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venerdì 8 marzo 2013
martedì 5 marzo 2013
venerdì 1 marzo 2013
venerdì 2 novembre 2012
Sante Tursi in concerto
Sabato 3 novembre 2012, ore 21.00
Sheraton Nicolaus BARI
Autori spagnoli J. Turina, J. Rodrigo, e Venezuelana di A. Lauro
“ Formatosi con docenti del calibro di Alirio Diaz, Josè Tomàs, Manuel Barrueco e Oscar Ghiglia,
e vincitore del 1° premio assoluto del 33.mo Concorso Internazionale di Chitarra di Tokyo,
il M° Sante Tursi suona regolarmente in tutta Europa, Asia e America, nei maggiori centri musicali e per i festival più importanti:
Teatro Filarmonico di Verona, Fondazione W. Walton, Japan Guitar Association Music Festival diTokyo, Festival Internacional Cervantino de Mèxico, Festival Guitar in Russia di Voronezh, Gasteig di Monaco di Baviera, Hochschule fur Musik di Wurzburg (Germania), Festival Internazionale di Chitarra di Gliwice (Polonia), Semana Internacional “R. Sainz De La Maza” di Burgos (Spagna), Bosnia Guitar Festival di Banja Luka (Bosnia), Festival di Musica Contemporanea dell’Università di Santiago del Cile, Festival Internazionale di Chitarra di Lima (Perù), Teatro Colòn di Buenos Aires, Royal Festival Hall di Londra e come solista con orchestre quali l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, l’Orchestra Sinfonica de Bellas Artes de Mèxico, Filarmonica di Cluj (Romania),English Chamber Orchestra, etc. “
§
quinto evento della
7^ Rassegna Chitarristica della Puglia - Stagione 2012 @ Sheraton Nicolaus - Bari
Classica ° Jazz ° Flamenco ° Folklore Sudamericano ° Autori Moderni
Organizzato da Associazione Culturale e Musicale De Falla
direzione artistica Pasquale Scarola
______________________________ ________
-Per Informazioni-Info Tel : 339.89.35.624 - 347.60.52.769 ; Visita il Sito : www. orchestradichitarredefalla.it
-Biglietti-
intero : 15 Euro / ridotto 10 Euro (over 65, under 18 e studenti con libretto-tesserino)
-Prevendita-
Music Accademy - Via E. De Amicis n.31, Bari
Le Muse - Via M. Cifarelli n.8, Bari (Adiacente Conservatorio)
Ater Electronics - Via S. Jacini n.31, Bari
Botteghino Sheraton: aperto un'ora prima dell'evento
domenica 23 settembre 2012
sabato 9 giugno 2012
venerdì 8 giugno 2012
martedì 5 giugno 2012
domenica 15 febbraio 2009
Speciale Sante Tursi: download musiche
A conclusione di questo speciale il Maestro Sante Tursi ha messo a disposizione delle lettrici e dei lettori del Blog due pezzi di musica contemporanei da lui interpretati e registrati dal vivo:
Caterina Calderoni: Olas - download
Giampaolo Bracali: Sonata - download
- Preludio
- Scherzo
- Adagio e Fuga
- Passacaglia
Un sincero grazie al Maestro Tursi per la sua cortesia e, da parte nostra, i migliori auguri per la sua carriera musicale.
Caterina Calderoni: Olas - download
Giampaolo Bracali: Sonata - download
- Preludio
- Scherzo
- Adagio e Fuga
- Passacaglia
Un sincero grazie al Maestro Tursi per la sua cortesia e, da parte nostra, i migliori auguri per la sua carriera musicale.
sabato 14 febbraio 2009
Speciale Sante Tursi: Recensioni

"Sono sicuro che il talento di Sante Tursi, la sua sensibilità musicale, il suo virtuosismo porterà la chitarra ad altissimi livelli.
Sante Tursi ci dimostra oggi un brillante dominio dell'arte chitarristica nelle sue interpretazioni......Possiede personalità musicale, bel suono e ispirazione artistica."
(ALIRIO DIAZ)
"......Sante Tursi ha dato prova di grandissime qualità; abilità tecnica eccezionale, sensibilità e talento nell'elaborare artisticamente la struttura musicale, raggiungendo vette che considero importantissime per lo sviluppo di un concertista."
(OSCAR GHIGLIA)
“... Tursi appare oggi innanzitutto come musicista dotato di una ricchissima e vibrante interiorità.
Le sue interpretazioni che potrebbero affascinare a sufficienza soltanto per il nitore della tecnica, rivelano sempre a monte una mente ed un cuore che accendono suggestivi bagliori nelle note, sempre vissute con sincera partecipazione...
Non ho difficoltà nell’ammettere che l’interpretazione di “Granada” di Albeniz da parte di Sante Tursi mi ha commosso quanto quella del grande Segovia!”
(La Gazzetta del Mezzogiorno)
“... Sante Tursi ha narrato con raffinata eleganza e con adeguato spirito, oltre che con ispirazione, la Sonata “Omaggio a Boccherini” di Castelnuovo-Tedesco...” (La Nazione)
“... La presencia del destacado guitarrista Sante Tursi fue de las màs estimulantes en el XVII Festival Internacional Cervantino...
La Sonata de Alberto Ginastera, el Elogio de la Danza de Leo Brouwer y algunos Estudios de Heitor Villa-Lobos, fueron algunas de las obras que pudieron escucharse con la musicalidad que sòlo el talento y la refinada técnica de un maestro logran...”
(Memoria del Festival Internacional Cervantino)
“... Una vèz màs los amantes de la buena mùsica recibieron un estupendo regalo al escuchar al guitarrista Sante Tursi, quien fungiò como solista de la Orquesta de Càmara de Bellas Artes... el publico asistente, de pie aclamò al artista italiano...”
(Diario de Mèxico)
Sante Tursi ci dimostra oggi un brillante dominio dell'arte chitarristica nelle sue interpretazioni......Possiede personalità musicale, bel suono e ispirazione artistica."
(ALIRIO DIAZ)
"......Sante Tursi ha dato prova di grandissime qualità; abilità tecnica eccezionale, sensibilità e talento nell'elaborare artisticamente la struttura musicale, raggiungendo vette che considero importantissime per lo sviluppo di un concertista."
(OSCAR GHIGLIA)
“... Tursi appare oggi innanzitutto come musicista dotato di una ricchissima e vibrante interiorità.
Le sue interpretazioni che potrebbero affascinare a sufficienza soltanto per il nitore della tecnica, rivelano sempre a monte una mente ed un cuore che accendono suggestivi bagliori nelle note, sempre vissute con sincera partecipazione...
Non ho difficoltà nell’ammettere che l’interpretazione di “Granada” di Albeniz da parte di Sante Tursi mi ha commosso quanto quella del grande Segovia!”
(La Gazzetta del Mezzogiorno)
“... Sante Tursi ha narrato con raffinata eleganza e con adeguato spirito, oltre che con ispirazione, la Sonata “Omaggio a Boccherini” di Castelnuovo-Tedesco...” (La Nazione)
“... La presencia del destacado guitarrista Sante Tursi fue de las màs estimulantes en el XVII Festival Internacional Cervantino...
La Sonata de Alberto Ginastera, el Elogio de la Danza de Leo Brouwer y algunos Estudios de Heitor Villa-Lobos, fueron algunas de las obras que pudieron escucharse con la musicalidad que sòlo el talento y la refinada técnica de un maestro logran...”
(Memoria del Festival Internacional Cervantino)
“... Una vèz màs los amantes de la buena mùsica recibieron un estupendo regalo al escuchar al guitarrista Sante Tursi, quien fungiò como solista de la Orquesta de Càmara de Bellas Artes... el publico asistente, de pie aclamò al artista italiano...”
(Diario de Mèxico)
venerdì 13 febbraio 2009
Speciale Sante Tursi: Intervista di Empedocle70 parte seconda

Empedocle70. Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?
Sante Tursi: Promuovere se stessi e il proprio lavoro, soprattutto in campo musicale, è sempre stato determinante, non solo oggi! Aggiungerei che la qualità del proprio prodotto è la migliore forma di marketing, per dirla in termini commerciali. Indubbiamente sono necessarie anche una certa valutazione del mercato, l'analisi del territorio, una buona capacità di relazione ma, in ultima analisi, la qualità vince (quasi) sempre ;-)
E. Ho notato in questi ultimi anni un progressivo avvicinamento tra due aspetti della musica d’avanguardia, da un lato l’aspetto più accademico e dall’altro quello portato avanti da musicisti ben lontani dai canoni classici e provenienti da aree come il jazz, l’elettronica e il rock estremo come Fred Frith, John Zorn, la scena downtown newyorkese e alcune etichette di musiche elettroniche come la Sub Rosa e la Mille Plateux. Che ne pensa di queste possibili interazioni?
S.T.: Ne penso tutto il bene possibile, l'importante è che siano operazioni intelligenti e di buon gusto. L'interazione, in tutte le sue forme, può essere considerata un tratto distintivo del nostro tempo; l'odierno clima culturale, a parte qualche "rigurgito" repressivo, permette e facilita l'incontro tra le diversità e quindi, a maggior ragione, anche l'avvicinamento e la fusione di correnti musicali anche molto distanti tra di loro.
E. Sembra essersi creata una piccola scena musicale di chitarristi classici dediti a un repertorio innovativo e contemporaneo, oltre a lei mi vengono in mente i nomi di Marco Cappelli, David Tanenbaum, David Starobin, Arturo Tallini, Geoffrey Morris, Magnus Anderson, Elena Càsoli, Emanuele Forni, Marc Ribot con gli studi di John Zorn … si può parlare di una scena musicale? Siete in contatto tra di voi o operate ciascuno in modo indipendente?
S.T.: Credo che si possa parlare di scena musicale, intendendo con questo termine un gruppo di interpreti che si dedica interamente o in parte ad un repertorio innovativo e/o sperimentale. Il contatto tra di noi poi, dipende soprattutto dalle occasioni che si vengono a creare di volta in volta; magari questo blog può contribuire a far nascere un progetto che ci veda tutti coinvolti!
E. Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
S.T.: L'improvvisazione nella ricerca musicale contemporanea è sicuramente uno di quegli aspetti che contribuisce a liberare le potenzialità creative dell'interprete, come ho detto prima; anzi, direi che è la libertà tout court! E' un tipo di pratica che, utilizzata soprattutto nel passato barocco e classico, è stata ripresa dalle avanguardie del '900 (per non parlare del jazz). La ritengo quindi un aspetto molto importante della formazione di un musicista dei nostri giorni e credo debba essere maggiormente approfondita e studiata anche all'interno di un percorso di studi accademico.
E. Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?
S.T.: Il lavoro sulla tecnica è basilare, nel senso che non si dà interpretazione senza questo solido fondamento. Aggiungerei che deve essere anche un lavoro continuo, lungo tutta la vita artistica di un interprete, senza però che diventi un fine ma piuttosto un mezzo per costruire un'esecuzione viva e fantasiosa.
E. Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?
S.T.: Sono estremamente favorevole alla diffusione più capillare possibile della cultura e dell'arte, con qualsiasi mezzo. Se, seguendo Dostoevskij, "la bellezza salverà il mondo", allora è importante, anzi necessario, che il mondo sia raggiunto da questo messaggio. Internet e le nuove tecnologie offrono in questo senso un mezzo potente e "democratico" di condivisione globale della musica e dell'arte.
Certo, resta la dibattuta questione dei diritti d'autore, ma credo che si possa trovare una soluzione, prima o poi.
E. Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..
S.T.: Aggiro la domanda proponendo un ventaglio di scelte (non saprei proprio decidere per soli cinque dischi!). Seguendo il mio gusto personale direi: il Mahler di Bernstein, il concerto di Ravel della Argerich, una selezione di arie d'opera interpretate dalle grandi voci del passato, qualsiasi registrazione di Carlos Kleiber, idem per John Coltrane.
E. Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?
S.T.: Se parliamo di chitarra, allora: Chaconne di Bach (lo so, è una trascrizione, ma la porto lo stesso ;-), Nocturnal di Britten, Sonata omaggio a Boccherini di Castelnuovo-Tedesco, Royal Winter Music di Henze, Variazioni sulla "Folia" di Ponce.
E. Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?
S.T.: Soprattutto...tenere duro! ;-) A parte la battuta, credo che il suggerimento migliore sia quello, ovvio, di continuare a studiare con impegno in maniera da farsi trovare sempre preparati; molto spesso la carriera si costruisce a partire da occasioni (partecipazione a concorsi, incontri, etc.) che generano altre occasioni che a loro volta ne generano altre e via seguendo. Una cosa però sento di consigliare caldamente: non bisogna cedere alla tentazione di proporre unicamente programmi dall'approccio "leggero" o "strappa-applausi", perchè alla lunga non generano altro che assuefazione e quindi disinteresse; tra l'altro tale atteggiamento sta allontanando sempre più la chitarra dalle stagioni più importanti, relegandola in una sorta di ghetto musicale. E' importante invece, secondo il mio parere, proporre un repertorio originale e innovativo e che comprenda anche le grandi opere della nostra letteratura.
Sante Tursi: Promuovere se stessi e il proprio lavoro, soprattutto in campo musicale, è sempre stato determinante, non solo oggi! Aggiungerei che la qualità del proprio prodotto è la migliore forma di marketing, per dirla in termini commerciali. Indubbiamente sono necessarie anche una certa valutazione del mercato, l'analisi del territorio, una buona capacità di relazione ma, in ultima analisi, la qualità vince (quasi) sempre ;-)
E. Ho notato in questi ultimi anni un progressivo avvicinamento tra due aspetti della musica d’avanguardia, da un lato l’aspetto più accademico e dall’altro quello portato avanti da musicisti ben lontani dai canoni classici e provenienti da aree come il jazz, l’elettronica e il rock estremo come Fred Frith, John Zorn, la scena downtown newyorkese e alcune etichette di musiche elettroniche come la Sub Rosa e la Mille Plateux. Che ne pensa di queste possibili interazioni?
S.T.: Ne penso tutto il bene possibile, l'importante è che siano operazioni intelligenti e di buon gusto. L'interazione, in tutte le sue forme, può essere considerata un tratto distintivo del nostro tempo; l'odierno clima culturale, a parte qualche "rigurgito" repressivo, permette e facilita l'incontro tra le diversità e quindi, a maggior ragione, anche l'avvicinamento e la fusione di correnti musicali anche molto distanti tra di loro.
E. Sembra essersi creata una piccola scena musicale di chitarristi classici dediti a un repertorio innovativo e contemporaneo, oltre a lei mi vengono in mente i nomi di Marco Cappelli, David Tanenbaum, David Starobin, Arturo Tallini, Geoffrey Morris, Magnus Anderson, Elena Càsoli, Emanuele Forni, Marc Ribot con gli studi di John Zorn … si può parlare di una scena musicale? Siete in contatto tra di voi o operate ciascuno in modo indipendente?
S.T.: Credo che si possa parlare di scena musicale, intendendo con questo termine un gruppo di interpreti che si dedica interamente o in parte ad un repertorio innovativo e/o sperimentale. Il contatto tra di noi poi, dipende soprattutto dalle occasioni che si vengono a creare di volta in volta; magari questo blog può contribuire a far nascere un progetto che ci veda tutti coinvolti!
E. Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
S.T.: L'improvvisazione nella ricerca musicale contemporanea è sicuramente uno di quegli aspetti che contribuisce a liberare le potenzialità creative dell'interprete, come ho detto prima; anzi, direi che è la libertà tout court! E' un tipo di pratica che, utilizzata soprattutto nel passato barocco e classico, è stata ripresa dalle avanguardie del '900 (per non parlare del jazz). La ritengo quindi un aspetto molto importante della formazione di un musicista dei nostri giorni e credo debba essere maggiormente approfondita e studiata anche all'interno di un percorso di studi accademico.
E. Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?
S.T.: Il lavoro sulla tecnica è basilare, nel senso che non si dà interpretazione senza questo solido fondamento. Aggiungerei che deve essere anche un lavoro continuo, lungo tutta la vita artistica di un interprete, senza però che diventi un fine ma piuttosto un mezzo per costruire un'esecuzione viva e fantasiosa.
E. Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?
S.T.: Sono estremamente favorevole alla diffusione più capillare possibile della cultura e dell'arte, con qualsiasi mezzo. Se, seguendo Dostoevskij, "la bellezza salverà il mondo", allora è importante, anzi necessario, che il mondo sia raggiunto da questo messaggio. Internet e le nuove tecnologie offrono in questo senso un mezzo potente e "democratico" di condivisione globale della musica e dell'arte.
Certo, resta la dibattuta questione dei diritti d'autore, ma credo che si possa trovare una soluzione, prima o poi.
E. Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..
S.T.: Aggiro la domanda proponendo un ventaglio di scelte (non saprei proprio decidere per soli cinque dischi!). Seguendo il mio gusto personale direi: il Mahler di Bernstein, il concerto di Ravel della Argerich, una selezione di arie d'opera interpretate dalle grandi voci del passato, qualsiasi registrazione di Carlos Kleiber, idem per John Coltrane.
E. Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?
S.T.: Se parliamo di chitarra, allora: Chaconne di Bach (lo so, è una trascrizione, ma la porto lo stesso ;-), Nocturnal di Britten, Sonata omaggio a Boccherini di Castelnuovo-Tedesco, Royal Winter Music di Henze, Variazioni sulla "Folia" di Ponce.
E. Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?
S.T.: Soprattutto...tenere duro! ;-) A parte la battuta, credo che il suggerimento migliore sia quello, ovvio, di continuare a studiare con impegno in maniera da farsi trovare sempre preparati; molto spesso la carriera si costruisce a partire da occasioni (partecipazione a concorsi, incontri, etc.) che generano altre occasioni che a loro volta ne generano altre e via seguendo. Una cosa però sento di consigliare caldamente: non bisogna cedere alla tentazione di proporre unicamente programmi dall'approccio "leggero" o "strappa-applausi", perchè alla lunga non generano altro che assuefazione e quindi disinteresse; tra l'altro tale atteggiamento sta allontanando sempre più la chitarra dalle stagioni più importanti, relegandola in una sorta di ghetto musicale. E' importante invece, secondo il mio parere, proporre un repertorio originale e innovativo e che comprenda anche le grandi opere della nostra letteratura.
E. Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare?
S.T.: Mi piacerebbe suonare con chiunque (non necessariamente un chitarrista) abbia una visione della musica aperta al nuovo e una mentalità desiderosa di progresso.
Per quanto riguarda chi suonare, mi piacerebbe davvero se Henze componesse un nuovo pezzo per chitarra!
Per quanto riguarda chi suonare, mi piacerebbe davvero se Henze componesse un nuovo pezzo per chitarra!
giovedì 12 febbraio 2009
Speciale Sante Tursi: Intervista di Empedocle70 parte prima

Empedocle70. La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra? Con quali strumenti suona?
Sante Tursi: Ho cominciato ad interessarmi alla chitarra semplicemente perchè in casa dei miei genitori ne circolava una (un modello piuttosto malandato a dire il vero!); all'inizio ero incuriosito soprattutto dal fatto di poter suonare uno strumento polifonico...trasportabile! Nelle prime lezioni -che presi da un insegnante privato- sviluppai la tecnica del plettro e imparai i più comuni giri armonici. Ben presto però cominciai a cercare dell'altro, anche se non sapevo ancora bene cosa; l'occasione mi si presentò un giorno quando vidi un allievo più grande suonare utilizzando le dita della mano destra; fu allora che decisi di studiare anch'io la tecnica della chitarra classica. Il fatto di poter usare quattro dita invece che un solo plettro mi sembrò in quel momento un progresso enorme che avrebbe significato l'apertura di orizzonti nuovi ed illimitati. Posso dire a posteriori che l'amore per la chitarra scaturì da quel semplice episodio - tra l'altro si trattava di un semplice esercizio sulle corde a vuoto; in quei primi mesi di studio (ero alle soglie dell'adolescenza) ciò che mi affascinava di più era la vera e propria sensazione fisico-tattile di poter produrre dei suoni con le mie mani per mezzo della chitarra.
Per quanto riguarda gli strumenti che suono attualmente, alterno sostanzialmente una Bernabè del 1979 ed una Scandurra del 2001.
E. Lei si è diplomato al Conservatorio di Bari, sua città natale e ha studiato per tre anni come borsista presso l'Accademia Chigiana di Siena ottenendo 3 diplomi di merito con Oscar Ghiglia, che ricordi ha di questo insegnante e della sua scuola?
S.T.: Devo precisare che con Oscar Ghiglia ho studiato ulteriori tre anni frequentando i corsi che impartiva presso la Musik-Akademie di Basilea, dove ho poi conseguito il Solisten-Diplom. Ciò che mi colpiva (e mi colpisce tuttora) della sua didattica è il minuzioso lavoro di analisi del testo in tutte le sue componenti e la messa in luce delle relazioni melodiche, armoniche e ritmiche all'interno della struttura formale, arrivando a volte ad una vera e propria (ri)scoperta della composizione che avevo di fronte. Lo snodo principale del suo insegnamento è quindi l'equilibrio tra la severa decodifica dello spartito e l'apertura mentale dell'interpretazione. Veniva poi il lavoro sul timbro e cioè sulla scelta della sonorità più appropriata per una determinata frase. Tutto ciò si traduceva, almeno per la mia esperienza, in un'esplosione di libertà interpretativa all'interno del (ovvio) rispetto del testo scritto.
A pesare sulla mia formazione aggiungerei anche la particolare atmosfera creativa, sia della Chigiana che dell'Akademie, che favoriva lo scambio e l'arricchimento reciproco tra noi giovani studenti provenienti da tanti paesi diversi.
E. Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei ha suonato e registrato Ponce, Diabelli, Molino, Kreutzer, Rodrigo … e poi è passato al repertorio contemporaneo (Castenuovo Tedesco, Pisati..) si riconosce in queste parole?
S.T.:Non vorrei peccare di presunzione, ma è quello che ho sempre sostenuto. L'uomo è un essere che vive inserito in un flusso temporale e non esiste nessuna attività umana che non provenga da una qualche esperienza precedente; ciò che conosciamo oggi è solo il risultato delle ripetute trasformazioni di un materiale già dato.
A maggior ragione, la musica contemporanea non può essere compresa appieno dall'interprete (ma, aggiungerei, neanche dall'ascoltatore) se non si è assimilato il repertorio delle epoche precedenti. Tutta una serie di "gesti" sonori della musica d'oggi non sono altro che rielaborazioni di materiale preesistente, cosa che certamente non sfugge ad un orecchio attento e preparato.
Inoltre, proprio a causa di queste sottili relazioni, la conoscenza della musica del '900 può vivificare anche le interpretazioni di uno specialista del repertorio barocco o classico-romantico. La nostra stessa sensibilità varia nel corso del tempo e quindi il modo di suonare Beethoven o Chopin, per fare un esempio, evolve assieme all'evoluzione non solo della pratica musicale ma anche di tutto il clima culturale della società. E' in questo senso che le interconnessioni tra presente e passato impongono la necessità, come dice Berio, di una conoscenza globale del repertorio.
E. Come è nato il suo interesse verso il repertorio contemporaneo?
S.T.: Ho sempre avuto un forte interesse per la musica contemporanea, fin dagli anni di studio in conservatorio; il tipo di percorso che ho seguito ne è stato la logica conseguenza.
Ho sempre pensato che il repertorio contemporaneo, meno legato a convenzioni stilistiche rispetto a quello classico, permettesse una sorta di potenziamento delle energie creative dell'interprete e un consolidamento della propria personalità artistica; almeno, questo è quello che io provo di fronte a questa musica. Naturalmente sono ben lungi dall'affermare che il repertorio delle epoche precedenti de-potenzi l'interprete (e in ogni caso la mia scelta di eseguire musica contemporanea non è di tipo radicale; continuo infatti ad eseguire anche il repertorio tradizionale); semplicemente penso che l'atteggiamento interpretativo diventi meno vincolato e, quindi, più libero.
E. Come si è trovato a suonare gli studi di Maurizio Pisati e quali sono state le difficoltà che ha trovato?
S.T.: Ho eseguito gli studi di Maurizio Pisati al Festival Internazionale di Chitarra di Lima nel marzo 2006 nell'ambito del progetto "Sonora" (il cui direttore artistico è il compositore Nicola Sani) patrocinato dal CEMAT, una meritoria istituzione che si occupa della diffusione della musica contemporanea italiana. In quell'occasione ho anche suonato "Attese" di Paolo Rotili, "Olas" di Caterina Calderoni e la "Sonata" di Stefano Taglietti, tre opere commissionate da e gentilmente dedicate al sottoscritto.
Gli Studi di Pisati, che ritengo una delle migliori e più riuscite espressioni del genere in ambito contemporaneo, esplorano nuove potenzialità timbriche dello strumento; il termine stesso ci porta nella direzione della ricerca sonora e dell'esplorazione della tecnica. Accanto ai "tradizionali" staccati, pizzicati, suoni armonici vengono richiesti sfregamenti delle corde anche col pollice sinistro, suoni "soffocati" ottenuti mediante il leggero appoggio del dito sinistro sulla corda, percussioni, glissati; è insomma una sorta di "ri-creazione" della chitarra in cui il suono viene sviluppato su più dimensioni.
Direi però che la difficoltà maggiore, al di là del dato tecnico, risieda nell'inglobare questa visione sonora all'interno della struttura formale, in maniera da sviluppare un discorso coerente e scorrevole. Spero di esserci riuscito!
E. Nel suo canale Youtube ci sono tre video suoi mentre suona i tre movimenti della Guitar Sonata di Stefano Taglietti a lei dedicata, vuole parlarci di questo pezzo e di questo compositore?
S.T.: Ogni movimento di questa sonata ha in realtà un sottotitolo che esplicita l'idea che ne è alla base, nell'ordine: "Ian Curtis voodoo", "The slow young's prayer" e "Finale".
Il primo tempo è ispirato al celebre cantante dei Joy Division che durante i concerti esorcizzava la paura per i suoi possibili attacchi epilettici con una sorta di rituale mimico; da qui l'estremo eclettismo della scrittura che alterna parossismo e quiete.
Il secondo è una sorta di blues lento che rende molto bene l'idea di raccoglimento e meditazione.
Il finale è costruito su dei bicordi ribattuti con cambiamenti dinamici continui che sfociano nella conclusiva liquefazione del suono; ciò che rimane alla fine è un ultimo bicordo in pianissimo. Anche questa, un'opera interessantissima.
E. Lei ha suonato dal vivo Olas di Caterina Calderoni e Sonata di Giampaolo Bracali, ci vuole parlare di questi pezzi?
S.T.: "Olas" è uno dei primi pezzi per chitarra della compositrice milanese Caterina Calderoni (un'ottima opera prima, direi!). Il brano è una sorta di intersezione tra risonanze di corde a vuoto e "rumori" ottenuti con lo smorzamento della vibrazione delle corde con la mano sinistra. Il titolo ("Onde" in spagnolo) rimanda soprattutto alla parte centrale, nella quale l'accumulo di diverse masse sonore suggerisce l'effetto "ondoso".La "Sonata" di Giampaolo Bracali è scritta invece nei quattro movimenti classici (Preludio-Scherzo-Corale e fuga- Passacaglia; in realtà sembra più una suite barocca). La scrittura contemporanea qui si adatta perfettamente allo stampo della forma tradizionale in una continua tensione tra passato e presente. Molto bello il Corale e fuga, a mio parere, ma tutta la composizione ha un respiro che ne fa un grande pezzo del repertorio chitarristico.
Sante Tursi: Ho cominciato ad interessarmi alla chitarra semplicemente perchè in casa dei miei genitori ne circolava una (un modello piuttosto malandato a dire il vero!); all'inizio ero incuriosito soprattutto dal fatto di poter suonare uno strumento polifonico...trasportabile! Nelle prime lezioni -che presi da un insegnante privato- sviluppai la tecnica del plettro e imparai i più comuni giri armonici. Ben presto però cominciai a cercare dell'altro, anche se non sapevo ancora bene cosa; l'occasione mi si presentò un giorno quando vidi un allievo più grande suonare utilizzando le dita della mano destra; fu allora che decisi di studiare anch'io la tecnica della chitarra classica. Il fatto di poter usare quattro dita invece che un solo plettro mi sembrò in quel momento un progresso enorme che avrebbe significato l'apertura di orizzonti nuovi ed illimitati. Posso dire a posteriori che l'amore per la chitarra scaturì da quel semplice episodio - tra l'altro si trattava di un semplice esercizio sulle corde a vuoto; in quei primi mesi di studio (ero alle soglie dell'adolescenza) ciò che mi affascinava di più era la vera e propria sensazione fisico-tattile di poter produrre dei suoni con le mie mani per mezzo della chitarra.
Per quanto riguarda gli strumenti che suono attualmente, alterno sostanzialmente una Bernabè del 1979 ed una Scandurra del 2001.
E. Lei si è diplomato al Conservatorio di Bari, sua città natale e ha studiato per tre anni come borsista presso l'Accademia Chigiana di Siena ottenendo 3 diplomi di merito con Oscar Ghiglia, che ricordi ha di questo insegnante e della sua scuola?
S.T.: Devo precisare che con Oscar Ghiglia ho studiato ulteriori tre anni frequentando i corsi che impartiva presso la Musik-Akademie di Basilea, dove ho poi conseguito il Solisten-Diplom. Ciò che mi colpiva (e mi colpisce tuttora) della sua didattica è il minuzioso lavoro di analisi del testo in tutte le sue componenti e la messa in luce delle relazioni melodiche, armoniche e ritmiche all'interno della struttura formale, arrivando a volte ad una vera e propria (ri)scoperta della composizione che avevo di fronte. Lo snodo principale del suo insegnamento è quindi l'equilibrio tra la severa decodifica dello spartito e l'apertura mentale dell'interpretazione. Veniva poi il lavoro sul timbro e cioè sulla scelta della sonorità più appropriata per una determinata frase. Tutto ciò si traduceva, almeno per la mia esperienza, in un'esplosione di libertà interpretativa all'interno del (ovvio) rispetto del testo scritto.
A pesare sulla mia formazione aggiungerei anche la particolare atmosfera creativa, sia della Chigiana che dell'Akademie, che favoriva lo scambio e l'arricchimento reciproco tra noi giovani studenti provenienti da tanti paesi diversi.
E. Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei ha suonato e registrato Ponce, Diabelli, Molino, Kreutzer, Rodrigo … e poi è passato al repertorio contemporaneo (Castenuovo Tedesco, Pisati..) si riconosce in queste parole?
S.T.:Non vorrei peccare di presunzione, ma è quello che ho sempre sostenuto. L'uomo è un essere che vive inserito in un flusso temporale e non esiste nessuna attività umana che non provenga da una qualche esperienza precedente; ciò che conosciamo oggi è solo il risultato delle ripetute trasformazioni di un materiale già dato.
A maggior ragione, la musica contemporanea non può essere compresa appieno dall'interprete (ma, aggiungerei, neanche dall'ascoltatore) se non si è assimilato il repertorio delle epoche precedenti. Tutta una serie di "gesti" sonori della musica d'oggi non sono altro che rielaborazioni di materiale preesistente, cosa che certamente non sfugge ad un orecchio attento e preparato.
Inoltre, proprio a causa di queste sottili relazioni, la conoscenza della musica del '900 può vivificare anche le interpretazioni di uno specialista del repertorio barocco o classico-romantico. La nostra stessa sensibilità varia nel corso del tempo e quindi il modo di suonare Beethoven o Chopin, per fare un esempio, evolve assieme all'evoluzione non solo della pratica musicale ma anche di tutto il clima culturale della società. E' in questo senso che le interconnessioni tra presente e passato impongono la necessità, come dice Berio, di una conoscenza globale del repertorio.
E. Come è nato il suo interesse verso il repertorio contemporaneo?
S.T.: Ho sempre avuto un forte interesse per la musica contemporanea, fin dagli anni di studio in conservatorio; il tipo di percorso che ho seguito ne è stato la logica conseguenza.
Ho sempre pensato che il repertorio contemporaneo, meno legato a convenzioni stilistiche rispetto a quello classico, permettesse una sorta di potenziamento delle energie creative dell'interprete e un consolidamento della propria personalità artistica; almeno, questo è quello che io provo di fronte a questa musica. Naturalmente sono ben lungi dall'affermare che il repertorio delle epoche precedenti de-potenzi l'interprete (e in ogni caso la mia scelta di eseguire musica contemporanea non è di tipo radicale; continuo infatti ad eseguire anche il repertorio tradizionale); semplicemente penso che l'atteggiamento interpretativo diventi meno vincolato e, quindi, più libero.
E. Come si è trovato a suonare gli studi di Maurizio Pisati e quali sono state le difficoltà che ha trovato?
S.T.: Ho eseguito gli studi di Maurizio Pisati al Festival Internazionale di Chitarra di Lima nel marzo 2006 nell'ambito del progetto "Sonora" (il cui direttore artistico è il compositore Nicola Sani) patrocinato dal CEMAT, una meritoria istituzione che si occupa della diffusione della musica contemporanea italiana. In quell'occasione ho anche suonato "Attese" di Paolo Rotili, "Olas" di Caterina Calderoni e la "Sonata" di Stefano Taglietti, tre opere commissionate da e gentilmente dedicate al sottoscritto.
Gli Studi di Pisati, che ritengo una delle migliori e più riuscite espressioni del genere in ambito contemporaneo, esplorano nuove potenzialità timbriche dello strumento; il termine stesso ci porta nella direzione della ricerca sonora e dell'esplorazione della tecnica. Accanto ai "tradizionali" staccati, pizzicati, suoni armonici vengono richiesti sfregamenti delle corde anche col pollice sinistro, suoni "soffocati" ottenuti mediante il leggero appoggio del dito sinistro sulla corda, percussioni, glissati; è insomma una sorta di "ri-creazione" della chitarra in cui il suono viene sviluppato su più dimensioni.
Direi però che la difficoltà maggiore, al di là del dato tecnico, risieda nell'inglobare questa visione sonora all'interno della struttura formale, in maniera da sviluppare un discorso coerente e scorrevole. Spero di esserci riuscito!
E. Nel suo canale Youtube ci sono tre video suoi mentre suona i tre movimenti della Guitar Sonata di Stefano Taglietti a lei dedicata, vuole parlarci di questo pezzo e di questo compositore?
S.T.: Ogni movimento di questa sonata ha in realtà un sottotitolo che esplicita l'idea che ne è alla base, nell'ordine: "Ian Curtis voodoo", "The slow young's prayer" e "Finale".
Il primo tempo è ispirato al celebre cantante dei Joy Division che durante i concerti esorcizzava la paura per i suoi possibili attacchi epilettici con una sorta di rituale mimico; da qui l'estremo eclettismo della scrittura che alterna parossismo e quiete.
Il secondo è una sorta di blues lento che rende molto bene l'idea di raccoglimento e meditazione.
Il finale è costruito su dei bicordi ribattuti con cambiamenti dinamici continui che sfociano nella conclusiva liquefazione del suono; ciò che rimane alla fine è un ultimo bicordo in pianissimo. Anche questa, un'opera interessantissima.
E. Lei ha suonato dal vivo Olas di Caterina Calderoni e Sonata di Giampaolo Bracali, ci vuole parlare di questi pezzi?
S.T.: "Olas" è uno dei primi pezzi per chitarra della compositrice milanese Caterina Calderoni (un'ottima opera prima, direi!). Il brano è una sorta di intersezione tra risonanze di corde a vuoto e "rumori" ottenuti con lo smorzamento della vibrazione delle corde con la mano sinistra. Il titolo ("Onde" in spagnolo) rimanda soprattutto alla parte centrale, nella quale l'accumulo di diverse masse sonore suggerisce l'effetto "ondoso".La "Sonata" di Giampaolo Bracali è scritta invece nei quattro movimenti classici (Preludio-Scherzo-Corale e fuga- Passacaglia; in realtà sembra più una suite barocca). La scrittura contemporanea qui si adatta perfettamente allo stampo della forma tradizionale in una continua tensione tra passato e presente. Molto bello il Corale e fuga, a mio parere, ma tutta la composizione ha un respiro che ne fa un grande pezzo del repertorio chitarristico.
mercoledì 11 febbraio 2009
Recensione di Chamber Music del Trio Eidos di Empedocle70

Nell’ambito dell’annoso dibattito sulla presunta “povertà” del repertorio dela chitarra classica viene spesso citato come argomento a carico dei detrattori l’impiego del nostro strumento preferito in composizioni destinate a circoli ristretti di nobili dilettanti, o al consumo dei salotti borghesi del settecento e dell’ottocento. Argomentazione a mio avviso di poco spessore perché non considera né l’importanza della chitarra nella musica popolare ma, soprattutto sottointende per l’impiego indicato una semplificazione delle forme e del linguaggio impiegato a cui non credo assolutamente.
All’interno di questi ambiti decisamente cameristici a distinguersi furono diverse composisitori autori di brani per una formazione base composta da flauto, viola e chitarra. Questo cd ad opera del Trio Eidos (Alessandro Muolo al flauto, Maurizio Lomartire alla viola e Sante Tursi alla chitarra) ci presenta quattro di questi compositori cominciando dal Minuetto di Carl Maria von Weber utilizzato come musica di scena per la commedia in tre atti di Augustin Moreto y Canavas, Donna Diana (1817. Segue il Grand Trio Concertant op. 45 di Francesco Molino, pubblicato a Lipsia intorno al 1827/28, espressione dello stile italo‑francese, ispirato all'opera italiana e dove si può notare la presenza di stilemi operistici, in alcuni casi anche rossiniani.
Di stampo più austriaco si colloca la Serenata Concertata di Anton Diabelli, compositore ed editore viennese, formatosi a Salisburgo sotto la guida di Michael Haydn, la cui opera mostra una ampiezza e articolazione interessanti, lasciando alla chitarra interagire a pari meriti con gli altri due strumenti del trio. Dulcis in fundo il Trio di Joseph Kreutzer, per flauto, clarinetto (o viola) e chitarra, dove risuona l’influensa delle danze popolari dei paesi dell'est e degli stili esecutivi dei suonatori popolari. La bontà dei pezzi e delle loro esecuzioni conferma ancora un volta la presenza di una letteratura cameristica nel primo Ottocento non considerare un semplicistico genere commerciale, ma anche terreno di sfoggio creativo per compositori professionisti. Permettetemi di conludere la recensioni con alcune riflessioni prese da “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar:
“Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque, come un filone d’oro che scorre anche nella ganga più ignobile, e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti, anche se insudiciati e imperfetti, prova il piacere raro dell’intenditore che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni.”
Penso ci sia ancora molto da lavorare per una riscoperta filologicamente corretta del repertorio della chitarra classica e questo cd ne è un buon esempio.
Empedocle70
All’interno di questi ambiti decisamente cameristici a distinguersi furono diverse composisitori autori di brani per una formazione base composta da flauto, viola e chitarra. Questo cd ad opera del Trio Eidos (Alessandro Muolo al flauto, Maurizio Lomartire alla viola e Sante Tursi alla chitarra) ci presenta quattro di questi compositori cominciando dal Minuetto di Carl Maria von Weber utilizzato come musica di scena per la commedia in tre atti di Augustin Moreto y Canavas, Donna Diana (1817. Segue il Grand Trio Concertant op. 45 di Francesco Molino, pubblicato a Lipsia intorno al 1827/28, espressione dello stile italo‑francese, ispirato all'opera italiana e dove si può notare la presenza di stilemi operistici, in alcuni casi anche rossiniani.
Di stampo più austriaco si colloca la Serenata Concertata di Anton Diabelli, compositore ed editore viennese, formatosi a Salisburgo sotto la guida di Michael Haydn, la cui opera mostra una ampiezza e articolazione interessanti, lasciando alla chitarra interagire a pari meriti con gli altri due strumenti del trio. Dulcis in fundo il Trio di Joseph Kreutzer, per flauto, clarinetto (o viola) e chitarra, dove risuona l’influensa delle danze popolari dei paesi dell'est e degli stili esecutivi dei suonatori popolari. La bontà dei pezzi e delle loro esecuzioni conferma ancora un volta la presenza di una letteratura cameristica nel primo Ottocento non considerare un semplicistico genere commerciale, ma anche terreno di sfoggio creativo per compositori professionisti. Permettetemi di conludere la recensioni con alcune riflessioni prese da “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar:
“Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque, come un filone d’oro che scorre anche nella ganga più ignobile, e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti, anche se insudiciati e imperfetti, prova il piacere raro dell’intenditore che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni.”
Penso ci sia ancora molto da lavorare per una riscoperta filologicamente corretta del repertorio della chitarra classica e questo cd ne è un buon esempio.
Empedocle70
Recensione di The guitar music by Manuel M. Ponce di Sante Tursi di Empedocle70

La musica di Ponce incarna meglio di qualsiasi altra l'estetica segoviana: l'appassionato recupero del folclore del proprio paese viene rielaborato in una felice ed equilibrata sintesi tra la propria formazione di carattere nazional‑popolare e l'assimilazione della cultura musicale europea, conseguente al suo soggiorno parigino ed agli studi di composizione con Paul Dukas alla Ecole Normale de Musique. La chitarra sembra essere lo strumento ideale per esprimerne le caratteristiche salienti dell’estetica musicale di Ponce: la sonorità delicata, l'essenzialità del timbro la cantabilità e l'armonia vicena agli impressionisti francesi e alla scuola spagnola. La sua attenzione si focalizza infatti sia sul repertorio delle melodie autoctone, in particolare sulle canzoni popolari della provincia nativa di Zacatecas, che sulla musica pianistica del romanticismo europeo, a cui si era appassionato fin da piccolo e
il ciclo di sonate, tra cui la "Romantica" e la "Classica", rispettivamente dedicate a Schubert e a Sor, i 24 preludi, il "Thème varié ci finale", il "Concierto del sur" per chitarra e orchestra testimoniano la grande varietà di forme e stili che Ponce padroneggiava magistralmente arrivando persino, in certi casi, a pubblicare proprie composizioni sotto altro nome.
Sante Tursi in questo cd recupera e incide proprio una di queste opere la Suite in Re Maggiore attribuita in un primo tempo ad Alessandro Scarlatti e successivamente riconosciuta come propria, un vero e proprio scherzo basato sulla perfetta conoscenza dell'impianto formale e stilistico delle suites sei‑settecentesche.
A seguire le 4 Piezas che possono essere considerate come una piccola suite di danze, essendo composte da una Mazurka, un Valse, un Tropico e una Rumba dal sapore e dall’impianto mussicano e sudamericano. Chiudono il cd le bellissime venti Variations Sur "Folia De Espana" Et Fugue, vera e propria sintesi del linguaggio chitarristico di Ponce, che in questa occasione usa il famoso tema della "Follia" come pretesto per una lunga digressione di 20 variazioni, perfettamente concatenate le une con le altre, ciascuna delle quali rappresenta uno svipuppo originale del tema di partenza. Davvero difficile individuare le più belle.
L’importanza e l’affetto di Ponce per la chitarra classica sono ben ricordate da Segovia: «Voglio lasciar bene in chiaro l'incomparabile importanza che Ponce ha avuto nel rinnovamento attuale della chitarra [ ... ]. Ha elevato la chitarra al di sopra della scarsa statura artistica nella quale si trovava. A fianco di Turina, de Falla, Manén, Castelnuovo‑Tedesco, Tansinan, Villa‑Lobos, Torroba ecc. ma più copiosamente di tutti loro, intraprese la sua nobile crociata con animo di liberare la bella prigioniera. Grazie a lui e a quelli che ho nominato la chitarra fu riscattata dalla musica scritta esclusivamente da chitarristi (1)». Sante Tursi in questo cd sembra aver davvero fatto tesoro di queste parole regalandoci delle versioni appassionate, belle e gradevoli.
Da menzionare il bel libretto curato da Oscar Ghiglia.
(1) “Segovia e il suo repertorio” di Eloisa Perricone e Adriano Sebastiani, edizioni graphos pag. 69
il ciclo di sonate, tra cui la "Romantica" e la "Classica", rispettivamente dedicate a Schubert e a Sor, i 24 preludi, il "Thème varié ci finale", il "Concierto del sur" per chitarra e orchestra testimoniano la grande varietà di forme e stili che Ponce padroneggiava magistralmente arrivando persino, in certi casi, a pubblicare proprie composizioni sotto altro nome.
Sante Tursi in questo cd recupera e incide proprio una di queste opere la Suite in Re Maggiore attribuita in un primo tempo ad Alessandro Scarlatti e successivamente riconosciuta come propria, un vero e proprio scherzo basato sulla perfetta conoscenza dell'impianto formale e stilistico delle suites sei‑settecentesche.
A seguire le 4 Piezas che possono essere considerate come una piccola suite di danze, essendo composte da una Mazurka, un Valse, un Tropico e una Rumba dal sapore e dall’impianto mussicano e sudamericano. Chiudono il cd le bellissime venti Variations Sur "Folia De Espana" Et Fugue, vera e propria sintesi del linguaggio chitarristico di Ponce, che in questa occasione usa il famoso tema della "Follia" come pretesto per una lunga digressione di 20 variazioni, perfettamente concatenate le une con le altre, ciascuna delle quali rappresenta uno svipuppo originale del tema di partenza. Davvero difficile individuare le più belle.
L’importanza e l’affetto di Ponce per la chitarra classica sono ben ricordate da Segovia: «Voglio lasciar bene in chiaro l'incomparabile importanza che Ponce ha avuto nel rinnovamento attuale della chitarra [ ... ]. Ha elevato la chitarra al di sopra della scarsa statura artistica nella quale si trovava. A fianco di Turina, de Falla, Manén, Castelnuovo‑Tedesco, Tansinan, Villa‑Lobos, Torroba ecc. ma più copiosamente di tutti loro, intraprese la sua nobile crociata con animo di liberare la bella prigioniera. Grazie a lui e a quelli che ho nominato la chitarra fu riscattata dalla musica scritta esclusivamente da chitarristi (1)». Sante Tursi in questo cd sembra aver davvero fatto tesoro di queste parole regalandoci delle versioni appassionate, belle e gradevoli.
Da menzionare il bel libretto curato da Oscar Ghiglia.
(1) “Segovia e il suo repertorio” di Eloisa Perricone e Adriano Sebastiani, edizioni graphos pag. 69
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