mercoledì 20 maggio 2015

Festival Chitarristico Mario Castelnuovo Tedesco 2015 – Treviso



Festival Chitarristico Internazionale Mario Castelnuovo Tedesco 2015 a S. Gregorio, Treviso. Anche quest’anno è lachiesa di S. Gregorio ad ospitare il prestigioso Festival chitarristico internazionale dal 11 al 25 maggio. 2015 Il primo concerto si è tenuto la sera del 11 ed ha visto protagoniste le 6 corde di Alberto Mesirca alla chitarra con a libretto Musiche di G. Regondi, M. Castelnuovo-Tedesco.
Seguiranno i seguenti concerti:
Giovedì 14 Maggio, ore 20.45 Marco Emmanuele chitarra
Augusto Tìto chitarra Musiche di H. Villa – Lobos, M. Giuliani
Giovedì 21 Maggio, ore 20.45 Laura Mondiello chitarra
Musiche diJ.S. Bach, B. Britten
Lunedì 25 Maggio, ore 20.45
Giullo Tampalini chitarra
musiche di I. Albeniz, A. Lauro
Chiesa di San Gregorio – Treviso
Vicolo San Gregorio, 7 (via Barberia)
Biglietti: Intero 5 €
Ridotto (studenti di musica) 1 € acquistato la sera del concerto
Informazioni:
Amici del Teatro www.amiciteatro.org
Asolo Musica info@asolomusica.com

martedì 19 maggio 2015

Review of I Never Meta Guitar Three, Clean Feed 2015


Elliott Sharp continues his intelligent work for the Portuguese label Clean Feed, one of the most interesting labels in recent years, with this third volume of the series "I Never Meta Guitar",  involving the creation of a anthology series of CDs featuring only guitar solos. The formula, so simple as consolidated, asks to a guitarist to think, perform and record one solo and it has proved to be an excellent vehicle of communication and information about everything new and interesting growing and developing in the shadow of the s called in the avant-garde guitar. Personally I immediately get my money when I see something new like this because now I'm absolutely sure of the quality of the proposals that contain similar operations. This issue includes no less than 18 guitarists, with 18 tracks, all committed to condense in a few minutes their personal vision of music and art, difficult if not impossible to select a song rather than another in view of the extremely high quality expressed by the musicians involved, I try to point out the interesting use of overtones by John King in his "Overtones for the Underdog", the "Fingertruppen" Brandon Seabrook, "Mystery Loves Company" by Jim Mcauley. I apologize if, being Italian, I am proud to mention the presence of my friends Simone Massaron with his "Willie" and Alessandra Novaga with "Untitled". Pay attention to this collection and if you have not already get, buy all 3 cd produced so far, you will not be disappointed, it is certainly not about easy listening music, but the most intelligent and creative evolutionary lines of contemporary guitar.

http://cleanfeed-records.com/product/i-never-meta-guitar-three-solo-guitars-for-the-xxi-century/

lunedì 18 maggio 2015

Recensione di I Never Meta Guitar Three, Clean Feed 2015


Prosegue l'intelligente lavoro svolto da Elliott Sharp nell'ambito della label portoghese Clean Feed, una delle etichette discografiche più interessanti degli ultimi anni, questo è il terzo volume della serie "I Never Meta Guitar", intelligente operazione che prevede la creazione di una serie antologica di cd caratterizzati da soli chitarristici. La formula, tanto semplice quanto consolidata, ovvero chiedere a un chitarrista di pensare, eseguire e registare un suo personale solo si sta dimostrando un eccellente veicolo di comunicazione e di informazione su tutto quanto di nuovo e di interessante cresce e si sviluppa nell'ombra di chi si occupa di avanguardie chitarristiche. Personalmente mi lancio immediatamente nell'acquisto quando vedo qualcosa di nuovo di questo genere perchè ormai sono assolutamente sicuro della qualità delle proposte che simili operazioni contengono. In questa edizione troviamo ben 18 chitarristi, con 18 brani, tutti impegnati a condensare in pochi minuti la loro personale visione musicale e artistica, difficile se non impossibile selezionare un brano piuttosto che un altro in considerazione dell'elevatissima qualità espressa dai musicisti coinvolti, mi permetto di segnalare l'interessante uso degli overtones da parte di John King nel suo "Overtones for the Underdog", il "Fingertruppen" di Brandon Seabrook, "Mystery Loves Company" di Jim Mcauley. Chiedo scusa se, come italiano, mi sento orgoglioso nel citare la presenza degli amici Simone Massaron con il suo" Willie" e di Alessandra Novaga con "Untitled". Non perdete di vista questa raccolta e se non lo avete ancora fatto procuratevi tutti e 3 i cd finora prodotti, non rimarrete delusi, non si tratta certo di easy listening music, ma delle più intelligenti e creative linee evolutive della chitarra contemporanea.

http://cleanfeed-records.com/product/i-never-meta-guitar-three-solo-guitars-for-the-xxi-century/

sabato 16 maggio 2015

LEZIONI MAGISTRALI CON IL M° LEO BROUWER


LEZIONI MAGISTRALI CON IL M° LEO BROUWER
Il Conservatorio di Verona avrà il piacere di ospitare il M° Leo Brouwer, celebre chitarrista, compositore e direttore d'orchestra cubano, per due lezioni magistrali nei giorni 10 e 11 giugno 2015.
Il tema del primo appuntamento sarà “L’artista, il pubblico e l’anello mancante” mentre quello del secondo“La musica di Leo Brouwer. Un dialogo aperto”.LezioniLe lezioni si terranno presso l’Auditorium Nuovo Montemezzi (ingresso Via Massalongo, 2) alle ore 10.00

Iscrizioni     Interni ed esterni: su apposita domanda, scaricabile dal sito. La domanda, inviata a mezzo raccomandata o consegnata a mano, deve inderogabilmente pervenire entro martedì 9 giugno 2015 *

Quota di partecipazione  Interni: gratuito
Esterni: 1 giorno 20,00 euro - 2 giorni 35,00 euro
Le iscrizioni saranno accettate fino ad esaurimento dei posti disponibili (nr 150).


* Per iscrizioni
Conservatorio Statale di Musica “Evaristo Felice Dall’Abaco”
Via A. Massalongo, 2 - 37121 Verona - Tel. 045 800 28 14 / 045 800 91 33 - Fax 045 800 90 18
Il pagamento dovrà essere anticipato tramite bonifico bancario - IBAN: IT39D0760111700000017993379

Per informazioniM° Giovanni Grano, e-mail: kisgra@tin.it


venerdì 15 maggio 2015

Farewell to B.B. King



Normally I do not write obituaries. I  don't like them You know ... the usual stories, the usual whining, the usual hypocrite R.I.P. But for B.B. King is different.When someone like him leaves us, you have to write something because it's like a cathedral's facade disappeare. Musicians, please pay attention, I wrote musicians not guitarists like him, are few and precious like the fingers of a hand because they are among the few who were able to transcend their instruments and the limits of their musical's genres transforming their music in a continuous and universal vehicle of emotions and sensations.We knew from a long time about his physical problems and this sad news was expected, it was only a matter of time. Still it hurts, because when a King becomes an icon he becomes immortal prematurely, become a saint even before you see his relics. B.B. King was for anyone who loves the guitar, even the music, in any of its forms an inimitable and unique example of artistic human and professional coherence, he has been able to go beyond the fashions, the times and the misery of our human weakness, he has able to give us unique and unrepeatable moments of joy, happiness and emotions.I admit I thought he was immortal, I thought he could not die, that his vibrato so clean, so emotional, so emotional could resonate in the air forever. I was wrong.On May 14, he left the third King of the Blues, after Albert King and Freddy King only one lacked the appeal. For those who wanted to listen them again l give you the link of the podcast episode of my radio program dedicated to them. Only God knows what kind of jam they are playing together somewhere in afterlife.


Onore a B.B. King


Normalmente non scrivo necrologi. Li ho sempre detestati. Sapete ... le solite storie, le solite lagne, i soliti R.I.P. ipocriti. Ma nel caso di B.B. King è diverso.
Quando se ne va uno come lui, bisogna scrivere qualcosa perché è come se scomparisse la facciata di una cattedrale. Musicisti, leggi bene musicisti non chitarristi, come lui sono pochi e preziosi come le dita di una mano perché sono tra i pochi che sono stati in grado di trascendere e il proprio strumento e i canoni del proprio genere musicale trasformando la loro musica in un continuo e universale veicolo di emozioni e di sensazioni.
Si sapeva da tempo dei suoi problemi fisici e questa triste notizia era attesa, era solo questione di tempo. Eppure fa male, perché quando un Re diventa un'icona diventa immortale anzitempo, diventa un santo prima ancora che si vedano le sue reliquie. B.B. King è stato per chiunque ami la chitarra, anzi la musica, in una qualsiasi delle sue forme un esempio di coerenza artistica, umana e professionale inimitabile e unica, ha saputo andare oltre alle mode, ai tempi e alle miserie della nostra umana debolezza, ha saputo regalarci momenti di gioia, felicità, emozioni uniche e irripetibili.
Lo ammetto credevo che fosse immortale, credevo che non potesse morire, che quel suo vibrato così pulito, così emotivo, così emozionale potesse risuonare nell'aria per sempre. Mi sbagliavo.
Il 14 maggio se ne è andato il terzo Re del Blues, dopo Albert King e Freddy King mancava solo lui all'appello. Per chi li volesse riascoltare vi do il link del podcast della mia puntata radio a loro dedicata. Chissà che jam stanno suonando da qualche parte nell'aldilà.


Giuseppe Chiaramonte in concerto



Mercoledì 20 maggio 2015 h.21:00
MILANO - Chiesa dell'Assunta in Vigentino (piazza dell'Assunta 1, Milano)
Esecuzione del concerto per Chitarra e Orchestra "Bosco Sacro" di Federico Biscione
Orchestra dell'Assunta diretta da Paolo Volta
Ambito: Stagione Orchestrale - Orchestra dell'Assunta, Concerto di Chiusura
http://www.orchestradellassunta.it/stag_2014-2015.php
Patrocinio: Padiglione Italia - EXPO MILANO 2015

Ingresso libero e gratuito

Domenica 21 giugno 2015 h.15:30
MILANO - Castello Sforzesco / Sale Panoramiche (piazza Castello, Milano)
Recital solistico 
Programma
Francis Poulenc (1899-1963): Sarabande
Federico Biscione (*1965): Sarabanda e Giga (prima esecuzione assoluta)
Isaac Albèniz (1860-1909): Asturias – Leyenda
Astor Piazzolla (1921-1992): Oblivion, La Muerte del Angel
Julia Malischnig (*1976): Tassilo im Himmel (prima esecuzione italiana)
Nikita Koshkin (*1956): Usher-Valse
Ambito: Expo in città: Le mani sapenti
Patrocinio EXPO MILANO 2015 e Fondazione Monzino
Il programma verrà eseguito su chitarre della Liutaia Silvia Zanchi


Sabato 27 giugno 2015 h. 19:00
MILANO - Basilica di S.Ambrogio / Antico Oratorio della Passione (piazza S. Ambrogio, Milano)
Recital solistico 
Musiche di Sanz, Scarlatti, Mertz, Albèniz, Tarrega
Ambito Expo in città 
Il programma verrà eseguito su chitarre del Liutaio Mario Grimaldi

mercoledì 13 maggio 2015

Guitars Speak: la Deconstruction di Pino Forastiere


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Mercoledì sera ascolteremo "Deconstruction" l'ultimo disco autoprodotto del chitarrista acustico italiano Pino Forastiere, Diplomato in chitarra classica al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, nei primi anni di attività si è esibito con la chitarra a sei e a dieci corde con repertorio barocco, contemporaneo e originale, per poi passare definitivamente alla chitarra acustica nel 1999, anno del suo debutto discografico con l'album Overcrossing in duo con il chitarrista classico Luca Pagliani. Il critico jazz statunitense John Schaefer ha definito il suo stile come un mix tra i ritmi di Steve Reich, la tecnica di Michael Hedges con un'ammirazione per Eddie Van Halen.

Wednesday evening we will listen to "Deconstruction" the last album made by the Italian acoustic guitarist Pino Forastiere, classical guitar trained at the Conservatorio Santa Cecilia in Rome, in his early years, he performed with the six- and ten-string guitar, with baroque repertoire, contemporary and original, before moving permanently to the acoustic guitar in 1999, the year of his recording debut with the album Overcrossing in duo with classical guitarist Luca Pagliani. The American jazz critic John Schaefer called his style as "something like a mix of Steve Reich’s interlocking rhythmic patterns meet Michael Hedges’s  techniques, all while admiring Eddie van Halen."

http://radiovocedellasperanza.it/

Livorno Music Festival 2015 Masterclass con Roland Dyens



Il Livorno Music Festival, promosso dall’Associazione Amici della Musica di Livorno realizza corsi di perfezionamento strumentale e interpretazione musicale – per laureati, diplomandi e giovanissimi talenti – con l’obiettivo di riunire giovani musicisti da ogni parte del mondo e farli vivere a stretto contatto con i grandi nomi del panorama musicale internazionale.
Dal 24 agosto all’8 settembre 2015, i giovani seguiranno le 12 Master Classes tenute da concertisti di fama internazionale e docenti di prestigiose università come la Royal Academy of Music di Londra, il Conservatorio Superiore di Parigi, le Hochschule für Musik di Basilea e di Colonia, le Accademie di Musica di Friburgo e di Berna. Grazie al Festival, alcuni studenti delle scorse edizioni stanno studiando in queste Istituzioni.
Durante i corsi, strumentisti, gruppi da camera e cantanti avranno la possibilità di essere selezionati per concerti nel cartellone del festival per l’edizione in corso e la successiva. Il solista o gruppo cameristico vincitore assoluto della selezione sarà invitato nella Stagione Concertistica 2016 della Scuola di Musica di Fiesole.
I compositori avranno la possibilità di scrivere per il Quartetto Eco (archi) in residence al corso e di ascoltare il brano nel concerto finale. La migliore composizione sarà eseguita alla Scuola di Musica di Fiesole nel 2016 e il compositore selezionato avrà accesso diretto al Concorso Veretti 2016 della Scuola di Musica di Fiesole e la possibilità di scrivere un brano in prima assoluta per Contempoartensemble (www.contempoartensemble.com) nell'ambito dell'edizione 2016 del ContempoArteFestival.
Il programma del Festival offrirà anche un ricco cartellone di concerti pubblici di altissimo livello, dove poter ascoltare i Maestri anche affiancati dai migliori studenti selezionati durante l’anno precedente e durante l’anno in corso.

L’organizzazione ha messo a disposizione per gli studenti delle convenzioni a prezzi molto ridotti per il vitto e per l’alloggio (in hotel e affittacamere).

sabato 9 maggio 2015

23rd International Guitar Festival - MOTTOLA (ITALY) July 4 - 12, 2015 - International Competition - Concerts - Master classes



Ecco l'elenco completo di tutti i Maestri che terranno le Master Class durante il prossimo 23° Festival Internazionale della Chitarra, dal 4 al 12 Luglio 2015 a Mottola (TA).
This is the complete list of the Maestros who will hold their own Master Classes during the next 23° International Festival of Guitar in Mottola (TA) from July 4 to 12, 2015. 


Leo Brouwer - guitar - July 9/12
Eduardo Isaac - guitar - July 9/12
Augustin Wiedemann - guitar - July 9/12
Roberto Fabbri - guitar - July 4/5
Christian Lavernier - guitar - July 9/12
Luciano Pompilio - guitar - July 8/9
Lucia Pizzutel - guitar - July 6/12
Piero Viti - guitar - July 9/12
Livio Grasso - guitar - July 9/12

Andrea Dieci: IX edizione della Masterclass di interpretazione chitarristica a Etroubles (Aosta) dall’1 al 6 luglio 2015



Andrea Dieci: IX edizione della Masterclass di interpretazione chitarristica a Etroubles (Aosta) dall’1 al 6 luglio 2015

1 - 6 luglio 2015: svolgimento della Masterclass

1 luglio - Etroubles - Municipio - h 21.00
CONCERTO di APERTURA
Andrea Dieci, chitarra - Piercarlo Sacco, violino.

3 luglio - Etroubles - Sala Consigliare
CONFERENZE:
h 15.30 - Incontro col M° Liutaio Lorenzo Mandelli
“La messa a punto del violino”
h 17.30 - Incontro col M° Liutaio Maurizio Foti
“Voicing care” per chitarra

5 luglio - Valpelline - Chiesa Parrocchiale - h 21.00
CONCERTO DEI PARTECIPANTI ALLE MASTERCLASS

6 luglio - Etroubles - Municipio - h 17.30
CONCERTO DEI PARTECIPANTI ALLE MASTERCLASS


Per informazioni contattare il 338 4920362
o scrivere all’indirizzo 3384920362@tim.it

mercoledì 6 maggio 2015

Guitars Speak: la chitarra classica di Giacomo Susani


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Mercoledì sera ascolteremo il debutto discografico del padovano Giacomo Susani, 20 anni, tra i più talentuosi chitarristi classici italiani. Susani si è avvicinato allo strumento a soli 7 anni, e da allora ha collezionato successi e riconoscimenti nei maggiori concorsi. Diplomato nel 2013 al Conservatorio Pedrollo di Vicenza, ha studiato con il Maestro Stefano Grondona ed è il primo italiano entrato nel prestigioso Julian Bream Trust. Per Stradivarius, Susani ha inciso questo ottimo cd con brani di Johann Sebastian Bach e Sylvius Leopold Weiss, Goffredo Petrassi e Alexandre Tansman.

Wednesday evening we will listen to  the recording debut by the italian classical guitar player Giaocmo Susani, 20 years old, one of the most talented italian classical guitarists. Susani approached his instrument just 7 years old, and has since racked up success and awards at major competitions. Graduated in 2013 at the Conservatorio Pedrollo in Vicenza, he studied with Maestro Stefano Grondona and is the first Italian entered the prestigious Julian Bream Trust. For Stradivarius, Susani has recorded this excellent CD with works by Johann Sebastian Bach and Sylvius Leopold Weiss, Goffredo Petrassi and Alexandre Tansman.


http://radiovocedellasperanza.it/

Masterclass Bruno Giuffredi (Valdidentro - Sondrio - Italy)


“LeAltreNote” è la dimensione sociale ed educativa che permette la nascita di amicizie e di collaborazioni tra gli studenti e con il pubblico. Uno staf di docenti, scelti con competenza e tra i più accreditati a livello internazionale, seguirà gli studenti in un percorso intenso di lezioni e concerti.
http://www.lealtrenote.org

The "AltreNote"  master classes is its social and educational dimension enabling the birth of new friendships and collaborations between students and with the public. A staf of teachers, selected with competence among the most accredited at international level, will accompany the students through an intense journey of lessons and concerts.
http://www.lealtrenote.org

Les master classes "LeAltreNote" est la dimension sociale et éducative qui permet l’émergence d’amitiés et de collaborations entre les étudiants et avec le public. Une équipe d’enseignants, sélectionnés avec discernement parmi les plus accrédités au niveau international, suivra les étudiants dans un parcours intense de leçons et de concerts.
http://www.lealtrenote.org

martedì 5 maggio 2015

Ensemble Phoenix Basel in concert

Ensemble Phoenix Basel                                                    logo phoenix  
phoenix
Ensemble Phoenix Basel/ William Bennett/ Robert Piotrowicz

Freitag 8. und Samstag 9. Mai 2015, HeK - Haus der elektronischen Künste Basel (Freilager-Platz 9 Münchenstein), Doors: 20.00 Uhr, Konzert: 21.00 Uhr
Sonntag 10. Mai 2015: Cave12 Genf

Eintritt: 15 CHF bzw. 20 CHF inkl. Klubnacht vom 09.05.
Tickets: Am Veranstaltungstag an der Kasse

William Bennett: Drawing The Poison
Robert Piotrowicz: Grund (Phoenix), Apendic (Phoenix& Piotrowicz)

Ensemble Phoenix Basel:
Christoph Bösch: Flöte
Toshiko Sakakibara: Klarinette, Bass- und Kontrabassklarinette
Remo Schnyder: Saxophon
Jens Bracher: Trompete
Maurizio Grandinetti: E-Gitarre
Daniel Buess: Schlagzeug
Samuel Wettstein: Fender Rhodes Piano, Synthesizer
Aleksander Gabrys: Kontrabass
Thomas Peter: Elektronik
Christof Stürchler: Klangregie
und
William Bennett: Komposition
Robert Piotrowicz: Komposition, Modular Synthesizer, Elektronik

Klubnacht, 9. Mai, 23.00 Uhr:
Cut Hands (William Bennett/ live/ UK)
SSSS (live/ CH)
Agonis (DJ/ CH)

Das Ensemble Phoenix präsentiert im Rahmen der Konzerte vom 8. und 9. Mai im HeK das neue Stück Drawing the Poison von Industrial-Pionier William Bennett (Whitehouse / Cut Hands) und zwei neue Stücke des polnischen Klangkünstler Robert Piotrowicz: Grund und Apendic. William Bennett wird zudem im Rahmen dieser Klubnacht nach dem Konzert am Samstag, 09.05. als Cut Hands ein Live-Set spielen.

Das Ensemble Phoenix Basel programmiert traditionsgemäss einmal pro Jahr ein Projekt in Form einer Zusammenarbeit mit Experimental-Musikern mit eher nicht-akademischem Background. Meistens handelt es sich dabei um Leute aus den Bereichen Noise, Free Improvisation, Soundart usw. In den vergangenen Jahren waren das beispielsweise John Duncan, Norbert Möslang, Phill Niblock, Kasper Toeplitz, Oren Ambarchi und viele weitere. Dieses "Konzerthälfte"-Konzept, welches das Ensemble Phoenix Basel in den letzten Jahren gepflegt hat, hat sich als äusserst fruchtbar erwiesen und wird nun mit William Bennett und Robert Piotrowicz im HeK fortgesetzt.

Der Brite William Bennett zählt mit seinem legendären Band-Projekt Whitehouse zu den Begründern von "Power Electronics", einem Sub-Genre der Industrial-Musik. Whitehouse wurden mit ihren hoch energetischen live-Performances, die sie auch "live-actions" nannten und die nicht selten auch das Publikum direkt miteinbezogen, zu einem prägenden Einfluss zahlreicher Musiker und Bands. Heute ist William Bennett hauptsächlich als Cut Hands unterwegs: Das mit dem Genre 'Afro-Noise' umschriebene Projekt befragt unter postkolonialen Vorzeichen Rhytmus und Ritual. Im Unterschied zu der Zusammenarbeit mit dem Berliner Zeitkratzer-Ensemble von vor ein paar Jahren wird Bennett für das Ensemble Phoenix Basel ein ganz neues Stück komponieren.

Der Polnische Musiker Robert Piotrowicz ist als Soundartist, Komponist und Improvisator einer der innovativsten und aktivsten Vertreter der wachsenden Polnischen experimentellen Szene. Sein Werk beinhaltet Soundinstallationen, multimediale Projekte, Hörspiel- und Theatermusik, Projekte mit Literatur und Schriftstellern, sowie auch regelmässige Konzertperformances, oft auch in Form von Kollaborationen mit anderen Musikern. Bei seinen Performances arbeitet er meistens mit seinem selbst entwickelten live-Setup, das aus analogen Modular-Synthesizern, Computer und Elektronik besteht, oft verwendet er auch die elektrische Gitarre. Piotrowicz lässt sich gerne immer wieder auf neue, abenteuerliche Begegnungen und Zusammenarbeiten ein, 2010 war er zum Beispiel am LUFF-Festival in Lausanne mit der amerikanischen Grindcore-Band Brutal Truth zu hören.

William Bennett und Robert Piotrowicz werden beide bei den Konzerten anwesend sein und werden teilweise auch als Performer mitwirken.

Links:
http://williambennett.blogspot.ch/
http://www.robertpiotrowicz.net/

Hinweis:
Das Konzert des Ensemble Phoenix Basel vom 17.4.15 aus dem Deutschlandfunk Köln (Kammermusiksaal) im Rahmen des Festivals "Young Asia" wird am 17.5.15 um 21.05 gesendet:
http://www.deutschlandfunk.de
Ensemblemusik von Yu Oda, Lei Liang, Diana Soh,
Heera Kim, Kee-Yong Chong und Ying Wang
Ensemble Phoenix Basel
Leitung: Jürg Henneberger
Ensemble Phoenix Basel Website
HeK-Hause der elektronischen Künste Basel
Cave12 Genf

lunedì 4 maggio 2015

Intervista a Giacomo Merega con Andrea Aguzzi



Come è nato il tuo interesse per il basso elettrico? Con che strumenti suoni e con che strumenti hai suonato?
Presi in mano il basso a 14 anni perche' volevo suonare rock, molto semplicemente. A quel punto, strimpellavo un po' la chitarra, avevo psuedo-studiato un poco il violino da piccolo ed ero interessato istintivamente agli strumenti a corda; e forse del basso mi attraeva gia' il fatto di percepirlo 'inside the music' e non 'on top of it'. Ma questa e' una congettura fatta a posteriori, non fu una scelta consapevole allora. E' vero pero' che avevo sempre avuto l'abitudine di cercare di canticchiare in testa le note del basso delle canzoni, sebbene non mi fosse stato insegnato il canto polifonico.
Da alcuni anni, cioe' pressapoco dal mio arrivo a NYC da Boston, sono ritornato a suonare bassi a 4 corde e passivi. E' stato un ritorno alle origini, un processo di purificazione sonora ma anche di personale storicizzazione di uno strumento anomalo come il basso elettrico. Al momento, sto suonando un archtop signature model fatto per me dal bravissimo liutaio Domenico Moffa. Lo suono sull'ultimo disco, 'The surface of an object', ma lo strumento su cui ho formato l'estetica bassistica, (nel timbro e nel gesto) di oggi e che tuttora suono di piu' e' un basso in cui mi imbattei per puro caso, grazie ad un endorsement offerto alla band del chitarrista Bryan Baker, di cui facevo parte. E' un First Act Delgada, molto simile ad un Gibson Thunderbird, ma col manico avvitato. Ricordo che lo ricevetti con riconoscenza come si riceve, appunto, un regalo ma senza grandi aspettative, e che invece in breve tempo mi porto' ad abbandonare e vendere quasi tutti i miei altri bassi, piu' costosi, a 5 corde e attivi.
Negli anni bostoniani, quando suonavo molta musica microtonale, che fosse araba tradizionale con la band Zilzala o fusion con David Fiuczynski o contemporanea con la Boston Microtonal Society, suonavo principalmente fretless (avevo un 5 corde acustico di Rick Turner ed un Fender Jazz che ho tuttora). Oggi molto meno.

Quali sono state e sono le tue principali influenze musicali
Doverosamente, cito fra le mie influenze alcuni dei miei maestri, con molti dei quali ho avuto ed ho anche la fortuna di collaborare: Ran Blake, Joe Maneri, Anthony Coleman, Joe Morris, David Tronzo ed Eliot Fisk.
Tutti facciamo i conti con uno spettro di influenze stratificate nel tempo e di diversa natura e grado di consapevolezza, incluse quelle che si crede o magari si spera di avere alle spalle, e di tutte queste siamo la somma. Per quanto mi riguarda, ci sono le influenze di oggi a cui mi trovo ad accostare quelle di ieri l'altro (tutto il periodo pre-jazz, scoperto poi a 14 anni), mentre quelle di ieri, cioe' del decennio (1994-2004) dominato da ascolti e studi jazzistici nel senso di tradizione in cui inscriversi e di vocabolario formalizzato/deterministico e relativa pedagogia, sono oggi in gran parte messe in disparte. La mia dialettica con la maggior parte del jazz e' di conflitto da molti anni.
Nelle influenze di oggi non c'e' un'agenda o una programmaticita' lineare, ci sono ad esempio Feldman ed il suo opposto Stockhausen, Josquin, improvvisatori vecchi e nuovi come Evan Parker, Nate Wooley, Cecil Taylor e Tyshawn Sorey, bands come The Walkmen, Foals e Deerhunter. Amo concentrarmi su musica che mi permetta un ascolto specializzato/selettivo come ad esempio Sciarrino, Xenakis, Partch, Ligeti, Merzbow, Meshuggah e Alasnoaxis. Mi rendo conto che sto andando a ruota libera.... paradossalmente, pero', sono scettico nei confronti dell'eclettismo musicale come fede, per il rischio che diventi acritico, che perda un'estetica informante, una direzionalita' che ritengo essenziale nell'ascolto quale primo stadio della composizione.
Ascolto molta musica per strumenti a corda, dalla kora all'oud, alla pipa e molta musica per chitarra. Fra i bassisti elettrici seguo in primis Skuli Sverrisson, e apprezzo il bassista siciliano Daniele Camarda, che fu una scoperta importante al mio arrivo a Boston. Anche per i bassisti vale la dinamica dell'oggi/ieri/ieri l'altro, quindi in questi anni mi sono riappassionato a suoni di bassi utilitaristici, dati per scontati e senza frilli, come Robert DeLeo degli Stone Temple Pilots.

Poi hai fatto il salto di qualità, sei andato negli Stati Uniti e hai studiato con Joe Maneri al NEC e Boston Microtonal Society, che differenze hai travato rispetto all’Italia e cosa significa poter studiare e suonare negli Stati Uniti, a New York?
Non dimenticherei appunto che fra Genova e NYC ci sno stati sei anni di Boston, dove ho studiato alla Berklee e poi al New England Conservatory (NEC, che ho assai preferito). Boston potrebbe essere una citta' invisibile di Calvino, la citta' fatta solo di scuole. Con Boston oramai ho fatto la pace, e ci ritorno volentieri, ma questo suo aspetto - l'eccessiva dipendenza dall'accademia - e' un limite pesante della scena musicale e lo si avverte, vivendoci.
A New York la vitalita' e la varieta' della scena musicale restano forti, ed il livello altissimo. In realta', da quando e' nata mia figlia, lo scorso Maggio, vado a sentire molta meno musica che in passato e mi sembra di vivere in una campana: la scena e' come una droga, ed ha le sue controindicazioni. Non potrei pero' fare un paragone con la situazione genovese o italiana poiche', piu' degli anni che sono passati, pesa il fatto che ero un musicista molto diverso a Genova, con diverse esigenze ed ambizioni rispetto ad oggi. Si tratta di un bel salto, questo e' sicuro. Ma per tutto c'e' un prezzo, e poi New York si sta sinistramente riempiendo di hipsters con white collar jobs - che non contribuiscono in alcun modo alla vita culturale della citta' - e sta marginalizzando i propri artisti, la cui presenza ed il cui input vengono dati per scontati da troppo tempo. E qualcosa potrebbe cambiare, questo primato culturale potrebbe presto svanire. Ho letto proprio oggi una dichiarazione di uno dei Lightning Bolt - forse il bassista? - in cui diceva che Manhattan non ha una piu' scena musicale e che per Brooklyn sara' presto lo stesso. Premesso che lui parlava di un certo tipo di underground rock o post-rock che in effetti si e' decentrato gia' da tempo, io credo che quest'iperbole abbia molto di vero anche trasversalmente. Dopotutto, il declino del post-minimalismo negli stessi minimalisti e poi nelle nuove leve con Bang on a Can eccetera e' un esempio emblematico, ma non il solo, di un conformismo 'corporate' che trita quasi tutto, anche qui a New York.


Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
L'improvvisazione e' una metodologia/comportamento primario, primordiale ed in quanto tale non puo' scomparire. Gli aspetti di estemporaneita' e suscettibilita', oltre alla possibilita' di sperimentare sulla 'sociologia' della performance, sono cio' che piu' mi lega all'improvvisazione, il cui rapporto (o non rapporto) con l'assetto compositivo e' al centro della mia ricerca da tempo. Premettendo che non concordo con chi, come Berio, dava all'improvvisazione uno status di inferiorita' rispetto alla musica composta per un supposto minore potenziale di suddivisione in particelle controllabili ed articolabili di senso musicale, di sicuro la pratica improvvisativa ha giovato a molti compositori anche recenti, da Messiaen a Scelsi. Altrettando evidentemente, improvvisatori come Threadgill, Braxton e Zorn hanno dato alla propria musica una dimensione ulteriore grazie alla ricerca specifica in ambito compositivo. Su questa simbiosi/osmosi/dicotomia si potrebbe parlare molto piu' a lungo dello spazio che abbiamo qui.
Io sono per un'improvvisazione concentrata sulle microstrutture e sulle piu' piccole articolazioni sonore non meno che sulle macrostrutture e i modelli formali, un'improvvisazione linguisticamente trasversale, necessariamente imbastardita ma che non insegue il mito del non-idioma, un mito che apprezzo in un gigante come Derek Bailey e in pochi altri, ma che non mi rappresenta. Io mi riconosco invece nella definizione di Klee "Io sono astratto con qualche ricordo", che per me e' un manifesto di poetica che accomuna idealmente mondi molto diversi, e che ritrovo in Webern come in Joe Maneri, passando per Feldman, Eric Dolphy e molti dei nomi gia' citati qualche domanda fa, fra gli altri.

La tua tecnica è davvero eccellente, quanto è ancora importante avere una ottima tecnica per un chitarrista o un bassista? Te lo chiedo perché mi viene in mente un aneddoto: negli anni ’70 Robert Fripp, pesantemente contestato da alcuni punk che lo consideravano ormai un dinosauro rispose serafico “chi è più schiavo della tecnica? Chi ne ha troppa o chi non ne ha?”
Mi sembra che in pittura abbiano affrontato la problematica della tecnica in rapporto al contenuto molto prima e molto meglio che in musica. In altre parole, da molto tempo nessuno si pone il problema di come sarebbe stata la tecnica di De Kooning qualora avesse dovuto copiare Caravaggio, poiche' sarebbe irrilevante e capzioso come, per citare quanto Stockhausen disse ad Adorno, 'cercare un pollo in un quadro astratto'.
La tecnica non deve precludere il gesto ma con il solo gesto, in musica rispetto alla pittura, non si costruisce abbastanza 'discorso'. La tecnica serve quindi in questo senso, a fornire discorso e contesto. E' un problema di tempi, cioe' dello svolgimento in tempo reale della musica. Il gesto, a sua volta, puo' sussistere con o senza tecnica , ma penso anche che il concetto di tecnica debba potere includere molti parametri diversi, cosi' da potere smettere di chiederci perche' mai Albert Ayler non abbia trascritto i Capricci di Paganini per sassofono, per parlare in metafora.
Detto cio', io sono ossessionato dal concetto di tecnica, anche nell'accezione piu' tradizionale, quasi bigotta del termine. La vedo proprio come una catarsi quotidiana: sfiancare le mani per liberare lo spirito. Lo disse bene Lucio Dalla: "tutta la vita a far suonare un pianoforte, lasciandoci dentro anche le dita". In altre parole, il mistico hindu che decide di rinunciare ad un braccio e lo lascia atrofizzare. Questa e' la quintessenza della tecnica, sebbene tragica.


Una domanda un po’ provocatoria sulla musica in generale, non solo quella contemporanea o d’avanguardia. Frank Zappa nella sua autobiografia scrisse: “Se John Cage per esempio dicesse “Ora metterò un microfono a contatto sulla gola, poi berrò succo di carota e questa sarà la mia composizione”, ecco che i suoi gargarismi verrebbero qualificati come una SUA COMPOSIZIONE, perché ha applicato una cornice, dichiarandola come tale. “Prendere o lasciare, ora Voglio che questa sia musica.” È davvero valida questa affermazione per definire un genere musicale, basta dire questa è musica classica, questa è contemporanea ed è fatta? Ha ancora senso parlare di “genere musicale”?
Parlare di generi musicali oggi puo' avere senso oppure no, e' pratico per molti e spesso per i musicisti stessi. Non so cosa tu intenda esattamente per 'basta a definire un genere musicale', poiche' l'aneddoto che riferisci, per come lo interpreto io, attiene piu' strettamente alla definizione di opera musicale che ad un discorso di genere.
Zappa parla di 'cornice' ed e' proprio con una cornice che i musicisti si sarebbero resi la vita piu' semplice dai tempi delle prime avanguardie (se, cioe', anche in musica ci fosse una cornice, per delineare i campi - ma e' chiaro sto usando un paradosso ontologico).
Non sono per un anything goes riguardo a cio' che e' musica o meno, ci mancherebbe, ma Cage per primo non lo e' mai stato. Berio disse infatti che si annoiava alle performances di lavori di Cage in cui Cage stesso non fosse coinvolto. Una differenza non sottile, nel caso di Cage, anche nei suoi lavori piu' aleatori. Un'opera musicale deve contenere pensiero musicale, per essere tale. Questo puo' interessare la scelta delle note ed altri criteri ovvii, ma anche parametri molto diversi. Quindi, il pezzo del succo d'arancia avrebbe potuto essere musica cosi' come lo e' quella composta statisticamente, o stocastica, o aleatoria/indeterminata, o i suond collages, o i process pieces di Alvin Lucier etc, etc. Il problema si presenta quando non e' presente una riflessione musicale, il che succede in abbondanza.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?
Il rischio e' gia' molto presente. Siamo in una fase 'post-tutto' senza pero' il fascino ed il ruolo storico che 'post' ha avuto in principio. E' chiaro che una prospettiva storica aiuti nella musica come nella vita, a prescindere dalle conclusioni a cui si voglia arrivare, e da come ci si intenda porre nei confronti della storia. Certo, talvolta e' emozionante trovarsi di fronte ad un lavoro palesemente a-storico (a-, e non anti-), cioe' senza dialettica come 'In a landscape' di Cage, o 'Vexations' di Satie o lo splendido disco solista del cantante dei Talk Talk, Mark Hollis. E tutta l'opera di Partch, oltre a parte del lavoro di Pasolini e di Bene, per citare due non-musicisti.
Per un improvvisatore e' piu' difficile, a mio parere, risultare fuori del proprio tempo, in un modo o in un altro, poiche' l'improvvisazione vive nella contingenza. Con la storia pero' si puo' anche giocare, e in musica ne abbiamo molti casi. Il mio amico Nate Wooley, per esempio, sta per pubblicare un disco tutto di composizioni di Wynton Marsalis!
Piu' problematica e' la globalizzazione in senso geografico, e non tanto nella musica - dove le nostre orecchie non si rifaranno mai una verginita', il che e' perlopiu' un bene - quanto in ambiti come la gastronomia, o l'enologia. In questi casi si', ho talvolta pulsioni reazionarie.

Possiamo parlare un attimo della ristampa digitale avvenuta qualche anno fa della tua produzione discografica? Sono rimasto molto colpito dal The Light and Other Things…
'the light and other things' e' uscito in ristampa digitale su Underwolf Records nel 2012, ma originariamente fu pubblicato dalla Creative Nation Music, un'etichetta indipendente bostoniana, nel 2008 (ho ancora delle copie della prima edizione, se a qualcuno dei tuoi lettori interessasse....). E stato un disco importante per me, che ha fatto un po' da capositipite dettando direzioni estetiche - poi elaborate nei dischi successivi - che, al momento in cui lo registrammo, stavo appena iniziando a digerire. Con nostra sorpresa, fu anche ricevuto molto bene dalla critica. Per me, quel disco naque in primis come pretesto per registrare con Tronzo, che considero essere uno dei piu' importanti chitarristi viventi.
'the light and other things' fu anche il primo disco della partnership con il sassofonista Noah Kaplan, con cui abbiamo poi registrato 'Descendants' (2011) del suo quartetto insieme a Joe Morris - un altro chitarrista fondamentale - e Jason Nazary, uscito su Hat Hut, 'Watch the Walls Instead' (Underwolf, 2012) con Marco Cappelli, Anthony Coleman e Mauro Pagani, ed il recente 'Crows and Motives' (Underwolf, 2014) in trio con il trombettista Joe Moffett, un disco di improvvisazioni ispirate ad una messa di Josquin. Negli stessi anni Noah ed io abbiamo anche registrato 'Ad Faunum', nel quintetto di Joe Moffett, uscito nel 2013 su Not Two Records, ed il primo disco della band Dollshot (Underwolf, 2011) che - allora - proponeva un interessante mix di art songs (Schoenberg, Ives, Poulenc), rock minimale e free jazz. Il secondo disco del Noah Kaplan Quartet dal titolo 'Cluster Swerve' uscira' piu' tardi quest'anno, sempre su Hat Hut, e chiudera' un body of work esteticamente molto unitario, nei confronti del quale solo il mio ultimo disco 'The Surface of an Object' (2014, Rudi Records), in trio con Michael Attias e Satoshi Takeishi, rappresenta un distacco, principalmente perche' e' un lavoro in cui le composizioni sono la premessa e la filigrana di tutta i'improvvisazione.

Che consigli daresti oggi a un giovane che vorrebbe incidere un suo disco o iniziare una attività di musicista professionista?
Come Groucho Marx che disse 'non vorrei fare parte di un club che contasse fra i suoi membri uno come me', non credo che seguirei i consigli dati da uno come me. Tuttavia, se posso consigliare una cosa a chi stia iniziando a lavorare nella musica improvvisativa e', quando possibile, di non gestare un disco sine die, nell'ambizione di renderlo un film di Kubrick. A prescindere dai valori intrinsechi oggettivi che possono trascendere il momento storico/biografico ed essere universali, un'opera di improvvisazione - e mi ricollego a quanto detto in precedenza - ha quasi sempre una natura contingente (specialmente alle orecchie di chi l'ha fatta!). Fra un estremo e l'altro, preferisco piuttosto l'iper-documentazione in stile Zorn ed il lasciare subito spazio al lavoro successivo.

Ultima domanda: qualche anno fa , nel corso di una sua intervista con Bill Milkowski per il sup libro “Rockers, Jazzbos & Visionaries” Carlos Santana disse “Some people have talent, some people have vision. And vision is more important then talent, obviously.” Io credo che abbia un grande talento, ma… qual è la tua visione?
'Visione' e' una parola che intimidisce un po', forse perche' fa' pensare a qualcosa che abbia un valore tangibile, o che sia socialmente utile, o al limite che segua un qualche slancio spiritiuale. 'Ossessione' si presta meglio a descrivere quello che fanno quelli come me, poiche' altro non e' se non un'idiosincrasia molto personale, in un ambito molto specifico e di interesse per una piccola minoranza. Con una certa arroganza e generalizzando un po', la metterei cosi': se hai una poetica e' difficile che tu abbia una visione, e se hai una visione e' probabile che questa porti con se' un ideale punto d'arrivo, che di sicuro non e' affare di poetica. Il non punto d'arrivo, invece, e' un'ossessione che sottoscrivo volentieri, per quanto suoni banale.