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mercoledì 25 marzo 2015
Il Festival Romitelli su RaiRadio3
Siamo lieti di comunicare il calendario delle prossime trasmissioni dei concerti del 23° Festival di Milano Musica "Fausto Romitelli. Percorsi di musica d'oggi 2014", in onda su RaiRadio3:
29 marzo 2015 - ore 20.30
beyondZeromdi ensemble
musiche di Levinas, Romitelli, Casale, Grisey
19 aprile 2015 - ore 20.30
Quartetto Prometeomusiche di Haas, Romitelli, Kurtág, Saariaho
3 maggio 2015 - ore 20.30Flavio Virzì, chitarra elettrica
Simone Beneventi, percussionimusiche di Romitelli, Murail, Montalbetti, Mancuso, Dufourt
10 maggio 2015 - ore 20.30Quartetto di Cremonamusiche di Lachenmann, Ghisi, Perini, Šostakovič
17 maggio 2015 - ore 20.30Ensemble "Giorgio Bernasconi" dell'Accademia Teatro alla Scala
Fabián Panisello, direttore
Coro di Voci Bianche dell'Accademia Teatro alla Scala
Bruno Casoni, direttoremusiche di Vaughan Williams, Romitelli, Maresz
7 giugno 2015 - ore 20.30
beforeZeroRepertorioZeromusiche di Romitelli, Verrando, Nova
venerdì 4 ottobre 2013
Download Podcast Correnti: Luca Francesconi, Fausto Romitelli, Bruno Maderna, Karlheinz Stockausen e Sun Ra
Puntata del 3/10/2013
Download Podcast
Con questa puntata cominciamo una nuova avventura radiofonica: riportare la musica contemporanea in radio! Questa sera ascolteremo e incroceremo tra loro le musiche di Luca Francesconi, Fausto Romitelli, Bruno Maderna, Karlheinz Stockausen e Sun Ra. Ai microfoni Andrea Aguzzi.
Le puntate di Correnti, programma dedicato alla musica contemporanea andranno in onda il primo giovedì di ogni mese alle 21 su Radio Voce della Speranza.
FORLÌ: 104,5 Mhz
(Forlì, Cesena e Ravenna)
| Via Curiel 53 - 47100 Forlì Telefono & Fax 0543 414312 forli@radiovocedellasperanza.it |
giovedì 3 ottobre 2013
Questa sera alle 21 in onda con Correnti programma radio dedicato alla Musica Contemporanea
Questa sera alle 21 va in onda Correnti, programma radio dedicato alla musica contemporanea.
Con questa puntata cominciamo una nuova avventura radiofonica: riportare la musica contemporanea in radio! Questa sera ascolteremo e incroceremo tra loro le musiche di Luca Francesconi, Fausto Romitelli, Bruno Maderna, Karlheinz Stockausen e Sun Ra. Ai microfoni Andrea Aguzzi.
Non mancate! Diretta in streaming su http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/
domenica 29 settembre 2013
Correnti. Nuovo programma radio dedicato alla Musica Contemporanea
Care Amiche e cari Amici è con molto piacere che posso annunciarvi una nuova iniziativa del Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche: Giovedì sera 3 ottobre alle 21 andrà in onda su Radio Voce della Speranza Correnti, programma radio dedicato alla musica contemporanea!
Ebbene sì! Con giovedì partirà una nuova serie di puntate radiofoniche dedicate alla musica contemporanea, per ora il palinsesto prevede una puntata al mese, il primo giovedì di ogni mese. Ai microfoni, ormai "rodato" dopo quasi 3 anni di Guitars Speak la voce di Andrea Aguzzi.
E' una nuova avventura radiofonica: riportare la musica contemporanea in radio! Giovedì sera ascolteremo e incroceremo tra loro le musiche di Luca Francesconi, Fausto Romitelli, Bruno Maderna, Karlheinz Stockausen e Sun Ra.
Non mancate! Diretta in streaming su http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/ e poi come sempre sarà disponibile il podcast.
Vi aspetto tutti! Giovedì 3 ottobre!
Andrea
giovedì 28 marzo 2013
lunedì 14 febbraio 2011
lunedì 31 gennaio 2011
EXITIME 07 - Voci del Contemporaneo di Carlo Siega
Contrariamente a quanto possa oramai sembrare, forse, presentare un concerto in pieno orario
pomeridiano - e di sabato, per di più- non risulta essere proprio una cattiva idea, soprattutto se la risultanza è un tutto esaurito.
Ideata e prodotta da Paolo Aralla e Francesco La Licata per l’ Ensemble FontanaMix di Bologna, la stagione EXITIME muove dalla volontà di creare nella sede del “Museo internazionale della
Musica” di Bologna un ambiente di incontri, concerti e seminari dedicati alla musica contemporanea, in cui sia i compositori ospiti, sia i musicisti, ma anche e soprattutto il pubblico
abbiano modo di interagire fra loro.
Questa settima edizione si presenta come un’ altra grande occasione per poter esplorare le “Voci del Contemporaneo”, dove l’ Ensemble FontanaMIX, ricombinandosi in cangianti formazioni,
condurrà il pubblico lungo un itinerario di cinque concerti tra i mesi di gennaio e aprile.
L’ inaugurazione quest’anno é stata affidata al trio composto dalla pianista Irene Pucci, al chitarrista Walter Zanetti e al contrabbassista Emiliano Amadori.
pomeridiano - e di sabato, per di più- non risulta essere proprio una cattiva idea, soprattutto se la risultanza è un tutto esaurito.
Ideata e prodotta da Paolo Aralla e Francesco La Licata per l’ Ensemble FontanaMix di Bologna, la stagione EXITIME muove dalla volontà di creare nella sede del “Museo internazionale della
Musica” di Bologna un ambiente di incontri, concerti e seminari dedicati alla musica contemporanea, in cui sia i compositori ospiti, sia i musicisti, ma anche e soprattutto il pubblico
abbiano modo di interagire fra loro.
Questa settima edizione si presenta come un’ altra grande occasione per poter esplorare le “Voci del Contemporaneo”, dove l’ Ensemble FontanaMIX, ricombinandosi in cangianti formazioni,
condurrà il pubblico lungo un itinerario di cinque concerti tra i mesi di gennaio e aprile.
L’ inaugurazione quest’anno é stata affidata al trio composto dalla pianista Irene Pucci, al chitarrista Walter Zanetti e al contrabbassista Emiliano Amadori.
E’ proprio quest’ ultimo a muovere il primo passo, proponendo “Esplorazione del bianco I” per
contrabbasso solo di Sciarrino. Seguendo alcune tracce del compositore (riportate nell’ utilissimo
libretto di sala), Amadori si destreggia egregiamente in un luogo che rassomiglia ad un grande
deserto musicale, fatto di silenzi, increspature improvvise e sibili che sembrano cercare quei segreti che il bianco “allo sguardo comune non disvela” (Sciarrino).
“Io amo il suono sporco, distorto, violento, visionario che le musiche pop hanno saputo a volte
esprimere e che cerco di integrare dentro la mia scrittura”: questa breve dichiarazione di intenti
esprime in toto l’indole di “Trash TV Trance” del compianto Fausto Romitelli. In poco più di dieci minuti i formalismi in cui quasi tutti noi siamo ingabbiati vengono frantumati da un Mix demolitore fatto di loop, interferenze elettromagnetiche e distorsioni “grunge” cariche di inaudita ferocia.
Accordi come ruggiti creano barriere sonore che vanno ad intaccare sezioni ritmiche “loopate” dal colore decisamente più mite, come a trattarsi di un virus. A Walter Zanetti viene imposto dunque un lavoro estremamente intenso, ma a cui adempie coscientemente, trovando timbri e colori davvero personali.
Benché strutturato in un continuum, “Mantram” per contrabbasso solo e il primo movimento della “Suite n.11” per pianoforte del compositore Giacinto Scelsi chiudono idealmente la prima parte del concerto. Mentre la prima composizione si ispira ad un canto anonimo in cui riecheggiano nostalgici suoni di un Oriente ormai lontano, la seconda centra appieno un ideale di sfericità del suono tanto caro al compositore. Il suono estratto dalla fisicità apparentemente flebile di Irene Pucci si fa grosso, intenso... grandissimo. Infatti qui, una stessa nota, ribattendo a lungo, si amplia a tal punto da creare poco a poco una vera struttura armonica, dove - con le parole del compositore- “solo lì dentro c’è tutto”.
Per tentare di comprendere le “voci nuove” siamo chiamati necessariamente ad indagare il rapporto fra i grandi compositori del passato e le nuove espressioni della composizione contemporanea. E’ per questo che il compositore Maurizio Pisati si è offerto come architetto ed ingegnere per la costruzione di un ponte ideale tra l’estetica compositiva sua e del suo tempo con quella di Domenico Scarlatti. Le sonate K 27, K 466 e K 14 sono state presentate come termine di paragone per questo esperimento simbiotico: eseguite prima nella loro veste originale, sono poi state ripresentate tradotte per chitarra dal compositore milanese, eseguite dalle sei corde di Walter Zanetti. Qui “traduzione” non sta per trascrizione, ma incarna un lavoro di ri-elaborazione tematica, come se il pezzo non fosse stato scritto per pianoforte. Risulta quindi emblematica, in questo senso, l’ aggiunta di un Largo e di una Cadenza nel lavoro di traduzione della sonata K141 in re minore.
La stesse idee di manipolazione e ri-composizione presentano un assorbimento quasi totale del
linguaggio musicale scarlattiano, non potendo che sfociare in un lavoro di “parafrasi”: ecco, in
prima assoluta, la “Parafrasi Scarlatta” per chitarra e contrabbasso amplificati. E non poteva
chiudersi in altro modo questo intenso incontro con il FontanaMIX Ensemble se non con la
particolare consapevolezza di essere “heideggerianamente” eredi di una cultura che ancora oggi
mostra vivi segni di continuità.
Per altre voci, il prossimo appuntamento sarà sabato 5 febbraio.
Carlo Siega 20-01-2011
giovedì 9 settembre 2010
Fausto Romitelli: il compositore come virus di Empedocle70, quarta parte

La sensazione è quella, nettissima, di trovarci tra le mani un'opera epocale: An Index of Metals è un capolavoro (prima di tutto musicale, in seconda istanza anche visuale) che crea un'ideale fusione tra vecchie e nuove avanguardie, così come tra vecchi e nuovi linguaggi progressivi: spettralismo, elettronica, psichedelia, rock e techno (non solo evocata, ma direttamente campionata dalle tracce autorizzate dei Pan Sonic). Un'opera che vive di una modernità allucinata, che è post-moderna perché frutto post-industriale, ovvero segnato dall'abbandono della destinazione d'uso e dal conseguente disorienta mento, dalla perdita di centralità dell'uomo in un mondo che ha costruito e che ora sfugge dal suo controllo. Non a caso l'unica immagine reale che si può cogliere nel video è proprio quella di una centrifuga per la separazione dei rifiuti che vomita in continuazione materiali all'interno di un enorme cestello che mescola tutto senza mai fermarsi. Trovare la poesia o !'immagine per un viaggio psichedelico in un impianto per DVD è frutto di un'intuizione degna di un ramo estinto dell'arte letteraria come la fantascienza e di scrittori ricchi di immaginazioni distorte, ma assolutamente liriche, come Philip Dick.
AI di là del portato culturale, sebbene davvero illuminato soprattutto nella sua prospettiva post-accademica, è l'aspetto emotivo quello che riesce a catturare più di ogni altra cosa: An Index of Metals è proprio questo: un sacco pieno di rifiuti scagliato nella segreteria di un Conservatorio, un virus in un organismo imbottito di steroidi e anfetamine, un segnale, in ultima analisi, al mondo della musica che lavora sui suoni per continuare a suggerire anche che senza un "pensiero musicale", senza un'organizzazione, senza una logica formale o costruttiva un suono più rimanere elemento solitario, inutilmente innocuo, come una buona fetta delle musiche che si producono da un po' di tempo a questa parte, specie in seno alla cosiddetta musica contemporanea.
In certi altri casi l'anima rock di Romitelli prende il totale sopravvento, annichilendo l'aura conservatoriale, come nell'enfasi glitch-hendrixiana di Trash TV Trance per chitarra elettrica (2002), che attualizza la lezione del chitarrista di Seattle nell'ottica del recupero estetico di ogni elemento disturbo da effetto feedback.
Fausto Romitelli non è stato un compositore "innocuo", ma non per meriti che un tempo si sarebbero detti politici o meglio ideologici, bensì per le sue qualità intimamente espressive, soprattutto perché anche l'espressione può riuscire e diventare strumento politico, necessario cioè a combattere l'afasia sociale, il conformismo, la miseria del nostro sistema mediatico, l'apnea culturale, la mistificazione musicale prodotta da scorciatoie culturali che azzerano anni di sforzi. Considero quindi Romitelli uno degli innovatori di un linguaggio che già alla fine del Novecento mostrava tutti i segni del deterioramento, con certezza ha lasciato un segno importante all'interno di questa deprimente periferia dell'Impero culturale che viviamo ogni giorno nello sbando di una italietta che si bea del dietrologismo culturale e del trash televisivo/culturale/politico. Un povero paese che, lungi da subire minacce alla sua esistenza, sembra disinteressarsi a qualsiasi cosa non sia la pura replica adulterata di se stesso. la sua proiezione distortamente grottesca, deformata da un approccio alterato dei rapporti sensoriali e della comunicazione.
L'immagine ci viene suggerita dallo stesso Romitelli in un breve, ma illuminante saggio dal titolo Il compositore come virus (presente nel già citato 1/ corpo elettrico). In poche righe si illustra la realtà del presente della musica contemporanea come luogo di "sopravvivenza alla periferia dell'impero culturale", come figlio di tecnologie che liberano il suono emancipando il rumore ("comporre il suono anziché con il suono"), infine come esito di una riflessione sull'intero universo sonoro che comprende anche, e in maniera non puramente accessoria e ornamentale, musica techno e rock. Una presa di posizione importante quella raccolta in questo saggio di presentazione del 2001, del quale si consiglia un'attenta lettura soprattutto a chi parla spesso a vanvera di sedimentazioni culturali e nuovi scenari sonori. A conclusione del saggio queste brevi parole: "lo mi sento talora come un virus troppo isolato per attaccare un corpo così forte e ben nutrito: cosicché il virus se ne sta quieto e sognante nel corpo che vorrebbe distruggere, aspettando tempi migliori."
Colpito da una grave malattia, Fausto Romitelli è scomparso il 27 giugno 2004 a Milano, all’età di 41 anni.
AI di là del portato culturale, sebbene davvero illuminato soprattutto nella sua prospettiva post-accademica, è l'aspetto emotivo quello che riesce a catturare più di ogni altra cosa: An Index of Metals è proprio questo: un sacco pieno di rifiuti scagliato nella segreteria di un Conservatorio, un virus in un organismo imbottito di steroidi e anfetamine, un segnale, in ultima analisi, al mondo della musica che lavora sui suoni per continuare a suggerire anche che senza un "pensiero musicale", senza un'organizzazione, senza una logica formale o costruttiva un suono più rimanere elemento solitario, inutilmente innocuo, come una buona fetta delle musiche che si producono da un po' di tempo a questa parte, specie in seno alla cosiddetta musica contemporanea.
In certi altri casi l'anima rock di Romitelli prende il totale sopravvento, annichilendo l'aura conservatoriale, come nell'enfasi glitch-hendrixiana di Trash TV Trance per chitarra elettrica (2002), che attualizza la lezione del chitarrista di Seattle nell'ottica del recupero estetico di ogni elemento disturbo da effetto feedback.
Fausto Romitelli non è stato un compositore "innocuo", ma non per meriti che un tempo si sarebbero detti politici o meglio ideologici, bensì per le sue qualità intimamente espressive, soprattutto perché anche l'espressione può riuscire e diventare strumento politico, necessario cioè a combattere l'afasia sociale, il conformismo, la miseria del nostro sistema mediatico, l'apnea culturale, la mistificazione musicale prodotta da scorciatoie culturali che azzerano anni di sforzi. Considero quindi Romitelli uno degli innovatori di un linguaggio che già alla fine del Novecento mostrava tutti i segni del deterioramento, con certezza ha lasciato un segno importante all'interno di questa deprimente periferia dell'Impero culturale che viviamo ogni giorno nello sbando di una italietta che si bea del dietrologismo culturale e del trash televisivo/culturale/politico. Un povero paese che, lungi da subire minacce alla sua esistenza, sembra disinteressarsi a qualsiasi cosa non sia la pura replica adulterata di se stesso. la sua proiezione distortamente grottesca, deformata da un approccio alterato dei rapporti sensoriali e della comunicazione.
L'immagine ci viene suggerita dallo stesso Romitelli in un breve, ma illuminante saggio dal titolo Il compositore come virus (presente nel già citato 1/ corpo elettrico). In poche righe si illustra la realtà del presente della musica contemporanea come luogo di "sopravvivenza alla periferia dell'impero culturale", come figlio di tecnologie che liberano il suono emancipando il rumore ("comporre il suono anziché con il suono"), infine come esito di una riflessione sull'intero universo sonoro che comprende anche, e in maniera non puramente accessoria e ornamentale, musica techno e rock. Una presa di posizione importante quella raccolta in questo saggio di presentazione del 2001, del quale si consiglia un'attenta lettura soprattutto a chi parla spesso a vanvera di sedimentazioni culturali e nuovi scenari sonori. A conclusione del saggio queste brevi parole: "lo mi sento talora come un virus troppo isolato per attaccare un corpo così forte e ben nutrito: cosicché il virus se ne sta quieto e sognante nel corpo che vorrebbe distruggere, aspettando tempi migliori."
Colpito da una grave malattia, Fausto Romitelli è scomparso il 27 giugno 2004 a Milano, all’età di 41 anni.
- prima parte
- seconda parte
- terza parte
- quarta parte
mercoledì 8 settembre 2010
Fausto Romitelli: il compositore come virus di Empedocle70, terza parte

La lezione che Romitelli porta avanti rispetto a Grisey e gli spettralisti è quindi quella del mantenimento della centralità del suono, sebbene la sua proiezione appaia assolutamente distorta, cioè deformata da un approccio alterato dei rapporti sensoriali. Un vero viaggio psichedelico al centro di una vibrazione da parte del compositore-artefice che diventa "virus", sostanza psicotropa di un rapporto alterato. L'immagine ci viene suggerita dallo stesso Romitelli in un breve, ma illuminante saggio dal titolo Il compositore come virus (presente nel già citato Il corpo elettrico). In poche righe si illustra la realtà del presente della musica contemporanea come luogo di "sopravvivenza alla periferia dell'impero culturale", come inevitabile frutto di un rapporto obbligato con l'intero panorama mediatico - citando James Ballard: "dovremmo immergerci in questo magma di elementi distruttivi e cominciare a nuotare" -, come figlio di tecnologie che liberano il suono emancipando il rumore ("comporre il suono anziché con il suono"), infine come esito di una riflessione sull'intero universo sonoro che comprende anche, e in maniera non puramente accessoria e ornamentale, musica techno e rock. Una presa di posizione importante quella raccolta in questo saggio di presentazione del 2001, del quale si consiglia un'attenta lettura soprattutto a chi parla spesso a vanvera di sedimentazioni culturali e nuovi scenari sonori.
Un altro virus determinante si chiama An Index of Metals e si tratta di una video-opera scritta da Romitelli nel 2003, in tempi accelerati probabilmente dall'acquisita consapevolezza della fine imminente. Si tratta di una composizione complessa, composta in 12 movimenti per voce femminile ed ensemble strumentale, arricchito quest'ultimo da una gran mole di elettricità ed elettronica. I frammentati testi poetici in inglese sono opera dell'istriana Kenka Lèkovich, mentre le allucinate immagini digitali appartengono al video artista (e compositore) Paolo Pachini e a Leonardo Romoli. L'organizzazione è quella di una sorta di suite che lega le proprie parti attraverso degli intermezzi costruiti sui campionamenti ("techno intermissions") di frammenti presi a prestito dai Pan Sonic Suoni glitch a volte statici, a volte ritmici, che si sciolgono nell'elaborazione del brano a cui vengono affiancati. Ad esempio la frequenza acuta del primo intermezzo viene ripresa da un disegno discendente degli archi che prelude al sognante ingresso della voce femminile ("shining, growing"). Quanto le parti si compenetrino e vivano in perfetta simbiosi ci dice molto della capacità manipolatoria di Romitelli nell'integrare all'interno del suo linguaggio materiali apparentemente "estranei" e di come riesce sempre a farlo in modo che la cosa appaia come assolutamente naturale. Anche la voce femminile utilizzata (nel caso della registrazione Cyprès quella seducente del soprano Donatienne Michel Dansac) sfugge a ogni preimpostazione di tipo lirico, nonostante la tentazione per un compositore di stampo accademico possa essere sempre molto forte. Una voce che sa muoversi in sintonia con il testo poetico senza apparenti costrizioni, a volte entrando anch' essa nel vortice della distorsione attraverso una presenza che ha infinti rimandi con il mondo popular nel suo complesso.
Un altro virus determinante si chiama An Index of Metals e si tratta di una video-opera scritta da Romitelli nel 2003, in tempi accelerati probabilmente dall'acquisita consapevolezza della fine imminente. Si tratta di una composizione complessa, composta in 12 movimenti per voce femminile ed ensemble strumentale, arricchito quest'ultimo da una gran mole di elettricità ed elettronica. I frammentati testi poetici in inglese sono opera dell'istriana Kenka Lèkovich, mentre le allucinate immagini digitali appartengono al video artista (e compositore) Paolo Pachini e a Leonardo Romoli. L'organizzazione è quella di una sorta di suite che lega le proprie parti attraverso degli intermezzi costruiti sui campionamenti ("techno intermissions") di frammenti presi a prestito dai Pan Sonic Suoni glitch a volte statici, a volte ritmici, che si sciolgono nell'elaborazione del brano a cui vengono affiancati. Ad esempio la frequenza acuta del primo intermezzo viene ripresa da un disegno discendente degli archi che prelude al sognante ingresso della voce femminile ("shining, growing"). Quanto le parti si compenetrino e vivano in perfetta simbiosi ci dice molto della capacità manipolatoria di Romitelli nell'integrare all'interno del suo linguaggio materiali apparentemente "estranei" e di come riesce sempre a farlo in modo che la cosa appaia come assolutamente naturale. Anche la voce femminile utilizzata (nel caso della registrazione Cyprès quella seducente del soprano Donatienne Michel Dansac) sfugge a ogni preimpostazione di tipo lirico, nonostante la tentazione per un compositore di stampo accademico possa essere sempre molto forte. Una voce che sa muoversi in sintonia con il testo poetico senza apparenti costrizioni, a volte entrando anch' essa nel vortice della distorsione attraverso una presenza che ha infinti rimandi con il mondo popular nel suo complesso.
- prima parte
- seconda parte
- terza parte
- quarta parte
martedì 7 settembre 2010
Fausto Romitelli: il compositore come virus di Empedocle70, seconda parte

La composizione, che ha una genesi frazionata nell'arco di tre commissioni successive (una per ogni lezione, trii Festival Musica di Strasburgo e IRCAM) trova il analogie ovviamente con quell'idea di unità dilatata dalla continuità operativa con cui viene costruita l'opera stessa, secondo quella procedura degli spettralisti evidenziata precedentemente, che qui si manifesta, innanzitutto nell'utilizzo del medesimo materiale, successivamente elaborato in ciascuna delle tre differenti lezioni, con un chiaro segno di continuità operativa e sviluppo lineare. Nello specifico anche la blindatura armonica della prima lezione, assolutamente inchiodata su una nota fondamentale che tale rimane per tutti i quasi quattordici minuti della sua durata, testimonia fortissimi legami con l'idea di una trance psichedelica che si poggia sull'abbandono dei sensi, sull'allargamento della coscienza, sull'apertura delle porte della percezione. Ma c'è anche un'altra analogia, forse un po' forzata, suggerita dal titolo che si richiama al disegnatore cyberpunk Gianluca Lerici (alias appunto "Professor Bad Trip"), il cui tratto stilistico inglobava, in raffigurazioni in cui era dominante un timor vacui quasi c1austrofobico, un'infinità di colpi di china precisi e simmetrici entro sagome ben definite. Anche questo suggerirebbe una rappresentazione metaforica di un mondo di suoni orientati al rapporto tra molteplice e unità, ma sembra non esserci invece alcun legame, al di là della semplice adozione di un nome che è lo stesso dello pseudonimo del disegnatore.
In realtà il ciclo trae ispirazione diretta, secondo quanto dice lo stesso Romitelli, dalla lettura di Henri Michaux e in particolare da quegli scritti e disegni nati dall'uso di allucinogeni come la mescalina. Addirittura spiega che "l'indagine sui meccanismi percettivi degli stati allucinatori è diventata il mezzo per penetrare in un universo irriducibile al formalismo claustrofobico della musica contemporanea, per una fuga lontano dall'arcadia del suono colto, pulito e ben vestito di intenzioni, ma senza corpo, né carne, né sangue; nei territori della messalina, l'educazione e il buon gusto sono assenti." (Romitelli, Professar Bad Trip, Festival Musica, Strasbourg 2000).
Mentre il referente iconografico più strettamente correlato all'opera è invece Three Studies for Self-Portrait del pittore Francis Bacon, una vera e propria partitura visuale che si basa su un'idea progettuale di fondo: la deformazione di un profilo musicale/pittorico attraverso uno stato percettivo alterato. Quanto questo approccio sia da correlare all'intimo di una cultura underground, che dagli anni '60 si muove attraverso la cultura hippie fino al mondo cyberpunk, non appare di per sé un mistero e sembra spiegare la grande simpatia e vicinanza estetica tra il compositore goriziano e il mondo più sommerso delle attuali avanguardie artistiche digitali, non solamente musicali, ma anche quelle correlate con il mondo dei media elettronici nel suo complesso. Come in Blood on the floor, Painting 1986 (2000), dove è esaltato l’aspetto violento e distruttivo della proiezione della realtà sulla finzione, anche la trilogia si ispira apertamente all’opera di Francis Bacon, in particolare alla serie dei Tre studi per un autoritratto degli anni Settanta.
Con Flowing down too slow (2001), commissionato da Art Zoyd e Musiques Nouvelles, nella scrittura musicale di Romitelli l’immaginario compositivo si è arricchito di suggestioni sonore mutuate dall’esperienza di artisti come Aphex Twin, Dj Spooky e Scanner, lasciando sempre prevalere l’aspetto ipnotico e rituale, e il gusto per il difforme e l’artificiale.
Dal suo interesse per gli aspetti sociali e artistici del mondo contemporaneo, in particolare per i mezzi e processi della comunicazione di massa, prende invece avvio Dead City Radio. Audiodrome (2003), la cui essenza è racchiusa nell’opera del sociologo canadese Marshall McLuhan, The Medium is the Message. “La percezione del mondo è creata dai canali di trasmissione: ciò che vediamo e ascoltiamo non è semplicemente riprodotto, ma elaborato e ricreato da un medium elettronico che si sovrappone e sostituisce l’esperienza reale” (Romitelli). Dead City Radio interpreta l’incubo del rapporto tra percezione e tecnologia ed è una riflessione sulle tecniche di produzione e riproduzione dei canali elettronici.
In realtà il ciclo trae ispirazione diretta, secondo quanto dice lo stesso Romitelli, dalla lettura di Henri Michaux e in particolare da quegli scritti e disegni nati dall'uso di allucinogeni come la mescalina. Addirittura spiega che "l'indagine sui meccanismi percettivi degli stati allucinatori è diventata il mezzo per penetrare in un universo irriducibile al formalismo claustrofobico della musica contemporanea, per una fuga lontano dall'arcadia del suono colto, pulito e ben vestito di intenzioni, ma senza corpo, né carne, né sangue; nei territori della messalina, l'educazione e il buon gusto sono assenti." (Romitelli, Professar Bad Trip, Festival Musica, Strasbourg 2000).
Mentre il referente iconografico più strettamente correlato all'opera è invece Three Studies for Self-Portrait del pittore Francis Bacon, una vera e propria partitura visuale che si basa su un'idea progettuale di fondo: la deformazione di un profilo musicale/pittorico attraverso uno stato percettivo alterato. Quanto questo approccio sia da correlare all'intimo di una cultura underground, che dagli anni '60 si muove attraverso la cultura hippie fino al mondo cyberpunk, non appare di per sé un mistero e sembra spiegare la grande simpatia e vicinanza estetica tra il compositore goriziano e il mondo più sommerso delle attuali avanguardie artistiche digitali, non solamente musicali, ma anche quelle correlate con il mondo dei media elettronici nel suo complesso. Come in Blood on the floor, Painting 1986 (2000), dove è esaltato l’aspetto violento e distruttivo della proiezione della realtà sulla finzione, anche la trilogia si ispira apertamente all’opera di Francis Bacon, in particolare alla serie dei Tre studi per un autoritratto degli anni Settanta.
Con Flowing down too slow (2001), commissionato da Art Zoyd e Musiques Nouvelles, nella scrittura musicale di Romitelli l’immaginario compositivo si è arricchito di suggestioni sonore mutuate dall’esperienza di artisti come Aphex Twin, Dj Spooky e Scanner, lasciando sempre prevalere l’aspetto ipnotico e rituale, e il gusto per il difforme e l’artificiale.
Dal suo interesse per gli aspetti sociali e artistici del mondo contemporaneo, in particolare per i mezzi e processi della comunicazione di massa, prende invece avvio Dead City Radio. Audiodrome (2003), la cui essenza è racchiusa nell’opera del sociologo canadese Marshall McLuhan, The Medium is the Message. “La percezione del mondo è creata dai canali di trasmissione: ciò che vediamo e ascoltiamo non è semplicemente riprodotto, ma elaborato e ricreato da un medium elettronico che si sovrappone e sostituisce l’esperienza reale” (Romitelli). Dead City Radio interpreta l’incubo del rapporto tra percezione e tecnologia ed è una riflessione sulle tecniche di produzione e riproduzione dei canali elettronici.
lunedì 6 settembre 2010
Fausto Romitelli: il compositore come virus di Empedocle70, prima parte

Al centro del mio comporre c’è l’idea di considerare il suono come una materia in cui sprofondare per forgiarne le caratteristiche fisiche e percettive: grana, spessore, porosità, luminosità, densità, elasticità. Quindi scultura del suono, sintesi strumentale, anamorfosi, trasformazione della morfologia spettrale, deriva costante verso densità insostenibili, distorsione, interferenze, anche grazie al ricorso alle tecnologie elettroacustiche. E sempre maggiore importanza data alle sonorità di derivazione non accademica, al suono sporco e violento di prevalente origine metallica di certa musica rock e techno.
Nato a Gorizia il 1 febbraio 1963, Fausto Romitelli si è diplomato in composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, frequentando successivamente i corsi di perfezionamento all’Accademia Chigiana di Siena e alla Scuola Civica di Milano. Nel 1991 si è trasferito a Parigi per studiare le nuove tecnologie al “Cursus d’Informatique Musicale” dell’Ircam, istituto con il quale ha collaborato dal 1993 al 1995 come “compositeur en recherche”.
La sua attenzione si è rivolta alle più importanti esperienze musicali europee (in particolare, György Ligeti e Giacinto Scelsi), ma la sua principale fonte di ispirazione è stata la musica francese spettrale, in particolare Hugues Dufourt e Gérard Grisey, con il quale c'è addirittura un passaggio "formale" che crea un anello di congiunzione, una vera e propria richiesta di filiazione con questi compositori, Grisey in particolare. Tale punto di contatto, al di là dei dati puramente biografici che legano gran parte dei compositori contemporanei italiani a Parigi e all'IRCAM, lo si coglie con forza nella composizione Domeniche alla periferia dell'impero (1994-95), opera per quattro strumenti divisa in due parti, la seconda delle quali dedicata esplicitamente a Grisey. Nell'uscita dalla gabbia cromatica attraverso un disinvolto utilizzo dei glissando che pervadono le pagine di questa partitura, più che nella periodicità, si determina il legame più forte tra il compositore italiano e lo spettralista francese. Nell'analisi che Alessandro Arbo fa dell'opera (Il corpo elettrico - Viaggio nel suono di Fausto Romitelli, Quaderni di cultura contemporanea, Teatro Comunale di Monfalcone 2003) si parla, a proposito dei suoni sviluppati, di "raglio grattato e stridente e ancora di "gesto barbaro" contrapposto alla finezza generale del trattamento dei rapporti sonori. Ciò che forse tende a mancare in Grisey è proprio quel tipo di evidenza barbara, dettata probabilmente anche dalla distanza con il mondo "barbaro" contemporaneo per eccellenza: quello del rock (da intendersi nella sua accezione più ampia e generica). Se in An Index of Metals tale legame viene reso esplicito nell'iniziale citazione, e conseguente manipolazione, dell'accordo di apertura di Shine on your Crazy Diamond dei Pink Floyd, dietrologia vuole che proprio nella seconda parte delle Domeniche non sfugga un'altra citazione pinkfloydiana rappresentata dalla linea discendente del refrain di Astronomy Domine di sydbarrettiana memoria…
La cosa importante è riscontrare in Romitelli un universo estetico di riferimento che trova sintonie sia con la sensibilità spettrale nei confronti dell'unità suono, sia con un immaginario molto prossimo alla cultura psichedelica che dal rock degli anni '60 e '70 trova in un'elettronica dalla pregnante componente acida il suo più correlato sviluppo. E tra le composizioni che più rimasticano quell'universo, corredandolo con altri possibili rimandi culturali (da Henri Michaux al cyberpunk, da William Burroughs e Philip Dick a Jimi Hendrix) c'è assolutamente Professar bad Trip (1998-2000), un'opera divisa in tre "lezioni" scritta per un organico da 8 a 10 strumenti tra i quali anche tastiere elettroniche, basso, chitarra elettrica e trattamenti sul suono del violoncello.
Nato a Gorizia il 1 febbraio 1963, Fausto Romitelli si è diplomato in composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, frequentando successivamente i corsi di perfezionamento all’Accademia Chigiana di Siena e alla Scuola Civica di Milano. Nel 1991 si è trasferito a Parigi per studiare le nuove tecnologie al “Cursus d’Informatique Musicale” dell’Ircam, istituto con il quale ha collaborato dal 1993 al 1995 come “compositeur en recherche”.
La sua attenzione si è rivolta alle più importanti esperienze musicali europee (in particolare, György Ligeti e Giacinto Scelsi), ma la sua principale fonte di ispirazione è stata la musica francese spettrale, in particolare Hugues Dufourt e Gérard Grisey, con il quale c'è addirittura un passaggio "formale" che crea un anello di congiunzione, una vera e propria richiesta di filiazione con questi compositori, Grisey in particolare. Tale punto di contatto, al di là dei dati puramente biografici che legano gran parte dei compositori contemporanei italiani a Parigi e all'IRCAM, lo si coglie con forza nella composizione Domeniche alla periferia dell'impero (1994-95), opera per quattro strumenti divisa in due parti, la seconda delle quali dedicata esplicitamente a Grisey. Nell'uscita dalla gabbia cromatica attraverso un disinvolto utilizzo dei glissando che pervadono le pagine di questa partitura, più che nella periodicità, si determina il legame più forte tra il compositore italiano e lo spettralista francese. Nell'analisi che Alessandro Arbo fa dell'opera (Il corpo elettrico - Viaggio nel suono di Fausto Romitelli, Quaderni di cultura contemporanea, Teatro Comunale di Monfalcone 2003) si parla, a proposito dei suoni sviluppati, di "raglio grattato e stridente e ancora di "gesto barbaro" contrapposto alla finezza generale del trattamento dei rapporti sonori. Ciò che forse tende a mancare in Grisey è proprio quel tipo di evidenza barbara, dettata probabilmente anche dalla distanza con il mondo "barbaro" contemporaneo per eccellenza: quello del rock (da intendersi nella sua accezione più ampia e generica). Se in An Index of Metals tale legame viene reso esplicito nell'iniziale citazione, e conseguente manipolazione, dell'accordo di apertura di Shine on your Crazy Diamond dei Pink Floyd, dietrologia vuole che proprio nella seconda parte delle Domeniche non sfugga un'altra citazione pinkfloydiana rappresentata dalla linea discendente del refrain di Astronomy Domine di sydbarrettiana memoria…
La cosa importante è riscontrare in Romitelli un universo estetico di riferimento che trova sintonie sia con la sensibilità spettrale nei confronti dell'unità suono, sia con un immaginario molto prossimo alla cultura psichedelica che dal rock degli anni '60 e '70 trova in un'elettronica dalla pregnante componente acida il suo più correlato sviluppo. E tra le composizioni che più rimasticano quell'universo, corredandolo con altri possibili rimandi culturali (da Henri Michaux al cyberpunk, da William Burroughs e Philip Dick a Jimi Hendrix) c'è assolutamente Professar bad Trip (1998-2000), un'opera divisa in tre "lezioni" scritta per un organico da 8 a 10 strumenti tra i quali anche tastiere elettroniche, basso, chitarra elettrica e trattamenti sul suono del violoncello.
venerdì 4 dicembre 2009
martedì 24 novembre 2009
lunedì 16 novembre 2009
Trash TV Trance Fausto Romitelli

Fausto Romitelli
Trash TV Trance
Werke von Fausto Romitelli (1963 –2004)
Mi, 18. November 2009 20.00 Uhr
Dampfzentrale Bern
Kesselhaus Marzilistrasse 47 3005 Bern
Eine Zusammenarbeit IGNM Bern und HKB
Eintritt: CHF 25.– / 20.–
Mitglieder der IGNM Bern sowie Studierende
und Mitarbeitende der HKB haben freien Eintritt.
Blood on the floor, Painting 1986 (2000)
pour flûte (aussi flûte alto, autre accessoire
[harmonica]), clarinette (aussi clarinette basse,
harmonica), guitar électrique, clavier
électronique, violon, violon2, alto, violoncelle
Seascape (1994)
pour flûte à bec contrebasse
Simmetrie d’oggetti (1987-88)
pour flûte à bec et guitare
Trash TV Trance (2002)
pour guitare électrique
Professor Bad Trip, lesson I (1998)
pour flûte (aussi flûte basse), clarinette (aussi
clarinette basse et harmonica), percussions,
guitar électrique, piano (aussi clavier électronique),
violon, alto, violoncelle, dispositive
électronic
Ensemble
Matthias Arter
— Leitung
Agnès Vass
— Flöte
Valentina Strucelj
— Klarinette
Gilbert Impérial
— E-Gitarre
Natalia Koziarz
— Klavier
Samuel Forster
— Schlagzeug
Ivona Krapikaite
— 1. Violine
Piotr Szabat
— 2. Violine
Claudia Mulas
— Viola
Fulvia Mancini
— Violoncello
Virginia Arancio
— Gitarre
Teresa Hackel
— Blockflöte
Celine Herrero
— Kontrabassblockflöte
Roman Lerch/Beat Müller
— Elektronik
Trash TV Trance
Werke von Fausto Romitelli (1963 –2004)
Mi, 18. November 2009 20.00 Uhr
Dampfzentrale Bern
Kesselhaus Marzilistrasse 47 3005 Bern
Eine Zusammenarbeit IGNM Bern und HKB
Eintritt: CHF 25.– / 20.–
Mitglieder der IGNM Bern sowie Studierende
und Mitarbeitende der HKB haben freien Eintritt.
Blood on the floor, Painting 1986 (2000)
pour flûte (aussi flûte alto, autre accessoire
[harmonica]), clarinette (aussi clarinette basse,
harmonica), guitar électrique, clavier
électronique, violon, violon2, alto, violoncelle
Seascape (1994)
pour flûte à bec contrebasse
Simmetrie d’oggetti (1987-88)
pour flûte à bec et guitare
Trash TV Trance (2002)
pour guitare électrique
Professor Bad Trip, lesson I (1998)
pour flûte (aussi flûte basse), clarinette (aussi
clarinette basse et harmonica), percussions,
guitar électrique, piano (aussi clavier électronique),
violon, alto, violoncelle, dispositive
électronic
Ensemble
Matthias Arter
— Leitung
Agnès Vass
— Flöte
Valentina Strucelj
— Klarinette
Gilbert Impérial
— E-Gitarre
Natalia Koziarz
— Klavier
Samuel Forster
— Schlagzeug
Ivona Krapikaite
— 1. Violine
Piotr Szabat
— 2. Violine
Claudia Mulas
— Viola
Fulvia Mancini
— Violoncello
Virginia Arancio
— Gitarre
Teresa Hackel
— Blockflöte
Celine Herrero
— Kontrabassblockflöte
Roman Lerch/Beat Müller
— Elektronik
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