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giovedì 28 ottobre 2010

NOISE E FUTURISMO articolo di Andrea Aguzzi su Proiezione


E' stato pubblicato su PROIEZIONE rivista on line un mio articolo dedicato ai rapporti tra Noise e Futurismo, spero sia di vostro interesse!


http://proiezione.net/it/1795/noise-futurismo/

Andrea Aguzzi

sabato 2 ottobre 2010

Recensione di Citarodia Bergomense di Giacomo Parimbelli, EurArte 2004



Come definire la musica? Tanti vi hanno provato con definizioni di volta in volta diverse e a volte in antitesi tra loro. Qualche esempio:

- “scienza della buona modulazione” S. Agostino
- “esercizio di aritmetica svolto da un soggetto che non si accorge di contare” Leibnitz
- “componimento che procura il piacere dell’orecchio” Rosseau
- “la musica è un suono organizzato e la rappresentazione di un suono che cerca l’intelligenza” Varese

definizioni che si alternano tra l’esaltazione del piacere delle emozioni e il rigore matematico-logico sottostante alla costruzione di un brano musicale e che a loro volta ripropongono un altro dilemma sofistico e se cioè la musica composta in altri periodi temporali possa essere ascoltata con piacere ai giorni nostri e se mantenga intatta la sua forza evocativa ed emotiva. Domande che ritornano ascoltando il disco del Maestro Giacomo Parimbelli intitolato “Citarodia Bergomense” inciso nel 2004 per EurArte e interamente dedicato alle musiche per chitarra e liuto composte da autori bergamaschi nel corso dei secoli. Il cd è infatti una antologia mirata a riscoprire un patrimonio culturale, musicale e chitarristico poco eseguito e conosciuto e spazia tra autori come Giovanni Antonio Terzi (sec. XVI) di cui ascoltiamo tre brani dal I e II libro di intavolatura per liuto qui nella loro versione per chitarra, Ludovico Antonio Roncalli (1654-1703) suite in La minore dai Capricci Armonici per chitarra spagnola, Pietro Antonio Locatelli (1695-1764) di cui possiamo ascoltare al raramente eseguita Tema per variazioni per liuto qui eseguito nella versione chitarristica, Gaetano Doninzetti (1794-1848) il pou-pourrì per chitarra sola dalla Lucia di Lammermoor rinvenuta in una edizione d’epoca, Angelo Mazzola (1887-1974 tre brani da La Chitarra Romantica (edizione EurArte revisione e diteggiatura di Giacomo Parimbelli) e chiudendo con 4 brani di Benvenuto Terzi (1892-1980).

Tutta la musica è stata incisa filologicamente con una chitarra romantica del ‘900 realizzata dal liutaio Pietro Gallinotti (Solero 1885-1979) e restaurata dal liutaio Maurizio Foti, dai suoni caldi e pastosi. Di fronte a queste musiche credo sia inutile porsi troppe domande, sono 36 minuti e 15 secondi di musica incantevole, ascoltatela e lasciatevi ammaliare, è musica che parla al cuore, che suscita emozioni e lascia una buona sensazione, un buon sapore. Per una volta le definizioni di filosofi e illustri pensatori non sono così necessarie.

Empedocle70

martedì 20 aprile 2010

La Chitarra Classica in Radio! Giovedì 22 aprile ore 21


Il 22 aprile alle ore 21 il Blog Chitarra e Dintorni sarà nuovamente presente sulla Radio Voce della Speranza in onda su Diapason programma dedicato alla musica colta con una puntata dedicata alla chitarra classica "Da Mudarra a Brouwer", ai microfoni Andrea Aguzzi "Empedocle70", ecco i brani che ascolterete:

1) Massimo Lonardi, Fantasia, Alonso Mudarra, cd Libros de Musica para vihuela Stradivarius 2009
2) Andres Segovia, Galliard, John Dowland, cofanetto Hall of Fame
3) Pablo Marquez, Fantasia del primer tono, Luys de Narvaez, Cd Musica del Delphin, ECM
4) Oscar Ghiglia, Gavotte Ire dalla BWN995, J.S.Bach, cd J.S.Bach Pieces pour la luth, Stradivarius 2009
5) Bach Guitar Duo, Preludio dalla BWN858, J.S.Bach, cd Bach Guitar Duo
6) Guido Fichtner, Minuetto dalla Sonata nro 16, N.Paganini, cd The 37 Paganini Guitar Sonatas
7) David tanenbaum, Studio nro 2, M. Carcassi, cd Estudios 1990
8) Duo Maccari Pugliese, Valse da L’Encouragement op34, F. Sor, Cd Sor Coste Complete Works for Guitar, Brilliant, 2009
9) Julian Bream, La maja de goya, E. Granados, Cd Spanish Guitar Recital,1983
10) John Williams, Tango, I. Albeniz, cd Echoes of Spain, 1981
11) Stefano Grondona, El testament d’amelia, M. Llobet, Cd Respuesta, Stradivarius, 2007
12) Sante Tursi, Preambulo da suite in re maggiore, M.M. Ponce, Cd The Guitar music by M.M. Ponce
13) Duo Assad, Primavera portena, A. Piazzolla, cd Sergio & Odair Assad play Piazzolla, Nonesuch Records
14) Guitalian Quartet, Cuban landscape with rain, Leo Brouwer, Cd Guitalian Quartet Live, OIDI




Le stazioni RVS in Italia :




Bologna: 105,3 Mhz


Catania, Ragusa, Siracusa, Agrigento, Caltanissetta, Enna: 97,5 Mhz ( Enna: 90,8 Mhz)


Forlì, Cesena, Ravenna: 104,5 Mhz


Conegliano Veneto, Treviso, Venezia: 97,9 Mhz


Firenze: 92,4 MhzGaeta: 88,7 Mhz


Palermo: 92,6 MhzRoma: 104,8 Mhz


Sciacca: 94,5 Mhz



Sarà possibile anche seguire la trasmissione via streaming direttamente da internet:http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/default.html



Vi aspetto alla radio!


Empedocle70

venerdì 9 aprile 2010

L'Originale seconda parte di Empedocle70


Anche i nastri originali delle registrazioni, i cosiddetti Master tapes non hanno lo stesso prestigio degli Originali nell’arte visiva: non sono esposti nelle gallerie o nei musei per compiacere il nostro desiderio della loro Aura fonetica. Non vanno sotto il martello da Sotheby. Se vi è egualitarismo nella musica, esso non esiste nell’arte. Coloro che come me si rifiutano di scaricare tutta la musica gratuitamente e illegalmente, e che ancora entrano nei negozi di CD, scoprono facilmente che le grandi opere musicali, la grande musica (qualunque siano le vostre preferenze di genere) ha un prezzo all’circa uguale a quello della spazzatura. Le vendite di un artista potrebbero aumentare se muore (Michael Jackson docet), ma il prezzo dei loro dischi non cresce, perché, sono proprio questo, le registrazioni, riproduzioni, con un valore estremamente limitato di mercato. Come ogni appassionato di musica che si rispetti ho passato parte della mia vita ad accumulare con amore una raccolta di documenti sonori, un universo abbondante di piaceri estetici attraverso i generi e i secoli, che anche se fossi in grado di vivere otto volte tanto, dedicando ogni mio minuto di veglia esclusivamente a questo gioco, non sarei in grado di partecipare, di assorbire, di vivere completamente, perso nella sua miriade di generi, sfide e piaceri bizantini.


Se dovessi vendere la mia biblioteca di dischi, quello che prenderei mi sarebbe probabilmente appena sufficiente per acquistare qualche pezzo mediocre di qualche artista esposto per la prima volta in una galleria d’arte. Sì, ci sono alcuni pezzi rari, magari in vinile, ma anche in questo caso, gli importi sono relativamente insignificanti. Incrementare il valore di una musica "Originale" a livelli da casa d’asta è praticamente impossibile. Il musicista, scrittore e accademico David Toop ricorda che proponendo un suo concerto presso la Lisson Gallery di Marylebone, il proprietario della galleria, entusiasta all’idea, si chiedeva se c'era un modo per cui ai musicisti potesse essere pagato il tipo di somme che un artista visivo si poteva aspettare per evento analogo.
"Si chiese se il concerto poteva essere registrato, e quindi se la registrazione poteva essere venduta subito dopo. Gli ho detto: si potrebbe provare! Laggiù sulla mia scrivania c’è un CD-R di un concerto suonato un paio di giorni fa, di cui esistono solo tre esemplari al mondo. Ma io non potevo darlo via. Se avessi cercato di venderlo a Mark Wastell (che gestisce il negozio di dischi Sound 323 in Highgate), probabilmente non lo avrebbe accettato e lui è stato coinvolto in quel concerto!”
"L'arte e il boom immobiliare sono andati di pari passo a partire dal 1980," continua Toop. "In quel momento credo che ci fosse una ampia visione collettiva secondo cui possedere un pezzo d’arte era sia fico che realizzare un potenziale investimento. Nel frattempo, la musica è diventata sempre più economica, fino a cinque sterline, meno di una sterlina per un singolo brano su mp3".

Il compositore La Monte Young non solo ha cercato di superare le normali convenzioni temporali sulla musica, con le musiche del suo Theatre of the Eternal Music, ma ha anche tentato di raggiungere lo status dei suoi colleghi nel mondo dell'arte visiva, ritirandosi dal mercato musicale fin dai primi anni '70 e rendendo egli stesso e i pochi lavori fino ad allora pubblicati costosi quasi come quelli di un artista visivo. Nel 1974, egli riuscì a vendere un pianoforte, il fulcro di una sua installazione intitolata The Well-Tuned Piano, l'acquirente, pagò un extra di 1.000 dollari, perché lo autografasse per lui. In generale, tuttavia, i collezionisti d’arte non sono sufficientemente preparati e pronti a pagare a prezzo d'autore un pezzo musicale, non importa con quale connotazioni di originalità ed esclusività si tenti di rivestire la musica o lo spartito. Sound artist come Michael J. Schumacher sono di tanto in tanto riusciti a vendere dei pezzi loro ma senza riuscire a incidere sulla natura relativamente democratica dell’economia e della diffusione musicale.
Il fascino derivante da quotazioni con cifre a sette o otto zeri ha avuto un tremendo effetto immagine per l'arte moderna. Articoli su quotidiani a tiratura nazionale, come quello citato in precedenza del Sole24Ore, hanno avuto due effetti: fanno appello desiderio di investimento-ricchezza delle persone, ma servono anche per esporre le opere d'arte, magari riprodotte su cataloghi in miniatura, a un pubblico più ampio che si è visto impegnarsi con la "difficile" arte, aumentandone l’esposizione mediatica e facendo uscire l’arte contemporanea dal ghetto dei semplici appassionati. La musica moderna al momento invece, non ancora ha goduto di un simile privilegio.
- parte seconda

Empedocle70

giovedì 8 aprile 2010

L'Originale prima parte di Empedocle70


Qualche tempo fa, ritornando a casa dopo un concerto con un amico, riflettevamo sul fatto che mentre un pittore una volta terminate la sua opera, chiude in un certo senso il discorso attorno al suo lavoro, un musicista in realtà non termina mai le proprie musiche. Mesi passati a studiare un brano, che magari si esegue e esaurisce in pochi minuti, e ancora mesi che dovrà passare a ristudiarlo, magari per presentarlo sotto un’altra luce e con una nuova interpretazione, in un ciclo infinito che, con buona pace delle registrazioni discografiche, non vede mai partorire un Originale.
In questo ambito il potere delle arti visive si trova ad un livello sconcertante. La potenza dell'Originale. rappresenta infatti un valore estetico e feticistico che, nonostante tutti i tentativi operati da parte di chi opera con l’arte concettuale di derogare a tale principio e nonostante le migliori speranze di Walter Benjamin, il potere della Aura dell'Originale continua a risplendere e a esercitare il suo fascino, il fascino dell’autentico, tanto potente nella sua morsa, così come lo è nella sua totale falsità. Non mi credete? Penso che i recenti successi di vendite e i record segnati dalle case d’asta in merito alle quotazioni di opere d'arte contemporanea ne siano un buon esempio.

Il supplemento Arteconomy del Sole24Ore titolava nel settembre 2008 Un’insaziabile voglia di Bacon al sangue dando alcune cifre (da capogiro) sulle quotazioni raggiunte dall’artista: “Lo scorso anno, Al-Mayassa, figlia dell’emiro del Qatar, spendeva 35,5 milioni di euro per «Studio per Innocenzo X», 1932. Poi a febbraio, Joseph C. Lewis, miliardario inglese proprietario del Tottenham Hots (curiosa la passione baconiana del mondo del calcio) acquistava «Triptych 1974» per quello che oggi sembra un prezzo d’occasione, 32,7 milioni di euro. Si dice che sia stato un miliardario irlandese ad aggiudicarsi il trittico del 1975 «Autoritratto», venduto da Christie’s lo scorso giugno per 21,3 milioni di euro. Secondo Gerard Faggionato, rappresentante per l’Europa della proprietà Bacon (la mostra «Le donne di Francis Bacon» apre l’8 settembre nella sua galleria), «il mercato di Bacon è diverso da quello di Warhol per il semplice fatto che non ci sono abbastanza opere per tutti». Bacon ha distrutto molti dei suoi quadri e dopo la sua morte sono state scoperte nel suo studio 98 tele ridotte in pezzi. La sua intera opera si compone all’incirca di appena 600 quadri. L’anno scorso l’artista è salito al terzo posto, alle spalle di Warhol e Picasso nella classifica di ArtPrice dei migliori risultati in asta, mentre nel 2003 occupava appena la settantasettesima posizione.”

http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/news.php?type=quotazioni&id=279&

Nessuna allusione di sorta sui meriti estetici della pittura, ma ampia disquisizione sui loro meriti finanziari e sul fatto che la morte dell’autore e la successive scoperta di alcuni inediti (come sono? Perchè non li ha distrutti?) non potevano che utilmente promuovere il valore delle sue tele, poiché non vi è nulla come la morte o un po’ di velata schizofrenia per aggiungere qualche vitale e penosa rifinitura di autenticità artistica.
Ammettiamolo: la gente non posso farne a meno che correre attorno a un Originale. Siete mai stati al Louvre? Folle intere raggrumate in attesa di sfilare in riverente omaggio davanti alla teca di vetro antiproiettile contenente la prova dell’esistenza della Gioconda di Messer Leonardo da Vinci, come ipnotizzati e sedotti da anni di propaganda sulle proprietà intrinseche e sul potere di elevazione dell’arte.
Assieme all’autentico desiderio di esaminare la pittura e la meditazione le sue qualità, si avverte una sensazione di fondo che essere vicini alla Gioconda vuol dire essere esposti al misterioso, spiritualmente nutriti dai raggi che partono dalla suo essere vecchia di secoli, dalla vernice screpolata, la magia di un passato immortale creato da Messer Da Vinci e trasmesso attraverso le sue opere.
Questa è l'Aura, e si può anche non crederci, ma nella misura in cui essa esercita tale innegabile effetto magnetico, essa esiste. E ciò che emanano tutti gli oggetti definiti come opere d'arte, tra cui e a prescindere dalle sue intenzioni, anche il pitale di Marcel Duchamp. Possedere un tale “cesso” è come possedere la pietra filosofale che tutti desiderano, o una sacra reliquia della Vera Croce, o un pezzo di autentica anima immortale? O forse si limita semplicemente a confermare che sei un estremamente ricco, e quindi, una persona estremamente importante.

Probabilmente molti di coloro che frequentano le sale di concerto di musica classica, e l’opera lirica in particolare, lo fanno nella speranza di una sorta di crescita, di elevazione, sia spirituale che sociale. Tuttavia, nella musica, non vi è alcun equivalente all'Originale. Vi è un certo commercio di cimeli, anche se si parla di quotazioni al massimo per migliaia di euro e non di milioni, dai sottobicchieri su cui sono stati scarabocchiati i testi delle canzoni alle chitarre di Hendrix. E’ difficile da capire ciò che motiva le persone che comprano queste cose: la superstizione, la vanità? Che cosa immaginano di avere in loro possesso le persone che acquistano il pianoforte bianco di John Lennon?

lunedì 29 marzo 2010

Recensione di EGP di Marco Cappelli, Mode records 2006


Ho scoperto questo disco tramite una recensione e un’interessante intervista a Marco Cappelli sul mensile BlowUp, dove Cappelli descriveva il suo esodo volontario dall’Italia verso New York alla ricerca di nuovi stimoli per il proprio percorso artistico ormai da tempo indirizzato verso la musica contemporanea, l’avanguardia e l’improvvisazione. Percorso artistico sintetizzato nel disco e nel progetto solista EGP, l’idea cioè di fotografare con efficaci “istantanee musicali” il circolo di musicisti di Down Town New York commissionando agli stessi artisti nuove composizioni.
Musicisti / compositori / improvvisatori caratterizzati dal fatto di essere legati tanto ai campi della musica colta che del jazz, dell’elettronica, dell’avanguardia che della sperimentazione rock, e accomunati da un linguaggio musicale scevro di una qualsiasi suddivisione / limitazione in categorie.
Ecco quindi uno dei maggiori motivi di interesse di questo disco: la possibilità di avere a portata … d’orecchio una realtà musicale così particolare attraverso l’ascolto di brani scritti per chitarra classica particolare, modificata dallo stesso Cappelli con l’aggiunta di 8 corde di risonanza,amplificata e predisposta per il controllo MIDI, e caratterizzati da una scrittura … mista, sia rigorosamente strutturata che caratterizzata da soluzioni e modelli più liberi e informali, quasi aleatori con ampio uso dell’improvvisazione. La lista dei compositori, ciascuno presente con una sua composizione è quanto di meglio si possa chiedere per rappresentare l’avanguardia musicale della Big Apple: Elliott Sharp, Otomo Yoshihide, Ikue Mori, Marc Ribot, David Shea, AnthonyColeman, Nick Didkovsky, Mark Stewart, Erik Friedlander e Annie Gosfield.
Non resta ascoltare uno per uno i brani:

1) “Marc Ribot: And So I Went to Pittsburgh” Di tutti i musicisti con cui Cappelli è entrato in contatto non è davvero difficile immaginare una particolare affinità col Signor Ribot. L’interpretazione di questo brano, assolutamente tipico per il chitarrista newyorkese compagno di giochi di John Zorn e Tom Waits, è talmente rigorosa da rasentare la perfezione stilistica. Cappelli ha saputo rendere alla perfezione un brano in cui Ribot ha voluto condensare tutta la sua … schizofrenia, unendo tra loro brividi elettrici e una certa arcaicità american primitive guitar con un suono abrasivo, sporco affiancato a momenti di pace quasi bucolica.

2) “Ikue Mori: Bird Chant” Per chi non la conoscesse la signora Ikue Mori è una dei punti di riferimento dell’avanguardia-rumoristica-elettronica newyorkese fin dai tempi della No Wave. Singolare la sua presenza in questo disco data la sua presenza con i DNA di Arto Lyndsay nella celeberrima antologia musicale “No New York” curata da Brian Eno nel 1978 e recentemente ristampata. Anche qui basta un breve inizio d’ascolto per domandarsi se non sia lei l’autrice. Il brano è realizzato sulla contrapposizione / interazione tra la chitarra e una base preregistrata, creando uno scenario delicato e rarefatto, sospeso su una rete di suoni elettronici e rumori tipici della poetica “musicale” della Mori, in cui la chitarra quasi ne tratteggia i contorni. Isolazionista senza esserlo mai veramente, forse semplicemente siderale.

3) “Elliott Sharp Amigdala” Elliott Sharp è un po’ considerato il Jimi Hendrix delle musiche eterodosse: instancabile ricercatore, inventore di nuove chitarre, i suoi lavori sono caratterizzati da veri blocchi sonori e da influenze rock, blues e dal canto armonico e in generale dall'utilizzo continuo di overtones. Le sue musiche sono eseguite con regolarità dai maggiori ensemble in questo settore, tra i quali l'Ensemble Modern e la non meno prestigiosa orchestra del ORF di Vienna. Anche in questo brano Sharp non si smentisce inventando un lento bordone ritmico in eterea evoluzione che si … sbrindella, si sparpaglia, si avvita su se stesso con le corde percosse, strofinate, accarezzate, pizzicate in tutti i modi possibili, tapping doppi glissando … l’interprete spinto al massimo delle possibilità fisiche, sue e dello strumento.

4) “Anthony Coleman The Buzzing in My Head” Racconta Cappelli, nel bel libretto incluso nella confezione del cd, che questo brano sarebbe servito a Coleman per esorcizzare una fastidiosa malattia dell'orecchio che gli faceva udire un fastidioso e costante ronzio. Coleman è pianista virtuoso, legato alla musica klmezer e al jazz e di cui è impossibile non citare lo splendido lavoro fatto in Bar Khokba di John Zorn. Citando Ligeti e omaggiando Beckett, richiamando concretamente l'odiato ronzio il compositore confeziona uno dei brani forse meno estremi del cd, una scrittura improvvisa e quasi brusca, ben poco melodica, con qualche escamotage da teatro d’avanguardia. Forse un po’ troppo lungo …

5-6-7) “Nick Didkovsky A bright moon makes a little daytime” Il signor Nick Didkovsky è un personaggio singolare, compositore, autore di software, formidabile matematico nonché chitarrista e leader del gruppo dei Doctor Nerve, caratterizzato da una approccio poli-stilistico con echi rock (Frank Zappa, Henry Cow e King Crimson), vicino o forse meglio dire parallelo alla scena avant newyorkese. Bello scoprire in lui l’autore di questo pezzo, un brano in tre parti, fondamentalmente basato sulle possibilità offerte dalle normali 6 corde più le 8 di risonanza della chitarra preparata di Cappelli. I suoni emessi dalle due cordiere si scontrano, incontrano e rincorrono secondo una tecnica che inedita, ogni tanto dalla fitta trama appaiono, come dalla nebbia, radi echi di blues ….

8) “Otomo Yoshihide Pi-Anode” Otomo Yoshihide. Tokyo. Chitarra jazz, turntables, laptop, avant, free, noise, come definire questa simpatica persona dall’aria mite che in un attimo è in grado di saturare l’atmosfera dei suoi concerti passando dalle più dolci melodie alla tortura acustica più spietata? Nel brano in oggetto Otomo decide di vestire i panni del serio compositore, ideando un bezzo basata su una struttura aleatoria: una tavola numerica che incrocia il numero di corde da impiegare con una serie di eventi prestabiliti e lascia all'esecutore la responsabilità di costruire / ricostruire il brano impiegando tutti i suoni incidentali presenti nell'ambiente e derivanti dall'esecuzione, ma senza l’uso di feedback. Date queste regole Cappelli genera una mosaico sonoro confuso, controllato e cangiante. You call that music? Avrebbe chiesto Zappa …

9) “Annie Gosfield Marked by a Hat” La signora Gosfield (è compositrice e membro dei Bang on a Can) è l’autrice del brano apparentemente meno estremo del cd. Al primo ascolto, specialmente subito dopo l’aleatorietà di di Otomo, viene quasi spontaneo chiedersi cosa ci sia di così estremo in un brano costruito su poche variazioni di arpeggio delle otto corde di risonanza aggiunte da Cappelli al proprio strumento? Un brano per sola mano destra e corde a vuoto, caratterizzato da effetti percussivi quasi a creare una trance. Un brano che però cresce di ascolto in ascolto.

10) ”Mark Stewart Uboingee Etude #1“ Geniale estremismo. Impossibilitato a completare la serie di undici studi per chitarra che aveva in mente a causa di un redditizio tour con Simon & Garfunkel, il funambolico chitarrista dei Bang On A Can consegna a Cappelli un 'pezzo' del tutto particolare: uno strumento (in pratica uno scheletro di metallo arrugginito tenuto assieme da vertebre e costole elastiche con un microfono a contatto che ne amplifica ogni vibrazione) da lui costruito sul quale eseguire un'improvvisazione. Cappelli si è pertanto prodotto in un estemporaneo martellamento delle molle e delle fasce di cui lo strumento prima di eseguire il brano vero e proprio - non proprio memorabile, a dire il vero - su di un loop percussivo.

11) “Erik Friedlander Iron Blue” Forse il brano più bello e, apparentemente, più melodico. Elegante, quasi arabescato in certi passaggi deve aver non poco messo a dura prova le capacità di Cappelli, essendo stato costretto ad accordare la chitarra come un violoncello. Il risultato è molto appagante per l’ascoltatore, Friedlander è compositore (e interprete) molto capace, un altro degno compagno di squadra per Coleman e Ribot negli ensamble di John Zorn. Un brano meraviglioso.

12) David Shea Terra from: Metta Meditations Compositore segnalatosi fin da giovane per la brillante capacità di mediare musica elettronica e scrittura compositiva (imperdibili i suoi due capolavori Satirycon e Tower of Mirror) ,Shea ha composto una suite in sette movimenti basata sull'elaborazione in studio di campioni dello strumento di Cappelli e che prevede, nell'esecuzione, il raddoppio della chitarra attraverso un nastro, o meglio un cd pre registrato. Il risultato è un brano estraniante, sospeso, quasi una meditazione indecifrabile, effetti, acuti arpeggi ostinati che passano dondolando dallo strumento al nastro senza soluzione di continuità, come un continuum sonoro che continua a suonare nell’orecchio, anche dopo la sua fine.

Disco consigliatissimo per chi ama l'avanguardia, in particolare la sempre prolifica e interessante scena newyorkese!
Empedocle70

domenica 28 marzo 2010

La chitarra contemporanea in radio!


Cari Amici,
domani sera, lunedì 29 dalle 21 alle 22 sarò in onda su Radio Voce della Speranza nell'ambito del programma Radiofonico "Di che musica sei?" con una puntata interamente dedicata alla musica per chitarra contemporanea.

Radio Voce della Speranza (RVS) è radio privata di Forlì con ponti radio anche in tutta Italia, nella scaletta musicale sono previste musiche suonate da Elena Càsoli, Matteo Mela, Lorenzo Micheli, Antonio Rugolo, Nuccio D'Angelo, Arturo Tallini, Marco Cappelli, Maurizio Grandinetti, Emanuele Forni, Donato D'Antonio.
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http://dichemusicasei.blogspot.com/
http://www.radiovocedellasperanza.it/default.html

Le stazioni RVS in Italia :

- Bologna: 105,3 Mhz
- Catania, Ragusa, Siracusa, Agrigento, Caltanissetta, Enna: 97,5 Mhz
( Enna: 90,8 Mhz)
- Forlì, Cesena, Ravenna: 104,5 Mhz
- Conegliano Veneto, Treviso, Venezia: 97,9 Mhz
- Firenze: 92,4 Mhz
- Gaeta: 88,7 Mhz
- Palermo: 92,6 Mhz
- Roma: 104,8 Mhz
- Sciacca: 94,5 Mhz

Sarà possibile anche seguire la trasmissione via streaming direttamente da internet:
http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/default.html

Vi aspetto alla radio!
Empedocle70

sabato 23 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte sesta


Le astruse teorie matematiche di Xenakis sono messe al servizio della replica di forme ‘naturali’. Egli definì eventi tra gruppi di strumenti che replicano l'apertura di ventilatori o il movimento di spazzole, con strutture di composizione denominate ""arborescences" - tentacoli o cespugli di suoni derivanti da una radice comune in grado di espandersi in diverse direzioni. Il software consente la manipolazione della posizione, la rotazione e l'aspetto della tessitura delle forme create in questo modo. Queste opere arboree hanno ormai superato i primi esperimenti di Xenakis dedicati alle strutture stocastiche, che erano basati esclusivamente sulla logica aritmetica. "Nel determinismo la stessa causa genera sempre lo stesso effetto", disse una volta Balint Andras Varga, descrivendo il suo tentativo di sbloccare il valore caotico dei numeri. "Non c'è nessuna deviazione, nessuna eccezione. L'opposto di questo è che l'effetto sia sempre diverso, la catena non si ripete mai. In questo modo si raggiunge la possibilità assoluta che è, appunto, l’indeterminismo".

Nel 20° secolo, l'orecchio umano ha dovuto adattarsi a ambienti più affollati e più ricchi di informazioni. Parte di questa evoluzione ci ha condizionato a desiderare e individuare più rumore, che è il dettaglio del suono e della tessitura che cade tra le divisioni matematiche stabilite da Pitagora. Nel nuovo millennio il monocorde non più è abbastanza a lungo per esprimere tutto ciò che è cambiato nella forma musicale. Seconda la Scuola Viennese collegata con Alban Berg e Anton Webern, la musica doveva sganciarsi dalla emotività e dalle strutture intuitiva che avevano portato alle forme opulenti e eccessive del tardo Romanticismo. Schoenberg affrettò il passaggio alla atonalità, cioè alla mancanza di una chiave definita, mentre altrettanto rapidamente i suoi contemporanei Picasso e Braque acceleravano la distruzione della prospettiva rinascimentale sulla tela.

Schoenberg ha trasformato la musica in dati puri: gruppi di 12 note sono state usate come cellule amelodiche per ogni composizione. I rapporti tra ciascuna nota possono essere invertiti, mescolati tra loro o rovesciati come palindromi, senza essere collegati ad una chiave musicale scelta precedentemente come dominante. La scelta di chiavi fisse contribuisce a dare un senso di progressione in una composizione, Schoenberg ha cercato di definire un nuovo, segreto, non udibile sistema come modus operandi nella sua musica, ma a un certo punto ha perso la sua visione nelle ombre di diverse centinaia di anni di tradizione classica: "Si usa la serie e poi uno compone come prima, "scrisse una volta. Ma le sue opere Die Jakobs / Eiter (Jacob's Ladder, 1917-22) e Moses und Aron (1932), sono rimaste incompiuta alla sua morte. Un po’ come se egli fosse inciampando scoprendo che la scala che stava cercando di costruire era totalmente, fatalmente inagibile a causa dell’eccessiva complessità numerica: in compenso, quasi come segno di riconoscenza, il suo Pierrot Lunaire è una poesia dell’anima persa, confusa, alienata. Ammettiamolo, per riuscire ad apprezzare le strutture matematiche immerse nelle musica seriale bisogna avere una conoscenza simile a quella di un iniziato: nella sua lottà contro la tonalità, Schoenberg ha dato vita a una tale complessità in grado di sbaragliare la gran parte del suo possibile pubblico, trasformando la musica contemporanea in una cosa lontana sia dai gusti della gente che dalla società.
A distanza di oltre 2500 anni il monocorde pitagorico continua a vibrare le sue note immerse nell’armonia cosmica, liberarsene o semplicemente andare oltre non sarà un cosa così semplice ….. Bach docet.
Empedocle70

venerdì 22 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte quinta


La regolarità dell'universo newtoniano ha ceduto alle 'stranezze', trovando la sua controparte musicale nella xenharmony, la strana armonia. L’era atomica ha importato la “stranezza” nelle equazioni scientifico-musicali. Sempre più si sviluppa secondo la propria logica interna, o è costituita da elementi molto lontani dall’idea di espressione personale. A 30 anni di distanza dalla composizione Earth's Magnetic Field' di Charles Dodge 'composto' da mappatura statistiche geofisiche trasformate in dati musicali, si assiste a un rinnovato interesse a succhiare il rumore delle emissioni solari o dei campi elettromagnetici dell'atmosfera, o a utilizzare il software del computer per trasformare dati grezzi in suono (il più recente è un programma che converte le immagini in equivalente sonoro). Music by process o by pulse, come quelle di Terry Riley, o la Techno minimale cui elementi costitutivi sono le frequenze pure, come le tracce su quasi tutti i dischi di Plastikman, vi lascio alla ricerca di metafore e connessioni con mutazioni geniche, eccentricità orbitale, spostamenti di masse gravitazionali. L’Arte Sonora si sta confermando come un filtro per la creazione di nuove strutture profonde all’interno dell’orecchio umano.
I sintetizzatori hanno permesso la creazione di nuovi sistemi per la generazione di frequenze e il software del computer consente di comporre graficamente con le stesse onde sonore sinusoidali, trasformando in “oggetti fisici” le idee dei microtonalists. I Pitagorici avevano costruito una visione matematica del mondo basata su punti specifici, non ammettendo che le linee potessero essere infinitamente divisibili.
All'inizio del 21 ° secolo, i punti di informazione musicale si sono moltiplicati e allo stesso tempo sono diventati più ravvicinati: in paragone al taglio sottile previsto per la scala armonica ora i dati digitali sono come semolino, i cui grani sono essere riassemblati all’infinito. "Siamo tutti Pitagorici," ha detto una volta Iannis Xenakis. Anche se trascurato di definire chi siano i 'noi' in questa equazione, la sua profezia risuona di nuovo nel mondo di elettronica di consumo, dove i processi compositivi, una volta frutto di giorni e giorni di intenso lavoro sono ora immediatamente accessibili tramite sintetizzatori economici, programmi di composizione e suonerie per cellulari.

parte prima parte seconda parte terza
parte quarta parte quinta parte sesta

giovedì 21 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte quarta


Il compositore californiano Lou Harrison lo ha seguito con la sue accordature per orchestra prese dallo studio delle orchestre gamelan indonesiane e compositori tra cui La Monte Young, Pauline Oliveros. James Tenney, Glenn Branca e Ben Neill hanno varie volte ha adottato tali idee. Nella Just Intonation, agli intervalli tra le note vengono assegnati i valori in centesimi: il tasso di cambio è di 100 centesimi per semitono, il che significa che con apparecchiature abbastanza sensibili da poter essere sintonizzati al cento per cento, il numero di rapporti possibili può crescere esponenzialmente nell’ordine delle migliaia. Ci sono due effetti collaterali: in primo luogo, la Just Intonation si è rapidamente trasformata in una forma di matematica arcana, oggetto di tesi cervellotiche e criptiche nei dipartimenti di musica in tutto il mondo. In secondo luogo, dato che l’accordatura in Just Intonation mira a ridurre le dissonanze. i suoi adepti tendono a privilegiarne le qualità calmanti e invitanti alla meditazione. Non è un caso che questo tipo di accordatura abbia riscosso grande successo anche in ambito New Age o tra la cosiddetta ambient “seria” proposta da gente come Robert Rich e Larry Polansky. E non siamo molto distanti dai territori musicali di Pitagora, per il quale una delle funzioni principali della musica era quella curativa.

La Musica delle Sfere si sta combattendo per in altri teatri di guerra, non solo nei meandri oscuri delle teorie sull’accordatura. A volte bisogna guardarsi dal lupo romantico che indossa un camice bianco. Le visioni musicali di Karlheinz Stockhausen riguardo alla musica cosmica, per esempio, sono qualcosa di più di un semplice diversivo. Per Stockhausen le onde magnetiche musicali sono sempre state viste nei termini di come influenzano l’essere umano. "C'è sempre una musica delle sfere, ma questi suoni sarebbero il peggiore inquinamento acustico che si possa immaginare, sarebbero troppo forti". Not in my backyard, non nel mio cortile, in altre parole sarebbe il caso di suonare proprio i suoi capolavori. Licht, l'opera gigantesca che Stockhausen sviluppato nell’ambito di quasi tre decenni, è un concetto cosmico troppo lontano per la maggior parte degli osservatori. Attraverso l’astronauta-angelo Micheal, Stockhausen mette in scena le relazioni tra le leggi musicali e la sfera umana, dimostrandosi meno interessato a quello che succede quando la musica penetra nel campo sociale rispetto al modo in cui esercita la sua influenza mistica.

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mercoledì 20 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte terza


Questa ridivisione delle voci,il caos incontrollato dell’eterofonia, e la deregolamentazione dell’espressione umana sono stati vividamente documentati attraverso i 12 lati originali dei 33 giri della Anthology of American Folk Music di Harry Smith. Il monocorde pitagorico di Robert Fludd si trova esattamente sul coperchio del cofanetto dei dischi, ma mentre Smith era affascinato dalla codifiche di antiche, a volte arcane informazioni, e dalla mappatura del migrazioni dimenticate delle culture tribali attraverso una ricerca archeologia nella canzone popolare, la presenza del monocordo ha una risonanza ironica.
Smith aveva previsto per i tre cofanetti che contenevano i sei dischi tre colori diversi: rosso (il fuoco), verde (acqua) e blu (aria). La Terra è l'elemento mancante, anche se sembra gli stessi dischi siano stati stampati nell’argilla indurita, tale è la grinta e la fisicità dei suoni e delle voci incise nei solchi dei 33 giri. L’eterofonia delle voci e la rozzezza e freschezza delle incisioni si potrano al di fuori della scala temperata in modo simile alle micro-scissioni tonali che sono in primo piano nei drones del violino di Conrad.

Il pomo della discordia per Conrad e altri attivisti per lo sviluppo di accordature diverse è che la scala egualmente temperata - il moderno sistema di accordatura - è strettamente specifica per gli strumenti a tastiera. Prima del 18 ° secolo, non c'era nessun sistema prefissato che dettasse i corretti intervalli previsti tra le note della scala.
Il Temperamento Equale, come le orecchie moderne lo conoscono, venne sancito solo quando J.S. Bach compose gli studi conosciuti come Das Wohltemperte Klavier (Il Clavicembalo Ben Temperato). Una sequenza di 48 preludi e fughe progressivamente sempre più difficili. Il clavicembalo ben temperato è stato creato tra il 1722-42. per gli alunni di pianoforte presso la corte di XXXXX in Germania, dove Bach ricopriva il ruolo di direttore musicale.
Il sistema parifica la distanza armonica tra ciascuna delle 12 note della scala con l'effetto di “addolcire” la scala. rendendola più appetibile per la musica da salotto. Questi studi diventarono parte integrante della pratica quotidiana di compositori successivi, il cuore della tradizione classica: Mozart, Beethoven, Schumann. Un sistema di accordatura progettato per i bambini della classe dirigente europea è diventata il fondamento di tutta la musica occidentale: era solo una questione di tempo prima che un tale sistema sarebbe passato sotto il rigoroso controllo da parte coloro che cercano di rivoluzionare e democratizzare l'aria armonica che respiriamo.

Le 12 divisioni arbitrarie della ottava comportano che alcune frequenze mantenute a lungo possano urtare tra loro le une contro le altre, creando un effetto che il musicologo Kyle Gann ha chiamato "fonetica caffeinica", e portando Terry Riley ad affermare che "la musica occidentale è veloce perché non è accordata ". Riley appartiene al numero crescente di musicisti che hanno cercato di aggirare questo effetto con un sistema chiamato Just Intonation (JI), o pure tuning. A partire da Harry Partch, che ha suddiviso l'ottava in 43 toni, la American New Music ha spesso equiparato la musica che si stacca dalla scala temperata con la ricerca della libertà.

martedì 19 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte seconda


Che cosa, esattamente, scoprì Pitagora? La storia del suo incontro con dei fabbri in una fucina (celebrata nell’opera di Handel The Harmonious Blacksmith) è cosa ben nota, come egli invece abbia vissuto quel momento “Eureka”, sentendo i rumori prodotti da martelli di diverso peso su vari incudini di metallo è un mistero. Un martello di un certo peso produrrebbe una frequenza di due volte più a lunga rispetto a quella generata da un martello con la metà della massa del primo, o in termini di acustica, uno suono di un'ottava più in basso. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato, confermando le idee il teorico della musica medievale Boethius, che i rapporti tra le note musicali prodotte negli esperimenti corrispondevano alla precisione, e che quindi Pitagora dando una prima definizione degli intervalli musicali fondamentali, che sono ancora in uso oggi, avrebbe scoperto il profondo legame tra la matematica, numeri e del suono.
Anche se sostiene Harry Partch nel suo libro Genesis of a Music le idee di Pitagora troverebbero fondamento e ispirazione in ancora più antichi sistemi di intonazione risalenti alle civiltà babilonesi, egiziane e cinesi.

L'immagine definitiva del divino monocorde, intonato dalla mano di Dio e circondata da una specie di ragnatela in filigrana con archi e nodi connessi tra loro descrivendo significative regioni tonali e le proporzioni armoniche, è diventata una immagine familiare nelle copertine di dischi e dei libri moderni. La corda solitaria del monocorde - montata su un corpo unico, diviso in due lunghezze da un ponte mobile - ha permesso la divisione del suono nelle proporzioni magiche desiderate dai Pitagorici. Con il ponte che divide la stringa esattamente a metà strada in un rapporto di 1:2, il monocorde suona un ottava perfetta. Spostando il ponte a tre quinti lungo la corda in un rapporto di 3:2, si faranno suonare i due segmenti insieme come una quinta perfetta, e così via, i rapporti aritmetici valgono per tutta la lunghezza dello strumento.
Nelle note allegate al suo album chiamato Slapping Pitagora (1994), il compositore e ricercatore americano Tony Conrad suona una nota esasperata che spinge proprio le sue ricerche musicali nelle frequenze che si trovano lontano dall’autostrada tonale degli antichi Greci: "Yessir, Pythagoras, I do have to see you as a paradigmatically European guy: you travelled abroad, imperialistically raped the East of its 'Exotic' knowledge, and returned with a plan to straitjacket your own people. But we're going to start changing all of that, beginning now."
(Sissignore, Pitagora, devo vederti come un ragazzo paradigmaticamente europeo: hai viaggiato all'estero, hai imperialisticamente violentato l'Oriente della sua 'conoscenza esotica', e sei tornato con un piano per mettere una specie di camicia di forza al tuo popolo. Ma noi andremo a iniziare cambiare tutto questo, cominciando fin da ora.)

Facendo riferimento sul dibattito circa la verità musicale e riportandolo ad una frequenza specificamente americana, la concezione di Conrad di democrazia radicale si pone all’Ordine Mondiale previsto dalla Repubblica di Platone. La democrazia, in questo caso, è rappresentata dalla larghezza di timbro, in tutte le variazioni armoniche all’interno dell'ottava tradizionale, e le divergenze tutto quello che si allontana da quelle che Conrad si definisce come "The Three Chords" - dominante, sottodominante e tonica - che hanno mantenuto per millenni stretta in una morsa la musica occidentale, dalla sonata fino alla canzone pop di tre minuti. Con Slapping Pitagora, Conrad sprona i suoi seguaci a scivolare tra i toni e le frequenze stabilite dai sistemi di accordatura occidentali, e di dividere tra loro le voci che Pitagora aveva ingabbiato in una sola.

lunedì 18 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte prima



"Dal suono di un monocorde, i Pitagorici hanno dedotto un universo".

Con queste parole, lo storico e scienziato Thomas Levenson ha definito e sintetizzato uno dei più grandi salti nella fede mai realizzati nella storia della civiltà occidentale. Nel sesto secolo a.C., un culto solitario dall'isola greca di Samos, probabilmente guidata da un fanatico genio della matematica, mise a punto un sistema di accordatura musicale che basava la propria esistenza sulla dottrina ermetica secondo cui tutto quello che quello che è successo in alto deve anche avvenire al di sotto. Dato che i pianeti, il sole e la luna sono di così vaste dimensioni, essi ritennero che dovendo produrre un suono a dir poco onnipotente mentre galleggiava sulle loro orbite assegnate attraverso lo spazio, e la regolarità dei loro moti celesti suggeriva che i loro rumore si sommavano fino a formare una sinfonia celestiale, una Musica delle Sfere, che amplificava la voce di Dio e che forniva un percorso sonoro che definiva l'ordine del cosmo. Un sistema di proporzioni armoniche, derivato esperimenti di fisica acustica, forniva l’incontrovertibile verità aritmetica della loro fede. Il sistema solare era stato da loro mappato in modo efficace attraverso la musica e la musica celeste ineffabilmente risuonava intorno ai loro cosmi.

Nel mondo antico l'idea che quando i musicisti suonavano lo facessero per esprimere se stessi era un concetto completamente estraneo e alieno. Il musicista o il cantante era un anonimo servo della o delle divinità, i suoni che lui o lei non erano una mera rappresentazione della Verità Cosmica, ma letteralmente suonavano con quella Verità. Anche nell’ultimo secolo e nel nuovo millennio il monocordo di Pitagora ha continuato a inviare brividi lungo la spina dorsale della musica moderna, rappresentando una sorta di solido platonico con cui confrontarsi nel corso delle indagini e delle investigazioni nella sostanza / contenuto musicale e nella texture / forma sonora. In ultima analisi la Musica delle Sfere è riconducibile a una metafora allargata a tutte le musiche che provengono, che vengono generate al di fuori di sé stessi, e ci sono state tante di queste negli ultimi 100 anni: serialismo, gli esperimenti nell’ambito delle accordature, e, ultimamente, i tentativi di creare sistemi musicali auto-organizzanti o caotici.

Salutando la nascita e lo sviluppo di sistemi di automatismo musicale, nel 1926, Arnold Schoenberg scrisse: "Ensuring the production of sounds and their correct relationship to each other, freeing them from the hazards of a primitive, unreliable and unwilling sound producer - to that degree the use of all mechanical musical instruments could be of the greatest advantage." (Garantendo la produzione dei suoni e della loro corretta relazione gli uni agli altri, liberandoli dai pericoli di un esecutore primitivo, inaffidabile e svogliato, l'uso di tutti gli strumenti musicali meccanici potrebbe essere di grandissimo vantaggio fino a quel punto). Nelle composizioni seriali di Schoenberg, e quelli di altri basati su sue idee - questa cacofonia di voci appena liberate aveva bisogno di una nuova accordatura e Pitagora poteva essere la persona giusta al posto giusto.


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giovedì 31 dicembre 2009

Ipazia Prima Puntata: Elena Càsoli playlist



"Di tutti i cambiamenti di lingua che deve affrontare il viaggiatore in terre lontane, nessuno eguaglia quello che lo attende nella città di Ipazia, perchè non riguarda le parole ma le cose."

Italo Calvino, Le Città Invisibili

Playlist della prima puntata di Ipazia, programma in onda sulla web radio di Laverna.net, dedicato alla musica di Elena Càsoli.

Musiche:

1) L'Apparizione di Tre Rughe di Roberto Doati - CD StrongStrangeStrings, Stradivarius 2002
2) Electric Counterpoint di Steve Reich - CD StrongStrangeStrings, Stradivarius 2002
3) Spiegelkontakfabrik di Maurizio Pisati - CD StrongStrangeStrings, Stradivarius 2002
4) 45' for a speaker di John Cage - Huis aan de Werf, Utrecht, April 2, 2000
6) Changes di Elliott Carter - CD Changes Chances, Stradivarius 2006
7) Y Después di Bruno Maderna - CD Bruno Maderna Liriche su Verlaine - Y Después, Stradivarius 2002
8) Canzona felina e campagnola da "Minette: Canti e rimpianti amorosi" di H.W. Henze - CD H.W. Henze Works for two Guitars, DG 1999
9) Die Welt da "Memorias de El Cimarròn for two guitarist" di H.W. Henze - CD H.W. Henze Works for two Guitars, DG 1999
10) Pastorale da "Drei Marchenbilder aus der Oper Pollicino" di H.W. Henze - CD H.W. Henze Works for two Guitars, DG 1999
11) Quando le montagne si colorano di rosa di Stefano Scodanibbio - CD My new address, Stradivarius 2004
12) Allegro da Capricci di Yoichi Sugiyama - CD Shin On, LARecords 1999
13) Casoleia di Hans Joachin Hespos - CD Saitenfestival 2006, Hochschule der Künste Bern

Musiche in sottofondo:

- Coldmill di Enrico Coniglio - Laverna26
- Diggi Palace Hotel di Gigi Masini - Laverna20
Il programma può essere ascoltato in streaming sulla web radio della netlabel Laverna, successivamente potrà essere scaricato dal Podcast in fase di allestimento.

Link utili:

martedì 15 dicembre 2009

Intervista con Juan Trigos prima parte


Come definirebbe la sua musica?


Tutta la mia musica si basa su un nuovo concetto, da me creato, che prende il nome di Folklore Astratto. Questo concetto è fondato su principi come la pulsazione primaria (intesa come tempus primus), la risonanza e l’uso ossessivo di incastri di eventi tra loro di differenti densità e durata. All’interno poi del Folklore Astratto diciamo che ho sviluppato una certa inclinazione alle opere di grande formato, con dotazioni strumentali numerose e caratterizzate dall’uso strutturale e abbondante di strumenti a percussione, compreso il pianoforte. La mia opera si distingue in due sezioni fondamentali: la musica vocale (opera e musica sacra) e strumentale con predilezione per le forme concertanti. Tra le mie composizioni più rappresentative del concetto di Folklore Astratto ci sono la cantata concertante Magnificat Guadalupano, la Missa Cunctipotens Genitor Deus, sei Ricercare da Camera, una nutrita produzione per chitarra, che include due concerti per chitarra e orchestra, e uno per quattro chitarre, i concerti per piccolo, per contrabbasso e due tripli concerti. Di particolare importanza sono la Sinfonía Nº 1. Un altro elemento importante, poi, consiste nella creazione di un nuovo genere chiamato Ópera de Hemoficción. L’ Hemoficción (Emofinzione) è una estetica letteraria inventata da mio padre, lo scrittore e romanziere Juan Trigos S., creatore dei testi delle mie opere.

Come è nato il suo interesse verso il repertorio contemporaneo e quali sono le correnti stilistiche nella quale lei si riconosce maggiormente?

L’interesse per la musica, quindi per il repertorio contemporaneo, generalmente viene insieme a tutto quello che uno ascolta e dipende molto probabilmente dall’ educazione in casa. Ricordo infatti che con mio padre ascoltavo tantissimi autori, non solo autori europei ma anche messicani, americani ecc, oltre al folklore e alle musiche popolari di diverse parti del mondo. L’interesse dipende molto anche dai gusti personali, per cui ci si sente più o meno vicini a una certa corrente. Il compositore o il creatore d’arte sono prodotto di tante altre influenze. Io mi riconosco in tanti autori, mi sento per esempio vicino al mio carissimo amico e insegnante Franco Donatoni, più nella struttura che nel suono che viene fuori, infatti a Donatoni devo in gran parte la struttura interna, questo rigore che lui chiamava artigianato musicale. Usando un metafora si tratta di un cocktail dove si mettono un po’ di Beethoven, un po’ di Stravinskij, di Revueltas, di Chávez, un po’ di folklore, un po’ di Donatoni… insomma si mettono un po’ di tutti quelli che amo, si shakera… et voilà viene fuori Trigos … ah ah… una cosa del genere…

Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Lei come compositore e chitarrista quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?

Beh.. in parte, non essendo chitarrista, non posso essere d’accordo con Berlioz perché sarebbe una contraddizione. D’altro canto sono d’accordo perché in realtà è come se io suonassi la chitarra seppur non suonandola. Ho alle spalle, infatti, un grande studio di questo strumento, di come è costruito e di come suona. La prima volta che si scrive un pezzo per chitarra si incontrano tutte le difficoltà che porta questo strumento quindi in qualche modo bisogna diventare chitarristi, almeno nello spirito, per capirne la tecnica e il risultato sonoro. Il mio amore per la chitarra, probabilmente, viene direttamente da mio padre perché lui la suonava ed è stato questo il mio primo approccio con lei. E’ nella mia anima da sempre. Poi, bisogna dire che nel mio paese , il Messico, ce ne sono tanti tipi, modi e stili di suonarla.. ci sono la chitarra classica, il requinto, il jarocho, la jarana, il guitarron, il tiples, il cuatro, il tres, la vihuela, quelle costruite appositamente per l’esecuzione di virtuosismi, quelle che da noi si chiamano guitarras de golpe (chitarre di colpo), che sono quelle che sviluppano la ritmica, ecc.. Parlando invece della questione del repertorio, diciamo che la chitarra un po’ come il sax, che è stato sempre considerato inferiore per essere di taglio popolare. Per me rifiutarla sarebbe come rifiutare la musica stessa. La chitarra si è sviluppata molto dall’ 8oo in Messico, come in Latino - America e ovviamente in Spagna. Attraverso il tempo ha avuto uno sviluppo impressionante nel folklore e nella musica colta soprattutto dal XX secolo ai nostri giorni.


continua domani

domenica 6 dicembre 2009

La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte terza



Insomma come dicevamo mica due qualsiasi, due mostri sacri della techno, anzi due cesellatori fini e intelligenti, capaci di agire con circospezione in un campo minato senza ferirsi, e le cui assidue collaborazioni (si scambiano spesso remix), unite alla stima reciproca, hanno condotto in porto un rifacimento a cui soltanto artisti di tale caratura potevano rispondere con tale precisione e solerzia.
Come dicevamo prima l’interazione fra concezioni musicali agli antipodi è sempre stata una tentazione irresistibile per i musicisti più ambiziosi. Nel caso specifico, cercare possibili collegamenti fra musica classica (o jazz) e pulsazioni techno è stato un obiettivo spesso ambito da diversi anni a questa parte. Partendo dalla fanfare jazz trasfigurate della Matthew Herbert Big Band, passando per Murcof, e arrivando al progetto dello stesso Carl Craig più attinente all’argomento: il disco “Programmed” dell’orchestra Innerzone. I ritmi, quando scomposti e sostenuti, quando caldi e ammalianti, hanno sempre provato a sollecitare (o assecondare) un’atmosfera tutt’altro che abituata a certi stravolgimenti melodici e strutturali e come ho detto precedentemente il risultato, se non supportato da ispirazione e smisurato controllo dei mezzi, s'è dimostrato spesso fuori centro e anacronistico. La realizzazione di questo disco ha chiesto non poco tempo e fatica al duo:" il disco ha preso forma nell’arco di un anno tra Detroit eBerlino, e questo ha. reso tutto ancora piu prezioso, il fatto che quando Moritz poteva veniva a trovarmi e lavoravamo su una sezione, quando potevo io andavo da lui e continuavamo con un’altra, c’è stato un interscambio di energie molto bello".
L’esperienza da entrambi maturata con anni di sperimentazioni sul campo aiuta la coppia a condurre le composizioni dalle parti di un minimalismo classico, scosso da flebili tumulti, un’oasi floreale di tranquilla beatitudine da cui prende vita il “Bolero” poi adeguatamente smembrato nel minimalismo quasi “reichiano” dei primi due movimenti, fra serpentine di fiati messi in loop che si aggrovigliano fra loro, comiche fanfare di trombe, flauti e fagotti timidi, elevando con tatto il numero di battiti al secondo nella parte centrale sfociando nell’implosione di “Movement 4” dove Von Oswald prende le redini del gioco e ci conduce in un universo di bolle dub, radiazioni sotterranee, frequenze metastatiche, luce fredda di tastiere mai così acide: gli universi della Basic Channel che tornano a farci visita in tutto il loro gelido meccanico splendore. Si rende necessario uno spatiacque, una pausa, un tramite, ecco quindi “Interlude” che ci trasporta senza bruschi cambi verso la seconda parte del cd, composta da sole due tracce, entrambe sui quindici minuti, un nuovo flusso armonico. Due movimenti che sembrano essere terreno fertile per Carl Craig, e non è un caso che siano anche i più sinfonici e tempestosamente romantici del lotto, con i contrabbassi a danzare pensantemente e gli archi a fondersi ciclicamente con il beat in un affresco degno dei cavalieri kosmische tedeschi. La maggiore durata dei due movimenti permette di svilupparne i concetti in maniera più tranquilla e meditata, con le melodie che serpeggiano furbone, le percussioni esplodono e si adagiano su un registro d’esecuzione più posato. Nel finale il ritmo si fa’ trascinante, quasi jazzy, rendendo così il sesto movimento un balletto disperatamente vitale, colmo di desiderio, profondamente “craighiano” a dimostrazione della validità del progetto e dell’idea originaria.
Ho cercato reazioni e recensioni a questa fatica discografica nel web e in alcune riviste ma le sole che ho trovato erano a nome di appassionati di techno ed erano tutte favorevoli. Nessun commento, nessun cenno dal mondo della classica che evidentemente non ritiene necessario interessarsi a questo esperimento, anche se avviene sotto le ali della prestigiosa Deutsche Grammophone.
Il punto che mi pare interessante sottolineare è che non vedo poi così tante differenze tra l’atteggiamento di chi fa techno e usa in maniera scientifica le macchine per generare musica tramite campionamenti e l’atteggiamento di compositori come Schomberg, Boulez e Cage caratterizzati dal desiderio assoluto di controllo sull’esecuzione e sugli esecutori. E allo stesso tempo mi interrogo sulle strategie della Deutsche Grammophone, già poco più di un anno fa ci aveva meravigliato iniziando (la prima tra le case discografiche dedite alla musica classica) la vendita di musica in formato mp3 anche se ad alta qualità (320 kb) e ora questa nuova collana dedicata ai remix effettuati attingendo a un catalogo semplicemente eccezionale. L’ennesimo tentativo di avvicinare nuove categorie di consumatori alla musica classica? Non so. Carl Graig e Moritz Von Oswald sono personaggi di culto nel mondo techno ma non penso assolutamente che le vendite dei loro cd siano lontanamente paragonabili alle vendite di un Giovanni Allevi o di un cantante pop. E la techno? Si prepara a un nuovo quantum leap evolutivo? Staremo a vedere.
Per ora mi godo questo disco, incrocio tra le radici del suono techno (i Kraftwerk, la “E2-E4” di Manuel Göttsching) e le avanguardie minimaliste da cui continua ad attingere idee e nuova linfa (Terry Riley e Steve Reich sono da sempre amati dai DJ) e il desiderio di remix che da sempre è uno stimolo e un pungolo per chi ama questa musica. Un opera di confine, molto borderline, in cui la manipolazione del materiale di partenza è talmente profonda da rasentare la riscrittura vera e propria: ci vuole un buon orecchio per riuscire a riconoscere i frammenti delle partiture classiche dalle alchimie perfezionate dai due signori del mixer e, in fin dei conti, ho trovato divertente andare a cercarli.



Empedocle70

sabato 5 dicembre 2009

La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte seconda



Carl Craig

Nato a Detroit, la famosa "motor city" all'interno della quale, 15 anni dopo un effervescente movimento musicale afroamericano gettò le basi per la musica techno. Movimento nel quale Craig si inserisce con naturalezza grazie alle sue qualità come tastierista che lo portano a collaborare con i pionieri di quella che allora era l'embrione del genere che conosciamo oggi. Juan Atkins ("The Originator") ma soprattutto Derrick May ("The Innovator") furono i suoi primi mentori. Cruciale per l'incontro con la Techno di Detroit è l'assidua frequentazione del "Music Institute", un Club, un locale da ballo (aperto nel 1988) guidato musicalmente dal citato Derrick May, si ricordano anche: Chez Damier ed Alton Miller. Carl Craig inizia la sua carriera discografica nel 1989, sotto lo pseudonimo di "Psyche", con l'EP "Crack Down", inciso per la Transmat Records di Derrick May. Nel 1990 sarà la volta di "BFC" (altro pseudonimo di Carl Craig) con l'EP "Evolution", sempre lo stesso anno il Nostro decide di mettere in piedi una etichetta discografica con Damon Booker, che si chiamerà: "Retroactive Records", la quale sul finire del 1990 rilascierà un disco compilation (dal titolo: Equinox chapter one"), dove tra gli altri compaiono i citati BFC con la prima versione di "Climax". Nel 1991 si nasconderà sotto le spoglie di "69" con l'EP "4 Jazz Funk Classics", poi sarà la volta dei "Paperclip People" con "Oscillator" ed infine Carl Craig inciderà con il suo nome il primo disco dal titolo: "No More Words". Divergenze sulla conduzione della Retroactive Records con Damon, lo portano a fondare la "Planet E Records" nel 1992 ed a rilasciare le sue produzioni su questa etichetta. Il primo titolo (PE VARI US 010 LP) pubblicato da Planet E farà conoscere al mondo gli "Innerzone Orchestra", gruppo formato dallo stesso Craig insieme a Craig Taborn, Francisco Mora Catlett, con l'incisione sulla side B di tale disco della track "Bug In The Bass Bin". Tale titolo resterà nella storia dell'elettronica (e ristampato poi successivamente varie volte su Mo Wax records) in quanto fu una delle tracks anticipatrici del drum'n'bass (o almeno una parte di esso). Il 1993 è un anno fiacco per il nostro si ricorda qui solo l'ottimo EP dei 69 "Sound on Sound". Il 1994 si concentra sul progetto più House della sua produzione e cioè i citati "Paperclip People" con i quali fa uscire "Remake", una track costruita su di un campionamento di E2-E4 di Manuel Göttsching e che successivamente si trasformerà in "The Throw" con la quale riesce a strappare un contratto con l'Open Records di Londra (l'etichetta del Ministry of Sound). L'onda del successo dei Paperclip People, viene definitivamente sancita con il successivo singolo "The Climax" (1995) ed infine con "The Floor" (1996) e "Steam" (1996). Il 1995 è l'anno del suo primo Album a suo nome ed è intitolato "Landcruising" uscito per i tipi della Blanco Y Negro. Landcruising è un grande successo di critica e pubblico, un concentrato di Kraut Rock, Funkadelia, Cosmic Jazz robotizzato che farà conoscere Carl anche ad un pubblico non propriamente "Dance". Il successivo album "More Songs About Food And Revolutionary Art" (1997) supererà l'esordio e diventerà un punto di riferimento per l'intero movimento di musica elettronica. Da ricordare anche gli Album raccolta degli Innerzone Orchestra con "Programmed" (1999), dei Paperclip People con "The secret tapes of Doctor Eich" (1997) ed infine la racolta dei BFC\Psyche "Elements 1989-1990" (1996) punto di riferimento per l'Intelligent Techno.




Moritz Von Oswald

Moritz Von Oswald rappresenta la metà sia di Basic Channel che di Maurizio, fino a diventare uno dei più influenti produttori di musica techno nel 1990. Nel 1980 è stato percussionista per Palais Schaumburg, ma ha proseguito il suo percorso musicale nella musica eletronica dalla fine degli anni'80 e nei primi anni'90, cominciando con i progetti 2MB e 3MB (con Thomas Fehlmann) e, successivamente, ha co-fondato l'etichetta Basic Channel con Mark Ernestus, realizzando varie uscite definite minimal techno. Come parte dell’asse techono per eccellenza Berlino / Detroit, la Basic Channel ha prodotto musiche di altri artisti influenti comecaratterizzata minimal techno insieme ad altri artisti influenti e originali come Rob Hood, Jeff Mills, Mike Banks, e UR. Von Oswald vive a Berlino, e fa anche parte di una scena musicale imperniata attorno al Tresor Club e la sua etichetta discografica, nonché ad Hard Wax, il negozio fondato da Ernestus. Basic Channel e Maurizio record sono caratterizzati da una battute in 4x4 sincopate, dub-flesse e lentamente modulate nel tempo, la maggior parte dei 12 "s contenente tracce che occupano l'intero lato di ogni disco. Il loro lavoro è stato molto influente per Richie Hawtin, Thomas Brinkmann , Robert Henke (aka Monolake), Wolfgang Voigt, e poi altri artisti le cui registrazioni sono stati rilasciati su etichetta Chain Reaction Records, che fa sempre parte della famiglia.

continua domani...

venerdì 4 dicembre 2009

La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte prima

Von Karajan

1987. La casa discografica tedesca Deutsche Grammophon presenta la nuova ultima fatica di uno dei suoi artisti di punta, il famoso Direttore d’Orchestra Herbert von Karajan alla guida dei celeberrimi Berliner Philarmoniker licenza una nuova incisione discografica: il Bolero e Rapsodie Espagnole di Ravel e I Quadri di un’Esposizione di Mussorgsky. Sessantaquattro minuti e quindici secondi di pura, potente delizia musicale, eseguiti con magistrale perizia e precisione con qualità di incisione DDD (vi ricordo che siamo nel 1987 e non era cosa da poco), una interpretazione di altissimo praticamente presente in tutte le discoteche di chiunque di autodefinisca un audiofilo, anche se non particolarmente amante della musica classica.

Recomposed

2008. La sempre prestigiosa casa discografica tedesca Deutsche Grammophon fa uscire un curioso cd: l’edizione è un cartonato dalla grafica e le foto estremamente minimali, in bianco e nero. Titolo: “Recomposed by Carl Craig & Moritz Von Oswald”. Recomposed? Di cosa?
Per farla breve la mitica casa discografica tedesca Deutsche Grammophon, tempio indiscusso di tutti gli adoratori della musica classica chiede a due DJ, anzi ai due migliori produttori di musica techno in circolazione di rivisitare, ricomporre, riassemblare i nastri della famosa registrazione di Von Karajan.

Pensate sia uno scherzo? Niente da fare, non è uno scherzo e non è neanche l’inizio di un romanzo cyberpunk o steampunk (si presta ad entrambi i generi) di William Gibson o Bruce Sterling o John Shirley o Rudy Rucker, è semplicemente la verità: la Deutsche Grammophone ha chiesto e permesso a Carl Craig (Detroit) e Moritz Von Oswald (Berlino) di remixare il meglio del proprio catalogo!
La prima cosa che ti colpisce è vedere quei due nomi, quelli di due divinità della techno inseriti sotto quel logo giallo, dall’aria così regale e per cui sono state realizzate alcune fra le più esaltanti performance musicali del secolo scorso: un simbolo per chiunque abbia avuto a che fare, anche solo di striscio, con ascolti “classici”. All’inizio non ci fai quasi caso ma quei nomi scolpiti nel giallo acceso dell’intestazione sono quelli di due musicisti techno. Sì, insomma… la techno, avete capito benissimo. La sua migliore definizione è di Derrick May, uno dei suoi genitori: "Questa musica è come Detroit, uno sbaglio completo. E' come George Clinton ed i Kraftwerk bloccati in un ascensore". Dichiarazione rilanciata da un altro padre, Juan Atkins: "voglio che la mia musica suoni come due computer intercomunicanti, non voglio che sembri una band reale. Deve suonare come se l'avesse fatta un tecnico. Ecco cosa sono io: un tecnico con sentimenti umani".
Come seconda cosa ti domandi cosa può uscire da questo disco. Già in passato abbiamo assisitito a troppe riletture di brani classici in ogni salsa possibile e il risultato, quasi sempre , è stato quello di un impietosa schifezza. Troppo distanti i livelli culturali, troppa poca umiltà nell’analisi di un repertorio di per se al massimo della complessità e che vede l’interpretazione come sua meta suprema, troppo desiderio di autocompiacimento perché ne possa uscire sempre qualcosa di sincero, autentico e vibrante. E badate bene che penso la stessa cosa quando sento musicisti classici reinterpretare brani rock o jazz o altro. D’altra parte il flop era dietro l’angolo: commissionare a due musicisti contemporanei la rielaborazione di materiale composto da Maurice Ravel e Modest Mussorgsky è evento capace di dare adito alle congetture/sospetti più sfrenate/i e di far tremare i polsi dei figli della macchina più audaci. Ma qui i due professionisti chiamati all’azione sono il meglio, la crema, non solo come DJ ma anche come produttori (un ruolo praticamente sconosciuto nella musica classica ma fondamentale per altri generi come rock, jazz e elettronica) sono Carl Craig e Moritz Von Oswald: l’uno detentore della pura intellighenzia pre Obama della Detroit post Cybotron trio, l’altro, berlinese è artefice di quella techno rigorosa, minimale e scientifica che farà delle uscite Basic Channel un traguardo di assoluta originalità nel panorama “electronico” dei ‘90s. Artisti di cuore e cervello, dunque; qui talmente ispirati da creare qualcosa che va oltre la pur pionieristica “comunicazione fra due mondi” posta a fondamento (trasparente) dell’operazione.
Terza cosa: questa è già la terza uscita di una collana (Mathias Arfmann e Jimi Tenor i titolari dei precedenti volumi) votata a rileggere i classici attraverso lo sguardo della modernità, è quindi parte di un progetto di più ampio respiro dell’etichetta tedesca, motivi di mercato? Marketing? Desiderio di allargare la base di acquisto? Illuminata visione progressista? Intanto cerchiamo di capire un po’ meglio di chi stiamo parlando....


continua domani...

giovedì 19 novembre 2009

Intervista di Massimo Lonardi terza parte



Sono un appassionato di musica contemporanea e sono rimasto piuttosto colpito di vederla suonare il liuto nel video di CATULLVS, un brano di Maurizio Pisati, dove la si vede suonare in combinazione con percussioni e strumentazione elettronica. Come è nata questa collaborazione con Pisati? Si è trattato solo di un fatto estemporaneo nel suo cammino musicale? Come valuta, più in generale, l'impiego di strumenti d'epoca in contesti diversi da quelli originari, ad esempio proprio per la musica contemporanea?

Ho avuto la fortuna di studiare composizione con Azio Corghi e per qualche anno ho fatto parte, sia come chitarrista che come liutista, del suo gruppo di musica da camera col quale negli anni ‘70 ho preso parte ad alcuni concerti. Non sono quindi nuovo a collaborazioni in quest’ambito e credo che l’utilizzo degli strumenti antichi possa essere per un compositore d’oggi una nuova risorsa e un’ardua sfida.

Al di fuori della musica classica e per chitarra classica ascolta altri generi musicali?

Ascolto molto il Rock degli anni ’60-’70 : Jetro Tull, Led Zeppelin , Pink Floyd , ma anche questa ormai è Musica Antica ( David Gilmour è il mio chitarrista elettrico preferito per l’essenzialità e il lirismo delle improvvisazioni, e stimo molto Mark Knopfler dei Dire Straits, che non suona col plettro ma con le dita della mano destra, utilizzando una tecnica simile a quella dei liutisti del tardo Rinascimento: mignolo appoggiato e pollice all’esterno in alternanza con indice o medio ).Mi piace anche Sting, ma quando esegue le canzoni dei Police o Moon Over Bourbon Street, non quando canta Dowland ! Ho un antico amore per il Jazz ( Miles Davis, John Coltrane ,Chick Corea ...) e per la Bossa Nova. Mi interessano i cantautori francesi ed italiani e la musica popolare ; venti anni fa ho pubblicato una piccola antologia di canti popolari in collaborazione con Brigitte Gras .

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

Mi spiace ma, benché abbia registrato una cinquantina di dischi fra LP e CD, di questi argomenti non capisco nulla. Chiedo scusa.

Ci Consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta …

Stand Up dei Jetro Tull , La Symphony of Psalm di Stravinsky, Kind of Blue di Miles Davis , i concerti per violino e orchestra di Mozart nella versione di Giuliano Carmignola ed quartetti di Beethoven nella versione del Quartetto Italiano ( se possibile aggiungerei The Dream of the blue Turtless di Sting, per la bellezza delle canzoni e per gli interventi del sax di Branford Marsalis ).

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Cinque fantasie di Francesco da Milano, ma non vi dico quali.

Il Blog viene spesso letto da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Consiglierei i giovani chitarristi di dedicarsi soprattutto alla musica d’assieme e, purché non utilizzino unghie troppo lunghe e abbiano la duttilità necessaria per sperimentare l’impostazione antica, di provare a suonare anche la chitarra barocca e la tiorba. Attualmente un buon esecutore di basso continuo ha possibilità di lavoro più ampie di quelle offerte a un solista, ma la cosa più importante è dedicarsi con amore a ciò in cui si crede di più.

Con chi le piacerebbe suonare?

Con Francesco da Milano o con Luys Milan, ma non mi sento ancora pronto.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Come ho già detto sto preparando, per la Stradivarius , un’antologia dedicata alle musiche per vihuela e, dopo averlo ben rodato in concerto, vorrei registrare il nuovo programma dedicato al ‘700 italiano con Lorenzo Micheli e Matteo Mela. Continuo l’attività concertistica sia come solista che accompagnando vari cantanti. Con la collaborazione della clavicembalista Ero Maria Barbero e di pochi fidati amici musici dirigo il Conserto Vago. Con questo gruppo, e la cantante-attrice Renata Fusco, recentemente abbiamo registrato le “ Villanelle alla Napolitana del Rinascimento “ per la rivista Amadeus.

Grazie Maestro!

Empedocle70

mercoledì 18 novembre 2009

Intervista di Massimo Lonardi seconda parte



Come è nata la sua collaborazione con il progetto Guitar Collection della Stradivarius e come si trova con questa casa discografica?

La collaborazione con il progetto Guitar Collection è nata grazie a Frederic Zigante. Devo a lui l’idea di realizzare un’ antologia dedicata alle musiche per chitarra rinascimentale “ Comiença la musica para Guitarra” (il chitarrino rinascimentale si suona senza unghie, con una tecnica simile a quella del liuto). Prossimamente, nella stessa collana diretta da Zigante , pubblicherò un’antologia dedicata ai libri di intavolatura di vihuela stampati in Spagna. Sono molto grato a Frederic ed alla Stradivarius per avermi dato l’opportunità di realizzare questi progetti.

Lei sembra prediligere un particolare repertorio, c’è un autore in particolare che esalta in modo specifico il suo modo di suonare e con cui si trova di più a suo agio?

Come ho già detto prediligo il repertorio rinascimentale italiano. Gli autori coi quali mi sento più a casa sono Francesco da Milano e Petro Paulo Borrono, poi , ovviamente, amo molto John Dowland e, fra gli autori spagnoli che eseguo con la vihuela , Luys Milan e Luys De Narvaez.

Ultimamente stiamo assistendo a una serie di “riscoperte” di autori e di spartiti musicali finora trascurati e nuove edizioni musicali estramemente curate dal punto di fvista filologico (strumenti d’epoca, recupero delle trascrizioni originali, etc), ritiene esaurita la ricerca storica sugli autori originali per chitarra dei secoli passati o crede che possano ancora verificarsi “scoperte” di repertorio inedito di rilevante valore?


Senza dubbio si potranno verificare scoperte di grande valore perché il repertorio per liuto e strumenti similari, considerando anche i manoscritti relativamente poco conosciuti, è enorme.

Quali sono le differenze tecniche tra il suonare un liuto, una chitarra rinascimentale e una tiorba?

Le differenze più rilevanti riguardano l’impostazione della mano destra. Per questo motivo ho scelto di dedicarmi principalmente al repertorio solistico del liuto rinascimentale e della vihuela, mentre ho smesso di suonare la tiorba e la chitarra barocca ( che richiedono una tecnica dlla mano destra più simile a quella della chitarra moderna e l’utilizzo della diteggiatura medio-indice e dei legati in luogo dell’alternanza pollice-indice caratteristica prassi rinascimentale che mi è più congeniale). Attualmente suono l’arciliuto soprattutto nell’ambito della musica d’assieme. Adoro accompagnare la voce.

Trovo estremamente affascinante l’idea di riproporre con rigore filologico un repertorio di diversi secoli fa, interpretandone la musica con strumenti d’epoca. Quanto però può essere diverso il suo modo di suonare rispetto a quello dell’epoca? Ci vuole parlare dei suoi strumenti, la loro storia e come sono arrivati a voi attraverso il tempo?

Come ho spiegato nella risposta ad una precedente domanda, cerco di adeguare il più possibile il mio modo di suonare a tutto ciò che oggi sappiamo sulla prassi esecutiva e sullo stile degli autori che eseguo.

Lei suona sia strumenti d’epoca, che copie di recente costruzione, che rapporto ha instaurato con i liutai per la realizzazione e la manutenzione delle sue chitarre e liuti? Collabora con dei liutai di fiducia?

Collaboro con alcuni liutai di fiducia che mi mostrano tutta la loro pazienza e comprensione.

Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Come è ormai noto l’improvvisazione giocava un ruolo fondamentale nell’ambito della musica del Rinacimento ( Il celebre “ Tratado de Glosas “ – 1553 – di Diego Ortiz altro non è che un metodo di improvvisazione). Il Barocco è il trionfo dell’esecuzione estemporanea, basti pensare alla pratica del basso continuo e all’ornamentazione vocale e strumentale, ma anche nel periodo Classico-Romantico l’improvvisazione aveva un ruolo importante, non dimentichiamo che Mozart e Beethoven erano fantastici improvvisatori, mentre oggi quest’arte è rimasta appannaggio soprattutto di alcuni generi musicali come il Jazz o il Rock o di una parte della musica contemporanea. Purtroppo non sono un buon improvvisatore (il mio carattere lo impedisce), ma ho suonato e registrato con eccezionali improvvisatori come i cembalisti-organisti Ottavio Dantone e Guido Morini o il cornettista Doron David Sherwin , e forse qualche cosa ho imparato.

continua domani...