", scritto per flauto basso e interpretato in modo magistrale da Mario Caroli: lo strumento sembra trasformarsi in una corda, in una pelle di tamburo e lasciato vibrare per quasi dieci minuti consecutivi, creando intense suggestioni. Altro oggetto di interesse sono le parti per chitarra. Questo disco vede infatti la presenza delle tre notevoli chitarre di Magnus Andersson, Elena Càsoli e Jurgen Ruck, impegnate in due pezzi "Quando le montagne si colorano di rosa" e "Dos abismos", che risultano interessanti e dal dichiarato gusto narrativo. Personalmente ho particolarmente apprezzato il brano "Quando le montagne si colorano di rosa", che vede la presenza del duo Càsoli - Ruck, caratterizzato da una frenetica linea ritmica iniziale che si risolve progressivamente in un mood più meditativo e pacato e che mette bene in evidenza gli intrecci e la perfetta intesa tra le due chitarre.
E’ un disco di continue citazioni e intrecci letterari e autobiografici, "idiomi, viaggi strumenti musicali", questo bel cd di Scodanibbio, che ci mostra un lato nuovo, forse più intimo del compositore maceratese.

Elenco dei brani:

01. Quando le montagne si colorano di rosa per due chitarre (1984/1986) - 9:45
02. Only Connect per pianoforte (2001) - 11:29
03. Ritorno a Cartagena per flauto basso (2001) - 9:57
04. Dos abismos per chitarra (1992) - 12:18
05. My New Adress per violino (1986/1988) - 11:28
06. Dalle più alte torri per violoncello ed elaborazione elettronica (1984/2003) - 9:01

Musicisti:

Magnus Andersson (chitarra)
Mario Caroli (flauto)
Elena Càsoli (chitarra) nr. 1
Jurgen Ruck (chitarra) nr.1
Rohan de Saram (chitarra) nr. 4
Rohan de Saram (violoncello)
Francesco D'Orazio (violino)
Ian Pace (pianoforte)

Emepdocle70