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venerdì 30 agosto 2013

Guitar Improvisation di McGuffin Electric on AlchEmistica Netlabel



Free Donwload e libero ascolto su: http://www.alchemistica.net/releases/al007.html

Rieccoci con un nuovo Guitar Improvisation Project! La settima uscita per le chitarre che improvvisano è firmata da Matteo Fiorini, in arte McGuffin Electric, che firma una release dove la sua chitarra vola attraverso otto improvvisazioni rarefatte, dilatate, quasi baileyiane nella loro forma– assenza di forma.
È jazz? È avanguardia? È contemporanea? È una nuova possibilità? È solo confondere le acque? È così grave pensare e provare che la composizione deve abbandonare certe sue posizioni e scendere a valle?
McGuffin Electric è uno dei tanti figli del suo tempo che cerca di esprimere le sue idee, la sua creatività con una sei corde elettrica. AlchEmistica è fiera di presentare questo nuovo lavoro e di allargare così ancora di più la schiera del Guitar Improvisation Project! Grazie Matteo!

venerdì 2 dicembre 2011

Intervista a Matteo Fiorini - McGuffin Electric terza parte


9. Consigliaci cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolti di solito?

Premesso che cinque cd sono davvero pochi, ho pensato di scegliere qualche cosa che in qualche modo avesse segnato la mia vita, per questo motivo ho pensato ad Ascension di John Coltrane, perché è stato il primo disco free jazz che ho ascoltato e che adoro per la sua componente spirituale, la struttura è incredibile: sembra un fiume che non smette mai di ingrossarsi e scorrere! Ho pensato anche a Spiritual Unity di Albert Ayler, in quanto lo considero l’elemento di unione tra jazz concepito come riconoscibilità e facilità di “orientamento” per così dire, e improvvisazione libera vista come fattore destabilizzante. L’altro motivo, più affettivo, per cui l’ho scelto è perché questo è stato il primo approccio con il chitarrista che stimo di più, Marc Ribot. Per questo, il terzo cd che scelgo è Marc Ribot plays Franzt Casseus, perché l’interpretazione stupefacente di quest’album lo rende uno dei lavori più insospettabilmente vari che mi sia capitato di sentire. Il quarto titolo, è un album di Miles Davis, Filles de Kilimanjaro, perché racchiude in sé le due fasi che preferisco di questo musicista, concentrandosi sul momento di transizione in cui l'improvvisazione comincia a slegarsi dalla composizione muovendosi verso il suono come fine e non mezzo del percorso espressivo. L’ultimo album che mi porterei su quest’isola sarebbe sicuramente qualche cosa della Masada di John Zorn, in particolare del Masada String Trio, un po’ perché credo che sia rappresentativo nel modo di comporre, ma anche nell'improvvisazione che arriva alle origini, riuscendo ad avere un bilanciamento espressivo tra classica, folk e jazz, davvero particolare, Credo che la metà dei meriti di questi lavori sono dovuti alla presenza di Greg Cohen, che credo sia uno dei migliori musicisti, al momento.

10. Quali sono invece i tuoi cinque spartiti indispensabili?

Sono contento di questa domanda, perché avevo eliminato dagli album dell’isola deserta tutta la musica contemporanea, che trova ora lo spazio che merita.
Ritengo sicuramente indispensabile “Worker's Union” di Louis Andriessen, perché rappresenta in pieno la mia idea di musica scritta, contrapponendo un rigore assoluto con un altrettanto assoluto agio interpretativo; In C di Terry Riley, perchè è davvero divertente da suonare, è stato il primo spartito di musica minimalista che ho letto e perchè ti permette libertà assoluta perfettamente organizzata con gli altri musicisti
Come terzo scelgo 24 studi di chitarra di Mario Giuliani, perché come ogni chitarrista, ho un rapporto di amore e odio con questi esercizi che mi hanno consumato le dita in gioventù.
Uno spartito che mi ha veramente lasciato senza parole è Clapping music di Steve Reich, l’ho giudicato allucinantemente bello, ne sono rimasto davvero colpito!
Vista l’importanza che ha avuto per me, ho tenuto per ultimo John Cage. I suoi lavori sono stati il primo impatto, anche se solo “grafico” che ho avuto con la musica sperimentale quando ancora non mi ero interessato ad essa. Credo che sia stato davvero determinante per me e per i miei studi successivi.

11. Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Di consigli, ne vorrei io da loro! È un grande rammarico il fatto di non aver mai conseguito il diploma in chitarra. Diciamo quindi che posso consigliare come collaboratore e amico di musicisti diplomati, di non mettere mai davanti il titolo e continuare a studiare anche in direzioni meno tradizionali e fare esperienze delle più varie. Nessuno vuole parlare con un diploma, ma con un musicista.

12. Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Per quanto riguarda personalità italiane, collaborerei volentieri con i chitarristi che apprezzo maggiormente, Egle Sommacal, Asso Stefana, Stefano Pilia, Simone Massaron, Enrico Terragnoli. Meno specificatamente stimo moltissimo tutti i musicisti facenti parte del Gallo Rojo, il batterista Francesco Cusa, e credo che lavorerei davvero volentieri con personalità come Enrico Gabrielli e Xabier Iriondo. Ho peraltro ascoltato di recente il mio collega nel Guitar Improvisation Project M Tabe, che ho trovato molto interessante, collaborerei molto volentieri anche con lui. I progetti che ho in testa sono svariati, credo che quello che si fa largo con maggior insistenza sia quello di sonorizzare dal vivo un film. Nel frattempo sto lavorando ad un esperimento insieme alla batterista Monica Colella, con cui ho già suonato in molti progetti, e sto rifinendo l’uscita di questo mio primo disco solista, che dovrebbe essere ormai certa per i primi mesi del prossimo anno. Sarà un disco completamente rassegnato e quasi totalmente di sola chitarra con qualche “ospite”.

13. Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Si fa musica per misurarsi con se stessi e con l'ambiente che abbiamo intorno.
Dovrebbe avere il ruolo che dovrebbe spettare all'arte, cioè quello di cercare di far riflettere le persone, prendendole allo stomaco, e non sempre lavorando sulle emozioni.
Oggi c'è bisogno di sensazioni, forti e non ignorabili, stimoli per togliersi dal torpore che il momento storico ci butta addosso.
Non basta “non guardare la televisione” bisogna fare qualcosa di più, lasciarsi guidare da quella “rivoluzione” che abbiamo dentro, e che forse, la musica può tirarci fuori.
Non credo di essere un visionario pensando che la musica ci potrebbe davvero tirare fuori da questo pantano!

giovedì 1 dicembre 2011

Intervista a Matteo Fiorini - McGuffin Electric seconda parte


5. Qual è il ruolo dell’Errore nella tua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...

Un errore è semplicemente il punto di partenza per una nuova cosa, non ha una connotazione negativa, anzi, viene posto come pretesto per un necessario cambio di percorso, a volte anche cambio di campo d’azione, e ciò che è importante è che ti sorprenda, che ti faccia intravedere una via a cui non avevi pensato, in modo che tu possa partire da quell’errore, frutto del caso, e farlo seguire da qualche cosa di ragionato. Credo che sia corretto in tutti i campi affrontare con questo spirito l'errore, se ci si sposta dal proprio solito piano, si può vivere con molto più entusiasmo tutto.

6. Parliamo di marketing. Quanto pensi che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Certamente sapersi promuovere e saper promuovere il proprio lavoro è importantissimo, ma non siamo venditori, siamo musicisti. La prima cosa da fare per farsi conoscere per quanto scontata, è suonare bene, poi cercare di farsi sentire il più possibile. Non è facile trovare spazio in un mercato così saturo, e quindi la chiave, forse sta nel fare meno, ma più ragionato. Anche la promozione, in qualche modo, deve rispondere ad esigenze artistiche.

7. Come vedi la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e di possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Ti faccio questa domanda anche il relazione al fatto che hai partecipato al Guitar Improvvisation Project per la netlabel AlchEmistica e che il prossimo anno uscirà il tuo primo disco ..

Sicuramente il download è un fenomeno con molti punti a favore: la possibilità di ascoltare molta più musica, la possibilità di veicolare meglio i propri lavori e la possibilità di valutare un'artista che magari non si conosce. D'altra parte però, questa grossa e gratuita possibilità può sicuramente portare ad un'approssimazione negli ascolti, a cui sicuramente non viene dedicato il tempo di cui gode il supporto; c'è anche il discorso economico che per un artista è importante, le persone dovrebbero capire che se un musicista fa cose che ci piacciono, per permettergli di continuare a farle serve anche un corrispettivo economico. Personalmente quasi tutti i lavori in cui ho suonato sono stati pubblicati in licenza Creative Commons rimandando all'onestà delle persone il voler o no pagare per un prodotto che potrebbero avere gratis, e francamente, non ho visto risultati così scarsi. Le netlabel hanno la formula giusta che unisce le due cose: permettono all'artista una visibilità più capillare, riuscendo però ad abbattere i costi in maniera esponenziale e quindi riuscendo davvero a non guardare mai l'aspetto commerciale. Quando le persone scaricano il GIP, scaricano effettivamente un mio lavoro e, se piacerà, magari compreranno il prossimo disco.

8. Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Come in tutte le arti, anche nella musica il contesto storico è molto importante, e l'avere una discoteca cronologicamente piatta ci impedisci di andare a filtrare quegli elementi che possono essere scontati per un'epoca e non per un'altra. Penso però che sia più una difficoltà dell'ascoltatore, che viene a trovarsi sommerso da informazioni senza riuscire a capire da che parte arrivano. Niente, dovrebbe essere goduto con approssimazione; con questo non voglio dire che si dovrebbe diventare tutti musicologi, ma servirebbe effettivamente un briciolo di consapevolezza in più nell'approcciarsi alla musica. Soprattutto per apprezzarla maggiormente. Cage, ora, non indignerebbe più nessuno.

continua domani...

martedì 29 novembre 2011

Intervista a Matteo Fiorini - McGuffin Electric prima parte


1. La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato?

Ho iniziato a suonare la chitarra da bambino, intorno ai nove anni, fondamentalmente perché lo trovavo uno strumento molto fisico, caratteristica che, ovviamente con chiavi di lettura diverse, mi ha portato a continuare a suonarlo finora. Suono altri cordofoni, quali banjo, ukulele e lapsteel guitar, che arricchiscono ulteriormente il campo espressivo d’azione possibile. Spesso mi capita di preparare i miei strumenti per riuscire ad entrare dentro le capacità timbriche della chitarra; Per la realizzazione del Guitar Improvisation Project, per esempio, la mia scelta è ricaduta su di una Teisco del 1964, praticamente una chitarra giocattolo, ma con un suono che adoro, e con una serie di caratteristiche che si prestano moltissimo all’improvvisazione.

2. Qual è il tuo background musicale e come mai hai scelto questa collaborazione con la netlabel AlchEmistica?

Ho iniziato suonando in alcuni gruppi, partendo dal rock, sempre contaminato, fino ad avvicinarmi al jazz o ad altri ibridi, realizzando ad esempio un audiolibro insieme a Monica Colella ed al collettivo Wu Ming. Ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita molti musicisti che sono poi diventati amici, che mi hanno sempre spinto ad osare, primo fra tutti Boris Savoldelli, un'incredibile cantante! E molti altri che mi continuano ad aiutare a lavorare al meglio su più svariati progetti. Questi incontri, sono stati sicuramente determinanti nel mio percorso musicale. Il progetto McGuffinElectric, attivo ormai da due anni, ha da subito manifestato la necessità di due direzioni diverse che non si escludessero tra loro, la prima più tradizionale, la seconda di stampo decisamente più sperimentale. La scelta di aderire a questo progetto con Alchemistica, nasce dal desiderio di dar voce a questa seconda direzione, molto importante, che è fondamentalmente il primo lavoro ufficiale di McGuffin Electric, inoltre trovo che il GIP sia un’iniziativa molto interessante in un momento come questo.

3. So che hai suonato e collaborato con musicisti del collettivo Improvvisatore Involontario, casa discografica da me molto apprezzata, come ti sei trovato a suonare con loro e in che contesto?

Mi sono trovato a suonare dal vivo con i musicisti del collettivo in due occasioni. L’anno scorso a Bologna e alcuni mesi fa a Torino, entrambe esperienze dal vivo. Apprezzo molto il loro lavoro e il loro concetto di etichetta, mi auguro che presto ci possano essere altre occasioni di collaborazione magari anche in ambito non live. Sono state due belle e soprattutto libere, suonate!

4. Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Credo che l'improvvisazione sia, o dovrebbe essere, una componente fondamentale per ogni tipo di linguaggio musicale, ovviamente codificata e ragionata in differenti schemi a secondo della situazione. Ovviamente, in un ambito come quello della musica classica l'improvvisazione è limitata ad alcuni autori e da alcuni “paletti” più rigidi, ma non credo sia un male; infatti, penso che se si vuole fare improvvisazione più libera bisogna muoversi verso altri linguaggi. Un dipinto di Pollock ed uno di Michelangelo sono entrambi opere di grandi artisti, ma dai linguaggi completamente differenti, che, se uniti, si trasformano in un'altra cosa. Che potrebbe essere l'equivalente della musica contemporanea. Detto questo, non è detto che laddove ci si esprima con generi che prevedono una componente fondamentalmente improvvisativa ci sia sempre un'ambiente pronto a tutto. I Jazzisti di maniera ci sono, e sono ancora, purtroppo molti; con questo non intendo che non ami il jazz più canonico, ma mi sembra anacronistico, nel jazz, chiudersi in certi modi.

continua giovedì

lunedì 28 novembre 2011

Matteo Fiorini - McGuffin Electric: biografia


Matteo Fiorini nasce a Brescia nel 1991, inizia lo studio della chitarra molto giovane, sperimentando da subito sia l’esperienza dal vivo, che quella in studio.
Dal 2008, con diversi progetti (Little Miss Sunshine, Zegarek), mantiene una continuità produttiva, esibendosi spesso affiancato da altri musicisti e pubblicando quattro dischi, tra cui l’audiolibro di un racconto del collettivo bolognese Wu Ming.
All’inizio del 2010, la commissione di un lavoro da parte dell’associazione “3e32” dell’Aquila, sul tema The Will, concretizzato nella realizzazione ed esecuzione di una performance in tre atti per due elementi, segna l’esordio del chitarrista con il progetto solista McGuffin Electric.
Al suo interno si delineano due identità distinte, la prima più legata alla tradizione jazzistica, blues e folk, la seconda improntata verso una ricerca espressiva più ampia, che trova spazio nella musica contemporanea e nell’improvvisazione.
Questo percorso lo porta ad analizzare ed approfondire gli aspetti legati all’istantaneità, concepita come istinto, e come ricerca estemporanea di soluzioni sonore, atte a definire gli elementi del suo linguaggio musicale, ricollocandolo al contempo in un contesto più ampio.
Il suo mezzo d’azione, è quindi il suo strumento, indissolubilmente legato al momento e all’ambiente in cui agisce.
Ne consegue un continuo sviluppo di tematiche e scelte sonore necessariamente di stampo improvvisativo, perennemente in evoluzione.

Per i primi mesi del 2012 è prevista l’uscita, per la Guadalupe!records, del primo disco.

McGuffin Electric ha condiviso il palco con: Paolo Tofani, Patrizio Fariselli, Boris Savoldelli, diversi componenti del collettivo Improvvisatore involontario.


domenica 27 novembre 2011

Guitar Improvisation Project - McGuffin Electric on AlchEmistica netlabel




Rieccoci con un nuovo Guitar Improvisation Project! La settima uscita per le chitarre che improvvisano è firmata da Matteo Fiorini, in arte McGuffin Electric, che firma una release dove la sua chitarra vola attraverso otto improvvisazioni rarefatte, dilatate, quasi baileyiane nella loro forma– assenza di forma.

È jazz? È avanguardia? È contemporanea? È una nuova possibilità? È solo confondere le acque?

È così grave pensare e provare che la composizione deve abbandonare certe sue posizioni e scendere a valle?
McGuffin Electric è uno dei tanti figli del suo tempo che cerca di esprimere le sue idee, la sua creatività con una sei corde elettrica.
AlchEmistica è fiera di presentare questo nuovo lavoro e di allargare così ancora di più la schiera del Guitar Improvisation Project! Grazie Matteo!
Andrea Aguzzi




01. I am. I was. I am not. I never am.
02. Chapter 1
03. Damn!
04. Chapter 22
05. Goodbye Sailor
06. I've already written all of that
07. Chapter 30
08. What about Caribbean?