martedì 15 aprile 2008

Speciale Corrado Sfogli: Intervista di Esposito Titti parte prima


Titti Esposito: Come nasce l’amore di Corrado Sfogli per la chitarra classica?

Corrado Sfogli: E’ una domanda che mi porta piacevolmente indietro nel tempo di circa quarant’anni e, mi rendo conto in questo momento, che parliamo di un qualcosa rimasto ben impresso nella mia memoria ma che non avevo mai raccontato in pubblico. In quel periodo abitavamo a Portici. Ricordo che lungo la via che facevo per recarmi a scuola c’era un negozio di strumenti musicali e io ero estremamente attratto da… una tromba. Si, io ragazzino sognavo di avere in dono una tromba e mi incantavo vicino a quella vetrina dove in bella mostra erano esposti vari modelli.
A tale richiesta, mio padre, pensandoci un po’ su, mi disse che la tromba forse era un tantino “esagerata”, un po’ troppo rumorosa, e in sostituzione mi regalò la prima chitarra: una EKO con corde in metallo.
Quindi è più giusto dire che in me inizialmente è sbocciato l’amore per la musica in genere, tanto è vero che volevo essere un trombettista.
Poi incominciai a strimpellare la chitarra, passavo ore e ore con lei, e ascoltavo spesso per radio un duo chitarristico brasiliano: gli Los Indios Tabajaras. Sai, c’era un loro brano, Maria Elena, che cercavo di imitare…
Allora mi fu proposto di iniziare a studiare seriamente questo strumento; accettai e così iniziò il mio percorso con il maestro Eduardo Caliendo
.

T.E.: Massimo dei voti con lode in Conservatorio e corsi di perfezionamento con illustri Maestri: pur essendo un architetto la chitarra ha segnato il tuo cammino.

C.S.: Si, in realtà io sono laureato in architettura. Mio padre, preside di un Istituto d’Arte, era architetto e aveva un grosso studio; dunque anche per una forma di rispetto nei suoi confronti decisi di laurearmi in questo settore.
Seguii il corso di studi direi brillantemente e mi fu proposto di fare l’assistente di Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli dal professore Ugo Carpiti. Alla fine però optai per la musica. Certo influì molto l’occasione che ebbi in quel periodo di entrare all’interno della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Penso di essere stato fortunato perché ho avuto l’opportunità di poter scegliere, di scegliere la musica,la chitarra, cosa che purtroppo i giovani di oggi difficilmente possono fare.

E.T.: La tua collaborazione con l’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli… ce ne parli?

C.S.:Fui chiamato come chitarrista per Il barbiere di Siviglia in cui c’è una parte, la Cavatina, dove il tenore canta accompagnato dalla chitarra. Si trattava di circa venti rappresentazioni.
In sostanza è stata un’esperienza molto bella perché ho vissuto come parte integrale dell’orchestra e ho potuto apprezzare così l’estrema professionalità di tutti i componenti. In particolar modo ricordo una pianista bravissima, Lucia Tramontana, che era in grado di leggere di tutto. Figurati che una volta fui costretto a mancare ad una rappresentazione e lei sostituì subito le parti di chitarra con il cembalo.

E.T.: C’è poi anche un Corrado compositore davvero molto bravo. Come nasce un brano, cosa ti ispira?

C.S.:Dire compositore è forse una parola troppo grande, faccio ciò che posso.
Cosa mi ispira? In verità non lo so dire o meglio ci possono essere delle situazioni, dei fatti che vivi, delle storie che leggi, delle immagini, degli odori…

E.T.:Le emozioni, dunque?

C.S.: Si, le emozioni, le emozioni ti possono ispirare.
Ho scritto poi dei brani anche per solo chitarra che a volte sono nati così… ti trovi qua, ti lasci andare senza pensare a niente e vengono fuori delle cose particolari.


E.T.:Quindi in maniera molto istintiva, immediata?

C.S.:Esatto. Questo vale per tutte le cose che ho scritto , e ne ho fatte tante, anche per la Nuova Compagnia, che non sono solo di strumento ma anche legate alla voce, al testo e quindi alla musica popolare che è un mondo che mi ha sempre affascinato.

E.T.: Sappiamo che sei stato autore anche di musiche di scena di spettacoli teatrali e di quelle di un film. Quali differenze hai riscontrato nel comporre per due generi così diversi?

C.S.: E’ vero, ho scritto musica anche per il teatro però diciamo che non è l’attività che preferisco perché sei obbligato… non sei mai libero.
Faccio un paragone un po’ azzardato, che non centra assolutamente nulla con me, ma che può rendere il senso. Beethoven, ecco… con Le creature di Prometeo, musica nata per rappresentare un balletto, non ha mai ricevuto una critica estremamente positiva perché, in quel caso, ha dovuto assoggettare la sua musicalità, la sua genialità, e Beethoven era un genio, ad un’azione teatrale.
O certe cose nascono assieme o diventa molto complesso andare ad inserirsi.
Per il cinema il discorso è in po’ diverso, creare delle musiche di sottofondo che accompagnino le scene è forse un tantino più semplice. Con il teatro no, sei inevitabilmente legato ai tempi, al movimento, all’azione millimetrica che si svolge sul palcoscenico
.

E.T.: So che hai collaborato con artisti quali Gianna Nannini, Pino Daniele ed Angelo Branduardi. Quanto hai recepito da questo tipo di esperienze.

C.S.: Inevitabilmente gli artisti riescono sempre a recepire un qualcosa da ciò che li circonda. Le esperienze fatte con Pino oppure con Gianna Nannini certamente mi hanno offerto la possibilità di conoscere il mondo poetico di altri personaggi e ciò finisce col divenire un arricchimento ed entrare nel tuo bagaglio culturale. Con Branduardi è stato forse un qualcosa di ancora più forte; con lui ho fatto circa sessanta concerti in tutta Europa. Angelo è una persona amatissima all’estero, in Germania soprattutto, e mi ha colpito molto la sua maniera di porgersi in palcoscenico. Un’esperienza veramente interessante, dunque, perché per essere artisti, poi, non bisogna soltanto essere bravi e saper fare le cose, ma è fondamentale sapersi anche dare, avere un carisma, saper trasmette. Ci sono dei musicisti bravissimi, tecnicamente “impressionanti”, che suonano in modo incredibile ma che non hanno grosse capacità comunicative e che, quindi, in scena, non riescono a creare con il pubblico quel feeling indispensabile a connotare un artista.

E.T.:Nel long play “La chitarra nella tradizione popolare” suoni musiche di Brouwer, Ayala, Cardoso, Paco De Lucia…

C.S.: Lo studio della musica di tradizione fa parte del mio bagaglio culturale e quindi sono andato a scegliere ed inserire in questo progetto brani in cui la chitarra era influenzata o ispirata da temi popolari. In effetti, brani come quelli di Paco De Lucia, fanno parte del folklore, della musica popolare andalusa, e hanno tutto un loro mondo e un loro fascino da esprimere.

Grazie alla tua estrema disponibilità offriamo allora ai nostri lettori l’ascolto di una tua composizione: Mare nostrum


lunedì 14 aprile 2008

Speciale Corrado Sfogli: discografia










Sito Ufficiale: http://www.nccp.it/











CANDELORA RaiTrade 2005
Il titolo “Candelora” che abbiamo dato al nostro album richiama le candele, il fuoco, la luce e il mistero che circonda questi elementi. L’immagine del fuoco ed il significato da dargli è quello della volontà della ricerca che non deve mai morire. In questo nostro lavoro i suoni ed i colori si mischiano ed acquistano senso e valore solo se visti nel loro insieme….tutto è uno ed uno è tutto….
Corrado Sfogli
Se guardi solo i petali,non puoi comprendere la rosa….


LA VOCE DEL GRANO Harmony Music 2001
La voce del grano è la voce di tutti gli spiriti e le forze che una volta popolavano la natura. La cultura popolare sapeva distinguere gli spiriti buoni da quelli cattivi,sapeva riconoscere e trattare la natura come una individualità vitale. Successivamente l'uomo, educato dalla ragione e dalla scienza, ha privato la natura dell'animismo che la contraddistingueva, dissolvendo nel vento le fate, gli spiriti, i folletti e gli gnomi che una volta popolavano il suo sonno.Alla fine la " voce del grano " vuole essere una metafora che racconta il bisogno irrinunciabile dell'uomo di riadoperare la poesia e la fantasia come evocatrici di immagini e dare così,come una volta faceva il mito,di nuovo un senso alle cose...Corrado Sfogli

PESCE D''O MARE Emi 1998
Dove finisce la terra,inizia il mare....ed il mare unisce tutte le terre.Al di sotto di esso esiste un mondo fantastico e misterioso che nessuno conosce ancora bene ma che ha sempre creato immagini e storie che amiamo e custodiamo gelosamente nei nostri pensieri .Una delle più belle fantasie popolari è quella di volersi trasformare in pesce e di abitare in mezzo al mare in una magica casa costruita con penne di pavone.Per noi essere pesci significa poter nuotare liberi per tutto il mondo e uscire di tanto in tanto con la testa al di fuori dell'acqua e ascoltare musiche e ritmi di paesi lontani .Ecco allora che nel nostro disco convivono con le tammorre e le nostre voci i tamburi celti( o bodhràn come preferiscono chiamarli loro) e con i mandoloncelli e le chitarre battenti i whistle e i bouzouki irlandesi o le tarantelle pugliesi con i ritmi del malambo argentino.Dove finisce il mare inizia la terra.....Corrado Sfogli

INCANTO ACUSTICO CGD 1996
Il nome dello spettacolo della Nccp ha per titolo "Incanto Acustico" e racchiude in sè un duplice obiettivo : di suonare e cantare in maniera acustica e nello stesso tempo di incantare.Ed incantare è o dovrebbe essereil compito di ogni musicista alle prese di nuovo con i propri strumenti e la propria voce,nel tentativo di "tastar" le corde come si diceva un tempo per accompagnare il canto e ricreare l'incanto della musica....Corrado Sfogli


TZIGARI CGD 1995
Questo disco della Nccp ha un nome emblematico :Tzigari,che è il nome di uno zingaro o Rom(uomini) come preferiscono chiamarsi loro stessi.Nessuno li conosce realmente,nè sa con precisione la loro origine che si perde in storie fantastiche di una grande migrazione avvenuta secoli fa dalle regioni indiane del Kush e del Punjab, luoghi ricchi di fascino e di mistero da dove si pensa sia iniziata la civiltà dell'uomo.Immagini di accampamenti e fuochi sfavillanti,di riti e parole magiche,di ricordi e suoni,ascoltando il parlare degli alberi e dei fiumi.....domani il richiamo di un'altra strada li porterà ad affrontare una nuova avventura.....Ed allora il titolo di questo disco diventa una metafora per un viaggio attraverso gli emarginati della società,i senza casa, i profughi,i senza patria nel tentativo,caro a Pasolini, di ricercare il mondo reale lì dove i sentimenti generano contrasti,scomodità, dubbi e troppo spesso incomprensioni......Corrado Sfogli
MEDINA CGD 1992
Porta Medina era un'antica porta napoletana(detta anche Porta Pertuso),che sorgeva nella zona di Montesanto,attraverso la quale era possibile vedere tutta la città di Napoli.Medina era la città santa in cui visse e morì Maometto meta ancora oggi di pellegrinaggi. Medina è il nome di molte città della Spagna.....La scelta di questo nome per il nostro disco e concerto rappresenta dunque un viaggio attraverso varie culture,un viaggio tra l'antico e l'attuale,tra linguaggi che si intrecciano,si rincorrono,si scambiano e si fondono,diversi tra di loro ma uniti da una grande madre comune di cui tutti ci sentiamo partecipi: quella che gli antichi chiamavano Mare nostrum o Mare di Mezzo e che noi oggi chiamiamo Mediterraneo...Medina è dunque una unione di culture,una koinè di immagini e storie,una maniera di sentirsi uniti.E forse questa koinè oggi diventa per noi "Angelo Necessario", forse l'ultimo "Angelo" da rincorrere e attraverso il quale possiamo raccogliere il "miele del visibile per custodirlo nel grande alveare d'oro dell'invisibile"....
Corrado Sfogli

STORIE DI FANTANASIA Panarecord 1981







AGGIO GIRATO LU MUNNO Emi 1978







LA CANTATA DEI PASTORI Emi 1977







11 MESI E 29 GIORNI Emi 1977








LA GATTA CENERENTOLA Emi 1976







TARANTELLA CA NUN VA' BBONA Emi 1975







LI SARRACINI ADORANO LU SOLE Emi 1974











NCCP Emi 1973







LA SERPE A CAROLINA Ricordi 1972







LO GUARRACINO Ricordi 1972







CICERENELLA

Speciale Corrado Sfogli: biografia


Corrado Sfogli nasce a Napoli dove inizia lo studio della chitarra con il M° Eduardo Caliendo, diplomandosi poi presso il Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino con il massimo dei voti e la lode.
Partecipa ai corsi internazionali di perfezionamento tenuti a Berlino dai maestri J. Cardoso per la chitarra sudamericana, V. Mikulka per la chitarra classica e V. M. Serranito per la chitarra flamenco, ottenendo tutte e tre le borse di studio, e frequenta corsi diretti dal maestro Alirio Diaz.
Collabora nel corso degli anni con varie orchestre fra le quali quella dei “Cameristi Italiani” e quella del teatro S. Carlo di Napoli, associando però all’attività concertistica anche quella di compositore. Pubblica, infatti, brani originali per chitarra per le edizioni Berbèn di Ancona e Haas di Berlino, brani che vengono poi recensiti da varie riviste compresa la prestigiosa rivista inglese “Classical guitar”.
Compone anche musiche di scena per lo spettacolo teatrale “La Celestina” per la regia di P. Griffi, per lo spettacolo “La Perla Reale” di E. Porta e per il film “Another time, another place”, di Michael Redford, premiato dalla critica a Taormina e Cannes.
E’ da oltre trent’anni direttore artistico e musicale del gruppo “La Nuova Compagnia di Canto Popolare” con il quale ha toccato le località più importanti di tutto il mondo. Ha al suo attivo 14 cd tra i quali: “11 mesi e 29 giorni”, “La Cantata dei pastori”, “La Gatta Cenerentola” e “Pesce d’’o mare”, tutti per l’etichetta discografica EMI.; “Medina”,”Tzigari” ed “Incanto acustico” per la CGD; “La voce del grano”per l’etichetta Forrest Hill records e l’ultimo lavoro discografico “Candelora” per l’etichetta RaiTrade.

Sito Ufficiale: http://www.nccp.it/

domenica 13 aprile 2008

"I Fotografi e la Chitarra Classica": foto di Samuelreis

Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Samulereis dal Brasile. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto. Visitate la sua galleria di foto su Flickr: http://www.flickr.com/people/samuelreis/


Complimenti Samuelreis e grazie per la tua disponibilità e gentilezza.


http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/04/violao.html
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/04/outro-violao.html
http://chitarraedintorni.blogspot.com/2008/04/mais-outro-violao.html


This week we have Samuelreis's photos on our blog. We hope you will enjoy this beautiful pictures. Take a visit at his gallery http://www.flickr.com/people/samuelreis/.


Compliments Samuelreis and thank you very much!


Empedocle70

violao


violao
Inserito originariamente da samuelreis
Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Samulereis dal Brasile. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto. Visitate la sua galleria di foto su Flickr: http://www.flickr.com/people/samuelreis/

Complimenti Samuelreis e grazie per la tua disponibilità e gentilezza.

This week we have Samuelreis's photos on our blog. We hope you will enjoy this beautiful pictures. Take a visit at his gallery http://www.flickr.com/people/samuelreis/.

outro violao


outro violao
Inserito originariamente da samuelreis
Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Samulereis dal Brasile. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto. Visitate la sua galleria di foto su Flickr: http://www.flickr.com/people/samuelreis/

Complimenti Samuelreis e grazie per la tua disponibilità e gentilezza.

This week we have Samuelreis's photos on our blog. We hope you will enjoy this beautiful pictures. Take a visit at his gallery http://www.flickr.com/people/samuelreis/.

mais outro violao


mais outro violao
Inserito originariamente da samuelreis
Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Samulereis dal Brasile. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto. Visitate la sua galleria di foto su Flickr: http://www.flickr.com/people/samuelreis/

Complimenti Samuelreis e grazie per la tua disponibilità e gentilezza.

This week we have Samuelreis's photos on our blog. We hope you will enjoy this beautiful pictures. Take a visit at his gallery http://www.flickr.com/people/samuelreis/.

Compliments Samuelreis and thank you very much!

Empedocle70

sabato 12 aprile 2008

Maurizio Penninis in Concerto 26 e 27 aprile 2008

26 aprile, 2008 ore 21.00
Concerto a Mariana Mantovana (MN), Pieve dei Campi Bonelli.
Musiche di: Llobet, Paganini, Barrios, Ponce, Brower.

Info: Assessore alla Cultura M° Gianluigi Mutti
Cell.: 3398254226



27 aprile, 2008 ore 18.00
Comune di Botticino (BS) "Armonie di Primavera", Chiesa della Trinità - San Gallo, Botticino (BS)
Musiche di: LLobet, Paganini, Barrios, Ponce, Brower

Info: Assessore alla Cultura dott. Marinella Rossi
Cell.: 3207987243

Programma:
Miguel Llobet:
El testament d’Amelia
Canço del lladre
El noy de la mare

Niccolò Paganini:
Gran Sonata
Agustìn Barrios Mangorè:
La Catedral
Cueca
Danza Paraguaya

Manuel Maria Ponce:
Scherzino Mexicano
Balletto

Leo Brouwer:
Un dia de noviembre

Angelo Barricelli plays Heartland Air

venerdì 11 aprile 2008

Il letterato e gli audiovisivi

Sia riflettendo sul ruolo crescente degli 'audiovisivi' nel panorama culturale
contemporaneo, sia su quello della grafica pubblicitaria (e non), si ritorna al
tema della 'sofferenza' di chi è abituato a lavorare con la parola nella c.d. civiltà dell'immagine (non ricordo più dove, ma qualcuno si è espresso proprio in questi termini, affrontando tale questione..). Sofferenza? Forse è più giusto parlare, di una condizione soggettiva in cui il ‘letterato’ si sente vittima di una sorta di colonizzazione'.. Però... c'è poco da fare. Oggi un letterato deve diffidare di quello che per secoli è stato considerato lo strumento principe per la diffusione dell'opera sua: il libro. A giudicare dal fatto che molti, troppi libri (soprattutto quelli di poesia) ammuffiscono negli scaffali... mentre le opere che usano i nuovi mezzi di comunicazione invadono il mondo. Il fatto è che il sistema delle comunicazioni di massa ha completamente rivoluzionato non solo i modi di produzione e distribuzione dei prodotti culturali, ma la concezione stessa del lavoro intellettuale, comprese le aspirazioni, le ambizioni, le aspettative di coloro che a quel lavoro si dedicano. Cosa ovvia, direte voi, ma come spesso accade sotto la patina superficiale dell'ovvietà si celano a volte verità profonde che sfuggono all'attenzione dei più. Tanto per dire, non credo che sia tanto diffusa la condapevolezza del fatto che Gianni Rodari definiva così: "Adesso abbiamo una lingua che parlano tutti gli italiani e questa lingua è un portato della televisione, non della letteratura, non della cultura italiana, non dei governi italiani, e neanche della televisione come organismo politico-culturale, ma della televisione come mezzo"(1).
E per misurare il cammino percorso è bene ricordare brevemente quale fosse il punto
di partenza: tutte le ricerche specialistiche rivelano infatti che la conoscenza
della lingua italiana, fuori di Toscana e zone limitrofe, era limitata prima del
1950 a percentuali inferiori al 10% dell' intera popolazione! Insomma, la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa ha prodotto quella diffusa alfabetizzazione che nel nostro paese è stata clamorosamente mancata dalla scuola dell'obbligo (non dimentichiamo che la scolarizzazione di massa era uno dei progetti portanti dello stato italiano fin dalla sua istituzione, nel 1861!). Quanto Marcello Argilli dice dei bambini-lettori, può tranquillamente essere esteso alla letteratura in genere, pari pari. "I bambini-lettori costituivano infatti un ristrettissimo pubblico, socioculturalmente abbastanza omogeneo, e quasi esclusivamente dal libro traevano alimento al proprio immaginario"(2). Ora che i bambini-lettori sono ormai una specie estinta, lo scrittore si trova di fronte un estesissimo pubblico 'potenziale' di bambini alfabetizzati, ma tutti profondamente influenzati da una quotidiana e suggestiva fruizione audiovisiva. In questa condizione, vale per tutti l'avvertimento rodariano circa i rischi che uno scrittore corre producendo 'per gli audiovisivi': "I pericoli sono gravi; quello, fra gli altri, di lavorare per la confezione di un prodotto che l' 'oltrepassa' e che si consuma rapidamente senza lasciar tracce, nel senso tradizionale"(3). D'altra parte, il rischio di 'passare senza lasciar tracce', come si è visto, non è certo prerogativa dei soli scrittori di sceneggiati TV. Il libro stesso, il luogo privilegiato della produzione letteraria, nell'epoca dell' 'usa e getta', rischia di fare la stessa fine.. Con la differenza che uno spettacolo televisivo o un cartellone pubblicitario viene bene o male imposto
a milioni di sguardi più o meno distratti.. Al povero libro non è concessa invece
nemmeno questa magra consolazione...



Fausto Bottai


(1) Gianni Rodari, Il ragazzo e il libro, in ‘Quaderni della provincia di Milano’,
(2) Marcello Argilli, Gianni Rodari, Einaudi,

(3) ibidem

giovedì 10 aprile 2008

Liuteria in Concerto 19 aprile 2008 Roma Concerto Sabino De Bari


L'Associazione Rosso Rossini

segnala
il quinto appuntamento della Rassegna
"Liuteria in concerto"

Teatro della Forma
Viale della Primavera, 317-Roma

Sabato 19 aprile 2008 alle ore 18,00
Conferenza "La Mano e la Chitarra"
Comprensione del funzionamento della mano nelle diverse tecniche del suonare
e prevenzione dei comuni disturbi muscolo-tendinei
(ingresso libero)

Sabato 19 aprile 2008 alle ore 20,00
Chitarra: Sabino De Bari
Due chitarre: Aldo Colecchia , Marco Mazzi
(ingresso 10 euro
)

Info: Rosso Rossini (347-8760109) info@rossorossini.com

http://www.rossorossini.com/

Il Potere evocativo di una chitarra, Omaggio a Françoise Hardy di Angela Cingottini


Eravamo una decina sabato sera a casa di Paolo: camino acceso,le zuppe di Marta, salsicce alla brace, vino: un classico. Tanto per esorcizzare l'inverno che ancora si fa sentire pungente sul poggio di Città della Pieve, in Umbria. E poi, per completare il quadro d'ambiente, esce dalla custodia una chitarra, la seconda della serata, per dir la verità. La prima, quella di Gastone, aveva già assolto il suo compito, suonando come da spartito un paio di pezzi a solo e accompagnando la voce della sottoscritta in un classico di Gershwin: Summertime. Ma poi aveva ritenuto opportuno scomparire, sapendo che ce n'era un'altra, di un amico nuovo , cui si voleva lasciare spazio. E l'amico Carlo, nuovo per noi ma non per il resto della compagnia, ha cominciato a tirar fuori gli accordi che conosce: senza remore e con tanta gioia di poter accompagnare le voci ,all'inizio poco accordate ,degli amici che si sono lasciati prendere dal vortice del revival....Dalla sceneggiata della Cammesella , magistralmente interpretata del padrone di casa e da un'insuperabile Lucia , si arriva a Sapore di sale, Il cielo in una stanza, Sassi, le canzoni di Luigi Tenco, il primissimo De André con Bocca di Rosa e il Testamento e poi man mano gli americani: Paul Anka con Diana, Neil Sedaka con Carol., i Platters con Only you , Elvis... Chi conosce un po' di parole canta, chi no fa il coro muto oppure accompagna con un la la la la che va a formare una melodia sulle audaci armonizzazioni di Carlo. Andiamo avanti per più di un'ora, senza un programma , ma seguendo il motivo che , volta per volta , l'uno o l'altro ricorda e comincia a cantare. Siamo ritornati tutti più o meno bambini, passando in rassegna gli anni '60 e i '70 : Jimmi Fontana con il Mondo, Lauzi con Ritornerai, le belle cose di Mogol- Battisti, Sergio Endrigo. Abbiamo scoperto tutti con gioia di avere un patrimonio che ci accomunava anche in quegli anni in cui ancora non ci conoscevamo e che può continuare a farci sognare pensando a quel tempo magico in cui la vita , comunque , ci si presentava con tante aspettativa diversificate. Poco importa se poi le cose sono state diverse da quello che sognavi. Il sogno è bello di per sé, nell'attimo in cui lo vivi e in quello in cui lo ricordi, appunto perché è o è stato un sogno . E continuiamo a sognare di canzone in canzone, ognuno rivivendo le proprie emozioni, ridendo a crepapelle della convinzione con cui tutti cantiamo. Felici di esserci. E basta. Felici di vivere il sogno comune di tornare indietro nel tempo, reso possibile dalla grinta con cui Carlo continua a dar dentro alle corde, senza che nessuno si chieda se l'accordo è veramente quello che ci vuole: è il potere magico di questo strumento, riuscire in qualche modo a far esprimere suoni significativi anche a chi non ha grandi pretese di competenza musicale o non ne ha affatto. E , a un tratto, Daniela intona Tous les garçons et les filles .....Françoise Hardy.... la ragazzina francese che nel '62 con questo suo testo ha fatto il giro del mondo
. Io ero una bambina e lei aveva qualche anno più di me: me l'ero completamente dimenticata, anche se ho cantato la sua canzone per tantissimo tempo. Qualcuno mi aveva insegnato anche un paio di accordi sulla chitarra per accompagnarmi da me : proprio come faceva lei. Tutti cantano in italiano , ma io la ritiro fuori da un cassetto chiuso della mia memoria in francese. E mi stupisco della mia buona pronuncia, io che il francese lo conosco poco.
La serata finisce con una mia interpretazione di Lili Marlene, in tedesco,ormai è un mio classico , gli amici lo sanno e me lo chiedono volentieri. Qualcuno mi avvicina una lampada a stelo che funge da lampione........ Rimane la sensazione piacevole di due ore passate nel revival e nel sogno ........e anche, per me, la voglia di conoscere che fine abbia fatto Francoise Hardy !
Per fortuna esiste Google e parto all'assalto . Digito poche parole chiave e entro nel sito ufficiale. Stento a riconoscerla nella figura con i capelli corti, bianchi ,in tailleur pantaloni classico, che si staglia su uno sfondo in aperta campagna. Ma è questione di un attimo. Il suo stile riprende il sopravvento e la vedo in decine di foto che ne ripercorrono la vita artistica e privata, una classe e uno charme, è proprio il caso di dirlo, che la accompagna negli anni, facendola rinascere se stessa e diversa nel corso delle stagioni : un po' efebo, un po' un essere androgino, sicuramente affascinante in ogni momento della sua vita. Vado su You tube : parto da Tous les garçons e, anche lì , una canzone tira l'altra. Simili nelle armonizzazioni semplici , spesso per chitarra, ma diverse nei testi profondi ,scritti quasi sempre da Françoise stessa. Testi intimi, vissuti , che potrebbero comunicare tantissimo anche ai ragazzi di oggi, se li conoscessero, e anche ai non più ragazzi. Allo stesso tempo la scopro, giovanissima, affascinante testimonial di Dior mentre canta la deliziosa Comment te dire adieu di Serge Gainsbourg che, poco dopo, mi si presenta anche in un'ottima traduzione tedesca, cantata con perfetta pronuncia e convinzione. Mi si apre una discografia enorme, che continua fino ai nostri giorni e questo mi fa immensamente piacere. Fa piacere constatare che un'artista che divenne un'icona all'inizio degli anni '60 è ancora apprezzata e seguita: significa che non è stato un fuoco di paglia, ma un personaggio vero, di quelli che non si esauriscono nel giro di una stagione. Un po' come il nostro De André -anche lui cominciò con la chitarra. Sembra proprio che questo strumento sia fatto apposta per lasciare spazio e accompagnare discretamente le voci che sanno e hanno storie da raccontare. Tra le varie cose di Françoise scopro che si occupa di astrologia e ha all'attivo varie pubblicazioni : non mi stupisce: una che a vent'anni canta cose come Des rondes dans l'eau o Mon amie la rose e approda a sessanta con testi suoi come lo stupendo Tant des belles choses, può sicuramente avere doti di sensitiva e essere una voce autorevole in settori come la parapsicologia o l'astrologia . Scopro che abbiamo una passione in comune: il tedesco,che anche lei conosce e parla con scioltezza. Leggo di un video clip, sembra, storico ,del '70, mai presentato in Francia , un omaggio a Marlene Dietrich. La critica è più che positiva, il titolo mi affascina: Traume -Sogni .Lo trovo subito e la vedo,in bianco nero, immagini intense, senza tempo,enigmatiche. Stupendi primi piani di profilo e di tre quarti, mentre aspira brevemente fumo da un lungo bocchino .Sembra persa nei suoi pensieri, ma accenna un sorriso quando il testo dice (traduco) -che miracolo il mondo, ogni albero e ogni campo, che miracolo il mondo- Un testo poetico che, in uno splendido tedesco, si interroga sull'essenza dei sogni e sulla loro valenza. Un testo sussurrato sui toni medio bassi che le sono congeniali , una musica senza impennate, in cui le differenze si giocano nei semitoni. La ascolto varie volte, come mi accade di fare quando un brano musicale mi colpisce e già nella mia mente accenna un testo italiano. Non ho mai scritto il testo per una canzone, ma posso provare a creare una traduzione cantabile. Non mi ci vuole molto, sembra una magia. Le parole italiane mi cantano nella testa secondo il ritmo. Non mi era mai accaduta una cosa simile: è già tanto difficile tradurre decentemente poesie, figuriamoci se si tratta di un testo in musica! Però il risultato non mi pare da disprezzare: il testo è fedele ,ho addirittura salvaguardato qualche rima e, quello che è bello, si adatta al ritmo!
Grazie, magica Françoise, che mi hai dato l'opportunità di vivere un momento creativo e, soprattutto, grazie al magico strumento che mi ha offerto l'inizio di questa storia!!

Angela Cingottini
1 aprile 2008.

Traume

Sogni

Traume,die bei Nacht entstehen

Sogni, risplendono nel buio
und am Tag vergehen

e muoiono nel sole
sind meistens garnicht wahr,

non sono realtà.
weil sie unter den Millionen

Nascon da mille illusioni,
unserer Illusionen

sconvolgono intenzioni
geboren sind

di ogni età

Traume sind wie ferne Wolken

Sogni son nuvole lontane
denen andre folgen

che dalle nostre mani
solang es leben gibt .

seguono l'aria.
Sag mir, sag wohin sie treiben,

Dimmi, dove vanno col vento,
wo sie einmal bleiben,

sospinte ogni momento.
weiss nur der Wind.

Non saprai mai.

Wie ein Wunder ist die Welt ,

Guarda il mondo intorno a te,
jeder Baum und jedes Feld .

è un miracolo per noi.
Wie ein Wunder ist die Welt !

Guarda il mondo intorno a te!

Traume,die uns nichts bedeuten

Sogni, per noi non sono niente,
sollte man beizeiten

ma sono nella mente
mit anderen Augen sehen,

e dentro gli occhi tuoi.
Weil sie oftmals unser Denken

Sogni, trascinano pensieri
auf die Wege lenken

verso nuovi sentieri
die wir dann gehen.

che già viviam.

(trad. di Angela Cingottini)

mercoledì 9 aprile 2008

’A Capa ‘e morte e il Castel dell’ovo: leggende fantasia e dintorni

Veniamo ora finalmente a parlare della leggenda dell’ovo.
No, forse è meglio che vi legga ciò che è stato scritto.
La fonte? Cronaca di Partenope - Anno del Signore 1350.


“ Come consacrò lo ovo allo Castello de l’Ovo, dove pigliò lo nome. Era in-del tempo de lo ditto Virgilio un castello edificato dentro mare, sovra uno scoglio, come perf i’ mo’ è, il quale se chiamava lo Castello Marino overo di Mare, in-dell’opera del quale castello Virgilio, delettandose con soe arte, consacrò un ovo, il primo che fe’ una gallina: lo quale ovo puose dentro una caraffa per lo più stritto forame de la detta caraffa, la quale caraffa et ovo fe’ ponere dentro una gabia di ferro suttilissimamente lavorata. E la detta gabia, la quale contineva la caraffa e l’ovo, fe’ ligare o appendere o chiovare con alcune lamine di ferro sotto uno trave di cerqua che stavo appoggiato per traverso a le mura d’una cammarella fatta studiosamente per questa accasione con doe fossice, per le quali intrava il lume; e con grande diligenzia e solennità la fe’ guardare in-de-la detta cammarella in luogo segreto e fatto siguro da bone porte e chiavature di ferro, imperoché da quell’ovo, da lo quale lo Castello pigliò il nome, pendevano tutti li fatti del Castello, Li antiqui nostri tennero che dall’ovo pendevano li fatti e la fortuna del Castello Marino: zoè lo Castello dovrìa durare tanto quanto l’ovo si conservava cossì guardato.”

E di narrazioni simili è possibile ascoltarne tante e tutte parlano dell’ovo appeso ad una trave e nascosto in una stanza segreta nei sotterranei della fortezza e quindi di un ennesimo dono del mio Mago al popolo che tanto amava.
Un “ grande mare ” di documentazioni e racconti sulla “magia” operata da Virgilio e tutti oggetto di studi filologici e storici che hanno condotto a diverse interpretazioni.
Certo, per acquisire le arti magiche Virgilio dovette recarsi al sepolcro del centauro Chirone, nei pressi di Pozzuoli, e sfilare da sotto il capo del defunto un libro che lo rese “… dottissimo e ammaistrato in-de-la nigromanzia et in-de-le altre scienze…”, ma questa è un’altra storia…
Pur essendo a conoscenza dei fatti reali, allora, mi sembra giusto esporre qui le diverse chiavi di lettura utilizzate dai vari studiosi per permettere poi all’ingegno e soprattutto alla fantasia del lettore di coglierne la vera essenza.
Dunque, sappiamo che Virgilio è stato definito un pre-alchimista …
Tutti gli studiosi di alchimia sanno benissimo che il termine “uovo” è il sostitutivo esoterico dell’ Athanor, il piccolo matraccio di metallo o di un particolare vetro nel quale è possibile realizzare la lenta trasmutazione dello zolfo e del mercurio (gli elementi primari) in oro alchemico. L'acqua marina, poi, distillata, è ritenuta l'unico surrogato della rugiada raccolta nella notte, cioè dell'acqua degli alchimisti, che deve possedere un grado altissimo di "purezza cosmica",
L’isolotto di Megarite, da diverse documentazioni, è risultato ritrovo per lungo tempo di adepti a tale “scienza” e probabilmente il mio Virgilio si è addentrato sempre di più nella conoscenza segreta della natura, iniziandosi ai culti di Cerere e Proserpina, e a quel complesso di dottrine filosofiche, pratiche magiche e investigazioni tutte tese alla ricerca della pietra filosofale, ossia del principio in grado di spiegare i segreti della vita e di trasformare in oro gli altri metalli, da operare poi sperimentazioni all’interno del castello.
Quindi l’ “ovo” nella gabbia di metallo in realtà poteva non essere un vero uovo e Virgilio poteva essere non solo un letterato ma un vero pre-alchimista.
Interessante, no? Un Virgilio che tenta la trasmutazione, che ricerca la panacea (rimedio capace di rendere l’essere immortale) e che spiritualmente si è innalzato assumendo connotati mistici... Chissà cosa direbbe se leggesse queste righe…
Certo che agli occhio del popolo è dovuto apparire come un vero e proprio negromante, capace di intervenire per liberare dal male e di conseguenza della distruzione.
Per questo motivo i trattati dei vari studiosi hanno ora esaltato i simbolismi magico- esoterici della “cultura alta” e ora gli emblemi magici della “cultura popolare”.
Nell’opera del Comparetti, Virgilio nel Medioevo (1872), (è possibile linkarla : http://www.classicitaliani.it/index178.htm) è infatti facilmente rintracciabile questa “popolarità” in contrapposizione agli interventi del Pasquali, eminente filologo a voi contemporaneo, in cui invece manca completamente quel tessuto fantastico- religioso nel quale la figura di Virgilio può trovare una più definita collocazione.
Volendo essere abbastanza imparziali, o come direste voi oggi… per amore della par condicio… dobbiamo, però, necessariamente considerare anche le ricerche condotte dallo Spargo che nel suo Virgil the negromancer (1934) raccoglie testimonianze circa l’uso di appendere un uovo di struzzo, incastonato in una gabbia di metallo, in tantissime chiese musulmane e greche.

“… Per lunghi secolo, uova di struzzo sospese in buie moschee, in chiese, mausolei furono osservate dagli occhi attenti dei viaggiatori nel Medio Oriente e nei suoi dintorni…
… L’uovo di struzzo, incastonato in una gabbia di metallo e sospeso alla volta, è un comune ornamento degli edifici religiosi dei Copti, dei Greci e anche dei Musulmani…”
J. Spargo

Potremo dedurre allora che nel castello veramente vi era un uovo in una gabbia, appeso ad una volta, non opera magica di Virgilio ma chiara espressione di forme di religiosità greco-orientali.
Per dirla in parole povere, probabilmente l’uovo era appeso, nel periodo ducale, in qualche cappella del basiliano convento del Salvatore ed aveva un significato strettamente religioso.
In questo modo vengono a cedere però tutte le ipotesi prima fatte, tutte le deduzioni a cui il precedente ragionamento ci aveva condotto.
Concordiamo allora con l’articolo di W. Viëtor del 1877, Zeirschrift für Romanische Philologie, in cui viene rinnegata ogni “popolarità” della leggenda di Virgilio riconducendo il tutto a semplici invenzioni letterarie?
Mi sembra un po’ poco, un tantino riduttivo.
Se il suo mito ha sconfinato il tempo, se è giunto fino a voi, forse le sue azioni sono state veramente permeate di “magia” ed i rituali compiuti, nella loro attuazione, rievocatori di componenti misteriosofici.
Forse è il caso di fermarsi un attimo a riflette prima di tentare nuovi approcci alla leggenda… anch’io ne ho bisogno… sono pur sempre un’anima trapassata da… boh, non ricordo più da quanti secoli, e ogni tanto la stanchezza sembra vincermi.
Un attimo solo per favore.

martedì 8 aprile 2008

David Russell Weiss Suite LIVE Part I

David Russell Weiss Suite LIVE Part II

Otono Porteno, A. Piazzolla, KatonaTwins

Gabriel Bianco - Classical Guitar- Francisco Tárrega: Marí­a

Amadeus Guitar Duo plays Garcia's Lorca Concierto

Manuel Barrueco: A Gift and a Life

15 - 20 Aprile 2008 Festival Internazionale della Chitarra Niccolò Paganini

15 - 20 Aprile 2008 SOLARES FONDAZIONE DELLE ARTI presenta dal 15 al 20 Aprile 2008 l'edizione 2008 del Festival Internazionale della Chitarra Niccolò Paganini che quest'anno celebra il decennale della sua attività.

Martedì 15 Aprile

Auditorium Niccolò Paganini
ore 20 Manuel Barrueco, chitarra (USA)
Cuarteto Latino-americano, archi (Messico)

Info biglietteria
Ingresso I settore euro 35, II settore euro 30;
ridotto over 60 I settore euro 30, II settore euro 25;
ridotto under 26 I e II settore euro 15.
Informazioni: Teatro Regio di Parma
tel. 0521 039399 e-mail mailto:info@festivalpaganini.it

Mercoledì 16 Aprile
Conservatorio di Parma A. Boito, Sala Verdi
ore 21
Amadeus Guitar Duo, chitarre (Germania)

Giovedì 17 Aprile
Ridotto del Teatro Regio
ore 21
Gabriel Bianco, chitarra (Francia)

Venerdì 18 Aprile
Teatro Cinghio
ore 17.30
Concerto di inaugurazione della mostra di liuteria
Dario Vannini, chitarra (Italia) Vincitore della Selezione giovani concertisti 2007
ore 21
Duo Katona, chitarre (Ungheria)

Sabato 19 Aprile
Teatro Cinghio
ore 17.30
Andrej Heimowski , chitarra (Polonia)
ore 21
Caprichos de Goya
Zoran Dukic, chitarra (Croazia)

Domenica 20 Aprile
Teatro Cinghio
ore 11.30
Ganesh Del Vescovo, chitarra (Italia)
ore 17.30
Variazioni Goldberg
Duo Caputo - Pompilio, chitarre (Italia)

Venerdì 9 Maggio
Casa della Musica, Sala dei concerti
ore 20.30
GALÀ DI CHIUSURA
David Russell, chitarra (Scozia)

Biglietterie
16, 17, 18, 19 Aprile (ore 21) e 20 Aprile (ore 17.30)
Ingresso € 10, ridotto € 8 (Università, Conservatorio A. Boito, Accademia Musicale del Teatro Cinghio, Under 18, Over 65)
Biglietti in vendita sul luogo di ciascun concerto, a partire da un'ora prima dell'inizio
Concerto inaugurale (15 Aprile, Auditorium Paganini)
Ingresso 1° settore € 35, 2° settore € 30
Biglietti in vendita dal 29/11/07 alla Biglietteria del Teatro Regio
Concerto di chiusura (9 Maggio, Casa della Musica)
Ingresso € 14, ridotto € 12
Biglietti in vendita dal 16 al 20 Aprile alla biglietteria del Teatro Cinghio, dalle ore 20 alle ore 23 e dal 5 al 9 Maggio alla Reception della Casa della Musica, dalle ore 9 alle ore 18

18, 19 Aprile (ore 17.30) e 20 Aprile (ore 11.30)
INGRESSO LIBERO

Informazioni: Solares Fondazione delle Arti
Tel: 0521 964803, Fax: 0521 925669
E-mail: info@festivalpaganini.it
http://www.festivalpaganini.it/

lunedì 7 aprile 2008

Ralph Towner -- Jamaican Stopover

Ralph Towner: una chitarra oltre il tempo parte seconda di Empedocle70


Dal 1970 ha inciso oltre quaranta dischi e tra le sue innumerevoli collaborazioni figurano nomi quali Keith Jarrett, Egberto Gismonti, John Abercrombie, Jan Garbarek, Gary Peacock, Eddie Gomez, Jack DeJohnette, Kenny Wheeler, Gary Burton, John Taylor, Elvin Jones, Freddie Hubbard, Miles Davis, Paul bley ecc. Dagli anni '90 in poi Ralph Towner ha proseguito la sua incessante attività concertistica e in sala d'incisione, alternando collaborazioni molto interessanti (ad es. con Gary Peacock) ad altre decisamente sterili (ad es. col batterista Andrea Marcelli o con Pino Daniele), così come ha proseguito la sua fertile collaborazione con lo storico gruppo degli Oregon.
La costante ricerca di nuovi orizzonti interpretativi ed esecutivi, ha spinto Towner a diversificare le proprie esperienze musicali immergendosi in progetti del tutto particolari e spesso distanti dall'area jazzistica: diverse le sue composizioni per la classica, alcune commissionate da importanti festival e moltissimi i suoi concerti come solista all'interno delle grandi orchestre internazionali, musiche per teatro e danza, per film ("Un'altra vita" della Mazzacurati) e numerosi colonne sonore di documentari. Una carriera ricchissima di contenuti musicali, ambientazioni ed esperienze talvolta distanti o in apparente contraddizione. Si pensi ad esempio anche alla innegabile distanza che intercorre tra le principali influenze musicali che Towner annovera: J.S. Bach, Bill Evans e Igor Stravinskij.


L'avventura musicale di Ralph Towner ricorda in qualche modo quella del grande chitarrista Brasiliano Egberto Gismonti. Vi sono alcune similitudini tra le due carriere:

- la grande propensione alla ricerca e al confronto con stili e culture musicali differenti (cosa peraltro caratteristica anche di John McLaughlin),
- il polistrumentismo che li accomuna nel dividersi tra chitarra e pianoforte.

Ma diverso è l'approccio fisico-mentale con lo strumento oltre che in quello compositivo ed esecutivo. Gismonti è un chitarrista nel quale all'intenso lirismo è accompagnato una forte carica propulsiva e una istintualità più svincolata e più squisitamente "primordiale". Un artista nel quale l'atto della composizione avviene attraverso una "irresponsabilità dell'atto creativo". In Ralph Towner, invece lo stile è caratterizzato da una compostezza classica nella quale si scorge un rigoroso equilibrio formale ereditato dalla preparazione classica, nel quale però avviene una felice integrazione con un senso molto personale dello swing jazzistico (benché Towner prediliga tempi più ampi e dilatati) e una propensione ad una sorprendente commistione di rarefazione e complessità ritmica, ricchezza delle armonizzazioni e intenso lirismo. Non a caso per definire il Towner pianista si è spesso ricorso al confronto con Bill Evans. L'altro aspetto creativo fondante del grande chitarrista americano è basato su un equilibrio costante e armonico tra composizione e improvvisazione, concetto chiaramente esemplificato dalle sue stesse parole: "Quando compongo una song o un lavoro di più vasto respiro, sono profondamente calato nella pura emozione sonora, che manipolo quasi come uno scultore, modellando la materia con un tocco qui e uno lì, nell'attesa che arrivi all'esatta posizione in cui si trovino realizzate le sensazioni che ho in mente. E la determinazione degli spazi improvvisati in un brano è una condizione di lavoro che non può essere lasciata al caso, ma va programmata in anticipo, andando dunque a incastonarsi già nel lavoro di composizione. La composizione di un brano destinato all'improvvisazione deve stabilire l'atmosfera, la collocazione e le regole di sviluppo che bisognerà poi seguire nell'improvvisazione. Nella musica classica le sezioni di sviluppo sono scritte, mentre nella musica improvvisata lo sviluppo è appunto improvvisato dai musicisti. Essi devono dunque avere confidenza con la teoria dell'armonia, le scale, le varietà di tempo e di ritmo, ed essere dei veri e propri compositori a tutti gli effetti. Una buona composizione dovrebbe stabilire un suo forte mondo musicale, tale da poter ispirare improvvisazioni che siano estensioni e sviluppi del feeling e dell'atmosfera presentata dalla sezione scritta*".

Il chitarrista e compositore americano riesce a mescolare, ricontestualizzandole completamente, diverse esperienze musicali (dalla classica al jazz, dal flamenco alla bossa nova) senza però toccare versanti come lo swing o il blues e prediligendo quei tempi ampi e dilatati, mai marcati da una ritmicità quadrata.

Towner usa in maniera discreta e mai esibita, ma allo stesso tempo molto espressiva, gli armonici, che diventano cifra delle sue scelte stilistiche.

Empedocle70

* RALPH TOWNER. IL PROUSTIANO di Gianfranco Salvatore Intervista a RALPH TOWNER realizzata il pubblicata su 'Fare Musica', dicembre 1992 http://www.gianfrancosalvatore.it/incontri/ralphtowner.html

Ralph Towner -- Nardis

Ralph Towner -- The Reluctant Bride

domenica 6 aprile 2008

"I Fotografi e la Chitarra Classica": foto di Alfredo De Francisci

Ospite della rubrica "I Fotografi e la Chitarra Classica" è Alfredo De Francisci. Ospitiamo molto volentieri le sue belle foto.



Complimenti Alfredo e grazie per la tua disponibilità e gentilezza.

venerdì 4 aprile 2008

Sito internet di Camillo Perrella


E' con molto piacere che Vi segnaliamo il bellissimo sito dell'amico liutaio Camillo Perrella:


I nostri sinceri complimenti per le bellissime chitarre e foto e per come è stato realizzato il sito. Complimenti!

Progetto Carulli: iniziativa del Forum Delcamp di Chitarra Classica

Segnaliamo con molto piacere questa ottima iniziativa del Forum italiano di chitarra classica Delcamp: Progetto Carulli.



L'iniziativa proposta dal Maestro Jean-François Delcamp prevede la realizzazione di un fascicolo (in formato PDF) sulla vita e la figura artistica di Ferdinando Carulli e di un'appendice multimediale (mp3 e video) che raccoglierà le composizioni salienti della sua produzione musicale (didattica e concertistica).



Il lavoro sarà in seguito tradotto nelle altre lingue del forum: francese, inglese, spagnolo, portoghese e giapponese. Il «Progetto Carulli» è aperto a tutti coloro che hanno desiderio di parteciparvi, nel complesso di tutti i forum del sito Delcamp.



Per ulteriori informazioni:



http://www.delcamp.net/forum/it/viewtopic.php?f=2&t=14769

http://www.delcamp.net/it/

giovedì 3 aprile 2008

La Tempesta

La Tempesta

Il Sogno di Una Notte di Mezza Estate

Il Sogno di Una Notte di Mezza Estate

La ragazzina davanti alla Coop di Angela Cingottini

La ragazzina davanti alla Coop

Qualche tempo fa davanti alla Coop è comparsa una ragazzina. Un'altra dei soliti immigrati più o meno regolari che vengono parcheggiati la mattina nei punti strategici per chiedere l'elemosina durante il giorno. Seduti in terra, con cartelli in mano che ti descrivono famiglie numerose, persone giacenti in ospedale e ti ringraziano invocando su di te benedizioni per quello che vorrai lasciargli.
La ragazzina dimostrava tra sì e no quattordici anni, non ricordo cosa dicesse il suo cartello: non li leggo mai quei cartelli. Mi limito a lasciare qualcosa, spesso l'euro che ritiro fuori dal carrello che ho appena utilizzato. E così con la ragazzina. Stava lì, tendeva la mano senza troppa convinzione e accennava un mezzo sorriso ringraziando quando le lasciavi cadere giù qualcosa . Mi investiva di una gran pena quel mezzo sorriso. Una ragazzina lì per terra, abulica, intristita, straniera ed estranea a tanta gente cui pure tendeva la mano. Pensavo che non doveva essere lì. Il suo posto era fra gli altri ragazzi , a correre, a scherzare ,soprattutto a ridere. Ridere per la vita che ti si apre davanti, che dovrà pur darti qualcosa visto che tu sei lì, e non ti ci sei messa da sola sulla terra. E hai il diritto di aspettarti e pretendere qualcosa, non solo l'euro o il centesimo che , forse, qualcuno ogni tanto ti concede. Chi ti regala un sorriso? Chi ti fa sentire viva? Chi ti insegna la gioia di sentirsi utile? Tutte domande senza risposta. E tu continuavi ad essere lì, semi addormentata, abulica, inerte. Scaricata, probabilmente, da una macchina che la mattina piazza a lavoro altre bambine come te, parcheggiate davanti ai vari supermercati e che la sera fa il giro per ritirarti, misero pacco postale. Ti porta in una casa. E tutto quello che ricavi da una giornata inerte ti sarà tolto fino all'ultimo centesimo. Senza che tu possa dir niente, senza che tu neppure possa pensare di dir niente. Perché nessuno ti lascia capire i tuoi diritti.. Il primo, il diritto ad esistere come essere umano, che non è quello di stare seduta tutto il giorno davanti ad un supermercato. Fra qualche anno cambieranno mercato e tu non saprai e non potrai dire di no, perché non sai di poterlo dire, di avere tutto il diritto di dirlo, di ribellarti, di pretendere anche tu una vita 'normale'. Quantomeno una vita tua, dove sei tu a decidere se vuoi prostituirti o no.
E volevo aiutarti , ragazzina. Mi dicevo che non era giusto continuare a darti dei soldi che non ti avrebbero dato niente, neppure il grazie di chi , poi , te li avrebbe presi. Non ti avrebbero dato né insegnato niente, i miei soldi. Solo, forse, che stando lì, seduta, davanti al supermercato , avresti potuto ottenere qualcosa per comprare, di tanto in tanto, dei chewing gum o delle merendine .Non sarebbero serviti a stabilire un rapporto fra te e me né fra te ed altri. Saresti rimasta quella bighellona che sta lì e pretende di vivere alle nostre spalle, senza lavorare.
Ma chi ti insegna come lavorare? Chi ti dà un lavoro? Chi ti insegna anche solo l'idea del lavoro, visto che tutto quello che qualcuno ti ha insegnato è che puoi stare seduta per terra e, prima o poi, qualcosa ti danno? Poi, alla fine della giornata, qualcuno ti darà, comunque, qualcosa da mangiare. Comprato, forse, con i soldi guadagnati dalle tue sorelle maggiori, sorelle, se non di sangue,di destino. Neppure loro sono padrone dei loro soldi, c'è chi li gestisce per loro. Anche loro non sanno di avere dei diritti.
Il diritto di dire no.
Di pensare ad una vita diversa.
Come darti un lavoro? Un'attività?Se almeno ti fosse venuto in mente di aiutare la gente con i carrelli............Ma ci sarebbe stato chi ti avrebbe lasciato il proprio carrello da rimettere a posto per farti guadagnare un euro?.............. Per offrirti una forma di lavoro?............... Per cominciare a farti capire che non tutto può venire dal cielo e che si deve stabilire una sorta di collaborazione?
Decisi di essere IO il tuo primo datore di lavoro e quando mi tendesti la mano inscenai una sorta di commedia, che poi tanto commedia non era e che, comunque, deve essermi riuscita bene. Cominciai a tirar giù i sacchetti e qualcosa mi cadde: era impossibile tirar fuori il borsellino in quelle condizioni. Ma ti sorrisi e ti dissi di aspettare. E tu capisti. Forse, soprattutto, capisti il mio sorriso. Capisti il fatto che non mi ero girata dall'altra parte. Poi il miracolo:
''POSSO AIUTARTI ?'
Non so se l'avessi mai detto prima di allora, ma da quando eri comparsa, ormai da mesi, non ti avevo mai vista aiutare nessuno.. Altro sorriso, il mio
'SI', GRAZIE
portiamo tutto alla mia macchina e poi riporta a posto il carrello. Puoi tenere i soldi.'

Pochi giorni dopo ti ho veduto di nuovo: mi hai sorriso un po' timida, ma mi hai riconosciuto. E ancora mi son lasciata aiutare. E la volta dopo ti ho sentita offrire il tuo aiuto ad un'altra cliente: mi sono sentita immensamente felice: avevi capito.

Da allora non ti vedo quasi mai seduta in terra. C'è sempre il tuo cartello, ma tu sei sempre in movimento: aiuti l'una o l'altra cliente e, soprattutto
sorridi e ricevi sorrisi.
Parli con la gente e la gente parla con te.
Stabilisci un rapporto. La gente si accorge di TE.

Oggi mi hai chiamato da lontano con un bel sorriso. Mi hai gridato:
'Ciao bellina! Come stai?'
Probabilmente è quello che qualcuno ha detto A TE e tu l'hai imparato subito. E l'hai detto proprio
A ME. E mentre mi lasciavo aiutare ti ho chiesto
'Quanti anni hai?'
'Diciassette'
'Di dove sei?'
'Romena'
'E sei qui con la tua mamma?'
'Sì' e , quasi ricordandotelo solo allora, 'ho anche un bambino, di tre mesi, ma ora è in ospedale'
Forse dice proprio questo il tuo cartello.
Non ho fatto osservazioni. Mi sono limitata a pensare che, da più di tre mesi stai lì,davanti alla coop, ma non ti ho mai visto né la pancia, né un figlio neonato. Spero che piano piano tu capisca che non è necessario inventare bambini per smuovere la compassione della gente. Anzi,
non devi affatto smuovere la compassione
Spero veramente che TU capisca. Ti auguro e mi auguro per te che l'idea di far provare compassione alla gente sia un abito che tra poco ti toglierai. Come quei cenci che porti addosso. Mi sembri una ragazzina sveglia: sicuramente prima o poi capirai.


Angela Cingottini
27 febbraio 2008

P:S:
8 marzo 2008

La sorpresa più bella me l'hai fatta proprio oggi:

ore 19,25. Una corsa al supermercato. Non voglio andarci, ma qualcosa manca, vinco la pigrizia...........
E ti vedo. Sei davanti alla montagna di mimose invendute che domani saranno alla discarica. Mi fai un sorriso ESAGERATO!!!!!!!!!
'Ciao bella, tanti auguri !'
mi lasci senza fiato e senza parole.
Solo per un attimo.
'Grazie, anche a TE'
Ti do un bacio.



Con gli auguri migliori per un mondo migliore da
Angela

mercoledì 2 aprile 2008

"Incontri con i Maestri" 19 e 20 aprile 2008 Roma

L'Associazione Rosso Rossini

ha il piacere di invitarVi al sesto appuntamento di
"Incontri con i Maestri"
terza edizione

docente
M° Francesco Taranto

Sabato 19 (h.9,30-18,00) e domenica 20 aprile 2008 (h.9,30-13,30)
Teatro della Forma
Viale della Primavera, 317-Roma


In collaborazione con la Cattedra "Ecos del Mediterraneo",
il miglior allievo dell'anno 2007/2008
dei corsi di perfezionamento "Incontri con i Maestri",
verrà invitato a partecipare ad un concerto da tenersi a Madrid
nell'ambito del Festival Internazionale "Andrés Segovia"
(commissione: Carlos Bonell , Carlo Carfagna, Pablo de la Cruz, Carlo Domeniconi, Francesco Taranto)



L’adesione al corso deve essere comunicata entro il 17 aprile 2008
via e-mail (http://it.f270.mail.yahoo.com/ym/Compose?To=info@rossorossini.com)
o telefonicamente al numero 347/8760109

http://it.geocities.com/empedocle70/corsointerno2008Taranto.pdf

FRED FRITH COSA BRAVA a Venezia 9 aprile 2008

RISONANZE 07_08

Rassegna di nuove musiche contemporanee

Venezia, Teatro Fondamenta Nuove














Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 21

FRED FRITH COSA BRAVA

Fred Frith chitarra, basso, voce

Zeena Parkins fisarmonica, tastiere, oggetti, voce

Carla Kihlstedt violino, voce

Matthias Bossi batteria, voce

The Norman Conquest suono

unica data italiana! Una grande opportunità di ascoltare l'avanguardia downtown newyorkese in Italia! Non perdeteli!

informazioni:

Recensione di Filmworks XIX: The Rain Horse di John Zorn, Tzadik 2008


Eccoci all'apertura del 2008 per John Zorn, ovvero un nuovo Filmwork, per la precisione il XIX (a distanza di 2 anni dal XVIII) della celebre serie (dedicata a musica scritta per cinema, tv e teatro).

Si intitola Filmworks XIX: The Rain Horse e nasce per sonorizzare un cartone animato del regista russo Dimitri Geller che ha commissionato a Zorn alcune composizioni Masada per vedersi consegnare un’opera originale fatta su misura per il film.

Personalmente concordo con chi sostiene che Zorn dia il meglio di sé proprio nei Filmworks, serie e se quest’opinione rimane opinabile, sicuramente la musica del volume XIX è tra le migliori mai uscite dalla sua penna. Zorn confeziona un disco poco invadente ma affascinante, più essenziale, senza sperimentazioni o eccessive stranezze rispetto ad altre opere “zorniane” (come le musiche dei Naked City o di Electric Masada o The Book of Head) e più vicino alle sonorità lounge-jazz-sefardite espresse in lavori come The Gift.

I musicisti coinvolti, Erik Friedlander (cello), Greg Cohen (basso) e Rob Burger (piano), tutti di classe e eccezionale bravura fanno un lavoro esile ma concreto, intavolando una conversazione sonora limpida e suadente che fa venire voglia di vedere il film di Geller. C’è una prorompente vena eroica in certi brani ed un’atmosfera malinconicamente mesta in altri. Il richiamo al jazz tradizionale di Wedding of Wild Horses, tra notazioni klezmer e inserimenti noise, è eccitante ed inquietante così come è superbamente evocativa l’aura tzigana di Dance Exotique e quella soavemente dolce di Bird in The Mist, a metà strada tra le delicate sonorità del Bar Kokhba Sexter e quelle del già citato The Gift del 2001.

Semplice, quasi disadorno: basso, violoncello e piano. Nessuno sbalzo di tono, melodie orecchiabili, delicate. Un momento quasi rilassante, lontane anni luce dallo Zorn fracassone e "pattoniano", un disco che scivola via senza problemi, accompagnato da un violoncello azzeccatissimo, un pianoforte mesto e un po' jazzistico, un basso quasi discreto e inaudibile.

Di sicuro un eccellente biglietto da visita per chi vuole “assaggiare” la vasta materia musicale zorniana senza voler troppo rischiare in sperimentalismi eccessivi e un po’ troppo, a volte, autoreferenziali.

Empedocle70

Tracklist:
1.Tears of Morning
2.The Stallion
3.Tree of Life
4.Wedding of Wild Horses
5.Forests in the Mist
6.Dance Exotique
7.Bird in the Mist
8.Parable of Job
9.Encounter
10.The Rain Horse
11.End Credits

Musicisti:

Greg Cohen: Bass
Erik Friedlander: Cello
Rob Burger: Piano

martedì 1 aprile 2008

Elena Càsoli in concerto a Praga 5 aprile 2008 con l'Orchestra Filarmonica Ceca




Concert within the framework of a show of selected contemporary
European music 'Prague Premieres 2008'

S. SCIARRINO: Archeologia del telefono. Concertante per 13 strumenti

J.-L. DARBELLAY: Zéphir pour clarinette en La et orchestre

M. MAREK: Il labirinto d´Orfeo. Koncert pro klarinet, kytaru a komorní orchestr

G. TEDDE: Polaris

Prague Philharmonia
clarinet Gareth Davis
clarinet Stephan Siegenthaler
guitar Elena Càsoli

conductor Kaspar Zehnder

Ralph Towner: una chitarra oltre il tempo parte prima


Ralph Towner nasce a Washington il 1 marzo del 1940, figlio d'arte, cresce, in una famiglia dove si respira un'aria estremamente stimolante musicalmente. Le prime avventure musicali non lo portano verso la chitarra, lo strumento che per primo lo rese famoso, ma col pianoforte classico e con la tromba. Nel 1958, frequentando i corsi di teoria musicale e composizione all'Università dell'Oregon, conobbe Glen Moore, destinato a diventare il suo contrabbassista di sempre; ma solo, quasi per caso, acquistò una chitarra classica. L'incontro con la chitarra avviene nel 1962, all’età di 22 anni, è casuale ma sconvolgente oltre che "tardivo", se ne innamora a tal punto da trasferirsi in Europa, per studiare lo strumento al Conservatorio di Vienna, dove lo studio della chitarra avviene parallelamente a quello del liuto e della musica antica. In questo importante periodo pone le fondamenta della sua sonorità e tecnica. Solo nel 1968 tornò definitivamente negli USA, stabilendosi a New York: e, pur suonando jazz (soprattutto come pianista), cominciò a espandere e codificare sulla chitarra uno dei background musicali col più alto peso specifico per il suo futuro sviluppo artistico estetico e concettuale: Towner esplora la musica filtrandola in un'ottica jazzistica, maturando una felice integrazione e assimilazione tra musica appunto improvvisata e il rigore e la compostezza dell'approccio classico.
“I miei studi classici a Vienna rappresentano le fondamenta della mia sonorità e della mia tecnica, mi ha confermato il musicista. Il risultato di questo mio training è udibile negli elementi della produzione del suono, dell'articolazione e delle dinamiche: sottigliezze, queste, che normalmente sono applicate più all'interpretazione dei brani classici che al jazz e alla musica improvvisata.*”
E' in un clima vitalistico e frenetico che Ralph Towner si trova ad interagire con un'esperienza collettiva straordinaria ed irripetibile: quella che si respirò nelle avanguardie musicali dei primi anni '70 a New York. Sperimentazioni alla ricerca di nuove combinazioni di strumenti, di approcci, di stili e culture musicali differenti. Molti musicisti di questo periodo si trovano a plasmare nuovi linguaggi e nuove frontiere improvvisative diverse da quelle del bebop e delle correnti jazzistiche degli anni '60: Miles Davis, i Weather Report e la Mahavishnu orchestra furono i gruppi più significativi che seppero compiere questa grande rivoluzione dei linguaggi e dell'estetica musicale.

Questa sua eclettica attitudine dovette essere notata ben presto, vista la varietà di impieghi musicali che Towner riusciva a trovare. Partecipò perfino al Festival di Woodstock col cantautore Tim Hardin, e con lui avrebbe anche registrato, portandosi dietro il compianto Colin Walcott, fra i primi specialisti americani di strumenti come il sitar e le tablas.
“Ma il festival di Woodstock fu per me soltanto un lavoro come un altro. Molti jazzisti, a quell'epoca, erano chiamati a suonare dai musicisti folk. Paul Motian, ad esempio, era a Woodstock con Arlo Guthrie nello stesso set in cui suonai io, e Tim Hardin chiamava spesso anche Eddie Gomez e Warren Bernhardt. A quei tempi c'era un grande interesse per musiche diverse dal bebop; i Weather Report, Mahavishnu, Miles Davis e tutti i musicisti di New York erano soliti interagire e sperimentare nuove forme di improvvisazione.*”Tra i 1970 e il '72 Towner fece parte del Paul Winter Consort, un gruppo che molti considerano tra i capostipiti della cosiddetta New Age. Qui Towner incontra l'oboista Paul McCandless col quale, insieme al vecchio compagno di università Glen Moore (contrabbasso) e Collin Walcott (tabla e sitar), forma gli Oregon. Il nuovo quartetto, gruppo di grande respiro, orientato verso sperimentazioni etniche e jazz-folk, con una sonorità eterogenea, introspettiva e meditativa, incide per la Vanguard nel 1972 il primo disco, non a caso, intitolato "Music of Another Present Era", mentre contemporaneamente in trio o come solisti, registrano anche per la ECM , espandendo la propria popolarità anche al vecchio continente. Ma considerare se stesso e i propri collaboratori come antesignani della New Age è un atteggiamento che - per quanto diffuso tra i pretesi storici di questa fortunata ma indefinibile area musicale - a Towner ripugna.
“Molte fra le categorie che il marketing musicale ha definito a tut'oggi sono, il più delle volte, versioni limitate e sterilizzate di alcune delle innovazioni che furono introdotte nei primi anni Settanta. La New Age, in particolare, sembra essere una categoria che richiede un sound costantemente privo di urgenza, di senso drammatico, di modulazioni armoniche e scale melodiche intricate, e che dunque non distragga da un'educata conversazione. Tutto sembra ridursi ad una sorta di utilitaristico massaggio sonoro per l'uomo d'affari stanco e annoiato, prodotto soprattutto da musicisti con scarsa esperienza delle possibilità emotive e drammatiche della musica in quanto forma artistica.*”

Sempre di questo periodo (novembre 1971) la prestigiosa partecipazione di Towner al secondo album dei Weather Report "I Sing The Body Electric", tra i cui solchi Towner lasciò un'indimenticabile performance alla chitarra a dodici corde, nel brano The Moors. Effimero ma brillantissimo, l'episodio costituisce un unicum nella discografia del gruppo, e sembra l'esatta dimostrazione dell’eccitante clima musicale newyorkese che si respirava allora. “Quella seduta di registrazione dei Weather Report fu un tipico esempio di quell'epoca musicale. Andammo negli studi della Columbia, e Wayne Shorter portò un lungo schema di una nuova composizione. Cercammo per ore di trovare un modo di realizzarla nel miglior modo possibile. Alla fine io cominciai a improvvisare da solo sul tema, e tutti uscirono dallo studio. Mi ascoltavo in cuffia, ma non ero completamente cosciente del fatto che mi stavano registrando. Continuai a suonare per un po', e a un certo punto decisi di andare a vedere dove erano finiti gli altri. Stavano tutti in regia, eccitati da quanto avevo appena finito di suonare. Allora ritornammo in studio e suonammo quella che poi diventò la seconda parte del brano.*”

* RALPH TOWNER. IL PROUSTIANO di Gianfranco Salvatore Intervista a RALPH TOWNER realizzata il pubblicata su 'Fare Musica', dicembre 1992 http://www.gianfrancosalvatore.it/incontri/ralphtowner.html

Ralph Towner -- Witchitaito

Ralph Towner -- Green and Golden

Ralph Towner -- I Fall in Love Too Easily