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martedì 18 gennaio 2011

Recensione di “Sambossa” (E. Geszti, D. Lazzari) di Leonardo De Marchi


Il duo “Giuliani”, formato dalla flautista ungherese Emőke Geszti e dal chitarrista italiano - ma ungherese d'adozione - Daniele Lazzari, fa il proprio debutto nel mercato discografico con “Sambossa”, registrato a Budapest nel giugno del 2007. Il titolo, citazione da un brano di Celso Machado, dà una chiara idea del programma, contenente musiche di autori di area sudamericana (lo stesso Machado, M.D. Pujol, Cardoso, Piazzolla) ed europei (Kleynjans) che si ispirano a stilemi presenti nella musica della medesima area geografica.
Il repertorio latino-americano di fattura popolare - ma sarebbe meglio dire “popolareggiante” - è composto perlopiù di pagine che spaziano da atmosfere espressive fresche e vivaci ad altre più patetiche e malinconiche. E' difficile trovare in esso un'autentica profondità, né si può dire che raggiunga vette espressive pari a quelle del repertorio latino-americano più consolidato nella tradizione esecutiva della chitarra (Villa-Lobos, Piazzolla, Ponce, Barrios, Jimenez Manjon).
E' quindi un repertorio a cui è necessario avvicinarsi rinunciando a restituirne un'immagine “profonda”, che in ultima analisi non gli appartiene, e puntando piuttosto ad esaltarne la genuina freschezza e vivacità. Se esso viene affrontato con enfasi e pathos eccessivi – procedimento che è testimoniato, ad esempio, da molte letture facilmente reperibili sui maggiori contenitori multimediali della rete – il risultato rischia di essere innaturalmente forzato.
Questo pericolo è stato evitato da Emőke Geszti e Daniele Lazzari. L'impressione generale che ricaviamo all'ascolto di “Sambossa” è di leggerezza e di un'espressività che risalta in maniera efficace tanto nei brani più ritmici e vivaci (soprattutto in “Bordel 1900”, primo movimento dalla celebre “Histoire du Tango” di Astor Piazzolla) quanto in quelli più lirici e cantabili (ci riferiamo alle “Deux arias” op. 92b di Francis Kleynjans). Si tratta inoltre di una lettura precisa, che denota un solido senso dell'insieme ed un buon affiatamento reciproco tra gli interpreti.
Il risultato finale è valorizzato da un'ottima presa di suono, curata dal fonico Zoltan Bukovicz, che restituisce un suono chiaro e naturale, forse leggermente compresso nella gamma dinamica ma dalla buona riverberazione.
Un buon esordio, quindi, da parte di un duo che ci auguriamo di sentire quanto prima in una nuova prova discografica.

venerdì 14 gennaio 2011

Video: L. Brouwer: Estudios Sencillos 11-17 (Daniele Lazzari, guitar)

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, quarta parte


LDM: So che oramai da qualche anno vivi in Ungheria. Cosa vuol dire essere musicisti in Ungheria? Quali le differenze a tuo avviso più significative rispetto all'Italia?

DL: Prima di venire in Ungheria, la mia esperienza di musicista si era svolta esclusivamente in Italia. L'effetto è stato devastante: mi sembrava essere arrivato in un altro mondo. Naturalmente lo dico in senso positivo. Sembra che gli Italiani all'estero si divertano a denigrare l'Italia, ma non è così. Osservando la situazione del Bel-Paese dall'esterno ci si rende conto che la situazione è molto più grave di quel che si crede. L'Ungheria, lo sanno tutti, versa in condizioni economiche molto più precarie di quelle dell'Italia eppure, proprio in questo momento, le iniziative dello Stato e anche dei privati sono volte a rafforzare la cultura, la scuola, le infrastrutture e la qualità dell'istruzione. Non ci sono stati tagli finanziari alla scuola anzi, posso dire che i fondi stanziati a favore dell'istruzione artistica qui in Ungheria, rispetto a tre anni fa, sono aumentati. Gli enti musicali risentono della crisi, come nel resto del mondo, ma nonostante ciò nessuno è stato mandato a casa. Si moltiplicano invece le iniziative per rendere il mondo dell'arte sempre più interessante e competitivo.
A differenza dell'Italia la gente stima, quasi ammira i musicisti, perché riconosce la difficoltà del nostro lavoro, la scelta di fare dell'arte la propria ragione di vita. In Ungheria mi sento rispettato, la mia professionalità è riconosciuta e la buona notizia è che questa è una situazione generalizzata. I teatri e le sale da concerto, a quanto mi risulta, vengono ristrutturati o rimodernati e non chiusi e, nonostante la crisi, si riempiono ancora. I giovani poi, consapevoli delle proprie capacità, possono ritagliarsi i propri spazi e investire nel proprio futuro artistico. Molti di loro, condizionati dall'andazzo generale mondiale, dai concorsi musicali e dalle carriere fulminanti ad essi legati si buttano a capofitto in queste avventure. Secondo me sbagliano, perché a casa hanno già tutto quello che gli serve. Anche in Ungheria si organizzano questi grandi festival internazionali di chitarra: è interessante sapere che l'Ungheria è il Paese dei Festival. Si organizzano Festival che vanno dal cibo, alla musica, al cinema, etc. E naturalmente il primo Festival al mondo di chitarra è nato in Ungheria, ad Esztergom. Ormai i migliaia di festival di chitarra nel mondo sono un business e non un fatto culturale. Un business per i chitarristi, fatto dai chitarristi e per i chitarristi e non un fatto culturale come dovrebbe essere. In Ungheria, quando si crea un evento non ci si rivolge soltanto agli appassionati o agli specialisti. Ci si rivolge alla comunità intera, alla gente comune, che quando opportunamente sollecitata accorre in massa alle manifestazioni. Mi sembra invece che il “mondo della chitarra” sia diventato oggi un mondo autoreferenziale: questo è un tipo di globalizzazione dannoso!

LDM: Ti rivolgo una domanda classica per gli ospiti di “Chitarra e dintorni”: quali sono i cinque spartiti e le cinque registrazioni che vorresti portare nella fantomatica isola deserta?

DL: Ammesso che sia un isola deserta di lusso :) , porterei con me il doppio DVD (Warner Classics) di Miklós Perényi e András Schiff in cui c'è la registrazione di tre dei cinque concerti (tutti con programmi differenti) che due anni fa hanno tenuto all'Accademia Liszt di Budapest, in occasione dei sessanta anni dello stesso Perényi. Mi è particolarmente caro per due ragioni. La prima è che ero presente a quei concerti che hanno destato in me una profonda impressione: una delle vette più alte del far musica che io conosca, un punto di riferimento. L'altra ragione è che quel DVD è stato un regalo affettuoso di mia moglie: eravamo insieme durante quei concerti, condividendone l'emozione.
Per quanto riguarda gli spartiti, ne porterei solo se avessi con me una chitarra: quei pallini neri sul pentagramma sono morti senza l'esperienza uditiva che li rende vivi. Certo, la musica che amo vive in me senza bisogno di partiture e chitarra, ma è diverso. In ogni caso, credo che non potrei rinunciare alla musica di Bach. Attualmente sto preparando, fra le altre cose, la Chaconne e mi compiaccio del fatto che un pezzo così non possa mai annoiare. Per quanto profondamente vada la nostra ricerca, è sempre possibile cercare e trovare dell'altro: è magnifica!

giovedì 13 gennaio 2011

Video: F. Tarrega: Capricho Arabe (Daniele Lazzari, guitar)

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, terza parte


LDM: Hai registrato il tuo primo cd in ambito cameristico, avvalendoti della collaborazione di una flautista. Che ruolo ha la musica da camera nella tua attività musicale?

DL: La musica da camera torna a periodi nella mia vita. Il dover preparare concerti di musica da camera è un'attività, quando capita, che assorbe tutte le mie energie intellettuali e fisiche. Voglio dire che pur essendo una persona coscienziosa, quando mi capita di suonare con altri è un imperativo per me essere sempre e comunque più preparato possibile, per rispettare quelle scadenze che quando si suona da soli si ha la comodità di organizzare con più tranquillità. Ho suonato in duo con flauto, violino, in duo, trio e quartetto di chitarre, con il pianoforte, in insiemi misti diversi. Ma devo dire che i concerti che ricordo con più affetto sono quelli con i cantanti. I cantanti con i quali ho auto il piacere di esibirmi erano tutte persone fini e sensibili e musicalmente molto preparate. E' proprio in questo modo che ho incominciato ad amare il Canto.
Quando la musica da camera viene fatta ad un livello sufficientemente alto è una magnifica occasione di allargare i propri orizzonti musicali ed umani.

LDM: Che chitarre suoni?

DL: Ho suonato per circa 12 anni su una Antonio Cardenal-Gonzalez dal suono caldo e proiettato. Attualmente suono una chitarra di Kim Hee Hong (Alma Guitar), un liutaio coreano di incredibile talento, famoso in Asia ed in USA, quasi sconosciuto in Europa. Si tratta di una chitarra double-top (doppio abete) dal suono brillante, con un perfetto equilibrio polifonico, uno spettro dinamico più che soddisfacente ed altre qualità che apprezzo. Ho cercato tanto la mia chitarra ideale: sembra che ora l'abbia trovata. E' la chitarra che ho utilizzato nel CD “Classical Guitar Jewels”.

LDM (domanda da chitarristi) Che corde usi?

DL: Quelle che vanno meglio alle mie dita... non mi va di fare pubblicità all'industria di corde! Posso dire solo che quelle che uso, oltre che per il timbro del suono, le scelgo perché durano a lungo, dato che sono pigro quando si tratta di cambiare le corde.

LDM: Quali sono i tuoi progetti musicali a medio-lungo termine?

DL: Attualmente sto preparando la registrazione del prossimo CD da solista. Un altro progetto è quello di realizzare un gruppo cameristico con musicisti ungheresi. Sono arrivato in Ungheria relativamente da poco tempo, per cui sto facendo un po di gavetta, anche se parto da una posizione privilegiata: insegno al Conservatorio e ogni tanto mi capita di dare qualche concerto. Dopo la fatica enorme di iniziare a comunicare in ungherese, lingua difficilissima, sto provando ad inserirmi in quest'ambiente musicale molto vivo e stimolante. I musicisti ungheresi hanno una preparazione musicale molto solida, c'è molto da imparare da loro. Le scuole ungheresi, i conservatori sono molto buoni e conservano un aspetto umano molto importante. I dirigenti, gli insegnanti e gli allievi sono tutti uniti nello sforzo di ottenere il risultato migliore. Inoltre il percorso didattico musicale è perfettamente strutturato e le varie istituzioni didattiche, dalla scuola materna al dottorato dell'Università, sono interconnesse. Una situazione quasi commuovente, per me che vengo dalla poco confortante situazione educativa italiana, che mi da la forza di programmare il mio futuro sulla base di questo lavoro.

continua domani

mercoledì 12 gennaio 2011

Video: JS Bach - Suite Bwv 995 a-moll - Gavotte I-II / Gigue (Daniele Lazzari, guitar)

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, seconda parte


LDM: Quali sono le zone del repertorio chitarristico che ti interessano di più?

DL: Negli ultimi anni mi sono dedicato alla musica della prima parte del novecento, con particolare riferimento a quegli autori il cui stile è una commistione di nazionalismo musicale e impressionismo. Sto pensando ad autori come Torroba, Ponce, Villa-Lobos, ad esempio.
Ma anche gli altri periodi storici mi attirano: dalla musica antica alla nuova musica per chitarra che sia essa nuova musica consonante, live electronics o altro genere. Certamente risulta impossibile occuparsi di tutto. Nei primi anni studio leggevo ed eseguivo tutta la musica che mi capitava sottomano, ora invece amo dedicarmi ad una ricerca attenta ed accurata sui singoli pezzi. E' un lavoro che è distribuito su lunghi periodi, anni addirittura. Attualmente me lo posso permettere: essendo fuori dai grandi circuiti concertistici, posso dedicarmi alla musica che più mi piace, senza dovermi preoccupare di programmare a lungo termine programmi da concerto. L'esperienza giovanile però mi è molto servita per sviluppare quella capacità critica che consente di comprendere rapidamente la forma musicale: una qualità molto utile quando c'è l'esigenza di preparare un nuovo pezzo in breve tempo e che ritengo fondamentale nell'attività di insegnante.
Molte volte rifletto sul fatto che sia molto più facile da comprendere la musica contemporanea di quanto comunemente si creda. Quando ci troviamo ad intraprendere lo studio di un brano nel quale tutto è “diverso”: la scrittura, persino l'assenza di un pentagramma, l'ostacolo (più che altro psicologico) da superare è quello di usare il nostro strumento in modi inusuali o comunque diversi da come facciamo con la musica classica, “modi alternativi” nei quali il compositore è riuscito ad esprimersi. Non sempre troviamo allegata alla partitura una spiegazione precisa di come sia possibile suonare quel brano con la chitarra. E' una magnifica occasione per l'interprete di liberare la fantasia! In Ungheria nei libri che utilizzano gli studenti di chitarra sono presenti sin dall'inizio, accanto ai classici Giuliani, Carulli, Aguado, Sor etc., pezzi di autori moderni e contemporanei specialmente ungheresi. Gli studenti si cimentano sin da subito in maniera molto naturale con i brani di Béla Bartók, György Ligeti, Barna Kováts, Lajos Papp, Iván Patachich, Sándor Szokolay, György Kurtág.. e naturalmente di Zoltán Kodály che è sempre presente.
In Ungheria la musica in tutte le sue sfere è considerata un fattore fondamentale nella formazione culturale. Gli enormi sforzi operati a suo tempo da Kodály, da Jardanyi poi e da tantissimi altri hanno fatto in modo che oggi nel Paese ci sia una grande alfabetizzazione musicale. I concerti sono frequentatissimi, sopratutto da giovani e nei cartelloni figurano spesso concerti di musica contemporanea. Lo Stato sostiene i giovani interpreti, i compositori e gli studenti, fornendo per questi ultimi praticamente gratis l'istruzione musicale, ma anche i libri e lo strumento musicale a chi ne ha bisogno: non è infrequente trovare studenti che fino al diploma accademico usano uno strumento musicale in prestito dalla scuola. Una volta Kodály disse che: “l'educazione musicale di un bambino deve incominciare nove mesi prima della sua nascita”, poi qualche anno dopo si corresse: “l'educazione musicale di un bambino deve incominciare nove mesi prima della nascita di sua madre!”. Il senso di questa frase è chiaro: bisogna fare in modo che l'identità musicale di un popolo diventi parte integrante della società in cui vive. Mi piacerebbe che anche in Italia si ragionasse in questo modo, prima che la nostra identità culturale e musicale, frutto di secoli di civiltà, venga definitivamente annullata dalle scelte insensate dei governi.

LDM: So che nutri un forte interesse per la musica di Manuel Maria Ponce. Com'è nato il tuo amore per questo autore? In cosa lo senti affine alla tua sensibilità? Nel tuo cd “Classical Guitar Jewels” in particolare ti sei confrontato con uno dei capisaldi della produzione chitarristica non solo ponciana, ma dell'intero novecento: le “Variations et fugue sur la Folie d'Espagne”. Vuoi parlarci di questa scelta? E' un brano molto conosciuto che però non si sente così spesso...

DL: La prima volta che ho ascoltato Ponce è stato dalla chitarra di John Williams in un disco che vidi nella vetrina di un negozietto ad Amsterdam. Fu il primo disco di chitarra che acquistai. In mezzo a tanti pezzi di carattere e autori diversi c'erano anche le “Tre Canzoni Popolari Messicane” di Ponce. Il disco mi piacque a tal punto che avevo il desiderio di suonare tutti i pezzi della lista. Ero al primo o secondo anno di chitarra ma in pochi anni ci sono riuscito!
Quello che mi piace della musica di Ponce è la sua genuina musicalità, sensibilità, inventiva e sapienza compositiva che si traduce in un equilibrio formale perfetto, sopratutto nei piccoli brani come ad esempio, in quelle piccole gemme che sono i preludi.
Veniamo alle Variazioni sulla Follia. Anche io credo che sia un pezzo molto importante per il repertorio, facendo però delle considerazioni importanti. Il pezzo così com'è potrebbe essere incompleto: le ricerche musicologiche hanno accertato che manca un preludio iniziale (Segovia in una lettera a Ponce scrive che nel suo concerto all'Operá di Parigi lo ha eseguito e che però poi ha deciso di non consegnarlo all'editore per la pubblicazione). John Duarte ha ipotizzato che alcune variazioni siano state escluse da Segovia (cosa già successa per i preludi dei quali ne pubblicò 12 su 24) e ne rintraccia una: il Postlude inciso da Segovia in un disco per la RCA. Tutte notizie che però bisogna prendere “con le molle”, dato che sfortunatamente la stesura originale è andata perduta e tutto quello che ci rimane è la versione pubblicata da Segovia. Cosicché diciamo che questo è un pezzo importante, ma si ha il sospetto che non sia un insieme organico. Risalire esattamente a come lo aveva concepito il compositore è impossibile. In ogni modo, sono soddisfatto del risultato ottenuto e ringrazio pubblicamente tutte quelle persone, in particolare i musicisti, che si sono complimentati per il valore musicale della mia interpretazione.

continua domani

martedì 11 gennaio 2011

Video: Manuel Ponce - Tres Canciones Populares Mexicanas (Daniele Lazzari, guitar)

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, prima parte


Leonardo De Marchi: Com'è nato il tuo amore per la musica e per la chitarra?

Daniele Lazzari: Il desiderio di suonare uno strumento musicale è nato ascoltando mia sorella suonare il pianoforte (lei già prendeva lezioni da qualche anno). Inoltre, ascoltavo gli LP di musica sinfonica che erano in casa. Con i miei risparmi comprai una chitarra classica “Clarissa”. Probabilmente della chitarra mi affascinava il suono e la possibilità di portarla agevolmente ovunque, a differenza del pianoforte che ugualmente mi attirava. Non conoscevo bene la chitarra come strumento classico e quando nella scuola di musica il mio insegnante me ne fece conoscere le potenzialità me ne innamorai definitivamente.

LDM: Con chi hai portato avanti il tuo percorso? Quali esperienze didattiche (e non solo) ti hanno segnato di più? Come mai le ritieni importanti?

DL: Durante gli anni ho incontrato tanti bravi insegnanti, fra cui alcuni pianisti che frequentavo e che mi permettevano di assistere alle loro lezioni. Con alcuni si è instaurato un rapporto di amicizia durevole. Per quanto riguarda la chitarra devo molto ad Arturo Tallini e Giuseppe Pepicelli sotto la cui guida ho preparato rispettivamente il Diploma ed il Master ad indirizzo interpretativo. Naturalmente ho seguito come allievo effettivo molte master-class di chitarra ma anche di altri strumenti da uditore. Fra i chitarristi, l'incontro con Carlo Marchione si è rivelato illuminante: uno stimolo importante per tutto il lavoro che ho fatto da quel momento in poi. Ho studiato per tanti anni il Metodo Feldenkrais con Pepicelli approfittando di questa sua dualità di Maestro di Chitarra e Feldenkrais che egli mirabilmente coniuga. Per qualche anno sono stato studente di Canto al seguito di vari maestri, fra cui ricordo con molto affetto Pino Coluzzi di cui apprezzo l'instancabile entusiasmo e la profonda conoscenza della tecnica di emissione. Mi sembra quasi impossibile enumerare tutte le esperienze che in qualche modo ritengo formative per me stesso nell'arco di più di vent'anni, ma sono certo del fatto che quello che è presente nella musica che suono, raramente è giunto alla mia attenzione attraverso il convenzionale percorso di studio. La mia formazione musicale è stata tortuosa fino a quando non ho deciso, con grandi sacrifici, di andare a cercare ciò di cui avevo bisogno. Una delle più importanti esperienze è stata forse l'incontro con Júlia Alexa, una pianista ungherese di enorme talento che quotidianamente da qualche anno mi comunica il suo sapere e mi aiuta a crescere. Doppia fortuna, visto che è diventata anche mia moglie!

LDM: Quando si parla con un artista si è sempre curiosi di conoscere il suo immaginario e, più in generale, quali esperienze intellettuali lo hanno costruito e lo alimentano. Di conseguenza voglio porti due domande. La prima: quali generi musicali ascolti? Suoni o ti interessano altri strumenti musicali?

DL: Naturalmente mi capita di ascoltare altri generi musicali ma principalmente preferisco ascoltare la musica classica, possibilmente suonata dal vivo. La città in cui vivo, Budapest, è molto attiva da questo punto di vista e spesso vado ai concerti. L'opportunità di ascoltare i migliori interpreti del mondo, solisti o orchestre che siano, è per me la maggior fonte di ispirazione, forse l'esperienza intellettuale principe.

Come ho accennato prima, ho studiato canto per qualche anno. Ho voce di tenore e da qualche anno faccio parte del Coro della “Filarmonica Santo Stefano Re d'Ungheria – Zuglói Filharmónia” di Budapest che svolge intensa attività concertistica che mi ha permesso di partecipare a numerosi eventi di portata internazionale sotto la direzione di personalità come Zoltán Kocsis, Ken-Ichiro Kobayashi, Yuri Simonov, Gergely Menesi solo per citarne alcuni. E' meraviglioso prendere parte all'esecuzione dei pezzi con coro più significativi di Bach, Haendel, Purcell, Mozart, Haydn, Beethoven, Honegger, Orff, Bernstein, Frigyes, Borodin, Kodály etc. che normalmente un chitarrista non ha modo di vivere dall'interno di un'esecuzione.

LDM: La seconda: hai vissuto e/o vivi altre esperienze intellettuali oltre alla musica? Come le vivi? In che modo secondo te possono conciliarsi (sempre se possono farlo) con la tua ricerca artistica?

DL: Sono stato studente di Chimica all'Università a un passo dalla laurea: all'ultimo anno ho abbandonato per dedicarmi definitivamente soltanto alla musica. Amo molto leggere e sono un appassionato di cinema. Anni fa amavo disegnare e dipingere: è un'attività che desidero riprendere. Ritengo che ogni attività intellettuale in generale faccia parte della ricerca artistica ed accresca in qualche modo l'immaginazione. Ma, per quanto mi riguarda, hanno un ruolo fondamentale anche le esperienze affettive, l'amicizia, la curiosità verso il prossimo.

continua domani

lunedì 10 gennaio 2011

Video: Choros n.1 (Heitor Villa-Lobos)

Daniele Lazzari: Biografia


Daniele Lazzari, lucano, vive e lavora a Budapest. Ha vinto premi in concorsi musicali nazionali ed internazionali a Padova, Salerno, Lecce, Rionero, Ancona, Taranto e Roma. Ha conseguito i titoli accademici sotto la guida di Arturo Tallini e Giuseppe Pepicelli. Inoltre, si è perfezionato con Carlo Marchione, Michelangelo Severi, Giampaolo Bandini (Italia), Fabio Zanon (Brasile), Sandor Szilvagyi, József Eötvös (Ungheria), Thomas Muller-Pering (Germania), Alberto Ponce (Spagna) e Sharon Isbin (USA).

Nel 2002 si diploma in Chitarra al Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza. Nel 2004, vincitore di una borsa di studio dell'Unione Europea, si iscrive al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia dove, due anni dopo (primo chitarrista in Italia), consegue il Diploma Accademico di Secondo Livello in Discipline Musicali - Indirizzo Interpretativo con il massimo dei voti, una tesi sull'estetica delle opere per chitarra di Manuel Ponce ed un concerto monografico dedicato al compositore.

Nel 2006 si trasferisce in Ungheria dove si inserisce attivamente nella vita artistica e musicale. Nel gennaio 2008 lo Stato Ungherese gli riconosce ufficialmente la professione di Insegnante di Chitarra e Concertista. Nello stesso anno gli viene conferita la cattedra di Docente di Chitarra presso le Scuole Statali “Kodály Zoltán” Gimnázium és Zeneiskola e “Czövek Erna” Zeneiskola di Budapest.

Oltre ad insegnare, svolge attività concertistica principalmente in Ungheria ed occasionalmente all'estero (Austria, Germania, Belgio, Regno Unito, Svizzera, Sud Corea). In Italia ha tenuto concerti a Padova, Venezia, Reggio Emilia, Roma, Potenza, Salerno, Bari, Ascoli Piceno, Ancona, Bologna.

Negli ultimi anni è stato invitato a tenere concerti in luoghi prestigiosi e suggestivi, fra cui si menzionano: l'Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, il New York Kávéház di Budapest, il Béla Bártok Concert Hall di Budapest, il Festetics Castle di Keszthely, il Ceramic Palace Hall di Seoul, la Gstaad Chapel.

In ambito cameristico vanta numerose produzioni collaborando con Luca Fabrizio (chitarra), Eun Kyong Suh (canto), Giuseppe Coluzzi (canto), Varina Fortin (violino), Noriko Ogawa (canto), Emőke Geszti (flauto), Júlia Alexa (pianoforte), il Trio Extol, il Quartetto Estampas.

Ha inciso due CD: “Sambossa”, nel 2007 (in collaborazione con la flautista ungherese Emőke Geszti), contenente musiche di Piazzolla, Cardoso, Machado, Pujol, Kleynjans e “Classical Guitar Jewels”, nel 2008, contenente alcuni dei capolavori del repertorio chitarristico del primo '900 di autori quali: Villa-Lobos, Torroba, Barrios e Ponce. Quest'ultimo CD, presentato ufficialmente a Seoul, attualmente disponibile quasi esclusivamente in internet*, ha ricevuto e riceve largo consenso e apprezzamento sia da parte degli specialisti del settore che da parte di entusiasti appassionati di musica classica.

*http://danielelazzari.wordpress.com/buy-now/