giovedì 21 maggio 2015
mercoledì 20 maggio 2015
Festival Chitarristico Mario Castelnuovo Tedesco 2015 – Treviso
Festival Chitarristico Internazionale Mario Castelnuovo Tedesco 2015 a S. Gregorio, Treviso. Anche quest’anno è lachiesa di S. Gregorio ad ospitare il prestigioso Festival chitarristico internazionale dal 11 al 25 maggio. 2015 Il primo concerto si è tenuto la sera del 11 ed ha visto protagoniste le 6 corde di Alberto Mesirca alla chitarra con a libretto Musiche di G. Regondi, M. Castelnuovo-Tedesco.
Seguiranno i seguenti concerti:
Giovedì 14 Maggio, ore 20.45 Marco Emmanuele chitarra
Augusto Tìto chitarra Musiche di H. Villa – Lobos, M. Giuliani
Augusto Tìto chitarra Musiche di H. Villa – Lobos, M. Giuliani
Giovedì 21 Maggio, ore 20.45 Laura Mondiello chitarra
Musiche diJ.S. Bach, B. Britten
Musiche diJ.S. Bach, B. Britten
Lunedì 25 Maggio, ore 20.45
Giullo Tampalini chitarra
musiche di I. Albeniz, A. Lauro
Giullo Tampalini chitarra
musiche di I. Albeniz, A. Lauro
Chiesa di San Gregorio – Treviso
Vicolo San Gregorio, 7 (via Barberia)
Biglietti: Intero 5 €
Ridotto (studenti di musica) 1 € acquistato la sera del concerto
Informazioni:
Amici del Teatro www.amiciteatro.org
Asolo Musica info@asolomusica.com
Vicolo San Gregorio, 7 (via Barberia)
Biglietti: Intero 5 €
Ridotto (studenti di musica) 1 € acquistato la sera del concerto
Informazioni:
Amici del Teatro www.amiciteatro.org
Asolo Musica info@asolomusica.com
martedì 19 maggio 2015
Review of I Never Meta Guitar Three, Clean Feed 2015
Elliott Sharp continues his intelligent work for the Portuguese label Clean Feed, one of the most interesting labels in recent years, with this third volume of the series "I Never Meta Guitar", involving the creation of a anthology series of CDs featuring only guitar solos. The formula, so simple as consolidated, asks to a guitarist to think, perform and record one solo and it has proved to be an excellent vehicle of communication and information about everything new and interesting growing and developing in the shadow of the s called in the avant-garde guitar. Personally I immediately get my money when I see something new like this because now I'm absolutely sure of the quality of the proposals that contain similar operations. This issue includes no less than 18 guitarists, with 18 tracks, all committed to condense in a few minutes their personal vision of music and art, difficult if not impossible to select a song rather than another in view of the extremely high quality expressed by the musicians involved, I try to point out the interesting use of overtones by John King in his "Overtones for the Underdog", the "Fingertruppen" Brandon Seabrook, "Mystery Loves Company" by Jim Mcauley. I apologize if, being Italian, I am proud to mention the presence of my friends Simone Massaron with his "Willie" and Alessandra Novaga with "Untitled". Pay attention to this collection and if you have not already get, buy all 3 cd produced so far, you will not be disappointed, it is certainly not about easy listening music, but the most intelligent and creative evolutionary lines of contemporary guitar.
http://cleanfeed-records.com/product/i-never-meta-guitar-three-solo-guitars-for-the-xxi-century/
lunedì 18 maggio 2015
Recensione di I Never Meta Guitar Three, Clean Feed 2015
Prosegue l'intelligente lavoro svolto da Elliott Sharp nell'ambito della label portoghese Clean Feed, una delle etichette discografiche più interessanti degli ultimi anni, questo è il terzo volume della serie "I Never Meta Guitar", intelligente operazione che prevede la creazione di una serie antologica di cd caratterizzati da soli chitarristici. La formula, tanto semplice quanto consolidata, ovvero chiedere a un chitarrista di pensare, eseguire e registare un suo personale solo si sta dimostrando un eccellente veicolo di comunicazione e di informazione su tutto quanto di nuovo e di interessante cresce e si sviluppa nell'ombra di chi si occupa di avanguardie chitarristiche. Personalmente mi lancio immediatamente nell'acquisto quando vedo qualcosa di nuovo di questo genere perchè ormai sono assolutamente sicuro della qualità delle proposte che simili operazioni contengono. In questa edizione troviamo ben 18 chitarristi, con 18 brani, tutti impegnati a condensare in pochi minuti la loro personale visione musicale e artistica, difficile se non impossibile selezionare un brano piuttosto che un altro in considerazione dell'elevatissima qualità espressa dai musicisti coinvolti, mi permetto di segnalare l'interessante uso degli overtones da parte di John King nel suo "Overtones for the Underdog", il "Fingertruppen" di Brandon Seabrook, "Mystery Loves Company" di Jim Mcauley. Chiedo scusa se, come italiano, mi sento orgoglioso nel citare la presenza degli amici Simone Massaron con il suo" Willie" e di Alessandra Novaga con "Untitled". Non perdete di vista questa raccolta e se non lo avete ancora fatto procuratevi tutti e 3 i cd finora prodotti, non rimarrete delusi, non si tratta certo di easy listening music, ma delle più intelligenti e creative linee evolutive della chitarra contemporanea.
http://cleanfeed-records.com/product/i-never-meta-guitar-three-solo-guitars-for-the-xxi-century/
sabato 16 maggio 2015
LEZIONI MAGISTRALI CON IL M° LEO BROUWER
LEZIONI MAGISTRALI CON IL M° LEO BROUWER
Il Conservatorio di Verona avrà il piacere di ospitare il M° Leo Brouwer, celebre chitarrista, compositore e direttore d'orchestra cubano, per due lezioni magistrali nei giorni 10 e 11 giugno 2015.
Il tema del primo appuntamento sarà “L’artista, il pubblico e l’anello mancante” mentre quello del secondo“La musica di Leo Brouwer. Un dialogo aperto”.LezioniLe lezioni si terranno presso l’Auditorium Nuovo Montemezzi (ingresso Via Massalongo, 2) alle ore 10.00
Iscrizioni Interni ed esterni: su apposita domanda, scaricabile dal sito. La domanda, inviata a mezzo raccomandata o consegnata a mano, deve inderogabilmente pervenire entro martedì 9 giugno 2015 *
Quota di partecipazione Interni: gratuito
Esterni: 1 giorno 20,00 euro - 2 giorni 35,00 euro
Le iscrizioni saranno accettate fino ad esaurimento dei posti disponibili (nr 150).
* Per iscrizioni
Conservatorio Statale di Musica “Evaristo Felice Dall’Abaco”
Via A. Massalongo, 2 - 37121 Verona - Tel. 045 800 28 14 / 045 800 91 33 - Fax 045 800 90 18
Il pagamento dovrà essere anticipato tramite bonifico bancario - IBAN: IT39D0760111700000017993379
Per informazioniM° Giovanni Grano, e-mail: kisgra@tin.it
Il tema del primo appuntamento sarà “L’artista, il pubblico e l’anello mancante” mentre quello del secondo“La musica di Leo Brouwer. Un dialogo aperto”.LezioniLe lezioni si terranno presso l’Auditorium Nuovo Montemezzi (ingresso Via Massalongo, 2) alle ore 10.00
Iscrizioni Interni ed esterni: su apposita domanda, scaricabile dal sito. La domanda, inviata a mezzo raccomandata o consegnata a mano, deve inderogabilmente pervenire entro martedì 9 giugno 2015 *
Quota di partecipazione Interni: gratuito
Esterni: 1 giorno 20,00 euro - 2 giorni 35,00 euro
Le iscrizioni saranno accettate fino ad esaurimento dei posti disponibili (nr 150).
* Per iscrizioni
Conservatorio Statale di Musica “Evaristo Felice Dall’Abaco”
Via A. Massalongo, 2 - 37121 Verona - Tel. 045 800 28 14 / 045 800 91 33 - Fax 045 800 90 18
Il pagamento dovrà essere anticipato tramite bonifico bancario - IBAN: IT39D0760111700000017993379
Per informazioniM° Giovanni Grano, e-mail: kisgra@tin.it
Segreteria: didattica@conservatorioverona.it
venerdì 15 maggio 2015
Farewell to B.B. King
Normally I do not write obituaries. I don't like them You know ... the usual stories, the usual whining, the usual hypocrite R.I.P. . But for B.B. King is different.When someone like him leaves us, you have to write something because it's like a cathedral's facade disappeare. Musicians, please pay attention, I wrote musicians not guitarists like him, are few and precious like the fingers of a hand because they are among the few who were able to transcend their instruments and the limits of their musical's genres transforming their music in a continuous and universal vehicle of emotions and sensations.We knew from a long time about his physical problems and this sad news was expected, it was only a matter of time. Still it hurts, because when a King becomes an icon he becomes immortal prematurely, become a saint even before you see his relics. B.B. King was for anyone who loves the guitar, even the music, in any of its forms an inimitable and unique example of artistic human and professional coherence, he has been able to go beyond the fashions, the times and the misery of our human weakness, he has able to give us unique and unrepeatable moments of joy, happiness and emotions.I admit I thought he was immortal, I thought he could not die, that his vibrato so clean, so emotional, so emotional could resonate in the air forever. I was wrong.On May 14, he left the third King of the Blues, after Albert King and Freddy King only one lacked the appeal. For those who wanted to listen them again l give you the link of the podcast episode of my radio program dedicated to them. Only God knows what kind of jam they are playing together somewhere in afterlife.
Onore a B.B. King
Normalmente non scrivo necrologi. Li ho sempre detestati. Sapete ... le solite storie, le solite lagne, i soliti R.I.P. ipocriti. Ma nel caso di B.B. King è diverso.
Quando se ne va uno come lui, bisogna scrivere qualcosa perché è come se scomparisse la facciata di una cattedrale. Musicisti, leggi bene musicisti non chitarristi, come lui sono pochi e preziosi come le dita di una mano perché sono tra i pochi che sono stati in grado di trascendere e il proprio strumento e i canoni del proprio genere musicale trasformando la loro musica in un continuo e universale veicolo di emozioni e di sensazioni.
Si sapeva da tempo dei suoi problemi fisici e questa triste notizia era attesa, era solo questione di tempo. Eppure fa male, perché quando un Re diventa un'icona diventa immortale anzitempo, diventa un santo prima ancora che si vedano le sue reliquie. B.B. King è stato per chiunque ami la chitarra, anzi la musica, in una qualsiasi delle sue forme un esempio di coerenza artistica, umana e professionale inimitabile e unica, ha saputo andare oltre alle mode, ai tempi e alle miserie della nostra umana debolezza, ha saputo regalarci momenti di gioia, felicità, emozioni uniche e irripetibili.
Lo ammetto credevo che fosse immortale, credevo che non potesse morire, che quel suo vibrato così pulito, così emotivo, così emozionale potesse risuonare nell'aria per sempre. Mi sbagliavo.
Il 14 maggio se ne è andato il terzo Re del Blues, dopo Albert King e Freddy King mancava solo lui all'appello. Per chi li volesse riascoltare vi do il link del podcast della mia puntata radio a loro dedicata. Chissà che jam stanno suonando da qualche parte nell'aldilà.
Giuseppe Chiaramonte in concerto
Mercoledì 20 maggio 2015 h.21:00
MILANO - Chiesa dell'Assunta in Vigentino (piazza dell'Assunta 1, Milano)
Esecuzione del concerto per Chitarra e Orchestra "Bosco Sacro" di Federico Biscione
Orchestra dell'Assunta diretta da Paolo VoltaAmbito: Stagione Orchestrale - Orchestra dell'Assunta, Concerto di Chiusurahttp://www.orchestradellassunta.it/stag_ 2014-2015.php Patrocinio: Padiglione Italia - EXPO MILANO 2015
Ingresso libero e gratuito
Domenica 21 giugno 2015 h.15:30
MILANO - Castello Sforzesco / Sale Panoramiche (piazza Castello, Milano)
Recital solistico
ProgrammaFrancis Poulenc (1899-1963): SarabandeFederico Biscione (*1965): Sarabanda e Giga (prima esecuzione assoluta)Isaac Albèniz (1860-1909): Asturias – LeyendaAstor Piazzolla (1921-1992): Oblivion, La Muerte del AngelJulia Malischnig (*1976): Tassilo im Himmel (prima esecuzione italiana)Nikita Koshkin (*1956): Usher-Valse
Ambito: Expo in città: Le mani sapenti
Patrocinio EXPO MILANO 2015 e Fondazione Monzino
Il programma verrà eseguito su chitarre della Liutaia Silvia Zanchi
Sabato 27 giugno 2015 h. 19:00
MILANO - Basilica di S.Ambrogio / Antico Oratorio della Passione (piazza S. Ambrogio, Milano)
Recital solistico
Musiche di Sanz, Scarlatti, Mertz, Albèniz, Tarrega
Ambito Expo in cittàIl programma verrà eseguito su chitarre del Liutaio Mario Grimaldi
giovedì 14 maggio 2015
mercoledì 13 maggio 2015
Guitars Speak: la Deconstruction di Pino Forastiere
Download Podcast
Mercoledì sera ascolteremo "Deconstruction" l'ultimo disco autoprodotto del chitarrista acustico italiano Pino Forastiere, Diplomato in chitarra classica al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, nei primi anni di attività si è esibito con la chitarra a sei e a dieci corde con repertorio barocco, contemporaneo e originale, per poi passare definitivamente alla chitarra acustica nel 1999, anno del suo debutto discografico con l'album Overcrossing in duo con il chitarrista classico Luca Pagliani. Il critico jazz statunitense John Schaefer ha definito il suo stile come un mix tra i ritmi di Steve Reich, la tecnica di Michael Hedges con un'ammirazione per Eddie Van Halen.
Wednesday evening we will listen to "Deconstruction" the last album made by the Italian acoustic guitarist Pino Forastiere, classical guitar trained at the Conservatorio Santa Cecilia in Rome, in his early years, he performed with the six- and ten-string guitar, with baroque repertoire, contemporary and original, before moving permanently to the acoustic guitar in 1999, the year of his recording debut with the album Overcrossing in duo with classical guitarist Luca Pagliani. The American jazz critic John Schaefer called his style as "something like a mix of Steve Reich’s interlocking rhythmic patterns meet Michael Hedges’s techniques, all while admiring Eddie van Halen."
http://radiovocedellasperanza.it/
Livorno Music Festival 2015 Masterclass con Roland Dyens
Il Livorno Music Festival, promosso dall’Associazione Amici della Musica di Livorno realizza corsi di perfezionamento strumentale e interpretazione musicale – per laureati, diplomandi e giovanissimi talenti – con l’obiettivo di riunire giovani musicisti da ogni parte del mondo e farli vivere a stretto contatto con i grandi nomi del panorama musicale internazionale.
Dal 24 agosto all’8 settembre 2015, i
giovani seguiranno le 12 Master Classes tenute da concertisti di fama
internazionale e docenti di prestigiose università come la Royal
Academy of Music di Londra, il Conservatorio Superiore di Parigi, le
Hochschule für Musik di Basilea e di Colonia, le Accademie di Musica
di Friburgo e di Berna. Grazie al Festival, alcuni studenti delle
scorse edizioni stanno studiando in queste Istituzioni.
Durante i corsi, strumentisti, gruppi
da camera e cantanti avranno la possibilità di essere selezionati
per concerti nel cartellone del festival per l’edizione in corso e
la successiva. Il solista o gruppo cameristico vincitore assoluto
della selezione sarà invitato nella Stagione Concertistica 2016
della Scuola di Musica di Fiesole.
I compositori avranno la possibilità
di scrivere per il Quartetto Eco (archi) in residence al corso e di
ascoltare il brano nel concerto finale. La migliore composizione sarà
eseguita alla Scuola di Musica di Fiesole nel 2016 e il compositore
selezionato avrà accesso diretto al Concorso Veretti 2016 della
Scuola di Musica di Fiesole e la possibilità di scrivere un brano in
prima assoluta per Contempoartensemble (www.contempoartensemble.com)
nell'ambito dell'edizione 2016 del ContempoArteFestival.
Il programma del Festival offrirà
anche un ricco cartellone di concerti pubblici di altissimo livello,
dove poter ascoltare i Maestri anche affiancati dai migliori studenti
selezionati durante l’anno precedente e durante l’anno in corso.
L’organizzazione ha messo a
disposizione per gli studenti delle convenzioni a prezzi molto
ridotti per il vitto e per l’alloggio (in hotel e affittacamere).
sabato 9 maggio 2015
23rd International Guitar Festival - MOTTOLA (ITALY) July 4 - 12, 2015 - International Competition - Concerts - Master classes
Ecco l'elenco completo di tutti i Maestri che terranno le Master Class durante il prossimo 23° Festival Internazionale della Chitarra, dal 4 al 12 Luglio 2015 a Mottola (TA).
This is the complete list of the Maestros who will hold their own Master Classes during the next 23° International Festival of Guitar in Mottola (TA) from July 4 to 12, 2015.
Leo Brouwer - guitar - July 9/12
Eduardo Isaac - guitar - July 9/12
Augustin Wiedemann - guitar - July 9/12
Roberto Fabbri - guitar - July 4/5
Christian Lavernier - guitar - July 9/12
Luciano Pompilio - guitar - July 8/9
Lucia Pizzutel - guitar - July 6/12
Piero Viti - guitar - July 9/12
Livio Grasso - guitar - July 9/12
Andrea Dieci: IX edizione della Masterclass di interpretazione chitarristica a Etroubles (Aosta) dall’1 al 6 luglio 2015
Andrea Dieci: IX edizione della Masterclass di interpretazione chitarristica a Etroubles (Aosta) dall’1 al 6 luglio 2015
1 - 6 luglio 2015: svolgimento della Masterclass
1 luglio - Etroubles - Municipio - h 21.00
CONCERTO di APERTURA
Andrea Dieci, chitarra - Piercarlo Sacco, violino.
3 luglio - Etroubles - Sala Consigliare
CONFERENZE:
h 15.30 - Incontro col M° Liutaio Lorenzo Mandelli
“La messa a punto del violino”
h 17.30 - Incontro col M° Liutaio Maurizio Foti
“Voicing care” per chitarra
5 luglio - Valpelline - Chiesa Parrocchiale - h 21.00
CONCERTO DEI PARTECIPANTI ALLE MASTERCLASS
6 luglio - Etroubles - Municipio - h 17.30
CONCERTO DEI PARTECIPANTI ALLE MASTERCLASS
Sito internet: www.masterclassetroubles.it
Per informazioni contattare il 338 4920362
o scrivere all’indirizzo 3384920362@tim.it
mercoledì 6 maggio 2015
Guitars Speak: la chitarra classica di Giacomo Susani
Download Podcast
Mercoledì sera ascolteremo il debutto discografico del padovano Giacomo Susani, 20 anni, tra i più talentuosi chitarristi classici italiani. Susani si è avvicinato allo strumento a soli 7 anni, e da allora ha collezionato successi e riconoscimenti nei maggiori concorsi. Diplomato nel 2013 al Conservatorio Pedrollo di Vicenza, ha studiato con il Maestro Stefano Grondona ed è il primo italiano entrato nel prestigioso Julian Bream Trust. Per Stradivarius, Susani ha inciso questo ottimo cd con brani di Johann Sebastian Bach e Sylvius Leopold Weiss, Goffredo Petrassi e Alexandre Tansman.
Wednesday evening we will listen to the recording debut by the italian classical guitar player Giaocmo Susani, 20 years old, one of the most talented italian classical guitarists. Susani approached his instrument just 7 years old, and has since racked up success and awards at major competitions. Graduated in 2013 at the Conservatorio Pedrollo in Vicenza, he studied with Maestro Stefano Grondona and is the first Italian entered the prestigious Julian Bream Trust. For Stradivarius, Susani has recorded this excellent CD with works by Johann Sebastian Bach and Sylvius Leopold Weiss, Goffredo Petrassi and Alexandre Tansman.
http://radiovocedellasperanza.it/
Masterclass Bruno Giuffredi (Valdidentro - Sondrio - Italy)
“LeAltreNote” è la dimensione sociale ed educativa che permette la nascita di amicizie e di collaborazioni tra gli studenti e con il pubblico. Uno staf di docenti, scelti con competenza e tra i più accreditati a livello internazionale, seguirà gli studenti in un percorso intenso di lezioni e concerti.
http://www.lealtrenote.org
The "AltreNote" master classes is its social and educational dimension enabling the birth of new friendships and collaborations between students and with the public. A staf of teachers, selected with competence among the most accredited at international level, will accompany the students through an intense journey of lessons and concerts.
http://www.lealtrenote.org
Les master classes "LeAltreNote" est la dimension sociale et éducative qui permet l’émergence d’amitiés et de collaborations entre les étudiants et avec le public. Une équipe d’enseignants, sélectionnés avec discernement parmi les plus accrédités au niveau international, suivra les étudiants dans un parcours intense de leçons et de concerts.
http://www.lealtrenote.org
The "AltreNote" master classes is its social and educational dimension enabling the birth of new friendships and collaborations between students and with the public. A staf of teachers, selected with competence among the most accredited at international level, will accompany the students through an intense journey of lessons and concerts.
http://www.lealtrenote.org
Les master classes "LeAltreNote" est la dimension sociale et éducative qui permet l’émergence d’amitiés et de collaborations entre les étudiants et avec le public. Une équipe d’enseignants, sélectionnés avec discernement parmi les plus accrédités au niveau international, suivra les étudiants dans un parcours intense de leçons et de concerts.
http://www.lealtrenote.org
martedì 5 maggio 2015
Ensemble Phoenix Basel in concert
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lunedì 4 maggio 2015
Intervista a Giacomo Merega con Andrea Aguzzi
Come
è nato il tuo interesse per il basso elettrico? Con che strumenti
suoni e con che strumenti hai suonato?
Presi
in mano il basso a 14 anni perche' volevo suonare rock, molto
semplicemente. A quel punto, strimpellavo un po' la chitarra, avevo
psuedo-studiato un poco il violino da piccolo ed ero interessato
istintivamente agli strumenti a corda; e forse del basso mi attraeva
gia' il fatto di percepirlo 'inside the music' e non 'on top of it'.
Ma questa e' una congettura fatta a posteriori, non fu una scelta
consapevole allora. E' vero pero' che avevo sempre avuto l'abitudine
di cercare di canticchiare in testa le note del basso delle canzoni,
sebbene non mi fosse stato insegnato il canto polifonico.
Da
alcuni anni, cioe' pressapoco dal mio arrivo a NYC da Boston, sono
ritornato a suonare bassi a 4 corde e passivi. E' stato un ritorno
alle origini, un processo di purificazione sonora ma anche di
personale storicizzazione di uno strumento anomalo come il basso
elettrico. Al momento, sto suonando un archtop signature model fatto
per me dal bravissimo liutaio Domenico Moffa. Lo suono sull'ultimo
disco, 'The surface of an object', ma lo strumento su cui ho formato
l'estetica bassistica, (nel timbro e nel gesto) di oggi e che tuttora
suono di piu' e' un basso in cui mi imbattei per puro caso, grazie ad
un endorsement offerto alla band del chitarrista Bryan Baker, di cui
facevo parte. E' un First Act Delgada, molto simile ad un Gibson
Thunderbird, ma col manico avvitato. Ricordo che lo ricevetti con
riconoscenza come si riceve, appunto, un regalo ma senza grandi
aspettative, e che invece in breve tempo mi porto' ad abbandonare e
vendere quasi tutti i miei altri bassi, piu' costosi, a 5 corde e
attivi.
Negli
anni bostoniani, quando suonavo molta musica microtonale, che fosse
araba tradizionale con la band Zilzala o fusion con David Fiuczynski
o contemporanea con la Boston Microtonal Society, suonavo
principalmente fretless (avevo un 5 corde acustico di Rick Turner ed
un Fender Jazz che ho tuttora). Oggi molto meno.
Quali
sono state e sono le tue principali influenze musicali
Doverosamente,
cito fra le mie influenze alcuni dei miei maestri, con molti dei
quali ho avuto ed ho anche la fortuna di collaborare: Ran Blake, Joe
Maneri, Anthony Coleman, Joe Morris, David Tronzo ed Eliot Fisk.
Tutti
facciamo i conti con uno spettro di influenze stratificate nel tempo
e di diversa natura e grado di consapevolezza, incluse quelle che si
crede o magari si spera di avere alle spalle, e di tutte queste siamo
la somma. Per quanto mi riguarda, ci sono le influenze di oggi a cui
mi trovo ad accostare quelle di ieri l'altro (tutto il periodo
pre-jazz, scoperto poi a 14 anni), mentre quelle di ieri, cioe' del
decennio (1994-2004) dominato da ascolti e studi jazzistici nel senso
di tradizione in cui inscriversi e di vocabolario
formalizzato/deterministico e relativa pedagogia, sono oggi in gran
parte messe in disparte. La mia dialettica con la maggior parte del
jazz e' di conflitto da molti anni.
Nelle
influenze di oggi non c'e' un'agenda o una programmaticita' lineare,
ci sono ad esempio Feldman ed il suo opposto Stockhausen, Josquin,
improvvisatori vecchi e nuovi come Evan Parker, Nate Wooley, Cecil
Taylor e Tyshawn Sorey, bands come The Walkmen, Foals e Deerhunter.
Amo concentrarmi su musica che mi permetta un ascolto
specializzato/selettivo come ad esempio Sciarrino, Xenakis, Partch,
Ligeti, Merzbow, Meshuggah e Alasnoaxis. Mi rendo conto che sto
andando a ruota libera.... paradossalmente, pero', sono scettico nei
confronti dell'eclettismo musicale come fede, per il rischio che
diventi acritico, che perda un'estetica informante, una
direzionalita' che ritengo essenziale nell'ascolto quale primo stadio
della composizione.
Ascolto
molta musica per strumenti a corda, dalla kora all'oud, alla pipa e
molta musica per chitarra. Fra i bassisti elettrici seguo in primis
Skuli Sverrisson, e apprezzo il bassista siciliano Daniele Camarda,
che fu una scoperta importante al mio arrivo a Boston. Anche per i
bassisti vale la dinamica dell'oggi/ieri/ieri l'altro, quindi in
questi anni mi sono riappassionato a suoni di bassi utilitaristici,
dati per scontati e senza frilli, come Robert DeLeo degli Stone
Temple Pilots.
Poi
hai fatto il salto di qualità, sei andato negli Stati Uniti e hai
studiato con Joe Maneri al NEC e Boston Microtonal Society, che
differenze hai travato rispetto all’Italia e cosa significa poter
studiare e suonare negli Stati Uniti, a New York?
Non
dimenticherei appunto che fra Genova e NYC ci sno stati sei anni di
Boston, dove ho studiato alla Berklee e poi al New England
Conservatory (NEC, che ho assai preferito). Boston potrebbe essere
una citta' invisibile di Calvino, la citta' fatta solo di scuole. Con
Boston oramai ho fatto la pace, e ci ritorno volentieri, ma questo
suo aspetto - l'eccessiva dipendenza dall'accademia - e' un limite
pesante della scena musicale e lo si avverte, vivendoci.
A
New York la vitalita' e la varieta' della scena musicale restano
forti, ed il livello altissimo. In realta', da quando e' nata mia
figlia, lo scorso Maggio, vado a sentire molta meno musica che in
passato e mi sembra di vivere in una campana: la scena e' come una
droga, ed ha le sue controindicazioni. Non potrei pero' fare un
paragone con la situazione genovese o italiana poiche', piu' degli
anni che sono passati, pesa il fatto che ero un musicista molto
diverso a Genova, con diverse esigenze ed ambizioni rispetto ad oggi.
Si tratta di un bel salto, questo e' sicuro. Ma per tutto c'e' un
prezzo, e poi New York si sta sinistramente riempiendo di hipsters
con white collar jobs - che non contribuiscono in alcun modo alla
vita culturale della citta' - e sta marginalizzando i propri artisti,
la cui presenza ed il cui input vengono dati per scontati da troppo
tempo. E qualcosa potrebbe cambiare, questo primato culturale
potrebbe presto svanire. Ho letto proprio oggi una dichiarazione di
uno dei Lightning Bolt - forse il bassista? - in cui diceva che
Manhattan non ha una piu' scena musicale e che per Brooklyn sara'
presto lo stesso. Premesso che lui parlava di un certo tipo di
underground rock o post-rock che in effetti si e' decentrato gia' da
tempo, io credo che quest'iperbole abbia molto di vero anche
trasversalmente. Dopotutto, il declino del post-minimalismo negli
stessi minimalisti e poi nelle nuove leve con Bang on a Can eccetera
e' un esempio emblematico, ma non il solo, di un conformismo
'corporate' che trita quasi tutto, anche qui a New York.
Quale
significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può
tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così
codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e
rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
L'improvvisazione
e' una metodologia/comportamento primario, primordiale ed in quanto
tale non puo' scomparire. Gli aspetti di estemporaneita' e
suscettibilita', oltre alla possibilita' di sperimentare sulla
'sociologia' della performance, sono cio' che piu' mi lega
all'improvvisazione, il cui rapporto (o non rapporto) con l'assetto
compositivo e' al centro della mia ricerca da tempo. Premettendo che
non concordo con chi, come Berio, dava all'improvvisazione uno status
di inferiorita' rispetto alla musica composta per un supposto minore
potenziale di suddivisione in particelle controllabili ed
articolabili di senso musicale, di sicuro la pratica improvvisativa
ha giovato a molti compositori anche recenti, da Messiaen a Scelsi.
Altrettando evidentemente, improvvisatori come Threadgill, Braxton e
Zorn hanno dato alla propria musica una dimensione ulteriore grazie
alla ricerca specifica in ambito compositivo. Su questa
simbiosi/osmosi/dicotomia si potrebbe parlare molto piu' a lungo
dello spazio che abbiamo qui.
Io
sono per un'improvvisazione concentrata sulle microstrutture e sulle
piu' piccole articolazioni sonore non meno che sulle macrostrutture e
i modelli formali, un'improvvisazione linguisticamente trasversale,
necessariamente imbastardita ma che non insegue il mito del
non-idioma, un mito che apprezzo in un gigante come Derek Bailey e in
pochi altri, ma che non mi rappresenta. Io mi riconosco invece nella
definizione di Klee "Io sono astratto con qualche ricordo",
che per me e' un manifesto di poetica che accomuna idealmente mondi
molto diversi, e che ritrovo in Webern come in Joe Maneri, passando
per Feldman, Eric Dolphy e molti dei nomi gia' citati qualche domanda
fa, fra gli altri.
La
tua tecnica è davvero eccellente, quanto è ancora importante avere
una ottima tecnica per un chitarrista o un bassista? Te lo chiedo
perché mi viene in mente un aneddoto: negli anni ’70 Robert Fripp,
pesantemente contestato da alcuni punk che lo consideravano ormai un
dinosauro rispose serafico “chi è più schiavo della tecnica? Chi
ne ha troppa o chi non ne ha?”
Mi
sembra che in pittura abbiano affrontato la problematica della
tecnica in rapporto al contenuto molto prima e molto meglio che in
musica. In altre parole, da molto tempo nessuno si pone il problema
di come sarebbe stata la tecnica di De Kooning qualora avesse dovuto
copiare Caravaggio, poiche' sarebbe irrilevante e capzioso come, per
citare quanto Stockhausen disse ad Adorno, 'cercare un pollo in un
quadro astratto'.
La
tecnica non deve precludere il gesto ma con il solo gesto, in musica
rispetto alla pittura, non si costruisce abbastanza 'discorso'. La
tecnica serve quindi in questo senso, a fornire discorso e contesto.
E' un problema di tempi, cioe' dello svolgimento in tempo reale della
musica. Il gesto, a sua volta, puo' sussistere con o senza tecnica ,
ma penso anche che il concetto di tecnica debba potere includere
molti parametri diversi, cosi' da potere smettere di chiederci
perche' mai Albert Ayler non abbia trascritto i Capricci di Paganini
per sassofono, per parlare in metafora.
Detto
cio', io sono ossessionato dal concetto di tecnica, anche
nell'accezione piu' tradizionale, quasi bigotta del termine. La vedo
proprio come una catarsi quotidiana: sfiancare le mani per liberare
lo spirito. Lo disse bene Lucio Dalla: "tutta la vita a far
suonare un pianoforte, lasciandoci dentro anche le dita". In
altre parole, il mistico hindu che decide di rinunciare ad un braccio
e lo lascia atrofizzare. Questa e' la quintessenza della tecnica,
sebbene tragica.
Una
domanda un po’ provocatoria sulla musica in generale, non solo
quella contemporanea o d’avanguardia. Frank Zappa nella sua
autobiografia scrisse: “Se John Cage per esempio dicesse “Ora
metterò un microfono a contatto sulla gola, poi berrò succo di
carota e questa sarà la mia composizione”, ecco che i suoi
gargarismi verrebbero qualificati come una SUA COMPOSIZIONE, perché
ha applicato una cornice, dichiarandola come tale. “Prendere o
lasciare, ora Voglio che questa sia musica.” È davvero valida
questa affermazione per definire un genere musicale, basta dire
questa è musica classica, questa è contemporanea ed è fatta? Ha
ancora senso parlare di “genere musicale”?
Parlare
di generi musicali oggi puo' avere senso oppure no, e' pratico per
molti e spesso per i musicisti stessi. Non so cosa tu intenda
esattamente per 'basta a definire un genere musicale', poiche'
l'aneddoto che riferisci, per come lo interpreto io, attiene piu'
strettamente alla definizione di opera musicale che ad un discorso di
genere.
Zappa
parla di 'cornice' ed e' proprio con una cornice che i musicisti si
sarebbero resi la vita piu' semplice dai tempi delle prime
avanguardie (se, cioe', anche in musica ci fosse una cornice, per
delineare i campi - ma e' chiaro sto usando un paradosso ontologico).
Non
sono per un anything goes riguardo a cio' che e' musica o meno, ci
mancherebbe, ma Cage per primo non lo e' mai stato. Berio disse
infatti che si annoiava alle performances di lavori di Cage in cui
Cage stesso non fosse coinvolto. Una differenza non sottile, nel caso
di Cage, anche nei suoi lavori piu' aleatori. Un'opera musicale deve
contenere pensiero musicale, per essere tale. Questo puo' interessare
la scelta delle note ed altri criteri ovvii, ma anche parametri molto
diversi. Quindi, il pezzo del succo d'arancia avrebbe potuto essere
musica cosi' come lo e' quella composta statisticamente, o
stocastica, o aleatoria/indeterminata, o i suond collages, o i
process pieces di Alvin Lucier etc, etc. Il problema si presenta
quando non e' presente una riflessione musicale, il che succede in
abbondanza.
Ho,
a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica
scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico,
nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il
passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non
può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di
una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?
Il
rischio e' gia' molto presente. Siamo in una fase 'post-tutto' senza
pero' il fascino ed il ruolo storico che 'post' ha avuto in
principio. E' chiaro che una prospettiva storica aiuti nella musica
come nella vita, a prescindere dalle conclusioni a cui si voglia
arrivare, e da come ci si intenda porre nei confronti della storia.
Certo, talvolta e' emozionante trovarsi di fronte ad un lavoro
palesemente a-storico (a-, e non anti-), cioe' senza dialettica come
'In a landscape' di Cage, o 'Vexations' di Satie o lo splendido disco
solista del cantante dei Talk Talk, Mark Hollis. E tutta l'opera di
Partch, oltre a parte del lavoro di Pasolini e di Bene, per citare
due non-musicisti.
Per
un improvvisatore e' piu' difficile, a mio parere, risultare fuori
del proprio tempo, in un modo o in un altro, poiche'
l'improvvisazione vive nella contingenza. Con la storia pero' si puo'
anche giocare, e in musica ne abbiamo molti casi. Il mio amico Nate
Wooley, per esempio, sta per pubblicare un disco tutto di
composizioni di Wynton Marsalis!
Piu'
problematica e' la globalizzazione in senso geografico, e non tanto
nella musica - dove le nostre orecchie non si rifaranno mai una
verginita', il che e' perlopiu' un bene - quanto in ambiti come la
gastronomia, o l'enologia. In questi casi si', ho talvolta pulsioni
reazionarie.
Possiamo
parlare un attimo della ristampa digitale avvenuta qualche anno fa
della tua produzione discografica? Sono rimasto molto colpito dal The
Light and Other Things…
'the
light and other things' e' uscito in ristampa digitale su Underwolf
Records nel 2012, ma originariamente fu pubblicato dalla Creative
Nation Music, un'etichetta indipendente bostoniana, nel 2008 (ho
ancora delle copie della prima edizione, se a qualcuno dei tuoi
lettori interessasse....). E stato un disco importante per me, che ha
fatto un po' da capositipite dettando direzioni estetiche - poi
elaborate nei dischi successivi - che, al momento in cui lo
registrammo, stavo appena iniziando a digerire. Con nostra sorpresa,
fu anche ricevuto molto bene dalla critica. Per me, quel disco naque
in primis come pretesto per registrare con Tronzo, che considero
essere uno dei piu' importanti chitarristi viventi.
'the
light and other things' fu anche il primo disco della partnership con
il sassofonista Noah Kaplan, con cui abbiamo poi registrato
'Descendants' (2011) del suo quartetto insieme a Joe Morris - un
altro chitarrista fondamentale - e Jason Nazary, uscito su Hat Hut,
'Watch the Walls Instead' (Underwolf, 2012) con Marco Cappelli,
Anthony Coleman e Mauro Pagani, ed il recente 'Crows and Motives'
(Underwolf, 2014) in trio con il trombettista Joe Moffett, un disco
di improvvisazioni ispirate ad una messa di Josquin. Negli stessi
anni Noah ed io abbiamo anche registrato 'Ad Faunum', nel quintetto
di Joe Moffett, uscito nel 2013 su Not Two Records, ed il primo disco
della band Dollshot (Underwolf, 2011) che - allora - proponeva un
interessante mix di art songs (Schoenberg, Ives, Poulenc), rock
minimale e free jazz. Il secondo disco del Noah Kaplan Quartet dal
titolo 'Cluster Swerve' uscira' piu' tardi quest'anno, sempre su Hat
Hut, e chiudera' un body of work esteticamente molto unitario, nei
confronti del quale solo il mio ultimo disco 'The Surface of an
Object' (2014, Rudi Records), in trio con Michael Attias e Satoshi
Takeishi, rappresenta un distacco, principalmente perche' e' un
lavoro in cui le composizioni sono la premessa e la filigrana di
tutta i'improvvisazione.
Che
consigli daresti oggi a un giovane che vorrebbe incidere un suo disco
o iniziare una attività di musicista professionista?
Come
Groucho Marx che disse 'non vorrei fare parte di un club che contasse
fra i suoi membri uno come me', non credo che seguirei i consigli
dati da uno come me. Tuttavia, se posso consigliare una cosa a chi
stia iniziando a lavorare nella musica improvvisativa e', quando
possibile, di non gestare un disco sine die, nell'ambizione di
renderlo un film di Kubrick. A prescindere dai valori intrinsechi
oggettivi che possono trascendere il momento storico/biografico ed
essere universali, un'opera di improvvisazione - e mi ricollego a
quanto detto in precedenza - ha quasi sempre una natura contingente
(specialmente alle orecchie di chi l'ha fatta!). Fra un estremo e
l'altro, preferisco piuttosto l'iper-documentazione in stile Zorn ed
il lasciare subito spazio al lavoro successivo.
Ultima
domanda: qualche anno fa , nel corso di una sua intervista con Bill
Milkowski per il sup libro “Rockers, Jazzbos & Visionaries”
Carlos Santana disse “Some people have talent, some people have
vision. And vision is more important then talent, obviously.” Io
credo che abbia un grande talento, ma… qual è la tua visione?
'Visione'
e' una parola che intimidisce un po', forse perche' fa' pensare a
qualcosa che abbia un valore tangibile, o che sia socialmente utile,
o al limite che segua un qualche slancio spiritiuale. 'Ossessione' si
presta meglio a descrivere quello che fanno quelli come me, poiche'
altro non e' se non un'idiosincrasia molto personale, in un ambito
molto specifico e di interesse per una piccola minoranza. Con una
certa arroganza e generalizzando un po', la metterei cosi': se hai
una poetica e' difficile che tu abbia una visione, e se hai una
visione e' probabile che questa porti con se' un ideale punto
d'arrivo, che di sicuro non e' affare di poetica. Il non punto
d'arrivo, invece, e' un'ossessione che sottoscrivo volentieri, per
quanto suoni banale.
domenica 3 maggio 2015
sabato 2 maggio 2015
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