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domenica 13 gennaio 2013

Guitars Speak secondo anno: Moontower by Craig Green + David King, Long Song Records 2012




Mercoledì sera su Radio Voce della Speranza

Moontower è un disco con molteplici rimandi. Post rock, ambient, desert music, rock, blues ... tantissimi riferimenti e tantissime citazioni per un disco davvero interessante e .. fuori dai generi.


Recensione di Moontower di Craig Green + David King

Wedsnaday evening  9 PM on Radio Voce della Speranza

Moontower is a record with multiple references. Post-rock, ambient, desert music, rock, blues ... many references and quotations for a lot of really interesting and hard .. out of genres..


Review of Moontower by Craig Green + David King


domenica 6 dicembre 2009

La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte terza



Insomma come dicevamo mica due qualsiasi, due mostri sacri della techno, anzi due cesellatori fini e intelligenti, capaci di agire con circospezione in un campo minato senza ferirsi, e le cui assidue collaborazioni (si scambiano spesso remix), unite alla stima reciproca, hanno condotto in porto un rifacimento a cui soltanto artisti di tale caratura potevano rispondere con tale precisione e solerzia.
Come dicevamo prima l’interazione fra concezioni musicali agli antipodi è sempre stata una tentazione irresistibile per i musicisti più ambiziosi. Nel caso specifico, cercare possibili collegamenti fra musica classica (o jazz) e pulsazioni techno è stato un obiettivo spesso ambito da diversi anni a questa parte. Partendo dalla fanfare jazz trasfigurate della Matthew Herbert Big Band, passando per Murcof, e arrivando al progetto dello stesso Carl Craig più attinente all’argomento: il disco “Programmed” dell’orchestra Innerzone. I ritmi, quando scomposti e sostenuti, quando caldi e ammalianti, hanno sempre provato a sollecitare (o assecondare) un’atmosfera tutt’altro che abituata a certi stravolgimenti melodici e strutturali e come ho detto precedentemente il risultato, se non supportato da ispirazione e smisurato controllo dei mezzi, s'è dimostrato spesso fuori centro e anacronistico. La realizzazione di questo disco ha chiesto non poco tempo e fatica al duo:" il disco ha preso forma nell’arco di un anno tra Detroit eBerlino, e questo ha. reso tutto ancora piu prezioso, il fatto che quando Moritz poteva veniva a trovarmi e lavoravamo su una sezione, quando potevo io andavo da lui e continuavamo con un’altra, c’è stato un interscambio di energie molto bello".
L’esperienza da entrambi maturata con anni di sperimentazioni sul campo aiuta la coppia a condurre le composizioni dalle parti di un minimalismo classico, scosso da flebili tumulti, un’oasi floreale di tranquilla beatitudine da cui prende vita il “Bolero” poi adeguatamente smembrato nel minimalismo quasi “reichiano” dei primi due movimenti, fra serpentine di fiati messi in loop che si aggrovigliano fra loro, comiche fanfare di trombe, flauti e fagotti timidi, elevando con tatto il numero di battiti al secondo nella parte centrale sfociando nell’implosione di “Movement 4” dove Von Oswald prende le redini del gioco e ci conduce in un universo di bolle dub, radiazioni sotterranee, frequenze metastatiche, luce fredda di tastiere mai così acide: gli universi della Basic Channel che tornano a farci visita in tutto il loro gelido meccanico splendore. Si rende necessario uno spatiacque, una pausa, un tramite, ecco quindi “Interlude” che ci trasporta senza bruschi cambi verso la seconda parte del cd, composta da sole due tracce, entrambe sui quindici minuti, un nuovo flusso armonico. Due movimenti che sembrano essere terreno fertile per Carl Craig, e non è un caso che siano anche i più sinfonici e tempestosamente romantici del lotto, con i contrabbassi a danzare pensantemente e gli archi a fondersi ciclicamente con il beat in un affresco degno dei cavalieri kosmische tedeschi. La maggiore durata dei due movimenti permette di svilupparne i concetti in maniera più tranquilla e meditata, con le melodie che serpeggiano furbone, le percussioni esplodono e si adagiano su un registro d’esecuzione più posato. Nel finale il ritmo si fa’ trascinante, quasi jazzy, rendendo così il sesto movimento un balletto disperatamente vitale, colmo di desiderio, profondamente “craighiano” a dimostrazione della validità del progetto e dell’idea originaria.
Ho cercato reazioni e recensioni a questa fatica discografica nel web e in alcune riviste ma le sole che ho trovato erano a nome di appassionati di techno ed erano tutte favorevoli. Nessun commento, nessun cenno dal mondo della classica che evidentemente non ritiene necessario interessarsi a questo esperimento, anche se avviene sotto le ali della prestigiosa Deutsche Grammophone.
Il punto che mi pare interessante sottolineare è che non vedo poi così tante differenze tra l’atteggiamento di chi fa techno e usa in maniera scientifica le macchine per generare musica tramite campionamenti e l’atteggiamento di compositori come Schomberg, Boulez e Cage caratterizzati dal desiderio assoluto di controllo sull’esecuzione e sugli esecutori. E allo stesso tempo mi interrogo sulle strategie della Deutsche Grammophone, già poco più di un anno fa ci aveva meravigliato iniziando (la prima tra le case discografiche dedite alla musica classica) la vendita di musica in formato mp3 anche se ad alta qualità (320 kb) e ora questa nuova collana dedicata ai remix effettuati attingendo a un catalogo semplicemente eccezionale. L’ennesimo tentativo di avvicinare nuove categorie di consumatori alla musica classica? Non so. Carl Graig e Moritz Von Oswald sono personaggi di culto nel mondo techno ma non penso assolutamente che le vendite dei loro cd siano lontanamente paragonabili alle vendite di un Giovanni Allevi o di un cantante pop. E la techno? Si prepara a un nuovo quantum leap evolutivo? Staremo a vedere.
Per ora mi godo questo disco, incrocio tra le radici del suono techno (i Kraftwerk, la “E2-E4” di Manuel Göttsching) e le avanguardie minimaliste da cui continua ad attingere idee e nuova linfa (Terry Riley e Steve Reich sono da sempre amati dai DJ) e il desiderio di remix che da sempre è uno stimolo e un pungolo per chi ama questa musica. Un opera di confine, molto borderline, in cui la manipolazione del materiale di partenza è talmente profonda da rasentare la riscrittura vera e propria: ci vuole un buon orecchio per riuscire a riconoscere i frammenti delle partiture classiche dalle alchimie perfezionate dai due signori del mixer e, in fin dei conti, ho trovato divertente andare a cercarli.



Empedocle70

sabato 5 dicembre 2009

La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte seconda



Carl Craig

Nato a Detroit, la famosa "motor city" all'interno della quale, 15 anni dopo un effervescente movimento musicale afroamericano gettò le basi per la musica techno. Movimento nel quale Craig si inserisce con naturalezza grazie alle sue qualità come tastierista che lo portano a collaborare con i pionieri di quella che allora era l'embrione del genere che conosciamo oggi. Juan Atkins ("The Originator") ma soprattutto Derrick May ("The Innovator") furono i suoi primi mentori. Cruciale per l'incontro con la Techno di Detroit è l'assidua frequentazione del "Music Institute", un Club, un locale da ballo (aperto nel 1988) guidato musicalmente dal citato Derrick May, si ricordano anche: Chez Damier ed Alton Miller. Carl Craig inizia la sua carriera discografica nel 1989, sotto lo pseudonimo di "Psyche", con l'EP "Crack Down", inciso per la Transmat Records di Derrick May. Nel 1990 sarà la volta di "BFC" (altro pseudonimo di Carl Craig) con l'EP "Evolution", sempre lo stesso anno il Nostro decide di mettere in piedi una etichetta discografica con Damon Booker, che si chiamerà: "Retroactive Records", la quale sul finire del 1990 rilascierà un disco compilation (dal titolo: Equinox chapter one"), dove tra gli altri compaiono i citati BFC con la prima versione di "Climax". Nel 1991 si nasconderà sotto le spoglie di "69" con l'EP "4 Jazz Funk Classics", poi sarà la volta dei "Paperclip People" con "Oscillator" ed infine Carl Craig inciderà con il suo nome il primo disco dal titolo: "No More Words". Divergenze sulla conduzione della Retroactive Records con Damon, lo portano a fondare la "Planet E Records" nel 1992 ed a rilasciare le sue produzioni su questa etichetta. Il primo titolo (PE VARI US 010 LP) pubblicato da Planet E farà conoscere al mondo gli "Innerzone Orchestra", gruppo formato dallo stesso Craig insieme a Craig Taborn, Francisco Mora Catlett, con l'incisione sulla side B di tale disco della track "Bug In The Bass Bin". Tale titolo resterà nella storia dell'elettronica (e ristampato poi successivamente varie volte su Mo Wax records) in quanto fu una delle tracks anticipatrici del drum'n'bass (o almeno una parte di esso). Il 1993 è un anno fiacco per il nostro si ricorda qui solo l'ottimo EP dei 69 "Sound on Sound". Il 1994 si concentra sul progetto più House della sua produzione e cioè i citati "Paperclip People" con i quali fa uscire "Remake", una track costruita su di un campionamento di E2-E4 di Manuel Göttsching e che successivamente si trasformerà in "The Throw" con la quale riesce a strappare un contratto con l'Open Records di Londra (l'etichetta del Ministry of Sound). L'onda del successo dei Paperclip People, viene definitivamente sancita con il successivo singolo "The Climax" (1995) ed infine con "The Floor" (1996) e "Steam" (1996). Il 1995 è l'anno del suo primo Album a suo nome ed è intitolato "Landcruising" uscito per i tipi della Blanco Y Negro. Landcruising è un grande successo di critica e pubblico, un concentrato di Kraut Rock, Funkadelia, Cosmic Jazz robotizzato che farà conoscere Carl anche ad un pubblico non propriamente "Dance". Il successivo album "More Songs About Food And Revolutionary Art" (1997) supererà l'esordio e diventerà un punto di riferimento per l'intero movimento di musica elettronica. Da ricordare anche gli Album raccolta degli Innerzone Orchestra con "Programmed" (1999), dei Paperclip People con "The secret tapes of Doctor Eich" (1997) ed infine la racolta dei BFC\Psyche "Elements 1989-1990" (1996) punto di riferimento per l'Intelligent Techno.




Moritz Von Oswald

Moritz Von Oswald rappresenta la metà sia di Basic Channel che di Maurizio, fino a diventare uno dei più influenti produttori di musica techno nel 1990. Nel 1980 è stato percussionista per Palais Schaumburg, ma ha proseguito il suo percorso musicale nella musica eletronica dalla fine degli anni'80 e nei primi anni'90, cominciando con i progetti 2MB e 3MB (con Thomas Fehlmann) e, successivamente, ha co-fondato l'etichetta Basic Channel con Mark Ernestus, realizzando varie uscite definite minimal techno. Come parte dell’asse techono per eccellenza Berlino / Detroit, la Basic Channel ha prodotto musiche di altri artisti influenti comecaratterizzata minimal techno insieme ad altri artisti influenti e originali come Rob Hood, Jeff Mills, Mike Banks, e UR. Von Oswald vive a Berlino, e fa anche parte di una scena musicale imperniata attorno al Tresor Club e la sua etichetta discografica, nonché ad Hard Wax, il negozio fondato da Ernestus. Basic Channel e Maurizio record sono caratterizzati da una battute in 4x4 sincopate, dub-flesse e lentamente modulate nel tempo, la maggior parte dei 12 "s contenente tracce che occupano l'intero lato di ogni disco. Il loro lavoro è stato molto influente per Richie Hawtin, Thomas Brinkmann , Robert Henke (aka Monolake), Wolfgang Voigt, e poi altri artisti le cui registrazioni sono stati rilasciati su etichetta Chain Reaction Records, che fa sempre parte della famiglia.

continua domani...

venerdì 4 dicembre 2009

La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte prima

Von Karajan

1987. La casa discografica tedesca Deutsche Grammophon presenta la nuova ultima fatica di uno dei suoi artisti di punta, il famoso Direttore d’Orchestra Herbert von Karajan alla guida dei celeberrimi Berliner Philarmoniker licenza una nuova incisione discografica: il Bolero e Rapsodie Espagnole di Ravel e I Quadri di un’Esposizione di Mussorgsky. Sessantaquattro minuti e quindici secondi di pura, potente delizia musicale, eseguiti con magistrale perizia e precisione con qualità di incisione DDD (vi ricordo che siamo nel 1987 e non era cosa da poco), una interpretazione di altissimo praticamente presente in tutte le discoteche di chiunque di autodefinisca un audiofilo, anche se non particolarmente amante della musica classica.

Recomposed

2008. La sempre prestigiosa casa discografica tedesca Deutsche Grammophon fa uscire un curioso cd: l’edizione è un cartonato dalla grafica e le foto estremamente minimali, in bianco e nero. Titolo: “Recomposed by Carl Craig & Moritz Von Oswald”. Recomposed? Di cosa?
Per farla breve la mitica casa discografica tedesca Deutsche Grammophon, tempio indiscusso di tutti gli adoratori della musica classica chiede a due DJ, anzi ai due migliori produttori di musica techno in circolazione di rivisitare, ricomporre, riassemblare i nastri della famosa registrazione di Von Karajan.

Pensate sia uno scherzo? Niente da fare, non è uno scherzo e non è neanche l’inizio di un romanzo cyberpunk o steampunk (si presta ad entrambi i generi) di William Gibson o Bruce Sterling o John Shirley o Rudy Rucker, è semplicemente la verità: la Deutsche Grammophone ha chiesto e permesso a Carl Craig (Detroit) e Moritz Von Oswald (Berlino) di remixare il meglio del proprio catalogo!
La prima cosa che ti colpisce è vedere quei due nomi, quelli di due divinità della techno inseriti sotto quel logo giallo, dall’aria così regale e per cui sono state realizzate alcune fra le più esaltanti performance musicali del secolo scorso: un simbolo per chiunque abbia avuto a che fare, anche solo di striscio, con ascolti “classici”. All’inizio non ci fai quasi caso ma quei nomi scolpiti nel giallo acceso dell’intestazione sono quelli di due musicisti techno. Sì, insomma… la techno, avete capito benissimo. La sua migliore definizione è di Derrick May, uno dei suoi genitori: "Questa musica è come Detroit, uno sbaglio completo. E' come George Clinton ed i Kraftwerk bloccati in un ascensore". Dichiarazione rilanciata da un altro padre, Juan Atkins: "voglio che la mia musica suoni come due computer intercomunicanti, non voglio che sembri una band reale. Deve suonare come se l'avesse fatta un tecnico. Ecco cosa sono io: un tecnico con sentimenti umani".
Come seconda cosa ti domandi cosa può uscire da questo disco. Già in passato abbiamo assisitito a troppe riletture di brani classici in ogni salsa possibile e il risultato, quasi sempre , è stato quello di un impietosa schifezza. Troppo distanti i livelli culturali, troppa poca umiltà nell’analisi di un repertorio di per se al massimo della complessità e che vede l’interpretazione come sua meta suprema, troppo desiderio di autocompiacimento perché ne possa uscire sempre qualcosa di sincero, autentico e vibrante. E badate bene che penso la stessa cosa quando sento musicisti classici reinterpretare brani rock o jazz o altro. D’altra parte il flop era dietro l’angolo: commissionare a due musicisti contemporanei la rielaborazione di materiale composto da Maurice Ravel e Modest Mussorgsky è evento capace di dare adito alle congetture/sospetti più sfrenate/i e di far tremare i polsi dei figli della macchina più audaci. Ma qui i due professionisti chiamati all’azione sono il meglio, la crema, non solo come DJ ma anche come produttori (un ruolo praticamente sconosciuto nella musica classica ma fondamentale per altri generi come rock, jazz e elettronica) sono Carl Craig e Moritz Von Oswald: l’uno detentore della pura intellighenzia pre Obama della Detroit post Cybotron trio, l’altro, berlinese è artefice di quella techno rigorosa, minimale e scientifica che farà delle uscite Basic Channel un traguardo di assoluta originalità nel panorama “electronico” dei ‘90s. Artisti di cuore e cervello, dunque; qui talmente ispirati da creare qualcosa che va oltre la pur pionieristica “comunicazione fra due mondi” posta a fondamento (trasparente) dell’operazione.
Terza cosa: questa è già la terza uscita di una collana (Mathias Arfmann e Jimi Tenor i titolari dei precedenti volumi) votata a rileggere i classici attraverso lo sguardo della modernità, è quindi parte di un progetto di più ampio respiro dell’etichetta tedesca, motivi di mercato? Marketing? Desiderio di allargare la base di acquisto? Illuminata visione progressista? Intanto cerchiamo di capire un po’ meglio di chi stiamo parlando....


continua domani...

giovedì 13 agosto 2009

MITO SettembreMusica 2009 - Carl Craig/Les Siècles




Versus di Carl Craig/Les Siècles


Prima esecuzione italiana
Carl Craig, elettronica, composizioni
Orchestra Les Siècles
François-Xavier Roth, direttore
Francesco Tristano Schlimé, pianoforte, arrangiamenti
Moritz von Oswald, elettronica, percussioni
Dopo il debutto parigino alla “Cité de la Musique”, MITO SettembreMusica presenta, in prima italiana, il progetto creato dalla leggenda della musica techno Carl Craig, con l’Orchestra Les Siècles, il pianista Francesco Tristano Schlimé e Moritz von Oswald, nome di punta dell'elettronica berlinese.


Un’esperienza unica che rompe le frontiere tra techno music e musica contemporanea.


Produzione Instant Pluriel