domenica 19 luglio 2009

Intervista a Nuccio D'Angelo di Empedocle70 parte quarta

Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”? In particolare mi sembra che lei dia grande importanza all’attacco .. o è solo una mia impressione?



Mi è sempre piaciuto produrre atmosfere sognanti e gioiose nella musica che scrivo e suono e, se una sensazione di “rilassamento benefico” arriva agli ascoltatori ne sono felice. Credo però che un concerto o un disco abbiano bisogno anche di momenti vivaci con toni talvolta drammatici, e non mi dispiace nemmeno che lo spettacolo contenga una parte di virtuosismo, perché fa parte del gioco della musica ed esprime quella parte di rapporto fisico che tutti i musicisti hanno con lo strumento. Questo spiega le mie scelte compositive (e preferenze di repertorio) fatte di brani calmi, a volte di carattere contemplativo, con armonie e atmosfere dolci, alternati a pezzi di carattere ritmico, con sonorità e colori armonici più aspri. Del resto sono del parere che consonanza e dissonanza vadano alternate per potere essere apprezzate. Direi che buona parte della riuscita di un concerto dipende proprio dal sapiente “dosaggio” delle varie atmosfere che l’interprete presenta al pubblico, determinandone il suo coinvolgimento emotivo.
Poi, guardando ai mezzi con cui esprimiamo queste atmosfere, bisognerebbe fare un discorso a parte. Il gesto fisico è già un’espressione artistica, ed è già musica insieme all’evento sonoro che produce. Quindi il modo di toccare la corda contiene già un’intenzione ed è uno dei primi tasselli per la creazione di un’atmosfera musicale. Nel mio caso c’è un “attacco” fondamentalmente morbido, sicuramente derivato dall’insegnamento che ho ricevuto da Alvaro Company, che dà una rilevante importanza all’economia delle energie. Oggi, dopo 26 anni dal diploma, gli sono più che mai grato per i suoi insegnamenti. Ho continuato a lavorare in quella direzione, ottenendo continue conferme che il rilassamento è il primo passo verso un rapporto agevole (e duraturo) con lo strumento; è anche indispensabile per avere un buon controllo meccanico, e per far sì che lo strumento sia un vero e proprio canale di comunicazione tra noi e chi ci ascolta. Sopratutto un atteggiamento psicofisico rilassato ci permette di entrare in uno stato di maggiore sensibilità e consapevolezza, e questo è ciò che in fondo tutti cerchiamo.

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?



La vedo come una realtà epocale, con aspetti positivi come la facilità di diffusione e l’abbattimento dei costi di produzione. Ma mi sembra anche che la super-reperibilità della musica via internet stia creando anche un inflazionamento del mercato, così che con estrema facilità ci possiamo riempire il computer delle opere di tutti i musicisti possibili, col rischio di scadere anche in questo settore nel consumismo. Forse si sta andando verso una perdita di preziosità del prodotto e addirittura dell’evento musicale stesso. Un’ abitudine che secondo me ha declassato molto il ruolo della musica (perlomeno nei paesi “civilizzati”) è quella di usarla come “sottofondo” in troppe situazioni come sale d’attesa, trasporti e locali pubblici, negozi, programmi radio-televisivi ecc... Che voglia può avere una persona di sentire musica se ne è bombardata tutto il giorno? Del resto non è raro vedere utilizzare opere di grandi pittori e scultori a scopi commerciali, ma mi sembra che l’abuso sulla musica superi quello operato su tutte le altre opere artistiche.



Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..



J. S. Bach: “Variazioni Goldberg” suonate da Gustav Leonhardt;
M. Ravel: “Piano-concerto in Sol” e Rachmaninov “Piano-concerto 4°” nell’esecuzione di Arturo Benedetti-Michelangeli (nello stesso disco, direttore E. Gracis);
Miles Davis: “In a Silent way”;
“Soft Machine Two”;
“Atlantis Nath” di Terry Riley;


Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?



J. S. Bach: “Loure” dalla Suite 1006a per liuto
J. S. Bach: “Passione secondo Matteo”
G. Puccini: “Intermezzo” dalla Manon Lescaut
C. Debussy: “La plus que lent” dalla Suite Bergamasque
R. Wagner: Overture dal Tannhauser;



Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?



Dico: bellissimo poter suonare tutta la vita e poter fare della propria passione una professione! Dico che siamo fortunati perché la musica ci dà per sempre la possibilità di esprimerci e ci invita continuamente a scavare dentro noi stessi. Quindi è una splendida terapia per il nostro progresso interiore.
Abbiamo già detto che il lavoro di promozione è importante, ma aggiungerei che la qualità e l’originalità del prodotto da promuovere lo sono di più. Un artista emergente ha il problema di farsi notare, di conquistarsi un posto nel panorama e nel mercato concertistico internazionale, e diciamo pure che la concorrenza è spietata perché il mondo oggi è pieno di giovani musicisti bravissimi e agguerriti.
Io credo che la prima cosa per cercare di distinguersi (e per progredire artisticamente) è quella di mettere a fuoco i propri talenti e la propria personalità artistica. Non c’è niente di più importante nell’arte che individuare e sviluppare la propria unicità. Per fare un esempio rimanendo nel campo della chitarra: un aspetto che ha scolpito l’arte di Segovia nella storia della musica fu quel suo particolare tocco e un suo personalissimo modo di fraseggiare, di “pronunciare” la musica; caratteristiche soltanto sue, in cui ha creduto e che ha potenziato negli anni, senza riferirsi ad altri modelli. E in fondo non c’è nemmeno bisogno di cercare di essere a tutti i costi originali, perché siamo già diversissimi tra noi. Bisogna sopratutto – ripeto – ascoltarsi e tirare fuori le proprie caratteristiche e le proprie tendenze, senza paura di uscire dagli schemi e dai modelli dettati dall’esterno. Semmai bisognerebbe evitare atteggiamenti troppo... cauti. Ho sentito, in generale, negli ultimi decenni troppe esecuzioni “asettiche”, bravissimi musicisti (sopratutto giovani) che “non osano”, e suonano con poche dinamiche, pochi timbri e zero agogica (cioè flessibilità ritmica). Ma sono proprio queste le cose con cui un interprete mette la sua firma artistica! Come farne a meno? Cosa rimane? Il problema dei musicisti che devono interpretare composizioni scritte è sopratutto quello di capire quello che non è scritto, cioè quello che c’è da leggere “tra le note”. Quindi ai giovani neodiplomati e diplomandi consiglio di esplorare a fondo le partiture che si accingono ad interpretare, perché l’analisi dell’opera ci dà sempre delle indicazioni preziose per l’interpretazione; ma consiglio sopratutto di ascoltare e mettere in atto i suggerimenti del proprio mondo interiore perché è da qui che possono scaturire le indicazioni più autentiche per fare rivivere le composizioni. Pur con le dovute distinzioni tra i vari generi musicali, voglio sottolineare un’ ultima cosa: quando in nell’esecuzione di un solista sento che potrei battere il piede per tutto il pezzo (e purtroppo mi succede spesso), senza imprevisti, quando insomma non è il fraseggio che predomina ma il .... metronomo, allora c’è qualcosa che non va.



Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Che musiche ascolta di solito?



In generale con tutti i musicisti - anche del passato - con cui credo di avere delle affinità, dei modi simili di intendere la musica. Ascolto un pò di tutto, non tantissimo perché la musica richiede troppo tempo per essere prodotta. Comunque cerco sempre artisti che mi coinvolgano e mi stupiscano: Bach è primo in classifica, ma mi affascina anche l’arte di Brad Mehldau, di Keith Jarrett, di Terry Riley, di Miles Davis...

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando? Lei ha un notevole repertorio discografico .. è prevista qualche ristampa? Mi sembra che Magie sia stato ristampato di recente…



Infatti “Magie” è stato ristampato da poco, e in Autunno registrerò un DVD di mie musiche per la collana “Composers Serie” prodotta dalla “Guitar Media Collection” (GMC) con direzione artistica di Flavio Cucchi. Poi mi muoverò in Italia e all’estero per vari conservatori e scuole di musica che hanno richiesto delle lezioni-concerto sulle mie composizioni, master-class di chitarra, seminari di composizione-improvvisazione e concerti. Spero anche di tornare prossimamente in U.S.A. e in Australia, dove ho avuto delle bellissime esperienze sia nell’insegnamento che nel concertismo. C’è inoltre tanta bella musica che chiede di essere scritta... o per meglio dire “scoperta”. Vorrei dare una mano!

sabato 18 luglio 2009

Speciale Nuccio D'Angelo: mp3 composti ed eseguiti da Nuccio D'Angelo

Musiche composte dal Maestro Nuccio D'Angelo

Astor, vecchio Astor
Astor_vecchio_Astor

Lirica Per Archi
Lirica Parte Prima
Lirica Parte Seconda

Note per “Lirica per archi” “Lirica per archi” costituisce il secondo movimento di un brano scritto da Nuccio D’Angelo nel 1993 su richiesta del compositore e direttore d’orchestra Leo Brouwer. La melodia presentata in primo piano, che si muove ad ampie frasi, viene esaltata nelle sue caratteristiche lirico-drammatiche da un tessuto concertante caratterizzato da forti tensioni armoniche, che non raggiungono mai dissonanze troppo stridenti. L’atmosfera che ne deriva conduce l’ascoltatore verso un rinnovato e quanto mai intenso gusto della cantabilità.


"Raga" (1983) per pianoforte preparato

pianista: Maria Grazia Dalpasso

Marktoberdorf nel 1995

RAGA_at Marktoberdorf

"Raga" (1983) per pianoforte preparato
pianista: Maria Grazia Dalpasso
21 aprile 2008, Lyceum Club - Firenze
Raga_at_Lyceum

copyright by Nuccio D'Angelo

Intervista a Nuccio D'Angelo di Empedocle70 parte terza

Ho notato un suo interesse per la musica indiana. La cosa mi ha piacevolmente stupito primo perché anch’io sono un appassionato di questa musica millenaria e secondo perché lei è il primo chitarrista classico che utilizza moduli compositivi indiani nelle sue musiche, non è una novità nel mondo della dodici corde acustica dove chitarristi come Robbie Basho e John Fahey in passato e Jack Rose attualmente hanno inciso musiche bellissime con riferimento alla musica carnatica e hindustani. Lei conosce questi chitarristi? Cosa la affascina della musica indiana?


La mia familiarità con la classica indiana risale agli anni in cui suonavo anche la chitarra elettrica e in occidente questo stile si era già imposto al giovane pubblico dei festival e concerti pop grazie a musicisti come Ravi Shankar e, in forma “occidentalizzata” nelle esperienze fusion dei gruppi “Mahavishnu Orchestra” e “Shakti” fondati da John McLaughlin (giusto per citarne alcuni). Questa mia simpatia fu dichiarata già nel 1984 con “Raga” per pianoforte preparato, dove operavo un tentativo di accostare alcuni elementi strutturali e melodici di ispirazione indiana ad un mondo espressivo tardo-romantico. Un altro esempio è “Raga-Blues”, dalla “Electric Suite” (1995) per chitarra, che si presenta come un alap (parte introduttiva) e si trasforma lungo il suo sviluppo fino ad evocare armonie proprie del Blues. Le mie intenzioni sono ancora più dichiarate nell’inedito “Polymodale”, che inizia con “Alap” seguito da “Jor” (parte in cui si avvia il ritmo), per finire con “Sviluppo” scritto in notazione classica. Contiene una scala Bhairav ed è proposto nelle prime due parti come un raga, cioè fornendo all’interprete dei materiali su cui improvvisare. La prima esecuzione di questo pezzo l’ho fatta a Denver nel 2004 e l’ho poi suonato in tutti i miei concerti. Senz’altro lo includerò nelle mie prossime incisioni.
In molte mie composizioni è facile scorgere qualche frammento indianeggiante, nel colore di un intervallo, o nel modo di fraseggiare, o nel carattere di una sezione (come in “Alba”, dai “Quattro Travestimenti”). La cosa mi risulta naturale, fa parte dei miei modi di esprimermi. Però mantengo anche una visione fortemente occidentale della musica, nella misura in cui non rinuncio mai ad una ricerca armonica. Sopratutto mi piace che all’interno del brano ci siano dei cambi di colore (a differenza della classica indiana in cui il basso e la scala usata rimangono uguali per tutto il pezzo). Spesso uso anch’ io un criterio modale, ma mi piace cambiare modo all’interno del pezzo. Ecco cosa intendo per “Polymodale”. Per quanto riguarda i chitarristi Robbie Basho, John Fahey e Jack Rose, non posso dire di conoscerli a fondo. Mi sembrano molto ispirati, ma mi sento distante da loro per motivi riguardanti questa ricerca-invenzione armonica che sento importante per me e non percepisco nei materiali che loro hanno usato.
Per continuare a citare altri chitarristi “filo-indiani”, nell’ambiente classico abbiamo Ganesh Del Vescovo che svolge da anni un originale lavoro di ricerca e di assimilazione fra le due culture, componendo, improvvisando e perfino creando dei nuovi strumenti che mescolano le sonorità della chitarra, con quelle degli strumenti indiani, in particolare del sarod.



Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei suona sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … si riconosce in queste parole?


Certo, Berio diceva bene, ma distingueva solo tra musica classica e musica del Novecento. Io aggiungerei che in ogni stile e cultura musicale ci sono delle ricchezze. Peccato se un musicista non se ne accorge perché crede (o gli hanno fatto credere) che alcuni modi di far musica sono “da evitare”.


Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?


Quanto? Molto! Se sei bravo, originale, autentico e hai tante altre belle qualità non è detto che gli altri se ne accorgano o ne prendano atto invitandoti, ingaggiandoti. Intanto da che mondo è mondo se ci mettiamo da parte nessuno verrà mai a dirci “ma che fa? Venga con noi, si metta alla luce...” È molto più probabile che stiamo facendo un favore agli altri lasciando il campo libero... Questo è vero oggi più che mai in quanto la cultura dell’apparire ha spesso soppiantato quella dell’essere. Quindi mi sembra che se ci si vuole imporre o almeno “galleggiare” professionalmente bisogna imparare un pò il mestiere del self-promoter. Corsi e seminari su questo argomento sono già in atto in varie scuole, per fortuna.


Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?


Rispondo innanzitutto alla seconda parte della domanda che mi dà l’occasione di parlare di un aspetto poco noto. Mi riferisco al fatto che spesso quando si parla di improvvisazione si pensa direttamente o anche solo implicitamente a qualche stile catalogato. Personalmente tengo corsi di improvvisazione (spesso collegati alla composizione) dal 1995 e una delle prime cose che sottolineo è quella che non intendo confondere l’improvvisazione con alcuni stili musicali in cui essa è stata fortemente adoperata, come il jazz, la classica indiana, il blues, il rock ecc... Naturalmente sottolineo che apprezzo molto quei linguaggi, ma non è il punto né l’obbiettivo del nostro percorso. Nelle esperienze che sollecito ai miei allievi ognuno si deve poter esprimere con le influenze stilistiche che gli risultano più congeniali e spontanee.
A rigore, in una visione “idealistica-utopistica”, se un musicista davvero improvvisasse, dovrebbe creare qualcosa di radicalmente nuovo, senza confini di stile e di linguaggio. In realtà, come tutti sappiamo, nell’improvvisazione spesso ci si serve di alcuni “moduli” (scale, accordi, frammenti melodici, formule ritmiche) conosciuti, o almeno in parte visitati, perché grazie a questi supporti parzialmente memorizzati si può dare sfogo alla propria creatività. Sembra un controsenso, ma spesso è ciò che accade. È inevitabile quindi che questi frammenti di memoria poi ricomposti all’atto dell’improvvisazione portino con sé tracce dei linguaggi che più abbiamo visitato come interpreti o anche solo come ascoltatori.
I moderni didatti come Delalande, De Gainza, o Schafer insistono molto perché l’improvvisazione sia una ricerca sonora scollegata da ogni linguaggio precostituito, in modo che il musicista che improvvisa trovi in questa esperienza un veicolo di introspezione e contemporaneamente di espressione, un’esperienza di creazione pura e non di riciclaggio e mescolanza di idee. A questo proposito promuovono molti giochi (sopratutto per i bambini, che hanno meno dati di repertorio in memoria) di ricerca e produzione del suono, utilizzando un’infinità di oggetti come strumenti musicali. Questo contribuisce a creare una mentalità più aperta e a non dare niente per scontato circa le tessiture e gli stilemi espressivi musicali creando così le permesse per la ricerca musicale delle generazioni future.
É chiaro pure che tutto è relativo e che il più “puro” dei bambini avrà comunque mille occasioni per ascoltare (ed anche praticare) molti generi musicali precostituiti, con linguaggi standard (vedi musica leggera, loop e ritmi prodotti da congegni elettronici – rigorosamente in quattro quarti!); ma l’esperienza improvvisativa, se ben guidata non dovrebbe reprimere nessuna simpatia e tendenza musicale, ma solo aprire la persona all’ascolto di molti eventi sonori che ci circondano ed invitarla a creare, scoprire, esplorare, partecipare, trasformare dei materiali sonori (anche tonalissimi) per adattarli alla propria sensibilità e liberare la propria espressione.
Personalmente dò molta importanza all’improvvisazione, innanzitutto nella mia pratica musicale quotidiana, facendo sempre delle “passeggiate” improvvisative sullo strumento a inizio-seduta di studio, prima di intraprendere lo studio di eventuali brani da preparare per i miei concerti. In questi percorsi cerco di “scaldare” prima di tutto la mia sensibilità, cercando di far venire subito fuori un’atmosfera musicale fin dalle prime note; questo può sembrare ovvio, ma incominciando la seduta di studio con la tecnica “pura” secondo me c’è il rischio di meccanicizzare l’atto del far musica. Contemporaneamente “scaldo” le dita con arpeggi, melodie e combinazioni miste, immaginando e insieme realizzando situazioni musicali. Cerco nuovi accordi, concatenazioni armoniche, scale e varie combinazioni strumentali sempre all’interno dell’ atmosfera in cui mi trovo, producendo così delle improvvisazioni che hanno valenza tecnica, espressiva, creativa e di esercizio armonico. Nelle mie composizioni poi, ho cercato varie volte di evocare l’atmosfera creata da persone che improvvisano, come una sorta di omaggio ai valori di spontaneità e di imprevedibilità propri dell’improvvisazione e difficilmente riproducibili nella musica “progettata”. Ho dato per esempio delle indicazioni costituite da materiali armonico-melodici su cui improvvisare (in “Sera”), ho scritto in modo misurato la parte di uno strumento e contemporaneamente a “fasce sonore” quella dell’altro (“Alba”), oppure ho adoperato la notazione degli standard del jazz dando delle armonie su cui improvvisare, controllando però le posizioni degli accordi e “fissando” una voce intermedia (“Cafè 1930”).
Insomma, cerco di coniugare composizione e improvvisazione. Per dirne un’altra, da un pò di tempo apro i miei concerti con “Maña de carnaval” di Luis Bonfa, improvvisando del tutto liberamente sulle prime idee che mi vengono al momento, ed avvicinandomi gradualmente ai materiali tematici del pezzo. Questo mette in moto la mia fantasia e il mio contatto strumentale, lasciando che la musica provenga dalla mia immaginazione anziché essere dettata da uno spartito. Niente di meglio quindi per stare nel momento presente, conquistando maggiormente la partecipazione del pubblico.



.. continua domani ...

venerdì 17 luglio 2009

Speciale Nuccio D'Angelo: mp3 composti dal Maestro Alvaro Company ed eseguiti da Nuccio D'Angelo parte seconda

Registrazioni fatte in occasione di un concerto del 2002 in suo onore del Maestro Alvaro Company da parte del Maestro Nuccio D'Angelo


Piccolo Jazz
Piccolo Jazz
Preludio
Preludio

Ninna Nanna

Ninna_nanna
Un' Immagine ..


Un'Immagine_Schubert 1982

Copyright by BERBEN s.r.l. edizioni musicali

Die Welt von gestern (inedito)
Die_Welt_von_gestern
Metamorfosi (inedito)
Metamorfosi

Si ringrazia il Maestro Alvaro Company e BERBEN s.r.l. edizioni musicali per la gentile concessione.

Intervista a Nuccio D'Angelo di Empedocle70 parte seconda


Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Lei come compositore e chitarrista quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?



In effetti abbiamo assistito nel XX secolo ad una incredibile fioritura della letteratura chitarristica. Questo è avvenuto non solo per l’interesse che personalità artistiche eccezionali come Segovia e Bream hanno catalizzato su questo strumento, ma anche per un’esigenza di sonorità nuove e per una crescente curiosità-esplorazione timbrica che ha coinvolto moltissimi compositori. E va considerato anche che la chitarra, in quanto strumento relativamente nuovo, era ancora in gran parte da scoprire. Sono quindi d’accordo nel dire che l’affermazione di Berlioz è stata smentita dalla storia. Nel ‘900 praticamente tutte le grandi firme della composizione hanno dedicato almeno qualche pagina alla chitarra, producendo non pochi capolavori. Basti pensare a “Nocturnal” di Britten o “Quatre pieces breves” di Martin o, in Italia, alle musiche per chitarra (solistiche e da camera) composte da Petrassi. E si potrebbero citare Villa-Lobos, Ginastera e Chavez in Sud-America, o Henze, De Falla, Walton in Europa; e ancora in Italia Berio, Bussotti, Donatoni e così via... Il fatto di non conoscere lo strumento “da chitarrista” secondo me può generare soluzioni e ricerche particolarmente originali, può aprire orizzonti nuovi. Diciamo che, teoricamente (e molto schematicamente), un compositore “troppo-chitarrista” rischia di essere condizionato da combinazioni manuali agevoli e idiomatiche frequentate nei brani di repertorio, e di fermarsi a soluzioni comode ma anche non troppo originali. Un compositore non-chitarrista invece può avere delle esigenze musicali che richiedono trovate strumentali più nuove e coraggiose, e può sviluppare con più oggettività le sue idee musicali senza vincoli dati dalla visione strumentale. D’altra parte si può anche verificare che un compositore non conosca abbastanza lo strumento, e anziché osare percorrere nuovi territori scriva delle cose troppo semplici, di sicura fattibilità, quasi “per non sbilanciarsi”... rischiando così di sfruttare poco alcune ricchezze della chitarra come le sue possibilità polifoniche o il gioco delle risonanze. Dico questo perché a volte mi imbatto in brani in cui la chitarra è trattata in forma quasi monodica! È chiaro che l’ideale sarebbe che il compositore fosse allo stesso tempo dotato di ispirazione, di tecnica compositiva e di una tale conoscenza dello strumento per cui sta scrivendo, da sviluppare bene il materiale scelto e contemporaneamente sfruttare al meglio la sua collocazione strumentale. Ideale realizzato magnificamente da Alvaro Company, esponente di spicco di un importante periodo di fioritura musicale nel dopoguerra, impegnato in ricerche compositive di prim’ordine nell’ambiente fiorentino che faceva capo a Dallapiccola, insieme a compositori del calibro di Bussotti, Prosperi e Smith-Brindle, ma anche eccellente chitarrista, che produsse nel 1960 “Las Seis Querdas”, brano che testimonia una ricerca talmente coraggiosa che Petrassi diceva “impossibile scrivere oggi per chitarra senza avere sul leggio “Las Seis Quaerdas”. Comunque ci sono troppe variabili e combinazioni tra ispirazione e intelligenza compositiva, tra conoscenza della composizione e dello strumento per cui si sta scrivendo, e del resto il modo di sviluppare l’una o l’altra idea musicale cambia di caso in caso e di persona in persona... Insomma, si può parlare solo per grandi linee...

Come affronta da compositore il difficile compito di scrivere per strumenti che non suona o ensemble che non conosce a fondo?

Cerco sempre di dare la precedenza all’idea musicale e al suo sviluppo. Penso che un brano scritto bene dovrebbe suonare bene anche con differenti strumenti (in questo J. S. Bach ha insegnato molto). Insomma, credo in una sorta di oggettività musicale.
Nei brani per chitarra verifico spesso personalmente che ciò che sto componendo sia suonabile e dia un buon risultato sonoro. Per quanto riguarda le musiche che scrivo per altri strumenti, innanzitutto se non li conosco bene mi documento, ma a volte mi servo anche della collaborazione di amici e colleghi maestri dello strumento per cui sto scrivendo, sentendo l’effetto sonoro, chiedendo loro se c’è qualcosa di scomodo o antistrumentale, pronto a correggere e cambiare qualcosa, cercando però di non tradire l’idea fondamentale del brano. Per esempio nel caso di “Quattro Travestimenti” (per flauto dolce e chitarra) ho lavorato fianco a fianco per diversi mesi con David Bellugi (dedicatario del lavoro), ed altrettanto ho fatto per “Spazio” (per fagotto e pianoforte) in cui le parti venivano verificate spesso con gli interpreti (il duo Franco Perfetti - Maria Grazia Dalpasso), e questo è successo anche nella stesura di “Introduzione e Aria” in cui fu il violinista Pietro Horvat a darmi dei consigli.

Ascoltando la sua musica mi sono fatto l’idea che lei venga da una grande molteplicità di ascolti e di influenze, come gestisce questi frammenti di memoria musicale nelle sue composizioni? Li utilizza consciamente o …. li lascia liberamente fluire?

Do molta importanza all’intuizione, al mettermi “in ascolto” mentre compongo. E in questa fase vengono a galla memorie ed esperienze musicali che il tempo ha metabolizzato, trasformato e rigenerato... Così, per esempio, negli anni novanta in diverse occasioni sono venute a galla memorie di esperienze musicali dei miei trascorsi “elettrici”. Naturalmente col tempo riesco sempre meglio a valutare queste influenze, a prenderne coscienza, a dosarle ed utilizzarle con coerenza.

Come è nata la sua amicizia con Leo Brouwer? Ho notato che avete “incrociato” le vostre strade diverse volte .. lei gli ha anche regalato una sua composizione e ha più volte suonato le sue musiche …

Con Leo ci siamo conosciuti - come dicevo - per telefono, quando lui si complimentò per “Due Canzoni Lidie ” e mi promise di aiutarmi per la pubblicazione. Successivamente ci incontrammo saltuariamente a Firenze nel periodo che va all’incirca dal 1987 al 1993, quando collaborammo in un progetto ideato da Paolo Paolini: la “Guitar Symphonietta”, orchestra di chitarre in cui Brouwer era ospite in qualità di compositore e direttore. Lui veniva una o due volte l’anno per dirigere i nostri concerti, tenendo anche qualche seminario a Firenze. Si lavorava insieme per provare, scegliere i pezzi del repertorio, mentre si facevano grandi cene con grandi risate... Fu un periodo molto stimolante, che fu documentato dal cd “Leo Brouwer conducts Guitar Symphonietta”. In questa occasione incidemmo i suoi brani originali “Acerca del cielo, el ayre y la sonrisa” e “Paisaje Cubano con rumba” e suonammo in tutti i nostri concerti le sue elaborazioni di canzoni dei Beatles “From Yesterday to Penny Lane”, e il suo “Paesaggio Cubano con pioggia”. Fu infatti in quel periodo (1989) che gli dedicai “Corale” (per chitarra, vibrafono e clavicembalo elettronico) come regalo di compleanno. Successivamente mi chiese di scrivere un pezzo per archi, che avrebbe proposto ad alcune orchestre che dirigeva in quegli anni. Nacque così “Due Liriche per archi”, che dimostrò di apprezzare molto. Poi, finita la sua esperienza con l’orchestra di Cordoba e la nostra con la “Guitar Symphonietta” è diventato sempre più difficile incontrarci e adesso ci siamo quasi persi di vista, e mi dispiace.

Ho notato che lei ama Piazzolla. Come si trova a suonare il suo repertorio? Qual è la sua visione del Tango?
Il mio rapporto da interprete con le musiche di Piazzolla nasce nel periodo in cui con la “Guitar Symphonietta” suonammo e incidemmo “Fuga y Misterio” in una intelligente trascrizione di Paolini. Del resto come si può non conoscere quest’autore? Negli ultimi decenni, e in special modo dopo la sua morte, i suoi lavori sono stati oggetto di interpretazioni ed elaborazioni da parte di musicisti di area classica, pop, jazz, per non parlare di miriadi di gruppi che sono nati per eseguire esclusivamente le sue musiche. Se vediamo il ‘900 come un secolo dove le mescolanze e le contaminazioni stilistiche hanno avuto un posto di rilievo (basti pensare alle “scuole nazionali” spagnole, russe, sud-americane fiorite sopratutto nella prima metà del secolo), Piazzolla si pone secondo me come uno tra i musicisti più emblematici di questa tendenza, in quanto ha contribuito come pochi ad abbattere alcune barriere stilistiche, mostrando una rara abilità di comunicare a un pubblico fortemente eterogeneo. In effetti, se osserviamo bene, nella sua musica c’è tutta la passione melodica del romanticismo, ma contemporaneamente col suo bandoneon si esprime con ornamentazioni di tipo barocco, e poi c’è tutta la storia e la sensualità del tango, quindi quell’impronta popolare che ha fatto arrivare i suoi lavori anche nei circuiti della musica leggera. Quindi non posso che apprezzare le sue opere e l’impronta personalissima che ha lasciato.
I miei due omaggi fatti a questo compositore, insieme all’elaborazione di “Cafè 1930” nacquero da situazioni occasionali. In effetti non avevo progettato di dedicarmi ai suoi lavori, ma successe che in un concerto dedicato quasi esclusivamente alle mie musiche si richiedeva un brano di altro autore, che fosse “di confine” e così, dopo aver analizzato alcuni brani di Piazzolla, decisi di optare per una composizione originale, che però contenesse un pò della sua “anima”. Chiamai il brano “Astor, vecchio Astor!” (1994). Un anno dopo il quintetto “Atmos” mi chiese di inserirlo in un concerto insieme a musiche di Piazzolla e Bolling, ma non avevano alcuni degli strumenti richiesti dalla partitura. Così, dopo avere scartato la possibilità di trascriverlo, decisi di comporne uno ex novo che chiamai “La leggenda di Astor”. Per quanto riguarda “Cafè 1930”, stavamo lavorando con Peppe Porcelli al progetto per un cd con composizioni mie e sue, così pensai di scrivere qualcosa che ci desse l’occasione di improvvisare e tirare fuori un pò del nostro feeling dei tempi in cui, negli anni 70, avevamo suonato insieme in vari gruppi pop. “Cafè 1930”, appunto, era perfetto per questo intento, con il suo chorus ottimo per improvvisare. In questa elaborazione utilizzai solo il tema principale (16 battute) muovendomi poi come avrei fatto con una mia idea, cioè lasciando che gli elementi si espandessero e generassero altri materiali, ma sempre legati alla stessa matrice di origine.


.. continua domani ..

giovedì 16 luglio 2009

Speciale Nuccio D'Angelo: mp3 composti dal Maestro Alvaro Company ed eseguiti da Nuccio D'Angelo prima parte

Brano composto dal Maestro Alvaro Company e suonato dal Maestro Nuccio D'Angelo

Oneiron

Copyright by Sugarmusic S.p.A. – Edizioni Suvini Zerboni, Milano

Si ringrazia il Maestro Alvaro Company e le Edizioni Suvini Zerboni per la gentile concessione.

Intervista a Nuccio D'Angelo di Empedocle70 parte prima


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suona o ha suonato?

Ho incominciato a studiare musica in famiglia, sotto la guida di mio zio Francesco Bologna, ottimo clarinettista, che suonava anche la chitarra sopratutto come supporto alla sua attività di compositore e orchestratore, cioè per verificare le armonie che scriveva. A quei tempi si studiava innanzitutto teoria e solfeggio, così io intrapresi gli studi senza ancora sapere che strumento avrei suonato. Dopo alcuni anni, quando il mio maestro considerò ultimati gli studi teorici si cominciò a parlare in famiglia dello strumento che avrei potuto suonare e proprio in quei giorni, in barba a tutte le problematiche che i miei si ponevano circa la decisione da prendere, io presi dei pezzi di legno e mi costruìi una rudimentalissima chitarra. Me la ricordo ancora: aveva per corde i lacci con cui si legavano le confezioni delle “pastarelle”, fissati con dei chiodi. Mi misi a suonare subito... (ricordo che i primi intervalli che estrassi dal curioso arnese erano delle quarte). Questo bastò ai miei per capire che avevo già scelto, così dopo qualche settimana una sera vidi arrivare mio zio con un grosso pacco legato alla sua moto. Mi aveva comprato una “Estudiantina”. Cominciai quella sera stessa ad armeggiare prendendo ad orecchio delle melodie e dopo poco tempo mio padre mi comprò il metodo “Anzaghi” su cui studiai per i primi anni sempre sotto la guida di mio zio.
Da allora sono passati più di quarant’anni e ho avuto varie altre chitarre. Ho un bel ricordo della Gibson GS Custom che ho suonato dai sedici ai vent’anni quando, oltre a studiare il repertorio classico. facevo esperienze di “rock progressivo”. La vendetti nel 1978 (e me ne pento ancora) perché non prevedevo più di utilizzarla e per potermi comprare una chitarra da concerto di Alan Wilcox. Da allora ho sempre usato le Wilcox. La prima ce l’ho ancora ed è in cedro, con diapason 66,6, ma dal 1995 preferisco usare un suo modello in abete con diapason 65. Quando mi si presenta l’occasione provo (e spesso apprezzo) chitarre di altri liutai, ma non riesco a sentirmi a mio agio altro che con le chitarre di Alan, sopratutto per quanto riguarda le qualità timbriche e di tenuta del suono
.

Come è nato il suo interesse verso il repertorio contemporaneo e quali sono le correnti stilistiche nella quale lei si riconosce maggiormente?

Sono sempre stato curioso rispetto a qualsiasi genere e sperimentazione musicale.
Al mio primo maestro sono grato per avermi lasciato molta libertà, e per non avermi imposto restrizioni stilistiche. Così mi incominciai ad interessarmi alla musica contemporanea quando avevo all’incirca 18 anni, in maniera molto naturale direi. Del resto avevo suonato diverse cose del repertorio classico, e avevo voglia di nuove atmosfere. Avevo seguìto un pò l’evoluzione del jazz ed erano gli anni in cui il free (che si serviva di materiale fondamentalmente atonale) era considerato ormai un fatto storicamente compiuto.
Anche nel pop si ascoltavano sperimentazioni che esulavano vistosamente dal campo tonale (basti pensare “Ummagumma” o alcuni episodi di “Atom heart mother” dei Pink Floyd). Perfino le colonne sonore ci avevano abituato alla continua convivenza tra materiali di tipo classico-romantico misto a musica atonale, dove la “rumoristica” veniva continuamente mixata con le sonorità più ortodosse. Aggiungerei che tutte le forme artistiche del ‘900 negli anni ’70 avevano ormai percorso un lungo processo evolutivo, e i dibattiti sull’arte contemporanea, sia con ammirazione che con toni da scomunica erano costantemente presenti nella società. Insomma, per una serie di motivi, i tempi erano più che maturi perché chi si occupava di musica, sopratutto se giovane, rivolgesse l’attenzione verso la nuova musica. Nei pezzi che scrivevo dai quindici ai vent’anni, mi ricordo bene che alternavo armonie tonali (ma senza rispettare le loro tradizionali funzioni armoniche) ad accordi più moderni, di cui sperimentando il fascino dalle loro dissonanze e delle “tensioni armoniche” non risolte. Non a caso, nel periodo in cui cercavo un maestro di chitarra per fare un salto di qualità, mi imbattei nel brano “Las seis cuerdas” di Alvaro Company e pensai: “Se in Italia c’è uno che suona e compone così devo andare a conoscerlo subito”. E così feci, dando così iniziò alla mia “avventura” fiorentina che dura ancora.

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda a proposito di influenze o correnti stilistiche... non so... La mia curiosità mi ha spinto ad interessarmi delle opere di molti autori. Mi ricordo la sorpresa e l’incanto nell’ascoltare le musiche di Edgar Varese (ricordo ancora bene l’esperienza del primo ascolto di “Deserts”) o dei “Gurrelieder” di Arnold Schönberg (e in generale l’interesse con cui leggevo i suoi scritti teorici). Mi intrigavano molto le composizioni-improvvisazioni di Sylvano Bussotti, e sopratutto il libro “Silenzio” di John Cage, che portai sempre con me per un periodo come fosse una Bibbia. E poi apprezzavo la polivalenza stilistica di Britten e di Dallapiccola, autori che dimostravano di conoscere tutta la storia della musica e di servirsene per creare qualcosa di nuovo, ma... nel loro linguaggio, operando una loro sintesi. E nello stesso tempo mi stupivo per le opere di Ravel che sentivo modernissimo nella sua concezione musicale (checché se ne dicesse negli anni post-Darmstadt...). Ecco, io ho ammirato le musiche di molti autori del ‘900 apprezzandone l’originalità e la sapienza, ma non mi sono mai sentito fan di qualcuno di loro, né tantomeno parte di una corrente. Ho sempre avuto il piacere di cercare un mio stile, operare una mia sintesi, ascoltare qualcosa che venisse dal mio interno... In effetti questi compositori citati, insieme a tanti altri, sono stati catalogati in gruppi e correnti stilistiche dagli storici spesso a-posteriori, ma credo che in molti casi anch’essi si sentissero autonomi, “cani sciolti”... un pò come me.

Io mi sono avvicinato alla sua musica ascoltando la prima volta Due Canzoni Lidie qual è il suo rapporto con questo brano? Glielo chiedo perché credo siano le sue musiche più interpretate…

“Due Canzoni Lidie ” è senzaltro il mio pezzo più fortunato, e lo fu fin dalle prime bozze. L’idea di uno “Studio in sette” (così avevo chiamato la prima stesura) era vincente fin dal progetto, grazie ad alcune caratteristiche che lo identificano, come l’ uso di molti suoni armonici e di alcuni campi armonici in sequenza con forte presenza del colore lidio. E poi c’era un “taglio” chitarristico particolarmente indovinato: una formula ritmica a corde a vuoto che dava modo alla sinistra di produrre diversi elementi melodici, ornamentali, contrappuntistici, spaziando in molte posizioni. Queste furono le principali caratteristiche di base in cui credetti subito e su cui improvvisai a lungo per il primo periodo, in cerca di idee tematiche e sviluppi. Esplorando, vagando, giocando con questi materiali ancora in embrione, nel giro di qualche mese incominciai a concretizzare delle bozze scritte. Mi ricordo che in quel periodo andai a Genova per sentire un concerto di Julian Bream (eravamo attorno al 1981) e lasciai in macchina la teca con tutti gli appunti; il brano era già a un discreto punto. Ebbene me lo rubarono! Per fortuna mi ricordavo bene il senso del pezzo ed alcune parti, così ricominciai a scriverlo da capo. Tutto il processo compositivo, dalle prime idee all’ultima stesura, fu abbastanza lungo (attorno a tre anni), sia perché interruppi varie volte, sia perché in quegli anni non avevo molta velocità di scrittura. Ricordo ancora con piacere i complimenti che Alvaro Company e il mio maestro di composizione Gaetano Giani-Luporini, mi fecero nell’ ascoltare le varie stesure del lavoro. Poi il liutaio Andrea Tacchi mi chiese una registrazione da portare con sé in un festival di chitarra in Francia per fare conoscere il brano ai partecipanti. Dopo pochi giorni mi telefonò dicendomi che Leo Brouwer aveva sentito la composizione e gli era piaciuta molto, quindi avrei fatto bene a contattarlo. Così lo chiamai immediatamente e lui mi offrì una lettera di presentazione per una casa editrice di mia scelta. Io quasi non ci credevo... e scelsi la Max Eschig.
Adesso sono passati circa 25 anni dalla stesura definitiva di “Due Canzoni Lidie ”. L’ho suonato un ‘infinità di volte. All’inizio lo studiavo poco, come se la forza d’inerzia che lo aveva generato me l’avesse “installato” nella memoria profonda. Dopo un pò di anni ho incominciato a studiarlo quasi come se fosse un pezzo non mio. Adesso curo molti particolari riguardanti le atmosfere e la tecnica strumentale per separare bene le voci, e sento continuamente che posso migliorarne l’esecuzione, rendendolo sempre più intenso, e sempre con più consapevolezza. In tutti questi anni ho cambiato pochissimi aspetti dell’interpretazione e niente delle note; ho solo corretto alcuni errori di stampa. Insomma lo vedo ormai un pò come fosse il pezzo di un altro, ma con una familiarità diversa ovviamente, perché l’ho “visto” nascere. Lo so che sarebbe più appropriato dire che l’ho “fatto” nascere, ma questo è un mio vecchio modo di sentire l’atto del comporre: come se ascoltassi quello che il pezzo vuole dire, o dove vuole andare, quindi come se lo aiutassi a manifestarsi... Anche se sono daccordo con Berlioz nel dire che nella composizione c’è “più traspirazione che ispirazione”, credo che in quel periodo di lavoro in cui il brano viene concepito ci sintonizziamo con una parte di noi così intuitiva, profonda, misteriosa, da sembrare davvero di avere un collegamento con un’altra realtà o entità.

.. continua domani ...

mercoledì 15 luglio 2009

Recensione di LEO BROUWER conducts GUITAR SYMPHONIETTA, Giulia 1991

Nuccio D'Angelo Guitar Symphonietta

Incisione storica e orgoglio di collezionista questo disco uscito nel 1991 che vede il grande Leo Brouwer dirigere la Guitar Symphonietta con i solisti Flavio Cucchi, Nuccio D’Angelo e Paolo Paolini. Motivo di soddisfazione vista anche la varietà e la trasversalità delle musiche eseguite, si va infatti dal Concerto n 8 da “L’estro Armonico” op 3 di Vivaldi, a ben due opere (“Paisaje cubano con rumba” e “Acerca del cileo, el ayre y la sonrisa”) di Brouwer, alla Fuga y misterio di Piazzolla, al Fandango arrangiato per chitarre di Cristobal Halffter, alla Suite Barocca di Nuccio D’Angelo.
Indipendentemente dal brano non si registrano cadute di tono o picchi di eccellenza, la qualità musicale è uniformemente elevata a dimostrazione sia della concentrazione e bravura dei musicisti impegnati che del direttore che li dirige. Per chi ascolta è emozionante sapere e immaginare Leo Brouwer alla guida di un ensemble composto unicamente di chitarre, le musiche sono bellissime e poi … cosa può desiderare di più un appassionato che sentire il compositore cubano dirigere l’esecuzione dei suoi stessi brani?
Un peccato che un disco del genere sia difficilmente reperibile, non sarebbe possibile trovare una casa discografica interessata a una provvidenziale ristampa? Le musiche e i musicisti non meritano l’oblio legato solo alla scarsa conoscenza e diffusione di questa incisione.



Empedocle70

Maurizio Pisati ALP 16,17, 18 luglio Cile


Recensione di Magie Works with guitar di Nuccio D’Angelo, Giulia 1992

Nuccio D'Angelo Magie

Riflessioni. Sensazioni. Versatilità. Tre parole per definire in maniera rapida e estremamente sintetica questo disco di composizioni ideate e suonate da Nuccio D’Angelo, composizioni realizzate tutte nella seconda meta degli anni ’80. Riflessioni perchè questo sembra uno dei temi portanti del disco, l’uso del pensiero interiore come indagine, come analisi, come ricerca introspettiva all’interno di noi stessi. Come l’immaginario visitatore di un immaginario giardino che nelle “Due Canzoni Lidie” inizia a visitarlo e il cui stupore di fronte alla sua bellezza cambia, muta, cresce mano a mano che vi si inoltra e scopre ogni volta cose nuove. Versatilità, a dimostrazione delle capacità compositive del Maestro D’Angelo che permettono di superare le diversità e le limitazioni sia del repertorio barocco che di quello contemporaneo, sia della chitarra barocca che della classica creando un brano come “Ad Hoc” dove entrambe dialogano felicemente o di “Corale”, dedicato a Leo Brouwer, per chitarra, vibrafono e clavicembalo elettronico dove il contrappunto è basato su sei accordi che ripetono tra loro.
Versatilità. Nel modo in cui vengono sviluppati i temi soprattutto in brani come “Magie” e “Quattro Travestimenti” dove i temi si rincorrono, quasi in modo modale, lasciando il segno del fluire del tempo e dello scorrere delle emozioni.
Tre qualità per un gran bel disco.

Empedocle70

martedì 14 luglio 2009

Recensione di Forbidden, IBLA Grand Prize, ATHENA Records, 2000

AAVV Forbidden

IBLA GRAND PRIZE è un prestigioso concorso internazionale, in Italia la sede che accoglie ogni anno centinaia di musicisti e compositori di tutto il mondo è a Ragusa e prende il nome dalla Ibla, la parte barocca della città, un vero gioiello architettonico.
Questo cd illustra le musiche dei Vincitori del concorso svoltosi nel 1996 a New York ed è quindi una rara occasione di poter ascoltare, spesso in anteprima, nuove composizioni di musica contemporanea. Particolare soddisfazione dato la presenza di quattro brani su nove scritti da tre autori italiani : Heinrich Untenrhofer, Luca Vanneschi e Nuccio D’Angelo ("Special Prize" a "Corale" "Quattro Travestimenti" e "Spazio" ), presente con due brani, le sue Due Canzoni Lidie.
Il cd rappresenta un valido campionario di quello che avviene nel bosco della musica contemporanea, oltre all’Italia sono presenti autori russi, Tso Chenguan con ben 3 brani, e Alexander Neduev, e il greco Spiros Mouchagier.
La chitarra classica con Nuccio D’Angelo conferma la sua rinascita fra gli strumenti cui i compositori contemporanei ricorrono volentieri, un nuovo rinascimento artistico che ancora non ha esaurito la sua spinta e che continua e continuerà a darci soddisfazioni. Un gran bel concorso quello di Ibla, da tener d’occhio.

Empedocle70

Recensione di Homages di Nuccio D’Angelo, Magie Records 2006

Nuccio D'Angelo Homages

Copertina rossa con immagine in dissolvenza di un ispirato Nuccio D’Angelo per questa sua ultima fatica discografica datata 2006, e se a ogni colore corrisponde uno stato d’animo la cover fa presagire un ascolto intenso e animato da una sottile tensione.
Un bel disco! Con una registrazione nitida e pulita e un sottile riverbero che ricorda i primi dischi degli Oregon registrati per la ECM ancora negli anni ’70 e ’80. In realtà questo disco potrebbe essere letto come una mappa di possibili collegamenti musicali e culturali: l’oboe che indaga e si aggira sornione in “Reflection on Amber” richiama Paul McEndless, lo stesso brano assieme a “Reflection of the Sea” evoca citazioni di rock psichedelico cantemburyiano dei grandi e sempre attuali Soft Machine (massimo rispetto per Robert Wyatt e Hugh Hopper), la tensione del Tango di PIazzolla che riverbera nella personale rielaborazione quasi jazzistica di “Cafè 1930” mentre la sua figura aleggia in “La leggenda di Astor” , le tre parti della “Electric Suite” dove ogni tanto vedo spuntare le tre chitarre di Friday Night in San Francisco e il tappin’ di Spanish Fly di Van Hallen, echi dei balcani in “Introduzione e Aria”, la rivisitazione di Gaspar Sanz in “Canarios”, i temi del sogno, le assenze e il vento ispirate dalle poesie di Giorgio Caproni nelle “Tre Invenzioni Liriche”. Tanta carne e ingredienti sul fuoco per uno stuzzicante e corroborante piatto misto che lo chef Nuccio D’Angelo e suoi collaboratori, tutti bravissimi musicisti, ci servono in modo impeccabile e gradevole .
Disco per chi ama il collegamenti, disco per chi ama uno sguardo obliquo sulle cose, disco per chi ama uscire dai soliti percorsi e ascoltare altri paesaggi.

“I Templari c'entrano sempre.” Umberto Eco, Il Pendolo di Focault

Empedocle70

lunedì 13 luglio 2009

Speciale Nuccio D'Angelo: Video

DUE CANZONI LIDIE
http://www.youtube.com/watch?v=oDSS8J7j9Lk

Leo Brouwer: "Cuban Landscape with Rain"
http://www.youtube.com/watch?v=36D474k7qts

"SYDNEY" (for guitar duo and guitar ensemble)
http://www.youtube.com/watch?v=CN5-wrc8y7s

MAGIE
http://www.youtube.com/watch?v=zPKBnAsW-bk

Speciale Nuccio D'Angelo: alcune recensioni

The music is inspirational, reflective, violent, fragmentary, sustained, always interesting - this is good modern music, with a voice and sense of purpose. ( C. Kilvington - "Classical Guitar" - 1993)

..Nuccio D'Angelo, que tambièn è compositor, e provou dominar perfeitamente a arte do seu instrumento. ( S. Paes - "Publico" - 1993)


C'è molto ingegno nel modo di scrivere per gli strumenti, per creare un'atmosfera di insolita delicatezza. ( R. Smith-Brindle - 1990)


Nuccio D'Angelo vanta mani "felici" tecnicamente, un'intensa lettura e un eclettismo interpretativo, aperto a pronunciate tensioni ritmiche come a rarefatte, oniriche, ambientazioni. ( D. Pedretti - "L'Arena" - 1990)


...Nuccio D'Angelo E' uno dei pochi compositori contemporanei per chitarra che ha creato un suo stile ......il suo contributo permette un tangibile rinnovamento del repertorio per chitarra.
(Roberto Aussel – “Tuttochitarra”- Settembre 1994 )

La sorprendente ricchezza dei colori di D'Angelo parte dai suoni più delicati e sognanti fino a raggiungere sonorità potenti ed effetti di tipo percussivo. (G.Schroth –“Allgauer Zeitung” -1995)

Nuccio D'Angelo è chitarrista e compositore virtuoso e versatile, consapevole della capacità della sua musica di travalicare generi e confini.
... freschezza e vivacità di ispirazione rappresentano a nostro parere la componente più personale e preziosa della musica di Nuccio D'Angelo.
( E. Casoli - "Il Fronimo" - 2001)

Chitarrista di estrazione classica e dalla grande musicalità, Nuccio D'Angelo ha saputo inglobare nella sua proposta creativa tutti quegli elementi provenienti da mondi sonori distanti, distinguendosi per la capacità di alternare fasi di prezioso intimismo con affondi grondanti di caparbia intensità.
( G. Selini – “Tutto chitarra” - 1997 )

Nuccio D'Angelo .... , con grande poesia, inventa un dialogo sonoro ricco ed emozionante ( Franco Cavallone - "Seicorde" - Aprile 2001)

Nuccio D'Angelo è uno dei più interessanti compositori-chitarristi dell'odierna scena musicale internazionale. Ogni nuova uscita di quest'autore desta infatti interesse e curiosità. (P. Viti – “Guitart” -2004)

Nuccio D'Angelo è certamente uno dei massimi personaggi giunti sulla scena chitarristica negli ultimi anni….. Le sue composizioni compaiono con giusta parsimonia, ma ognuna di loro brilla come un diamante purissimo….. (F. Biraghi - "Il Fronimo" - 2004)

Speciale Nuccio D'Angelo: Pubblicazioni e Discografia

Pubblicazioni:
"Due Canzoni Lidie" ed. Max Eschig
"Quattro Travestimenti " ed. Max Eschig
"Magie" ed. Ricordi
"Spazio" ed. Max Eschig
"Electric Suite" ed. Ricordi
“Introduzione e Aria” ed. Lemoine


Discografia:
"Magie" ed. Giulia Record
"Oneiron" ed. Suvini-Zerboni
"Ensemble Ricercare, dir. L.Brouwer" ed. Giulia
"R. Luciani Contemporary Classics" ed. Primrose-Music
"Leo Brouwer Presents" ed. Frame
"Isola" ed. Parc Music
"Forbidden" ed. Athena records
"Allucinated memories" ed. Unorthodox recordings
“Homages” ed. Magie Records

Incisioni della sua musica da parte di altri chitarristi:
"Da Milano, Schubert, D'Angelo" (Pablo Marquez) ed. CD LEG
"Winners: Aniello Desiderio" ed. Frame
"Alberto Vingiano" ed.E.G.T.
"Crossing over" (Flavio Cucchi) ed. Arc Music
"Contatos" (Cristina Azuma) ed. GSP
"Recital" (Everton Gloeden) ed. EGTA
“Canzoni” (Franz Halász) ed. BIS
“Fragments” (Marek Wegrzyk) ed.Cascavelle
"Resonance" (Daniel Bolshoy) ed. Boldan music
"Printemps de la Guitare 2002" (Rémi Jousselme) ed. Kiwanis International
"Classicos del Siglo XXI" (Victor Villadangos ) ed. SADAIC
"Ritmata" (Hughes Kolp) ed. GHA
"Minimal Modal Guitar" (Anton Koudriavtsev) ed. Classic 2000
"Duo Cordes et Ames" (Sara Chenal and Oliver Pelmoione) ed. GEC
“Musik für 1 und 2 Gitarren aus Renaissance und Moderne” (P.Grees & M.Kläger) ed. Antes

Speciale Nuccio D'Angelo




Ringrazio sentitamente: il Maestro Nuccio D'Angelo per la cortesia, la gentilezza e la squisita disponibilità, il Maestro Alvaro Company, Fabio Boccosi della BERBEN s.r.l. edizioni musicali e Alessandro Savasta delle Edizioni Suvini Zerboni per aver gentilmente concesso il permesso per l'ascolto dei brani musicali.

Empedocle70

Speciale Nuccio D'Angelo: Biografia


La prima formazione musicale di Nuccio D'Angelo avviene in tenera età, in famiglia, attraverso gli insegnamenti di uno zio musicista, che lo inizierà a un rapporto con la musica e con la chitarra particolarmente giocoso e aperto a tutte le esperienze. Infatti, dai 14 ai 19 anni, pur praticando gli studi classici si dedica anche ad esperienze di improvvisazione, pop, jazz ecc... La composizione lo coinvolge e lo accompagna fin da ragazzino.
Determinante sarà poi, dal '76 all'83, lo studio al conservatorio di Firenze, città dove risiede tuttora. Qui e delinea sempre più un suo linguaggio compositivo studiando nella classe di G. Giani-Luporini e perfeziona la sua visione strumentale e interpretativa studiando chitarra sotto la guida di A. Company. E' proprio nell'84, alla fine del periodo di studio (si diplomerà in chitarra cum laude) che nasce uno dei suoi brani più fortunati: "Due Canzoni Lidie". Il brano vanta molte incisioni negli ultimi anni, è stato inserito nel programma per i finalisti del concorso "Radio France" dell' 88, e nel programma di diploma alla scuola "Cortot" di Parigi e continua ad essere suoinato in tutto il mondo e presentato a molti concordsi di chitarra.
L'esperienza compositiva e quella interpretativa, nella carriera di Nuccio D' Angelo sono complementari e collegate. Nei suoi concerti alterna sue composizioni e di brani tratti dal repertorio spagnolo e sud-americano. Grazie alla sua esperienza giovanile che lo ha portato ad apprezzare e praticare vari generi musicali, visita ed elabora di tanto in tanto brani a vari generi (popolare, jazz), o scruta tra i modi orientali del far musica. Qualche esempio: la "Suite Barocca" del 1991 (elaborazioni temi di Sanz, Corbetta e De Murcia) per orchestra di chitarre e percussioni incisa nel '91 con la "Guitar Symphonietta" diretta da L. Brouwer; un "Raga" per pianoforte preparato (che imita il suono del sitar); una "Ballad" (jazzistica) per pianoforte (in cui sono previsti percorsi scritti o, a scelta, improvvisazioni su materiali dati); due quintetti (1993 e '94) dedicati e ispirati allo stile di Astor Piazzolla ed una elaborazione di “Cafè 1930”, sempre di Piazzolla.
Sempre su questa linea di esplorazione verso mescolanze stilistiche, ha invitato nel suo CD “Homages” alcuni jazzisti come i contrabbassisti Lello Pareti e Pippo Pedol, il percussionista Alessio Riccio e il pianista Peppe Porcelli, che a sua volta ha richiesto la sua collaborazione nei suoi CD “Isola” e “Rilevamenti da un sestante”.
Frutto di queste esperienze e di questa visione delle musica è anche "Electric Suite" (per chitarra dedicata all'arte della chitarra elettrica. Nel brano vengono esplorati e citati diversi effetti ed armonie ispirati alla strumentalità della chitarra elettrica e trasversali a vari generi in cui essa viene utilizzata.
Nuccio D'Angelo caratterizza spesso i suoi brani con cellule melodiche e particolari colori armonici. Tali caratteristiche si possono intendere come elementi strutturali non rigorosi, non limitanti rispetto alla libera invenzione, e danno riconoscibilità ai brani stessi. Nelle sue composizioni convivono e interagiscono elementi formali moderni e parametri "tradizionali" come quelli ritmici, armonici e melodici.
All' interno dei suoi brani si avvicendano così, diversi "ingredienti" stilistici e strumentali, utilizzati a seconda delle situazioni emotive da trasmettere, dove l'ispirazione, il gusto e l'atmosfera hanno sostanzialmente il ruolo principale e non vengono “controllati” dale strutture scelte.
Nella sua attività concertistica è stato ospite nei festivals di numerose associazioni concertistiche italiane e si è esibito come solista e in formazioni cameristiche in Francia, Grecia, Svizzera, Portogallo, Germania, U.S.A. e Canada.
Le sue musiche, apprezzatissime da molti grandi musicisti come L. Brouwer, R. Smith-Brindle e T. Riley, pubblicate da Max Eschig, Ricordi e Lemoine vengono inserite frequentemente nei recitals di famosi chitarristi.
Ha ottenuto vari premi di composizione:
"Onyukai Association" (Tokio - 1984): Primo premio a "Due Canzoni Lidie";
"A.Segovia" (Granada -1991): Primo premio a "Magie";
"Ibla Foundation" (New York - 1996): "Special Prize" a "Corale" "Quattro Travestimenti" e "Spazio"
"La chitarra d'oro per la composizione" (Alessandria - 1997)
E' docente di chitarra presso l'istituto musicale "Mascagni" di Livorno e ha tenuto seminari di chitarra e composizione in Germania, U.S.A., Canada, Spagna e in molte città italiane.
Ha tenuto nel 2005 la cattedra di chitarra e nel 2006 un corso di composizione alla “Indiana University” di Bloomington (U.S.A.). A luglio del 2007 è stato invitato in Australia a tenere un concerto di proprie composizioni al “Darwin International Guitar Festival”. A gennaio del 2009 è stato insegnante ospite nel “Sydney Summer School” di Sydney (AU) dove ha diretto una sua composizione commissionata dalla “Sydney Guitar Association”, tenuto un concerto e una master class.

venerdì 10 luglio 2009

Concerto del Duo di chitarre Flavio Cucchi - Nuccio D’Angelo



Concerto del Duo di chitarre
Flavio Cucchi - Nuccio D’Angelo

Domenica 12/07/2009 ore 21.15
Pieve di S. Michele Arcangelo, Corsanico, Massarosa (Lu)

Musiche di Sor, Soler, Castelnuovo-Tedesco, D’Angelo, Gnattali, Petit

Toru Takemitsu Requiem for String

giovedì 9 luglio 2009

Elena Càsoli plays 4 Scarlatti's Sonatas


Quattro serate di film musicali nel giardino del Museo Zauli


Faenza Centro Vivo ha organizzato per il mese di luglio "Movie in Centro", quattro serate di film musicali nel giardino del Museo Zauli.


Il programma:


mercoledì 8 luglio, ore 21.30
CONTROL di Anton Corbijn
Con: Sam Riley, Samantha Morton, Alexandra Maria Lara
Fact: 122' - USA 2007 - Metacinema
mercoledì 15 luglio, ore 21.30
ACROSS THE UNIVERSE di Julie Taymor
Con: Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson
Fact: 131' - USA 2007 - Sony Pictures - Musical
martedì 21 luglio, ore 21.30
STOP MAKING SENSE di Jonathan Demme
Con: David Byrne, Tina Weimouth, Jerry Harrison, Chris Frantz
Fact: 88' - USA 1984 - Documentario musicale
sabato 25 luglio - ore 21.30
TOMMY di Ken Russell
Con: Ann Margret, Oliver Reed, Eric Clapton, Roger Daltrey
Fact: 111' - Gran Bretagna 1975 - Musical


ingresso € 5 - gratuito per chi esibisce la cartolina centro vivo del mese di luglio timbrata
le proiezioni avverranno anche in caso di maltempo

http://museocarlozauli.blogspot.com/2009/06/cinema-al-museo.html

BBC World Visionaries Toru Takemitsu

sabato 4 luglio 2009

Adriano Galante in concerto Sabato 4 luglio 2009 Ginosa

Adriano Galante in concerto
Sabato 4 luglio 2009

chiesa "Gesù Risorto"
via Matera
Ginosa, Italy

Programma:

John Dowland (1563 – 1626)
Fantasia n°7

J. S. Bach (1685 – 1750)
Prelude pour La Luth par J.S. Bach BWV 998
I. Preludio
II. Fuga
III. Allegro

Leo Brouwer (1936 - )
El Decameron Negro
IV. El Arpa del guerrero
V. La huida de los amantes por el valle de los ecos
VI. Ballada de la doncella enamorada

Alexandre Tansman (1897 – 1986)
Cavatina e Danza Pomposa
I. Preludio
II. Sarabande
III. Scherzino
IV. Barcarole
V. Danza Pomposa

Mauro Giuliani (1781 – 1829)
Rossiniana op. 119

Info:
Telefono: 3476820506
E-mail: adri.galante@hotmail.it

John Williams: Video





venerdì 3 luglio 2009

Concerti del duo di chitarre Eugenio Becherucci - Arturo Tallini


Six Ways - Chitarristica Internazionale 09



presenta

Eugenio Becherucci & Arturo Tallini Duo


Acoustic counterpoint

6 luglio Grugliasco (To), Parco culturale Le Serre, Chalet Allemande

7 luglio Torino, Basilica di Superga

9 luglio, Bra (Cn), Palazzo Mathis


Questo duo di chitarre, nato nel 2000 dal desiderio di giocare con lo strumento, e di esplorare un linguaggio musicale comune a entrambi i musicisti, si è orientato attorno a brani che esplorano modalità esecutive decisamente fuori del comune: i due solisti si cimentano ora come voci recitanti, ora come percussionisti e come cantanti. Il tutto sul filo di una tecnica strumentale assolutamente fuori del comune, frutto di un’instancabile esplorazione delle possibilità della chitarra.


Programma:

Eugenio Becherucci: Canzone Siciliana

Steve Reich: Nagoya guitars - Clapping Music

Mario Castelnuovo Tedesco: Sonatina Canonica

Sylvano Bussotti: Ultima rara (pop song) voce recitante e chitarra

Johann Sebastian Bach: Concerto italiano BWV 971 (trascrizione A.Tallini)

NAVIGLI CLASSICA a Milano dal 4 luglio al 11 settembre 2009


NAVIGLI CLASSICA

a Milano dal 4 luglio al 11 settembre 2009

Progetto ideato ed a cura dell'Associazione Musicale TEMA


sabato 4 luglio, ore 21

VIRTUOSI DELLE CORDE

Chiesa S. Maria delle Grazie al Naviglio (Alzaia Naviglio Grande 34)

Ilya Grubert, violino - Claudio Piastra, chitarra

Musiche di De Falla, Paganini, Rossini, Schubert


sabato 11 luglio, ore 21

LE QUATTRO STAGIONI

Chiesa S. Maria delle Grazie al Naviglio (Alzaia Naviglio Grande 34) I Solisti Lombardi - Luca Torciani, violino solista Musiche di Antonio Vivaldi

domenica 19 luglio, ore 21
PERCORSI IN DUO

Chiesa S. Maria delle Grazie al Naviglio (Alzaia Naviglio Grande 34)
Vanni Montanari, flauti - Donato D'Antonio, chitarra
Musiche di Jacques Ibert, Arcangelo Corelli, Giuseppe Sarti, Bela Bartok, Tohru Aki, Astor Piazzolla

sabato 29 agosto, ore 21
SPOON RIVER

Chiesa San Cristoforo sul Naviglio (Via San Cristoforo 3)
New Music&Drama Ensemble Musica e Poesia sull'Antologia di Spoon River
Musiche di Roberto Andreoni, Luis Bacalov, Silvia Bianchera Bettinelli, Giuseppe Giuliano, Virginia Guastella, Carla Magnan, Riccardo Panfili, Riccardo Piacentini, Carla Rebora, Roberta Silvestrini, Rossella Spinosa, Roberta Vacca


sabato 5 settembre, ore 21
ELEONORA DUSE "LA DIVINA"

Chiesa San Cristoforo sul Naviglio (Via San Cristoforo 3)
New Music&Drama Ensemble Melologo sulla figura di Eleonora Duse Musiche di Guido Boselli e Rossella Spinosa
su testi di Maria Cinzia Bauci

venerdì 11 settembre, ore 21
DEMAIN ENCORE

Chiesa San Cristoforo sul Naviglio (Via San Cristoforo 3)
New Music&Drama Ensemble
Alessandro Calcagnile, direttore
Opera contemporanea dedicata alle vittime di tutte le stragi
Musiche di Giuliano Zosi


INGRESSO LIBERO

Recensione di Echoes of Spain di John Williams, CBS 1981

John Williams Echoes of Spain

Benchmark: parametro oggettivo di riferimento, costituito facendo riferimento ad indicatori finanziari elaborati da soggetti terzi e di comune utilizzo, come possono essere gli indici azionari.
Mi permetto di scomodare il linguaggio finanziario per la recensione di questo disco storico del grande John Williams, disco inciso nel lontano 1981 per la mitica CBS, casa discografica di grande peso e rispetto, famosa per la qualità delle registrazioni e per le belle copertine degli Lp.
Altri tempi, è vero però l’ascolto di questo disco rimane sempre emozionante. John Willimas grande maestro e artista qual’è riesce a regalarci una quarantina di minuti emozionanti dispiegando tutto il suo virtuosismo e la sua bravura e mettendole al servizio delle musiche di Isaac Albeniz.
Nove titoli, Granata, Asturias, Sevilla, Majorca, Cordoba, Torre Bermela, Cadiz, Zambra Granadina e Tango, ci portano in una Spagna dai profumi e dai colori catalani e andalusi dove la chitarra di Williams si muove con gentile sicurezza facendoci gustare tutti i passaggi e i paesaggi sonori. Semplicemente un benchmark, è imitabile? Spero nessuno ci provi, ma comunque resta un valido esempio, una pietra di paragone con cui confrontarsi e a cui aspirare.

Credo sia abbondantemente andato esaurito e non sia più stato ristampato, se non ce l’avete fate qualche paziente ricerca su ebay, ne vale davvero la pena.

Empedocle70

giovedì 2 luglio 2009

Elena Càsoli in concerto Giovedì 9 luglio 2009 BA-RO-MUS Barock Festival


Elena Càsoli in concerto
Giovedì 9 luglio 2009

Crkva Sv. Franje/ Chiesa di S.Francesco/ St.Francis Church

ELENA CASOLI
gitara, chitarra classica, classical guitar
arciliuto, archilute
Strong Strange String

D. Scarlatti/M. Pisati, M. Galilei/A. Clementi, T. Takemitsu

Giulio Tampalini in concerto venerdì 3 luglio


BRESCIA CHITARRA FESTIVAL 2009

Venerdì 3 luglio 2009 ore 21

Auditorium San Barnaba

Brescia, Piazza Benedetti Michelangeli


GIULIO TAMPALINI

Chitarra


PROGRAMMA:


GERARD DROZD

Adagio op.44 Trittico op.102


FRANCO CAVALLONE

Di tante lagrime...(Omaggio a Francisco Tàrrega nel centenario della morte)

dedicato a Giulio Tampalini

Prima esecuzione assoluta


GIORGIO MIRTO

Da “Quattro pezzi per chitarra”n. 3 - n. 4


ERIC PENICAUD

Tsunami(Ivresse des profondeurs, Ostinato)

CANTARE PER RICORDARE, un altro anno insieme di Angela Cingottini


La Piazza del Campo di Siena è uno dei più belli e accoglienti salotti all’aperto della Terra. Da sempre, e in ogni stagione, meta di turisti , di studenti e soprattutto dei senesi stessi : “Ci si vede in Piazza!” perché quella è LA piazza. E siamo sicuri che prima o poi ci si incontra, anche senza un appuntamento preciso.
Ha sempre avuto questa funzione la piazza del Campo : fin dal duecento luogo di incontro e sede di amministrazione e politica cittadina, Campo in cui si svolgevano tornei e predicava San Bernardino, oggi sempre più, anche, location di eventi musicali e teatro ambito di star.
Per chi ci fosse passato la sera del 26 maggio la spettacolo sarebbe stato inusuale: davanti al maestoso Palazzo Pubblico, sotto le luci dei riflettori e gli occhi di un pubblico che gremiva la piazza e si accalcava allo spazio transennato, si erano dati appuntamento ottocento alunni degli Istituti comprensivi “Angiolieri”, “Mattioli” e “Monteriggioni”, che per il secondo anno avevano partecipato a : Cantare per Ricordare, progetto già praticato l’anno scorso su iniziativa di Music Ensemble. Obiettivo, anche quest’anno, ripercorrere la storia del ‘900 per mezzo delle canzoni, al fine di scoprire, con la musica, le radici che collegano i bambini ai genitori, ai nonni , ai bisnonni e a tutto un mondo che, essendo già lontano, ma ancora troppo vicino per far veramente parte della STORIA, rischia di venir superato e mai conosciuto dai ragazzi di oggi. E’ il mondo di Puccini e quello di Mamma mia dammi cento lire, delle 1000 lire al mese, di Volare e del miracolo economico, di Celentano e della contestazione. Ad alternarsi, in questa magica, calda notte in Piazza, piccoli attori che intervistano due anziani ospiti di una casa di riposo -gli attori Enrico Ninci e Roberto Capperucci- che, sulla base di “..il mi’ babbo mi raccontava….” iniziano la carrellata da copione , mentre piccoli emigranti salutano chi rimane promettendo di ritornare e un coro di 450 bambini canta. La storia si snoda e alcuni brani vengono anche suonati da un’orchestra composta da 190 piccoli musicisti e l’entusiasmo è al massimo. Un power point sapientemente preparato da Cecilia Carli proietta immagini autentiche che accompagnano le voci e gli strumenti e così tra teatro, musica, canto e fotografia la notte vola offrendo ore di puro divertimento a spettatori e interpreti.
Lo spettacolo clou in Piazza del Campo è giunto come sintesi di un anno di lavoro che ha visto impegnati allievi, insegnanti, famigliari e lo staff di Music Ensemble, l’associazione culturale presieduta dal Mo. Leonardo Angelini, promotore del programma. L’Associazione, per tutta la durata dell’anno scolastico, ha fornito gratuitamente sia i 190 strumenti –violini, violoncelli, tastiere, sax, trombe, chitarre, flauti traverso e fisarmoniche- sia i 14 insegnanti che, ognuno per un’ora alla settimana, hanno impartito nelle classi lezioni di strumento, teatro e canto. Una prima performance si era avuta a Natale, quando i bambini hanno tenuto un concerto all’interno del modernissimo auditorium messo a disposizione della Banca di Monteriggioni e, in occasione della partita Mens Sana-Pesaro, un intervallo con canti natalizi. L’ultimissima occasione è stata il 2 giugno, ancora in Piazza del Campo, alla presenza del Prefetto , è stato intonato l’Inno Nazionale e l’Inno Europeo e, non meno importante per la compagine senese, la Marcia del Palio del Maestro Formichi.

In un momento in cui i tagli alle attività culturali sono istituzionalmente all’ordine del giorno, ben vengano le iniziative volontarie di privati intelligenti che si rendono conto che il futuro degli uomini di domani è nel mondo dei bambini di oggi.

Angela Cingottini.
9 giugno 2009.

mercoledì 1 luglio 2009

ENSEMBLE Dissonanzen in concerto venerdì 3 luglio 2009


venerdì 3 luglio 2009
Ora: 21.30 - 22.30
Museo di Capodimonte
Via Miano 2 Napoli

info:
Telefono: 0817499111
E-mail: info@dissonanzen.it


F.T. Marinetti “Il manifesto del Futurismo” 1909 Frammento (solo voce)

PIEDIGROTTINA ironico pout pourri di Tommaso Rossi
su testo di Francesco Cangiullo (Piedigrottacangiullo) 1925

F.T. Marinetti “Bombardamento di Adrianopoli” 1912 da Zang Tumb Tumb (solo voce)

SFUTURISMO, sequenza di Francesco D’Errico per tromba, chitarra, flauto, sintetizzatore e nastro.
su frammenti di Farfa e di Marinetti da “Zang Tumb Tumb (1914)

F.T.Marinetti “All’Automobile da corsa”1908 (solo voce)

ILARE ALBA FUTURA interazione musicale alla poetica futurista di Marco Sannini,
su testi di F.T.Marinetti (Sì,Sì,Così, L’Aurora) 1925 e A.Palazzeschi (e lasciatemi divertire) 1910


Aldo Palazzeschi “La fontana malata” 1909 (solo voce)

Francesco Cangiullo: CAPRI frammento da (Piedigrottacangiullo) 1925 (solo voce)

QUASITANGO, scherzo di Marco Cappelli
Su testo di Emilio Buccafusca “Aeropoema sul ginocchio di Maradona” 1985

Concerto presso il Comune di Borgo di Terzo Domenica 5 LUGLIO

Comune di Borgo di Terzo
Domenica 5 LUGLIO alle ore 16,30
presso il chiostro del convento di San Michele a terzo
concerto di
Chiharu Kubo, soprano
Piermarco Viñas Mazzoleni, baritono
Guido Tacchini, flauti
Umberto Mosca, percussioni, chitarra barocca e cornamusa
Luca Oberti, clavicembalo

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Il concerto sarà introdotto da una illustrazione del Convento di San Michele condotta da Francesco Macario

ingresso libero

Recensione di Rito di Daisuke Suzuki, fontec 1995

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Fa timidamente capolino nella copertina del libretto tra le sue chitarre, con discrezione e riservatezza tutta orientale, il nipponico Daisuke Suzuki, autore di quel bel cd che è rimasto “incollato sul piatto” (una volta di diceva così) del mio lettore per diversi giorni, impedendomi di ascoltare qualunque altra cosa.
Devo dire che la scelta di acquisto è stata davvero azzeccata, l’avevo comprato stuzzicato dalla presenza delle Tres Danzas Concertantes di Leo Brouwer, qui eseguite in world premiere recording assieme al chitarrista Joaquin Clerch, ma alla fine mi sono lasciato conquistare sia dalla bellezza delle musiche qui eseguite che comprendono anche la Suite in E major di Bach, le due parti del Rito de los Orishas, sempre di Boruwer e quattro pezzi (Secret Love di Sammy fain, Over the Rainbow di Harnold Arlen, Song of Early Spring di Akira Nakada e l’irlandese Londonderry Air) tratti dalle 12 Songs for Guitar di Toru Takemitsu, che dalla bravura del chitarrista giapponese perfettamente a suo agio su un repertorio così vario e interessante.

P1000536

Nulla di pesante, nulla di forzato, si sente la notevole perizia del concertista ma le musiche vengono eseguite con grazia, concentrazione e totale dedizione senza mai annoiare e creando un piacevole tappeto sonoro su cui è facile rilassarsi.
Registrazione pulita e precisa, peccato solo per il libretto scritto solo in giapponese e quindi di difficile decifrazione. Nippon kokoro.

Empedocle70