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venerdì 6 gennaio 2012

Zorn e il Rumore, una indiretta risposta ad Attali, al Postmodernismo e a Cage, quarta parte


Ma mentre lo Schoenberg di Adorno e il Cage di Attali sfidano la ripetizione inerente alla mercificazione e alle forme di controllo sociale, Zorn adotta questa ripetizione, spostandosi dal rumore “per se” a quello che lui chiama il suo metodo di composizione per “blocchi”:

I think it's an important thing for a musician to have an overview, something that remains consistent throughout your whole life. You have one basic idea, one basic way of looking at the world, one basic way of putting music together.
I developed mine very early on--the idea of working with blocks. At first maybe the blocks were more like just blocks of sound . . . noisy improvisational statements, but eventually it came back to using genre as musical notes and moving these blocks of genre around.
(Io penso che sia una cosa importante per un musicista avere una panoramica, qualche cosa a cui rimane coerente per tutta la sua vita. Avere un'idea di base, un modo di base di guardare al mondo, un modo di base di mettere insieme musica.
Io ho sviluppato il mio molto tempo fa, l'idea di lavorare con blocchi. All’inizio forse i blocchi erano più o meno solo blocchi di suono. . . asserzioni di improvisazioni chiassose, ma successivamente ho cominciato ad usare i generi come note musicali e spostando questi blocchi di generi.)
"Zorn on Zorn." [Advertisement] Downbeat 59.3 (March 1992), 23.

Il rumore di Zorn si manifesta in due distinte forme contigue: l'improvvisazione e l'imitazione, il creativo ed il derivativo, il caotico e la parodia. E’ il secondo di questi aspetti del rumore, che emerge particolarmente in pezzi composti con blocchi di generi musicali, un metodo ha interessato in modo crescente la sua carriera compositiva.

Il concetto di genere è stato spesso inteso come un anatema verso la pratica estetica post modernista, particolarmente verso le sue manifestazioni post-strutturaliste: la scomparsa delle barriere tra i generi ha, dopo tutto, rappresentato una preoccupazione eminente per molti scrittori contemporanei, pittori e musicisti. Ma questa scomparsa rende il concetto di genericità ancora più rilevante, da quando il “genere stesso” è situato al punto di partenza per questa pratica così negativa nei suoi confronti, in un certo senso è come se il Postmoderno tentasse di definire ciò che rifiuta per definizione, appropriandosi indiscriminatamente di altri generi, senza distinguere tra colto e popolare.
Un esempio di chiave di tale appropriazione è John Cage, non il Cage di _4'33 " ma il Cage di Roaratorio il suo "dramma"per radio.

La "composizione" di Cage è un collage di suono su sedici piste, basato su una versione del Finnegans Wake di James Joyce elaborato da Cage attraverso una serie di operazioni casuali. Nel tentativo di liberare se stesso, come lui stesso afferma in un'intervista pubblicata con la partitura del pezzo, dalla melodia, dall'armonia, dal contrappunto e da qualsiasi teoria musicale, Cage crea una musica che suoni libera dalla musica codificata e istituzionalizzata,
Cage mescola insieme suoni ambientali, musica tradizionale irlandese, effetti sonori che variano da campane e tuoni, risate e dialoghi. Il prodotto finito è un panorama di suoni decentrati e di attività umana senza sosta e in continuo cambiamento.
Spillane di Zorn, come Roaratorio di Cage, è un collage di generi, anch’esso basato su un testo derivato dai romanzi gialli di Mike hammer; il contrasto tra le due composizioni non solo indica l'estetica divergente dei compositori, ma anche le loro opposte posizioni politiche. Dove Cage, per esempio, si appropria e trasforma un testo piuttosto esclusivo e "difficile" di James Joyce, Zorn usa una parodia di cut and paste di gialli pulp fiction come base per il suo lavoro.
Il lavoro di Cage comincia in modo leggero, con la voce che sembra un canto liturgico a bassa voce, il pezzo di Zorn comincia con un grido che trasmette pura angoscia e paura. Dove i rumori disposti da Cage si fondono in un soundscape cangiante e ipnotico, i blocchi di Zorn sbattono l’uno contro l'un l'altro e minacciando di rompersi da un momento all’altro, mentre ciascuno dei musicista suona la sua parte di “lick” e parodie musicali, in combinazione o in opposizione agli altri. Il pezzo di Cage è sincrono, profondo, e, considerando anche la mescolanza di suoni in continuo cambiamento, estesamente statico; Il lavoro di Zorn, da contrasto è lineare, immediato ed estremamente dinamico. La musica di Zorn è allacciata in modo mimetico al suo "soggetto": noi viaggiamo attraverso il soundscape sonoro nella mente di Mike Hammer. Cage rifiuta l’insieme di collegamenti mimetici preferendo non aggiungere effetti sonori adatti alla prosa di Joyce, ma provocando un senso dell'armonia attraverso la produzione di "strati simultanei di suono e significati"

Cage vuole dispensare suoni musicali addomesticati, a favore di un nuovo e sintetico "campo" dell'attività musicale Zorn è perfettamente disposto a mantenere le strutture di una colonna sonora, ma agisce cercando un’azione di disturbo musicale. Cage è per una politica di esclusione e di abbandono, la sua musica che richiede una partecipazione testarda cosa che l'ascoltatore impaziente, saturo e viziato dai media non è spesso disposto a dare. Zorn, d'altra parte offre la sembianza di quel conforto, simulato attraverso gli attributi della cultura popolare per confrontare ed impegnare quel stesso ascoltatore nei trenta secondi di attenzione, così programmati dalla pubblicità televisiva, nei suoi blocchi di suono da trenta secondi. Cage sta in piedi da solo a distanza dal suo pubblico, ad un piuttosto distanza elitaria, Zorn lo tormenta svergognatamente con continue connessioni subliminali al mondo dei media e del trash della cultura di massa. Se il postmoderno si configura come un successore debole alla gloria vigorosa del modernismo letterario, a causa dell’erosione della sostanza vitale dell’artista provocata dalla società di massa, a sua volta la preferenza di Cage per Joyce, e di Zorn per Michael Spillane, suggestivamente riproduce quella fessura tra le pratiche artistiche moderniste e post-moderniste.



giovedì 5 gennaio 2012

Zorn e il Rumore, una indiretta risposta ad Attali, al Postmodernismo e a Cage, terza parte


La visione utopistica di Attali, quella che lui chiamava un'età nuova per la "composizione", comporta un ritorno all'originale, liberato, rumore primitivo da parte dell’individuo attivo e pensante verso una forma di piacere musicale e personale dove l'ascoltatore nell'ascoltare diviene un compositore, riscrivendo la musica come suo personale rumore: il rumore, in quanto musica, deve, per Attali, essere “vissuto", non accumulato.
Zorn esclude se stesso da un primitivismo così idealistico. Il rumore per Zorn, è impuro, contaminato, derivativo sempre e, nel senso Romantico del termine, non originale.
Parodia, simulazione e replica, sono sviluppate in forme in modo crescente volatili e frammentate, formando, e deformando rumorosamente, l’esperienza vissuta della musica. Piuttosto che tentare di dispensare la merce musicale, allontanandosi da una cultura di simulazione e riproduzione in serie, Zorn si diverte con quella stessa mercificazione abdicando felicemente al controllo compositivo e “passandolo” sia alle tecnologie dello studio di registrazione che alle volontà di improvisazione di coloro che suonano la "sua" musica. Lo "spartito" di Cobra, per esempio non consiste in musica annotata ma piuttosto in un set di regole che i musicisti seguono, interagendo tra loro durante la performance.
Zorn, nel momento in cui Attali evoca minacciosamente per tutti i compositori un'era basata sulla ripetizione, dimostra di non avere il minimo interesse a voler mantenere il controllo creativo assoluto della sostanza tonale, armonica e ritmica della sua musica; controllo che invece cede volentieri nelle mani dei suoi musicisti. Attenzione però. La sua musica non è aleatoria, nel senso delle musiche di Boulez, Lutoslawski o Cage che comportano set di "operazioni casuali" che rimangono all'interno della volontà del compositore dominata dal suo ego; Zorn, piuttosto abdica alla “posizione” di compositore, preferendo diventare lui stesso un performer o un musicista fra gli altri musicisti, un partecipante all’interno di un collettivo noise-maker che, nonostante le dovute differenze e distinzioni, assomiglia nella pratica alla visione compositiva teorica di Attali: ascoltare, comporre e vivere simultaneamente in quello che Adorno chiamerebbe una "identità non-identica", un collettivo che non annulla-cancella gli elementi individuali che esso raccoglie.
Il Rumore, nel senso più esteso possibile è così centrale all’estetica di Zorn, specialmente se noi avviciniamo quell’estetica all’interesse “politico”. In un'intervista del 1988, Edward Strickland chiese a Zorn se i richiami per anatra usate nelle sue prime libere improvvisazioni e poi in opere come Lacross, Pool e Archery rappresentavano un tentativo di ritornare alla natura, una direzione che certamente Attali avrebbe approvato. Zorn rispose di no:

I just wanted some kind of raucous, ugly sound. I don't think they're ugly. I find them beautiful. It's like Thelonious Monk's title "Ugly Beauty." People used to think his playing was ugly, now it's recognized as classic.
(“Io volevo solo qualche genere di suono rauco, brutto....Io non penso che loro siano brutti. Io li trovo belli. È come il titolo del brano di Monk “Ugly Beauty” Le persone pensavano che il suo modo di suonare era brutto, ora è riconosciuto come un classico.)
Strickland, Edward. _American Composers: Dialogues on Contemporary Music Bloomington: Indiana UP, 1991

La raucedine abrasiva dei suoi richiami per anitra e di altri parafernalia sonori,rappresentano più un tentativo di alterare il modo in cui le persone ascoltano, nello stesso modo in cui il modo di suonare di Thelonious Monk cambiava il modo in cui gli ascoltatori percepivano una melodia all'interno di un contesto armonico dissonante. Il rumore, in quanto suono al fuori del suo contesto familiare, acquista un valore improvviso e de-familiarizza l'ascoltatore che si aspetta dalla musica una facile scorrevolezza, una sicura familiarità o altro genere di relax mentale. Il Rumore, ovvero, politicizza l'ambiente dell'aura di Walter Benjamin. La musica di Zorn è difficile nel senso che Adorno trova la musica di Schoenberg difficile, non perché è pretenziosa o oscura, ma perché richiede una partecipazione attiva e concentrata sia da parte dell'ascoltatore che dei suoi interpreti. Si rende necessaria una forma di attenzione più sensibile alla molteplicità simultanea, una percezione intensiva basata sull’istante, la rinuncia ai comodi supporti dati da un ascolto dal quale si sa sempre cosa aspettarsi, l'abilità di capire precisamente le singole caratteristiche, che spesso cambiano rapidamente .... paradossalmente più la musica dà agli ascoltatori, meno gli offre, costringendo spontaneamente l'ascoltatore a comporre un suo percorso interno e gli richiede non una mera contemplazione ma una partecipazione pro-attiva.
La dimensione politica della musica di Zorn, ovvero, comporta la creazione di una forma nuova di attenzione, di ascolto: il Rumore sciocca l'ascoltatore provocando consapevolezza, attiva partecipazione “politica”

martedì 3 gennaio 2012

Zorn e il Rumore, una indiretta risposta ad Attali, al Postmodernismo e a Cage, seconda parte


Spesso e volentieri la sua musica ha accolto al proprio interno suoni e rumori che attingono dalla realtà, dalla televisione e dai cartoni animati, in un magma musicale che viene a consistere nel rumore stesso, o piuttosto, nelle tensioni tra i rumori.
In quanto perfetto prodotto auto-dichiarato dell’ "età dell’informazione":

“I grew up in New York City as a media freak, watching movies and TV and buying hundreds of records. There's a lot of jazz in me, but there's also a lot of rock, a lot of classical, a lot of ethnic music, a lot of blues, a lot of movie soundtracks. I'm a mixture of all those things. “
Spillane, libretto del cd

Zorn arriva a sfruttare tutte le diverse forme e correnti di suono e background sonori che emergono dai mass media, in particolare dalla televisione, dalla radio e dalla pubblicità, che saturano ormai da decenni la nostra vita contemporanea: tutte le forme di suono, dal rumore bianco a Beethoven, dai richiami di anatra al bebop diventano materie prime per il compositore. Puro suono musicale che non ha più bisogno che sia temperato o tonale, ma che, libero da alcuna idea preconcetta, può essere usato all'interno della composizione come materia prima allo stesso livello di qualsiasi altro rumore. Solamente il rumore disponibile e accettabile dall'ascoltatore “sociale” può determinare le limitazioni, se ci sono, nella composizione. In questo caso la Musica, come Jacques Attali postula nel suo libro, diviene semplicemente "l'organizzazione del rumore", costituendo "la gamma di lunghezze d'onda udibili delle vibrazioni e dei segni che costituiscono la società" .
Ma il rumore quindi, per Zorn, non semplicemente suono accidentale o “naturale”, lo "sfondo" udibile che emerge in un lavoro come 4’33’’ di Cage: il pubblico costretto dal pianoforte silenzioso ad ascoltare il proprio mormorio o il panorama sonoro urbano che arriva attraverso una finestra aperta. Tale musica, che Attali approva considerandola come l’inizio di una nuova era per la composizione e il coinvolgimento dell’ascoltatore nella produzione musicale autonoma, liberata dalle limitazioni sociali e estetiche dell'industria musicale, Zorn la chiama il “dead, lifeless music" ("musica morta, esanime") fatta da "boring old farts, (“vecchie scoregge noise"), di cui lo stesso Cage è per Zorn uno degli esponenti principali.
Piuttosto, Zorn include nel proprio arsenale musica per-registrata e suoni da cartoni animati, battute e parodie musicali, citazioni da B-movies e film porno, tutti esempio di ciò che Attali, seguendo
Adorno, suggerisce implicare controllo sociale, consumo e produzione di massa e "morte dell'originale".
Attali vede nell'aspetto della registrazione del disco come una cementificazione della relazione tra "musica e soldi", e nella tecnologia dello studio di registrazione e nella de-ritualizzazione della musica pure limitazioni ai poteri estetici del compositore-musicista:

An acoustician, a cybernetician, [the musician] is transcended by his tools. This constitutes a radical inversion of the innovator and the machine: instruments no longer serve to produce the desired sound forms, conceived in thought before written down, but to monitor unexpected forms. . . . [T]he modern composer . . . is now rarely anything more than a spectator of the music created by his computer. He is subjected to its failings, the supervisor of an uncontrolled development. Music escapes from musicians.
(An acoustician, un cybernetico [il musicista] è trasceso dai suoi attrezzi tecnologici. Questo costituisce un'inversione integrale dell'innovatore e della macchina: gli strumenti non servono più a produrre le forme di suono desiderate, concepite come pensiero prima scritto, ma per esaminare forme inaspettate. . . . lui il compositore moderno. . . ora è raramente niente di più che un spettatore della musica creata dal suo computer. Lui è sottoposto alle sue debolezze, il supervisore di un sviluppo incontrollato. La musica fugge dai musicisti.
Jacques Attali libro “Noise: The Political Economy of Music”,

lunedì 2 gennaio 2012

Zorn e il Rumore, una indiretta risposta ad Attali, al Postmodernismo e a Cage, prima parte


Una precisazione: vorrei con questo scritto esaminare alcune caratteristiche dello stile compositivo di John Zorn, in particolare la sua particolare struttura musiscale a “blocchi” e l’impiego del rumore all’interno delle sue musiche analizzando la figura di Zorn come compositore postmoderno, al sua visione più pragmatica che teorica e la sua visione “politica”. La musica di Zorn produce degli effetti palpabili nei suoi ascoltatori, o almeno li incita ad una forma di azione, di risveglio: attiva l'ascoltatore in una maniera che molta musica convenzionale e commerciale, che si autoassegna un ruolo consolatorio o di anestetico, non fa.
Ma nel fare questo Zorn realizza questa affettività, ironicamente sfruttando, ribaltando e facendo esplodere le convenzioni e le forme trite, conosciute e usurate dalla cosiddetta “musica commerciale”.

La forma musicale in se stessa, in quanto legata sia alla sfera della produzione che della funzione sociale sia alla convenzione artitsico-estetica, fornisce una possibile chiave di interpretazione per la dialettica delle sfere sociali ed estetiche, e così come permette di effettuare una rapida incursione (e critica) all’interno del problema della prassi metodologica postmoderna. La Musica, come scrive Jacques Attali nel suo bellissimo libro “Noise: The Political Economy of Music”, manifesta la sua vera natura come "strumento di conoscenza", come “nuova forma teoretica” per indagare le dinamiche delle strutture sociali. La Musica, come Attali fa capire, può offrire una congiunzione vitale, pienamente realizzata tra il teoretico ed il pratico, una forma teorica a cui far rscontro con una pratica formale. Ma dove, per Attali, questa visione si muove su un carattere chiaramente utopistico, il contratos tra la creatività dell’artista e l’inaridimento generato dalla struttura massificata dalla società, temi molto cari ad Adorno, la "novità" e l"originalità" della musica di Zorn si basano precisamente nel suo rifiuto nell’accettare sia l'originale sia il nuovo come categorie valide di espressione artistica, sia nell’ambito della sfera compositiva che nella performance.
La politica della musica di Zorn, la sua spinta affettiva emerge dall'interno delle manifestazioni formali delle sue parodie di genere e di forma, della sua musicalità tecnocraticamente satura di postmodernismo, delinenado una corrente politica significativa che corre attraverso l’appiattimento dei generi musicale, la rinuncia alla figura del compositore deus ex machina, una struttura musicale collettiva, una visione liberatoria del rumore e il riscatto della logica consumistica dell’industria musicale.

La caratteristica immediatamente udibile della musica di John Zorn è la sua rumorosità. Abrasive, forti, veloci, sgradevoli, dissociative, le tessiture musicali di Zorn non sono mai dolci o soddisfacenti nel senso convenzionale del termine. Ascoltando le grida primitive di Yamatsuka Eye sulle prime due registrazioni dei Naked City, il punk-jazz trash del suo tributo a Ornette Coleman, Spy vs Spy, o i suoi “sdrucciolevoli”, sghembi arrangiamenti dei lavori di Kurt Weill o Ennio Morricone si comprende facilmente come nei suoi lavori non trovano posto nè la grazia della musica classica né la pretenziosità del Romanticismo, a meno che questi elementi non siano utilizzati come forme musicali antagoniste. Allo stesso tempo il suo lavoro non ammette senza problematiche le convenzioni della musica da camera moderna e contemporanea. Il lavoro per quartetto d’archi come Forbidden Fruit incorpora i "giradischi" suonati da Christian Marclay, nel quale pezzi casuali e distorti di musica pre-registrata si inseriscono attraverso le tessiture già frammentate degli stessi archi del Kronos Quartet. Un lavoro per ensemble cameristico come Cobra non solo usa strumentazione orchestrale e convenzionale inclusi arpa, ottoni, strumenti a fiato, percussioni, ma anche incorpora chitarra elettrica e basso, giradischi, organo scadente, e suoni preparati che variano dai nitriti equini ai richiami per anitre, suonerie telefoniche ed echi di suoni industriali.
Zorn, pur affermando il suo status di "compositore di formazione classica", rivendica la propria posizione di artista scomodo, anticonvenzionale e post-modernista fondendo liberamente tra loro materiali del "mondo classico" con la musica popolare, l’hardcore punk, l’heavy metal, il jazz (free e tradizionale), le colonne sonore televisive, e sound effects, in un lavoro costantemente eclettico, ibrido e polisemico che pesca nel torbido e nel trash della cultura popolare.




venerdì 9 aprile 2010

L'Originale seconda parte di Empedocle70


Anche i nastri originali delle registrazioni, i cosiddetti Master tapes non hanno lo stesso prestigio degli Originali nell’arte visiva: non sono esposti nelle gallerie o nei musei per compiacere il nostro desiderio della loro Aura fonetica. Non vanno sotto il martello da Sotheby. Se vi è egualitarismo nella musica, esso non esiste nell’arte. Coloro che come me si rifiutano di scaricare tutta la musica gratuitamente e illegalmente, e che ancora entrano nei negozi di CD, scoprono facilmente che le grandi opere musicali, la grande musica (qualunque siano le vostre preferenze di genere) ha un prezzo all’circa uguale a quello della spazzatura. Le vendite di un artista potrebbero aumentare se muore (Michael Jackson docet), ma il prezzo dei loro dischi non cresce, perché, sono proprio questo, le registrazioni, riproduzioni, con un valore estremamente limitato di mercato. Come ogni appassionato di musica che si rispetti ho passato parte della mia vita ad accumulare con amore una raccolta di documenti sonori, un universo abbondante di piaceri estetici attraverso i generi e i secoli, che anche se fossi in grado di vivere otto volte tanto, dedicando ogni mio minuto di veglia esclusivamente a questo gioco, non sarei in grado di partecipare, di assorbire, di vivere completamente, perso nella sua miriade di generi, sfide e piaceri bizantini.


Se dovessi vendere la mia biblioteca di dischi, quello che prenderei mi sarebbe probabilmente appena sufficiente per acquistare qualche pezzo mediocre di qualche artista esposto per la prima volta in una galleria d’arte. Sì, ci sono alcuni pezzi rari, magari in vinile, ma anche in questo caso, gli importi sono relativamente insignificanti. Incrementare il valore di una musica "Originale" a livelli da casa d’asta è praticamente impossibile. Il musicista, scrittore e accademico David Toop ricorda che proponendo un suo concerto presso la Lisson Gallery di Marylebone, il proprietario della galleria, entusiasta all’idea, si chiedeva se c'era un modo per cui ai musicisti potesse essere pagato il tipo di somme che un artista visivo si poteva aspettare per evento analogo.
"Si chiese se il concerto poteva essere registrato, e quindi se la registrazione poteva essere venduta subito dopo. Gli ho detto: si potrebbe provare! Laggiù sulla mia scrivania c’è un CD-R di un concerto suonato un paio di giorni fa, di cui esistono solo tre esemplari al mondo. Ma io non potevo darlo via. Se avessi cercato di venderlo a Mark Wastell (che gestisce il negozio di dischi Sound 323 in Highgate), probabilmente non lo avrebbe accettato e lui è stato coinvolto in quel concerto!”
"L'arte e il boom immobiliare sono andati di pari passo a partire dal 1980," continua Toop. "In quel momento credo che ci fosse una ampia visione collettiva secondo cui possedere un pezzo d’arte era sia fico che realizzare un potenziale investimento. Nel frattempo, la musica è diventata sempre più economica, fino a cinque sterline, meno di una sterlina per un singolo brano su mp3".

Il compositore La Monte Young non solo ha cercato di superare le normali convenzioni temporali sulla musica, con le musiche del suo Theatre of the Eternal Music, ma ha anche tentato di raggiungere lo status dei suoi colleghi nel mondo dell'arte visiva, ritirandosi dal mercato musicale fin dai primi anni '70 e rendendo egli stesso e i pochi lavori fino ad allora pubblicati costosi quasi come quelli di un artista visivo. Nel 1974, egli riuscì a vendere un pianoforte, il fulcro di una sua installazione intitolata The Well-Tuned Piano, l'acquirente, pagò un extra di 1.000 dollari, perché lo autografasse per lui. In generale, tuttavia, i collezionisti d’arte non sono sufficientemente preparati e pronti a pagare a prezzo d'autore un pezzo musicale, non importa con quale connotazioni di originalità ed esclusività si tenti di rivestire la musica o lo spartito. Sound artist come Michael J. Schumacher sono di tanto in tanto riusciti a vendere dei pezzi loro ma senza riuscire a incidere sulla natura relativamente democratica dell’economia e della diffusione musicale.
Il fascino derivante da quotazioni con cifre a sette o otto zeri ha avuto un tremendo effetto immagine per l'arte moderna. Articoli su quotidiani a tiratura nazionale, come quello citato in precedenza del Sole24Ore, hanno avuto due effetti: fanno appello desiderio di investimento-ricchezza delle persone, ma servono anche per esporre le opere d'arte, magari riprodotte su cataloghi in miniatura, a un pubblico più ampio che si è visto impegnarsi con la "difficile" arte, aumentandone l’esposizione mediatica e facendo uscire l’arte contemporanea dal ghetto dei semplici appassionati. La musica moderna al momento invece, non ancora ha goduto di un simile privilegio.
- parte seconda

Empedocle70

giovedì 8 aprile 2010

L'Originale prima parte di Empedocle70


Qualche tempo fa, ritornando a casa dopo un concerto con un amico, riflettevamo sul fatto che mentre un pittore una volta terminate la sua opera, chiude in un certo senso il discorso attorno al suo lavoro, un musicista in realtà non termina mai le proprie musiche. Mesi passati a studiare un brano, che magari si esegue e esaurisce in pochi minuti, e ancora mesi che dovrà passare a ristudiarlo, magari per presentarlo sotto un’altra luce e con una nuova interpretazione, in un ciclo infinito che, con buona pace delle registrazioni discografiche, non vede mai partorire un Originale.
In questo ambito il potere delle arti visive si trova ad un livello sconcertante. La potenza dell'Originale. rappresenta infatti un valore estetico e feticistico che, nonostante tutti i tentativi operati da parte di chi opera con l’arte concettuale di derogare a tale principio e nonostante le migliori speranze di Walter Benjamin, il potere della Aura dell'Originale continua a risplendere e a esercitare il suo fascino, il fascino dell’autentico, tanto potente nella sua morsa, così come lo è nella sua totale falsità. Non mi credete? Penso che i recenti successi di vendite e i record segnati dalle case d’asta in merito alle quotazioni di opere d'arte contemporanea ne siano un buon esempio.

Il supplemento Arteconomy del Sole24Ore titolava nel settembre 2008 Un’insaziabile voglia di Bacon al sangue dando alcune cifre (da capogiro) sulle quotazioni raggiunte dall’artista: “Lo scorso anno, Al-Mayassa, figlia dell’emiro del Qatar, spendeva 35,5 milioni di euro per «Studio per Innocenzo X», 1932. Poi a febbraio, Joseph C. Lewis, miliardario inglese proprietario del Tottenham Hots (curiosa la passione baconiana del mondo del calcio) acquistava «Triptych 1974» per quello che oggi sembra un prezzo d’occasione, 32,7 milioni di euro. Si dice che sia stato un miliardario irlandese ad aggiudicarsi il trittico del 1975 «Autoritratto», venduto da Christie’s lo scorso giugno per 21,3 milioni di euro. Secondo Gerard Faggionato, rappresentante per l’Europa della proprietà Bacon (la mostra «Le donne di Francis Bacon» apre l’8 settembre nella sua galleria), «il mercato di Bacon è diverso da quello di Warhol per il semplice fatto che non ci sono abbastanza opere per tutti». Bacon ha distrutto molti dei suoi quadri e dopo la sua morte sono state scoperte nel suo studio 98 tele ridotte in pezzi. La sua intera opera si compone all’incirca di appena 600 quadri. L’anno scorso l’artista è salito al terzo posto, alle spalle di Warhol e Picasso nella classifica di ArtPrice dei migliori risultati in asta, mentre nel 2003 occupava appena la settantasettesima posizione.”

http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/news.php?type=quotazioni&id=279&

Nessuna allusione di sorta sui meriti estetici della pittura, ma ampia disquisizione sui loro meriti finanziari e sul fatto che la morte dell’autore e la successive scoperta di alcuni inediti (come sono? Perchè non li ha distrutti?) non potevano che utilmente promuovere il valore delle sue tele, poiché non vi è nulla come la morte o un po’ di velata schizofrenia per aggiungere qualche vitale e penosa rifinitura di autenticità artistica.
Ammettiamolo: la gente non posso farne a meno che correre attorno a un Originale. Siete mai stati al Louvre? Folle intere raggrumate in attesa di sfilare in riverente omaggio davanti alla teca di vetro antiproiettile contenente la prova dell’esistenza della Gioconda di Messer Leonardo da Vinci, come ipnotizzati e sedotti da anni di propaganda sulle proprietà intrinseche e sul potere di elevazione dell’arte.
Assieme all’autentico desiderio di esaminare la pittura e la meditazione le sue qualità, si avverte una sensazione di fondo che essere vicini alla Gioconda vuol dire essere esposti al misterioso, spiritualmente nutriti dai raggi che partono dalla suo essere vecchia di secoli, dalla vernice screpolata, la magia di un passato immortale creato da Messer Da Vinci e trasmesso attraverso le sue opere.
Questa è l'Aura, e si può anche non crederci, ma nella misura in cui essa esercita tale innegabile effetto magnetico, essa esiste. E ciò che emanano tutti gli oggetti definiti come opere d'arte, tra cui e a prescindere dalle sue intenzioni, anche il pitale di Marcel Duchamp. Possedere un tale “cesso” è come possedere la pietra filosofale che tutti desiderano, o una sacra reliquia della Vera Croce, o un pezzo di autentica anima immortale? O forse si limita semplicemente a confermare che sei un estremamente ricco, e quindi, una persona estremamente importante.

Probabilmente molti di coloro che frequentano le sale di concerto di musica classica, e l’opera lirica in particolare, lo fanno nella speranza di una sorta di crescita, di elevazione, sia spirituale che sociale. Tuttavia, nella musica, non vi è alcun equivalente all'Originale. Vi è un certo commercio di cimeli, anche se si parla di quotazioni al massimo per migliaia di euro e non di milioni, dai sottobicchieri su cui sono stati scarabocchiati i testi delle canzoni alle chitarre di Hendrix. E’ difficile da capire ciò che motiva le persone che comprano queste cose: la superstizione, la vanità? Che cosa immaginano di avere in loro possesso le persone che acquistano il pianoforte bianco di John Lennon?

venerdì 12 marzo 2010

Suono, Spazio, Arte, Registrazione di Empedocle70 quinta parte

Forse in risposta a questo crescente interesse per spazialità, sia nella composizione moderna che nella sound art, le sale da concerto sono diventati molto più flessibili. Alla Carnegie Hall, Zankel Hall ha un surround-sound system, con la possibilità di muoversi intorno ai posti a sedere. Nello spazio delle esecuzioni musicali del Centre Pompidou di Institut de Recherche et Coordination Acoustique / Musique 's (IRCAM), "il muro è costituito da centinaia di pannelli che possono essere spostati per ottenere l'acustica che si desidera, e un soffitto che può essere abbassato". Radio France gestisce l'Olivier Messiaen Concert Hall, con un sistema spaziale del suono (("an orchestra of loudspeakers") progettata dal compositore di musique concrete Francois Bayle, che l’ha denominato "acousmonium". L’Experimental Media and Performing Arts Center (Empac) la Rensselear Polytechnic Institute vanta "spazi con ventiquattro bit di gamma, [e] proiettori, ma con sistemi che elimineranno qualsiasi suono, un ambiente assolutamente silenzioso con posti a sedere variabili.



Sebbene la maggior parte di questa sperimentazione sia stata condotta nel reparto della musica d’avanguardia e nel mondo della musica classica, uno album rock molto noto fornisce un altro esempio molto interessante. Nel suo libro sui Led Zeppelin del 1971 (Led Zeppelini, Il martello degli Dei) parlando del loro quarto album, Erik Davis rileva che chitarrista e produttore Jimmy Page avrebbe posto i microfoni in varie parti della stanza durante la registrazione, e avrebbe quindi "registrato e bilanciato la differenza di questi microfoni, catturando l’ intervallo di tempo che riflette la forma acustica della sala stessa. " Davis prosegue citando Page se stesso dicendo che stava cercando di "catturare, il suono della camera dal vivo", non la musica, o la banda, ma la stanza. Questo può essere ascoltato in particolare nella famosa e spesso copiata introduzione della batteria nel brano finale del disco When the Levee Breaks. Ecco come Davis descrive i preparativi per la registrazione: “per la sessione [il batterista John] Bonham pose il suo nuovo kit sul pavimento di una scala di pietra ... Due micorfoni Beyer M 160 stereo sono stati poi appesi sopra a dieci e venti piedi di altezza, e quindi passati attraverso un'unità di eco gigante ... l'installazione è stata un’eresia; non sono mai stati utilizzati dei microfoni da sala per registrare una batteria ... come [lo scrittore] Andy Fyfe dice, “ciò che voi udite non è solo la batteria, ma come la batteria reagisce allo spazio acustico della sala. Ma potete anche ascoltare qualcosa di più inquietante di questo: si sente come la stanza risponde alla batteria.”



Nello stesso periodo, il compositore Alvin Lucier osservava, "Ogni stanza ha una sua melodia propria nascosta fino a quando non è resa udibile", mentre una decina di anni prima Yoko Ono scrisse come istruzioni per l'esecuzione di Tape Piece II di "prendere il suono della respirazione della stanza." La musica una volta era creata con l’idea di essere ascoltata dal vivo in uno spazio specifico, con l'avvento della registrazione e delle forme di trasmissione dei suoni la capacità di “accordare” uno spazio fisico specifico è diventata un’arte perduta che cerca di essere riscoperta. Dato che lo spazio non era più parte integrante della musica, è stato lasciato al suono la possibilità di articolare le proprietà dello spazio stesso diventando come i colori e le forme geometriche per la pittura modernista. L'artista è stato rimosso, mettendo l'accento sul suono stesso, e il suo ambiente.


Empedocle70

giovedì 11 marzo 2010

Suono, Spazio, Arte, Registrazione di Empedocle70 quarta parte

Karlheinz Stockhausen è stato spesso associato alla musica nello spazio, avendo sviluppato una serie di composizioni che egli chiamato Raummusik ( "la musica nello spazio"). Anche se la storia ha dimostrato che lui è stato il secondo, non il primo a sperimentare con qualsiasi tecnica avant-garde, egli ha sostenuto, "Fin dall'inizio ho pensato dove gli strumenti avrebbero dovuto essere collocati, Non ho mai semplicemente desiderato avere una disposizione spaziale automatica del suono " Gruppen (1955) per tre orchestre, per esempio, arriva tre anni dopo Antiphony I di Brant, ma in sua “difesa” la musica di Stockhausen coinvolge " timbri in movimento... un accordo si muove da orchestra in orchestra con quasi esattamente gli stessi strumenti (trombe e tromboni) e ciò che cambia non sono le frequenze, ma piuttosto il suono nello spazio " questo considerando che la musica di Brant sottolinea invece i contrasti tra una varietà di stili musicali (ricalcando le idee di Ives).



Carre (1959 ) era un pezzo per quattro orchestre e quattro cori che circondavano il pubblico. Nel 1956, Stockhausen compose Gesang der Jungling, un punto di riferimento per la musique concrete che incorporava il canto e l'elettronica e utilizzava cinque altoparlanti per diffondere la musica in tutto l'auditorium. Il pezzo elettronico Kontalae (1960) si basava sulla velocità con cui il suono si spostava da un altoparlante all'altro. Stockhausen aveva anche pensato di mettere musicisti in movimento per far meglio muovere il suono e condusse dei laboratori a Darmstadt di "walking and running music"dove cantanti e strumentisti di fatto si spostavano suonando. In Ensemble (1967), una performance di quattro ore e mezzo facente parte del programma di uno dei suoi seminari di Darmstadt, i musicisti continuavano a suonare o in automobile decappottabile o attraverso i finestrini aperti e si incontravano nuovamente venti miglia al di fuori della città . Stockhausen ha anche preso in considerazione il movimento del pubblico: "Dovete comporre in modo diverso quando si sa che gli ascoltatori vanno e vengono". In Sternklang in cinque gruppi di musicisti sono stati separati da cespugli e alberi. Il suono cambiava per gli ascoltatori mentre si avvicinavano a ogni gruppo, spostandosi da un gruppo all’altro in continuazione.
Laszlo Moholy-Nagy cominciò a immaginare "le onde sonore provenire da fonti inaspettate, ad esempio, una lampada ad arco cantante o parlante, i diffusori sotto i sedili o sotto il pavimento della sala.” Piet Mondrian previde un nuovo tipo di sala da concerto per musica “Neo-Plastic”, dove "la gente poteva entrare e uscire liberamente senza perdere nulla, perché le composizioni si sarebbero ripetute come nei cinema." Ex allievo di Stockhausen, La Monte Young, aveva immaginato", una composizione del suono continuo per l'installazione nelle case, uffici, gallerie d'arte, aule, piscine, transatlantici, aerei, navi spaziali, eccetera." Young accordò un pianoforte a casa sua usando il sistema di “just intonation” e fece una registrazione: The Well-Tuned Piano.



Egli non fu in grado di eseguire questa musica dal vivo fino a dieci anni dopo , quando ebbe l'opportunità di riaccordare un pianoforte per una apparizione ad un festival musicale. Il pianoforte stesso dovette essere "installato", in quanto spostarlo avrebbe voluto dire rovinare la sua speciale accordatura, così come avrebbe subito delle modifiche in base all’umidità e alla temperatura presenti nello spazio dell’esposizione. Dopo l'anteprima mondiale a Roma nel 1974, Young vendette il "well-tuned" pianoforte, come un oggetto d'arte all’organizzatore della manifestazione, Fabio Sargentini, che gli offrì altri 1.000 dollari per firmarlo. La Dia Art Foundation successivamente acquistò il pianoforte da Sargentini per 14.000 dolari e lo portò a New York, dove venne installato nella sede dell'organizzazione in Harrison. Oggigiorno un piano può essere facilmente spostato , ma la fragilità imposti da Young sul pianoforte accordato in “just Intonation” lo rese più simile a una scultura o a una installazione permanente, in un museo di arte visiva. Lo stesso Young raramente si esibisce in tour o pubblica dischi, forse i troppi sforzi e il troppo tempo impiegato per creare le sue visioni di "continuous sound compositions"; hanno reso di fatto la propria musica un po’ troppo “site specific”, ancora oggi la Dream House sopra il suo loft in Church Street a New York è il luogo primario per i suoi occasionali concerti.Mark Rothko realizzò dei dipinti per riempire uno spazio creato da Philip Jolinson, la Cappella Rothko a Houston, e Morton Feldman compose un pezzo per essere eseguito lì. "In larga misura la mia scelta degli strumenti (in termini di forze utilizzati, l'equilibrio e il timbro) è stata influenzata dallo spazio della cappella, così come i dipinti", ha scritto. "Le immagini di Rothko vanno dritte al bordo della sua tela, ..", e ho voluto creare lo stesso effetto con la musica, che dovrebbe permeare l'intero locale a forma ottagonale e non essere ascoltato da una certa distanza ... il suono è più vicino, più fisicamente con voi che in una sala da concerto ".


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mercoledì 10 marzo 2010

Suono, Spazio, Arte, Registrazione di Empedocle70 terza parte

In una certa misura le installazioni sonore sono una specie di stanze di rinnovamento / riabilitazione, e persino una sorta di centro benessere, sound artist Bernard Leiner: "ciò che è vero per la musica si applica a qualsiasi stimolo acustico: la qualità del suono di una stanza colpisce il sistema nervoso. Il cuore, la respirazione, e la pressione arteriosa, che sono in gran parte fuori del controllo cosciente ne sono interessati. E le implicazioni psicosomatiche non dovrebbe essere sottovalutate. In altre parole, tutta la nostra fisica e il benessere mentale è influenzato dal suono di una stanza. Dato che l'architettura moderna ha sottovalutato se non del tutto ignorato questi fenomeni, questo ha certamente provocato danni rilevanti. In questo contesto dobbiamo, tuttavia, sottolineare che noi abbiamo grandi difficoltà a parlare del nostro modo di sentire una stanza, il nostro modo di venire a patti con il "sonoro" dello spazio. Abbiamo semplicemente una mancanza nella terminologia. A questo proposito il nostro linguaggio, principalmente orientato sull’aspetto visivo, ci penalizza."




L'uso della spazialità nella composizione musicale europea risale al XVI secolo, quando i compositori come Giovanni Gabrieli scrivevano composizioni che dovevano essere eseguiti nelle chiese con più cori. Gabrieli ha scritto, in particolare, musica per la Cattedrale di San Marco a Venezia, che vantava due corali e due organi di fronte all'altro (è un primo esempio di composizione nata per un sito specifico). Bernhard Leitner cita un altro esempio ancora più complesso dal XVII secolo: "Nel 1628 la cattedrale di Salisburgo è stata inaugurata con l'esecuzione composizione spaziale/ musicale di Orazio Benevoli, per la quale cinquantatre strumenti e dodici cori sono stati distribuiti in tutto l'interno della cattedrale, al fine di enfatizzare i suoi effetti acustici attraverso l’insieme dei diversi gruppi di musicisti, attraverso echi e dialoghi incrociati tra loro. Il conseguente effetto monumentale è stato raggiunto in un modo del tutto diverso da quello utilizzato nel XIX secolo, dove il suono veniva proiettato nello spazio da un unico spazio, il podio. Allo stesso modo, in cerimonie di corte piccoli gruppi di musicisti venivano distribuiti per tutta la stanza in modo flessibile in modo da poter cambiare posto rapidamente e quindi creare effetti e significati diversi".
L'unica eccezione a questa pratica nel diciannovesimo secolo è Terza Sinfonia di Mahler, dove vi è una sezione di fiati che suona da dietro le quinte, un altro è il Requiem di Berlioz. Nei secoli XIX e XX, George Ives e Henry Brant hanno composto pezzi per varie bande o orchestre situati in zone diverse di uno spazio all'aperto. George Ives, padre del famoso compositore Charles, aveva fatto suonare a due marching bands due brani diversi, mentre marciavano partendo da estremità opposte attraverso un parco cittadino,. Ives ascoltò le differenze nel suono in relazione alla posizione di ogni gruppo in un dato momento. Egli avrebbe fatto anche ascoltare a suo figlio mentre suonava una cornetta dalla parte opposta di uno stagno, fatto poi immortalato da Charles nella sua composizione The Pond.
Charles avrebbe utilizzato la spazialità in qualche misura nell'orchestrazione del pezzo The Unanswered Question, ma è stato Henry Brant, che ha portato la composizione spaziale per strumenti acustici al suo apogeo nel ventesimo secolo. In Antiphony I (1953), cinque orchestre sono sparse per il palcoscenico e l’auditorium. Brant ha continuato a comporre oltre un centinaio di pezzi caratterizzati dalla distribuzione spaziale del suono (manco a dirlo, queste non si traducono molto bene nelle registrazioni stereofoniche).
La musique concrete stava già meditando sulla “spazializzazione” fin dai primi anni '50. Su suggerimento di Pierre Schaeffer, Jacques Poullin inventò un dispositivo chiamato “pupitre d 'espace” ("scrivania spaziale" o "controllo dello spazio"), che utilizzava bobine ad induzione per spostare i suoni nello spazio intorno a se.
Varese aveva prima immaginato "una serie di proiezioni di suono nello spazio, mediante l'emissione del suono in qualsiasi parte o in molte parti della sala. " Nel suo Poème Electronique, realizzato per la Fiera Mondiale di Bruxelles nel 1958, un pezzo su nastro magnetico con campane, sirene, voci trattate e pianoforte, i suoni viaggiava attraverso vari percorsi per i quattrocento altoparlanti distribuiti in tutto il Padiglione Philips progettato da Le Corbusier (con l'aiuto di Iannis Xenakis), una sorta di versione laica del XX secolo del modo di scrivere e definire la musica per uno spazio-cattedrale.



Ne scrive in questi termini lo stesso Varese nel suo libro “Il Suono Organizzato”: “Vengo ora al pezzo che ascolterete stasera: Poème eLectronique. Si tratta della parte musicale di uno spettacolo di suoni e luci presentato nel corso della Esposizione di Bruxelles all'interno del padiglione progettato per la Philips Corporation of Holland da Le Corbusier, autore anche della parte visuale. Lo spettacolo! era fatto di luci colorate in movimento, immagini proiettate sulle pareti del padiglione e musica. La musica veniva diffusa da 425. altoparlanti controllati da venti amplificatori. Era stata registrata su Un nastro magnetico a tre piste a intensità e qualità variabili!, Gli altoparlanti erano stati montati per gruppi e secondo quelli che vengono chiamati "percorsi di suono" per ottenere vari effetti, come ad esempio quello di una rotazione della musica attorno al padiglione o quello di un suo arrivo da direzioni differenti, oltre a riverberi, ecc. Fu quella la prima volta che sentii la mia musica proiettarsi letteralmente nello spazio.”
Anche il pezzo su nastro magnetico Concret PH di Xenakis creato dalla elaborazione del suono derivante dalla combustione del carbone, venne “suonato” attraverso questo sistema di diffusione.



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martedì 9 marzo 2010

Suono, Spazio, Arte, Registrazione di Empedocle70 seconda parte



Eno precisa che la registrazione ha avuto la forza di spostare la musica lontano dai suoi luoghi deputati di produzione: possiamo portarci a casa ed ascoltarci la registrazione di una sinfonia invece di dover andare alla Concert Hall. Glenn Gould aveva rinunciato ad eseguire concerti a metà degli anni '60, già col pensiero che le registrazioni avrebbero sostituito le sale da concerto. Ciò è stato dovuto in parte ad un atteggiamento egualitario da parte sua: a casa propria tutti avevano il posto migliore, e con la riproduzione domestica: “the listener is able to indulge preferences and through the electronic modifications with which he endows the listening experience imposes his own personality upon the work. And he does so, he transforms that work, and his relation to it, from an artistic to an environmental experience.” (l'ascoltatore è in grado di indulgere alle proprie preferenze e con le modifiche elettroniche che conferisce alla sua esperienza di ascolto impone la propria personalità sulla musica. E facendo così, egli trasforma il lavoro, e il suo rapporto con esso, da un’esperienza artistica a una ambientale).
In questo modo Glenn Gould concettualizzava involontariamente gli album come una sorta di installazione sonora interattiva. Non solo è possibile per l'ascoltatore godere a casa il pezzo di musica in qualsiasi momento, ma tramite la gestione del volume e dell’equalizzazione su un sistema hi-fi egli diventa effettivamente un direttore / produttore.
“Every sound has a space-bound character of his own. The same sound sounds different in a small room, in a cellar, in a large, empty hall, in a street, in a forest, or on the sea.” (Ogni suono ha uno spazio legato al suo carattere. Lo stesso suono suona in modo diverso in una piccola stanza, in una cantina, in una grande sala vuota, in una strada, in una foresta, o al mare.) Bela Lelazs



Con il giradischi in grado di sintonizzare ogni casa come una sala da concerto, e con la registrazione in grado di dare al suono una posizione centrale, hanno avuto inizio nuove indagini sulle sue specificità e caratteristiche spaziali. L'uomo già da lungo tempo viveva in sintonia con il suono di spazi architettonici e naturali. Bill Viola ha scritto sulle cattedrali gotiche: "Quando si entra in un santuario gotico, è subito evidente che il suono comanda lo spazio. Questo non è solo un semplice effetto di un eco, ma tutti i suoni, non importa quanto vicini, lontani, o forti, sembrano provenire dallo stesso luogo lontano ... Chartres e di altri edifici sono stati descritti come "musica congelata in pietra ".. "L’architettura antica abbonda di notevoli esempi di progettazione acustica, gallerie sussurranti in cui un mormorio nudo di una voce si materializza in un punto a centinaia di metri di distanza dall'altra parte del corridoio e la chiarezza perfetta degli anfiteatri greci in cui un attore, in piedi al punto focale creato dalle pareti riverberanti, si sente distintamente da tutti i membri dell'orchestra e del pubblico "
Nei tempi moderni l’architettura si è meno preoccupata di acustica; "l’idea del suono come mezzo si è persa parecchio nella nostra cultura" dice il sound artist Bill Fontana. "Gli architetti quasi non ci pensano. Disegniamo lo spazio visivamente e non pensiamo al rapporto tra i suoni che esistono negli spazi ". Viola rileva che l'acustica moderna è stata sviluppata per combattere l'incomprensibilità generata dal riverbero nella stanze elaborate dal design moderno, cosa che egli considera ironicamente perché "l’acuto riverbero nella cattedrale gotica, sebbene fosse un risultato della costruzione e non una specifica intenzione, era considerato una parte essenziale della la sua forma globale e della sua funzione ". ...


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lunedì 8 marzo 2010

Suono, Spazio, Arte, Registrazione di Empedocle70 prima parte

In un certo senso, la registrazione è stata una invenzione ancora più radicale della fotografia, in quanto si pensava che non fosse possibile “catturare” la voce umana, mentre si era già abituati all’idea che la stessa immagine (umana) fosse in misura maggiore o minore riproducibile tramite il disegno e la pittura. La registrazione, la possibilità di catturare e riprodurre i suoni forse sarebbe stata l'invenzione di cui lo stesso Edison sarebbe stato più orgoglioso.



Perché la registrazione potesse riuscire a replicare gli spettacoli musicali , era solo una questione di tempo, mentre alla luce delle tendenze moderniste dell’arte, vennero sviluppate tecniche sperimentali per portare la registrazione al fuori dal regno dell’ “aura” fotografica: la "Concrete Musique”, sviluppata in Francia tra gli anni ‘40 e '50 da Pierre Schaeffer (un ingegnere della radio, naturalmente) e Pierre Henry, si basava sulla registrazione “documentaristica” di suoni quotidiani, della vita reale, trasformandoli fino al punto di irriconoscibilità (accelerando o rallentando il nastro, tramite l'editing e l'utilizzo di distorsioni e altri effetti) in modo tale da creare una sorta di divorzio “sonoro” tra i suoni e l'oggetto che li aveva prodotti. Il suono di un violino, non trattato, rimanda all'immagine di un violino, anche se non è un violino di per sé, nello stesso modo in cui una fotografia di un violino, non è un violino. Con queste possibilità, il suono e l'immagine si scindono tra loro, generando un problema catalogabile sotto la definizione di “ascolto acusmatico”.
Il termine deriva dai discepoli di Pitagora erano soliti seguire ascoltando, ma senza mai vederlo, le sue lezioni tenute da dietro una tenda. In base alla definizione di Schaeffer, l'ascolto acusmatico è "L'ascolto del suono senza alcun indizio visivo alla sua fonte."
Schaeffer, infatti, in ultima analisi, si scoraggiò non riuscendo a creare una sufficiente distanza musicale tra i suoni e la loro fonte originale, e sentendo che non poteva sfuggire la forma musicale fino a raggiundere il suono puro. Tuttavia, la musique concrete, resta come una sorta di l'anello mancante tra la musica e la sound art, e altri artisti, Francisco Lopez in particolare, sembrano riprendere questo discorso da dove Schaeffer l’aveva lasciato.
Le tecniche moderne di registrazione basate sui sistemi multi traccia, oltre a distanziare quanto possibile i suoni dalla loro fonte visiva, hanno contribuito non poco anche ad interagire con l'acustica naturale del suono in una stanza ch e deve essere ricostruita attraverso effetti di riverbero e altri. Come afferma il sound artist Bernhard Leitner : "Le stanze riverberanti sono sempre stati ammorbidite acusticamente coprendo le superfici rigide riflettenti con tappeti, arazzi, tende e simili. Oggi l’esatto contrario, un compito più difficile da svolgere, è diventata una procedura standard nel settore della registrazione musicale. La stessa tecnologia che ci permette di riprodurre musica senza musicisti e in uno spazio adeguato ci permette di simulare il riverbero nello spazio che era stato eliminato nella registrazione: possiamo creare acustiche differenti nello stesso spazio.
E’ questo senso della prospettiva, con l'introduzione degli effetti nello studio di registrazione, in particolare l’eco, che fa dire a Brian Eno "il processo di creare musica è molto più vicino al processo della pittura". David Toop ha scritto che con l'eco presente nel reggae dub giamaicano "il mixer, diventa uno strumento pittorico" creando "illusioni profonde". Al di là dello spazio simulato dall’ eco e dal riverbero, nella registrazione in mono vi è una profondità di campo, tra primo piano e sfondo simili alla pittura: cosa presente anche nella registrazione stereofonica, che però divide l'immagine in una dicotomia verticale.



Molti artisti del suono sono stati scarsamente rappresentati su dischi: alcuni, come Phill Niblock e La Monte Young, hanno sempre contestato la durata di solo 20 minuti del lato dei dischi di vinile come troppo breve per poter ospitare le loro opere (tra l’altro non avendo il controllo del volume di riproduzione, che nei loro casi spesso è destinato ad essere il più forte possibile). Yasanao Tone e Marianne Amacher hanno resistito più volte alla tentazione di realizzare registrazioni in stereo dei loro lavori perché questa tecnologia non riusciva a catturare perfettamente la loro dimensione spaziale.
Sotto questo punto di vista un cd di un sound artwork potrebbe essere paragonato ad un catalogo di una mostra di sculture, con riproduzioni fotografiche delle opere stesse. Con l’audio surround 5.1 l'idea di un ambiente sonoro nuovo sostituisce e supera l'analogia con la pittura, man mano che questo sistema diventerà sempre più comune nelle nostre case, anche la sound art potrà forse uscire dagli ambiti ristretti in cui adesso è confinata.....



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sabato 23 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte sesta


Le astruse teorie matematiche di Xenakis sono messe al servizio della replica di forme ‘naturali’. Egli definì eventi tra gruppi di strumenti che replicano l'apertura di ventilatori o il movimento di spazzole, con strutture di composizione denominate ""arborescences" - tentacoli o cespugli di suoni derivanti da una radice comune in grado di espandersi in diverse direzioni. Il software consente la manipolazione della posizione, la rotazione e l'aspetto della tessitura delle forme create in questo modo. Queste opere arboree hanno ormai superato i primi esperimenti di Xenakis dedicati alle strutture stocastiche, che erano basati esclusivamente sulla logica aritmetica. "Nel determinismo la stessa causa genera sempre lo stesso effetto", disse una volta Balint Andras Varga, descrivendo il suo tentativo di sbloccare il valore caotico dei numeri. "Non c'è nessuna deviazione, nessuna eccezione. L'opposto di questo è che l'effetto sia sempre diverso, la catena non si ripete mai. In questo modo si raggiunge la possibilità assoluta che è, appunto, l’indeterminismo".

Nel 20° secolo, l'orecchio umano ha dovuto adattarsi a ambienti più affollati e più ricchi di informazioni. Parte di questa evoluzione ci ha condizionato a desiderare e individuare più rumore, che è il dettaglio del suono e della tessitura che cade tra le divisioni matematiche stabilite da Pitagora. Nel nuovo millennio il monocorde non più è abbastanza a lungo per esprimere tutto ciò che è cambiato nella forma musicale. Seconda la Scuola Viennese collegata con Alban Berg e Anton Webern, la musica doveva sganciarsi dalla emotività e dalle strutture intuitiva che avevano portato alle forme opulenti e eccessive del tardo Romanticismo. Schoenberg affrettò il passaggio alla atonalità, cioè alla mancanza di una chiave definita, mentre altrettanto rapidamente i suoi contemporanei Picasso e Braque acceleravano la distruzione della prospettiva rinascimentale sulla tela.

Schoenberg ha trasformato la musica in dati puri: gruppi di 12 note sono state usate come cellule amelodiche per ogni composizione. I rapporti tra ciascuna nota possono essere invertiti, mescolati tra loro o rovesciati come palindromi, senza essere collegati ad una chiave musicale scelta precedentemente come dominante. La scelta di chiavi fisse contribuisce a dare un senso di progressione in una composizione, Schoenberg ha cercato di definire un nuovo, segreto, non udibile sistema come modus operandi nella sua musica, ma a un certo punto ha perso la sua visione nelle ombre di diverse centinaia di anni di tradizione classica: "Si usa la serie e poi uno compone come prima, "scrisse una volta. Ma le sue opere Die Jakobs / Eiter (Jacob's Ladder, 1917-22) e Moses und Aron (1932), sono rimaste incompiuta alla sua morte. Un po’ come se egli fosse inciampando scoprendo che la scala che stava cercando di costruire era totalmente, fatalmente inagibile a causa dell’eccessiva complessità numerica: in compenso, quasi come segno di riconoscenza, il suo Pierrot Lunaire è una poesia dell’anima persa, confusa, alienata. Ammettiamolo, per riuscire ad apprezzare le strutture matematiche immerse nelle musica seriale bisogna avere una conoscenza simile a quella di un iniziato: nella sua lottà contro la tonalità, Schoenberg ha dato vita a una tale complessità in grado di sbaragliare la gran parte del suo possibile pubblico, trasformando la musica contemporanea in una cosa lontana sia dai gusti della gente che dalla società.
A distanza di oltre 2500 anni il monocorde pitagorico continua a vibrare le sue note immerse nell’armonia cosmica, liberarsene o semplicemente andare oltre non sarà un cosa così semplice ….. Bach docet.
Empedocle70

venerdì 22 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte quinta


La regolarità dell'universo newtoniano ha ceduto alle 'stranezze', trovando la sua controparte musicale nella xenharmony, la strana armonia. L’era atomica ha importato la “stranezza” nelle equazioni scientifico-musicali. Sempre più si sviluppa secondo la propria logica interna, o è costituita da elementi molto lontani dall’idea di espressione personale. A 30 anni di distanza dalla composizione Earth's Magnetic Field' di Charles Dodge 'composto' da mappatura statistiche geofisiche trasformate in dati musicali, si assiste a un rinnovato interesse a succhiare il rumore delle emissioni solari o dei campi elettromagnetici dell'atmosfera, o a utilizzare il software del computer per trasformare dati grezzi in suono (il più recente è un programma che converte le immagini in equivalente sonoro). Music by process o by pulse, come quelle di Terry Riley, o la Techno minimale cui elementi costitutivi sono le frequenze pure, come le tracce su quasi tutti i dischi di Plastikman, vi lascio alla ricerca di metafore e connessioni con mutazioni geniche, eccentricità orbitale, spostamenti di masse gravitazionali. L’Arte Sonora si sta confermando come un filtro per la creazione di nuove strutture profonde all’interno dell’orecchio umano.
I sintetizzatori hanno permesso la creazione di nuovi sistemi per la generazione di frequenze e il software del computer consente di comporre graficamente con le stesse onde sonore sinusoidali, trasformando in “oggetti fisici” le idee dei microtonalists. I Pitagorici avevano costruito una visione matematica del mondo basata su punti specifici, non ammettendo che le linee potessero essere infinitamente divisibili.
All'inizio del 21 ° secolo, i punti di informazione musicale si sono moltiplicati e allo stesso tempo sono diventati più ravvicinati: in paragone al taglio sottile previsto per la scala armonica ora i dati digitali sono come semolino, i cui grani sono essere riassemblati all’infinito. "Siamo tutti Pitagorici," ha detto una volta Iannis Xenakis. Anche se trascurato di definire chi siano i 'noi' in questa equazione, la sua profezia risuona di nuovo nel mondo di elettronica di consumo, dove i processi compositivi, una volta frutto di giorni e giorni di intenso lavoro sono ora immediatamente accessibili tramite sintetizzatori economici, programmi di composizione e suonerie per cellulari.

parte prima parte seconda parte terza
parte quarta parte quinta parte sesta

giovedì 21 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte quarta


Il compositore californiano Lou Harrison lo ha seguito con la sue accordature per orchestra prese dallo studio delle orchestre gamelan indonesiane e compositori tra cui La Monte Young, Pauline Oliveros. James Tenney, Glenn Branca e Ben Neill hanno varie volte ha adottato tali idee. Nella Just Intonation, agli intervalli tra le note vengono assegnati i valori in centesimi: il tasso di cambio è di 100 centesimi per semitono, il che significa che con apparecchiature abbastanza sensibili da poter essere sintonizzati al cento per cento, il numero di rapporti possibili può crescere esponenzialmente nell’ordine delle migliaia. Ci sono due effetti collaterali: in primo luogo, la Just Intonation si è rapidamente trasformata in una forma di matematica arcana, oggetto di tesi cervellotiche e criptiche nei dipartimenti di musica in tutto il mondo. In secondo luogo, dato che l’accordatura in Just Intonation mira a ridurre le dissonanze. i suoi adepti tendono a privilegiarne le qualità calmanti e invitanti alla meditazione. Non è un caso che questo tipo di accordatura abbia riscosso grande successo anche in ambito New Age o tra la cosiddetta ambient “seria” proposta da gente come Robert Rich e Larry Polansky. E non siamo molto distanti dai territori musicali di Pitagora, per il quale una delle funzioni principali della musica era quella curativa.

La Musica delle Sfere si sta combattendo per in altri teatri di guerra, non solo nei meandri oscuri delle teorie sull’accordatura. A volte bisogna guardarsi dal lupo romantico che indossa un camice bianco. Le visioni musicali di Karlheinz Stockhausen riguardo alla musica cosmica, per esempio, sono qualcosa di più di un semplice diversivo. Per Stockhausen le onde magnetiche musicali sono sempre state viste nei termini di come influenzano l’essere umano. "C'è sempre una musica delle sfere, ma questi suoni sarebbero il peggiore inquinamento acustico che si possa immaginare, sarebbero troppo forti". Not in my backyard, non nel mio cortile, in altre parole sarebbe il caso di suonare proprio i suoi capolavori. Licht, l'opera gigantesca che Stockhausen sviluppato nell’ambito di quasi tre decenni, è un concetto cosmico troppo lontano per la maggior parte degli osservatori. Attraverso l’astronauta-angelo Micheal, Stockhausen mette in scena le relazioni tra le leggi musicali e la sfera umana, dimostrandosi meno interessato a quello che succede quando la musica penetra nel campo sociale rispetto al modo in cui esercita la sua influenza mistica.

parte prima parte seconda parte terza
parte quarta parte quinta parte sesta

mercoledì 20 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte terza


Questa ridivisione delle voci,il caos incontrollato dell’eterofonia, e la deregolamentazione dell’espressione umana sono stati vividamente documentati attraverso i 12 lati originali dei 33 giri della Anthology of American Folk Music di Harry Smith. Il monocorde pitagorico di Robert Fludd si trova esattamente sul coperchio del cofanetto dei dischi, ma mentre Smith era affascinato dalla codifiche di antiche, a volte arcane informazioni, e dalla mappatura del migrazioni dimenticate delle culture tribali attraverso una ricerca archeologia nella canzone popolare, la presenza del monocordo ha una risonanza ironica.
Smith aveva previsto per i tre cofanetti che contenevano i sei dischi tre colori diversi: rosso (il fuoco), verde (acqua) e blu (aria). La Terra è l'elemento mancante, anche se sembra gli stessi dischi siano stati stampati nell’argilla indurita, tale è la grinta e la fisicità dei suoni e delle voci incise nei solchi dei 33 giri. L’eterofonia delle voci e la rozzezza e freschezza delle incisioni si potrano al di fuori della scala temperata in modo simile alle micro-scissioni tonali che sono in primo piano nei drones del violino di Conrad.

Il pomo della discordia per Conrad e altri attivisti per lo sviluppo di accordature diverse è che la scala egualmente temperata - il moderno sistema di accordatura - è strettamente specifica per gli strumenti a tastiera. Prima del 18 ° secolo, non c'era nessun sistema prefissato che dettasse i corretti intervalli previsti tra le note della scala.
Il Temperamento Equale, come le orecchie moderne lo conoscono, venne sancito solo quando J.S. Bach compose gli studi conosciuti come Das Wohltemperte Klavier (Il Clavicembalo Ben Temperato). Una sequenza di 48 preludi e fughe progressivamente sempre più difficili. Il clavicembalo ben temperato è stato creato tra il 1722-42. per gli alunni di pianoforte presso la corte di XXXXX in Germania, dove Bach ricopriva il ruolo di direttore musicale.
Il sistema parifica la distanza armonica tra ciascuna delle 12 note della scala con l'effetto di “addolcire” la scala. rendendola più appetibile per la musica da salotto. Questi studi diventarono parte integrante della pratica quotidiana di compositori successivi, il cuore della tradizione classica: Mozart, Beethoven, Schumann. Un sistema di accordatura progettato per i bambini della classe dirigente europea è diventata il fondamento di tutta la musica occidentale: era solo una questione di tempo prima che un tale sistema sarebbe passato sotto il rigoroso controllo da parte coloro che cercano di rivoluzionare e democratizzare l'aria armonica che respiriamo.

Le 12 divisioni arbitrarie della ottava comportano che alcune frequenze mantenute a lungo possano urtare tra loro le une contro le altre, creando un effetto che il musicologo Kyle Gann ha chiamato "fonetica caffeinica", e portando Terry Riley ad affermare che "la musica occidentale è veloce perché non è accordata ". Riley appartiene al numero crescente di musicisti che hanno cercato di aggirare questo effetto con un sistema chiamato Just Intonation (JI), o pure tuning. A partire da Harry Partch, che ha suddiviso l'ottava in 43 toni, la American New Music ha spesso equiparato la musica che si stacca dalla scala temperata con la ricerca della libertà.

martedì 19 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte seconda


Che cosa, esattamente, scoprì Pitagora? La storia del suo incontro con dei fabbri in una fucina (celebrata nell’opera di Handel The Harmonious Blacksmith) è cosa ben nota, come egli invece abbia vissuto quel momento “Eureka”, sentendo i rumori prodotti da martelli di diverso peso su vari incudini di metallo è un mistero. Un martello di un certo peso produrrebbe una frequenza di due volte più a lunga rispetto a quella generata da un martello con la metà della massa del primo, o in termini di acustica, uno suono di un'ottava più in basso. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato, confermando le idee il teorico della musica medievale Boethius, che i rapporti tra le note musicali prodotte negli esperimenti corrispondevano alla precisione, e che quindi Pitagora dando una prima definizione degli intervalli musicali fondamentali, che sono ancora in uso oggi, avrebbe scoperto il profondo legame tra la matematica, numeri e del suono.
Anche se sostiene Harry Partch nel suo libro Genesis of a Music le idee di Pitagora troverebbero fondamento e ispirazione in ancora più antichi sistemi di intonazione risalenti alle civiltà babilonesi, egiziane e cinesi.

L'immagine definitiva del divino monocorde, intonato dalla mano di Dio e circondata da una specie di ragnatela in filigrana con archi e nodi connessi tra loro descrivendo significative regioni tonali e le proporzioni armoniche, è diventata una immagine familiare nelle copertine di dischi e dei libri moderni. La corda solitaria del monocorde - montata su un corpo unico, diviso in due lunghezze da un ponte mobile - ha permesso la divisione del suono nelle proporzioni magiche desiderate dai Pitagorici. Con il ponte che divide la stringa esattamente a metà strada in un rapporto di 1:2, il monocorde suona un ottava perfetta. Spostando il ponte a tre quinti lungo la corda in un rapporto di 3:2, si faranno suonare i due segmenti insieme come una quinta perfetta, e così via, i rapporti aritmetici valgono per tutta la lunghezza dello strumento.
Nelle note allegate al suo album chiamato Slapping Pitagora (1994), il compositore e ricercatore americano Tony Conrad suona una nota esasperata che spinge proprio le sue ricerche musicali nelle frequenze che si trovano lontano dall’autostrada tonale degli antichi Greci: "Yessir, Pythagoras, I do have to see you as a paradigmatically European guy: you travelled abroad, imperialistically raped the East of its 'Exotic' knowledge, and returned with a plan to straitjacket your own people. But we're going to start changing all of that, beginning now."
(Sissignore, Pitagora, devo vederti come un ragazzo paradigmaticamente europeo: hai viaggiato all'estero, hai imperialisticamente violentato l'Oriente della sua 'conoscenza esotica', e sei tornato con un piano per mettere una specie di camicia di forza al tuo popolo. Ma noi andremo a iniziare cambiare tutto questo, cominciando fin da ora.)

Facendo riferimento sul dibattito circa la verità musicale e riportandolo ad una frequenza specificamente americana, la concezione di Conrad di democrazia radicale si pone all’Ordine Mondiale previsto dalla Repubblica di Platone. La democrazia, in questo caso, è rappresentata dalla larghezza di timbro, in tutte le variazioni armoniche all’interno dell'ottava tradizionale, e le divergenze tutto quello che si allontana da quelle che Conrad si definisce come "The Three Chords" - dominante, sottodominante e tonica - che hanno mantenuto per millenni stretta in una morsa la musica occidentale, dalla sonata fino alla canzone pop di tre minuti. Con Slapping Pitagora, Conrad sprona i suoi seguaci a scivolare tra i toni e le frequenze stabilite dai sistemi di accordatura occidentali, e di dividere tra loro le voci che Pitagora aveva ingabbiato in una sola.

lunedì 18 gennaio 2010

La Musica delle Sfere, l’ingombrante eredità musicale di Pitagora, parte prima



"Dal suono di un monocorde, i Pitagorici hanno dedotto un universo".

Con queste parole, lo storico e scienziato Thomas Levenson ha definito e sintetizzato uno dei più grandi salti nella fede mai realizzati nella storia della civiltà occidentale. Nel sesto secolo a.C., un culto solitario dall'isola greca di Samos, probabilmente guidata da un fanatico genio della matematica, mise a punto un sistema di accordatura musicale che basava la propria esistenza sulla dottrina ermetica secondo cui tutto quello che quello che è successo in alto deve anche avvenire al di sotto. Dato che i pianeti, il sole e la luna sono di così vaste dimensioni, essi ritennero che dovendo produrre un suono a dir poco onnipotente mentre galleggiava sulle loro orbite assegnate attraverso lo spazio, e la regolarità dei loro moti celesti suggeriva che i loro rumore si sommavano fino a formare una sinfonia celestiale, una Musica delle Sfere, che amplificava la voce di Dio e che forniva un percorso sonoro che definiva l'ordine del cosmo. Un sistema di proporzioni armoniche, derivato esperimenti di fisica acustica, forniva l’incontrovertibile verità aritmetica della loro fede. Il sistema solare era stato da loro mappato in modo efficace attraverso la musica e la musica celeste ineffabilmente risuonava intorno ai loro cosmi.

Nel mondo antico l'idea che quando i musicisti suonavano lo facessero per esprimere se stessi era un concetto completamente estraneo e alieno. Il musicista o il cantante era un anonimo servo della o delle divinità, i suoni che lui o lei non erano una mera rappresentazione della Verità Cosmica, ma letteralmente suonavano con quella Verità. Anche nell’ultimo secolo e nel nuovo millennio il monocordo di Pitagora ha continuato a inviare brividi lungo la spina dorsale della musica moderna, rappresentando una sorta di solido platonico con cui confrontarsi nel corso delle indagini e delle investigazioni nella sostanza / contenuto musicale e nella texture / forma sonora. In ultima analisi la Musica delle Sfere è riconducibile a una metafora allargata a tutte le musiche che provengono, che vengono generate al di fuori di sé stessi, e ci sono state tante di queste negli ultimi 100 anni: serialismo, gli esperimenti nell’ambito delle accordature, e, ultimamente, i tentativi di creare sistemi musicali auto-organizzanti o caotici.

Salutando la nascita e lo sviluppo di sistemi di automatismo musicale, nel 1926, Arnold Schoenberg scrisse: "Ensuring the production of sounds and their correct relationship to each other, freeing them from the hazards of a primitive, unreliable and unwilling sound producer - to that degree the use of all mechanical musical instruments could be of the greatest advantage." (Garantendo la produzione dei suoni e della loro corretta relazione gli uni agli altri, liberandoli dai pericoli di un esecutore primitivo, inaffidabile e svogliato, l'uso di tutti gli strumenti musicali meccanici potrebbe essere di grandissimo vantaggio fino a quel punto). Nelle composizioni seriali di Schoenberg, e quelli di altri basati su sue idee - questa cacofonia di voci appena liberate aveva bisogno di una nuova accordatura e Pitagora poteva essere la persona giusta al posto giusto.


parte prima parte seconda parte terza
parte quarta parte quinta parte sesta

domenica 1 ottobre 2006

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