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sabato 31 maggio 2014

Download Podcast : Ermanno Brignolo - The Andres Segovia Archive, Francia, Belgio e Gran Bretagna



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Domani sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la quarta e ultima di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori francesi, belgi e britannici.

We pass the fourth and the last of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the composers from France, Belgium and Great Britain.

Puntate e Podcast: III° anno

martedì 27 maggio 2014

Guitars Speak terzo anno : Ermanno Brignolo - The Andres Segovia Archive, Francia, Belgio e Gran Bretagna



Domani sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la quarta e ultima di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori francesi, belgi e britannici.

Tomorrow night at 9 PM on Radio Voce della Speranza

We pass the fourth and the last of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the composers from France, Belgium and Great Britain.


FORLÌ: 104,5 Mhz

(Forlì, Cesena e Ravenna)

Via Curiel 53 - 47100 Forlì
Telefono & Fax 0543 414312
forli@radiovocedellasperanza.it



domenica 25 maggio 2014

Download Podcast : Ermanno Brignolo - The Andres Segovia Archive, Spagna e Colombia



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Trasmettiamo la terza di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori spagnoli e colombiani.

We pass the third of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the spanish and colombian composers..

Puntate e Podcast: III° anno

mercoledì 21 maggio 2014

Guitars Speak terzo anno : Ermanno Brignolo - The Andres Segovia Archive, Spagna e Colombia



Questa sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la terza di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori spagnoli e colombiani.

This night at 9 PM on Radio Voce della Speranza

We pass the third of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the spanish and colombian composers..


FORLÌ: 104,5 Mhz

(Forlì, Cesena e Ravenna)

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domenica 18 maggio 2014

Guitars Speak terzo anno : Ermanno Brignolo - The Andres Segovia Archive, Spagna e Colombia



Mercoledì sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la terza di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori spagnoli e colombiani.

Wednesday night at 9 PM on Radio Voce della Speranza

We pass the third of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the spanish and colombian composers..


FORLÌ: 104,5 Mhz

(Forlì, Cesena e Ravenna)

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venerdì 16 maggio 2014

Download Podcast : The Andres Segovia Archive, Italia di Ermanno Brignolo



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Trasmettiamo la seconda di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori italiani.

We pass the second of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the Italian composers.


Puntate e Podcast: III° anno

Intervista con Ermanno Brignolo di Andrea Aguzzi, quarta parte



Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Se lei è d’accordo, resterei circoscritto all’ambiente della chitarra. A un nuovo aspirante chitarrista, la prima cosa che mi permetto di suggerire è di allargare il più possibile le proprie conoscenze e le proprie vedute. La chitarra da sola non basta per poter diventare dei buoni chitarristi… anzi! La più grave lamentela che si senta da parte di tutti i chitarristi del mondo è l’assenza (a mio avviso tutt’altro che inspiegabile) della chitarra dai cartelloni delle stagioni di musica da camera. Ebbene, ragazzi, o ci si dà da fare in prima persona, o la chitarra in quei cartelloni non entrerà mai! Quindi, per prima cosa, occorre smettere di pensare alla chitarra come qualcosa che, in virtù di non si sa quali privilegi, può permettersi di accantonare il senso musicale in favore di soluzioni tecniche di comodo. Secondo aspetto, ancora più importante, è il repertorio: una volta imparato ad affrontare la musica con proprietà di linguaggio, occorre sfruttare questa capacità per valorizzare le migliaia di pagine di valore della nostra letteratura solistica e cameristica, buona parte delle quali giace sommersa da strati chilometrici di oblio e “polvere”. Con queste due carte, forse si può iniziare a giocare la partita, a patto che si abbia dalla propria una determinazione incrollabile e altrettanta intraprendenza. Alla fine, però, a costo di sembrare di parte, forse il suggerimento più importante che mi sento di dare a un giovane che voglia vedersi riconoscere dei meriti senza dover scendere a odiosi compromessi è quello di scappare dall’Italia e restarne alla larga per almeno quindici anni. Ora come ora, l’Italia è in un momento di gravissima crisi culturale. Non è questo lo spazio per stare a disquisire sulla causalità di questa crisi, ma i suoi effetti sono disastrosi a tutti i livelli. In pochi ce la fanno a realizzare qualcosa, e lo fanno affrontando sacrifici immensi, di gran lunga più pesanti di quanto sia gratificante il successo che questi portano. Quella del musicista viene a stento riconosciuta come professione, e chi la svolga dovrà spesso interfacciarsi con personaggi che, nonostante una competenza assai dubbia, avranno il potere di decidere se un progetto si potrà realizzare o se dovrà essere accantonato in favore della sagra della cipolla marcia o il festival delle pedate sulle natiche. Il clientelismo e l’appiattimento ideologico sono diventati insostenibili, quindi se non si ha modo di essere tra i pochi fortunati, è bene cercare altrove la propria realizzazione. Ora, una piccola chiosa. Ho detto fortunati, e desidero spendere una parola per spiegarmi meglio su questo punto. La fortuna, intesa come la casualità di ricevere il successo dall’alto, non esiste. I “fortunati”, nella mia accezione, sono coloro che possono contare sull’appoggio di persone fidate che si prendono l’onere di remare nella stessa barca e nella stessa direzione per ottenere dei risultati comuni. I “fortunati” sono coloro che riescono a ottenere dei frutti meritati col loro duro lavoro. Quelli che, invece, riescono a combinare qualcosa grazie alla spintarella dell’amico assessore o del cugino inmanicato non sono “fortunati”, sono degli scellerati grazie ai quali il paese si trova nella palude melmosa dalla quale io stesso sono scappato per evidente impossibilità di realizzare qualcosa.

Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Che musiche ascolta di solito?

Vado a ritroso. La musica che ascolto di solito è molto, molto varia. Mi piace variare dalla classica al jazz, ma non disdegno ambiti – come dire? – “meno colti” come Bruce Springsteen o i Dream Theater. In assoluto, direi che la mia preferenza va ai grandi lavori corali di Bach: le Passioni, gli oratori e la Messa in si minore. Ho anche studiato a fondo molti lavori sinfonici del XIX secolo (adoro l’orchestrazione di Tchaikovskij, l’introspezione di Brahms e la severità di Sibelius) e sto proseguendo con uno studio molto impegnativo sulla musica sinfonica del XX secolo (per dirne una, le sinfonie di Tansman sono meravigliose). Inoltre, mi piacciono molto i musical: tra tutti, Les Misérables, Rent, The Phanotm of the Opera e Chicago. Ora, lei mi chiede chi mi piacerebbe suonare. La risposta parrebbe banale, ma… di fatto io suono già chi mi piacerebbe suonare: in concerto come dei dischi affronto solo musica che io senta nelle mie corde. Tra i compositori che ho suonato, i miei preferiti (si è capito che aborro questo termine?) sono Tansman, Castelnuovo-Tedesco, Britten e Haug. C’è, poi, un compositore la cui musica mi affascina ma che non sono ancora pronto a suonare: Angelo Gilardino. La sua concezione della chitarra è meravigliosa e l’architettura dei suoi brani è sorprendente: ho iniziato il mio viaggio nella sua musica registrando il suo Colloquio con Andrés Segovia e sento di avere ancora tanta strada da fare per arrivare alle sue Sonate e ai concerti… ma ci arriverò. Infine, con chi? In ambito cameristico, suono già con mia moglie Minie: insieme abbiamo portato in scena John Dowland e Platero y yo, oltre a una vasta selezione di brani jazz, e ci sono altre cose in via di definizione per il futuro e delle quali è troppo presto parlare. Oltre a questo, sarei molto contento di poter realizzare alcuni concerti con Paolo Ferrara, luminoso direttore d’orchestra torinese con cui ho avuto il piacere di collaborare per l’Andrés Segovia Archive e col quale è subito nata una piacevole sintonia.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

I prossimi progetti sono tanti e hanno scadenze piuttosto lunghe. Il primo è una serie di concerti di presentazione dei miei due recenti lavori discografici: The Andrés Segovia Archive e Platero y yo. Ho presentato personalmente i lavori a moltissimi artisti e organizzatori in tutto il mondo, e i consensi sono unanimi, quindi a ottobre inizierò i concerti in Europa, poi si vedrà dove e come si evolveranno le cose. Dal punto di vista delle registrazioni, i prossimi due lavori saranno monografici: uno dedicato alla figura di Alexandre Tansman e l’altro a un immeritatamente trascurato compositore italiano, Giuseppe Rosetta. Ovviamente, registrerò tutti i lavori per chitarra sola di entrambi, anche se non mi dispiacerebbe affrontare anche la musica da camera con chitarra e i concerti (di Tansman). A seguire, ci saranno altre tracce tematiche che mi piacerebbe approfondire, ma è ancora troppo presto per togliere il velo da idee che hanno appena iniziato a prendere forma. A lato delle registrazioni, ho intenzione di dedicarmi più seriamente alla composizione. Ho finito da poco il mio primo concerto per chitarra e orchestra, dal titolo “Racconti delle colline”, in omaggio al poeta mio conterraneo Cesare Pavese, e ho chiesto ad alcuni stimati colleghi di leggerlo, potendo contare sulla loro schiettezza e sincerità nell’emettere un giudizio. Devo dire che non pensavo di ottenere un consenso così palese, quindi credo che continuerò anche su questa strada.

Come mai il trasferimento in Australia?

Credo di avere anticipato la risposta lasciando trapelare un po’ di acredine poco fa. L’Australia è sempre stata al centro delle mie mire, fin da quando ero all’università. Già allora, nei primi anni del Duemila, avvertivo che in Italia c’era qualcosa che non mi andava, e i racconti che sentivo da alcuni amici e conoscenti che qui ci erano stati per diverso tempo davano un obiettivo concreto alle mie ambizioni. Poi, per vari e validissimi motivi non ho mai compiuto il passo fino al 2012, quando una sera mia moglie e io ci siamo guardati in faccia e ci siamo chiesti se fosse davvero il caso di continuare ad accettare una realtà simile. La risposta è ovvia, altrimenti adesso non starei scrivendo da Sydney… Il trasferimento, quindi, è stato una vera e propria fuga. Non era possibile sperare di cambiare l’andazzo delle situazioni contro cui mi sono trovato a lottare: ne avrei così tante da raccontare a supporto del mio scoramento che evito anche solo di iniziare, per compassione di chi legge ma anche perché non potrei rendere pubblici i nomi dei protagonisti delle cialtronerie cui ho assistito e che mi hanno investito. Fatto sta che l’Australia è un paese di stampo occidentale ma non dipendente dalle potenze economiche che stanno per collassare; inoltre qui potevo contare sull’appoggio di un paio di amici (uno in particolare) e, anche se al momento della partenza non lo sapevo ancora, qui avrei trovato ad accogliermi alcune persone che – a quanto pare – non aspettavano altro che io venissi a vivere in New South Wales. Ho già detto più volte: ho visto aprirsi strade superiori, in numero e qualità, nei primi dieci mesi di vita in Australia che negli ultimi dieci anni di vita in Italia. Rendo l’idea?

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J. P. Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società? Perché si fa musica?

Perché non possiamo farne a meno. La necessità di fare musica è nostra, interiore e intima: è un bisogno che si avverte e da cui non solo non si ha modo di scappare, ma se se ne sta lontani ci si sente male. Un pesce fuori dall’acqua non respira; un musicista senza musica fa la stessa fine. Dopo che ci si è resi conto di questa necessità interiore, e solo allora, può nascere l’idea di suonare per altri, di comporre per altri, di rivolgere la propria azione verso altre persone. Questa, però, è una conseguenza: la causa è solo dentro di noi. Qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? È un posto nevralgico, come lo è sempre stato. La musica è un’arte, come tale concorre a rendere il mondo più interessante e ha un ruolo importante nell’aiutare le persone a porsi domande meno scontate. Il compito di chi la musica la fa è quello di comprendere questo meraviglioso linguaggio e tradurlo in modo che sia comprensibile anche per chi diversamente non lo saprebbe decifrare. Un compositore interpreta la realtà, traduce in simboli le sue impressioni legate a un luogo, una sensazione, un’altra impressione; un esecutore reinterpreta quell’interpretazione aggiungendo i propri stati d’animo, le proprie impressioni. Questi sono processi di rielaborazione che materializzano, sotto forma di suoni, delle riflessioni più profonde. Lei ha citato Sartre, ma sono molti gli scrittori e gli uomini di pensiero in generale che hanno manifestato affinità nobili verso la musica, giungendo tutti a considerare che la musica riesce ad arrivare dove né le parole né il silenzio possono. Per fare questo, occorre che il tramite, il musicista, sia molto più che “bravo”. In quale maniera la musica può contribuire all’evoluzione di questa società? La musica è un’arte, un linguaggio, un’impressione, una rielaborazione della realtà, una finestra su un mondo invisibile, una manifestazione sonora del rigore geometrico dell’universo; è tutte queste cose e nessuna di esse in particolare (lo stesso Chelibicache faceva osservare come una definizione di musica non esista). La musica è un messaggio che non può essere espresso altrimenti, tuttavia se non fosse espresso ci si troverebbe in un paradosso, quindi più che affrontare la domanda diretta – cui rispondere è sì possibile, ma assai complesso – io rigirerei l’interrogativo: come potrebbe evolvere questa società in assenza di musica?

giovedì 15 maggio 2014

Intervista con Ermanno Brignolo di Andrea Aguzzi, terza parte



Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? A volte ho la sensazione che la possibilità di scaricare tutto, qualunque cosa da internet gratis abbia creato una frattura all’interno del desiderio di musica, una sorta di banalizzazione: insomma dov’è la spinta per un musicista a incidere un disco che con pochi euro riesci da solo a registrare e stampare quello che vuoi e chiunque può farlo? Alla fine diventa quasi un gesto quotidiano che si perde in un mare di download dove scegliere diventa impossibile … stiamo entrando in un epoca radicalmente diversa da quella che abbiamo vissuto finora? Come poter scegliere?

Lei si rende conto che, per rispondere a questa domanda, potrei esaurire lo spazio a disposizione sui server che ospitano questa piattaforma? Scherzi a parte – si capiva che era una battuta? – proverò a essere conciso. Innanzitutto io non credo che l’avvento del digitale sia stato la causa scatenante della crisi del mercato discografico: si sono spostate le dinamiche, questo sì, ma eravamo anche arrivati a prezzi folli per prodotti oggettivamente piuttosto scadenti – in molti settori. L’accorciarsi dei tempi di produzione, la necessità di sempre più novità (che di nuovo spesso non avevano niente) e l’incapacità di adattarsi all’avvento di nuovi canali di distribuzione sono fattori che hanno agevolato l’avvento della pirateria, tuttavia è difficile stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina. La prima conseguenza– assai più grave e diffusa della crisi del mercato discografico – del fenomeno della pirateria e della diffusione digitale a basso costo è stata la perdita del concetto di sacrificio: potendo avere tutto gratis e subito, è sparito il senso della conquista, della necessità di guadagnarsi un oggetto, sia esso un disco, un libro o la corretta interpretazione di un brano. Avendo diretto accesso a qualsiasi strumento, è anche esplosa la diffusione di programmi per la produzione audio, pertanto – come lei stesso ha sottolineato – oggi chiunque ha la possibilità di fare un disco con pochissimi euro. Occhio ai risultati, però! L’abbassamento della qualità finale, dettato dalla compressione dei file (.mp3 e altri) e l’accessibilità diretta alla diffusione su canali digitali (gratuiti o meno) ha anche sdoganato il fai-da-te come strumento preferenziale; tuttavia, rimane è tutto da dimostrare – e io ho i miei dubbi… – che bastino un computer e un programma per produrre un disco di qualità... Per venire al discorso della scelta, questa è resa difficilissima dalla mancanza di riferimenti e buoni consiglieri, ruolo che, in passato, era egregiamente svolto dai direttori artistici delle case discografiche: il loro compito consisteva nel selezionare, filtrare le proposte e portare sul mercato quelle che ritenevano più meritevoli di attenzione. Nel momento in cui una casa discografica non solo non investe negli artisti, ma addirittura chiede loro dei soldi per essere pubblicati e distribuiti (taccio, per pietà, delle cifre che mi sono state chieste, ad esempio, da una piccola etichetta indipendente per la pubblicazione del mio ultimo disco, “Platero e io”, poi uscito con dotGuitar), il filtro artistico sparisce, perché da fornitore, l’interprete è diventato cliente della casa discografica, e il cliente – si sa – ha sempre ragione. Ci sono sempre stati artisti meritevoli di attenzione, interpreti eccellenti e mezze tacche, e continuano a esserci; oggi, però, i dischi di questi ultimi si trovano anche nei cataloghi delle major (Jeux intredits per chitarra e orchestra, da Deutsche Grammophon; La catedral per chitarra classica e chitarra elettrica da Sony Classical sono solo due esempi delle perle di questi giganti). Come scegliere, dunque? Non c’è alternativa che costruirsi una formazione solida, fare in modo di avere le idee chiare su ciò che è buono e ciò che invece non lo è (e al diavolo i mezzi termini), imparare a distinguere l’arte dall’aria fritta e, senza dimenticare il proprio sacrosanto gusto personale, indirizzare le proprie scelte secondo la propria cognizione di causa. D’altra parte, canali come Youtube, Spotify, Deezer e SoundCloud consentono di avere rapidissimo accesso a una mole spaventosamente grande di registrazioni: ascoltarle online è gratuito, dopo di che, se ritenute meritevoli, può valere la pena acquistarle, anche per dare un po’ di soddisfazione e di riconoscimento a chi, dentro a quelle registrazioni, ci ha messo un pezzo della propria esistenza.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

 Lei mi vuole male! Stilerò due liste, una di chitarra e l’altra no, ma anticipo che oltre a queste ci sarà anche una lista dei desideri. I dischi di chitarra che ritengo imprescindibili sono:
a. Novecento guitar sonatas di Cristiano Porqueddu
b. La registrazione dei sessanta studi di virtuosità e trascendenza di Gilardino ad opera di Angelo Marchese
c. Esacordo italiano di Gianluca Barbero
d. La registrazione di Segovia (1956) della Fantasia-Sonata di Manén e. Les guitares bien temperée del duo Mela Micheli Poi, se c’è posto, anche una copia dell’Andrés Segovia Archive…

Se, invece, esuliamo dalla chitarra, la lista diventa
a. Federico Mompou suonato da Arturo Benedetti Michelangeli
b. J. S. Bach, Messa in si minore diretta da Gardiner
c. Claude Debussy suonato da Gieseking
d. Maurice Ravel, concerto per pianoforte e orchestra suonato da Arturo Benedetti Michelangeli e diretto da Sergiu Chelibidache
e. Frank Martin, Petite symphonie concertante, Concerto per 7 fiati, 6 monologhi, Orchestre de la Suisse romande diretta da Armin Jordan

La lista dei desideri, invece, sarebbe:
a. Christian Saggese interpreta quello che gli pare, ma sarebbe ora che un chitarrista di quella portata registrasse almeno un centinaio di dischi.
b. Non mi farei scappare una serie di dischi con Angelo Gilardino alla direzione di un’orchestra, e non necessariamente alle prese con musica per chitarra…
c. Berliner Philarmoniker interpretano i migliori concerti per chitarra e orchestra del Novecento.

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

 Decine, parecchie decine. Restringendo il campo a cinque, direi
a. Benjamin Britten – Nocturnal after John Dowland
b. Angelo Gilardino – Sonata n. 2
c. Mario Castelnuovo-Tedesco – Platero y yo
d. Joan Manén – Fantasia Sonata op. A=22
e. Manuel Maria Ponce – Variazioni e fuga sulla Follia

__ continua domani __

mercoledì 14 maggio 2014

Guitars Speak terzo anno : The Andres Segovia Archive, Italia di Ermanno Brignolo



Questa sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la seconda di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori italiani.

This night at 9 PM on Radio Voce della Speranza

We pass the second of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the Italian composers..





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martedì 13 maggio 2014

Intervista con Ermanno Brignolo di Andrea Aguzzi, seconda parte



Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Come musicista e storico di questo strumento quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?

Berlioz è vissuto in un ben preciso periodo storico. Il dominio musicale di quel periodo è stato nelle mani di personalità del calibro di Brahms, Schumann, Tchaikovskij, Mahler, Verdi: personalità che hanno fatto uso di impianti sonori monumentali e imponenti. È vero che accanto a questi giganti della musica c’erano altri compositori, non meno validi, che si rivolgevano ad ambienti più intimi e ristretti, ma il loro tempo sarebbe giunto solo in seguito, e avrebbe costituito terreno fertile proprio per il prosperare della nuova letteratura per chitarra. Inoltre, il contesto di Berlioz ha visto, nel mondo della chitarra, la nascita di strumenti “mutanti”, corredati di marchingegni più o meno funzionali volti ad avvicinarne le potenzialità a quelle del pianoforte; a mio avviso, forse è stato un bene che Berlioz abbia, in qualche modo, posto un freno al prosperare di questi fenomeni, lui che aveva comunque ben chiare le potenzialità espressive dello strumento e che sapeva non essere consone ai fasti del periodo romantico. Come lei dice, tuttavia, a partire da Debussy in avanti si è assistito a una rinascita della chitarra: la ricerca di esotismo, di intimità, di espressività più delicate e tenebrose ha portato i compositori a ravvisare proprio in quello strumento un po’ negletto il degno mezzo espressivo per le loro necessità. L’avvento di Segovia, poi, ha abbattuto qualsiasi barriera: i frutti della collaborazione che lui ha avviato con i compositori parlano da soli. Dopo Segovia, ovviamente, tutti i più grandi interpreti hanno dato il loro contributo all’arricchimento del repertorio, coinvolgendo personalità più o meno importanti del mondo della musica: provi a pensare al catalogo dei lavori pubblicati e composti da Gilardino, o le edizioni curate da Bream, l’imponente lavoro di riscoperta del repertorio cameristico Ottocentesco da parte di Matanya Ophee o le collane di nuove musiche per chitarra dirette da Bruno Giuffredi e da Piero Bonaguri: e questi sono solo pochi nomi. Se mi si consente un commento piccato, io direi che, per come si stanno mettendo le cose, oggi per scrivere per chitarra è addirittura meglio se non si è chitarristi, soprattutto dove l’essere chitarristi sia una scusa per prescindere dall’approfondire lo studio della composizione…

Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, in quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo può assumere la ricerca storica e musicologica in questo contesto?

La ricerca, storica e musicologica, ma anche strumentale ed esecutiva, deve rivolgersi non solo verso i circoli interni e specialistici, ma anche verso un uditorio esterno, quello che ogni interprete chiama “pubblico”, fornendo agli ascoltatori chiari mezzi di valutazione e di decifrazione dei brani. Per fare un paragone, mi viene in mente l’esposizione divulgativa della Teoria della relatività: un volumetto di duecento pagine redatto dallo stesso Einstein, in cui il genio della fisica espone i risultati delle sue teorie in modo sorprendentemente elementare e accessibile, se non proprio a tutti, almeno a chi abbia un’elementare dimestichezza con il linguaggio basilare della matteria. Ovviamente, le dimostrazioni, il calcolo tensoriale e le formulazioni integrale e differenziale sono omesse e lasciate in contesti assai più appropriati e fruibili, in modo da consentire l’accesso a questa innovativa visione della realtà anche a coloro che, spinti dalla curiosità, non abbiano gli strumenti matematici per seguire i procedimenti. Ecco, io auspico un simile atteggiamento di apertura nei confronti di un pubblico che, di fatto, ha spesso bisogno di essere guidato verso l’ascolto di brani che non appartengono al suo sentito quotidiano. Non si tratta di tenere delle lezioni concerto (nulla è più stucchevole di qualcuno che impartisca una lezione non richiesta) ma di fornire agli ascoltatori una panoramica generale che guidi il suo ascolto in modo consapevole, diventando così non dei cattedratici distaccati e saccenti, ma dei compagni di viaggio che, provvisti di cartina (o GPS…) mostrano una strada da percorrere, comunque, insieme. È indubbiamente un errore grossolano quello di giudicare una composizione sulla base di un sentito inconsapevole (leggasi, dare un giudizio estetico su Donatoni avendo come riferimento un presunto Mozart), ma prima di puntare il dito sul pubblico (termine un po’ nebuloso, a mio modo di intendere) io mi domando se l’interprete (in senso lato) abbia messo in atto tutti i mezzi a sua disposizione per porre l’ascoltatore nella condizione di soppesare ciò che ha di fronte.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Io credo che nella personalità di un interprete, passato e presente debbano coesistere in un equilibrio del tutto personale e, come tale, difficilissimo da trovare. Il presente che non tenga conto del passato è un esperimento vuoto, viceversa il passato che non guardi al presente rischia di diventare artificioso. Ora, però, cerchiamo di distinguere il grano dalla paglia. Se si parla di un’accozzaglia di tasselli cascati a caso da mosaici diversi, credo sia anche inutile cercare di trovare un senso: c’è una probabilità su n-mila che quei tasselli formino un’immagine di senso compiuto e magari anche gradevole; se, invece, parliamo di musicisti – interpreti o compositori – che sanno il fatto loro, lo scorrere del tempo diventa, nella loro espressione artistica, un’immagine onnicomprensiva che riesce ad armonizzare, ove necessario, l’eredità del passato con l’espressione della modernità, rielaborandole entrambe in una creazione nuova e, in un certo senso, innovativa. Mi viene in mente Bach suonato da Gould: credo sia una delle più alte manifestazioni di proiezione dell’antichità verso un futuro che non è ancora arrivato. Ora, però, sia chiaro: possono coesistere interpreti che perseguano l’approccio rigorosamente filologico alla musica del passato (un esempio tra tutti: il duo Maccari Pugliese) e altri che proiettino la musica “antica” nel presente o nel futuro (come il Paganini di Attademo o l’Aguado di Saggese). Quello che deve prevalere, alla fine, è un discorso coerente e solidamente costruito su basi di estetica e stile: non c’è un meglio o un peggio, ma solo un diverso approccio, un diverso punto di vista. Credo, in definitiva, che questo discorso si ricolleghi con quanto espresso in precedenza circa la citazione di Luciano Berio, solo che questa volta ci si rivolge a chi la musica la fa, anziché subirla, quindi in questo caso le attenuanti che si concedono al pubblico scricchiolano e traballano.

__ continua giovedì ___

lunedì 12 maggio 2014

Intervista con Ermanno Brignolo di Andrea Aguzzi, prima parte



La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suona o ha suonato?

La prima chitarra che io abbia visto, all’età di due anni, è stata quella di mio zio Giorgio, fratello di mia madre: chitarrista per diletto ma artista in altri campi (ricordo le sue splendide chine e degli ineguagliabili modelli in legno di vascelli e golette di varia foggia). Alla sua, seguì quella di mio fratello Corrado che, a 10 anni, espresse il desiderio di imparare a suonare la chitarra. Come resistere alla tentazione (e alla fanciullesca invidia) di mettere le mani su quel suo nuovo, enorme giocattolo? Fu allora, nonostante la chitarra fosse letteralmente più grande di me (avevo sei anni scarsi), che iniziai a muovere i primi passi sullo strumento. Da allora, non ho mai smesso.
Ricordo ancora tutti gli strumenti che ho avuto, tuttavia la mia attuale rosa di strumenti annovera due chitarre classiche, un’elettrica e un basso acustico senza tasti. Le due classiche, molto differenti tra loro per caratteristiche timbriche, sono una F.lli Masetti del 1963 e una Urs Langenbacher del 2010, quest’ultima con puntale.

Come è nata l’idea di un progetto discografico interamente dedicato all’Archivio della Fondazione Segovia?

Sono stati tanti i fattori che hanno portato all’inizio dei lavori del disco The Andrés Segovia Archive: curiosità, interesse personale verso quel tipo di repertorio, voglia di “lasciare un segno”. Credo che la prima volta che questa idea mi Ë balenata in testa sia stato intorno al 2004, o giù di lì: parlando con un paio di colleghi venni a sapere di alcune nuove edizioni di lavori di Castelnuovo-Tedesco e di alcune scoperte nelle casse di Segovia. La curiosità la fece da padrona, così iniziai a prendere informazioni su questa imponente addizione al repertorio. Man mano che le partiture arrivavano, mi resi conto che quei brani, oltre ad avere un elevatissimo contenuto musicale, erano in sintonia con il mio “mondo musicale” (sarebbe meglio dire che io ero affine alla loro natura…) e forse avrei potuto avere qualcosa da dire in merito. A questo si aggiunga che non mi sono mai piaciuti i lavori parziali o le cose lasciate a metà, come l’esecuzione di alcuni movimenti di una suite o di una sonata. Detesto questo tipo di operazioni, quindi di studiare solo alcuni brani dell’Archivio era fuori discussione: una volta iniziato, si va fino in fondo!
L’idea, quindi, è nata così: non certo per caso, nè per suggerimento di altri… anzi, quante sono state le persone che hanno tentato di dissuadermi dal tuffarmi in questo lavoro! Merita menzione, in questo frangente, un avvenimento che materializza e accredita un giudizio critico espresso nei confronti di un collega. Tra il 2004 e il 2007, Cristiano Porqueddu ha realizzato, pioniere in molti sensi, il progetto “Trascendentia”. Mentirei se dicessi che quell’uscita non mi ha influenzato: era la dimostrazione che un progetto così “imponente” si poteva realizzare. Non ho mai pensato che fosse facile: tutt’altro, ma difficile non significa impossibile. Non avevo bisogno di altro: la decisione era presa.

Un cofanetto di 7 cd Ë un’impresa semplicemente poderosa, quanto l’ha impegnata a livello professionale e emotivo?

L’assorbimento è stato pressochè totale. Il vero e proprio inizio dei lavori è avvenuto nel 2008. Prima di allora, sebbene quell’idea fosse sempre presente, in qualche modo sentivo che non era ancora il momento: avvertivo di non essere ancora pronto per affrontare tutta quella musica, per decifrarla con la dovuta profondità, per esprimerla al mio meglio. Era come se, ogni volta che avvicinavo un brano, mi sfuggisse qualcosa: non avevo difficoltà a comprendere la musica, ma da lÏ a renderle giustizia la strada era ancora lunga e si poteva scavare di pi_, ma dovevo individuare meglio la direzione in cui scavare. Mi resi conto di essere pronto a iniziare quando portai in concerto alcuni brani dell’Archivio Segovia: dapprima la Sonata di Desderi, poi il tema variato della Peyrot, le Inventions di Tansman, i Quattro pezzi di Berkeley e altri ancora. Impiegai tre anni per analizzare e studiare tutti quei brani (inclusi quelli che, nel frattempo, venivano aggiunti alla collezione) e finalmente, a maggio del 2011, iniziarono le riprese, proprio con la Sonata di Desderi. Avendo la fortuna di poter lavorare nel mio studio, le sessioni erano irregolari: alternavo periodi di studio intenso e meticoloso ad altri di registrazione e editing, senza dover seguire uno schema preciso o scadenze prestabilite. Ho così potuto soppesare con attenzione le interpretazioni, valutare le registrazioni, rifare le tracce che ritenevo insoddisfacenti e conseguire un risultato che secondo me era adeguato. Questa apparente tranquillità, però, è controbilanciata da un lato dal peso di gestire tutto da solo (aspetto artistico – la musica – e tecnico – le riprese), e dall’altro dalla responsabilità – che ho sempre avvertito – di tratteggiare quei brani con decisione, indagando a fondo il carattere e le peculiarità di ogni frase. Ricordo di essere uscito sfinito da alcune sessioni di registrazione, tra tutte, quella per la ripresa della Fantasia-Sonata op. A=22 di Manèn. Di tutto il lavoro, però, il peso maggiore l’ha avuto la responsabilità di dare forma non solo a pagine di musica meravigliosa, ma a quello che lo stesso Gilardino, nella prefazione al suo libro “Andrès Segovia, l’uomo e l’artista” ha definito come “l’eredità di Segovia”. Questo senso di responsabilità ha aleggiato su tutto il progetto, non certo limitandolo o condizionandomi nelle scelte, quanto, piuttosto, acuendo la cura dei dettagli e l’attenzione altissima ad ogni piccolo e apparentemente insignificante passettino.

Oltre che chitarrista lei è anche laureato in Ingegneria … questo spiega la sua passione per gli studi di registrazione? So che in questo campo lei è un esperto.

Quello dell’ingegneria (meccanica) è sempre stato un percorso parallelo alla musica. La scienza (più della tecnica) mi ha sempre affascinato, e la necessità di avere un’àncora di salvezza nel caso – non remoto – in cui vivere di sola musica fosse stato difficile mi ha portato a scegliere questa facoltà. D’altra parte, in quegli anni era ancora possibile iscriversi a un’università e sostenere gli esami in conservatorio come privatisti allo stesso tempo, pertanto ho potuto conseguire entrambi i titoli, sperando comunque un giorno di poterli sfruttare entrambi. Fatta questa premessa, devo dire che le basi apprese nei corsi d’ingegneria sono state sicuramente utilissime nello sviluppo delle mie conoscenze nel campo delle tecniche audio, ma non ne sono state la causa, né le motivano. A guidarmi; anzi, a iniziarmi al mondo della registrazione fu un mio carissimo amico, Simone Lampedone, stimatissimo ingegnere del suono dotato, per di più, di uno squisito e non comune gusto musicale. Lavorai al suo fianco per cinque anni, e mentre realizzavamo alcune produzioni, lui rispondeva – paziente come un santo – a tutte le mie domande in merito ai processi, alla teoria di fondo e ai trucchi del suo mestiere. Qualche anno più tardi, appena ne ebbi l’occasione, usai – questa volta sì, e in modo massiccio – la mia formazione ingegneristica per progettare e costruire il mio studio, portando a termine con successo calcoli sul trattamento acustico, selezione dei materiali, dimensionamento degli ambienti e tutto l’occorrente per allestire i locali agli usi che mi occorrevano.

Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?

Intanto, grazie: credo sia uno dei più bei complimenti che un musicista possa ricevere. Per rispondere alla sua domanda, la tecnica è uno strumento: più è affinato, meglio potrà trasporre e realizzare il proprio pensiero musicale. Il lavoro sulla tecnica, quindi, è fondamentale non solo per quanto riguarda la meccanica esecutiva, ma anche – anzi, soprattutto e prima di tutto – per l’analisi dei brani. La direzione che ho voluto dare nelle mie interpretazioni è legata a una visione polistrumentale della musica per chitarra: un’orchestra allargata che può prendere la forma ora del quartetto d’archi (Colloquio con Andrés Segovia di Gilardino), ora dell’organo (Intermezzo di Frazzi), ora della chitarra manouche (Spiritual di Ferroud), ora dell’orchestra sinfonica (Fantasia-Sonata di Manén) e così via. Per dare un aspetto credibile alle evocazioni sonore e alle articolazioni che ho individuato, ho dovuto necessariamente agire sotto il profilo tecnico per portare sulla chitarra queste caratteristiche, tuttavia ho ritenuto di primaria importanza fare in modo che il ricorso ad artifici tecnici non sempre immediati fosse del tutto naturale nel fluire del discorso sonoro. L’utilizzo del pollice della mano sinistra come dito “attivo” e non solo come puntello contro il manico; l’utilizzo di timbri estremi; il ricorso a diteggiature “impervie” per mantenere la trama polifonica sono solo alcune delle tecniche che ho approfondito, oltre allo sviluppo della naturalezza nei passaggi virtuosisticamente più impegnativi come il secondo dei Quatre pièces di Martelli. Dunque sì: lo sviluppo della tecnica è imprescindibile, ma occorre ricordare che non è quella la finalità del lavoro; come dicevo, è nient’altro che uno strumento al servizio di un’idea musicale.

__ continua domani ___

domenica 11 maggio 2014

Guitars Speak terzo anno : The Andres Segovia Archive, Italia di Ermanno Brignolo



Mercoledì sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la seconda di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori italiani.

Wednesday  night at 9 PM on Radio Voce della Speranza

We pass the second of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to the Italian composers..





FORLÌ: 104,5 Mhz

(Forlì, Cesena e Ravenna)

Via Curiel 53 - 47100 Forlì
Telefono & Fax 0543 414312
forli@radiovocedellasperanza.it



giovedì 8 maggio 2014

Download Podcast : The Andres Segovia Archive, Svizzera, USA e Polonia di Ermanno Brignolo



Download Podcast

Trasmettiamo la prima di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori svizzeri, statunitensi e polonesi.

We pass the first of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to composers from Switzerland, the USA and Poland.

Puntate e Podcast: III° anno

mercoledì 7 maggio 2014

Guitars Speak terzo anno : The Andres Segovia Archive, Svizzera, USA e Polonia di Ermanno Brignolo



Questa sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la prima di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori svizzeri, statunitensi e polonesi.

This night at 9 PM on Radio Voce della Speranza

We pass the first of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to composers from Switzerland, the USA and Poland.





FORLÌ: 104,5 Mhz

(Forlì, Cesena e Ravenna)

Via Curiel 53 - 47100 Forlì
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domenica 4 maggio 2014

Guitars Speak terzo anno : The Andres Segovia Archive, Svizzera, USA e Polonia di Ermanno Brignolo



Mercoledì sera alle 21 su Radio Voce della Speranza

Trasmettiamo la prima di quattro puntate dedicato al cofanetto "The Andres Segovia Archive" realizzato nel 2013 dal Maestro Ermanno Brignolo, opera dedicata al repertorio composto per il grande maestro e chitarrista spagnolo, custodito dalla Fondazione Segovia. Questa puntata è dedicata ai compositori svizzeri, statunitensi e polonesi.

Wednesday  night at 9 PM on Radio Voce della Speranza

We pass the first of four episodes dedicated to the cd box set "The Andres Segovia Archive" recorded ​​in 2013 by Maestro Ermanno Brignolo, a work dedicated to the repertoire composed for the great Spanish guitarist and teacher, guarded by the Foundation Segovia. This episode is dedicated to composers from Switzerland, the USA and Poland.





FORLÌ: 104,5 Mhz

(Forlì, Cesena e Ravenna)

Via Curiel 53 - 47100 Forlì
Telefono & Fax 0543 414312
forli@radiovocedellasperanza.it



mercoledì 19 giugno 2013

Guitars Speak secondo anno: Alfredo Franco Cahier des chansons anciennes nn. 1 e 2





Questa sera su Radio Voce della Speranza

Alfredo Franco è un compositore piemontese dalla fine vena melodica. Ha realizzato per la chitarra classica due cd di sue composizioni usciti per l'etichetta indipendente DotGuitar gestita dal Maestro Lucio Matarazzo, si intitolano Cahier des chansons anciennes nn. 1 e 2, il primo suonato da Marcello Rivelli e il secondo da Ermanno Brignolo. Questa sera li ascoltiamo entrambi, si tratta di musica contemporanea ma decisamente estranea alle correnti di Darmstadt o alla musica dodecafonica.

This evening  9 PM on Radio Voce della Speranza

Alfredo Franco is a composer with a deep melodic vein. He has made two CDs for classical guitar of his compositions with the independent label dotGuitar managed by Maestro Lucio Matarazzo, they are entitled Cahier des chansons anciennes nn. 1 and 2, the first played by Marcello Rivelli and the second by Ermanno Brignolo. This evening we listen to them both, this is contemporary music, but it is definitely different by Darmstadt or twelve-tone music.

domenica 16 giugno 2013

Guitars Speak secondo anno: Alfredo Franco Cahier des chansons anciennes nn. 1 e 2





Mercoledì sera su Radio Voce della Speranza

Alfredo Franco è un compositore piemontese dalla fine vena melodica. Ha realizzato per la chitarra classica due cd di sue composizioni usciti per l'etichetta indipendente DotGuitar gestita dal Maestro Lucio Matarazzo, si intitolano Cahier des chansons anciennes nn. 1 e 2, il primo suonato da Marcello Rivelli e il secondo da Ermanno Brignolo. Mercoledì sera li ascoltiamo entrambi, si tratta di musica contemporanea ma decisamente estranea alle correnti di Darmstadt o alla musica dodecafonica.

Wednesday  evening  9 PM on Radio Voce della Speranza

Alfredo Franco is a composer with a deep melodic vein. He has made two CDs for classical guitar of his compositions with the independent label dotGuitar managed by Maestro Lucio Matarazzo, they are entitled Cahier des chansons anciennes nn. 1 and 2, the first played by Marcello Rivelli and the second by Ermanno Brignolo. Wednesday we listen to them both, this is contemporary music, but it is definitely different by Darmstadt or twelve-tone music.