giovedì 10 luglio 2008

Liuti, Chitarre e Mandolini a Bergamo maggio - dicembre 2008


http://it.geocities.com/chitarraedintorni/rassegnaBergamochitarra02008.pdf

Citazioni, neo-classicismo, parodia, note su Igor Stravinsky,




Il testo che presentiamo è un estratto del saggio stato pubblicato da Emanuele Ferrari in "Materiali di estetica", CUEM, Milano, maggio 1999.










1- (…) La critica è stata incuriosita e tormentata dal problema delle «influenze» sulla musica di Stravinsky. L’autore lo sa bene, e riporta spesso nei suoi scritti gli echi di questo affannarsi. Una dopo l’altro sfilano riferimenti che egli ammette, altri che lo sorprendono, altri ancora -è il caso più frequente- che riporta con stoica impassibilità, qualcuno-pochissimi- che smentisce seccamente. Ma la reticenza nel commentarli dà l’impressione che l’autore non voglia alimentare una discussione che lo esaspera.




‘Posso chiedere all’ascoltatore di sospendere queste domande, come ho fatto io componendo, e cercare invece di scoprire le qualità stesse dell’opera? Non l’ho composta per alimentare dibattiti sulla «validità storica dell’approccio» o «l’uso del pasticcio»- sebbene ammetterò volentieri che questo è ciò che ho fatto, se ciò libererà la gente da queste stupide discussioni per riportarla alla musica.’




Stravinsky è ben lungi dal negare il suo articolatissimo rapporto con la musica del passato, fatto di prestiti, spunti, rielaborazioni, innesti, omaggi, affinità e quant’altro. Ma è categoricamente contrario all’idea che questo sia il terreno su cui deve muoversi la critica. Il primo motivo lo conosciamo già: il materiale allotrio, non appena viene usato, si fonde e si trasfigura nello stile, e questionare lo stile è come sindacare il soffio dello spirito o la varietà delle forme viventi. La seconda ragione è che il valore della musica non ha relazione con le sue stratificazioni ma con la sua funzionalità artistica, in sostanza il suo essere ben scritta o no. Risolve l’opera i problemi musicali che essa stessa pone? con quali mezzi? queste sono le domande che ha senso porsi se si vuole giudicare il valore di un brano. Solo di questo possiamo chiedere al compositore di render conto. Il terzo motivo è stato chiarito dalla discussione sulla storia. Rimandi, influenze e trasfusioni non riguardano l’opera musicale come oggetto di giudizio bensì il suo posto nella storia, due piani assolutamente non coincidenti. La direzione in cui un’opera esplora, la sua relazione con le tendenze dominanti della sua epoca, il suo contributo allo sviluppo del linguaggio musicale sono questioni storiche formulabili solo a posteriori, fuori da qualunque assetto normativo. Opere del più alto valore musicale, come i quartetti di Beethoven, possono essere storicamente non consequenziali. Per tutte queste ragioni, identificare il compito della critica con quello dello storico è una confusione concettuale che porta all’arbitrio. (…)




L’impressione che si ricava dall’insieme delle osservazioni di Stravinsky è che egli tenda a ribaltare l’impostazione corrente della critica, anche di quella più avvertita e meno improvvisata. Le analisi della sua musica hanno spesso assunto a tema l’artificialità consapevole delle sue operazioni, inquadrandone i risultati sotto il segno della citazione, dello straniamento e della parodia. Stravinsky afferma da un lato che tutta l’arte è artificiale e convenzionale, dall’altro tende ad accreditare il suo rapporto col passato come «naturale», in linea con la tradizione. Componendo la Circus Polka



‘la citazione della Marcia Militare mi venne come una cosa del tutto naturale, lo dico per eludere l’inevitabile professore tedesco che inevitabilmente chiamerà parodia l’uso che ne ho fatto.’



Viene il dubbio che per Stravinsky la complessità labirintica dei rimandi della sua musica sia un problema di lettura.. Stravinsky si ritiene originale ma non anomalo. Non rientra fra i suoi motivi d’ orgoglio l’aver proposto un nuovo rapporto con il passato, diverso da quello della tradizione. Quando parla di scoperte in questo campo lo fa in termini rigorosamente soggettivi, inquadrandole come momenti cruciali della sua evoluzione. Abbiamo visto come sottolinei spesso che i maestri del passato non facevano diversamente da lui. Il punto è che questo rapporto con il passato è divenuto problematico per la cultura musicale del novecento; per «leggere» la musica di Stravinsky siamo costretti a indossare lenti spesse e sofisticate, e la nostra attenzione viene per forza di cose calamitata dalla presenza, in quella musica, di un passato che affiora in modo scoperto. (…)



Un aspetto interessante del discorso di Stravinsky sulle «influenze» musicali è il problema della consapevolezza del compositore, il cui ruolo sembrerebbe variare sensibilmente a seconda del contesto. Alcune formulazioni presuppongono nel compositore una consapevolezza completa, come la secca smentita sul Don Giovanni, altre sono possibiliste:



'si è detto che il tema delle variazioni suona «alla Copland». Ma se questo è vero, io non ne ero consapevole.’




In realtà Stravinsky sta parlando di cose diverse. Nel primo caso la secca smentita è in risposta a un critico che gli attribuisce un prestito di cospicue dimensioni da Mozart. Ebbene, questa è la sfera di cui il compositore è consapevole, quella del materiale da costruzione. L’uso prolungato dei ritmi puntati in Apollo non «suona» inconsapevolmente francese: fa parte del gioco dell’autore, è un tributo (che i critici-non manca di sottolineare Stravinsky - all’epoca non colsero) alla Francia del Seicento; lo stesso vale per il taglio barocco dei temi utilizzati in altre opere. L’uso di un materiale preesistente come base per la costruzione è parte del «calcolo»del compositore, se questi non è un ingenuo.




‘Ora, poiché io non ho il temperamento caratteristico dell’accademismo, è chiaro che mi sono sempre servito delle sue formule scientemente e volontariamente. Me ne servo volontariamente come farei del folclore:sono le materie prime della mia opera.’



Così, è lo stesso Stravinsky a suggerire che le numerose citazioni di melodie ottocentesche in Jeux de Cartes potrebbero essere pensate come se arrivassero fluttuando dal teatro dell’Opera di un’ipotetica stazione termale dell’epoca. Il caso del tema à la Copland, invece, e quello di numerosissimi altri, è diverso. Qui si riconoscono a posteriori echi, assonanze e somiglianze che non sono il prodotto della volontà del compositore ma di una dinamica storica profonda. Su queste Stravinsky non fa della consapevolezza una questione decisiva. Le correnti che collegano opere lontane nel tempo sono sotterranee, determinate da processi storici giganteschi, da intersezioni neppure lontanamente provocabili intenzionalmente. La tradizione e il passato risuonano attraverso la «scienza» del compositore: non c’è niente di esoterico, è solo il suo appartenere al mondo e alla storia. Su tutto questo il compositore ha tanto -o tanto poco- da dire quanto chiunque altro, anche sulla sua stessa musica. E’ forse questa la ragione profonda del silenzio che accompagna nei suoi scritti la citazione delle «influenze» che la sua musica di volta in volta esibisce secondo i critici,, anche quando le riporta con evidente fastidio. (…) L’atteggiamento di Stravinsky verso questi temi è lo stesso che egli assume nei confronti del proprio tempo. L’unica strada legittima aperta al compositore è la fedeltà a se stesso, il seguire le leggi della propria natura e del proprio stile, seguire il proprio appetito musicale fino in fondo. Per questo, non c’è bisogno di fare tabula rasa né del passato né del presente.



‘Tentavo soltanto di riattare vecchie navi, mentre la controparte -Schoenberg- cercava nuovi mezzi di trasporto? Credo che questa distinzione, molto gettonata una generazione fa, sia scomparsa. (Un’ era assume una sagoma solo col senno di poi, e questo la riduce ad opportune unità, ma tutti gli artisti sanno di esser parte di una stessa cosa). Certo, io sembravo aver sfruttato un’apparente discontinuità, aver fabbricato arte con le disjecta membra, le citazioni da altre compositori, i riferimenti a stili precedenti («segni di una più antica e diversa creazione»), il detrito che indica un relitto. Ma ho usato ciò, e ogni cosa che mi è venuta a portata di mano, per ricostruire, e non pretendo di aver inventato nuovi veicoli o nuovi mezzi di trasporto. Ma il vero compito dell’artista è riattare vecchie navi. Può dire ancora, a modo suo, solo quello che è già stato detto.’




2- Un’ultima questione merita la nostra attenzione. Cosa rimane, dopo tutto questo, di concetti come citazione, neoclassicismo e parodia? Essi compaiono con parsimonia negli scritti di Stravinsky, e non giocano il ruolo che avremmo potuto aspettarci. Nel contesto ampio e articolato che abbiamo ricostruito essi possiedono infatti un insufficiente potere esplicativo,quando non risultino riduttivi o inadeguati. La citazione non è che uno dei mille modi in cui l’«altro» entra nella musica di Stravinsky, e non gode negli scritti di privilegi particolari. Quanto al cosiddetto neoclassicismo -Stravinsky non nomina mai la parola senza prenderne le distanze... Cosa si può dire? Non che corrisponde a un periodo della produzione di Stravinsky, per cominciare; l’autore ama ripetere che i principi della sua arte non sono cambiati, e se si vuole definire neoclassica la sua musica fra le due guerre allora quella successiva non lo è di meno. Ma in un senso soltanto, quello chiarito dall’Advertissement del 1927: è musica che non ha basi extra-musicali. (…)




La parola urta Stravinsky probabilmente anche per la sua rigidezza, poiché presuppone che ci sia un modo ben preciso di operare sotto questa etichetta. Ma il panorama delle sue operazioni, come Stravinsky ce lo descrive, è frastagliatissimo e non riducibile ad alcuna formula. (…) L’insofferenza manifestata dal compositore per questa categoria non deve aver dato però i frutti sperati, se ancora nel 1959, a Tokyo, nel recarsi a una conferenza stampa Stravinsky confidava ironicamente a R. Craft di essere curioso di sentire come suona in giapponese la parola «neoclassico»... Per la parodia il discorso è più complesso, ma neppure questa è una categoria privilegiata sotto cui l’autore pone il suo operare. Anzi, nel caso più comunemente chiamato ad esemplificare questo concetto, il Pulcinella, prende esplicitamente le distanze dal concetto, almeno nel concetto riduttivo di satira intenzionale.




‘Che il risultato forse in un certo senso una satira era forse inevitabile -chi avrebbe potuto trattare quel materiale nel 1919 senza farne una satira?- ma anche questa osservazione è a posteriori; non mi misi a comporre una satira e naturalmente Diagilev non avrebbe mai pensato a una possibilità del genere.’




Il Bacio della Fata, fu ispirato dall’amore e dal rispetto per Cjakovskij, che Stravinsky descrive come uno dei più dotati compositori della tradizione russa, e anche qui ogni intento satirico è fuori questione. Il punto è che se intendiamo «parodia» in un senso vicino a quello rinascimentale, cioè come utilizzo di materiale musicale già esistente per una composizione, il termine diventa tanto ampio quanto l’intera produzione di Stravinsky, perdendo così potere esplicativo. Nel senso specifico di satira,invece, indica un atteggiamento di cui negli scritti dell’autore non c’è quasi traccia. La satira comporta un desiderio di irrisione di ciò che prende ad oggetto. Il sentimento che spinge Stravinsky a scegliere un modello è ben altro; stando alle sue parole, si tratta di apprezzamento e amore. Un’altra ragione da non sottovalutare è che la parodia - nel senso di satira- è un processo transitivo. Se si fa satira di qualcosa, l’interesse e l’attenzione passano quasi interamente all’oggetto irriso: la satira mette in primo piano il proprio bersaglio. Ma il modo con cui Stravinsky concepisce la propria musica segue il verso opposto: ciò che è altro viene assorbito nell’omogeneità dello stile. Stravinsky prende troppo sul serio se stesso e la propria musica per riferirla, in ultima analisi, ad altro. La sua musica - forse tutta la musica - è intransitiva. Dice Auden, poeta stimatissimo e citato dall’autore:


‘Tutte le affermazioni musicali sono intransitive, alla prima persona, singolare o plurale, e al presente indicativo’.

La musica è responsabilità, è il frutto di un preciso impegno: «Noi abbiamo un dovere verso la musica, quello di inventarla».



‘Io guardo ai miei talenti come donati da Dio, e l’ho sempre pregato di darmi la forza di usarli. Quando nella prima infanzia scoprii che ero stato fatto custode di attitudini musicali, promisi davanti a Dio di essere degno del loro sviluppo, per quanto, naturalmente, io abbia rotto la promessa e abbia ricevuto grazie immeritate per tutta la vita, e benché il custode abbia troppo spesso tenuto fede al contratto secondo le sue troppo terrene clausole personali.’


Ancora il sacro, ancora l’ironia: la sfinge Stravinsky ama coniugare gli opposti. Tra giochi di parole e cambi repentini di direzione, i suoi libri somigliano ai giardini barocchi in cui un percorso invitante e un meccanismo ingegnoso conducevano l’ospite a frequenti docce gelate.





Chi volesse consultare integralmente il saggio
http://users.unimi.it/~gpiana/dm4/dm4stref.htm

martedì 8 luglio 2008

Angelo Barricelli in Concerto il 23 luglio 2008 a Fiuggi

Angelo Barricelli in Concerto il 23 luglio 2008 al Festival Internazionale "Città di Fiuggi" 2008

Master Class dal 21 al 27 luglio


Programma del concerto

G.Sanz: espanoletas,folias e canario
M.Giuliani: Variazioni op.107 su un tema di Haendel
H.Villa-Lobos : Preludio n.1- Studio n.1

F.Martin: Quatre pièces brèves (prelude- air- plainte- comme une gigue)
L.Brouwer : Danza caracteristica
R.Fabbri : Notte a Belgrado
Hammam
Dance for Dale

http://www.angelobarricelli.com/
http://www.fiuggiinternationalguitarfestival.com/

Guitar From Vesevo: Angelo Barricelli a Somma Vesuviana il 28 giugno 2008


Si è conclusa per quest’anno la rassegna “Guitar from Vesevo” sulle scia del dolce suono della chitarra del Maestro Angelo Barricelli.
Luci soffuse, atmosfera suggestiva, particolare, e via… la prime note.
Il Maestro Barricelli è riuscito in pochi attimi a “catturare” , ad “avvolgere” con la sua musica: Sanz, Giuliani, Duarte tra le sue dita prendono vita e…
Mi guardo intorno, volti sorridenti, attenti. Qualcuno mi dice:- Se chiudo gli occhi, mi sembra di udire un pianoforte.- .
Virtuosismo, musicalità, talento si fondono e diffondono dell’aria regalando emozioni.
Poi la musica impressionista di Martin lascia posto alla magia della Cattedrale di Barrios.
Un programma musicale dunque, particolarmente ricercato, degnamente suonato tutto d’un fiato che ha portato il pubblico a saggiare i diversi colori e le molteplici sensazioni che la chitarra e la sua musica sono in grado di regalare.
E ancora una volta il connubio fra il nostro Blog e l’Associazione il Torchio si è rivelato prezioso strumento per la riuscita dell’evento ma soprattutto per diffondere e condividere la magia della musica.

Titty Esposito

lunedì 7 luglio 2008

I Fotografi e la Chitarra (Elettrica): foto di janetfo747

Sempre dalle inesauribile risorse di Flickr le foto di un amico fotografo: janetfo747



La sua Galleria Flickr: http://www.flickr.com/photos/23404165@N03/



A Man and his Guitar!



Fret Board Boggie



There goes my heart



When the devil gets the best of me



The Student and The Teacher



Heart Breaker Blues



Enduring Inferno

sabato 5 luglio 2008

Speciale Cataldo Perri: LA BATTENTE NEI LUOGHI DELLA MEMORIA

"LA BATTENTE NEI LUOGHI DELLA MEMORIA"

- Prima rassegna itinerante di chitarra battente -

Con la partecipazione dell’etnomusicologo Antonello Ricci e dei più grandi Maestri di ieri e di oggi

L’evento, a carattere itinerante, coinvolgerà molteplici comuni della Sila Greca e Jonica e dell'alto Crotonese e rappresenterà un momento di confronto tra gli anziani suonatori di chitarra battente ed i virtuosi di oggi.
L’invito a partecipare è esteso comunque non solo ai “Grandi” ma a tutti coloro che amano e vivono tale strumento e che hanno voglia di confrontarsi e divertirsi.
Durante la manifestazione sarà premiato a Cariati il Maestro Liutaio Vincenzo De Bonis.
La rassegna sarà seguita da Radio Rai Tre Suite.

Direzione Artistica: Cataldo Perri

Date raduni:

19 luglio - Cariati
20 luglio - Calopezzati


4 Agosto - Crucoli
9 Agosto - Bisignano
19 Agosto - Campana

Speciale Cataldo Perri: MEMORIE MEDITERANEE, CHIMERE D'ARGENTINA

Sogni sospesi fra una tarantella e un tango
http://it.youtube.com/watch?v=_zcdDcIHSqU







Milonga de mis amores
http://it.youtube.com/watch?v=Fc6D7kQkaX4



venerdì 4 luglio 2008

DORA PAIS SHOW presso Il Torchio domenica 6 luglio 2008

IL TORCHIO
presenta
DORA PAIS SHOW
con Salvatore D'Onofrio
regia Giuliana Pisano
Domenica 6 Luglio h. 21.00
presso SPAZIOTORCHIO via Colonnello Aliperta, Somma Vesuviana (NA)
INGRESSO € 7

Spazio Torchio
via colonnello Aliperta
Parco degli Aromi
Somma Vesuviana (NA)
www.iltorchio.org

Speciale Cataldo Perri: IL MIO MONDO IN SCENA


IL MIO MONDO IN SCENA

T: Il tuo mondo interiore di Cataldo Perri, la sua vena artistica, la voglie di raccontare ciò che è stato e ciò che è, trovano nel teatro un forte mezzo di comunicazione. Ecco che nasce così “Laura e il sultano”, un viaggio musicale e storico nella memoria delle incursioni turche in Calabria dove racconti le vicende di una giovine di Cariati che , rapita, finisce col divenire la favorita del sultano di Costantinopoli.
Segue poi “Bastimenti”, uno spettacolo che narra della diaspora calabra nelle Americhe in cui tra una tarantella e un tango, racconti le speranze e le attese di milioni di persone partite verso l’incognita di un mondo nuovo.
Come nasce “Bastimenti”?

C: Ho scritto Bastimenti - sogni e chimere sospese fra una tarantella e un tango - nel 2000 ispirandomi alla storia di mio nonno Michele che, partito per l’Argentina nel 1924, ha lasciando nella sua Cariati nonna Marianna e due bambine ad aspettarlo invano per tutta la vita.
Ha dato sue notizie ed ha mandato soldi per dieci anni poi… più nulla.
Le notizie che arrivavano dai compaesani di ritorno parlavano di un uomo vinto che si era perso nei meandri della vita di Buenos Aires. Poi, per nonno Michele il marciapiede di Villaneda fino all’ultima spiaggia dell’etilismo.
Attraverso questa intima storia familiare ho voluto raccontare la storia di chi non ce l’ha fatta , dello sradicamento doloroso, della diaspora nelle Americhe, di quegli “arrivederci” senza certezze … Bastimenti allora è un viaggio nei profumi, nelle immagini e nelle malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata in cui tarantelle e tanghi stanno ad indicare la fusione delle memorie mediterranee con le chimere d’Argentina.
In sintesi, sospesa fra questi due universi musicali si è consumata la vicenda esistenziale dei nostri emigranti, legati fortemente alle proprie radici musicali ma attratti inesorabilmente dalla malìa del tango e dalla “vita” tentatrice di Buenos Aires.
A mio nonno e a tutti quelli che come lui non ce l’hanno fatta ho dedicato Bastimenti.


T: Tema principale dell’opera , dunque, è l’immigrazione di ieri. Ed oggi? Come vedi questo fenomeno?
C: Qualche tempo fa in collaborazione con l’associazione Maslow di Crotone , molto impegnata sul fronte assistenza immigrati, ho messo lo spettacolo BASTIMENTI al servizio del dramma delle moderne carrette di mare , cariche di carne umana in schiavitù, ricattata e venduta dalla mafia.
E’ nato così “Bastimenti e carrette di mare” in cui la struttura dello spettacolo rimane intatta fino a dieci minuti dalla fine quando sul video appaiono quelle “precarie carrette di mare” che approdano sulle nostre coste vomitando bambini e donne distrutte, giovani con la dita a forma di V e qualche anziano avvolto in un telo, morto durante la tremenda traversata…
Questo per ricordarci e, soprattutto, ricordare ai nostri giovani che gli occhi di Abdul, di Mohammed, di Fatima sono gli stessi dei tanti Michele, Giovanni, Rocco, che bussarono pieni di speranza alle porte dell’America fine 1800- inizio 900.
Si può e si deve guardare a questo fenomeno con gli occhi e la memoria rivolta al nostro passato,
partendo dal presupposto che non esiste una popolazione, una razza criminale e una civile.
Ci sono dei comportamenti individuali che allorquando sfociano in atti delinquenziali vanno perseguiti secondo il principio di civiltà giuridica della responsabilità individuale.
Immaginiamo un po’ se anche i tedeschi e gli americani avessero giudicato e omologato tutti noi calabresi a quei pochi farabutti mafiosi – ndranghetisti? (Duisburg docet)
Il fenomeno immigrazione va certamente governato , regolamentato , evitare che si formino dei campi indecenti dove l’emarginazione sociale e lo stato di incuria e precarietà diventino miscela esplosiva che a volte sfocia in cieca bestialità.
Alla conferenza finale del progetto “Bastimenti e carrette di mare” ho ipotizzato che forse la civile Europa potrebbe porre fine allo schiavismo, allo sfruttamento mafioso e alle tante morti in mare di tanti disperati organizzando tali viaggi in sicurezza , andando a prendere, magari programmandone il numero in base alle opportunità di lavoro , questi disperati altrimenti vittime del mare o della mafia.








Mp3 Baciala questa terra

Speciale Cataldo Perri: intervista di Esposito Titty parte terza

INTERVISTA (terza parte)

T: Da anni offri il tuo contributo al gruppo di musica etnica calabrese Agorà. Ce ne parli?

C: Con Agorà ho registrato un disco di grande rigore tradizionale “Tinghi e Tingone” e spesso Agorà è coinvolta in Bastimenti. E’ un gruppo di proposta filologica della tradizione calabrese. Da qualche anno però sto portando avanti un mio personale progetto che coinvolge anche musicisti non necessariamente tradizionali e in cui fa capolino spesso anche qualche sonorità jazz.


T: Com’è nata, invece, la tua collaborazione con Eugenio Bennato nell’ambito di Tarantella Pawer?

C: Con Eugenio Bennato ho suonato insieme in varie occasione (Caulonia, Terni..)
ed è stato molto gratificante lavorare con uno dei miei miti della proposta musicale anni 70. Ho collaborato più organicamente, però, con Peppe Barra, in una tournèe del 1996
.


T: Armando Corsi e Mario Arcari, musicisti che hanno suonato per Ivano Fossati e per il compianto Fabrizio De Andrè, collaborano con te nel cd Bastimenti.

C: Questi grandi maestri hanno voluto regalare i loro magici suoni al mio progetto musicale ed è stato entusiasmante veder lavorare insieme Arcari, Corsi, Beppe Quirici, la Filaronia Mediterrenaea e Agorà, tutti coinvolti per la prima di Bastimenti. Quindi zampogne e violoncelli, chitarre battenti, lira calabra , oboe, chitarra classica… il tripudio della musica oltre qualsiasi rigidità di genere.

T: Molte tue composizioni sono state utilizzate da varie trasmissioni televisive: Sereno Variabile, Linea Blu, Porta a Porta, Meteo Rai… Come prende forma un’idea musicale?

C: Io penso che abbiamo già tutto dentro in forma confusa ed oscura (la primigenia sonorità della nascita del cosmo), basta a volte un rumore, un suono di strada e…
Il musicista credo che sia un medium fra le tenebre dell’opera non nata e il suo parto, direi una levatrice. Poi la cultura , la geografia , l’esperienza, la sensibilità fanno il resto.


T: Cosa pensi di comunicare con il tuo repertorio?

C: Che in musica si possono dire cose diverse dalle solite labbra, i tuoi occhi, il batticuore, l’amore, i tuoi capelli ...
La musica è un formidabile strumento culturale ed emozionale , può e a volte deve essere anche impegno civile specie per chi vive in posti socialmente complessi. Ultimamente sto lavorando a urlare in musica l’indignazione contro la mafia.

T: La tua vena artistica comunque non si esaurisce solo nell’essere musicista ma abbraccia il teatro e ultimo anche la letteratura con il progetto che stai portando avanti con Vito Teti e Carmine Abate.

C: Teti e Abate sono due formidabili rappresentanti della cultura calabrese e nazionale: il primo è direttore del dipartimento di etno-antropologia e culture del Mediterraneo all’Unical e Abate (premio Bancarella , premio Napoli …), invece, è lo scrittore della diaspora migratoria .
Lui ha scritto in letteratura quello che io ho scritto in musica, cioè identità e emigrazione, e da qualche tempo stiamo portando nei teatri “La festa del ritorno” (romanzo di Abate), un reading di letteratura e musica.

T: Cataldo Perri: medico per professione , musicista per passione e politico per ….
Come riesci a conciliare tre attività che richiedono una partecipazione pressoché totale della persona?


C: Politico amministratore per dovere civile e perché ad un certo punto ho sentito che non bastava più cantarla la mia terra per dimostrale amore .
Il piccolo paese mi permette di vivere queste tre dimensioni.
E’ faticoso e a volte mi sento miracolato quando riesco a lavorare a nuove ispirazioni.
Ho seguito il mio istinto e le mie passioni. E’ dura , ma ne vale la pena.

giovedì 3 luglio 2008

Speciale Cataldo Perri: La parola alle immagini…




Chitarra Battente di De Bonis

Strumento dalla cassa bombata con fascia alta che montava, nella tradizione, 4 corde metalliche con a volte una quinta di bordone.
Oggi, il più delle volte, ne porta 5 coppie.


Lira Calabra

Strumento ricavato da un unico blocco di legno, privo di tastiera e con corde in budello, su cui si monta una tavola armonica sovente fatta di cedro libanese



Zampogna surdulina


Strumento con doppi clarinetti, ance semplici e cameratura cilindrica, 2-3 bordoni e chanter sinistro tappato.


Doppio flauto


Lo strumento è costituito da una coppia di flauti in legno o in canna.
I flauti vengono tenuti contemporaneamente in bocca mentre le mani agiscono ciascuna sul rispettivo strumento.

Pipita

Strumento in sambuco o canna ad ancia semplice battente.


Cataldo Perri in concerto


Concerto al Jubilee Hall di Singapore

Cataldo Perri in concerto


Cataldo Perri e il Maestro R. De Simone

Maurizio Pennisi in Concerto sabato 5 luglio ad Acitrezza (CT)

Concerto di chitarra di Maurizio Pennisi

Sabato, 5 luglio, 2008 ore 19.00

Associazione "Amici dell'Arte" ambito "Etna Sicily Art"
Sala Angelica Marina Palace Hotel & Congress Hall. Via Provinciale, 1. Acitrezza (CT).

Musiche di Tàrrega, Sor, Legnani, Sagreras, Rodrigo, Lauro, Schubert


www.mauriziopennisi.it

Speciale Cataldo Perri: intervista di Esposito Titty parte seconda

INTERVISTA (seconda parte)



Esposito Titty: Compagna inseparabile del tuo cammino musicale è da sempre la chitarra battente di cui sei un virtuoso.



Cataldo Perri: La battente è uno strumento magico, il riverbero delle sue corde ricorda la risacca del mare, il suo eterno ritorno , la sua sonorità crea a volte degli strati di trance ossessiva .Io ho quattro battenti di De Bonis , grande insuperato maestro liutaio di Bisignano(CS)e sono diventate le mie compagne di viaggio nei suoni mediterranei



T: Quali caratteristiche deve avere una buona chitarra battente?



C: Buoni legnami: abete rosso, palissandro, acero dei balcani, noce, ebano, castagno ecc.. e poi soprattutto un buon manico , una tastiera e una meccanica precisa.



T: La tecnica da te adoperata per suonare la battente esalta appieno la natura armonico percussiva di questo tipico strumento popolare. Come nasce e come si sviluppa?



C: Quella che adopero io è una tecnica personale e originale, mi è venuta spontanea fin dai primi giorni che ho preso in mano questo strumento che così è diventata nel contempo chitarra di accompagnamento, tamburello e strumento solista. Ogni chitarrista che si approccia alla battente ne ricava sempre qualche tecnica personale , è uno strumento generoso e per certi versi ancora giovane malgrado i suoi quattrocento anni.



T: Quali altri strumenti tipici calabresi utilizzi nei tuoi spettacoli?



C: In Bastimenti in particolare sono coinvolti musicisti tradizionali che suonano la zampogna surdulina (una delle quattro varianti della zampogna calabrese), la lira calabra (originaria dell’isola di Creta), i doppi flauti, la pipìta o ciaramella e il tamburello.



T: Con la battente e le tue musiche hai girato tutto il mondo: Toronto, Spoleto, Stanford, Singapore… portando in giro suoni e colori della tua terra.



C: La musica fa viaggiare la mia anima e spesso anche il mio corpo. Le tappe che ricordo con grande soddisfazione sono Buenos Aires, dove al teatro Coliseo, alla presenza di 2500 persone, ho rappresentato Bastimenti e gli spettatori hanno rivissuto la loro storia in un afflato di grande emozione, e poi Singapore, dove in un teatro gremito ho visto tanti cinesi cimentarsi con la nostra tarantella. Lì ho avuto la conferma dell’universalità del messaggio musicale.

mercoledì 2 luglio 2008

Percorsi Sonori Stagione Musicale 2008 Finalborgo dal 25 giugno al 6 luglio


Speciale Cataldo Perri: intervista di Esposito Titty parte prima

Esposito Titty: Cataldo Perri rappresenta indubbiamente una figura emblematica nell’ambito della musica popolare. Ad essa sei approdato come autodidatta dopo molteplici esperienze anche in altri settori musicali ed in particolare, nei primi anni di attività, in quello della musica leggera.
Quali tappe hanno veramente segnato il tuo cammino di artista?


Cataldo Perri: Gli studi universitari a Perugia, negli anni settanta, mi hanno messo in contatto con persone provenienti da tutte le parti del mondo. Erano gli anni dell’impegno politico e delle ideologie esasperate. La musica popolare del sud Italia aveva un carisma ed una carica dirompente, molto in stile con le idee rivoluzionarie di allora, e poi rappresentava le mie radici. Sulle scalette del Duomo ogni studente suonava la musica della propria terra : spagnoli, americani, africani, ma alla fine di ogni concerto c’eravamo noi del sud con le nostre ubriacanti tarantelle.
Al di là della razza o della religione, la tarantella era il forte elemento socializzante. Erano gli anni di gruppi storici come la nuova Compagnia di Canto Popolare, Eugenio Bennato e Musica Nova e dietro tutto questo c’era lo straordinario e raffinato lavoro del grande maestro Roberto De Simone. Erano gli anni della Gatta Cenerentola e c’era tanto orgoglio nel fare la “nostra musica”.
Direi, perciò, che la tappa che più di tutte ha segnato il mio percorso artistico è stata senz’altro la musica polare degli anni settanta.


T: Cos’è per te la Musica e cosa vuol dire “fare Musica”?

C: Finiti gli studi universitari decisi di tornare per una scelta politico-sociale nel mio paese in Calabria.
Arrivai alle tre di notte in pieno inverno. Alla stazione cinque cani randagi, un vento forte , la mia valigia e io, emigrante di ritorno, con un nodo alla gola … Avevo lasciato Perugia , i miei compagni di viaggio, la crescita culturale, il confronto col mondo.
Per fortuna avevo la mia chitarra , avevo riportato con me la mia anima , la mia finestra sulle emozioni, la mia salvezza contro la frustrazione e la depressione di un piccolo paese del sud.
La musica è diventata da allora la mia felice ossessione, la mia energia , la mia terapia, uno strumento formidabile per guardarmi dentro e volare sopra tutto e tutti.
Le prime cose le avevo scritte quando adolescente suonavo con un gruppo di musica leggera , avevo 16 anni, e questi miei primi tentativi creativi riescono ancora ad emozionarmi e ad intenerirmi.
Comunque, dopo il ritorno a casa da laureato comprai una chitarra battente e cominciai a scrivere ispirandomi alla storia , all’identità della mia terra. Poi “Laura e il sultano”, squarcio musical-teatrale sulle vicende di una ragazza cariatese rapita dai turchi nel 1500, e successivamente Bastimenti, ispirato all’altro grande tema iscritto nei cromosomi della storia del sud: l’emigrazione nelle Americhe.
In definitiva fare musica per me è anche e soprattutto un modo per parlare e raccontare la nostra identità.

T: E la musica di tradizione?

C: E’ un patrimonio di incommensurabile valore che andrebbe tutelato dalle istituzioni a tutti i livelli perché in un brano di musica etnica è racchiusa la storia di un popolo. Bisognerebbe perciò studiarla a scuola e nei conservatori ed insegnare gli strumenti in via di estinzione come la chitarra battente , la lira calabra, la zampogna…
La tarantella deve diventare per il sud Italia quello che il tango è per l’Argentina ed il flamenco per la Spagna, avere la stessa dignità.
Io ho dato al mio comune, in virtù della sua tradizione musicale, l’appellativo di “Città della tarantella
”.

T: Negli ultimi anni sembra che la musica popolare stia cominciando a farsi conoscere ed apprezzare anche da un pubblico più vasto: E’ moda o….

C: Per fortuna comincia a diventare di moda , finalmente l’Italia si accorge di questo fenomeno dopo anni dominati da musica oscena –commerciale, costruita a tavolino per farne un prodotto quasi da supermercato. E’ fondamentale ora mantenere un alto profilo di qualità per evitare che le varie rassegne si banalizzino con pericolosi folklorismi .
L’altro dato importante è che la musica etnica sta creando un turismo mirato, vedi Melpignano, il salento e l’esempio della pizzica
.

Mp3 Tarantella di Cariatii
http://www.4shared.com/file/53161668/885e84ea/1_tarantelladicariatii.html

martedì 1 luglio 2008

Danza albanese - Cataldo Perri

Speciale Cataldo Perri: Discografia


ROTTE SARACENE - Edizioni Rai Trade - 2003

Tratto dall’opera Laura e il Sultano, il cd rappresenta un viaggio musicale tra le incursioni dei Turchi in Calabria e le avventure di una ragazza che, rapita dalla sua terra, diviene la favorita del sultano di Costantinopoli.
Vi hanno collaborato: Gigi De Rienzo, Bob Fix, Savio Riccardi, Peppe Sannino, Peppino Donnici e Filomena Perri





TINGHI E TINGONI - Blond Records - 2003

Il recupero e la riproposta del patrimonio etno-musicale calabrase, non rinnegando il contributo fornito dalla musicalità di tutto il Mediterraneo, trova nel cd Tinghi e Tingone, realizzato in collaborazione col gruppo musicale Agorà, piena espressione.




BASTIMENTI - Edizioni Squilibri - 2005

In Bastimenti, tratto dall’opera omonima, l’epopea della emigrazione in terra Argentina diviene il pretesto per contrapporre alla malia del tango i suoni ancestrali della musica etnica calabrese.
Vi hanno collaborato Armando Corsi e Mario Arcari, prestigiosi musicisti che hanno suonato anche con Ivano Fossati e Fabrizio De Andrè.
Premiato a Faenza dalla Redazione Demo di RAI RADIO UNO con l’AWARD RAI, il cd è ritenuto uno dei migliori ed originali lavori del 2005. Stessi lusinghieri giudizi per il disco sono stati espressi da testate specializzate come WORLD MUSIC – DIARIO- BAZAR - SLOW FOOD.