venerdì 16 maggio 2014
Intervista con Ermanno Brignolo di Andrea Aguzzi, quarta parte
Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?
Se lei è d’accordo, resterei circoscritto all’ambiente della chitarra. A un nuovo aspirante chitarrista, la prima cosa che mi permetto di suggerire è di allargare il più possibile le proprie conoscenze e le proprie vedute. La chitarra da sola non basta per poter diventare dei buoni chitarristi… anzi! La più grave lamentela che si senta da parte di tutti i chitarristi del mondo è l’assenza (a mio avviso tutt’altro che inspiegabile) della chitarra dai cartelloni delle stagioni di musica da camera. Ebbene, ragazzi, o ci si dà da fare in prima persona, o la chitarra in quei cartelloni non entrerà mai! Quindi, per prima cosa, occorre smettere di pensare alla chitarra come qualcosa che, in virtù di non si sa quali privilegi, può permettersi di accantonare il senso musicale in favore di soluzioni tecniche di comodo. Secondo aspetto, ancora più importante, è il repertorio: una volta imparato ad affrontare la musica con proprietà di linguaggio, occorre sfruttare questa capacità per valorizzare le migliaia di pagine di valore della nostra letteratura solistica e cameristica, buona parte delle quali giace sommersa da strati chilometrici di oblio e “polvere”. Con queste due carte, forse si può iniziare a giocare la partita, a patto che si abbia dalla propria una determinazione incrollabile e altrettanta intraprendenza. Alla fine, però, a costo di sembrare di parte, forse il suggerimento più importante che mi sento di dare a un giovane che voglia vedersi riconoscere dei meriti senza dover scendere a odiosi compromessi è quello di scappare dall’Italia e restarne alla larga per almeno quindici anni. Ora come ora, l’Italia è in un momento di gravissima crisi culturale. Non è questo lo spazio per stare a disquisire sulla causalità di questa crisi, ma i suoi effetti sono disastrosi a tutti i livelli. In pochi ce la fanno a realizzare qualcosa, e lo fanno affrontando sacrifici immensi, di gran lunga più pesanti di quanto sia gratificante il successo che questi portano. Quella del musicista viene a stento riconosciuta come professione, e chi la svolga dovrà spesso interfacciarsi con personaggi che, nonostante una competenza assai dubbia, avranno il potere di decidere se un progetto si potrà realizzare o se dovrà essere accantonato in favore della sagra della cipolla marcia o il festival delle pedate sulle natiche. Il clientelismo e l’appiattimento ideologico sono diventati insostenibili, quindi se non si ha modo di essere tra i pochi fortunati, è bene cercare altrove la propria realizzazione. Ora, una piccola chiosa. Ho detto fortunati, e desidero spendere una parola per spiegarmi meglio su questo punto. La fortuna, intesa come la casualità di ricevere il successo dall’alto, non esiste. I “fortunati”, nella mia accezione, sono coloro che possono contare sull’appoggio di persone fidate che si prendono l’onere di remare nella stessa barca e nella stessa direzione per ottenere dei risultati comuni. I “fortunati” sono coloro che riescono a ottenere dei frutti meritati col loro duro lavoro. Quelli che, invece, riescono a combinare qualcosa grazie alla spintarella dell’amico assessore o del cugino inmanicato non sono “fortunati”, sono degli scellerati grazie ai quali il paese si trova nella palude melmosa dalla quale io stesso sono scappato per evidente impossibilità di realizzare qualcosa.
Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Che musiche ascolta di solito?
Vado a ritroso. La musica che ascolto di solito è molto, molto varia. Mi piace variare dalla classica al jazz, ma non disdegno ambiti – come dire? – “meno colti” come Bruce Springsteen o i Dream Theater. In assoluto, direi che la mia preferenza va ai grandi lavori corali di Bach: le Passioni, gli oratori e la Messa in si minore. Ho anche studiato a fondo molti lavori sinfonici del XIX secolo (adoro l’orchestrazione di Tchaikovskij, l’introspezione di Brahms e la severità di Sibelius) e sto proseguendo con uno studio molto impegnativo sulla musica sinfonica del XX secolo (per dirne una, le sinfonie di Tansman sono meravigliose). Inoltre, mi piacciono molto i musical: tra tutti, Les Misérables, Rent, The Phanotm of the Opera e Chicago. Ora, lei mi chiede chi mi piacerebbe suonare. La risposta parrebbe banale, ma… di fatto io suono già chi mi piacerebbe suonare: in concerto come dei dischi affronto solo musica che io senta nelle mie corde. Tra i compositori che ho suonato, i miei preferiti (si è capito che aborro questo termine?) sono Tansman, Castelnuovo-Tedesco, Britten e Haug. C’è, poi, un compositore la cui musica mi affascina ma che non sono ancora pronto a suonare: Angelo Gilardino. La sua concezione della chitarra è meravigliosa e l’architettura dei suoi brani è sorprendente: ho iniziato il mio viaggio nella sua musica registrando il suo Colloquio con Andrés Segovia e sento di avere ancora tanta strada da fare per arrivare alle sue Sonate e ai concerti… ma ci arriverò. Infine, con chi? In ambito cameristico, suono già con mia moglie Minie: insieme abbiamo portato in scena John Dowland e Platero y yo, oltre a una vasta selezione di brani jazz, e ci sono altre cose in via di definizione per il futuro e delle quali è troppo presto parlare. Oltre a questo, sarei molto contento di poter realizzare alcuni concerti con Paolo Ferrara, luminoso direttore d’orchestra torinese con cui ho avuto il piacere di collaborare per l’Andrés Segovia Archive e col quale è subito nata una piacevole sintonia.
Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?
I prossimi progetti sono tanti e hanno scadenze piuttosto lunghe. Il primo è una serie di concerti di presentazione dei miei due recenti lavori discografici: The Andrés Segovia Archive e Platero y yo. Ho presentato personalmente i lavori a moltissimi artisti e organizzatori in tutto il mondo, e i consensi sono unanimi, quindi a ottobre inizierò i concerti in Europa, poi si vedrà dove e come si evolveranno le cose. Dal punto di vista delle registrazioni, i prossimi due lavori saranno monografici: uno dedicato alla figura di Alexandre Tansman e l’altro a un immeritatamente trascurato compositore italiano, Giuseppe Rosetta. Ovviamente, registrerò tutti i lavori per chitarra sola di entrambi, anche se non mi dispiacerebbe affrontare anche la musica da camera con chitarra e i concerti (di Tansman). A seguire, ci saranno altre tracce tematiche che mi piacerebbe approfondire, ma è ancora troppo presto per togliere il velo da idee che hanno appena iniziato a prendere forma. A lato delle registrazioni, ho intenzione di dedicarmi più seriamente alla composizione. Ho finito da poco il mio primo concerto per chitarra e orchestra, dal titolo “Racconti delle colline”, in omaggio al poeta mio conterraneo Cesare Pavese, e ho chiesto ad alcuni stimati colleghi di leggerlo, potendo contare sulla loro schiettezza e sincerità nell’emettere un giudizio. Devo dire che non pensavo di ottenere un consenso così palese, quindi credo che continuerò anche su questa strada.
Come mai il trasferimento in Australia?
Credo di avere anticipato la risposta lasciando trapelare un po’ di acredine poco fa. L’Australia è sempre stata al centro delle mie mire, fin da quando ero all’università. Già allora, nei primi anni del Duemila, avvertivo che in Italia c’era qualcosa che non mi andava, e i racconti che sentivo da alcuni amici e conoscenti che qui ci erano stati per diverso tempo davano un obiettivo concreto alle mie ambizioni. Poi, per vari e validissimi motivi non ho mai compiuto il passo fino al 2012, quando una sera mia moglie e io ci siamo guardati in faccia e ci siamo chiesti se fosse davvero il caso di continuare ad accettare una realtà simile. La risposta è ovvia, altrimenti adesso non starei scrivendo da Sydney… Il trasferimento, quindi, è stato una vera e propria fuga. Non era possibile sperare di cambiare l’andazzo delle situazioni contro cui mi sono trovato a lottare: ne avrei così tante da raccontare a supporto del mio scoramento che evito anche solo di iniziare, per compassione di chi legge ma anche perché non potrei rendere pubblici i nomi dei protagonisti delle cialtronerie cui ho assistito e che mi hanno investito. Fatto sta che l’Australia è un paese di stampo occidentale ma non dipendente dalle potenze economiche che stanno per collassare; inoltre qui potevo contare sull’appoggio di un paio di amici (uno in particolare) e, anche se al momento della partenza non lo sapevo ancora, qui avrei trovato ad accogliermi alcune persone che – a quanto pare – non aspettavano altro che io venissi a vivere in New South Wales. Ho già detto più volte: ho visto aprirsi strade superiori, in numero e qualità, nei primi dieci mesi di vita in Australia che negli ultimi dieci anni di vita in Italia. Rendo l’idea?
Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J. P. Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società? Perché si fa musica?
Perché non possiamo farne a meno. La necessità di fare musica è nostra, interiore e intima: è un bisogno che si avverte e da cui non solo non si ha modo di scappare, ma se se ne sta lontani ci si sente male. Un pesce fuori dall’acqua non respira; un musicista senza musica fa la stessa fine. Dopo che ci si è resi conto di questa necessità interiore, e solo allora, può nascere l’idea di suonare per altri, di comporre per altri, di rivolgere la propria azione verso altre persone. Questa, però, è una conseguenza: la causa è solo dentro di noi. Qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? È un posto nevralgico, come lo è sempre stato. La musica è un’arte, come tale concorre a rendere il mondo più interessante e ha un ruolo importante nell’aiutare le persone a porsi domande meno scontate. Il compito di chi la musica la fa è quello di comprendere questo meraviglioso linguaggio e tradurlo in modo che sia comprensibile anche per chi diversamente non lo saprebbe decifrare. Un compositore interpreta la realtà, traduce in simboli le sue impressioni legate a un luogo, una sensazione, un’altra impressione; un esecutore reinterpreta quell’interpretazione aggiungendo i propri stati d’animo, le proprie impressioni. Questi sono processi di rielaborazione che materializzano, sotto forma di suoni, delle riflessioni più profonde. Lei ha citato Sartre, ma sono molti gli scrittori e gli uomini di pensiero in generale che hanno manifestato affinità nobili verso la musica, giungendo tutti a considerare che la musica riesce ad arrivare dove né le parole né il silenzio possono. Per fare questo, occorre che il tramite, il musicista, sia molto più che “bravo”. In quale maniera la musica può contribuire all’evoluzione di questa società? La musica è un’arte, un linguaggio, un’impressione, una rielaborazione della realtà, una finestra su un mondo invisibile, una manifestazione sonora del rigore geometrico dell’universo; è tutte queste cose e nessuna di esse in particolare (lo stesso Chelibicache faceva osservare come una definizione di musica non esista). La musica è un messaggio che non può essere espresso altrimenti, tuttavia se non fosse espresso ci si troverebbe in un paradosso, quindi più che affrontare la domanda diretta – cui rispondere è sì possibile, ma assai complesso – io rigirerei l’interrogativo: come potrebbe evolvere questa società in assenza di musica?
sabato 23 febbraio 2013
Intervista a Sergi Boal, quarta e ultima parte
Cosa ti piace suonare? Che tipo di musica ascolti di solito?
Ho registrato una canzone di liuto nel Cd "silence": forse quando mi hai fatto l’intervista non l’avevi ascoltata…. Al momento si può ascoltare nella mia pagina: Http://www.sergiboal.bandcamp.com. Studio liuto da due anni.. nelle mie future composizioni sicuramente includerò anche questo bellissimo strumento.
giovedì 13 dicembre 2012
Intervista a Lucio Matarazzo, quarta parte
sabato 29 settembre 2012
Intervista a Geoffrey Morris, quarta parte
English Version
Per favore ci dica i suoi cinque dischi essenziali, da avere sempre con lei .. i cinque dischi classici per l'isola deserta...
Frank Sinatra and the Count Bassie Band Live at the Sands
Ives Ensemble plays Morton Feldman TRIO
Qualsiasi cosa con Jose Miguel Moreno
Qualsiasi cosa con Paul O'dette
U2 The Josua Tree
Quali sono i Suoi cinque spartiti preferiti?
Franco Donatoni Algo
Morton Feldman The Possibility of New Work
Vaundry de Saizenay manuscript
Sylvano Bussotti Ultima Rara
Maurizio Pisati Sette Studi
Con chi le piacerebbe suonare? Che genere di musica ascolta di solito?
Quando penso ai musicisti con cui mi piacerebbe di più suonare considero sempre da chi di loro potrei imparare di più Probabilmente Jose Miguel Moreno. Al momento io ascolto quasi esclusivamente “early music” ma le mie abitudini di ascolto cambiano ciclicamente.
I Suoi prossimi progetti? Quando la vedremo suonare in Italia?
Al momento sto registrando un CD di canzoni latine col tenore inglese Tyrone Landau ed un CD di musica contemporanea australiana che è una compilation di incizioni radiofoniche. Andrea Tacchi mi sta preparando una chitarra contralto così potrei essere in Italia nei primi mesi del prossimo anno per andarla a prendere ma per quanto riguarda la possibilità di concerti non ho nulla di sicuro. Io ho una famiglia giovane e così viaggio molto poco.
L'ultima domanda.. il Blog è letto da molti studenti.. ha qualche buon consiglio da dare loro?
Di ascoltare in modo esteso, di tentare di trovare una strada nuova per esplorare ilo loro repertorio e per quanto riguarda la tecnica di cercare l’approccio il più possibile libero da qualsiasi tensione. E’ importante suonare più musica da camera possibile. Non solo affinerà al massimo le vostre capacità musicali ma verrete in contatto musicisti che suonano sempre!
venerdì 20 aprile 2012
L’Orientalismo in John Zorn: Forbidden Fruit, Torture Garden, Ganryu Island, Filmworks VII e New Traditions in East Asian Bar Bands Prima Parte (4)

venerdì 10 febbraio 2012
Kristallnacht di John Zorn, quarta parte

Il disco
venerdì 27 gennaio 2012
John Zorn, Morricone e The Big Gundown, quarta parte

venerdì 6 gennaio 2012
Zorn e il Rumore, una indiretta risposta ad Attali, al Postmodernismo e a Cage, quarta parte

sabato 31 dicembre 2011
Intervista a Bruskers di Carlo Siega, quarta parte

Come vedete questo fenomeno ormai sempre più in continua ascesa (e sotto un certo aspetto anche un po’ invadente) del supporto musicale digitale dell’mp3? E della conseguente circolazione libera del materiale musicale?...
M: Io faccio parte di quella generazione nata con la musicassetta.. i CD in circolazione erano pochi e costavano troppo. A suo tempo la ricerca di un artista o di un gruppo era cosa seria e richiedeva tempo: quando conquistavi l’ambito nastro te lo ascoltavi fino a quando non l’avevi consumato. Questo però permetteva di conoscere ogni singolo brano alla perfezione, di cogliere i dettagli e di appassionarsi alla musica del proprio beniamino cercando anche tutte le informazioni che riguardavano l’artista in questione. Oggigiorno i ragazzi hanno accesso alla musica in maniera estremamente facilitata: l’aspetto positivo è però vanificato dalla mancanza di un limite, ovvero l’eccesso di informazione porta all’annullamento dell’informazione stessa. Mi spiego meglio. Capita spesso che i miei allievi a lezione arrivino con il lettore mp3 stracolmo di canzoni (e parlo di centinaia e centinaia); alla mia domanda su qual è il loro criterio di scelta della musica che ascoltano mi sento spesso rispondere: “.. a caso!”. La facile reperibilità di musica ha annullato la capacità di possedere spirito critico nella selezione della stessa. Quando un teenager afferma di ascoltare musicalmente di tutto è la verità, l’inconveniente è che non si ricorda nulla di quello che ha ascoltato.
Il mercato musicale del futuro sarà indubbiamente digitale e la diffusione via internet diventerà sempre più importante: il formato fisico sarà destinato a sparire. Io stesso ho constatato la reale comodità di convertire in mp3 i miei cd e ascoltarli, mediante la chiavetta usb, durante i viaggi in macchina: è molto facile di doversi portare dietro pacchetti di dischi che inevitabilmente si disperdono all’interno dell’automobile (..almeno nel mio caso).
Quindi l’unica speranza, almeno nel caso delle nuove generazioni, è che rimanga uno spirito critico nella scelta della musica per evitare di essere sommersi e “normalizzati” ai canoni del business del mercato musicale. Insomma il rischio è che l’utente sia semplicemente spettatore e non protagonista della propria scelta musicale.
E.: Come molte cose, se utilizzata bene e in tutte le sue potenzialità, l’ascesa del supporto digitale dell’mp3 non può essere che un fatto positivo. Certamente manca l’aspetto più “romantico” del cd fisico, dell’apertura della confezione, del booklet da sfogliare ecc, ma il cd in formato digitale dà l’opportunità al pubblico di acquistare musica ad un prezzo mediamente vantaggioso, e all’artista di farsi conoscere ad un pubblico infinitamente più vasto di quello semplicemente locale o nazionale. I contro li sappiamo tutti: la pirateria è il pane quotidiano per milioni di persone. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Se vogliamo trovarci un aspetto positivo a quest’ultimo argomento da un lato c’è sempre da considerare l’eventuale vantaggio che può trarre un artista sconosciuto nell’essere “scaricato” illegalmente migliaia e migliaia di volte (che può avvenire se il suo progetto musicale risulta valido): aumentando a dismisura la propria popolarità può aprirsi maggiori possibilità dal punto di vista concertistico.
Prima di concludere mi piacerebbe risolvere una questione che a me resta ancora oscura... Come mai “Bruskers”?
E: Come ho scritto qualche risposta fa il nostro percorso è nato quasi per scherzo con la partecipazione ad un festival di “Buskers”. Il caso ha voluto che il mio maestro che mi ha portato fino al diploma e che è stato per un periodo anche insegnante di Matteo si chiami proprio Bruschi Mauro. Per rendergli omaggio, dal momento che ha contribuito in maniera determinante alla nostra formazione musicale, abbiamo così unito, ancora quasi casualmente, i due nomi creando questo “Bruskers” che tutt’ora conserviamo!
Quali saranno i vostri impegni futuri come duo e quali in veste di solistica o in altra formazione?
E.: Semplicemente cercheremo di far ascoltare il più possibile questo nuovo lavoro, e di promuoverlo soprattutto all’estero. Quello che verrà lo vedremo!
Il prossimo impegno in duo è il 17 Dicembre al Teatro Comunale di Carpi (MO). Per l’anno nuovo stiamo cercando di organizzare un po’ di date in giro tra il nord e il centro Italia soprattutto. E speriamo davvero che il nostro nuovo cd ci possa dare una mano a fare il più concerti possibile, perché è in quel momento che crediamo di essere più efficaci.
Per quanto mi riguarda le altre formazioni in cui suono: la Lybra Guitar Orchestra, un quintetto jazz-fusion e un duo con un flautista, sono altre attività che mantengo ma che sono un po’ più collaterali. Mi capita di fare concerti con queste formule ma quello a cui mi dedico principalmente è il duo di cui si parla in questa intervista.
Dal punto di vista solistico sto approfondendo parte del repertorio chitarristico del ‘900, che amo molto. L’ultimo pezzo a cui ho lavorato è il Capriccio Diabolico di Mario Castelnuovo-Tedesco, compositore davvero geniale.
M: Il principale obiettivo è quello di promuovere “Addition” sia dal punto di vista commerciale ma anche portando in giro dove sarà possibile lo spettacolo. Al momento riscontriamo alcune difficoltà in Italia.. stiamo decisamente puntando al mercato estero dove paradossalmente spesso riceviamo feedback migliori. Riguardo altri progetti la “Lybra Guitar Orchestra” rimane una realtà che porta molte soddisfazioni.. per velleità solistiche o altro non c’è tempo: i Bruskers richiedono un impegno totale!!
Ultima battuta (ormai diventata tradizione per il Blog): quali sono i vostri 5 cd da portare nell’ormai famosissima isola deserta?
E.: Premetto: non rispetterò molto le regole della domanda!
1 - Mike Stern: Play (un cd e un chitarrista che ha cambiato la mia concezione musicale..impressionante dal vivo)
2 - Tommy Emmanuel: Only (artista da vedere assolutamente in concerto!)
3 – Tutte le sinfonie di Beethoven, anche se non ci stanno in un cd (facciamo un dvd stavolta!)
4 – Un cd contenente il Concerto n°1 per violino e orchestra di Tchaikovsky, lo trovo semplicemente geniale, gli interpreti bravi sono molteplici, non indico un disco in particolare, mi riferisco più all’aspetto compositivo
5 - Prima di approdare in un’isola deserta spero di avere ancora tanta musica da ascoltare, per cui conto di trovarlo “strada facendo”
M: Il mio è un mix un po’ eterogeneo.. ma guardando la mia dispensa dischi sono quelli che affettivamente non potrei lasciare lì a prendere polvere.
1) “Concerti Brandeburghesi” – Johann Sebastian Bach.
Bach è il mio autore classico preferito fin da bambino.. i concerti Brandeburghesi mi mettono allegria: in macchina quando è primavera non possono mancare nel repertorio.
2) “The Wall” – Pink Floyd.
Tuttora adoro i Pink : a 14 anni hanno rappresentato il mio primo vero concerto dal vivo .. all’arena di Verona … emozione indescrivibile!!
3) “Surfing with the Alien” – Joe Satriani
Il maestro della chitarra elettrica.. poi da quando ha perso i capelli mi è ancora più simpatico perché mi assomiglia.
4) “Basquiat. colonna sonora”
Un film molto bello con una colonna sonora coi fiocchi: contiene alcune canzoni semplicemente struggenti quali “Summer in Siam”, “Hallelujah” e soprattutto “Last song I’ll ever Sing”
5) “Best of Depeche Mode”
I signori della musica elettronica: hanno saputo evolversi rimanendo al passo con i tempi senza diventare banali.. e concertisti formidabil
giovedì 30 giugno 2011
Intervista a Sergio Sorrentino per AlchEmistica, quarta parte

venerdì 24 giugno 2011
Intervista a Dora Filippone, quarta parte

Lei attualmente titolare della cattedra di chitarra presso il Conservatorio "A.Vivaldi" di Alessandria, com’è la situazione nel mondo del Conservatorio dopo la riforma?
Disatrosa e con possibilità di peggioramento e questo non è pessimismo. Avevamo il Conservatorio rispetto a tutta l'Europa, che era una scuola straordinaria. Ci si poteva diplomare in musica anche da privatisti, era riconosciuto il talento a prescindere dall'età, ora tutto questo è stato distrutto e non c'è più alcuna differenza tra un Conservatorio e un qualsiasi Istituto Musicale o Scuola privata. Per poter avere un titolo musicale, cioè un'identità socialmente riconosciuta, bisogna entrare nei trienni e nei bienni. Che motivazione ha un ragazzino a venire ora in Conservatorio per fare quello che , può benissimo andare a fare sotto casa sua. Non sono un' accademica, ma non si può pensare di eliminare qualsiasi forma di strutturazione di un percorso di studio: e come se tutte le scuole, elementari, medie, licei togliessero qualsiasi certificazione del percorso effettuato ed il primo titolo che si consegue come studente è la laurea di primo livello perché diversamente non hai in mano niente. Nessun studente è costretto a fare le scuole fino alla laurea, ma può decidere di fermarsi ad un certo punto del percorso e dire sono arrivato fino a lì. Per il momento si va sulla falsa riga di come era prima ma mentre prima tu avevi in mano un titolo di studio, ora non solo non c'è l'hai ma sei costretto ad aspettare fino a 18 anni per entrare in un triennio musicale. A tutt'oggi non esistono ancora i licei musicali, dico licei musicali non falsi licei musicali cioè classici o quant'altro con sezioni dove i musicisti sono ammassati come fossero una rara specie animale. Non è mai esistito un vero progetto di riforma (se poi era così necessaria?!) che si occupasse in primis della delocalizzazione degli studi musicali e poi caso mai dell'Università .
Sappiamo tutti che la cultura in Italia è il fanalino di coda della società, con questa bella riforma è stata fatta tabula rasa e non te lo dico da reazionaria ma da musicista antidogmatica. Questa è la riforma più inutile e vanagloriosa che sia stata pensata: già l'Università è caduta nel caos totale e stiamo parlando di Istituzioni organizzate da secoli, pensa aver voluto forzare il Conservatorio ed imbrigliare tutto in crediti, debiti, dimenticando appositamente "talento" "vocazione" "arte". Non ho mai visto persone così poco "colte" incoronarsi dottori "honoris causa". Questa demagogia non può essere vincente perché non si entra in un comparto Universitario dal portone di servizio. Così assisteremo al declassamento della maggior parte dei Conservatori, in questo momento tutti cercano di gonfiare i numeri pur di dimostrare di avere più allievi del Conservatorio vicino ai trienni e ai bienni, perché è la guerra dei numeri quella che si sta facendo e tutti rimarranno a bocca asciutta perché verranno creati solo 4 o 5 cinque Conservatori Superiori in tutta Italia ( non so come si chiameranno aspettiamo che la Burocrazia partorisca l'ultimo nato) che rilasceranno l'agognata Laurea e ci sentiremo tutti più Europei e soprattutto più bravi!
Recentemente lei ha curato il convegno dedicato al liutaio Pietro Gallinotti, storico liutaio di Solero, come è andata questa lodevole iniziativa? Gallinotti è stato uno dei decani della liuteria chitarristica italiana …
L'omaggio a Gallinotti era doveroso non solo per la sua fama internazionale ma perché il Conservatorio di Alessandria data la vicinanza geografica a Solero, non poteva non essere l'Ente per eccellenza da coinvolgere con le sue ben tre cattedre di chitarra, la cattedra di chitarra jazz e i corsi di propedeutica musicale in cui la chitarra nuovamente è uno tra gli strumenti più richiesti. Il territorio alessandrino e astigiano sono sempre stati molto prolifici sia musicalmente che artigianalmente e nell'intento di rilanciare anche una professione -quella del liutaio- che non può scomparire, si sta cercando di mettere in moto un progetto che rivaluti anche il territorio sotto il profilo della ri-coltivazione e conseguente uso dei legni locali, con cui si facevano anticamente gli strumenti musicali.
Invitata da Giacomo Parimbelli che per primo ha contattato il Comune di Solero per la realizzazione di un CD di cui è l'esecutore con chitarre Gallinotti e con musiche di compositori del primo novecento italiano, insieme al liutaio Mario Grimaldi che opera anche in provincia di Alessandria, attento studioso della liuteria gallinottiana, abbiamo costruito una giornata indimenticabile: una maratone musicale e una preziosa esposizione di strumenti -chitarre e violini- per illustrare i cambiamenti dei modelli di riferimento man mano che Pietro Gallinotti produceva i suoi strumenti. Non è mancato nulla: abbiamo anche suonato brani jazz su una rarissima e preziosa chitarra jazz costruita da Gallinotti a dimostrazione che non solo era liutaio, ma anche fine intenditore di musica senza inutili barrire tra i generi musicali. Abbiamo avuto preziose testimonianze dal vivo - ha suonato anche il figlio Carlo Gallinotti- e rari documenti quali filmati e registrazioni televisive. A questo omaggio ha preso anche parte la classe del Conservatorio di Ginevra di Alessio Nebiolo col quale collaboro da diversi anni, anche perché Ginevra è stata la prima città che ha consacrato Gallinotti come liutaio, premiando i suoi strumenti nella prestigiosa Esposizione musicale del 1927. I prossimi passi saranno quelli di riuscire a creare a Solero un museo dedicato a Pietro Gallinotti, museo che non deve solo essere l'omaggio ad un grande liutaio nato e vissuto lì, ma che deve essere vivo non solo con la scontata programmazione di concerti e convegni, ma con l'attenzione a non diventare un luogo morto ma annodare saldamente ad esso il territorio per rilanciare oggi più che mai una professione e la preziosa figura del "liutaio".
Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e di possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Le faccio questa domanda anche il relazione al fatto che lei ha realizzato diversi dischi .. come viene curata la loro distribuzione?
Non solo i dischi ma anche il mondo legato al cartaceo (giornali e libri) sono destinati a scomparire o a trovare una forma diversa dall'attuale. I dischi in generale, quelli con grandi interpreti o grandi orchestre costano troppo e non è il prezzo basso che diffonde quelli di "massa". La musica classica non accetta di reinventarsi nel senso che nel campo della musica leggera hanno capito subito che bisognava personalizzare il prodotto per far sentire il consumatore protagonista. Così ad un costo più basso hanno lanciato sul mercato dei CD con pochi brani scelti dal consumatore che vede così personalizzato il prodotto e che in fin dei conti ama magari una sola canzone di quel cantante o di quel gruppo, che è poi quella che li ha resi famosi. Il consumatore di oggi vuole personalizzare la musica che sente perché è inter-attivo e perché è lo stesso supporto multimediale che lo obbliga a fare ciò. Per il CD vista anche la lunghezza 70' ci vuole tempo e noi siamo ormai abituati a piccoli koctail sonori da pochi minuti a 15/ 20 al massimo che strutturano il nostro vissuto emotivo. E' cambiato profondamente l'atteggiamento dell'ascolto ed è questo uno dei motivi per cui il pubblico diserta ormai sempre più le sale da concerto e si muova solo in circostanze particolari dove il concerto si trasforma in un evento imperdibile. Se il CD ripropone le stesse dinamiche dell'ascolto del concerto è chiaro che entra nello stesso circuito problematico. Inoltre c'è da considerare anche il fascino dell'immaterialità dei supporti, sempre più piccoli e pieni di dati, anzi la sfida è proprio quella di creare supporti minimali inversamente proporzionali alla loro potenza. Non per ritornare al solito leitmotiv ma internet se adoperato bene è uno strumento che non ha rivali. Innanzi tutto è estremamente economico e permette una conoscenza non così superficiale delle cose, permette di orientarsi, di scegliere, di cambiare e poi su questa base si decide se possedere un supporto più raffinato, specifico, completo. Con l'offerta che esiste oggi è anche questione di spazio ed il consumatore medio non è più necessariamente un collezionista, l'accesso ai dati è per tutti. A questo punto acquistare il prodotto è una scelta dettata da altre esigenze, da altri criteri. Ho fatto molti dischi, ognuno con una storia diversa e in momenti storici ben differenti. Ho visto nascere l'industria dei CD e assisto al suo agonizzare: ormai ogni disco se pur in serie e almeno in 1000 copie, è una storia a sè a partire dalla produzione, a seguire la sua distribuzione e la vendita.
Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolta di solito?
Ascolto così tanta musica che alla fine nell'isola deserta, come in un film di Antonioni farei finta di caricare un juke-box e rigorosamente a rallentatore ascolterei il "Silenzio" di Cage.
Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?
Quelli che Cage mi ha spedito per poter ascoltare "Il Silenzio" nell'isola deserta.
Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?
Sicuramente al momento di non rimanere purtroppo in Italia, i miei allievi si perfezionano all'estero in quanto le struttura pubbliche, intendo i Conservatori superiori sono più organizzati e permettono esperienze musicali di livello. Questo non vuol dire che in Italia nel pubblico non esiste la possibilità di studiare bene, ma è tutto molto frammentario, magari trovi un insegnante fantastico in una disciplina ma gli fa eco assolutamente l'incontrario in un'altra. Ne parlo con cognizione di causa perché ho vinto ben due borse di studio indette dalla Comunità europea: la prima quando non c'erano i trienni e bienni, ma esisteva solo il Conservatorio vecchio ordinamento e la seconda a distanza di 15 anni a riforma partita. Mentre 15 anni fa il problema era solo sotto il profilo formale, non esisteva l'Erasmus per i Conservatori italiani per cui avevo ottenuto lo scambio con un liceo musicale a Gant in Belgio, perché i nostri Conservatori non erano considerati Scuola Superiore per l'Europa ed il divario tra la preparazione che fornivamo noi italiani rispetto ai colleghi europei era notevolmente sbilanciato sotto il profilo strumentale a favore del Conservatorio italiano, l'esperienza fatta con l'ESMUC di Barcellona qualche anno fa ha evidenziato invece la totale inadeguatezza dei conservatori italiani: già solo gli spazi completamente ripensati per il professionismo, questo vuol dire in soldoni circa 90 aule studio prenotabili via internet, dipartimenti organizzati con referenti, uffici, segretarie, biblioteca con 20 postazioni internet e con partiture, DVD, CD a vista consultabili direttamente dallo scaffale, prestito elettronico, studi di registrazione, diversi auditorium, mensa, armadietti deposito borse o strumenti, macchine fotocopiatrici super moderne, continuo…. tutto costruito ex novo dalla città di Barcellona con i migliori architetti. Noi abbiamo Conservatori che esistono da secoli ma dormendo su questo privilegio storico non siamo stati capaci di ripensare gli spazi in modo diverso. Il Conservatorio di Musica di Ginevra col quale la mia classe di chitarra ha uno scambio attivo da anni è in pieno centro in una magnifica sede antica. Lì però non insegnano i 150 insegnanti e non vanno i 3500 allievi: capisci che con questi numeri sarebbe impossibile usare quella sede, infatti si fanno concerti solistici, musica da camera, ecc. La città di Ginevra ha messo a disposizione per il Conservatorio altri edifici per le lezioni e non solo in città ma anche nei comuni della cintura per un totale di 12 sedi. Poi c'è il Conservatorio Superiore che dipende dall'Università e ci sono 350 allievi cioè solo il 10% di 3500; e poi c'è ancora il Conservatorio di musica popolare e poi ci sono le scuole private. Io sto parlando solo di Ginevra città. Questa è l'Europa musicale, qui si parla solo di riforma ma facciamo musica al pari dei latinisti o dei grecisti. Che futuro occupazionale ci può essere di fronte a questi numeri che nessuno sciorina, per non perdere la corona che vuole avere a tutti i costi in testa?
Inoltre sono dati per difetto, ma la crisi della cultura con la quale si riempiono la bocca tutti politici per trovare soluzioni e rimedi è intimamente legata ad un altro dato: l'Italia è uno dei paesi con più fuga di cervelli in Europa circa 45.000 studenti hanno lasciato l'Italia per non fare più ritorno non solo per studiare nei bienni professionali ma per, una volta terminati gli studi, lavorare non sottopagati e malamente. Oggi il pubblico della musica classica è in Italia un pubblico vecchio e non c'è ricambio. Un'intera generazione è mancante e sarà mancante non solo come forza economica ma soprattutto come potenziale pubblico che consuma, che vive di cultura e spettacolo perché è il pubblico colto che mancherà. Questo porterà sempre più disoccupazione in campo artistico e i dati allarmanti sono già sotto gli occhi di tutti.
continua domani

