sabato 14 marzo 2015

Joe Pass & Ella Fitzgerald - Duets in Hannover 1975 full concert





Joe Pass & Ella Fitzgerald - Duets in Hannover 1975

00:50 Laura 
04:25 Wave (Vou te contar)
09:50 My Funny Valentine 
14:05 You Stepped Out Of A Dream 
18:57 You Turned The Tables On Me 
23:33 Darn That Dream
27:19 Ella and Joe 
27:33 You Turned The Tables On Me 
31:50 Cry Me A River 
37:34 Nature Boy 
39:48 Nature Boy (2nd) 
41:32 You Are The Sunshine Of My Life 
47:40 Avalon 
51:53 Stormy Weather 
57:09 One Note Samba 
01:03:20 The One I Love (Belongs To Somebody Else)
01:07:20 How High The Moon

giovedì 12 marzo 2015

Review of Light Shadows of Ideas by Trio Chitarristico di Bergamo, M.A.P., 2013



I don’t think that things have gone easily, expecially in the beginning for the italian Trio Chitarristico di Bergamo, I do not think that the traditional repertoire of works abound for guitar’s trio ...at the moment I just remember the Trio for guitars (Rondo für drei Guitars) by Paul Hindemith. Sure, transcriptions can help but in fact it is true that the repertoire in this area is very limited. Therefore it’s necessary to broaden the limits asking new compositions to contemporary authors that in those times are proving generous attentions towards our favorite instrument. It now seems that the famous Berliotz’s quote about composing for classical guitar is hard to do because you have to be first learn the instruments and be a guitarists (instead I still have serious doubts about electric guitar) is no longer true: contemporary repertoire has long embraced and chose the guitar as one of its point of reference. It is a further testimony this album, "Light Shadows of Ideas" named by a composition by Giorgio Mirto, included in this record. First, I suggest that the Bergamo’s formation composed by Luca Bertocchi, Marco Monzio Compagnoni and Mario Rota has made a so-called "crossing" cd with music all by Italian authors, all living, and with an age of birth ranging from 1957 by Franco Cavallone, author of "Metropolitan Sonatina" composed in 2013 specifically for the Trio Sonata and where the name should be interpreted as the concept of "playing together", to 1977 by Marco de Biasi author of the most rigorous and serial "Eires" composed for the Trio Nahual and published in 2009. Other songs are: "Capriccio", originally composed for the Trio Donizetti's 1992 song that reflects the dodecaphonic experiences by composer Antonio Brena, the "Voci dell’Anima", also dedicated to Trio Donizetti made by composer and guitarist Dario Caruso, "On Bentu" composed by Giorgio Mirto and inspired by the winds of Mistral, Scirocco and Tramontana that sweep the seas of Sardinia. Giorgio Mirto signs also the passage in three parts "Open Space" which opens the CD. Last but not least "Valse Road Dream" by guitarist and composer Andrea Nosari from Bergamo.
My personal opinion about this record is that we have a great, interesting job not only for the skills of the performers but for the richness of the repertoire, all works by Italian authors and for guitars trio, one thing that I hope will not fail to attract the public and other performers attentions.
Just a note in closing: perhaps Berlioz had not that much wrong, with the exception of Antonio Brena all composers on this records are also guitar’s player ....


mercoledì 11 marzo 2015

Guitars Speak: la chitarra jazz di Emily Remler


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Questa sera alle 21 su Guitars Speak. Nonostante la brevità della sua carriera, Emily Remler rappresenta un'eccezione nel campo del jazz dove pochissime chitarriste hanno raggiunto alti livelli, a differenza di altri generi come la musica classica. Se ne è andata a 32 anni, il 4 maggio 1990, a causa di un attacco di cuore. In questi anni la sua figura è stata un po' dimenticata, io credo sia giusto ricordarla raccontando la sua storia qui, su Guitars Speak.

This evening on Guitars Speak radio program. Despite the brevity of her career, Emily Remler is an exception in jazz guitar where very few guitarists have reached high levels, unlike other genres such as classical music. She died at age 32, May 4, 1990, due to a heart attack. In recent years her figure was a little forgotten, I think it's time to remember her by telling her story here, on Guitars Speak radio program

http://radiovocedellasperanza.it/

martedì 10 marzo 2015

Documentary: Your Brain on Music: A Story of Song Meets Science


Your Brain on Music: A Story of Song Meets Science

Daniel Levitin, Author, This Is Your Brain on Music
In musical conversation with Alex de Grassi, Grammy Award-nominated Fingerstyle Guitarist


Ever wonder what's going on in your brain when you tune in to your favorite radio station or hum that song stuck in your head? Humans have been creating and enjoying music for thousands of years, but what really creates the experience? Is the brain of a musician different than the brains of the rest of us? Join us as Levitin and De Grassi jam, chat and foot tap their way through the story of "Music and the Mind Machine."

Trio Chitarristico di Bergamo playlist on Blog Chitarra e Dintorni


Luca Bertocchi, Marco Monzio Compagnoni e Mario Rota nell’agosto del 2008 decidono di dar vita al “Trio Chitarristico di Bergamo” consapevolmente mossi dalla voglia di divulgare il repertorio specifico che questo tipo di formazione può offrire. Il concerto proposto presenta un naturale percorso costituito da brani che vanno dal periodo barocco ad oggi; trascrizioni da opere pianistiche, da partiture per svariati organici orchestrali, ma anche brani originali scritti appositamente per tre chitarre evidenziano come questo organico si sappia adattare con estrema flessibilità ad ogni contesto musicale della storia. Le peculiarità della formazione sono da ricercare nel vasto potenziale timbrico espressivo che lo strumento a sei corde ha dimostrato da sempre di possedere, risultando un marchio idiomatico imprescindibile; ciò emerge in modo particolare nel trio, dove tale caratteristica predomina, divenendo efficace mezzo costitutivo della costruzione polifonica dei brani. La formazione bergamasca nella primavera del 2009 ha ottenuto preziosi riconoscimenti, aggiudicandosi il Secondo Premio nei concorsi nazionali “G. Rospigliosi” di Lamporecchio (Pistoia), “Ansaldi–Servetti-Tomatis” di Mondovì (Cuneo) e nel 2011 si è aggiudicata il Primo Premio Assoluto al concorso "Città di Voghera". Ha inoltre seguito corsi di alto perfezionamento con Giulio Tampalini. Gli esecutori vantano un’esperienza concertistica di ampio raggio, con esecuzioni effettuate in prestigiose sedi concertistiche, sia come solisti che come componenti di diverse formazioni.

http://www.triochitarristicodibergamo.it/it_IT/index/content/

lunedì 9 marzo 2015

Sharon Isbin Live at MPBN's Maine Arts Full Concert


On June 29, 2012 Sharon Isbin came to Maine to perform as part of the inaugural Portland Performing Arts Festival. Isbin presented a diverse program featuring Latin romances for guitar by Tarrega, Albeniz, Granados, and Barrios Mangore, as well as Andecy by Andrew York and the Joan Baez Suite written for her by John Duarte.
http://www.sharonisbin.com

Recensione di Light Shadows of Ideas del Trio Chitarristico di Bergamo, M.A.P., 2013


Non deve essere stato facile l'inizio del Trio Chitarristico di Bergamo, vado a memoria ma non credo che il repertorio tradizionale abbondi di opere per trio di chitarra ... mi ricordo solo il Trio per chitarre (Rondo für drei Gitarren) di Paul Hindemith. Certo le trascrizioni possono aiutare ma in effetti è pur vero che il repertorio in questo ambito è decisamente limitato. Necessario quindi allargarne i limiti attingendo ad autori contemporanei che da diverso tempo si stanno dimostrando prodighi e generosi nei confronti del nostro strumento preferito. Sembra ormai accantonata da tempo per quanto riguarda la chitarra classica (avanzo invece ancora seri dubbi per la chitarra elettrica) la famosa frase di Berlioz secondo cui comporre per chitarra classica è difficile perché per farlo bisogna essere innanzitutto chitarristi. il repertorio contemporaneo ha da tempo abbracciato e scelto la chitarra come suo punto di riferimento. Ne è una ulteriore testimonianza questo cd intitolato "Light Shadows fo Ideas" dal nome di una composizione di Giorgio Mirto, presente al suo interno.
Innanzitutto segnalo come la formazione bergamasca composta da Luca Bertocchi, Marco Monzio Compagnoni e Mario Rota abbia realizzato abbia realizzando un cd "trasversale" tutto di autori italiani, tutti viventi, e con un'età di nascita che va dal 1957 di Franco Cavallone, autore di "Metropolitan Sonatina" composto specificatamente nel 2013 per il Trio e dove il nome Sonata va interpretato come il concetto di "sonar assieme", al 1977 di Marco de Biasi autore del più rigoroso e seriale "Eires" composto per il Trio Nahual e pubblicato nel 2009.
Altri brani presenti sono: il "Capriccio", originariamente composto per il Trio Donizetti, del 1992, brano in cui si riflettono le esperienze dodecafoniche del compositore Antonio Brena, le "Voci dell'anima", anch'esso dedicato al Trio Donizetti a opera del compositore e chitarrista Dario Caruso, "Su Bentu" composto da Giorgio Mirto e ispirato dai venti di Maestrale, Scirocco e Tramontana che spazzano i mari della Sardegna. Giorgio Mirto firma anche il brano in tre parti "Open Space" che apre il cd. Last but not least "Valse Road Dream" del chitarrista e compositore bergamasco Andrea Nosari.
La mia personale opinione sul disco è che si tratti di un ottimo lavoro, interessante non solo per la bravura degli interpreti ma per la ricchezza del repertorio proposto, tutte opere di autori italiani e per trio, una cosa che spero non mancherà di attirare l'interesse del pubblico e di altri interpreti.
Solo una nota a chiusura: forse Berlioz non aveva poi così tanto torto, con l'eccezione di Antonio Brena tutti i compositori presenti nel disco sono a loro volta anche chitarristi....


sabato 7 marzo 2015

Wes Montgomery Live in '65 Full Concert


John Leslie "Wes" Montgomery (March 6, 1923 – June 15, 1968)[1] was an American jazz guitarist. He is widely considered one of the major jazz guitarists, emerging after such seminal figures as Django Reinhardt and Charlie Christian and influencing countless others, including George Benson, Kenny Burrell, Bobby Broom, Royce Campbell, Grant Green, Jimi Hendrix, Steve Howe, Russell Malone, Pat Martino, Pat Metheny, Lee Ritenour, Joe Diorio, Tuck Andress, David Becker, Randy Napoleon, and Emily Remler.

 

giovedì 5 marzo 2015

Entrevista con Domenico Caliri su Blog Chitarra e Dintorni


Entrevista con Domenico Caliri      Traductor Rubèn Costanzo

¿Cuándo empezaste a tocar la guitarra y por qué?
Empecé cuando acababa de cumplir once. Nos regalaron una guitarra para mi hermana y yo, con el tiempo me convirtì en el ùnico poseedor. Ella la usaba sólo en raras ocasiones, mientras yo la observaba todo el día y tomaba en manos en la primera oportunidad. Así empezó todo.

¿Qué estudios hiciste y cuál es tu background musical?
Mi formación fue breve y fragmentaria. Muchos de los nudos no resueltos tratè de devanarlos después como autodidacta (la búsqueda nunca termina). Empecé con la guitarra clásica. Después de años de experimentos, a los dieciséis años, me inscribí en el Conservatorio, pero nueve meses después estaba en conflicto con el profesor (no lo voy a nombrar, pero no lo quiero llamar maestro), así que no comencé el segundo año, a pesar de que me habían confirmado el ingresso. Después de un par de años hice un segunto tentativo con un profesor local, Daniele Grasso, esta vez con la electrica y con el jazz (o más bien la fusion, que era in boga en esa epoca). Yo ya tenía una buena técnica pero todavía estaba en ayunas sobre la improvisación. Este tentativo fue más fructifero y duradero, pero después de dos años sentí que tengo que estudiar de otra manera, así que continuè solo. Estudié armonía y composición en privado con Albino Taggeo, un compositor de metadliudd muy abierta que me hizo descubrir la riqueza del pentagrama y la escritura. A menudo me detenìa a escuchar las lecciones posteriores a la mía. Por la noche escuchavamos contemporánea y free jazz. Tenía una curiosidad voraz y le rusultè simpatico. En tres años hemos hecho de todo, desde el contrapunto al análisis, de la fuga a la música serial. Obtuve la licencia de teoría y solfeo en el Santa Cecilia ante a una mesa de exàmenes muy severa, entonces traté de entrar en el curso de composición, pero algo salió mal. Mientras tanto, me inscribí al DAMS (N. del T. Dams: licenciatura en arte y espectàculo)de la Universidad de Bolonia, pero aparte de algunas lecciones memorables Aldo Clementi, Roberto Leydi, Luciano Nanni y Giampiero Cane, sabía que no era en mi camino, por lo que a los 22 años decidí contestualmente y definitivamente a vivir de la musica y estudiar solo.

¿Con que guitarras tocas y con cuales tocaste?
La primera guitarra eléctrica la tuve alos dieciocho años: la clásica "colecta" de los compañeros de clase. Fue una B.C. Rich. Todavía me estoy preguntando por qué eligì esa guitarra. La tuve sólo un año. Actualmente tengo cinco guitarras: la que yo llamo "histórica" porque lo compré hace 27 años es un Ibañez GB 30 modificada con pick-up ativos EMG y con material fonoabsorbente dentro de la caja; tambièn una clásica Sergio Piretti, una de doce cuerdas Eko Eldorado, modelo histórico del '77. En los últimos años se agregaron dos hermosas archtop, ambas de 16 pulgadas: Una D'Acquisto Jazz Line con con caja ¾ y una Eastman AR 805 con caja profunda y con pick-up Zoller suspendido. Estoy contento poque puedo decir que tengo toda la gama de sonido, desde la acústica a la eléctrica.

¿Cómo surgió el proyecto Camera Lirica?
Por una comisión del Festival Angelica en Bolonia para la edición de 2006; más exactamente de una charla con el director artístico Massimo Simonini, con quien ya habìa colaborado en varias ocasiones en años anteriores. Fue un concierto de mis composiciones de los años años '90 adaptadas para un ensemble de trece elementos, sobre el modelo de los conjuntos de música contemporánea, pero con un ligero predominio de saxofones. Para la ocasión, escribí una nueva suite ("Bacanale") subtitulada: “allegoria sonora in cinque quadri” (Trad: alegorìa sonora en cinco cuadros). En ese momento yo había organizado un grupo abierto de una veintena de músicos llamado "Libero Ostile" ( trad: “Libre hostil” , el sondido de estas dos palabras en italiano juega con el sonido de las palabras “Libero stile” o sea:”libre estilo” en castellano). Nos veíamos todos los domingos (Container Club) para estudiar particulares ejercicios de improvisación colectiva. En ese momento me llegó el encargo y por consecuencia de cosas, la elección cayó sobre estos "amigos del domingo."

¿Cuàles fueron y son tus principales influencias musicales?
En los años 80 yo no estaba muy atraído por la música en la circulación, màs que nada escuchava progressive de los años 70 , especialmente los Gentle Giant, Génesis del primer periodo (hasta el 76), también de Pink Floyd e Yes . Despuès llegué a la producción de la ECM escuchava: Ralph Towner, John Abercrombie, Jack De Johnette y otros. Desde allí el paso en direcciòn del Jazz era corto, pero confieso que ha sido "capturado" (por suerte sólo por dos años) también por el fenómeno de la fusion. Después empecé a descubrir la música clásica, especialmente sinfónica, a través de escuchar en forma metorica los programas nocturnos de RAI RadioTre.

¿Cuàl se tu modo de expresar tu "forma" musical, tanto en la ejecuciòn como en la improvisaciòn, cuando estás tocando “solo” o junto con otros músicos?
Cuando toco solo establezco un área tonal y dos o tres temas sobre los cuales improviso creando extemporáneamente una estructura en la que el primer tema también puede volver después del segundo o después de la tercero, y así sucesivamente. En general busco en la improvisaciòn la misma concentración y profundidad de la parte escrita. La "forma" que más me atrae es la composición instantánea, en la que considero fundametales la métrica y la busqueda tìmbrica; esto es más evidente y dinámico cuando toco con otros músicos. Enmascarar la improvisación con la escritura y viceversa es quizás la práctica más difícil en absoluto, pero cuando la mezcla es fluida se crea una energía única e irremplazable.

¿Desarrollas una "forma" predefinida agragando ajustes cuando sea necesario, o dejas que la "forma" en sí emerja segùn las situaciones, o usass ambos enfoques creativos?
En mis grupos rara vez establezco un programa bien planificado. Más a menudo escribo la "esquema" del reperorio y establezco sólo la pieza de apertura. Cada pieza tiene sus propias incipit no necesariamente a cargo de la guitarra. De esta forma cuando se toca una pieza ninguno sabe exactamente cual serà el pròximo, entonces la concentración del grupo aumenta, creando una gran tensión emocional. Lo que me importa más cuando se toca en vivo es mantener un ritmo, no tanto en el mero sentido musical, como en el sentido de la narraticiòn del concierto.

Eescuchando la grabación, tuve una clara percepción de una conexión directa con el pensamiento musical de Frank Zappa: se siente que las músicas fueron escritas, que se realizaron los arreglos y una estricta "orquestación" de la música, tengo que decir que algunas partes me acordé de Zappa Gran Wazoo ... ¿fue asi o me equivoco?
Lamento decepcionarte pero no tengo discos de Zappa, además de la memorable "Yellow Shark". Es cuirioso cómo los acercamientos a los modelos preexistentes a veces no coinciden con la voluntad del autor, sino son en cierto sentido adquiridos en un nivel subliminal. Conocí muy tarde en la música del gran Frank Zappa, y por supuesto que he oído hablar mucho de él, sobre todo en Internet, pero no lo suficiente para comprar ni siquiera la mitad de sus obras completas (para lo cual se necesitaría un salario).

¿Cuál es el significdo que tiene la improvisación en tu investigación musical? ¿Puede volver a hablar de improvisación en un repertorio tan codificado como el clásico o te ves obligado a salir y dirigirse a otros repertorios, jazz, contemporáneo, etc?
Yo siempre vi la improvisación como un maravilloso sistema de recodificación de algo que ya sabemos, pero que podemos reformular teniendo en cuenta el margen de imprevisibilidad dada por la interpretación en tiempo real. Es un reto tan fascinante que se ha convertido en indispensable en mi carrera musical. Su significado es múltiple y multiforme: complementario es el adjetivo que puede resumir el concepto. En cuanto al repertorio de la música clásica - no es por casualidad que alguien la definiò "música exacta" - creo que el discurso sin duda se ha caído, desde cuando las "cadencias" de los conciertos para instrumentos solistas fueron fijadas ene el pentagrama. En ese ambiente e el margen se da con la interpretación y la elección del tiempo musical. Es una busqueda interesante pero esta fuera del "nuestro" concepto de improvisación. En la música culta contemporánea hay diferentes estilemas y notaciones gráficas portan a la improvisación, que de todas maneras siempre estuvo presente en casi todas las músicas.

¿De qué manera tu metodología musical está influenciada por las personas (músicos o no) con los que trabajas? ¿Cambias su enfoque en relación a lo que recibes directa o indirectamente de ellos?
Si mi metodología fuese influenciada por los demàs no tendría la fuerza necesaria. Puedo decir sin embargo, que la elección de los músicos ya es una primera “composición”, por lo que en cierto sentido, el carácter de la escritura (pero no el método) es a menudo influenciado por las características de cada uno de ellos. Esta es otra gran diferencia entre el jazz y la música clásica, en la que, a menos que una composciòn no sea pensada para un especìfico solista, el enfoque compositivo está separado de la naturaleza específica de su intérprete.

Si tu escuchas a una interpretación diferente de un tema que ya tocaste y deseas vuolver a tocar ¿la tienes en cuenta to prefieres proceder con total independencia?

Si es posible no la tengo en cuenta. Si una interpretación hermosa y original ya fue tocada, no hay ninguna razón para arruinarla con una proposicion de manera. Yo siempre trato de seguir un camino personal, cambiando algunos detalles que puedan darme la sensación (o ilusión) de ser el padre leggitimo de la pieza en cuestión.
Una pregunta un poco provocativa sobre la música en general, no sólo contemporánea o vanguardista. Frank Zappa en su autobiografía escribió: "Si John Cage, por ejemplo, dijese:« Ahora me pongo un micrófono de contacto en la garganta, y luego bebo jugo de zanahoria y esta será mi composición», entonces calificaría su gárgaras como UNA COMPOSICION SUYA, porque, aplicò un marco, que las declara como tal. Lo tomas o lo dejas, ahora quiero que esa sea música." ¿Es realmente valida esta afirmaciòn para definir un género musical, es suficiente decir: esta es música clásica, esta es contemporánea y ya esta listo? ¿Todavía tiene sentido hablar de "género musical"?
Nunca tuvo un sentido o una gran importancia, si no para el bien del mercado discografico, o (peor) para favorecer ciertos cìrculos musicales que con frecuencia han dañado el género en sí, saturandolo y crando “jaulas” estilísticas muy menudo limitantes. En general, es una necesidad de la musicólogo no el músico. Muy trivialmente yo distingo la buena y la mala música. La mayoría de las veces sta última es el comercial, pero no excludo lo contrario.
Luciano Berio escribió: "la conservaciòn del pasado tiene una parte negativa, cuando se convierte en un modo de olvidar la música. El oyente tiene la ilusión de continuidad que le permite seleccionar lo que confirma esa misma continuidad y censurar todo lo que la disturbe", ¿Què papel puede asumir la investigación histórica y musicológica en este contexto?
Prefiero una declaración más complaciente de Gustav Mahler: "La tradición es la preservación del fuego, no la adoración de cenizas." Creo que buscar el nuevo tiene una importancia fundamental siempre que no se niegue de todo lo bueno que se hizo. Filtrar el pasado en nuevas formas es el enlace esencial para llegar a un nuevo absoluto. El proceso creativo se bloquea cuando se vuelve a proponer el pasado sin ningún mensaje nuevo. Esto sucede en la música pop hace años y los efectos del consiguiente empobrecimiento son muy obvios. Tengo grandes esperanzas de que en el jazz la "llama" de la evolución dure mucho.
A veces siento que en nuestro tiempo la historia de la música fluya sin un interés particular respecto a su curso cronológico, en nuestra biblioteca/discoteca de música, el antes y el después, el pasado y el futuro se convierten en elementos intercambiables ¿esto no puede presentar un riesgo de una "globalización" musical?
Es una pregunta inquietante que merece una respuesta adecuada. La sensación que adviertes es la consecuencia más directa de nuestra epoca. El uso de la música está totalmente cambiado. Si me entro en Yotube puede pasar en pocos segundos desde Vivaldi a los Doors, de Van Halen a Debussy, y así ad infinitum. Esto era imposible antes de la Internet, al menos no con el mismo frenesí. Otra dato es que el disco (CD) está agonizando desde hace algún tiempo, mientras que el vinilo es un objeto de culto, para ser puesto en muestra en la sala. Los adolescentes escuchan demasiadas cosas hasta no llegar a entender exactamente lo que están escuchando, y con frecuencia no se preguntan por qué. Todo es a la vez aterrador y fantástico. Debemos aprovechar la parte fantástica, escuchar en manera creativa y constructiva. Cuando oigo a alguien decir: "sàbes, yo puedo escuchar de esta pen drive 4.000 horas de música", confieso que vienen ganas de reír y pienso: "No terminè de escuchar mis 100 discos después de tantos años!" Básicamente, creo que la falta de interés por el curso de la historia se debe principalmente a la avidez de escuchar, lo que inevitablemente crea confusión y falta de atención. La "globalización" musical existe al menos desde hace treinta años, Internet es el emblema. Mantener la propia honestidad intelectual ayuda a convivir con ella.

Nos recomienddas cinco discos para ti ndispensables tener siempre a nuestro lado .. los clásicos cinco discos para llevar a la isla desierta ..
Nefertiti del quinteto de Miles Davis; The Black Saint and the Sinner Lady de Mingus; The Lamb lies down on Broadway de Genesis; Sunday a the Village Vanguard del trio de Billl Evans; Pictures an Exibition de los Emerson, Lake & Palmer.

¿Cuáles son tus cinco partituras indispensables?
La Consagración de la Primavera de Igor Strawinskj; El Clave bien temperado de J.S.Bach; 24 Preludios de Chopin; Sacred Concert de Duke Ellington; Rhapsody in Blue de George Gershwin.


El blog también es leído por los jóvenes apenas dejan el conservatorio y graduados de hace algunos años, ¿qué consejo le darías a aquellos que, después de años de estudio, deciden de comenzar una carrera como músicos?
Aconsejo primero:ir al extranjero, al menos por un período (hay quienes no regresan), para un confronto con un ambiente internacional. La segunda recomendación es para meditar bien las elecciones artísticas, sobre todo al principio, sin miedo de arriesgar. Luego, por supuesto recomiendo a buscar el propio sonido, la propia idea, con humildad y sin auto-referencia, pero con freviente pasión y complicidad secreta. Es mejor ser la buena copia de sí mismos que una fea de otro.

¿Con quién le gustaría tocar y que cosa te gustaría tocar? ¿Qué música sueles escuchar?
Pensando a italianos, me encantaría tocar con Enrico Pieranunzi, no una versión italiana del dúoEvans-Hall, sino algo más profundo dentro de la improvisación. Tocarìa con mucho palcer con el gran Massimo Manzi, baterista de alta clase. Con Antonello Salis me gustaría volver a tocar. Tuvimos un dúo por un corto tiempo y es una lástima que nos perdimos de vista. Pensando a los extranjeros es probable la respuesta se alargue demasiado, pero sería muy estimulante tocar en un proyecto con Louis Sclavis y con Tim Berne, dos artistas que admiro siempre. Excldo lo que puede suceder, pero nunca se sabe. Mientras tanto, te lo dije!

¿Cuáles son sus próximos proyectos? En qué estás trabajando?
Camera Lirica por supuesto! Voy a tratar de trabajar para el 2015 (independientemente porque tengo una agencia booking). Estoy trabajando en una arduq transcripción del trabajo de John Oswald sobree Gratedul Dead, que se presentará al Festival Angelica mayo de 2015. Proximamente se reunirá un proyecto después de años en pausa, el Dédalo Guitar Project cuarteto de guitarras , Maurizio Grandinetti, Roberto Cecchetto y Marco Cappelli y yo. También estoy trabajando en la preparación de un nuevo recital solo y al mismo tiempo estoy pensando en un nuevo grupo bajo mi nombre, esta vez de formaciòn reducida, cuarteto o quinteto. Para teminar estoy esperando con ansias que salga el nuevo disco en dúo con Ares Tavolazzi "Dialoghi a Corde". Se trata de un Live del 2013 para el festival Gezziamoci de Matera para Onyx Jazz Club con temas originales (mi dos y dos de Ares) y algunas interpretaciones especiales de viejos standars. La fórmula es la del famoso "crowdfunding", es decir, la subcripciòn através de la compra anticipada. Falta sólo algunas pocas subcripciones, para que el disco pueda ser "liberado", como el genio de la lámpara de Aladino. La invitación se extiende a todos los lectores!



mercoledì 4 marzo 2015

Guitars Speak: i tre Re del Blues


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Puntata dedicata ai tre King, ai tre grandi Re del blues elettrico, Albert, Freddy e B.B. King. Tre grandi musicisti, tre grandi innovatori che nel corso delle loro carriere hanno cambiato il corso della musica popolare americana, faremo la loro conoscenza esplorando tre loro dischi famosi: Live at Regal di BB. King, Born under a bad sign di Albert King e Let's Hide Away and Dance Away di Freddy King!

This episode is dedicated to the three Kings, the three great electric blues Kings, Albert, Freddy and B.B. King. Three great musicians, three great innovators that woth their careers have changed the course of American popular music, we will meet them exploring their three famous records: Live at Regal by BB. King, Born under a bad sign by Albert King and Let's Hide Away and Dance Away by Freddy King!

http://radiovocedellasperanza.it/

lunedì 2 marzo 2015

Interview with Val Bonetti by Andrea Aguzzi



You have an impressive curriculum, you started playing when you were 11 years old, then you addressed on jazz and fingerpicking and you have not stopped since now, can you tell us a bit about your beginnings and how did you approach your guitar?

What impresses me is that twenty five years have passed since I took up the guitar and a dozen since at least I chose to do it as a job, and after so many adventures, disappointments, frustrations and some satisfaction I still have the same passion and curiosity; or perhaps having more awareness my passion increased also!
When I was a child I started studying piano and I would say reluctantly, I wanted to play sax, but I have an older cousin, a rocker which at the time made me listen to the guitar solos of various rock bands and told me: "Look here! What are you studying piano for?! " Now if I play the guitar is all his fault!
I remember my first classical guitar’s teacher, he gave me a VHS with a method by Jorma Kaukonen guitar fingerpicking and a book by Franco Morone, so I approached the acoustic guitar. I've always written music for guitar, but I kept it for me and I had parallel projects with electric guitar, I really played a lot of music and with several people. I studied Jazz in Milan at the civic school of jazz, meeting Franco Cerri and studying with him is one of the most beautiful experiences that I had in my life.

With what guitars do you play and did you play?

In Tales, the new album, I used an acoustic Collings OM2H, a National Resonator M2 and a classic Alhambra. In my previous record instead I used a Martin 00028 and a Bourgeois JOMC, but I have both sold them.

What were and are your main musical influences?

I listen mostly jazz and blues but in the past I have heard a lot of '70s and '90s rock,I have a particular fondness for what is played on acoustic therefore al lot of traditional music, ethnic, especially having a Bulgarian wife, for me Balkan music is a must. And then some African musicians, I love Mali’s music.

What is the meaning of improvisation in your music research? Shall we talk about improvisation in a so encoded repertoire as the classic one or we're forced to leave it and turn to other repertoires, jazz, contemporary, etc?

We know that improvisation was born many centuries before jazz and not all jazz music is improvised, I think it’is absolutely a cross genres practice, I think it is a choice that a musician makes. Also the different ways you can use, are quite subjective.
For me I like the idea of playing freely, always reserving spaces where I can let myself go, sometimes even just a simple interpretation of the theme. I think that playing in this way playing gains in freshness, perhaps at the expense of some imperfections, it does not matter, what interests me is to be honest and communicate something. And then there is the dialogue with the musicians while playing, the idea of creating something together, now at the moment, maybe on a stage, it is too charming.

Your technique is really excellent, how much is still important to have a good technique for a guitarist or a bassist? I ask it because I reminded of an anecdote: in the 70s Robert Fripp, heavily disputed by some punk who considered him a dinosaur, replied seraphic "who is a slave of the technique? Who has too much or who does not? "

I thank you, Fripp could not give a better answer and I add that what makes him so special are the sound, the unique style, in voicing and phrasing and his continues searching. Briefly, he is an artist who has played everything, punk is dinosaur’s stuff, Fripp is all right, he's back again now! Instrument’s technique I think is a means to express themselves better, then you should have something to say.
Ry Cooder has an excellent technique, but he never shows it and he always makes great music, there are people who insist on trying the difficult gesture, the stunt’s spectacular, the particular tuning only if that would be enough ... but in the end you close your eyes and you always listen to the same things.

I ask you a little bit provocative question about music in general, not just contemporary or avant-garde. Frank Zappa in his autobiography wrote: "If John Cage, for example would say" Now put a contact microphone on throat, then I drink carrot juice and this will be my composition ", then his gargling would qualify as a COMPOSITION, because he applied a frame, declaring it as such. "Take it or leave it, now I want this to be music." It's really good this statement to define a music’s genre, is it enough to say this is classical music, this is contemporary and so it's done? Does it still makes sense to talk about "genre"?

I have not read his autobiography, interesting Zappa talks about Cage, two great men.
But yes, everyone has his own language, however, we must present ourselves well, maybe a little tie and carrot juice .. I would not do it too much liquid, I would also put a few bits of carrot so that the microphone is able to capture the variations of the harmonic flow and then a helmet, knowing that if I would play it live people would stone my head but only because I do not really believe in it, eh!
I think there's a music that we can easily categorize, other that is more complicated to place it into genres and subgenres, and give it a name, I prefer the second one.

I have sometimes the feeling that in our time music history would flow without a particular interest in its chronological course, in our discoteque before and after, past and future become interchangeable elements, do you think could be for an interpreter and a composer a risk of a uniform vision? A "music globalization"?

Yes there is this risk, but this is also the time when all the information is just a click away so it's up to us.


Shall we talk a moment about your discography? In 2010 you released "Wait" and in 2014 "Tales" with Cristiano Da Ros that really impressed me, how were born these two projects?

I could define "Wait" as a collection: it contains songs written even ten years before their publication; was a bit like a sum, tidying up the notes and put together the wealth of my previous experience. I have played … everything and in that record I tried to put it all in my guitar.
"Tales" is instead a starting point, the project with Cristiano Da Ros was born from the idea to “steal” the acoustic sound of rural blues and place it into a different musical context, perhaps more modern and open to different harmonies. In addition to the sound and harmony with Christiano we work a lot about the role of our two instruments: playing in duo allows us to avoid more conventional functions, and leads us to dialogue during our improvisation’s moments. Christiano is an excellent soloist while fingerstyle guitar playing allows me to have a polyphonic dimension and a wide sound spectrum; I hope these aspects and changes of role could be appreciated because we have tried to add color’s variety and more dynamism to our tracks.
The line of continuity between these two albums is the live recording: I like the idea of recording my performance and sweat to pursue it, I would like someone listening to the CD thinking "nice I'm listening to these two play their music." Both records are released by Baraban Records, which is my project, or maybe it's still only a hope, of an independent label.


I know that you are a rural blues fan, I love playing Mississippi John Hurt and I'm starting with Reverend Gary Davis, what are your preferences? It 'a very large world to explore, be blessed the cds reprints!

Fantastic! I love Skip James and Blind Blake, amazing guitarist, Big Bill Broonzy, sound crazy, Blind Willie Johnson, Bo Carter ... there are so many. Yes it is a really nice trip and the deeper you dig the more you want to know. An expert? No doubt: my friend, Woody Mann.

What advice would you give to a young person today who would like to record a cd and start a career as professional musician?

The advice I always give myself is to be concrete and have small goals.

Last question: a few years ago, during an interview with Bill Milkowski for his book "Rockers, Jazzbos & Visionaries" Carlos Santana said, "Some people have talent, some people have vision. And vision is more important then talent, obviously. "I think he has a great talent, but ... what is your vision?


I have a vision: Marzullo (a boring italian TV presenter) has taken possession of you for this question! About Santana just look at his performance at Woodstock to understand his art. Andrea thank you very much for this interview, your blog is very interesting I'm just happy to be there, see you soon!

sabato 28 febbraio 2015

Val Bonetti & Cristiano Da Ros "Tales"


A corde incrociate: Elena Càsoli & Flavio Cucchi



A corde incrociate
Elena Càsoli & Flavio Cucchi
Intorno Children Songs di Chick Corea
Stagione Secondo Maggio
Camera del Lavoro di Milano
Auditorium Di Vittorio
Sabato 28 Febbraio 2015 ore 17.30

Programma
Leo Brouwer  Micropiezas / La Espiral Eterna 
Ralph Towner Caminata 
Lennon-McCartney/Leo Brouwer  She’s Leaving Home / The Fool on the Hill / Penny Lane Carlo Boccadoro  Il Libro dei Volti (2014)  Prima esecuzione assoluta   
Chick Corea 12 Children's Songs trascrizione F. Cucchi – C. Corea (1971/1980) Prima esecuzione a Milano 
Conduce Maurizio Franco

venerdì 27 febbraio 2015

Intervista con Val Bonetti di Andrea Aguzzi



Hai un curriculum impressionante a 11 anni hai iniziato a suonare, poi ti sei indirizzato sul jazz e il fingerpicking e non ti sei più fermato, ci racconti un po’ dei tuoi inizi e di come ti sei avvicinato alla chitarra?

Ciò che mi impressiona è che sono passati venticinque anni da quando ho preso in mano la chitarra e una decina almeno da quando ho scelto di farlo come lavoro e dopo tante avventure, delusioni, frustrazioni e qualche soddisfazione ho ancora la stessa passione e curiosità; anzi forse avendo più consapevolezza la passione è pure aumentata!
Da più piccolino studiavo pianoforte e direi malvolentieri, volevo passare al sax ma ho un cugino più grande, un rockettaro che ai tempi mi faceva ascoltare i soli di chitarra di vari gruppi rock e mi diceva: “senti qui! Ma che studi il piano a fare?!”.
Ecco se suono la chitarra è tutta colpa sua!
Ricordo che il mio primo maestro di chitarra classica, mi diede una VHS con un metodo di Jorma Kaukonen per chitarra fingerpicking e un libro di Franco Morone, così mi sono avvicinato alla chiarra acustica. Ho sempre scritto musica sulla chitarra ma la tenevo per me e parallelamente avevo progetti in elettrico, ho davvero suonato tanta musica e con parecchia gente. Il jazz l’ho studiato a Milano alla scuola civica di jazz, conoscere Franco Cerri e studiare con lui è tra le esperienze più belle che mi siano capitate.

Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

In Tales, il nuovo disco, ho utilizzato una acustica Collings OM2H una resofonica National M2 e una classica Alhambra.
Nel disco precedente ho utilizzato invece una Martin 00028 e Una Bourgeois JOMC, che ho entrambe venduto.

Quali sono state e sono le tue principali influenze musicali?

Ascolto principalmente jazz e blues ma in passato ho ascoltato molto rock anni ’70 e anni ‘90; ho una particolare predilezione per ciò che è suonato in acustico quindi anche molta musica tradizionale, etnica, specialmente la musica balcanica avendo la moglie bulgara è un must. E poi alcuni musicisti africani, amo molto la musica del Mali.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Sappiamo che l’improvvisazione è nata molti secoli prima del jazz e non tutto il jazz è improvvisato, credo che sia assolutamente una pratica trasversale ai generi, penso sia una scelta che un musicista fa. Anche le modalità, sono del tutto soggettive.
Per quanto mi riguarda mi piace l’idea di suonare libero, riservare sempre degli spazi in cui posso lasciarmi andare, talvolta anche solo una semplice reinterpretazione del tema. Penso che così l’esecuzione ne guadagni in freschezza, magari a scapito di qualche imperfezione, non importa, quello che mi interessa è essere sincero e comunicare qualcosa. E poi c’è il dialogo con i musicisti con cui stai suonando, l’idea di creare qualcosa insieme, al momento, magari su un palco, è troppo affascinante.

La tua tecnica è davvero eccellente, quanto è ancora importante avere una ottima tecnica per un chitarrista o un bassista? Te lo chiedo perché mi viene in mente un aneddoto: negli anni ’70 Robert Fripp, pesantemente contestato da alcuni punk che lo consideravano ormai un dinosauro rispose serafico “chi è più schiavo della tecnica? Chi ne ha troppa o chi non ne ha?”

Io ti ringrazio, Fripp non poteva dare una risposta migliore e aggiungo che ciò che lo rende così speciale sono il suono, lo stile unico, nei voicing e nel fraseggio e la ricerca continua. Insomma è un artista che ha fatto di tutto, il punk è roba da dinosauri, altrochè Fripp, lui è avanti ancora adesso!
La tecnica sullo strumento penso sia un mezzo per esprimersi al meglio, poi bisogna avere qualcosa da dire.
Ry Cooder ha una tecnica eccelsa, non ne dà mai troppo sfoggio e fa una musica che trovo eccezionale ci sono invece personaggi che si ostinano a cercare il gesto difficile, la trovata spettacolare, l’accordatura particolare come bastasse solo quella…ma poi alla fine chiudi gli occhi e senti sempre la stessa cosa.

Una domanda un po’ provocatoria sulla musica in generale, non solo quella contemporanea o d’avanguardia. Frank Zappa nella sua autobiografia scrisse: “Se John Cage per esempio dicesse “Ora metterò un microfono a contatto sulla gola, poi berrò succo di carota e questa sarà la mia composizione”, ecco che i suoi gargarismi verrebbero qualificati come una SUA COMPOSIZIONE, perché ha applicato una cornice, dichiarandola come tale. “Prendere o lasciare, ora Voglio che questa sia musica.” È davvero valida questa affermazione per definire un genere musicale, basta dire questa è musica classica, questa è contemporanea ed è fatta? Ha ancora senso parlare di “genere musicale”?

Non ho letto la sua autobiografia, interessante Zappa che parla di Cage, due grandissimi.
Comunque sì, ognuno ha il suo linguaggio occorre però presentarsi bene, magari una cravattina e il succo di carota non lo farei troppo liquido, ci metterei anche qualche pezzettino di carota intero in modo che il microfono riesca a captare le variazioni del flusso armonico e poi un casco, consapevole che se lo facessi io dal vivo mi tirerebbero le pietre ma solo perché non ci credo veramente eh!
Penso ci sia musica facilmente catalogabile altra invece è più complicato collocarla in generi e sottogeneri e dargli un nome, preferisco la seconda.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Sì c’è questo rischio ma questa è anche l’epoca in cui tutte le informazioni sono a portata di click perciò sta a noi.



Possiamo parlare un attimo della tua produzione discografica? Nel 2010 hai pubblicato “Wait” e nel 2014 è uscito “Tales” con Cristiano Da Ros che mi ha davvero impressionato, come sono nati questi due progetti?

“Wait” potrei definirlo una raccolta: contiene brani scritti anche dieci anni prima della pubblicazione; è stato un po’ come tirare le somme, mettere in ordine gli appunti e mettere insieme il bagaglio di esperienze che avevo alle spalle. Ho suonato di tutto e in quel disco ho cercato di metterlo tutto nella mia chitarra.
“Tales” invece è un punto di partenza, il progetto con Cristiano Da Ros nasce dall’idea di rubare il sound acustico del blues rurale e collocarlo in un contesto musicale diverso, forse più moderno, e aperto ad armonie differenti. Oltre al suono e l’armonia con Cristiano lavoriamo molto sul ruolo dei nostri due strumenti: il duo ci permette di uscire dalle funzioni più convenzionali, e ci porta al dialogo nei momenti di improvvisazione. Cristiano è un eccellente solista, la chitarra suonata con le dita consente di avere una dimensione polifonica e trasversale allo spettro sonoro; spero tanto si colgano nel disco questi aspetti e i cambi di ruolo che vorrebbero conferire varietà di colore e dinamicità ai brani.
La linea di continuità tra questi due album è l’incisione in presa diretta: mi piace l’idea di incidere la performance e di sudare per inseguirla, vorrei che qualcuno ascoltando il CD pensasse “bello sto ascoltando questi due suonare la loro musica”. Entrambi i dischi escono sotto Baraban Records, che rappresenta il mio progetto, o forse è ancora solo un auspicio, di un etichetta indipendente.



So che sei un appassionato del blues rurale, io adoro suonare Mississippi John Hurt e sto cominciando col Reverendo Gary Davis, a chi vanno le tue preferenze? E’ un mondo davvero vasto da esplorare, siano benedette le ristampe dei cd!

Fantastico! Adoro Skip James poi Blind Blake, chitarrista incredibile, Big Bill Broonzy, sound pazzesco, Blind Willie Johnson Bo Carter…ce ne sono tanti. Sì è davvero un bel viaggio e più ci si addentra più si vuol conoscere. Un esperto? Senza dubbio Woody Mann.

Che consigli daresti oggi a un giovane che vorrebbe incidere un suo disco o iniziare una attività di musicista professionista?

Il consiglio che do sempre a me stesso è di essere concreto e avere dei piccoli obiettivi.

Ultima domanda: qualche anno fa , nel corso di una sua intervista con Bill Milkowski per il sup libro “Rockers, Jazzbos & Visionaries” Carlos Santana disse “Some people have talent, some people have vision. And vision is more important then talent, obviously.” Io credo che abbia un grande talento, ma… qual è la tua visione?

Ho una visione: Marzullo si è impossessato di te per questa domanda! Di Santana basta guardare la sua performance di Woodstock per capire lo spessore. Andrea grazie molte per questa intervista, il tuo blog è molto interessante sono proprio contento di esserci, a presto!