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venerdì 20 giugno 2014

Master class del M° Giovanni Grano


Master class del M° Giovanni Grano ed altri .
Associazione SINFONICAMENTE (349-8351692) - 

Master a Verona del M° Giovanni Grano (chitarra e musica da camera con chitarra) dal 23 al 30 agosto 20214. 
Istituto "Don Bosco" -Stradone Provolo, 16 Verona .

giovedì 19 giugno 2014




Master-class del M° Giovanni Grano ( Chitarra e musica da camera con chitarra )
Giovedì 17 Luglio

Fiuggi Città ore 18:00
Palazzina Medica ore 18:00
Concerto di Giovanni Grano


mercoledì 18 giugno 2014

4° Festival internazionale della chitarra di Lambesc 2014



4° Festival internazionale della chitarra di Lambesc 2014


29 giugno - 5 luglio 2014 - Castello Pontet Bagatelle ( Arles - France)
Concerti di Giovanni Grano, Rubèn Parejo, Jorge Cardoso - Sylvie Dagnac, L. M. Bobadilla, Octet Aguira,Duo Themis, Jeremy Jouve,Orchestra di chitarre Guitareales.



Festival International de Guitare Lambesc 2014

sabato 17 novembre 2012

LA CHITARRA FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL’ADRIATICO


LA CHITARRA
FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL’ADRIATICO



Parco Aurum - Pescara (Italia) - 4/8 dicembre 2012

www.andressegovia.it  -  info@andressegovia.it  -  tel. +39 330760091

giovedì 19 aprile 2012

Master-Class e concerto di Giovanni Grano a Valencia (Spagna)dal 24 al 28 aprile 2012

Master-Class e concerto di Giovanni Grano a Valencia (Spagna) dal 24 al 28 aprile 2012 presso Sala Pianos Clemente ed il Conservatorio Superior de Musica de Valencia ( 31 aprile e 4 maggio )

venerdì 17 giugno 2011

Intervista a Giovanni Grano, quarta parte


Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e di possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Le faccio questa domanda anche il relazione al fatto che lei ha realizzato diversi dischi .. come viene curata la loro distribuzione?

Mi pare che la crisi, al giorno d’oggi, prima ancora che delle ragioni economiche oggettive, abbia delle motivazioni psicologiche. Si sa da tempo che l’Italia è uno dei paesi che legge meno
al mondo (in media un terzo di libro pro-capite all’anno) ed è certamente quello che, rispetto a paesi con forti tradizioni culturali, riceve meno sovvenzioni pubbliche nel campo della cultura in senso lato. Compresa ovviamente, anche la musica. Il mercato discografico pare che sia poi, all’interno del mondo della musica, quello che più di ogni altro soffre di questa paradossale situazione. Io credo di esser stato tra quei fortunati che, invitato ad incidere dei cd ( fin’ora ne ho realizzati quattro ) sovvenzionati da case discografiche e quindi non realizzati con autofinanziamento, come più spesso succede oggigiorno, ha avuto la possibilità di vendere un numero cospicuo di copie per vie ufficiali ( negozi di dischi e distribuzione internazionale) fino al totale esaurimento delle scorte. Ho però recentemente acquisito il copyright di un paio dei miei dischi, ”The romantic music for guitar” e “Paganini’s sonatas for violin and guitar”, quest’ultimo realizzato col famoso violinista Vadim Brodski, vincitore dei più importanti concorsi violinistici internazionali. Pertanto, se qualcuno fosse interessato a ripubblicarli, cederei a mia volta volentieri copyrigths a royalties. Ritornando alla crisi del mercato discografico, ho frequenti occasioni d’incontro con molti validissimi colleghi in concerti e festivals internazionali che, alla fine dei loro recitals, vendono “brevi manu” i loro dischi. Questo è certamente il segno di un mercato profondamente mutato nelle sue prerogative di distribuzione e di vendita. Quasi tutto ciò che rappresenta la cultura,compresa la musica, sta cercando modalità di commercializzazione del tutto diverse da quelle del passato; la spallata forte ad un mercato discografico già in agonia è stata data dalle riviste specializzate che distribuiscono contemporaneamente anche cd allegati, mentre il colpo di grazia è stato dato dal mondo riduttivo e superficiale dell’MP3 e a tutt’oggi non mi pare di intravedere alcuna inversione di tendenza.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolta di solito?

Scelta difficilissima…. ma seguirò il mio lato emozionale, altrimenti invece di cinque sarebbero cinquemila i dischi che desidererei portar con me , visto che ascolto musica di molti generi : il repertorio sinfonico in primis, e in particolare Schubert, Schumann, Beethoven, Brahms, Mahler, Sciostakovic, Frank etc., la musica da camera dal barocco ai nostri giorni, la lirica, con spiccata predilezione per i francesi ( Massenet, Gounod, Bizet ) oltre ai romantici risorgimentali ed ai veristi italiani ; e ovviamente anche la musica per e con chitarra. Talvolta non disdegno ascoltare anche del buon jazz ( Django Rheinard, Johnny Smith, Joe Pass, Thelonius Monk etc.. ) o della musica popolare, secondo l’accezione bartokiana . Ritorniamo allora alla scelta quasi amletica che mi richiedeva prima. Porterei con me un disco di A. Segovia ( con il Concierto del Sur di M. M. Ponce e la Fantasia para un Gentilhombre di J. Rodrigo), un disco di Julian Bream con repertorio moderno e contemporaneo ( contenente la Sonata di A. Josè, i Quatre pièces brèves di Frank Martin ed il Nocturnal di B. Britten.), un disco con i Madrigali a 5 voci ed i Responsoria del mio grande, melanconico e geniale conterraneo Carlo Gesualdo da Venosa;
un disco con la Messa da Requiem K 626) di W.A. Mozart nell’esecuzione di J. E Gardiner e degli English Baroque Soloist e, quinto ed ultimo infine, un disco con i Preludi e le Fughe del Clavicembalo Ben Temperato e le Variazioni Goldberg del sommo J.S. Bach, nell’esecuzione raffinatissima della straordinaria Rosalyn Turek.

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

La Sonata Terza di Manuel Maria Ponce a pari merito con la Sonata di Antonio Josè., La Gran Sonata di Niccolò Paganini, i Dodici studi di Heitor Villa-Lobos e, se mi mi concede un paio di ex-aequo, La Fantasia Elegiaca di Fernando Sor congiuntamente alla Grande Ouverture di Mauro Giuliani e Il Nocturnal op. 70 di Benjamin Britten congiuntamente ad un brano dedicatomi dal più importante compositore ceco vivente, Vaclav Kucera, ovvero il “Cum Grano Lorca “ un omaggio musicale al grande poeta spagnolo Garcia Lorca.

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Son stato spesso presidente o componente di giuria in vari concorsi internazionali ed ho premiato chitarristi che, pur bravissimi, dopo quell’esperienza non ho più avuto modo di reincontrare, né di riascoltare in concerto, e neppure che, per sentito dire, abbiano perseguito una reale carriera concertistica. Certo oggi le cose son diventate più difficili, sia perché la concorrenza è particolarmente agguerrita, sia perché il mondo della chitarra si è progressivamente isolato, allontanandosi dalle stagioni concertistiche ufficiali e ghettizzandosi in una miriade di festivals chitarristici locali. In una situazione siffatta , l’unico consiglio che posso dare ai neodiplomati è quello di puntare su un repertorio inusitato ma di sicuro valore musicale o di costituirsi in combinazioni cameristiche non consuete, magari stimolando i giovani compositori a dedicare loro dei lavori “ad hoc” o a procedere a trascrizioni efficaci tratte dai più svariati repertori. Nella mia esperienza didattica ho sempre indirizzato i miei allievi verso repertori a loro più confacenti, tenendo conto delle peculiarità ed affinità individuali ed ho anche organizzato per loro decine di concerti sia alla fine di ogni mia master-class, sia proponendoli all’interno di rassegne concertistiche delle quali ero direttore artistico. Mi rendo conto però che questa, per i miei allievi, ha rappresentato una condizione di assoluto privilegio. Quindi, ritornando con i piedi per terra, e come ulteriore consiglio, mi raccomanderei con i giovani esecutori acchè persistessero nei loro obiettivi senza demoralizzarsi o darsi per vinti alle prime débacles.

Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Ho suonato e continuo a suonare con moltissime importanti personalità e gruppi prestigiosi quali, tanto per citarne alcuni, i violinisti Pavel Bermann e Vadim Brodsk , il violoncellista Mark Varshavski, i quartetti d’archi Janacek e Gaudeamus, in alcune delle più prestigiose sale da concerto europee e statunitensi, inserito in cartelloni con la presenza di eminenti musicisti quali I. Stern, M. Andrè, I. Perlmann, R. Buchbinder, J Lindberg, J. P. Rampal, M. Larrieu, A. Ciccolini. Recentemente ho iniziato una collaborazione in duo con Sergio Balestracci - uno dei più autorevoli esecutori di flauto dolce e di traversiere, oltreché eminente specialista di prassi esecutiva rinascimentale e barocca - e con lui mi piacerebbe continuare una ricerca che si è rivelata preziosa per l’esecuzione del repertorio di fine ‘700 e dell’ ‘800 con strumenti originali. Io stesso infatti possiedo quattro chitarre originali dell’ ‘800 ( ed una Nicola Amati del 1650 ) che, talvolta, utilizzo in concerto. Riguardo i miei progetti attuali e futuri, ho da poco pubblicato un saggio, redatto in spagnolo, sulla chitarra a sei corde doppie (guitarra de seis ordenes), ampliamento di una mia precedente conferenza tenuta presso l’Università di Valencia e che svilupperò ulteriormente nei miei prossimi viaggi in Spagna. Ho inoltre in programma, a tempi strettissimi, una tournèe di quattro concerti negli USA di cui due a New York, per la New York Guitar Society presso il Manhattan Theatre, ed un concerto con successiva conferenza sulla prassi esecutiva e gli abbellimenti nel repertorio per chitarra del primo ‘800, presso la storica prestigiosa Princeton University. In seguito ancora un concerto inserito nel festival di Guarda in Portogallo, quindi, in luglio, la direzione di un Festival e di un master-class di chitarra e musica da camera con chitarra a Ponti sul Mincio, delizioso borgo medioevale a ridosso del lago di Garda. In seguito dovrò ottemperare ad un invito da parte del Conservatorio Superiore di Granada per un concerto ed una conferenza proprio sulla “guitarra de seis ordenes”. Infine mi riprometto di eseguire tutte quelle composizioni di cui son stato dedicatario e che ancora non ho avuto occasione di mettere in cantiere e, in particolare, i lavori per quartetto d’archi e chitarra. Tra i compositori che mi piacerebbe eseguire o ri-eseguire si trovano sicuramente Vaclav Kucera, Anthony Sidney, Josè Zarate e Vicente Roncero per i contemporanei e Mario CastelnuovoTedesco , Carlos Guastavino ed Herbert Baumann per i moderni .

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Si fa musica per una spontanea esigenza dell’anima, per esternare il proprio paesaggio interiore e forse, anche, per conciliare due elementi da sempre presenti nella natura umana, quelli dell’esattezza e dell’ irrazionalità, in una sorta di compromesso fra l’apollineo ed il dionisiaco. A tal proposito questo concetto si ritrova mirabilmente esposto in una delle letture a me più care, ovvero ”L’uomo senza qualità “di Robert Musil e che qui vorrei poter citare per la sua straordinaria icasticità “……Ora , se l’elemento osservato è la stessa esattezza, lo si isola e lo si lascia sviluppare , lo si considera un’abitudine del pensiero e un atteggiamento di vita e si fa in modo che la sua forza esemplare influisca su tutto ciò che si tocca, così si arriva a un uomo in cui si forma una paradossale combinazione di esattezza e di indeterminatezza . Egli possiede quella incorruttibile , voluta freddezza che rappresenta il temperamento che coincide con la precisione ; ma all’infuori di tale qualità tutto il resto è indefinito “ . Veda dunque, al di là di queste apparenti aporie da antilogie protagoree ( i famosi lògoi antikeimènoi allèlois, ovvero i discorsi contrastanti tra di loro ) direi che l’essenza della musica sta proprio nell’equilibrio e nella giusta combinazione di elementi illusoriamente distanti .
Nelle società del passato, e in particolare quella dell’antica Grecia, la figura del musicista era collocata al vertice di una piramide sociale ideale e precedeva anche la figura del letterato e dello scultore. Nel Medio Evo addirittura c’era un rapporto strettissimo fra i giuristi ed i musici in osmotica relazione fra le due professioni, solo apparentemente dissimili ai nostri occhi di uomini d’oggi e, soprattutto fra i filosofi idealisti tedeschi dell’ ‘800 da Fichte ad Hegel il posto assegnato alla musica ed alla figura del musicista era al primo posto nella scala sociale. Oggigiorno mi pare che tali privilegiate condizioni siano state totalmente sovvertite da interessi che si rivelano sempre più distanti dalla cultura e, specificatamente dall’arte musicale. Lo dimostrano, e segnatamente in Italia, i continui tagli perpetrati a danno della musica, degli enti lirici, delle orchestre, dei conservatori di musica, delle rassegne concertistiche, in assoluta controtendenza rispetto a quanto avviene invece negli altri paesi europei, compresi quelli considerati a grosso rischio economico quali la Spagna ed il Portogallo, o quelli in via di espansione economica come la Repubblica Ceca, la Federazione Russa e la Polonia, tanto per citare degli esempi. Con queste premesse il ruolo del musicista nella società contemporanea risulta di ambigua collocazione. Ciononostante mi preme far notare come in passato Thomas Jefferson, eccellente violinista, sia stato eletto terzo presidente degli Stati Uniti d’America, e nel più recente passato Vytautas Landsbergis , musicologo, presidente della Repubblica Lituana, Vaclav Havel scrittore e poeta, presidente della Repubblica Ceca, Helmut Schmidt,concertista-pianista, cancelliere della Germania , Ignacy Padewevski, straordinario pianista-compositore, primo ministro della Polonia . In tutti i paesi in cui hanno agito questi encomiabili personaggi c’è stato un netto progresso culturale ed un rilevante innalzamento del PIL nazionale. Terminerei questa intervista in modo inconsueto e rivolgendo, a mia volta, io stesso una domanda ai potenziali lettori . Potrebbe mai succedere tutto ciò nella nostra benamata Italia ??!!!

giovedì 16 giugno 2011

Intervista a Giovanni Grano, terza parte


Lei è presente con diversi video su youtube che la riprendono in situazioni particolari, spesso di musica-teatro e comunque diverse dal classico video del chitarrista classico inquadrato nell’atto dell’esecuzione musicale. Come mai queste scelte e lei pensa che come già avviene in altri ambiti musicali anche la musica classica possa essere adottata per un uso innovativo del mezzo video-multimediale, così come è avvenuto per altri generi musicali?

So che probabilmente deluderò le sue aspettative a questa domanda , però devo dirle francamente che, quasi tutti i video che mi rappresentano su youtube son stati realizzati dalle istituzioni concertistiche invitanti, comprese alcune emittenti nazionali, o da qualcuno dei miei allievi, spesso anche a mia insaputa e con inquadrature del tutto spontanee. Sono d’altra parte propenso ad un uso mirato dei mezzi video che, naturalmente, possono appagare il senso visivo in sincronia con i contenuti musicali, proprio come è avvenuto per altri generi musicali, ed in particolare il musical, la lirica, la sinfonica e l’operistica spesso resa anche più gradevole quando è realizzata sotto forma di un vero e proprio film.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Il rischio di una globalizzazione e ancor di più di una contaminazione, fusione, o intercambiabilità di generi è sempre più incombente e credo che investa non solo il mondo della musica. Mi pare che oggigiorno si stia vivendo una sorta di confusione storica e stilistica, dove il passato non è più scandito da un percorso cronologico definito e può essere inopinatamente associato al presente, talvolta anche al futuro. Basti pensare a quella miriade di films e cartoons ambientati nel futuro con personaggi del medio-evo o figure della mitologia greca o scandinava che si trovano ad operare con figure storiche di epoche di molto posteriori e che viaggiano su improbabili e futuribili astronavi spaziali. Questa contaminatio nasconde in realtà una confusione ed una povertà di idee che, sul versante musicale, può portare alla ribalta “fenomeni” commerciali , sedicenti compositori-esecutori che, in maniera del tutto autoreferenziale si lasciano proclamare, o amano definirsi, con sicumera sospetta ed enfasi inopportuna , addirittura i “Mozart del XXI° secolo “.

Più che una domanda .. questa è in realtà una riflessione: Luigi Nono ha dichiarato “Altri pensieri, altri rumori, altre sonorità, altre idee. Quando si ascolta, si cerca spesso di ritrovare se stesso negli altri. Ritrovare i propri meccanismi, sistema, razionalismo, nell’altro. E questo è una violenza del tutto conservatrice.” … ora .. la sperimentazione libera dal peso di dover ricordare?

Ritengo che questo meccanismo di “ proiezioni” palesate così laconicamente da Luigi Nono non rappresenti affatto una violenza e tanto meno che abbia un carattere conservatore. Al contrario - e fatte le debite differenze - l’ascolto di pensieri, idee e sonorità altrui può portare ad importanti e profonde riflessioni sul proprio essere , servire da stimolo per una visione ontologica strettamente connessa alla propria crescita. La sperimentazione rappresenta sì una ricerca interiore, ma non può partire dal nulla ; val la pena ricordare il motto “ ex nihilo nihil” e sottolineare che il peso dei ricordi rimossi e schiacciati sotto la grata dell’inconscio funge da blocco emotivo piuttosto che da funzione catartica. Immagino la sperimentazione (quella seria, frutto di profonda elaborazione e congrua di consistenti significati ) come un nano che, collocandosi sulle spalle del gigante - ovvero l’esperienza della memoria storica – riesce a vedere più lontano, rappresentando, al tempo stesso, sia un periscopio dell’inconscio che un avamposto della coscienza.

Qual è il ruolo dell’Errore nella sua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...

L’errore, nella mia visione musicale stricto sensu , fermo restando che potrebbe delinearsi anche come un’impasse dei meccanismi della memoria o di quelli della coscienza, sotto un altro punto di vista potrebbe rappresentare - seppure in maniera subliminale - la ricerca d’una verità nascosta, o il tentativo di approfondire un elemento, o un morfema musicale, enunciato però secondo modalità diverse da quelle considerate abituali, e quindi prevedibili.
Come afferma Benedetto Croce nel suo Breviario d’estetica….. “ l’errore parla con doppia voce, una delle quali afferma il falso, ma l’altra lo smentisce”. Naturalmente stiamo parlando di quegli errori che non siano conseguenza di un’errata postura di base o di una imprecisa articolazione delle mani e/o delle dita. In tal caso credo che ogni didatta responsabile dovrebbe suggerire gli esercizi più adeguati ai propri allievi e a se stesso, in stretta simbiosi con la rappresentazione mentale dell’esecuzione musicale. Da sempre son convinto che si suona col cervello prima che con le dita !!

continua domani...

mercoledì 15 giugno 2011

Intervista a Giovanni Grano, seconda parte


Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei suona sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … si riconosce in queste parole?

Pur essendo dedicatario di numerose opere da parte di importanti compositori della nostra epoca ( cito , tra gli altri, Vaclav Kucera, Giacomo Bellucci, Vicente Roncero, Josè Zarate, Andrej Spirea, Beniamino Sanson, Anthony Sidney, Jim Skinger, Claudio Gallico ) ed avendole eseguite spesso in concerto o in Rassegne di musica contemporanea, non ritengo di essere uno specialista di cosiddetta musica “contemporanea”. Nei miei concerti, ormai più di un migliaio ed eseguiti un po’ in tutto il mondo, ho suonato un repertorio cospicuo,con programmi assortiti che andavano dal rinascimento al contemporaneo passando per il barocco e per il vasto e imprescindibile repertorio classico e romantico dell’800 europeo. Credo d’aver anche suonato , più o meno, in tutte le classiche formazioni da camera, con violino o flauto, col canto, in trio, quintetto, sestetto e con varie orchestre da camera e sinfoniche.
Sono peraltro totalmente d’accordo con l’asserzione di Berio. Disconoscere o addirittura rifiutarsi di eseguire il repertorio del passato significa annullare di colpo la memoria storica. Colui che non si riconosce nelle radici del patrimonio musicale passato e si rivolge solo al proprio presente si comporta come il classico serpente che si mangia la coda , ma, ben lungi dal rappresentare la figura ancestrale dell’ ”uroboro” , si garantisce solo un futuro vuoto e privo di significati.

Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?

La ringrazio per l’attribuzione di “tranquilla serenità “ che, in realtà è frutto di un lavoro basato su due processi interiori diversi tra loro eppure complementari ed interagenti: il cosiddetto “ metodo Stanislawskji “ originariamente destinato al lavoro degli attori teatrali (…..ah quanto peso ha ancora su di me il mio passato di studioso e storico del teatro !!! ) ed il “training autogeno”, ideato, divulgato e messo in pratica dal medico tedesco H. Schultz. Io stesso, nel mio lavoro didattico, faccio utilizzare ai miei allievi delle ” frasi training “, quasi a mò di mantra, funzionali ed utilissime per ottenere sicurezza tecnica e controllo emotivo. Credo che anche la mia passata pratica di una disciplina quale l’aikidò e, oggigiorno, quella del tai-chi-chuan, contribuiscano a dar maggior consistenza al controllo meccanico ed emozionale, sia prima che durante le mie esecuzioni. Se mi permette una divagazione a proposito del rapporto strettissimo tra musica e teatro voglio ricordare un notissimo pianista e grande interprete del repertorio decadentista e del primo ‘900 francese, Aldo Ciccolini, che, avendo deciso di vivere a Parigi, confidava di recarsi spesso alla Comedie Française per comprendere l’enunciazione ed il senso di articolazione linguistica da parte degli attori. Forse anche per stabilire un più stretto connubio tra il repertorio pianistico francese e la lingua col quale era in forte correlazione . Il peso degli accenti, il senso del legato, la chiarezza narrativa e, insomma, tutte quelle peculiarità che afferiscono alla cosiddetta “articolazione “, precetto spesso disatteso nella didattica odierna in favore, mi pare , dell’esaltazione della velocità fine a se stessa e priva dei valori del cosiddetto “virtuosismo” che, invece, prevede un controllo strettissimo della qualità e del controllo del suono.

So che lei ha studiato con Ruggero Chiesa, Franco Donatoni, Oscar Ghiglia e H. Smith .. che ricordi ha di loro, dei loro insegnamenti, della loro poetica musicale?

Ci vorrebbero molte pagine per descrivere la poetica musicale e la personalità di alcuni dei miei maestri, ma poiché lo spazio d’una risposta a questa domanda non può che essere contenuto cercherò di essere sintetico . In particolare il mio “vero” importante maestro à stato
Ruggero Chiesa il quale, oltre alle doti umane e di grande studioso e didatta, mi ha lasciato l’eredità di una visione “sinottica” dei brani che gli sottoponevo , stimolandomi a distinguere sempre con grande precisione il loro carattere e la loro collocazione storica e stilistica. Al contrario di Oscar Ghiglia che, invece, mi ha indirizzato verso una poetica del “minimale”, focalizzando la mia attenzione ad evidenziare i particolari rilevanti di ogni composizione. A Ruggero in pratica devo la profonda conoscenza della tecnica chitarristica e la visione “macroscopica”, a tutto tondo delle partiture, mentre ad Oscar riconosco l’acutezza nello sceverare il particolare, ossia i punti-chiave di ogni composizione e , - mi si perdoni l’ossimoro - una visione “ampiamente microscopica” e speculativa della musica. In buona sostanza l’uno ha rappresentato il cannocchiale e l’altro il microscopio . Il ricordo che ho di Donatoni è quello di una personalità di grande complessità e di intelligenza acutissima. Purtroppo ho potuto seguire il suo corso di composizione solo per pochi anni. Di Hoppy Smith (come lo si chiamava noi con simpatica abbreviazione), ricordo la spontanea capacità nel palesarci la musica rinascimentale e barocca con l’immediatezza e la freschezza di una musica che pareva essere stata appena composta, e la sua grande praticità didattica, scevra da fronzoli e perifrasi verbali. Con Hopckinson Smith ho potuto frequentare solo alcuni masters fintantoché nei miei concerti ero avvezzo a suonare la prima parte con liuto, vihuela o chitarra barocca, e la seconda con la chitarra. A tale assortimento strumentale si assoggettavano ben volentieri anche molti dei miei colleghi, forse sotto l’influenza di Julian Bream che, nelle sue tournèes negli anni 70/80, suonava sia il liuto che la chitarra. E’ singolare che lo stesso Bream, nell’unico incontro avuto con Igor Strawinski abbia suonato per il grande compositore il liuto invece che la chitarra…..giocandosi così, forse, la chance di poter essere dedicatario di un’opera importante per la chitarra.

continua domani...

martedì 14 giugno 2011

Intervista a Giovanni Grano, prima parte


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suona o ha suonato?

In realtà il mio interesse per la musica si è rivelato intorno ai cinque anni d’età ma non era indirizzato alla chitarra, bensì al pianoforte. Furono i miei genitori ad avviarmi allo studio del pianoforte, anche in virtù del fatto che, in una piccola cittadina della Basilicata nella quale vivevo, la realtà musicale dell’epoca ( e…… parliamo ormai di circa mezzo secolo fa ! ) offriva un insegnante di pianoforte, per altro ottimo didatta, ed uno dei pochi che all’epoca avesse conseguito il diploma presso il Conservatorio di Napoli. Io mi sentivo attratto, quasi calamitato dalla tastiera e quando il mio maestro si allontanava da me per lasciarmi esercitare nel suo studio ( infatti non possedevo un pianoforte a casa mia) io tralasciavo gli studi di Czerny e di Hanon ed iniziavo ad improvvisare un istintivo contrappunto basato sulla mia momentanea e fantasiosa creatività. Dopo un paio d’anni fui costretto ad interrompere le lezioni per l’improvvisa e prematura morte del maestro, evento che causò in me un piccolo trauma ed infinita tristezza. Era come se una parte della mia infanzia , la parte “fantastica” si fosse inopinatamente inabissata. Ripresi lo studio della musica solo intorno ai dodici anni, prima con la fisarmonica, per un paio d’anni, e solo successivamente manifestai l’intenzione di passare alla chitarra. Il mio maestro di quegli anni era un professore di trombone e di contrabbasso , strumenti che asseriva d’aver imparato in un campo di prigionìa da un musicista inglese durante la seconda guerra mondiale. La vera folgorazione verso la chitarra sopraggiunse, però, solo intorno ai sedici anni, dopo aver ascoltato un concerto di Andrés Segovia a Roma, del quale ancor oggi conservo il programma, formato da ben tre lunghe parti.

Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc.

Credo che il concetto d’improvvisazione debba essere revisionato e rivalutato secondo un taglio culturale diverso. Fino a qualche tempo fa l’improvvisazione era a quasi esclusivo appannaggio del repertorio jazzistico, della musica etnica, o dei raga della musica indiana. In realtà, però, l’improvvisazione è sempre stata legata alla musica occidentale tradizionale dall’ ars nova al rinascimento, dal barocco al repertorio classico-romantico. Le “glosas” e le “diminuzioni” , le “avvertenze” teorizzate da Diego Ortiz o da Antonio de Cabezon, Girolamo Diruta, Girolamo Frescobaldi o J.J. Quantz rappresentano raffinati esempi d’improvvisazione . Basti pensare, ad esempio, alle esecuzioni di Rolf Lislevand sulla chitarra barocca nel repertorio spagnolo del Santa Cruz o allo stesso Boccherini del notorio “fandango”, facente parte di uno dei quintetti concepiti per la “guitarra de seis ordenes” ( chitarra a sei corde doppie). Vorrei sottolineare che la materia-disciplina “improvvisazione” è stata ufficialmente introdotta solo da pochi anni nei conservatori italiani ed è legata all’istituzione dei bienni di secondo livello , mentre in Francia , o Germania e Repubblica Ceca - tanto per citare alcuni paesi europei con spiccate tradizioni musicali - da decenni, nonché per usanza e secolare tradizione storica, era ed è prevista l’esecuzione di improvvisazioni nelle più importanti istituzioni musicali. Nel mio caso e nella mia personale ricerca musicale, l’improvvisazione ha una grande rilevanza ed è legata anche allo studio dei trattati d’epoca e della prassi esecutiva ad essi afferente. Paradossalmente il concetto d’improvvisazione nel repertorio contemporaneo in alcuni casi può risultare addirittura più “stereotipo” e “modulare” rispetto al repertorio del passato ( es.“ La espiral eterna” e “Canticum” di Leo Brouwer o” la Serenata per un satellite” di Bruno Maderna piuttosto che” Consonancias y Redobles” di Azio Corghi) . Pertanto non dimentichiamoci di quelle cronache che ci riportano duelli musicali, vere e proprie sfide d’improvvisazione tra grandi compositori-esecutori come quella arcinota tra Scarlatti ed Haendel , o, nel caso della chitarra, quella avvenuta in Russia, tra Sor e Vyssotski terminata, pare, con un Sor che, vincitore alla prova sul pianoforte ma surclassato alla prova alla chitarra, fracassa, adirato, la sua chitarra sulla testa del rivale. Né possiamo dimenticarci di come , a partire dal barocco , si fosse adusi ad improvvisare, estemporaneamente, composizioni su un tema espresso al momento . E’ il caso, tra molti, di un Bach che, sollecitato da un tema suggeritogli dal re Federico il Grande di Prussia improvvisa davanti a lui e darà successivamente alle stampe, una delle sue opere più enigmatiche ed affascinanti come Das Musikalische Opfer, trattando estemporaneamente il tema del sovrano come soggetto di una fuga a quattro voci. A suffragio delle mie considerazioni volevo citare alcune frasi tratte dal libro “La musica moderna “, di Bruno Canino, una delle figure più rappresentative della musica contemporanea internazionale. Scrive il pianista-compositore B. Canino “ Nelle opere in cui l’alea non è che una delega del compositore all’interprete, di parte delle sue scelte, è evidente che in alcun modo si può parlare di improvvisazione. Il compositore non vuole una situazione irriflessa, ma praticamente crede che l’esecutore, lo specialista, possa, meglio di lui, secondo i suoi mezzi tecnici, il suo gusto, il suo temperamento, fissare alcuni dati fondamentali del discorso musicale….”, In una domanda rivoltami precedentemente ho fatto riferimento a Carl Czerny. Io che da ragazzino, paradossalmente, tralasciavo proprio gli esercizi al pianoforte di Czerny neppure sospettavo che lo stesso autore aveva pubblicato un trattato dedicato all’improvvisazione (Systematische Anleitung zum Fantasieren auf dem pianoforte ) e nel quale dichiarava tutto ciò che a me, invece, pareva esser frutto della mia spontaneità e della mia estemporanea inventiva. Val la pena riportare alcune considerazioni contenute nel succitato trattato : “ Per improvvisare e per comporre , si richiede una capacità naturale che di solito si scopre già dal’infanzia,e che consiste nella fervida immaginazione , nella grande memoria musicale, nella velocità di pensiero, e in una felice organizzazione delle dita. …….Il fascino particolare dell’improvvisazione consiste nel fatto che in essa regna una libertà e una facilità nel collegamento delle idee, una spontaneità d’espressione che non si trova nelle composizioni vere e proprie, nemmeno in quelle denominate Fantasia “.Più o meno proprio quello che era accaduto a me da bambino. Fin qui Czerny, ma abbiamo molti altri esempi simili, non ultimo quello di N. Paganini ( il suo suonare alla “maniera italiana”, ovvero improvvisando a tutto tondo, come riportato in molte cronache dell’epoca ) e quello di Antonin Reicha ( nel suo trattato “L’art de varier” ).

continua domani..

lunedì 13 giugno 2011

Giovanni Grano: biografia


Nato in Basilicata, ha compiuto gli studi di chitarra sotto la guida di Ruggero Chiesa diplomandosi brillantemente presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, seguendo poi i corsi di perfezionamento tenuti da Oscar Ghiglia presso l’Accademia Chigiana di Siena e Gargnano e da H. Smith (liuto) a Sesto Fiorentino. Laureato " summa cum laude" presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, ha proseguito gli studi sulla musica antica alla Scuola di Paleografia e Filologia Musicale di Cremona, pubblicando nel contempo - per le case editrici Bulzoni, Zanibon e Bèrben - saggi di carattere musicologico e revisioni di opere, per e con chitarra, rare o mai eseguite.

Ha condotto per alcuni anni studi di composizione col M° F.Donatoni presso il Conservatorio di Milano e di direzione d'orchestra a Praga col M° J. Stvàn.

La sua attività concertistica lo porta a esibirsi regolarmente a Parigi, Londra, Hannover, Brno, Mosca, New York, Dallas, Budapest, Losanna, Berlino, Milano, Pietroburgo. È stato invitato a tenere recitals in festivals esclusivi (Salisburgo, Zurigo, Ljubljana, Primavera di Praga, Festival Segovia 2002,Voronhez, Mantova Musica Festival,Spoleto Festival dei Due Mondi, Festival Intern.di Rust, Festival Intern. Giuliani) e in sale prestigiose - ove solo raramente vengono ospitati concerti di chitarra - ottenendo sempre entusiastici consensi di pubblico e critica (Tonhalle di Zurigo, Teatro Glinka di Pietroburgo, Conservatorio di Mosca, Sala Martinu-Liechtenstein Palace di Praga,Palau de la Musica di Valencia, Columbia Univ. di New York, Auditorio Nacional di Madrid, Teatro Filarmonico di Tallinn, Teatro Filarmonico di Stettino, Teatro Bibiena di Mantova). Ha effettuato registrazioni di concerti per la ORF austriaca, la RAI, Radio Vaticana e la radiotelevisione tedesca, polacca, slovena, russa, messicana, rumena, cecoslovacca spagnola e ungherese.

Ha tenuto un ciclo di seminari come “Guest Professor” presso la prestigiosa Columbia University di New York - Dipartimento d’italiano ( seminario sul “canto carnascialesco fiorentino del XIV° sec. “), presso l’Università di Valencia ( saggio per il bicentenario di L.Boccherini) e l’Università di Brasov (saggio sull’opera di N. Paganini per e con chitarra).

E' stato ospite del programma "radio 3 suite"(concerto-intervista) diffuso dal 3° programma nazionale.

Suona in duo coi violinisti Vadim Brodsky, Pavel Berman, col violoncellista Mark Varshavski, con altri eminenti musicisti e in varie formazioni musicali, quali il sestetto “Die Kammermusiker Zurich", la "Bratislava Chamber Orchestra", il quartetto “Janacek”, il quartetto “Gaudeamus”, il quartetto “Amati”, l’Orchestra da camera “Mozart” di Praga, e le orchestre filarmoniche di Stettino (Polonia), Teplice (Rep. Ceca), Ljubliana (Slovenia), Brasov (Romania), impegnato nei concerti di A. Vivaldi, F. Carulli, H. Villa-Lobos,J. Rodrigo, M.Giuliani, L. Boccherini, sotto la direzione di Stefan Marcziyk, Jan Stvàn, Jonescu-Galati e Gheorge Costin tra gli altri.

Già docente di Letteratura poetica e drammatica e di Storia ed Estetica musicale, è titolare della cattedra di chitarra presso il Conservatorio “C. Pollini” di Padova. Viene spesso invitato a tenere master-classes e seminari in varie accademie europee (Rep. Ceca, Russia, Spagna, Germania, Francia, Slovenia, Ungheria, Svizzera, Polonia) e negli U.S.A. (Dallas Eastfield College, Dallas University). E’ presidente e membro di giurie in vari concorsi di chitarra nazionali e internazionali (Mottola, Cluj-Napoca, Pescara, Voronhez, Rust, Brasov, etc.). Eminenti autori (V. Kucera, A. Spirea, G. Bellucci, J. Zarate, V. Roncero, etc.) gli hanno dedicato opere per chitarra sola, per formazioni da camera con chitarra e per chitarra e orchestra per prime esecuzioni.

Nel giugno 2005 gli è stato conferito il titolo di “Professore Onorario” della Facoltà di Musica, dal Senato Accademico dell’Università di Brasov ( Romania).

Recentemente ha tenuto un recital solistico presso la prestigiosa Royal Festival Hall di Londra e presso la Royal Danish Academy di Copenaghen ed un master presso la prestigiosa Yale University su invito di Ben Verdery.

Ha inciso una serie di cd monografici dedicati alla musica romantica e contemporanea per chitarra, alle sonate di Paganini per violino e chitarra in duo con V. Brodsky per l’etichetta austriaca “Zero Point Records”. Ha recentemente pubblicato un altro cd, Phantasia, per l’etichetta italiana “Symposium”. Considerato dalla critica specializzata tra i migliori chitarristi europei della sua generazione, ha inoltre diretto artisticamente una dozzina circa tra convegni e festivals internazionali (Fest. intern. della chitarra di Mantova, Festival del Vulture, Museo di sera, Groznjan, S.Maria di Sala,Convegno internazionale su G.Strozzi e G.M.Trabaci, Suoni nella Badia etc...).

DISCOGRAFIA

  1. The Romantic Music for Guitar - Zero Point Records 1993

  2. Paganini - Sonatas con il violinista Vadim Brodsky; Zero Points Records 1994.

  3. Phantasia , 1999

  4. Autumnal (Musiche di G. Bellucci), 1999.


e-mail : kisgra@tin.it

Web-site : www.seicorde.it/Grano

domenica 12 giugno 2011

Masterclass del Maestro Giovanni Grano a Ponti sul Mincio dal 20 al 27 luglio 2011


Masterclass: dal 20 al 27 luglio 2011

M° Giovanni Grano (chitarra e musica da camera con chitarra )

costo del corso € 250 (inclusivo di tassa d’iscrizione )
www.seicorde.it/Grano

I corsi si terranno a Ponti sul Mincio, cittadina a ridosso del lago di Garda,
nel borgo medioevale e presso il pittoresco agriturismo “ Vojon “. Le lezioni si svolgeranno tutti i giorni tranne il giorno 23. Il pagamento dei corsi dovrà essere effettuato la mattina del 20 luglio. Il costo dell’alloggio in stanza doppia è di €25 al giorno inclusa la colazione, fino ad esaurimento disponibilità. E’ stata inoltre stipulata una convenzione per il pranzo e/o la cena pari ad € 10
per un pasto completo . La pensione completa costa € 50.
A tutti i partecipanti verrà rilasciato un diploma di partecipazione finale valido ai fini previsti dalle legge. E’ previsto un concerto finale degli allievi partecipanti nel giorno di chiusura del master.

Per informazioni sugli alloggi e prenotazioni:
www.agriturismovojon.it tel: 0376-88189 opp. 349-4952591 ( Silvana)


Per informazioni sui corsi: 340-7825424 328-9728043


Come raggiungere Ponti sul Mincio :

In auto: Autostrada A4 - Uscita Peschiera del Garda poi SP 19 fino a Ponti (3 km.)

In treno: Stazione FS di Peschiera del Garda –Linea Apam Peschiera-Mantova
( fermata Ponti S/M a soli 3 km. dalla stazione di Peschiera)

In bicicletta : ciclabile Peschiera -Mantova lungo il fiume Mincio fino a Ponti S/M)

domenica 6 giugno 2010

VIII FESTIVAL “GREGORIO STROZZI” 30 agosto – 5 settembre 2010 San Severino Lucano


VIII FESTIVAL “GREGORIO STROZZI”
30 agosto – 5 settembre 2010
San Severino Lucano
(Potenza - Italia)

CORSI DI MUSICA ANTICA

DOCENTI

CANTO BAROCCO
Cristina Miatello
Conservatori di Novara e Verona

FLAUTO DIRITTO
Sergio Balestracci
Conservatorio di Padova

VIOLINO BAROCCO
Alessandro Ciccolini
Conservatorio di Cosenza

VIOLONCELLO BAROCCO
Alberto Guerrero
Orchestra Pietà dei Turchini, Napoli

Giovanni Grano 3/9-5/9
Conservatorio di Padova

MUSICA D’INSIEME
tutti gli insegnanti

San Severino Lucano (Potenza), ridente località ai piedi del Parco Nazionale del Pollino, sede dei corsi, si raggiunge in auto dall'autostrada A14 uscendo a Taranto, poi percorrendo la SS 106 verso Policoro; di qui a destra per la valle del Sinni, quindi a sinistra per San Severino.
Si raggiunge anche percorrendo l'autostrada A3 uscendo a Lauria Nord, quindi per la valle del Sinni, quindi a destra per San Severino.

Con i mezzi pubblici:

Si arriva fino a Napoli in aereo o in treno. (L’aeroporto è collegato con la stazione ferroviaria). Da Napoli Piazza Garibaldi (davanti alla stazione ferroviaria): pulman della SITA per Senise alle ore 10 e alle ore 14 (a Senise, coincidenza per San Severino Lucano).

I corsi si rivolgono ad allievi di livelli diversi, per ognuno dei quali sarà individuato un percorso personalizzato di studio; sono ammessi principianti. L'obiettivo dei docenti è quello di approfondire le singole tematiche tecniche ed interpretative, ma soprattutto quello di mettere a confronto allievi di discipline musicali differenti, promuovendo e privilegiando le esercitazioni d'insieme.

L'arrivo è previsto nel pomeriggio di domenica 29 agosto e le lezioni si svolgeranno fino a domenica 5 settembre. Il primo giorno gli allievi prenderanno contatto con i propri insegnanti con cui stabiliranno l'orario per i giorni di lezione. L'organizzazione dei corsi prevede per gli allievi vitto e alloggio presso il Centro Parrocchiale; le camere disponibili sono a 3 o più posti letto. E' necessario portarsi lenzuola e asciugamani, oltre al leggio. Per quanto riguarda il Corso di chitarra, il maestro Ugo Di Giovanni farà lezione fino al 2 settembre, mentre dal giorno 3 le lezioni saranno tenute dal maestro Giovanni Grano

La partecipazione ai corsi prevede una quota di iscrizione non rimborsabile di Euro 100,00 da versare entro il 31 luglio su cc 14369854 intestato al Comune di San Severino Lucano, Servizio Tesoreria, inviando la scheda di iscrizione compilata (ritagliare la colonna apposita) e copia del versamento effettuato al Comune di San Severino, dr. Antonietta Nicolai, 85030 San Severino Lucano (PZ) (anche per e-mail: comunesseverino@rete.basilicata.it, inviando contestualmente per conoscenza anche a sergiobalestracci@alice.it).
All'arrivo i partecipanti verseranno la tassa di frequenza di Euro 250,00 che comprende le lezioni, il vitto e l'alloggio.

Sarà disponibile un cembalo italiano per le necessità della musica d'insieme.
Al termine del concerto finale degli allievi, previsto sabato 4 settembre alle ore 21.30, sarà consegnato l’attestato di frequenza

mercoledì 19 maggio 2010

Masterclass del Maestro Giovanni Grano a Ponti sul Mincio dal 23 al 30 luglio 2010


Masterclass: dal 23 al 30 luglio 2010

M° Giovanni Grano (chitarra e musica da camera con chitarra )

costo del corso € 250 (inclusivo di tassa d’iscrizione )
www.seicorde.it/Grano

I corsi si terranno a Ponti sul Mincio, cittadina a ridosso del lago di Garda,
nel borgo medioevale e presso il pittoresco agriturismo “ Vojon “. Il costo
dell’alloggio in stanza doppia è di €25 al giorno inclusa la colazione, fino ad esaurimento disponibilità.
E’ stata inoltre stipulata una convenzione per il pranzo e/o la cena pari ad € 10
per un pasto completo . La pensione completa costa € 50.
A tutti i partecipanti verrà rilasciato un diploma di partecipazione finale valido
ai fini previsti dalle legge. E’ previsto un concerto finale degli allievi partecipanti
nel giorno di chiusura del master.

Per informazioni sugli alloggi e prenotazioni:
www.agriturismovojon.it tel: 0376-88189 opp. 349-4952591 ( Silvana)


Per informazioni sui corsi: 340-7825424 328-9728043


Come raggiungere Ponti sul Mincio :

In auto: Autostrada A4 - Uscita Peschiera del Garda poi SP 19 fino a Ponti (3 km.)

In treno: Stazione FS di Peschiera del Garda –Linea Apam Peschiera-Mantova
( fermata Ponti S/M a soli 3 km. dalla stazione di Peschiera)

In bicicletta : ciclabile Peschiera -Mantova lungo il fiume Mincio fino a Ponti S/M)