sabato 13 dicembre 2014

Lucia D'Errico playlist on Blog Chitarra e Dintorni



BORN 21 MARCH 1982, LUCIA D’ERRICO IS A MULTI-INSTRUMENTALIST AND A GRAPHIC DESIGNER.
SHE STUDIES GUITAR, COMPOSITION, ENGLISH LITERATURE. SHE PERFORMS ON ACOUSTIC, ELECTRIC AND BASS GUITAR, OUD, VOICE, AND SEVERAL OTHER PLUCKED AND PERCUSSION INSTRUMENTS.
SHE COLLABORATES WITH KINKALERI PRATO, ENSEMBLE RISOGNANZE MILAN, LABORATORIO NOVAMUSICA VENICE,ORCHESTRA LA FENICE VENICE, FRAMENSEMBLE MOGLIANO VENETO, TEATRO DI DIONISO TURIN, FLAME ENSEMBLE FLORENCE, ORCHESTRA J. FUTURA TRENTO. SHE TAKES PART TO SEVERAL EXPERIMENTAL MUSIC FESTIVALS IN ITALY, ARGENTINA, POLAND, FINLAND, AUSTRIA.
WITH FEDERICO COSTANZA SHE FOUNDS A PROJECT ON THE SOUND OF ELECTRIC BASS AND TOY PIANOS.
HER IDEA OF EXPERIMENTATION LEADS HER TO EXPLORE VARIOUS MUSICAL FIELDS: CONTEMPORARY, CLASSICAL, EARLY, JAZZ, POPULAR.
AS AN IMPROVISER SHE COLLABORATES WITH THEATER, DANCE AND VISUAL ART COMPANIES.

http://luciaderrico.altervista.org/luciaderrico/Home.html


giovedì 11 dicembre 2014

Festival Corde d'Autunno Terzo appuntamento - Marco Socias

Festival Corde d'Autunno 2014

Marco Socias a Milano - Masterclass e Concerto
per pronatare clicca qua

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Prossimi Eventi

Masterclass - Marco Socias - Sabato 13 dicembre 2014 dalle ore 14:00
mostra di liuteria: Matteo Crotti - Umberto Raccis - Giancarlo Nannoni - Leonardo De Gregorio


Domenica 14 dicembre 2014 ore 18:00 

Concerto Marco Socias

Mostra di liuteria domenica 14 dicembre apertura alle ore 15:00
prova comparata degli strumenti alle ore 16:00
Matteo Crotti - Umberto Raccis - Giancarlo Nannoni - Leonardo De Gregorio

 

NOVITA' 

Domenica 8 febbraio 2015 ore 18:00

Orchestra Corde d'Autunno e Andrea Dieci



Altri apputamenti:
Domenica 17 gennaio 2015 ore 18:30
Saggio Orchestra di Chitarre

Domenica 8 febbraio 2015 ore 18:00
Orchestra Corde d'Autunno e Andrea Dieci
Duo Dieci - Ramelli
ORCHESTRA CORDE D'AUTUNNO
Marco Banducci, Marco Cristofaro, Marta Dolzadelli, Massimo Encidi, Alfio Fiorello, Tommaso Iannello, Alessandra Luisi, Esdras Maddalon, Giusi Marangi, Chiara Pollicita, Davide Pisoni, Marco Ramelli, Tommaso Ricci, Matteo Staffini            
Direttore: Paolo De Lorenzi
a

 
Per informazioni sui concerti, masterclass, orchestra di chitarre e mostra di liuteria visitare il sito  www.cordedautunno.it 

artisti 2014: Carlo Marchione, Marco Socias, Pietro Locatto, Elisa La Marca, Duo Ida Presti, Andrea Dieci e Marta Dolzadelli
Docenti: Paolo De Lorenzi - Tommaso Iannello - Marco Ramelli -  Marco Cristofaro -  Matteo Staffini

Jazz sur le Vif - Marc Ducret "Tower-Real Thing # 1" full concert


Jazz sur le Vif - Marc Ducret "Tower-Real Thing... di francemusique

mercoledì 10 dicembre 2014

Adolfo La Volpe e Pablo Montagne in Concerto "Songs and textures"

Sabato 13 dicembre 2014
Museo Pino Pascali Polignano a Mare

Songs And Textures

  
Songs And Textures
Terzo ed ultimo concerto della Rassegna Chitarristica 2014.
Dal titolo “Songs and textures” ha come protagonista il dialogo tra due strumenti: la chitarra acustica di Adolfo La Volpe e la chitarra classica di Pablo Montagne .
Il concerto è basato sul tema delle composizioni estemporanee realizzate attraverso tessiture sonore materiche intrecciate da sonorità brillanti, giocose e poetiche .
Le originali improvvisazioni rimandano a canzoni sempre esistite…ma ancora da scrivere!
MUSICHE : composizioni estemporanee e improvvisazioni.

Dato l' esiguo numero di posti si consiglia di prenotare al numero: 3494710920
Polignano a Mare (Bari)
Museo Pino Pascali
ore 19:30
ingresso a pagamento
5 euro
Info. 3494710920

Guitars Speak: la chitarra di Dave Van Ronk


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Questa sera alle 21 andrà in onda su Guitars Speak: Dave Van Ronk è stato un musicista e cantautore statunitense. Chitarrista, arrangiatore (suo il moderno arrangiamento del traditional The House of the Rising Sun) e intimo amico di Bob Dylan, è stato figura di rilievo nel panorama della musica folk, che negli anni sessanta gravitava attorno al Greenwich Village di New York City. Era soprannominato il Sindaco di MacDougal Street.

This evening at 9PM on Guitars Speak radio program: Dave Van Ronk was an American musician and songwriter. Guitarist, arranger (his the modern arrangement of the traditional The House of the Rising Sun) and close friend of Bob Dylan, he was an important figure in the folk music scene, in the sixties gravitated around Greenwich Village in New York City. He was nicknamed the Mayor of MacDougal Street.

http://radiovocedellasperanza.it/

A l'improviste - Improvisation autour de l'oeuvre "Aus den Sieben Tagen" de Karlheinz Stockhausen


A l'improviste - Improvisation autour de l... di francemusique

venerdì 5 dicembre 2014

Francesco Buzzurro: sabato in concerto a Monterotondo (Roma) per il Festival Internazionale di Chitarra, presenta i brani del suo nuovo album "Il Quinto Elemento"




FRANCESCO BUZZURRO

SABATO IN CONCERTO A MONTEROTONDO (Roma)

OSPITE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CHITARRA

Sabato 6 dicembre FRANCESCO BUZZURRO sarà in concerto presso la Sala Consiliare di Palazzo Orsini a Monterotondo – Roma (Piazza Guglielmo Marconi, 4 – ore 21.00 – ingresso libero – info:www.ilcantieredellamusica.com) ospite della IX edizione del Festival Internazionale di Chitarra. Il chitarrista siciliano, definito da Ennio Morricone “tra i più grandi al mondo perché capace di far fruire a tutti la musica colta”, presenterà il suo nuovo disco “IL QUINTO ELEMENTO” oltre ad alcuni brani del suo vasto repertorio che comprende standard latin jazz e rielaborazioni di grandi successi in chiave etno jazz.

L’album “Il Quinto Elemento” (prodotto da Alfredo Lo Faro e distribuito da Artist First) racchiude12 composizioni originali per chitarra sola scritte dall’artista e dedicate ai quattro elementi della natura (fuoco, terra, aria e acqua). Con il suo approccio “orchestrale” alla chitarra e il suo stile trasversale, che fonde il mondo classico con il jazz e la musica popolare, l’autore ha suddiviso l’album in quattro cicli – tre brani per ciascun elemento – in cui la musica, divenuta quintessenza unificatrice grazie al suo linguaggio universale, è in grado di descrivere le emozioni suscitate dall’osservazione del mondo.

«Nel comporre “Il Quinto Elemento” mi sono ispirato alla natura meravigliosa della mia terra – spiega Francesco Buzzurro – Vivo ad Agrigento, la città del filosofo Empedocle, che si cimentò con lo studio dei quattro elementi, e tanti sono i rimandi al suo pensiero. Con la mia musica ho voluto descrivere l’incanto, ma allo stesso tempo la potenza devastante, delle forze della natura.»

Prossimamente Francesco Buzzurro sarà in concerto in Italia e all’estero, queste le date a oggi confermate: il 15 dicembre al Teatro Sistina di Roma, in duo con la splendida Antonella Ruggiero, ospite del Premio Louis Braille (che verrà trasmesso da Rai1 il 24 dicembre in seconda serata), il 21 dicembre a Bochum (Germania), il 27 dicembre ad Assoro (Enna), il 30 gennaio a Bruchsal(Germania), il 16 e il 17 febbraio al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo.

Francesco Buzzurro affianca alla passione per la musica classica una profonda ricerca nell’ambito del jazz, sviluppando presto una particolare maniera d’improvvisare. Entra nell’Orchestra Jazz Siciliana e condivide il palco con mostri sacri della musica jazz internazionali. Collabora con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e con alcuni tra i più noti esponenti del pop italiano. È autore della colonna sonora di “Io Ricordo”, docu-fiction dei fratelli Muccino, e delle musiche per lo spettacolo teatrale di Gianfranco Jannuzzo “Girgenti Amore Mio”. Chitarrista di confine e fuori dagli schemi, tiene seminari unificati per i dipartimenti di chitarra classica e jazz all’University of Southern California di Los Angeles. È docente di Chitarra Jazz al Conservatorio di Palermo e tiene masterclass presso conservatori, scuole di musica e università italiane e straniere.


Palermo, 3 dicembre 2014

Ufficio stampa Francesco Buzzurro: Pietro Zolfo – info@pietrozolfo.it – 091 8873395 – 3395834824
Promozione Radio/TV: Luciano Ferone – luciano.ferone53@gmail.com – luciano.ferone@libero.it– 3383042008
Produzione e management: Alfredo Lo Faro – musicmadeinsicily@yahoo.it – 3333355811

Recensione di Mirco Salvadori sul numero di dicembre di Rockerilla del mio nuovo libro "Chitarre Visionarie conversazioni con chitarristi alternativi",


Bella recensione di Mirco Salvadori sul numero di dicembre di Rockerilla del mio nuovo libro "Chitarre Visionarie conversazioni con chitarristi alternativi", quindici interviste con Paolo Sorge, Florindo Baldissera, Simone Massaron, Paolo Angeli, Elena Casoli, Elia Casu, Vittorino Nalato, Gisbert Watty, Dora Filippone, Alessandra Novaga, Marco Cappelli, Maurizio Grandinetti, Donato D'Antonio, Eugenio Becherucci e Arturo Tallini

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/chitarre-visionarie-conversazioni-con-chitarristi-alternativi.html

giovedì 4 dicembre 2014

Guitars Speak: la chitarra di Cinzia Milani


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Questa sera alle 21 su Guitars Speak, programma radio dedicato alla chitarra, andrà in onda una puntata dedicata alla musica per chitarra contemporanea con l'ascolto dell'ultimo cd, Guitar, realizzato dalla giovane e brava Cinzia Milani. Le sue musiche disegnano un ideale percorso tra il neo classico e il contemporaneo.  Il libretto che accompagna il cd parla infatti di “un viaggio dal Novecento a oggi, iniziato da Castenuovo-Tedesco .. continuando con Domeniconi e le sonorità dell’incontro tra occidente e oriente date anche dall’accordatura particolare dello strumento, passando per Prandi e Margola .. per arrivare alla contemporaneità mediterranea di Betta e all’incontro tra chitarra e elettronica con Cacciola”, tutto assolutamente vero.


This night at 9PM (italian time) on Guitars Speak, radio program dedicated to the guitar, I will transmit an episode dedicated to contemporary music for guitar by listening last cd, Guitar, made by the young and talented Cinzia Milani. Her music draws an ideal location between the neo classic and the contemporary. The booklet accompanying the CD speaks of "a journey from Novecento to today, started by Castelnuovo-Tedesco .. continuing with Domeniconi and the sounds of the encounter between East and West with the particular tuning of the instrument, through Prandi and Margola .. to get to the contemporary Mediterranean with Betta and the encounter between guitar and electronic with Cacciola ". All absolutely true.

http://radiovocedellasperanza.it/

Concerto del duo Mereu-Mercuri (mandolino e chitarra)

Pomeriggi musicali Liberty
Presso il Villino Colamonico
a cura dell’ass. culturale
Euterpe e le Altre

Sabato 6 dicembre ore 17

Via Monte Selva 6 (Montesacro-Città Giardino)

Ingresso euro 5


Concerto del duo:


Luca Mereu – Damiano Mercuri

Presentazione del CD “Dal classico al folk!”
Musiche per mandolino e chitarra di Carulli, Beethoven, Calace, Carfagna
e delle tradizioni folkloriche

Guida all’ascolto a cura della dott.ssa  Daniela Colamonico



A seguire aperitivo offerto dalla casa!


Info:
Tel. 06 86898754, cell. 3338753812

Domenico Caliri playlist on Blog Chitarra e Dintorni



Nato a Messina l' 11 dicembre 1967, si é avvicinato alla musica all'età di undici anni.
Chitarrista prevalentemente autodidatta, ad eccezione di un breve periodo di studio presso il Conservatorio F. Cilea nell' a.a. 1985/86 ed un ciclo di lezioni private con Daniele Grasso nel periodo 1987/88, ha studiato armonia, composizione ed analisi con Albino Taggeo dal 1987 al 1990.
Tra il 1991 ed il 1993 ha preso parte ad un workshop di musica per immagini condotto dal trombettista Paolo Fresu all'interno delle attività didattiche della scuola S. Lazzaro Jazz dell'associazione Il Paese degli Specchi.
Ha partecipato, conseguendo l'attestato finale, ai seguenti corsi di formazione professionale con il patrocinio della Regione e del Fondo Sociale Europeo: - nel 1992 / 1993 in qualità di chitarrista nell'Orchestra Giovanile Italiana di Jazz, con sede a Siena e con i direttori Bruno Tommaso e Giancarlo Gazzani. - nel 1993 / 1994 in qualità di chitarrista nell' O.F.P. di Bologna, diretta da Bruno Tommaso e dai direttori ospiti Ray Warleigh, Michael Gibbs, Kenny Wheleer e George Russell.

http://www.domenicocaliri.com/

mercoledì 3 dicembre 2014

Dall’Australia…(e da qualche altro Paese) concerto di musica contemporanea 4 dicembre

Monash Centre Prato

Scuola di Musica “G. Verdi”, Prato,
Sala Concerti “D. Zipoli”
Giovedì, 04.12.2014 
Ore 20.30

Dall’Australia…(e da qualche altro Paese)

Frauke Aulbert - Soprano
Gisbert Watty - Chitarra
Tamara Smolyar - Pianoforte*
Kenji Fujimura - Pianoforte**


George Aperghis:  N° 11, da “Récitations pour voix seule (1977/78)   
(1945)

Thomas Reiner:  Contemplation  (1987/ rev.1997)   per chitarra sola
(1959)

Thomas Reiner:  Intermezzo (2011)  (arr. Adrian Tosello)   per pianoforte solo**   
(1959)                                    (Prima esecuzione italiana)

Stefan Hakenberg:  Two Greek Songs (2009/2011)   per mezzo-soprano e chitarra   
(1960)

1.  Den einai aygi 
2.  To yelesto pedi 

Thomas Reiner:  Semblance of Innocence in a Ruptured Dwelling (2009-2010)   per pianoforte solo*
(1959)                                          (Prima esecuzione italiana)


Livia Teodorescu-Ciocǎnea: Calypso   per pianoforte solo*  (Prima esecuzione italiana)
(1959)

Octavian Simu:  Petite Ouverture (2014)   per soprano e chitarra  (Prima esecuzione assoluta)
(1994)

Natasha Gita Pearson:  The Truth (2014)   per soprano e chitarra acustica  (Prima esecuzione assoluta)
(1995)

Luke Huels:  Y Quánto Tiempo (2014)   per soprano e chitarra  (Prima esecuzione assoluta)
(1993)



Frauke Aulbert
As „Hamburg’s queen of avantgarde” (Hamburger Abendblatt), Frauke Aulbert boasts a vocal range of nearly four octaves and has specialized in the contemporary vocal performance having mastered overtone- and undertone-singing, multiphonics and other timbre-altering techniques, in addition to her formal training in lyrical singing. As a vocal-sound-researcher she studies, describes and sings many different genres - including gamelan, jazz, dhrupad, beatboxing, – and applies those sounds to her interpretation of contemporary vocal music. Improvisation and performances of pieces specifically written for her voice have led her to festivals all over Europe, Brasil, Georgia, Tunisia, the USA and Australia (2015). She was awarded artists residencies in Rome and Paris (Goethe Institut and Cité des Arts) and the first prize by the Stockhausen Foundation. Her dissertation examined Overtone Singing in Contemporary Music. www.stimmkuenstlerin.de

Gisbert Watty ha studiato al Conservatorio “Robert Schumann” di Düsseldorf e con Flavio Cucchi alla Scuola di Musica di Fiesole. Ha suonato concerti in tutta l’Europa ed in Australia con un interesse speciale per la musica da camera e contemporanea. Ha registrato numerosi cd come solistae in varie formazioni da camera. Ha suonato inoltre per programmi radiofonici e televisivi per WDR (Germania), Rai, NRK (Norvegia) e la ABC (Australian Broadcasting Corporation).
Ha tenuto Masterclasses e workshops sulla chitarra contemporanea in vari Conservatori italiani ed Università australiane ed insegna alla Scuola di Musica “G.Verdi” di Prato e ai corsi di base dell’ISSM “R. Franci” di Siena. 

Tamara Smolyar represents the finest traditions of the famous Russian piano school and comes from a family with a musical background, which spans over four generations. Tamara has numerous CDs, Radio and TV recordings for national and international broadcasters and has been in constant demand as a teacher, lecturer, adjudicator and performer. With her recitals, concerto and chamber music performances as well as masterclasses she graced many prominent venues across three continents. Tamara is Senior Lecturer in Music Performance and Coordinator of Piano and Ensemble Studies at the Sir Zelman Cowen School of Music, Monash University, Melbourne, Australia.

Dr Kenji Fujimura is a multi-prizewinning pianist and composer. Engagements have taken Kenji throughout Australasia, Europe, Asia and North America. The 2013-2014 season saw the release of two CDs: ‘Romantic Piano Trios’ (2013 Musicweb International Recordings of the Year) and 'The Messiaen Nexus' (2014 Limelight Award). In 2014 he was also winner of the VirtualArtists and Vox Novus International Composition Prizes. Recent jury membership includes The World Competition (performance) and Trio Anima Mundi Composition Prize. He is Deputy Head and Coordinator of Classical Performance at the Sir Zelman Cowen School of Music, Monash University. 

martedì 2 dicembre 2014

Recensione di Camera Lirica di Domenico Caliri, Caligola 2014



Cosa succede quando un chitarrista lascia il suo strumento e si impegna nella scrittura e nella orchestrazione? Ne può uscire una “Camera Lirica”, una sorta di ensemble-laboratorio caratterizzato da questa ricca formazione quasi orchestrale: Domenico Caliri (conduction, electric guitar), Mirco Rubegni (trumpet, french horn) Christian Thoma (oboe, english horn), Piero Bittolo Bon (alto sax, alto clarinet, flute), Guido Bombardieri (alto sax, Bb clarinet, flute), Francesco Bigoni (tenor sax, Bb clarinet), Beppe Scardino (baritone sax, bass clarinet), Glauco Benedetti (tuba), Paquale Mirra (vibraphone, xylophone), Fabio Costantini (electric guitar), Alfonso Santimone (piano, Korg ms–10), Francesco Guerri (cello), Federico Marchesano (electric bass, double bass) e Federico Scettri (drums). Una Camera che è allo stesso tempo un magna sonoro rigorosamente ordinato e orchestrato, gestito con l’attenzione Zappiana verso i layer di suoni dei fiati e una ritmica dispari e sincopata che scatena immediata simpatia e voglia di muovere il corpo e la mente.
Un approccio postmodernista quello di Caliri, un fondere assieme cose disparate generandone di nuovo, un rileggere a rovescio una carta geografica scoprendo che così si può creare (e esplorare) un mondo nuovo.

A noi ascoltatori resta sempre il piacere della ricerca del dettaglio, del gusto della citazione trovata, dell’ascolto come erudizione, del collegamento da scoprire ogni volta per poter riascoltare ogni volta con orecchie nuove. Vi sembra poco? Io non credo. Bravissimi tutti i musicisti impegnati nell’ensemble non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto nella capacità di saper coniugare una precisa esecuzione e interpretazione con la verse e il senso dell’umorismo tipico del jazz.


lunedì 1 dicembre 2014

Intervista a Domenico Caliri di Andrea Aguzzi su Blog Chitarra e Dintorni


  • Quando hai iniziato a suonare al chitarra e perché?
Ho inziato a undici anni appena compiuti. I miei regalarono una chitarra a mia sorella e io nel tempo ne divenni il possessore. Lei la usava solo di rado, mentre io la osservavo tutto il giorno e la prendevo in mano alla prima occasione. Così è incominciato tutto.
  • Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale?
Il mio percorso di formazione è stato breve quanto frammentario. Tanti nodi irrisolti ho cercato di dipanarli in seguito da autodidatta (la ricerca non è mai più finita). Ho iniziato con la chitarra classica. Dopo anni di esperimenti, a sedici anni mi sono iscritto in Conservatorio, ma nove mesi dopo ero già in conflitto con l'insegnante (non faccio il nome, ma non voglio chiamarlo maestro), quindi non iniziai il secondo anno, sebbene fossi stato confermato con esito positivo. Dopo un paio d'anni ho provato un secondo approccio con un professionista locale, Daniele Grasso, questa volta però con l'elettrica e con il jazz (o meglio la fusion, che impazzava all'epoca). Avevo già una discreta tecnica ma ero ancora digiuno riguardo l'improvvisazione. Questo rapporto è stato più proficuo e duraturo, ma dopo due anni sentivo di dover studiare in un altro modo, così continuai da solo. Ho studiato privatamente armonia e composizione con Albino Taggeo, un compositore di mentalità molto aperta che mi ha fatto scoprire la ricchezza del pentagramma e della scrittura. Spesso mi fermavo ad ascoltare tutte le lezioni successive alla mia. La sera ascoltavamo contemporanea e free jazz. Ero curioso e vorace e lui mi prese in simpatia. In tre anni abbiamo fatto di tutto, dal contrappunto all'analisi, dalla fuga alla musica seriale. Ho conseguito la licenza di teoria e solfeggio al S.Cecilia davanti ad una commissione severissima, poi ho tentato di entrare al corso di Composizione, ma qualcosa è andato storto. Nel frattempo mi ero iscritto al Dams di Bologna, ma, a parte alcune memorabili lezioni di Aldo Clementi, Roberto Leydi, Luciano Nanni e Giampiero Cane, sapevo di non essere nella mia strada, quindi a 22 anni ho deciso contestualmente e definitivamente di vivere di musica e di studiare da solo.
  • Con quali chitarre suoni e con quali hai suonato?
La prima chitarra elettrica l'ho avuta già a diciotto anni: la classica “colletta” dei compagni di classe. Era una B.C. Rich. Ancora oggi mi chiedo come mai abbia scelto quella chitarra. La tenni solo un anno. Attualmente ho cinque chitarre: quella che definisco "storica" perché l'ho comprata 27 anni fa è una Ibanez GB 30 modificata con pick-up attivi EMG e con materiale fono-assorbente all'interno della cassa; poi una classica Sergio Piretti, una dodici corde Eko Eldorado, storico modello del '77. Negli ultimi anni si sono aggiunte due belle archtop, entrambe da 16": una D'Acquisto Jazz Line con cassa 3/4 e una Eastman AR 805 con la cassa più profonda e con un pick-up Zoller sospeso. Sono contento perché posso dire di avere tutta la gamma sonora, dall'acustico all'elettrico.

  • Come è nato il progetto di Camera Lirica?
Da una commissione del Festival Angelica di Bologna per l'edizione del 2006; più esattamente da una chiacchierata con il direttore artistico Massimo Simonini, col quale già collaborato diverse volte negli anni precedenti. Si trattava di un concerto di mie composizioni degli anni '90 adattate ad un ensemble di tredici elementi, sul modello degli ensemble di musica contemporanea, ma con una leggera prevalenza di sassofoni. Per l'occasione scrissi una nuova suite ("Baccanale") che sottotitolata “allegoria sonora in cinque quadri”. All'epoca avevo organizzato un gruppo aperto di circa venti musicisti chiamato “Libero Ostile”. Ci vedevamo ogni domenica in uno spazio (Container Club) per studiare particolari esercizi di improvvisazione collettiva. In quel periodo arrivò la commissione e di conseguenza la scelta ricadde su un nucleo di questi “amici della domenica”.
  • Quali sono state e sono le tue principali influenze musicali?
Negli anni '80 non ero molto attratto dalla musica in circolazione, così più che altro ascoltavo il progressive degli anni '70, soprattutto i Gentle Giant, i Genesis del primo periodo (fino al '76), ma anche i Pink Floyd e gli Yes. Poi sono arrivato alla produzione della ECM ascoltando Ralph Towner, John Abercrombie, Jack De Johnette ed altri. Da lì il passo verso il Jazz è stato breve, ma confesso di essere stato "catturato" (fortunatamente per due anni soltanto) anche dal fenomeno della fusion. Dopo ho cominciato a scoprire anche la musica classica, sinfonica soprattutto, attraverso un metodico ascolto notturno di Radiotre.
  • In che modo esprimi la tua “forma” musicale sia nell’ambito dell’esecuzione che nell’improvvisazione, sia che tu stia suonando “in solo” sia assieme altri musicisti?
Quando suono da solo stabilisco un area tonale e due o tre temi sui quali improvviso creando estemporaneamente una struttura nella quale il primo tema può anche ritornare dopo il secondo o dopo il terzo e così via. In generale cerco nell'improvvisazione la stessa concentrazione e profondità data dalla parte scritta. La “forma” che mi attrae di più è la composizione istantanea, all'interno della quale ritengo fondamentale la metrica e la ricerca timbrica; questo risulta più evidente e dinamico quando suono con altri musicisti. Mascherare l'improvvisazione con la scrittura e viceversa è forse la pratica meno facile in assoluto, ma quando il mix è fluido si crea un'energia unica e insostituibile.


  • Elabori una “forma” predefinita apportando aggiustamenti all’occorrenza o lasci che sia la “forma” stessa ad emergere a seconda delle situazioni, o sfrutti entrambi gli approcci creativi?
Nei miei gruppi raramente stabilisco un programma ben preciso. Più sovente scrivo la "griglia" del reperorio e stabilisco solo il brano di apertura. Ogni brano ha un proprio incipit non necessariamente appannaggio della chitarra. In questo modo quando si suona un brano nessuno sa esattamente quale sarà il successivo, quindi la concentrazione del gruppo aumenta creando una grande tensione emotiva. La cosa alla quale tengo di più nei live e mantenere un ritmo, inteso non tanto nella mera accezione musicale, quanto nel senso narrativo della performance.
  • Ascoltando il disco ho avuto netta la percezione di una connessione diretta con il pensiero musicale di Frank Zappa: si sente che le musiche sono state scritte, che c’è stato un arrangiamento e una rigorosa “orchestrazione” della musica, devo dire che alcune parti mi hanno ricordato lo Zappa di Grand Wazoo … ci ho azzeccato?
Mi dispiace deluderti ma non ho dischi di Zappa, a parte il memorabile "Yellow Shark". E' curioso come gli accostamenti ai modelli presistenti a volte non coincidano con la volontà dell'autore, ma siano in un certo senso già acquisiti ad un livello subliminale. Ho conosciuto molto tardi la musica del grande Frank Zappa, e ovviamente ho ascoltato tanto di lui, soprattutto su Internet, ma non al punto da comprare anche solo la metà della sua opera omnia (per la quale ci vorrebbe uno stipendio).
  • Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?
Ho sempre visto l'improvvisazione come un meraviglioso sistema di ricodificazione di qualcosa che già conosciamo, ma che possiamo riformulare considerando il margine di imprevedibilità dato dall'interpretazione in tempo reale. E' una sfida talmente affascinante da essere divenuta imprescindibile nella mio percorso musicale. Il suo significato è quindi molteplice e multiforme: complementare è l'aggettivo che può riassumere il concetto. Riguardo il repertorio della musica classica – non a caso definita da qualcuno “musica esatta” - credo che il discorso sia definitivamente caduto, fin da quando le cosiddette “cadenze” dei concerti per strumento solista vennero fissate sul pentagramma. In quell'ambiente il margine è dato dall'interpretazione e dalla scelta del tempo musicale. E' una ricerca altrettanto interessante, ma esula dal “nostro” concetto di improvvisazione. Nella musica colta contemporanea ci sono diversi stilemi e notazioni grafiche che richiamano l'improvvisazione, che comunque da sempre è presente in quasi tutte le musiche.
  • In che modo la tua metodologia musicale viene influenzata dalla comunità di persone (musicisti e non) con cui collabori? Modifichi il tuo approccio in relazione a quello che direttamente o indirettamente ricevi da loro?
Se la mia metodologia fosse influenzata dagli altri non avrebbe più la forza necessaria. Posso dire invece che la scelta dei musicisti è già una prima composizione, quindi in un certo senso il carattere della scrittura (ma non il metodo) spesso è influenzata dalle caratteristiche di ognuno di essi. Questa è un'altra grande differenza tra il jazz e la musica classica, nella quale, a meno che una composizione non sia pensata per uno specifico solista, l'approccio compositivo è avulso dalla specificità dell'esecutore.
  • Se ascolti una diversa interpretazione di un brano da te già suonato e che vuoi eseguire tieni conto di questo ascolto o preferisci procedere in totale indipendenza?
Se possibile non ne tengo conto. Se una bella e originale interpretazione è stata già eseguita, non c'è motivo di rovinarla con una riproposizione di maniera. Cerco sempre di seguire una via personale, modificando alcuni dettagli che possano darmi la sensazione (o l'illusione) di essere il padre leggitimo del brano in questione.
  • Una domanda un po’ provocatoria sulla musica in generale, non solo quella contemporanea o d’avanguardia. Frank Zappa nella sua autobiografia scrisse: “Se John Cage per esempio dicesse “Ora metterò un microfono a contatto sulla gola, poi berrò succo di carota e questa sarà la mia composizione”, ecco che i suoi gargarismi verrebbero qualificati come una SUA COMPOSIZIONE, perché ha applicato una cornice, dichiarandola come tale. “Prendere o lasciare, ora Voglio che questa sia musica.” È davvero valida questa affermazione per definire un genere musicale, basta dire questa è musica classica, questa è contemporanea ed è fatta? Ha ancora senso parlare di “genere musicale”?
Non ha mai avuto un senso o una grande importanza, se non per fini di mercato discografico o (peggio) per favorire specifici cortili musicali che il più delle volte hanno danneggiato il genere stesso, saturandolo e creando delle gabbie stilistiche spesso limitanti. In generale è più una necessità del musicologo che non del musicista. Molto banalmente io distinguo la musica buona da quella cattiva. Il più delle volte quest'ultima è quella commerciale, ma non è escluso il contrario.
  • Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo può assumere la ricerca storica e musicologica in questo contesto?
Preferisco rilanciare con una più accomodante affermazione di Gustav Mahler: “la tradizione è la salvaguardia del fuoco, non l'adorazione della cenere”. Credo che cercare il nuovo abbia una fondamentale importanza a patto di non rinnegare ciò che di buono c'è stato. Filtrare il passato con nuove modalità è il trait-d'union essenziale per arrivare ad un nuovo assoluto. Il processo creativo si blocca quando si ripropone il passato senza alcun nuovo messaggio. Nella musica pop questo accade già da anni e si gli effetti del conseguente impoverimento sono molto evidenti. Spero fortemente che nel jazz la “fiamma” dell'evoluzione duri a lungo.
  • Ho a volte la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico. Nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili. C'è il rischio di una “globalizzazione” musicale?
E' una domanda inquietante, che merita una adeguata risposta. La sensazione che tu avverti credo sia la conseguenza più diretta della nostra epoca. La fruizione musicale è totalmente cambiata. Se vado su yotube posso passare in pochi secondi da Vivaldi ai Doors, da Van Halen a Debussy, e così via all'infinito. Questo prima di Internet era impossibile, almeno non con la stessa frenesia. Un altro dato è che il disco sta agonizzando da tempo, mentre il vinile torna come oggetto di culto, da mettere in salotto accanto ai liquori. I teen-ager ascoltano tanta di quella roba da non capire più esattamente cosa stanno ascoltando e spesso non si chiedono il perché. Tutto ciò è allo stesso tempo spaventoso e fantastico. Bisognerebbe sfruttare la parte del fantastico, ascoltare in modo creativo e costruttivo. Quando sento qualcuno dire: “sai, da questa chiavetta posso ascoltare 4.000 ore di musica” confesso che mi scappa da ridere: penso: “io non ho ancora finito di ascoltare i miei 100 dischi dopo anni!” In sostanza, credo che il disinteresse per i decorsi storici sia dovuto principalmente all'ingordigia dell'ascolto che, inevitabilmente, crea confusione e scarsa attenzione. La “globalizzazione” musicale esiste già da almeno trent'anni, Internet ne è l'emblema. Mantenere la propria onestà intellettuale aiuta a conviverci.
  • Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..
Nefertiti del quintetto di Miles Davis; The Black Saint and the Sinner Lady di Mingus; The Lamb lies down on Broadway dei Genesis; Sunday a the Village Vanguard del trio di Billl Evans; Pictures an Exibition degli Emerson, Lake & Palmer.
  • Quali sono invece i tuoi cinque spartiti indispensabili?
La Sagra della Primavera di Igor Strawinskj; Il Clavicembalo Ben Temperato di J.S.Bach; 24 preludi di Chopin; i Concerti Sacri di Duke Ellington; La rapsodia in Blue di George Gershwin.
  • Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?
Consiglio intanto di andare all'estero almeno per un periodo (c'è chi non ritorna), per un confronto che abbia un respiro internazionale. Il secondo consiglio è di ponderare bene le scelte artistiche, soprattutto all'inizio, senza paura di rischiare. Poi ovviamente consiglierei di cercare il proprio suono, la propria idea, con umiltà e senza autoreferenza, ma con amorevole passione e segreta complicità. Meglio essere la bella copia di se stessi che la brutta di un altro.
  • Con chi ti piacerebbe suonare e cosa ti piacerebbe suonare? Che musiche ascolti di solito?
Pensando agli italiani, mi piacerebbe suonare con Enrico Pieranunzi, non una versione italiana del duo Evans-Hall, ma qualcosa di più profondo dentro l'improvvisazione. Suonerei con estremo piacere anche con il grande Massimo Manzi, batterista di gran classe. Con Antonello Salis invece mi piacerebbe suonare ancora. Abbiamo avuto un duo per un breve periodo ed è un peccato averlo perso di vista. Pensando agli stranieri la risposta rischia di allungarsi troppo, però sarebbe molto stimolante suonare in un progetto con Louis Sclavis e con Tim Berne, due artisti che ammiro da sempre. Escludo che possa succedere, ma non si sa mai. Intanto l'ho detto!
  • Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?
Camera Lirica, ovviamente! Cercherò di lavorare per il 2015 (in autonomia perché non ho un'agenzia di booking). Sto lavorando ad una difficile trascrizione di un lavoro di John Oswald sui Gratedul Dead che sarà presentato al Festival Angelica nel maggio 2015. Prossimamente si riunirà un progetto dopo anni in pausa, il Dedalo Guitar Project quartetto di chitarre con il sottoscritto, Maurizio Grandinetti, Roberto Cecchetto e Marco Cappelli. Sto lavorando anche alla preparazione di un nuovo recital in solo e nello stesso tempo sto pensando ad un nuovo gruppo a mio nome, questa volta di organico ridotto, quartetto o quintetto. Infine sto aspettando con ansia che esca il disco in duo con Ares Tavolazzi “Dialoghi a Corde”. Si tratta di un live del 2013 per il festival Gezziamoci di Matera per la Onyx Jazz Club con brani originali (due miei e due di Ares) ed alcune particolari rivisitazioni di vecchi standards. La formula è quella del noto “crowdfunding”, cioé la sottoscizione mediante acquisto anticipato. Mancano poche quote perchè il disco possa essere “liberato”, come Aladino dalla lampada. L'invito è esteso a tutti i lettori!