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sabato 17 ottobre 2015

Review of Guitar Trio is my Life by Rhys Chatham, Table of Elements

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Rhys Chatham composed "Guitar Trio Is My Life" in 1977, a New York’s propagation across a single guitar string that blends the "unstratified" minimalism by Tony Conrad and the guitar army which was already working in those years Glenn Branca also. Thirty years after the Radium, section of the Table of Elements, published a 3-CD box set titled Guitar Trio Is My Life, which contains the same composition played several times (with change of speed or vehemence) by members of a patchwork of groups, from Sonic Youth to Tortoise, from Hüsker Dü to Silver Mt Zion. Exaggeration? You can bet, but a wonderful exaggeration: Guitar Trio is an invention of an indefinite, infinite growing, that seems to anticipate beyond every chord a change that never happens or that happens without a coup d'Etat.
The three CDs box set contain the repetition of the same no wave style mantra guitar, deleting the bitter cynicism of that genre in the maximalist, epic, and enthusiastic suspension. And then yes, we shall and must say that this composition also contributed significantly to create an aesthetic form of which many were children, by the already referred Sonic Youth to Godspeed You Black Emperor!, but we deliberately say it only at the end, distracted and without stopping too much mesmerized by the music that does not change and by the size of this work. Three CDs are indeed many and I would recommend this challenging purchase only for the fans of Chatham, also for the beautiful booklet with unpublished photos accompanying the casket.

sabato 11 ottobre 2014

Rhys Chatham: gli Dei del Tuono


Volete suonare. Adorate la chitarra elettrica. Ma volete suonare musica contemporanea. Credete nell’epica. Pesantezza per voi è sinonimo di entusiasmo. Rhys Chatham è il vostro uomo!
Rhys Chatham nasce a New York il 19 settembre 1952. New York. Quando deve la musica di questi ultimi due secoli a questa città? Quanti artisti ha ospitato, nutrito, lanciato e poi dimenticato questa città unica al mondo, questo esperimento vivente di architettura e di incroci di razze e culture, centro finanziario e bersaglio di ogni terrorista perché simbolo di un incrocio incredibile di modi di essere, di vivere, di credere e di esistere? Chatham sembra essere un suo perfetto prodotto, una sintesi, un distillato di ciò che si è sentito e ancora si sente vibrare e suonare in quella città. Figlio di un romanziere con l'hobby del clavicembalo e di una commediografa, viene a contatto con il mondo della musica classica sin da piccolo, adottando il flauto come strumento e indirizzandosi prestissimo verso il mondo della musica contemporanea, attraverso le lezioni che seguiva alla Manhattan School of Music e presso la New York University, dove il suo docente era Morton Subotnick, che gli permise i primi contatti con il mondo, allora inesplorato e misterioso, dell' elettronica applicata alla musica.

“..crebbi ascoltando e suonando musica di compositori elisabettiani quali Giles Fanaby e John Bull. Divenni in seguito un flautista e, proprio attraverso il mio nuovo strumento, mossi i primi passi verso la musica contemporanea apprendendo l’intera letteratura sul flauto contemporaneo, suonando le “Sequenzas” di Berio, le “Sonatine per Flauto” di Boulez, “Density 21.5” di Varése, etc.Fu interpretando le suddette composizioni che, ancora teenager, decisi di voler diventare un compositore; iniziai così a prendere lezioni da Donald Stratton e Tom Manoff presso la Manhattan School Of Music e, più tardi, da Morton Subotnik, che al tempo insegnava alla New York University.” Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)

Durante lo stesso periodo, condividendo i corsi assieme ad altri futuri luminari della musica contemporanea come Charlemagne Palestine, venne a contatto con Tony Conrad e soprattutto La Monte Young, con cui strinse subito ottimi rapporti, divenendone alunno e collaboratore in qualità di accordatore del suo clavicembalo e di musicista nel suo progetto denominato Theater of Eternal Music.

Presso gli studi della New York University incontrai Charlemagne Palestine, Maryanne Amacher e, più tardi, la compositrice francese Eliane Radigue. Furono queste persone, più che altre, a smuovere in me l’interesse per la corrente musicale minimalista. Charlemagne stava già componendo musica contraddistinta da una lunga durata. Assieme a lui, nel 1970, andai a un concerto di La Monte Young; nessuno di noi due ne aveva mai sentito parlare e fummo sorpresi che ci fosse stato qualcuno prima di noi a realizzare musica di lunga durata! Fu così che decisi di studiare con La Monte e di propormi a lui come accordatore del suo clavicembalo in “just intonation” (che implica un'omogenea intonazione delle corde, permettendo loro di produrre contemporaneamente una stessa nota, ndr) in cambio di lezioni (divenni tanto esperto che ne feci una professione, intonando gli strumenti di Gustav Leonhardt, Albert Fuller, Rosylyn Turek e una volta persino di Glenn Gould!).
Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)



Dopo aver collaborato come musicista nella band di Tony Conrad e come flautista nella band sperimentale dei Musica Elettronica Viva, esperienze che lo coinvolsero in una intensa stagione concertistica in tutta la prima metà degli anni '70, fu fulminato dall'avvento della nuova corrente del rock di quegli anni, il punk.

Fino al 1976 non ero mai stato a un concerto rock e Peter pensò bene di portarmi a vedere i Ramones. Come ho detto poco fa, ciò che ascoltai cambiò per sempre la mia vita. Peter, Jill e Arthur stavano già componendo materiale influenzato dal rock e io mi uniformai di lì a poco.Inizialmente, tutti gli artisti di Soho andavano al CBGB’s per ascoltare le nuove band e sembrava che metà del pubblico fosse formata esclusivamente da loro; molto presto, però, iniziai a notare come l’altra metà del pubblico fosse composta dai membri delle stesse band che si sarebbero esibite in quel posto!E’ stato fantastico e ci sembrava di far parte di una tribù. Era la mia gente ed avevamo più o meno la stessa età, tutti quanti. Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)

In quel periodo, tra il 1975 e il 1977, Chatham aveva iniziato ad esprimersi anche in qualità di compositore, con l'obbiettivo di mettere a frutto con originalità l'incredibile background che aveva accumulato. Fondamentale, in questa ottica, fu il contatto con la nuova scena musicale giovanile che si riuniva nel CBGB's, vero tempio del punk. Accorgersi che la musica dei Ramones potesse avere inaspettati ed incredibili punti di contatto con le elucubrazioni concettuali dell'avanguardia minimalista spinse Chatham a comporre Guitar Trio, un'opera seminale in tutto il corpus della sua produzione, costantemente riproposta lungo tutto l'arco della sua carriera. Le opere successive, come Drastic Classicism, Die Donnergotter e Guitar Ring, vennero tutte concepite per ensamble che rappresentavano un'estensione del tipico power trio (basso, batteria e chitarra) del rock, con un numero variabile di chitarristi impiegati nelle performances. Tutte le composizioni ruotavano attorno alla ricerca da parte di Chatham di una sintesi tra la consonanza armonica tipica di minimalisti come La Monte Young e il rivoluzionario approccio alla chitarra del punk, basato sulla ricerca di uno stile personale rifiutando categoricamente il vitruosismo tecnico.


Il bello del movimento punk di New York fu la condivisione di un sentimento avverso a qualsiasi virtuosismo musicale. Sembrava quasi che nessun musicista fosse interessato a imparare a suonare il proprio strumento. Si era infatti interessati a imparare a suonarlo secondo un proprio stile. Pensa ai Teenage Jesus And The Jerks di Lydia Lunch: suonavano ritmi elementari accompagnandosi con un solo accordo generato da chitarre scordate. Tutto ciò era tanto stupido quanto grande, allo stesso tempo. Questa nuova filosofia provocò una profonda e inconsapevole contaminazione del rock, permettendone la fruizione di canoni che fino ad allora erano appannaggio esclusivo della musica colta. Ciò permise anche a gente come me di suonare minimalismo in contesti rock. Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)
Negli ensamble impegnati nella registrazione ed esecuzione di queste pieces, al fianco dello stesso Chatham, si avvicendarono molti giovani in seguito divenuti famosi, come Glenn Branca e i futuri Sonic Youth Thurston Moore e Lee Ranaldo, che a loro volta fecero parte degli ensamble chitarristici proprio di Branca. Lo stesso Glenn Branca è stato spesso accumunato a Chatham, avendo fatto parte della stessa scena sperimentale newyorkese, vicina tanto all'avanguardia minimalista quanto alla No-wave e avendo successivamente elaborato composizioni basate sulla consonanza di chitarre elettriche accordate in maniera non convenzionale.
Capita spesso che la gente paragoni i lavori di Glenn ai miei, perché lui ha sempre utilizzato strumentazioni simili alle mie. Quando compose la sua prima opera per sei chitarre elettriche (mi pare s’intitolasse "Instrumental For 6 Electric Guitars"), pensai mi stesse imitando: la strumentazione adoperata era sicuramente simile a quella utilizzata da me e, come se ciò non bastasse, fino ad allora l’avevo sempre sentito suonare assieme a formazioni che avessero in organico almeno un cantante. Ma quando ascoltai i suoi lavori più recenti, mi accorsi di quanto fossero diversi da qualsiasi altra cosa avesse fatto in precedenza e cambiai idea. Dopotutto, nessuno può vantare il copyright sulla strumentazione… …Sin dall’inizio della sua carriera, Glenn fu interessato a lavorare con la “just intonation” e a utilizzare sistemi d’intonazione tradizionali più di quanto non lo fossi io: ciò determinò una profonda diversità di suono tra i nostri lavori. Inoltre, nella partitura di "Guitar Trio" non è prevista una diteggiatura per la mano sinistra dei chitarristi: ogni sfumatura melodica dev’essere necessariamente generata dagli armonici. Glenn, dal momento in cui iniziò a comporre pezzi strumentali per chitarra (era il 1979), ha sempre preferito lavorare sulle note prodotte dallo scorrimento delle dita sulla tastiera della chitarra e ciò gli permise di creare ritmi travolgenti.Non sono mai stato particolarmente attratto dai sistemi d’accordatura, in quanto me ne occupai in abbondanza durante gli studi. Di tanto in tanto mi capita di dover prevedere accordature particolari, ma le considero soltanto un mezzo per arrivare a un fine e, soprattutto, non caratterizzano il sound del mio pezzo come invece può accadere con la musica di Glenn. Inoltre, i lavori di Glenn e i miei sono stati spesso equiparati semplicemente perché prevedono parti strumentali di chitarra correlate al minimalismo in maniera quasi accidentale. Eccetto quanto descritto, ritengo le nostre affinità si esauriscano qui. Sono molto amico dei Sonic Youth e ogni tanto suoniamo assieme, anche se nessuno di loro è mai stato membro effettivo di mie formazioni. Penso che il loro apporto al rock sia stato unico, soprattutto per averci fatto confluire certe idee che provenivano dalla scena artistica della Downtown degli anni Settanta e per averle codificate secondo un linguaggio puramente “pop”; la loro proposta, in definitiva, ha rappresentato senz’altro una novità e l’ho sempre amata.Ritengo che i miei lavori e quelli di Glenn abbiano in un certo senso aiutato a promuovere un ambiente culturale che generò gruppi come Sonic Youth e Swans; a parte questo, ritengo che costoro abbiano apportato un contributo musicale decisamente significativo ma distinto dalla mia opera o da quella di Glenn. Intervista retrospettiva su OndaRock di Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)


“Non riu­scivo a capire. Qualcosa non tornava. I musi­cisti sembravano non far altro che strimpel­lare. Eppure, sopra le nostre teste, si stava agitando qualcosa di meraviglioso" Lee Ranaldo”

Lee Ranaldo, nel giugno 1979, assiste a un' esecuzione di Guitar Trio, uno dei pezzi di musica più mito­logici della storia del rock e a cui lo stesso Chatham rimarrà sempre affezionato al punto di arrivare a pubblicare su etichetta Table of the Elements una incredibile antologia con un cofanetto di ben tre cd! All’epoca Chatham era gia una figura chiave del minimalismo newyorchese e direttore musica­le di The Kitchen (locale galleria culla dell'avan­guardia downtown fondata nel 1971 da Woody e Steina Vasulka, situata nel cuore del Greenwich Village di Manhattan), l’idea di base è semplice e originale: collegare i quattro accordi in croce del punk e dei Ramones con la ripetitività minimale delle musiche di Reich e Glass e le energie della musica rock sfruttandone lo strumento feticcio per eccellenza: la chitarra elettrica.

Un suono buio, cupo, ossessivo ma allo stesso tempo epico e pesante, pesante come la New York di quegli anni, stritolata in una crisi economica senza precedenti, dedita al più profondo nichilismo e edonismo in cui si stava maturando il frutto marcio della No Wave, stagione musicale e artistica a cui lo stesso Chatham parteciperà con gruppi dai nomi assurdi come Gynecologists, Tone Death, Meltdown. Di Loro non rimane traccia, anche se a quanta pare, Brian Eno li avrebbe voluti sulla raccolta "No New York", generando una polemica mitologica ancora non esaurita. Ma quel suono, quell'attitudine, quell'idea, si riprodurrà pratica­mente all'infinito, disegnando un soundscape perfetto e ideale per la Gotham City di quegli anni e che muoverà il già citato Glenn Branca e gli stessi Sonic Nonostante Chatham sia (e resterà sem­pre) l'uomo di Guitar Trio e delle grandi orchestre per chitarra elettrica, il suo percor­so si snoda tortuoso attraverso quasi qua­rant'anni di carriera, costantemente segnati da un'inquietudine, da una smania, da un'ir­requietezza che lo obbliga sempre al nuovo, alla scoperta, e a continui cambi di fronte. Negli anni '80 degli yuppies e dell’egoismo di Ronald Reagan Chatham pubblica poco, è un nome chiac­chierato ma fondamentalmente poco cono­sciuto, e per ascoltare quella massa sonora colossale che risponde al nome di “An Angel Moves Too Fast To See, composto nel 1989 per cento chitarre elettriche, bisognerà aspettare altri dodici anni …
Con l'arrivo dei '90, Chatham lascia New e York e si trasferisce a Parigi, dove tuttora risiede. Gia negli USA era rimasto affascinato dai fermenti techno di Chicago e Detroit, ma è in Europa che avviene la svolta elettronica, frutto anch'essa di un nuovo innamoramento per quello che accade nei club e nelle stanze dei bottoni della generazione laptop. Nel frattempo, Chatham ha pagato di persona il prezzo del suo stesso fanatismo sonoro: dopo aver suonato per quindici anni a volumi terrificanti accusa problemi di udito, sotto forma di un acufene che lo obbliga ad abbandonare temporaneamente l'amata chitarra. Nel 1990 era a Strasburgo per una performance can cento chitarre, sentendo all'improwiso un suono forte, chiaro, direttamente nel suo orecchio. “All'inizio pensai si trattasse di un segnale audio, di una spia, quind'i ho chie­sto all'ingegnere del suono di spegnere tutto. Ma non c'era nessun segnale... “ dichiara in un’intervista per BlowUp Magazine del “ E’ come avere un drone continuo nella tua testa ... infatti trovo il mio tinnitus piuttosto affascinante - il che non dovrebbe stupire, visto che sono un minimalista. Immagina: ho que­sta frequenza sui 15khz che si evolve in continuazione direttamente nelle mie orecchie ... è fantastico. Non ho nemmeno bisogno di un ipod per sentire grande musica. Quindi, adesso che ho smesso di preoccuparmi, ho deciso di riprendere con la 100 Guitars Orchestra…”
A sorpresa però, nel 2002 la Table of The Elements pubblica un triplo box contenente materiali che vanno dal 1971 al 1989: da li Chatham vive una seconda giovinezza fuori tempo massimo…. Fino a A Crimson Grail…e al nuovo tour con Guitar Trio.
La cosa che personalmente trovo più affascinante in un personaggio come Chatham è la sua incredibile capacità di far comprendere a chi non si è mai voluto interessare o a chi non se n'è mai potuto interessare per scarsa informazione il valore più alto della musica d'avanguardia: quello di essere una pura musica di sensazione, rompendo una sorta di immaginario collettivo che vede il triste e polveroso accademico che compone lentamente a tavolino, e dando invece la fantastica, quasi inebriante sensazione che essa può nascere spontaneamente da chiunque, in qualunque modo, indifferentemente dalla preparazione tecnica di chi la fa, e soprattutto può essere percepita, riconosciuta come propria e persino amata da moltissima più gente del previsto, di sicuro anche per l'evento in sè, ma è un'infinità di persone in più proprio che si lasciano rapire da una cosa che musicalmente, sulla carta, non avrebbero mai immaginato gli potesse piacere. Un brano come "A Crimson Grail" è l'avanguardia che viene suonata da una miriade di gente che non sa nemmeno cosa sia l'avanguardia o la musica contemporanea ma la sa suonare benissimo, e piace a un sacco di gente che non sa chi siano Cage o Schoenberg ma riesce ad apprezzare benissimo questa musica, che riesce quindi a trasferire, a comunicare a un ampio pubblico un messaggio giusto, bello e sano. La musica di Chatham trasmette un senso di luminosità, quasi di vera e pro­pria gioia, è lontana anni luce da certe forme tristi e cupe, dall’angoscia e dalla pesantezza che a volte attraversano la musica contemporanea. C’è come una voglia di epica, di una energia buona, quasi psichedelica che ti prende e ti trascina altrove, proiettandoti da un’altra parte, ma senza quella sensazione di “viaggio drogato” che a volte accompagna la psichedelica, ma solo pura gioia: “…sono più interessato al lato luminoso delle cose, e persino il metal non può farci niente ... quello che dico alla gente: "non mi interessa la rovina, non mi interes­sano le tenebre" ("I'm not into doom, I'm not I into gloom"), "mi interessa la pura gioia dell'heavy metal!"
Un grande!

venerdì 10 ottobre 2014

Rhys Chatham: the sound of Gods


You want to play. You worship the electric guitar. But you want to play contemporary music. You believe in epic. Heavy for you is synonymous with enthusiasm. Rhys Chatham is your man!Rhys Chatham was born in New York on 19 September 1952. New York. How much the music of the last two centuries gives to this city? How many artists has housed, fed, launched and then forgot this unique city, this experiment in architecture and living as a crossroads of cultures and races, financial center and targetof any terrorist because symbol of an incredible cross of ways of being, of living , of believe and existing? Chatham seems to be one of its perfect products, a summary, a distillation of what we felt and we still feels vibrate and play in that city. Son of a novelist with the hobby of the harpsichord and a playwright, he gets in contact with the world of classical music since childhood, taking the flute as an instrument and addressing himself early to the world of contemporary music through the lessons that followed at the Manhattan School of Music and at New York University, where his teacher was Morton Subotnick, who allowed him the first contacts with the world, then unexplored and mysterious, of the electronic music.
".. I grew up listening and playing music of Elizabethan composers such as Giles Fanaby and John Bull. Later I became a flutist, and just through my new instrument I move my first steps toward contemporary music, learning the whole literature on contemporary flute, playing the "Sequenzas" by Berio, the "Sonatine for Flute" by Boulez, "Density 21.5 "Varese, etc.It was interpreting these compositions that, still a teenager, I decided I wanted to become a composer, so I started taking lessons from Donald Stratton and Tom Manoff at the Manhattan School of Music and, later, with Morton Subotnik, who at the time was teaching at New York university. " retrospective interview on OndaRock by Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)
During the same period, sharing courses with other future luminaries of contemporary music as Charlemagne Palestine, he came in contact with Tony Conrad and in particolar La Monte Young, which immediately started excellent relations, becoming his pupil and collaborator as his harpsichord’s tuner and a musician in his project called “Theater of Eternal Music”.



“At New York University I met Charlemagne Palestine, Maryanne Amacher and, later, the French composer Eliane Radigue. These were people, more than others, to stir in me an interest in current musical minimalism. Charlemagne was already composing music characterized by a long duration. With him in 1970, I went to a concert of La Monte Young, neither of us had ever heard him and we were surprised that there was someone before us achieving long-term music! So I decided to study with La Monte and to propose myself to him as his harpsichord’s tuner in "just intonation" (which implies a homogeneous pitch of the strings, allowing them to simultaneously produce the same note) in exchange for lessons ( I became so expert that I made it a profession, tuning instruments by Gustav Leonhardt, Albert Fuller, Rosylyn Turek and once even Glenn Gould!). " retrospective interview on OndaRock by Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)
After having worked as a musician in the band of Tony Conrad and as a flutist in the exploratory band Musica Elettronica Viva, experiences that involved him in an intense season of concerts throughout the first half of the 70s, he was struck down by the arrival of the new movement of rock of those years: punk.



“Until 1976 I had never been to a rock concert and Peter thought to take me to see the Ramones. As I said earlier, what I heard changed my life forever. Peter, Jill and Arthur were already composing material influenced by rock and I started soon. Initially, all the artists in SoHo were going to CBGB's to hear new bands and it seemed that half the audience was made up exclusively by them, very soon, however, I began to notice how the other half of the audience was composed of members of those bands that would be exhibited in that place! It was great and we seemed to be part of a tribe. It was my people and we had more or less the same age, all of them.” retrospective interview on OndaRock by Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)

In that period, between 1975 and 1977, Chatham began to express himself also as a composer, with the aim to capitalize with originality the incredible background that he had accumulated. Crucial, in this view, was the contact with the new musical scene which he met in CBGB's, true temple of punk. Realizing that the music of the Ramones could have unexpected and incredible points of contact with the conceptual ruminations of the minimalist avangarde pushed Chatham composing Guitar Trio, a seminal work for the whole corpus of his production, constantly revived throughout his career. The later works, such as Drastic Classicism, Die Donnergotter and Guitar Ring, were all designed for ensemble representing an extension of the traditional power rock trio (bass, drums and guitar), with a variable number of guitarists used in performances. All compositions revolved around the search by Chatham for a synthesis between the traditional harmonic consonance of minimalists like La Monte Young and the revolutionary approach to the punk’s guitar, based on finding a personal style, categorically rejecting the virtuosismo technician.
“The beauty of the punk movement in New York was a shared sentiment against any musical virtuosity. It almost seemed that no musician was interested in learning to play his instrument. we were indeed interested in learning how to play it in an individual way. Think about Teenage Jesus And The Jerks by Lydia Lunch: the played elementary rhythmics accompaniment with a single chord generated by out of tunes guitars. Everything was so stupid as great at the same time.This new philosophy led to a deep and unconscious contamination of rock, allowing the use of fees that were exclusive preserved for classical music. This allowed even to people like me to play minimalism in rock contexts.” retrospective interview on OndaRock by Mattia Paneroni (http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)
In the ensemble involved in recording and performing these pieces, at the same side of Chatham, took turns many young people who later became famous as Glenn Branca and future Sonic Youth Thurston Moore and Lee Ranaldo, who were part of the guitar ensemble by Branca himself. The same Glenn Branca has often been sent closet to Chatham, having been part of the same experimental scene in New York, leading by as much as the minimalism as no-wave, and having subsequently developed compositions based on the consonance of electric guitars tuned in an unconventional manner.


“It often happens that people compare my work to Glenn, because he has always used instruments similar to mine. When he composed his first opera for six electric guitars (I think was called "Instrumental For 6 Electric Guitars"), I thought he was imitatine me: the instrumentation used was certainly similar to that used by me and, as if this were not enough, until then I had always listen to him playing with band that hadc at least one singer. But when I listened to his more recent work, I noticed how they were different from anything he had done before and changed my mind. After all, nobody can claim the copyright on the instrumentation ...... Since the beginning of his career, Glenn was interested in working with "just intonation" and to use more traditional tuning systems than me: this resulted a very significant difference of sound between our work. Moreover, in the score of "Guitar Trio" there is no fingerings for left hand guitarists: every melodic nuance is necessarily generated by the harmonics. Glenn, from the moment he began to compose instrumental pieces for guitar (it was 1979), has always preferred working on the notes produced by the slide of his fingers on the keyboard of the guitar and this allowed him to create rhythms overwhelming.I have never been particularly attracted by the systems of tuning, because I get busy with them in abundance during the studies. From time to time I find myself having to provide special tunings, but I consider it only a means to reach an end, and, above all, it doesn’t characterize the sound of my piece as it can happen with the Glenn’s music.
Moreover, the work of Glenn and mine have often been treated simply because they expect guitar instrumental parts related to minimalism in an almost accidental way. Except as described, I think our similarities end there.I am a great friend of Sonic Youth and occasionally we play together, although none of them has never been an effective member of my bands. I think their contribution to rock was unique, especially for having gone into some ideas that came from the Downtown art scene of the seventies, and havin encoded them in a purely "pop" language, their proposal, in short, represented something new and I have always loved.I believe that my work and that of Glenn have in a sense helped to create a cultural environment that produced bands like Sonic Youth and Swans, apart from that, I think they have made a significant contribution to music, but separate from my work or Glenn’s.”
retrospective interview on OndaRock by Mattia Paneroni
(http://www.ondarock.it/interviste/rhyschatham.htm)

"I could not understand. Something did not return. The musicians seemed to do nothing but strum. Yet, over our heads, it was waving something wonderful. Lee Ranaldo "Lee Ranaldo, in June 1979, witnessing a Guitar Trio’s performance, one of the more mythological pieces of music in history of rock and which the same Chatham will always be fond of to the point of publishing on the label Table of the Elements an incredible anthology with a box of three CDs! At that time, Chatham was already a key figure in the New York minimalist and musical director of The Kitchen (local downtown gallery founded in 1971 by Woody and Steina Vasulka, located in the heart of Greenwich Village in Manhattan), the basic idea is simple and original: connect the four chords used by punk and Ramones with the repetitiveness of the minimalist music of Reich and Glass and the energy of rock music exploiting the instrument fetish par excellence: the electric guitar.



A dark, brooding, obsessive sound yet epic and heavy, heavy as the New York of those years, crushed in an unprecedented economic crisis, devoted to deeper nihilism and hedonism that was ripening the rot fruit of No Wave , season of music and artists that Chatham will participate with the same groups with absurd names like Gynecologists, Tone Death, Meltdown. No traces remain about them, even though it seems, Brian Eno would have wanted them on the "No New York" compilation, generating a mythological controversy still not exhausted. But that sound, that attitude, that idea, it will play almost endlessly, drawing a perfect and ideal soundscape for Gotham City in those years and that will move the aforementioned Glenn Branca and Sonic Youth. Despite Chatham is (and will always remain ) the man of Guitar Trio and the man of the great orchestras for electric guitar, his music journey winds through nearly forty years of his career, always marked by a restlessness, a yearning, a restlessness that compels him to find always something new and to continuous changes of front. In the 80s of the yuppies and Ronald Reagan’s selfishness Chatham public shortly, he is a name little known but basically chatted, but to listen to that huge mass of sound by the name of "An Angel Moves Too Fast To See, composed in 1989 for one hundred electric guitars, we had to wait for another twelve years ...
With the arrival of '90, Chatham left New York and moved to Paris, where he still resides. Already in the U.S. he had been fascinated by the Chicago and Detroit techno, but it’s in Europe that there was the electronic’s change, also fruit of a new love for what happens in clubs and rooms of the new generation’s laptop. Meanwhile, Chatham has paid in person the price of his own fanaticism for sound: after playing for fifteen years with terrifying volumes he got hearing problems, in the form of tinnitus, which obliges him to abandon temporarily his beloved guitar. In 1990 he was in Strasbourg for a performance for one hundred guitars, suddenly he heard a loud sound, light, directly in his ear. "At first I thought it was an audio signal, a spy, so I asked the engineer to turn off all sounds. But there was no signal ... " he said in an interview for the italian magazine BlowUp" It's like having a constant drone in your head ... In fact I find my tinnitus rather charming - this should not be surprising, given that I am a minimalist. Imagine: I have this 15kHz frequency that evolves continuously directly into my ears ... it’s fantastic. I do not even need an iPod to listen to great music. So now that I stopped worrying, I decided to take up with the 100 Guitar Orchestra ... " Surprisingly, however, in 2002 the Table of the Elements published a triple box containing materials ranging from 1971 to 1989: Chatham lives a second youth out of time .... to A Crimson Grail ... and the new tour with Guitar Trio. The thing that I personally find most intriguing about a character like Chatham it’s his amazing ability to bring to people who never wanted to be of interest or who that ever have lack of interest to the higher value of the avant-garde music : that of being a mere music’s sensation, breaking some sort of collective imagination that sees the sad and dusty academic who composes slowly to the table, and instead giving the fantastic, almost intoxicating feeling that it may arise spontaneously by anyone, by any means, regardless of technical knowledge of who makes it, and above all can be perceived, recognized as his own and even loved by many more people than expected, certainly for the event itself, but more countless people who own swept away by something that musically, on paper, would never have imagined they might please. A music like "A Crimson Grail" is the vanguard that is played by a myriad of people who do not even know what avant-garde or contemporary music is but can play it very well, and please a lot of people who don’t know who are Cage and Schoenberg, but are able to like this music, which can transfer and communicate to a wider public a right, beautiful and healthy message. Chatham's music conveys a sense of brightness, almost real joy, years away from certain sad and gloomy forms, from the anxiety and heaviness that sometimes cross the contemporary music. There is such a desire for epic, a good energy, almost psychedelic that grabs us and drags elsewhere, but without that feeling of "travel junkie" that sometimes accompanies the psychedelic, but just pure joy: "... I’m more interested about the bright side of things, and even the metal can not do anything ... what I say to people: I'm not into doom, I'm not into Gloom", I am interested in the sheer joy of heavy metal!"

giovedì 24 dicembre 2009

Recensione di A Crimson Grail di Rhys Chatham, Table Of The Elements, 2007

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Quattrocento chitarre elettriche che intonano un inno alla musica eterna. Quattrocento chitarre elettriche sulla scalinata del Sacro Cuore di Parigi, la notte del primo ottobre 2005. 2400 corde che vibrano all’unisono generando un suono unico, potente, emozionante, commovente……
Questo lavoro è tratto da una registrazione di quattrocento (400!) chitarre effettuata la notte del primo ottobre 2005 nella chiesa di Sacre Coeur di Parigi , è un lavoro stupendo, contraddistinto da una rara intensità emotiva, solo per chitarre, senza batteria, diversamente dagli altri lavori di Chatham dove è sempre presente, anche perché l’acustica del luogo caratterizzata da un tempo di ritardo dell’eco di quindici secondi., la rendeva inutilizzabileA causa di un simile riverbero, il compositore newyorkese ha scelto di enfatizzare maggiormente il suono delle chitarre e di utilizzare passaggi di accordi molto lenti sacrificando un suono quasi barocco presente ad esempio in "An Angel Moves Too Fast To See".Il risultato è una massa sonora da brividi, alimentata da 2400 corde che vibrano all'unisono, per un unico, gigantesco flusso di suono celestiale di insostenibile potenza, lanciata verso il cielo con una intensità che lascia ammutoliti, ipnotizzati e senza fiato. Un suono elettrico, trascendentale, tra picchi e cascate di accordi, per una sinfonia pagana, un drone angelico dalle proporzioni solenni, gotiche e fluorescenti. Una pace, una serenità lieve e intensa.L’applauso, lo scroscio delle mani della folla (diecimila persone circa) che accoglie e che ringrazia per questo dono è come la pioggia che viene a placare, ad accompagnare verso l’accogliente e meritato silenzio.

Meraviglioso.

Empedocle70

mercoledì 23 dicembre 2009

Recensione di An Angel Moves Too Fast to See di Rhys Chatham, Table of the Elements

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Un’opera per 100 chitarre elettriche. Mica male vero? Provate ad immaginare il suon, bello, massiccio, “massive” e allo stesso tempo allegro, giocoso, immediato. L’idea di fondo di Rhys Chatham per queste musiche composte nel 1989 era quella di coinvolgere dei chitarristi offrendo loro l’opportunità di suonare con un’orchestra, la maggior parte di chi suona l’elettrica spesso e volentieri non ha lo stesso approccio orchestrale che possono avere dei musicisti classici, da qui l’idea intelligente di sfruttare questa “carenza estetica” cogliendo l’opportunità di esplorare nuovi stili.Una curiosità: le partiture di quest’opera sono convenzionali e prevedono la medesima intonazione per tutti gli strumenti coinvolti, l’uso di questa specifica accordatura modale per la chitarra non è tanto dovuta alla volontà di stravolgere il sistema stesso d’intonazione dello strumento, quanto per eludere l’esperienza personale dei musicisti facendo così in modo che, ciascuno di essi, possa partire dal medesimo punto di partenza tecnico, una volta imparata la diteggiatura necessaria per poter eseguire il pezzo."An Angel Moves Too Fast To See" consta di sei movimenti e ciascuno di essi prevede stili esecutivi profondamente diversi tra loro. L’impressione è quella di un’opera monolitica dal punto di vista sonoro, con le chitarre che si rincorrono e che si urtano tra loro e un muro sonoro impressionante, con in più i chitarristi che se la godono un mondo!
Come dice lo stesso Chatham: “ i musicisti coinvolti possono accumulare nuove esperienze come suonare assieme a un’orchestra, confrontarsi con altri chitarristi e anche imparare varietà di tecniche chitarristiche che possono riutilizzare nei propri lavori. Durante le prove diventiamo come una sorta di piccola comunità e ogni volta che si prepara il lavoro assieme è come se si fosse creato un nuovo gruppo. Quando suonai a Lisbona, il chitarrista Rafael Toral incontrò nell’orchestra la sua futura moglie! Ora hanno un bellissimo bimbo e, in un certo senso, mi sento un po’ come il suo padrino…”


Empedocle70

martedì 22 dicembre 2009

Recensione di Guitar Trio Is My Life di Rhys Chatham, Table of the Elements

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Rhys Chatham, nel 1977, compose Guitar Trio Is My Life, una moltiplicazione tutta newyorkese di una sola corda di chitarra che fonde il minimalismo “non stratificato” di Tony Conrad e l’esercito chitarristico su cui già stava lavorando in quegli anni anche Glenn Branca. Trent’anni dopo la Radium, sezione della Table Of Elements, pubblica un cofanetto di 3 CD intitolato proprio Guitar Trio Is My Life, che contiene la stessa composizione suonata svariate volte (con cambiamenti di velocità o di veemenza) da membri di un coacervo di gruppi, dai Sonic Youth ai Tortoise, dagli Hüsker Dü ai Silver Mt. Zion. Esagerazione? Ci potete scommettere, ma una esagerazione meravigliosa: Guitar Trio è l’invenzione di un crescendo indefinito, infinito, che ci sembra anticipare dietro a ogni cambio di accordo un cambiamento che non avviene mai, o che avviene senza che lo si noti con un colpo di teatro. I tre CD di questo box-set contengono la riproposizione di uno stesso mantra chitarristico di stampo no wave, annullandone il crudo cinismo di quel genere musicale in una sospensione massimalista, epica e entusiasta. Poi sì, si può e si deve anche dire che questa composizione contribuì in modo determinante a formare un’estetica di cui tantissimi sono stati figli, dai sonici già menzionati ai Godspeed You Black Emperor!, ma volutamente lo diciamo solo alla fine, distrattamente e senza fermarci troppo, ipnotizzati dalla musica che non cambia e dalla mole dell’operazione. Tre cd sono infatti tanti e mi sento di consigliare questo acquisto impegnativo solo ai fans di Chatham, anche in virtù del bel libretto con foto inedite che accompagna il cofanetto.


Emepdocle70

lunedì 21 dicembre 2009

Recensione di Die Donnergötter di Rhys Chatham, Dossier Records, 1988

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“For an art music audience, both 'Guitar Trio' and 'Drastic Classicism' were vigorous new strains of overtone-based minimalism, lyrical in content and structurally austere, which synthesized two different musics to arrive at a striking new form (…) what the musicians in my ensemble were hearing as a kind of viscous, gelatinous sphere of shimmering overtones, the rock community heard as an ear shattering wall-of-sound (…) Everyone heard the pieces in a different way.” Rhys Chatham


Rhys Chatham proviene dalla stessa scuola di composizione di Glenn Branca, entrambi hanno in comune il riuscito tentativo di far sposare la cosiddetta 'musica d'arte' del ventesimo secolo americanamente nota come Minimalismo con il mondo della chitarra rock thrash. Per le mie orecchie si tratta di un eroico tentativo di ottenere una musica che fa appello al desiderio della mente di fondersi con la musica che si rivolge al corpo, magari riprendendo la definizione di ‘music for mind and pants’ tipica di quel gruppo geniale che furono i Neu!
Il primo brano di questo disco è la title track 'Die Donnergötter' (provo a tradurlo come Gli Dei del Tuono?), composta tra il 1984-86 per un ensemble di sei chitarre elettriche, basso e batteria, espansione al massimo del classico ensemble Rock e condotto da Chatham stesso. Ora, nel caso cominciate a pensare che questa musica valga per suono secco, cerebrale e muto, una parodia rock intellettualmente diluita .. vi sbagliate di grosso! Chatham non è un barboso accademico che si compiace di giocare con la plastica, bensì un appassionato radicale che ha elaborato una sua personale visione sonora in grado sia di scuotere, di divertire ma anche di sopportare una seria analisi e la fusione con le idee intellettuali senza perdere la sua viscerale missione: far muovere il corpo.

Il brano inizia con un singolo pesante accordo ribattuto come nei brani dei Sonic Youth, chitarre pesanti, tamburi e piatti crashing all around per farvi sentire come se aveste camminato in una stanza dopo passaggio di un mostruoso riff da canzone heavy rock. Si ferma, ricomincia lentamente e accelera fino a diventare un riferimento Düsseldorfer motorik: questo è rock per ballare con un gran sorrisone stampato sulla sua faccia.

Il riferimento di cui sopra ai Neu! non è solo opportuno ma necessario. Provate a ascoltare il primo disco dei Neu! con il suono espanso e multi-layered delle chitarre e la ritmica precisa, battent e incalzante.., bene, qui il gioco va oltre e si fa anche più massiccio grazie al suono e ai drones generati da sei chitarre elettriche in linea.
Per qualcuno questa musica potrebbe suonare come “eterea” o quasi esoterica, ma Chatham ha fatto in modo di generare uno sviluppo coerente e piacevole caratterizzato dalla particolare attenzione e importanza a il suo contenuto melodico. In un certo senso ‘Die Donnergötter’ è il cugino (un po’ teppista) di 'Electric Counterpoint' di Steve Reich, non molto pulito, anzi un pochino grezzo rispetto agli intellettuali minimalisti, ma molto più ammiccante e simpatico.
Le altre tracce sono ‘Waterloo, No.2’ (1986), realizzata per fiati e percussioni, una marcetta quasi militare dove la chitarra è decisamente assente e che testimonia i primi tentativi di Chatham di uscire da un certo clichè chitaristico, il massiccio e ormai storico Guitar Trio, su cui non mi soffermo vista la successiva recensione, e Drastic Classicism del 1982, per quattro chitarre elettriche e batteria, uno dei pezzi (assieme a quelli di gente come DNA e Teenage Jesus And The Jerks) che ispirò il movimento del “noise rock” di New York (noto anche come No Wave).
Un disco consigliatissimo, originale, sempre fresco e divertente, se avete deciso di conoscere meglio il Signor Chatham .. potete cominciare ascoltando (e comprando) questo cd.



Empedocle70