giovedì 29 dicembre 2011

Intervista a Bruskers di Carlo Siega, seconda parte


5) A differenza del vostro precedente album “Guitar Sketch”, mi è sembrato di notare che in questo stiate sempre lavorando nella ricerca di personali rivisitazioni di brani già scritti. Dove però questa volta, come sostenete, cercate non di re-immaginare pagine assai meno note del repertorio “popular” e jazzistico, ma anche di “vestirle” con nuovi abiti. “Addiction” potrebbe descriversi già come “l’album della maturità”?

E: Parlando di se stessi credo sia sempre molto difficile definirsi più “maturi”, quello che però ti posso dire è che sono effettivamente cambiate molte cose dal primo disco: la scelta del repertorio, le sonorità e gli interventi più radicali sugli originali sono le prime cose che mi vengono in mente. Non mancano brani conosciuti, ma alcuni pezzi sono davvero rari da trovare nei concerti, oltre ad aver deciso di inserire questa volta tre brani originali, contro un singolo brano del primo disco. I brani originali sono sempre la scommessa più difficile da vincere e costituiscono il rischio più grande in lavori di questo genere. In definitiva, quella che c’è stata sicuramente è un’evoluzione. Forse sì: c’è maggiore maturità, sicuramente c’è maggiore consapevolezza nelle nostre scelte.

M: Lavorare su proprie composizioni inedite è un’esperienza indubbiamente attraente. Non è detto però che il pubblico sia già pronto, o sufficientemente paziente, per ascoltare idee nuove. L’obiettivo di un musicista è quello di far ascoltare la propria musica, altrimenti è come se non fosse mai esistita. Ritengo abbastanza stravagante l’opinione di chi afferma “..io voglio fare solo delle mie composizioni, non mi importa che al pubblico interessino o meno”. Indubbiamente se proporre melodie già note ci permette di non “spaventare” l’ascoltatore più pigro, è indubbio che lavorare a brani scritti da altri autori può risultare un’arma a doppio taglio. Il rischio è quello di cadere in una semplice “ri-proposta” e, soprattutto nel caso di brani già rivisitati da artisti famosi, di essere identificati come cloni di qualcun altro. Nonostante queste incognite amiamo lavorare su materiale già scritto poiché rappresenta una sfida alla creatività, ci impone di cercare nuove soluzioni sia tecniche che armoniche o ritmiche e di sfruttare a pieno le innumerevoli sfumature timbriche che la chitarra riesce a fornire. Inoltre, ritengo, allenare la propria inventiva ponendosi delle regole e dei vincoli permette al tempo stesso di irrobustirla e di accrescere il proprio patrimonio di fantasia, in modo da risultare maggiormente efficaci nel momento della composizione di materiale personale inedito.

Per tutte queste ragioni “Addition” è sicuramente più maturo di “Guitar Sketch”, ma siamo consapevoli che le cose da imparare sono ancora moltissime.

6) Per Eugenio: in altre piattaforme telematiche ti ho visto abbracciato ad un violoncello! Che cosa succede? Hai pensato di intraprendere una carriera parallela al vostro duo?

E.: La verità è che cerco di costruirmi un futuro! Sono previdente o no?? Se va male con la chitarra potrò giocarmela su altri fronti!!

A parte gli scherzi l’esperienza del violoncello è nata (di nuovo) come quasi un gioco. Mi ha sempre affascinato il suono dello strumento e ho sempre avuto la curiosità di provarlo. Un bel giorno la mia ragazza a mia insaputa ne ha noleggiato uno, e da lì ho avuto il mio primo approccio solitario con il violoncello. Poi ho preso alcune lezioni ma tutti gli impegni mi hanno sopraffatto per un periodo. Successivamente ho avuto occasione di suonarlo di nuovo e, ancora, quasi per gioco, ho provato inserirlo in un brano del duo. Alla fine abbiamo deciso di tenerlo e l’abbiamo registrato e inserito nel disco! In questo brano l’ho però suonato con le dita della mano destra, in stile più simile a quello di un contrabbassista, per l’arco..ci sto lavorando!!

7) Oltre alla vostra attività discografica, siete un duo molto attivo anche in campo concertistico: avete suonato in molte località nazionali (quali Bologna, Modena, Pesaro, Treviso, Mantova), nei locali ma anche in teatri, dove non è sempre facile ascoltare musica di questo carattere (eccetto i grandissimi nomi). Ma non solo: siete stati anche ospiti in importanti eventi e rassegne musicali nazionali ma anche stranieri. Che idea vi siete fatti dell’atmosfera e dell’ambiente musicali d’oltralpe?

E.: E’ brutto dover sempre parlare con termini non troppo felici del proprio paese, ma purtroppo dobbiamo constatare che noi, senza essere assolutamente conosciuti, abbiamo sempre avuto un ottimo trattamento e un ottimo feedback da parte del pubblico nelle nostre esperienze all’estero. In poche parole abbiamo notato un maggior rispetto verso il musicista: prima la gente ascolta, poi giudica. Non sto dicendo che in Italia non ci sia rispetto per l’artista, ma che è più facile avere rispetto con il nome rispetto che con la sola musica. Nelle esperienze, non tantissime purtroppo, in cui abbiamo avuto l’opportunità di esibirci all’estero abbiamo sicuramente ottenuto mediamente maggior successo e una miglior interazione da parte del pubblico rispetto alle esperienze italiane.

Un dato: “Guitar Sketch”, il primo lavoro in duo, è venduto regolarmente sulle piattaforme digitali in tutti i paesi europei, in USA, Canada e Giappone. In Italia credo che le vendite si contino sulle dita di una mano. Come fa piacere allo stesso tempo sicuramente dispiace.

M: Le nostre prime esperienze musicali all’estero si riferiscono alle trasferte con la nostra “Lybra Guitar Orchestra” inerenti in particolare agli scambi con altre scuole di musica. Già da questi primi momenti abbiamo però percepito come fuori dal nostro paese esista un maggiore rispetto per la cultura e più nello specifico per la musica e per la figura del musicista. Successivamente, sfruttando anche le conoscenze e i contatti derivanti da questi primi viaggi, abbiamo iniziato a muoverci come duo spesso in Germania e poi anche in Francia: ogni volta ritornavamo a casa stupiti del rispetto con cui eravamo stati trattati. Può sembrare una considerazione banale, ma è spiccatamente italiana l’incapacità di riconoscere l’artista come un qualsiasi altro lavoratore, ovvero una persona che dedica tempo e fatica a un proprio progetto di vita … forse l’unica differenza è che l’artista possiede anche passione per il proprio “lavoro” e questo, probabilmente, suscita l’invidia di molti.

8) Rimanendo nell’attuale: da pochissimi mesi siete entrati a far parte della grande e importante lista “Endorser” del marchio svizzero di chitarre e amplificatori Schertler. Dev’essere senz’altro un ottimo risultato per voi, soprattutto perché viene riconosciuta la rilevanza artistica del vostro lavoro.

E: E’ stato davvero un grande piacere entrare in una lista a fianco di nomi del calibro di Chick Corea, Stefano Bollani, Paulo Bellinati, Beppe Gambetta, Charlie Haden e tantissimi altri..

Nessuno ha l’intenzione di paragonarsi a loro, però è stata una piccola grande soddisfazione.

E’ di questi giorni tra l’altro la notizia che il liutaio tedesco Frank Krocker di “Frameworks Guitar” (chitarra posseduta da Matteo e utilizzata per registrare il disco) utilizzerà il nostro cd come esempio dimostrativo di come una chitarra modello “Silent” (senza cassa armonica) come la sua (che ha inventato e che produce) possa integrarsi al meglio anche con strumenti tradizionali. Anche questo scelta di rappresentare un suono “di riferimento” per noi è stata una notizia che ci ha fatto davvero molto piacere.

M: É stata una soddisfazione notevole poiché realmente è un premio alla propria professionalità: è una sorta di certificato che riconosce da parte di un marchio prestigioso il buon lavoro svolto dall’artista, cioè in questo caso dai Bruskers. Il target di clientela a cui si rivolge Schertler è indubbiamente professionale e questo ci ha reso ancora più soddisfatti. Inoltre recentemente è nata un’ulteriore importante collaborazione con “Frameworks Guitar”, un altro prestigioso marchio di liuteria tedesco noto per la produzione di silent-guitar.


mercoledì 28 dicembre 2011

Guitars Speak tredicesima puntata: Lucia D'Errico in concerto




Mercoledì 28 dicembre Lucia D'Errico in concerto su Guitars Speak alle 21 su RVS

Guitars Speak non si ferma neanche durante le vacanze di Natale! Troppa è la musica per chitarra che vogliamo farvi ascoltare e non ci tiriamo certo indietro. Per l’ultima trasmissione del 2011 ascolteremo il concerto suonato il 1 giugno 2011 da Lucia D’Errico presso lo Scarpon Live Club, per un recital in bilico tra la musica contemporanea e la classica e la chitarra classica e lo strumento elettrico! Musiche di Mauro Giuliani, Athanasius Kircher, Manuel De Falla, Maurice Ohana,Tristan Murail, Johan Kaspar Mertz, Hans Werner Henze, Fausto Romitelli.


martedì 27 dicembre 2011

Take Five - Bruskers Guitar Duo

Intervista a Bruskers di Carlo Siega, prima parte


  1. La prima domanda è sempre quella classica: com’ è nato il vostro amore per la chitarra?

E: Tutto è nato molto semplicemente e un po’ inconsapevolmente. Ho iniziato perché c’era una chitarra in casa. A 8 anni io a dire il vero volevo suonare il pianoforte! E’ uno strumento che da bambini è visto come qualcosa di importante, misterioso, quasi imperscrutabile, ed è molto comune la volontà di avvicinarsi a questo “gigante” buono. Purtroppo non fui selezionato alla prova d’ingresso della scuola di musica della mia città e mi proposero di studiare chitarra classica. Mi ricordai della chitarra che avevo in casa perché mia madre molti anni prima prese lezioni e dei momenti in cui tentavo invano di tirarci qualche suono “sensato”, per cui prevalse la curiosità e risposi qualcosa come: “Ma sì, va bene!”. Iniziai proprio con l’insegnante che di fatto mi portò fino al diploma: Mauro Bruschi. All’inizio presi lo studio della chitarra quasi come un gioco, ma dopo gli alti e bassi dei primi 2 anni iniziai a capire che forse qualche suono sensato poteva uscire dalle mie mani: e ci presi proprio gusto! Poi il resto venne con gli anni: lo studio intensivo, il diploma, la curiosità di apprendere altri generi, di sperimentare, è stato un interesse che negli anni si è evoluto, ha preso nuove sfaccettature, ma è rimasto sicuramente inalterato.

M: La passione per la musica è nata da bambino, all’età di circa sette anni, ma devo ammettere che l’incontro con la chitarra è stato quasi casuale. Inizialmente infatti avevo fatto richiesta di essere iscritto al corso di pianoforte presso la locale scuola comunale: non vi era più posto e mi fu proposto di partecipare alla classe di chitarra classica.. una fortuna. Non ricordo esattamente quale fu la ragione scatenante della mia voglia di iscrivermi, ma rammento perfettamente, e facevo le scuole elementari, che quando il bidello entrò in classe domandando chi volesse partecipare ai corsi di musica, prontamente mi alzai esclamando “io, io !! ” … e in casa mia nessuno praticava uno strumento.

2) Nel panorama chitarristico italiano, ma anche internazionale, oggi sono presenti moltissimi duo di chitarra, però sembra che voi tendiate suonare “fuori dal seminato”, a cominciare proprio dal repertorio (di stampo non-accademico): volete raccontarci del vostro progetto? Chi sono il Bruskers duo? E com’è nato?

Hai ragione, suoniamo “fuori dal seminato”, ma ci permettiamo di aggiungere che non riguarda solo il repertorio di stampo accademico, ma anche quello jazzistico da cui prendiamo molti brani. Gli standard jazz solo soltanto un pretesto, un mezzo per trovare un terreno comune su cui lavorare e in cui far incontrare un chitarrista classico e uno di formazione più moderna. Non siamo jazzisti, quella musica ci piace e ci affascina molto ma non è quello che cerchiamo. Il jazz è il punto di partenza per cercare di creare il nostro linguaggio personale che non credo sia esattamente circoscrivibile da definizioni nette di genere.

La nascita del nostro progetto può risultare anomala poiché è nato in seno a un’orchestra che aveva, e tuttora ha, l’obiettivo di unire insieme chitarristi derivanti dalle due differenti preparazioni scolastiche: chitarra classica e moderna, o come è preferibile definire quest’ultima, “chitarra acustica”. Nella scuola di musica presso la quale siamo insegnanti (Fondazione C. e G. Andreoli), da sempre i corsi di chitarra hanno avuto numerosi iscritti: il problema è quello di far suonare insieme così tanti ragazzi. Una soluzione è stata quella di creare un’orchestra di sole chitarre che permettesse agli iscritti ai vari corsi (classico e acustico) di fare musica d’insieme: nel 2000 nacque così la “Lybra Guitar Orchestra”. In questa maniera ci siamo potuti conoscere e alcuni di noi hanno iniziato a sperimentare in una formazione ridotta questa contaminazione fra generi, prima con un ensamble di quattro, poi tre e infine soli due elementi: i Bruskers attuali, cioè un chitarrista classico e uno di estrazione moderna!

Siamo partiti, quasi per scherzo, partecipando ad un noto festival di “Buskers” come puro divertimento e come svago tra chitarristi che si conoscevano ma non avevano mai suonato insieme. Poi siamo rimasti in due e il lavoro si è intensificato, cercando di prendere una direzione il più possibile personale e riconoscibile. Hai detto giustamente che ad oggi sono presenti moltissimi duo di chitarra, tantissimi davvero bravi aggiungiamo. Crediamo che la strada per farsi notare sia proprio la ricerca di una propria identità musicale precisa, e per il nostro genere penso sia un fattore assolutamente determinante. Nel caso di un duo che esegue repertorio classico, oltre alla ricerca di questa propria personalità pensiamo che siano altrettanto importanti anche altri elementi, fatto dovuto semplicemente al repertorio che si esegue, come l’aspetto filologico o una ricerca maggiore del suono anche da un punto di vista “estetico”. La nostra è una ricerca focalizzata su dettagli di tipo leggermente differente, ma credo che non possa essere diversamente.

3)Nei vostri album, a partire dal primissimo (in cui eravate un trio), sino all’ultimo, eseguite vostri arrangiamenti di “standard” più o meno famosi. Ma come avviene la scelta dei brani da inserire nella scaletta?

E: Arriva da brani che ci sono rimasti impressi per qualche motivo, che conosciamo magari perché rivisitate in formazioni e con organici dei più svariati ma di cui non conosciamo rivisitazioni chitarristiche, e lo voglia di misurarci con questi brani è davvero tanta. Altre volte la scelta è molto più legata a serate passate insieme a suonare, a sfogliare i Real Book del jazz alla ricerca di nuovi stimoli o di brani a noi sconosciuti che possono tuttavia fornirci validi spunti al nostro lavoro. Quest’ultimo “processo” si svolge un po’ così:

E: “dai leggiamo questo..”

M: “..mmh..noioso..guarda questo invece!”

E.: “non mi piace, non suona..”

M: “questo??”

E.: “Bello, il tema si potrebbe rivedere così”

M: “Ok..magari lo trasportiamo di tonalità che funziona meglio”

E: “Sì giusto!”

E così si inizia a suonare e si passa una serata a metter in fila idee, provare magari versioni diverse con altrettanto svariati “feel” dello stesso brano, poi le registriamo e le riascoltiamo a casa a mente fresca. Magari dopo qualche giorno il nostro lavoro non ci piace affatto e viene accantonato, altre volte siamo più fortunati e un nuovo brano comincia a prendere vita. Ha inizio così il vero proprio processo di elaborazione, di arrangiamento e di rivisitazione. Molto spesso decidiamo di affiancare alle rivisitazioni dei temi e delle sezioni completamente nuove scritte da noi. I più attenti, e i conoscitori del genere, a volte le riconoscono, e ci fa piacere, altri invece pensano che siano parte dell’originale, e magari ci fa piacere comunque perché può significare che il brano ha una buona resa, e “funziona”. Questi interventi “strutturali” poi possono, anche a ragione, non piacere affatto, ma questa ovviamente è un’altra storia e siamo pienamente consapevoli che le nostre scelte possono non soddisfare ad esempio i puristi del jazz, ma non ce ne preoccupiamo. Il nostro come ho già detto non è jazz, come non è in realtà pienamente inscrivibile in altri generi.

M: Occorre innanzitutto precisare che noi non siamo musicisti jazz o “jazz addicted”. Questa puntualizzazione può far risultare strana la nostra scelta di includere numerosi brani derivanti appunto dalla tradizione jazzistica. Consideriamo il repertorio jazz come una ricca e generosa cornucopia di ispirazione dalla quale attingere con assiduità. Solitamente, a meno di brani particolarmente noti, la nostra scelta si basa sulla lettura dei cosiddetti “Real Book”, ovvero i testi che raccolgono numerosissimi spartiti jazz: li proviamo a suonare insieme a prima vista.. se scatta la scintilla della curiosità allora proseguiamo nell’elaborazione. Tutto questo necessita un tempo variabile: vi sono stati brani che hanno richiesto semplicemente un paio di incontri per raggiungere la forma definitiva, altri che hanno subito metamorfosi continue, anche di mesi, per poi magari alla fine essere scartati. Inoltre, per i brani meno noti, di solito non cerchiamo la versione audio originale e nemmeno una rielaborazione già eseguita da altri artisti, per non essere influenzati nella nostra creatività.

4) Nella domanda precedente mi sono riferito al vostro “ultimo” album, senza però specificare nulla: ebbene, si intitola “Addition” e, se non sbaglio, è uscito pochissimi giorni fa. Raccontateci di questo nuovo progetto!

M: “Addition” è il frutto di un’attività certosina e contemporaneamente frenetica in sala prove durata parecchi mesi. Il lavoro più impegnativo è stato quello di mantenere costantemente vivo il dialogo fra le nostre chitarre. Il disco è inteso come un conversazione fra due persone che, continuando a scambiarsi opinioni, reciprocamente si arricchiscono e scoprono vicendevolmente nuovi aspetti riguardo argomenti che pensavano già di conoscere. Il tutto senza pronunciare una sola parola ma esprimendo i propri pensieri attraverso la musica.

Uno dei commenti che spesso riceviamo al termine dei nostri concerti è quello di aver incuriosito l’ascoltatore mantenendo viva in lui, durante l’esibizione, la domanda “.. e adesso cosa farà quell’altro?!”

Questo è l’intento di “Addition”, ovvero creare un intreccio di idee che spostino ritmicamente l’attenzione prima su uno e poi sull’altro protagonista senza che ve ne sia uno sostanzialmente principale. “Addition” è realmente la somma dei contributi di due persone e non vuole limitarsi al semplice “1+1 = 2” ma mira a creare qualcosa in più, spesso inaspettato. Il vero valore aggiunto del disco è quello di concretizzare la sinergia fra idee provenienti da differenti esperienze.

E: “Addition” è senza dubbio un album che ci è costato tantissimo impegno. Un anno e mezzo di lavoro e due settimane in studio con ritmi decisamente faticosi. “Addition” credo però che rappresenti molto bene quello che sono i Bruskers in questo momento. Rappresenta una visione comune ma allo stesso tempo diversa di intendere la musica e unisce molte contaminazioni in brani legati dal filo conduttore del jazz. Al pubblico starà a decidere se è un bel disco, non certo a noi! Sicuramente è quasi tutto quello che possiamo dare in questo momento: dico volutamente “quasi” perché credo sia sempre presente, in qualsiasi cosa, un margine di miglioramento, piccolo o grande che sia.

lunedì 26 dicembre 2011

Black Orpheus - Bruskers Guitar Duo for Fingerpicking.net

Bruskers: Biografia


La formazione dei Bruskers è costituita dai modenesi Matteo Minozzi ed Eugenio Polacchini. La singolarità di questo duo chitarristico sta nell’accostamento dei due mondi musicali propri della formazione dei due chitarristi: di stampo classico per Polacchini, moderna per Minozzi. Da questo contatto emerge uno stile frutto di un insieme di idee, sonorità, fraseggi e ritmiche estremamente eterogenee ma legate da una visione comune che ha l’obiettivo di eliminare ogni contrasto.

I Bruskers compiono i primi passi nel 2003 come artisti di strada partecipando a diversi festival internazionali in Italia e all’estero. Negli anni successivi diversificano la loro proposta musicale adattandola ad un ascolto più attento ed esigente, portandoli ad esibirsi presso auditorium e teatri. Recentemente sono stati invitati a partecipare a festival chitarristici internazionali (Arte a 6 Corde, San Benedetto Acoustic Guitar Festival, Acoustic Franciacorta). Hanno all’attivo collaborazioni con attori, tra cui spicca quella con Ivano Marescotti.

Nel 2009 i Bruskers registrano il loro disco "Guitar Sketch", ristampato nel 2010 per l’etichetta specializzata “Fingerpicking.net”, direttamente collegata al portale italiano della chitarra acustica frequentato da professionisti e appassionati in Italia e nel mondo. I Bruskers inoltre collaborano attivamente con questo portale web realizzando articoli e video dimostrativi o didattici. Il disco “Guitar Sketch” è stato recensito dalla stampa specializzata italiana (Chitarre, Axe Magazine) e da siti web nazionali ed esteri (USA, Francia, Canada).
"Guitar Sketch" è stato venduto in tutti i paesi europei, USA, Canada e Giappone.

Nel Dicembre 2011 pubblicano sempre con l'etichetta "Fingerpicking.net" il loro ultimo disco, intitolato "Addition".

I Bruskers hanno suonato in Italia, Francia, Germania, Spagna, Austria, Belgio, Ungheria e Portogallo, in duo o come solisti della Lybra Guitar Orchestra, l’orchestra di chitarre di cui fanno parte, diretta dal Maestro Mauro Bruschi.

Dal 2011 Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi sono endorser ufficiali per l'azienda svizzera specializzata nell'amplificazione di strumenti acustici "Schertler".

domenica 25 dicembre 2011

IX Segovia Day 2011

Guitars Speaks programma radio sulla chitarra in onda su Radio Voce della Speranza




Mercoledì 28 dicembre Lucia D'Errico in concerto su Guitars Speak alle 21 su RVS

Guitars Speak non si ferma neanche durante le vacanze di Natale! Troppa è la musica per chitarra che vogliamo farvi ascoltare e non ci tiriamo certo indietro. Per l’ultima trasmissione del 2011 ascolteremo il concerto suonato il 1 giugno 2011 da Lucia D’Errico presso lo Scarpon Live Club, per un recital in bilico tra la musica contemporanea e la classica e la chitarra classica e lo strumento elettrico! Musiche di Mauro Giuliani, Athanasius Kircher, Manuel De Falla, Maurice Ohana,Tristan Murail, Johan Kaspar Mertz, Hans Werner Henze, Fausto Romitelli.


sabato 24 dicembre 2011

Tanti Auguri di Buon Natale!



Il Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche
augura
a tutti Voi, alle Vostre Famiglie e alle Vostre Chitarre
i migliori Auguri di Buon Natale!

venerdì 23 dicembre 2011

Matteo Mela & Lorenzo Micheli: Castelnuovo-Tedesco, Rumba



Seoul, Sejong Chamber Hall, June 2010
SoloDuo (Matteo Mela & Lorenzo Micheli) play Mario Castelnuovo-Tedesco's "Allegretto scherzando, alla Rumba" (Prelude no. 10 from "The Well-Tempered Guitars")

I Advanced Masked - Summers and Fripp (Long Version)

Recensione di I Advance Masked di Andy Summers e Robert Fripp, 1982 AM Records



Sono passati quasi trentanni da quando questi due gentlemen del rock britannico e mondiale si erano trovati per registrare questo disco in duo, il primo a cui seguirà “Bewitched” nel 1984. Nel 1982 ero già un fan dei Police ma conoscevo poco il signor Fripp, dei King Crimson mi era nota solo la bellissima copertina del loro In the Court Of Crimson King, inciso nel 1969, l’anno in cui sono nato.
Trentanni ci sono voluti perché la mia attenzione si rivolgesse a questo disco e perché questo piccolo gioiello entrasse nella mia discoteca.
Il disco mette in mostra e fonde tra di loro gli stili dei due guitar players: l’eleganza della struttura armonica di Andy Summers (bello ritrovare i suoi accordi di settima e di nona) e la disciplina impeccabile della macchina da guerra Frippiana (la sua ritmica metronomica, il suo contrappunto implacabilmente preciso).
Tra i due quello che sembra appropriarsi di maggiore libertà sembra essere Summers, e ci credo qui non c’è Sting che ci cassa gli assoli, qui ha unico contraltare un suo pari con cui non gli resta che un raffinato e pulito dialogo. I due mostrano tutta la loro classe, la loro ironia, sono forse all'apice della loro ricerca musicale e nessuno si nasconde a favore dell’altro: Summers è lanciato coi Police, Fripp ha dato nuova vita al suo Re Cremisi, entrambi sono sopravvissuti al punk, alle tournée in furgone, sono persone e professionisti della musica che sanno cosa vuo, dire entrare in studio di registrazione, firmare un contratto con una major e nonostante la lunga carriera e militanza tra le file del rock sono in perfetta forma fisica, mentale e creativa. Summers ha 40 anni, Fripp 36, di farsi le canne non gliene frega più nulla a nessuno dei due. Se mai gliene è importato qualcosa.
E’ rock quello che suonano? Forse no, non c’è traccia di trasgressione giovanile, nessuna forma di ribellione, nessuna goccia di sudore, la foto nel retro del cd li ritrae in completo nero, Fripp addirittura in cravatta e capelli corti, ma la loro musica non ha mai nascosto l’ambizione di andare oltre ai canonici tre accordi, al ritmo squadrato di cassa e rullante. Sembra che sia uscito dalla camera del tempo questo disco, mi trovo a ascoltare con passione retromane un lavoro di trentanni fa e mi accorgo che se l’avessero fatto uscire oggi forse non sarebbe suonato così diverso, all’epoca era passato inosservato, travolto dai quei capolavori che i rispettivi gruppi sfornavano uno dietro l’altro, coperti da quella colossale ubriacatura creativa questo “I Advance Masked” se l’erano filato solo i chitarristi sfegatati catalogandolo come un divertisment tra due leggende, un educato scambio di idee tra due gentiluomini della chitarra e del rock. Art Rock in guanti bianchi. Lunga vita a questi due leoni.

giovedì 22 dicembre 2011

Recensione di Mario Castelnuovo Tedesco The Well Tempered Guitars 24 Preludes & Fugues Di Solo Duo, Matteo Mela e Lorenzo Micheli, Solaria 2012



Ascolto questo doppio cd e ne scrivo la recensione dopo la lettura dell’ultimo libro di Simon Reynolds “Retromania” e del saggio “L’angelo con il fonografo” di Evan Eisenberg. Perché questa precisazione? Perché questo doppio cd, davvero appena uscito, registrato dal Solo Duo di Matteo Mela e Lorenzo Micheli sembra posizionarsi al centro delle tesi esposte nei due libri.
Il libro di Eisenberg infatti documenta con precisione la storia e le modifiche apportate dalla possibilità di registrare e riascoltare brani musicali a livello sociale, culturale economico nella nostra società, mentre il libro di Reynolds rappresenta una analisi del culto per il passato da parte della nostra cultura che, sia pur nel suo caso riferita più alla musica popolare, può essere trasferita anche nella musica classica e contemporanea.
In entrambi i libri emerge un certo senso di nostalgia per il passato che ben si accompagna alle note che escono dagli altoparlanti del mio impianto stereo, la musica di Mario Castelnuovo Tedesco sembra infatti esprimere tutta la nostalgia romantica per un epoca passata di cui non ha potuto per questioni anagrafiche farne parte. Dissonanze, atonalità, modernismo sono parole che non rientrano nel vocabolario del compositore tanto apprezzato da Andres Segovia e i suoi ventiquattro Preludi e Fughe per “The Well Tempered Guitars” già nel titolo citano ironicamente potenti echi dal passato. Ascoltare questa incisione significa astrarsi dal tempo, immergersi in una zona dai confini confusi e incerti permessi solo dalla incisione discografica. Tutto si dissolve, le note, i musicisti, le loro chitarre, anche le foto della confezione dei cd che riprendono Matteo Mela e Lorenzo Micheli in una tranquilla passeggiata su una spiaggia in inverno sotto a un cielo carico di nuvole gonfie di una pioggia forse imminente. Il resto è pura musica “per sé”, l’ideale perfezione arcaica di una forma d’arte che vive nel tempo e nello spazio nell'attimo in cui le corde delle chitarre vengono accarezzate e i loro suoni evocati da due musicisti di indubbio e giustamente affermato talento.
One more time for the world, please.

mercoledì 21 dicembre 2011

Guitars Speak dodicesima puntata: Carlo Mattiuzzo in concerto



Mercoledì 21 dicembre Carlo Mattiuzzo in concerto su Guitars Speak alle 21 su RVS

Continua la serie dei live registrati allo Scarpon Live Club di Mestre nel corso del 2011 nell’ambito della rassegna per chitarra classica e contemporanea promosso da AlchEmistica, Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche e LAMM. Ascolteremo il concerto di Carlo Mattiuzzo registrato il 7 giugno, musiche di Leo Brouwer, Lou Harrison, Bach, Tansman, Giuliani, Fontanelli


domenica 18 dicembre 2011

Guitars Speaks programma radio sulla chitarra in onda su Radio Voce della Speranza



Mercoledì 21 dicembre Carlo Mattiuzzo in concerto su Guitars Speak alle 21 su RVS

Continua la serie dei live registrati allo Scarpon Live Club di Mestre nel corso del 2011 nell’ambito della rassegna per chitarra classica e contemporanea promosso da AlchEmistica, Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche e LAMM. Ascolteremo il concerto di Carlo Mattiuzzo registrato il 7 giugno, musiche di Leo Brouwer, Lou Harrison, Bach, Tansman, Giuliani, Fontanelli


giovedì 15 dicembre 2011

Giornata della Chitarra Classica, 13° appuntamento



Come di consueto, a cadenza mensile, si rinnova l'appuntamento con la Giornata della Chitarra Classica. Il prossimo sarà Sabato 17 Dicembre; il Tema è libero e alla fine delle esibizioni è prevista una piccola sorpresa "natalizia".. perciò non mancate! I concerti si svolgeranno al C.A.M. Pecetta, in via Pecetta, 29 a Milano e inizieranno alle ore 15.00.

mercoledì 14 dicembre 2011

Ry Cooder su Guitars Speak questa sera su Radio Voce della Speranza


Mercoledì 14 dicembre Ry Cooder su Guitars Speak alle 21 su RVS

Permettetemi una soddisfazione personale. Con questa puntata onoro e porgo omaggio a un mio mito personale: il grande chitarrista americano Ry Cooder. Grandissimo bluesman, chitarrista fantastico, virtuoso dello slide e eccellente musicologo, Ry Cooder rappresenta un mito (a volte scomodo) nella musica popolare americana e nella musica etnica. Per chi volesse approfondire la sua conoscenza è liberamente disponibile il mio saggio su di lui all’interno del Compendium Volumen 1.


sabato 10 dicembre 2011

Guitars Speak undicesima puntata: Ry Cooder


Mercoledì 14 dicembre Ry Cooder su Guitars Speak alle 21 su RVS

Permettetemi una soddisfazione personale. Con questa puntata onoro e porgo omaggio a un mio mito personale: il grande chitarrista americano Ry Cooder. Grandissimo bluesman, chitarrista fantastico, virtuoso dello slide e eccellente musicologo, Ry Cooder rappresenta un mito (a volte scomodo) nella musica popolare americana e nella musica etnica. Per chi volesse approfondire la sua conoscenza è liberamente disponibile il mio saggio su di lui all’interno del Compendium Volumen 1.


mercoledì 7 dicembre 2011



Mercoledì 7 dicembre Paolo Sorge su Guitars Speak alle 21 su RVS

Decima puntata di Guitars Speak dedicata la chitarrista jazz Paolo Sorge. Tra i fondatori del collettivo Improvvisatore Involontario Paolo Sorge rappresenta una figura di musicista trasversale, perfettamente a suo agio sia nel linguaggio del jazz che in quello della musica contemporanea. In questa puntata ascolteremo diversi brani dai suoi dischi mostrando tutta la forza e la coerenza di un percorso artistico e creativo di altissimo livello.

domenica 4 dicembre 2011

Guitars Speak decima puntata: Paolo Sorge



Mercoledì 7 dicembre Paolo Sorge su Guitars Speak alle 21 su RVS

Decima puntata di Guitars Speak dedicata la chitarrista jazz Paolo Sorge. Tra i fondatori del collettivo Improvvisatore Involontario Paolo Sorge rappresenta una figura di musicista trasversale, perfettamente a suo agio sia nel linguaggio del jazz che in quello della musica contemporanea. In questa puntata ascolteremo diversi brani dai suoi dischi mostrando tutta la forza e la coerenza di un percorso artistico e creativo di altissimo livello.


Ecco i Podcast delle prime nove puntate!

- 30/11/2011

In questo incontroascolteremo le musiche del chitarrista veneziano Leonardo De Marchi. In particolare ascolteremo la registrazione del concerto svoltosi il 26 aprile 2011 allo Scarpon Live Club di Mestre Venezia, De Marchi suonerà musiche di Luis de Milan, Luys de Narvaez, Frank Martin, Dionisio Aguado, Fernando Sor, Giovanni Sparano.

Scaricate e ascoltate la puntata cliccando QUI

- 23/11/2011

Questa settimana ascolteremo le musiche del chitarrista milanese Simone Massaron. Grande musicista e grande amico del Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche. Simone si sta confermando come uno dei più interessanti chitarristi/improvvisatori della scena musicale italiana, ha inciso per il El Gallo Rojo e Long Songs Records e collaborato con musicisti come Tiziana Giglioni, Marc Ribot, Elliott Sharp, Carla Bozulich, Piero Bittolo Bon. Tutto su Simone nello Speciale a lui dedicato.

Scaricate e ascoltate la puntata cliccando QUI

- 16/11/2011

Settima puntata e ancora una registrazione live dai concerti tenutesi allo Scarpon Live Club a Mestre. In questa trasmissione ascolteremo il Bach Guitar Duo in un concerto registrato il 22 marzo 2011. Musiche di Bach, Buxtehude, Telemann e Witt. Alle chitarre i Maestri FlorindoBaldissera e Vittorino Nalato!

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- 09/11/2011

Storia e vita della chitarra" Le chitarre che parlano" In questo incontro: La puntata di oggi, (siamo già arrivati alla sesta) parlerà di due cd, due compilation interamente dedicate alla chitarra contemporanea e all'improvvisazione: I Never Meta Guitar(Solo Guitars for the XXI Century) della Clean Feed e GUITARS: AN ANTHOLOGY OF EXPERIMENTAL SOLO GUITAR MUSIC della italianissima casa discografica "Setola di Maiale"

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- 02/11/2011

Guitars Speak 05 Storia e vita della chitarra" Le chitarre che parlano" In questo incontro: Andrea Aguzzi ci presenta in questa puntata, un concerto del chitarrista Veneziano Diego Vio, i brani che sentiremo spazieranno in improvvisazioni del chitarrista, con musiche; Jazz, Bossa nova e per finire un tocco di Classica con il Notturno di Chopin.

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- 26/10/2011

Guitars Speak 04 Storia e vita della chitarra" Le chitarre che parlano" In questo incontro: Andrea Aguzzi ci presenta in questa puntata, il concerto del chitarrista Giacomo Costantini, dove interpreta musiche di: Fernando Sor, Dionisio Aguado, Josè Viñas, Francisco Tarrega, Enrique Granados. Il luogo del concerto e la registrazione è stato lo Scarpon Live Club a Mestre, martedì 8 marzo 2011.

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- 19/10/2011

Guitars Speak 03 Storia e vita della chitarra" Le chitarre che parlano" In questo incontro: Questa settimana il racconto delle "sei corde" passa dall'Africa. Andrea Aguzzi ci parlerà del musicista del Mali Ali Farka Toure.

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- 12/10/2011

Storia e vita della chitarra" Le chitarre che parlano" In questo incontro: Questo è il primo di una serie di concerti realizzati presso Lo Scarpon Live Club di Mestre. In questa puntata Andrea Aguzzi ci presenta il chitarrista Carlo Siega in un concerto registrato il 22 febbraio 2011, con brani di Ulrich Krieger, Silvius Leopold Weiss, Heitor Villa Lobos, Lou Harrison ed Eve Beglarian.

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- 05/10/2011
Un nuovo programma si aggiunge alla famiglia di Di che musica sei? su Radio Voce della Speranza: "Guitars Speak" e chi se non Andrea Aguzzi, il creatore del Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche poteva condurlo? Ogni mercoledì sera dalle 9 alle 10 ci sarà un incontro dove le chitarre racconteranno la propria musica nella voce di Andrea Aguzzi. Nella prima puntata ascolteremo interpreti come: Andrès Segovia, John Fahey, Derek Bailey, Joe Pass.

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venerdì 2 dicembre 2011

Intervista a Matteo Fiorini - McGuffin Electric terza parte


9. Consigliaci cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolti di solito?

Premesso che cinque cd sono davvero pochi, ho pensato di scegliere qualche cosa che in qualche modo avesse segnato la mia vita, per questo motivo ho pensato ad Ascension di John Coltrane, perché è stato il primo disco free jazz che ho ascoltato e che adoro per la sua componente spirituale, la struttura è incredibile: sembra un fiume che non smette mai di ingrossarsi e scorrere! Ho pensato anche a Spiritual Unity di Albert Ayler, in quanto lo considero l’elemento di unione tra jazz concepito come riconoscibilità e facilità di “orientamento” per così dire, e improvvisazione libera vista come fattore destabilizzante. L’altro motivo, più affettivo, per cui l’ho scelto è perché questo è stato il primo approccio con il chitarrista che stimo di più, Marc Ribot. Per questo, il terzo cd che scelgo è Marc Ribot plays Franzt Casseus, perché l’interpretazione stupefacente di quest’album lo rende uno dei lavori più insospettabilmente vari che mi sia capitato di sentire. Il quarto titolo, è un album di Miles Davis, Filles de Kilimanjaro, perché racchiude in sé le due fasi che preferisco di questo musicista, concentrandosi sul momento di transizione in cui l'improvvisazione comincia a slegarsi dalla composizione muovendosi verso il suono come fine e non mezzo del percorso espressivo. L’ultimo album che mi porterei su quest’isola sarebbe sicuramente qualche cosa della Masada di John Zorn, in particolare del Masada String Trio, un po’ perché credo che sia rappresentativo nel modo di comporre, ma anche nell'improvvisazione che arriva alle origini, riuscendo ad avere un bilanciamento espressivo tra classica, folk e jazz, davvero particolare, Credo che la metà dei meriti di questi lavori sono dovuti alla presenza di Greg Cohen, che credo sia uno dei migliori musicisti, al momento.

10. Quali sono invece i tuoi cinque spartiti indispensabili?

Sono contento di questa domanda, perché avevo eliminato dagli album dell’isola deserta tutta la musica contemporanea, che trova ora lo spazio che merita.
Ritengo sicuramente indispensabile “Worker's Union” di Louis Andriessen, perché rappresenta in pieno la mia idea di musica scritta, contrapponendo un rigore assoluto con un altrettanto assoluto agio interpretativo; In C di Terry Riley, perchè è davvero divertente da suonare, è stato il primo spartito di musica minimalista che ho letto e perchè ti permette libertà assoluta perfettamente organizzata con gli altri musicisti
Come terzo scelgo 24 studi di chitarra di Mario Giuliani, perché come ogni chitarrista, ho un rapporto di amore e odio con questi esercizi che mi hanno consumato le dita in gioventù.
Uno spartito che mi ha veramente lasciato senza parole è Clapping music di Steve Reich, l’ho giudicato allucinantemente bello, ne sono rimasto davvero colpito!
Vista l’importanza che ha avuto per me, ho tenuto per ultimo John Cage. I suoi lavori sono stati il primo impatto, anche se solo “grafico” che ho avuto con la musica sperimentale quando ancora non mi ero interessato ad essa. Credo che sia stato davvero determinante per me e per i miei studi successivi.

11. Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Di consigli, ne vorrei io da loro! È un grande rammarico il fatto di non aver mai conseguito il diploma in chitarra. Diciamo quindi che posso consigliare come collaboratore e amico di musicisti diplomati, di non mettere mai davanti il titolo e continuare a studiare anche in direzioni meno tradizionali e fare esperienze delle più varie. Nessuno vuole parlare con un diploma, ma con un musicista.

12. Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Per quanto riguarda personalità italiane, collaborerei volentieri con i chitarristi che apprezzo maggiormente, Egle Sommacal, Asso Stefana, Stefano Pilia, Simone Massaron, Enrico Terragnoli. Meno specificatamente stimo moltissimo tutti i musicisti facenti parte del Gallo Rojo, il batterista Francesco Cusa, e credo che lavorerei davvero volentieri con personalità come Enrico Gabrielli e Xabier Iriondo. Ho peraltro ascoltato di recente il mio collega nel Guitar Improvisation Project M Tabe, che ho trovato molto interessante, collaborerei molto volentieri anche con lui. I progetti che ho in testa sono svariati, credo che quello che si fa largo con maggior insistenza sia quello di sonorizzare dal vivo un film. Nel frattempo sto lavorando ad un esperimento insieme alla batterista Monica Colella, con cui ho già suonato in molti progetti, e sto rifinendo l’uscita di questo mio primo disco solista, che dovrebbe essere ormai certa per i primi mesi del prossimo anno. Sarà un disco completamente rassegnato e quasi totalmente di sola chitarra con qualche “ospite”.

13. Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Si fa musica per misurarsi con se stessi e con l'ambiente che abbiamo intorno.
Dovrebbe avere il ruolo che dovrebbe spettare all'arte, cioè quello di cercare di far riflettere le persone, prendendole allo stomaco, e non sempre lavorando sulle emozioni.
Oggi c'è bisogno di sensazioni, forti e non ignorabili, stimoli per togliersi dal torpore che il momento storico ci butta addosso.
Non basta “non guardare la televisione” bisogna fare qualcosa di più, lasciarsi guidare da quella “rivoluzione” che abbiamo dentro, e che forse, la musica può tirarci fuori.
Non credo di essere un visionario pensando che la musica ci potrebbe davvero tirare fuori da questo pantano!

giovedì 1 dicembre 2011

NOTE PER UN COLLASSO MENTALE



Dal 27 al 31 dicembre 2011

NOTE PER UN COLLASSO MENTALE

Una partitura per voci, corpi, chitarra, live electronics e altro

Liberamente ispirata all’opera di J.G: Ballard



Regia, drammaturgia, luci, scena, costume Giuseppe Isgrò



con


Andrea Barettoni voce, corpo, organetto

Francesca Frigoli voce, corpo, flauto traverso

Alessandra Novaga chitarra

Giovanni Isgrò live electronics, suono

Nicola Stravalaci voce registrata



Musica Giovanni Isgrò, Alessandra Novaga

Visuals Francesca Cianniello

Maschere, immagine grafica Giovanni De Francesco

Dramaturg Antonio Caronia, Francesca Marianna Consonni

Videoriprese Barbara Cicchinè

Consulenza tecnica Giuseppe Marzoli



27/ 31 dicembre 2011

Da martedì a sabato ore 21.30

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 70, 20137 Milano


Per informazioni e prenotazioni sugli spettacoli 02.49472369 - 320 6874363

dal martedì al venerdì dalle (ore 15.00 - 19.00)

info@spaziotertulliano.it

Ritiro dei biglietti: a partire da un’ora prima dall’inizio dello spettacolo.

E’ sempre possibile prenotare via mail all’indirizzo biglietteria@spaziotertulliano.it


Ufficio Stampa pzteatro:

Emanuela Filippi - Eventi e Comunicazione

392 4150 276 - 02 45479017

eventiecomunicazione@gmail.com

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NOTE PER UN COLLASSO MENTALE

Una partitura per voci, corpi, chitarra, live electronics e altro

Liberamente ispirata all’opera di J.G: Ballard

Nelle menti più forti i contenuti concettuali si collegano alla profondità del sesso”

W.S. Burroughs

Note per un collasso mentale, ideato e diretto da Giuseppe Isgrò, è uno spettacolo ispirato all’opera di J.G. Ballard - e in particolare, al suo romanzo sperimentale “La mostra delle atrocità”- che nasce da diversi stimoli, incontri, e coincidenze. Lo possiamo definire il recital concitato di un testo attualissimo sui migliori e peggiori sentimenti della contemporaneità, un’ecografia al ventre gravido dell’immaginario.

Lo sguardo con cui Isgrò ha studiato Ballard ne fa risuonare le capacità anticipatorie.


Una scena assolutamente spoglia ed essenziale, composta solo dall’hardware dello spettacolo: computer, strumenti acustici e percussioni, campionatori e amplificatori, casse, fari e microfoni. I due attori Francesca Frigoli e Andrea Barettoni -che seguiranno traiettorie fisiche e gestuali estremamente “costruite” e significanti- non saranno mere presenze narranti, ma voce, corpo, azione e relazione. Le immagini evocative, analitiche e allusive, proprie di questo materiale letterario, saranno in tale modo restituite e rilette in una preziosa sequenza in cui ogni cosa, attraverso il testo, le azioni, la musica, i suoni, è ribaltata o distorta ad arte: il sesso, il porno, la follia, il mito, la femmina, la guerra, la chirurgia estetica, la malattia, la ferita, la scienza, la morte sono ora paradossi estetici, ora paradigmi rovesciati.




Intervista a Matteo Fiorini - McGuffin Electric seconda parte


5. Qual è il ruolo dell’Errore nella tua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...

Un errore è semplicemente il punto di partenza per una nuova cosa, non ha una connotazione negativa, anzi, viene posto come pretesto per un necessario cambio di percorso, a volte anche cambio di campo d’azione, e ciò che è importante è che ti sorprenda, che ti faccia intravedere una via a cui non avevi pensato, in modo che tu possa partire da quell’errore, frutto del caso, e farlo seguire da qualche cosa di ragionato. Credo che sia corretto in tutti i campi affrontare con questo spirito l'errore, se ci si sposta dal proprio solito piano, si può vivere con molto più entusiasmo tutto.

6. Parliamo di marketing. Quanto pensi che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Certamente sapersi promuovere e saper promuovere il proprio lavoro è importantissimo, ma non siamo venditori, siamo musicisti. La prima cosa da fare per farsi conoscere per quanto scontata, è suonare bene, poi cercare di farsi sentire il più possibile. Non è facile trovare spazio in un mercato così saturo, e quindi la chiave, forse sta nel fare meno, ma più ragionato. Anche la promozione, in qualche modo, deve rispondere ad esigenze artistiche.

7. Come vedi la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e di possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Ti faccio questa domanda anche il relazione al fatto che hai partecipato al Guitar Improvvisation Project per la netlabel AlchEmistica e che il prossimo anno uscirà il tuo primo disco ..

Sicuramente il download è un fenomeno con molti punti a favore: la possibilità di ascoltare molta più musica, la possibilità di veicolare meglio i propri lavori e la possibilità di valutare un'artista che magari non si conosce. D'altra parte però, questa grossa e gratuita possibilità può sicuramente portare ad un'approssimazione negli ascolti, a cui sicuramente non viene dedicato il tempo di cui gode il supporto; c'è anche il discorso economico che per un artista è importante, le persone dovrebbero capire che se un musicista fa cose che ci piacciono, per permettergli di continuare a farle serve anche un corrispettivo economico. Personalmente quasi tutti i lavori in cui ho suonato sono stati pubblicati in licenza Creative Commons rimandando all'onestà delle persone il voler o no pagare per un prodotto che potrebbero avere gratis, e francamente, non ho visto risultati così scarsi. Le netlabel hanno la formula giusta che unisce le due cose: permettono all'artista una visibilità più capillare, riuscendo però ad abbattere i costi in maniera esponenziale e quindi riuscendo davvero a non guardare mai l'aspetto commerciale. Quando le persone scaricano il GIP, scaricano effettivamente un mio lavoro e, se piacerà, magari compreranno il prossimo disco.

8. Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Come in tutte le arti, anche nella musica il contesto storico è molto importante, e l'avere una discoteca cronologicamente piatta ci impedisci di andare a filtrare quegli elementi che possono essere scontati per un'epoca e non per un'altra. Penso però che sia più una difficoltà dell'ascoltatore, che viene a trovarsi sommerso da informazioni senza riuscire a capire da che parte arrivano. Niente, dovrebbe essere goduto con approssimazione; con questo non voglio dire che si dovrebbe diventare tutti musicologi, ma servirebbe effettivamente un briciolo di consapevolezza in più nell'approcciarsi alla musica. Soprattutto per apprezzarla maggiormente. Cage, ora, non indignerebbe più nessuno.

continua domani...