mercoledì 11 novembre 2009

La Morte di Pitagora - musiche di Maurizio Pisati


LE CINQUE MORTI DI PITAGORA, musica di Maurizio Pisati per L'irrazionale leggerezza dei numeri, di Riccardo Mini
Teatro Carcano, Milano, Corso di Porta Romana 63
16 novembre 2009 h. 20.30
16 novembre h. 11.00 e 17 novembre h. 11.00 e 15.00 repliche scolastiche diurne


Progetto Teatro e Matematica a cura di Maria Eugenia D'Aquino
con Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi, Vladimir Todisco Grande
regia Valentina Colorni
consulenza matematica Prof. Franco Pastrone, Dipartimento di Matematica Università di Torino,
collaborazione di Daniele Gouthier, matematico divulgatore
Produzione PACTA.deiTEATRI - Scienza in Scena


Una morte misteriosa, un presunto naufragio. Lo spettacolo prende spunto da una probabile congiura ordita dai pitagorici per eliminare Ippaso, responsabile della divulgazione del segreto dei numeri irrazionali, strani soggetti concettuali. Lo spettacolo si insinua proprio in questi spazi non misurabili, facendo affiorare tracce di matematica e storia e guidando all'esplorazione del mondo della musica, arte nella quale i pitagorici giocarono un ruolo fondamentale.

info e prenotazioni +39 02 5466367 - 02 55187234 info@teatroeviaggi.com

Speciale Giorgio Tortora: Composizioni e Revisioni Immagini prima parte





Elena Càsoli: Luogo Dell'Incendio, Gabriele Manca, Biennale di Venezia 2009

Intervista con Giorgio Tortora seconda parte



Qual è la sua composizione a cui sei più legato? Con quali chitarristi hai collaborato o senti più affini alla tua visione musicale?

La mia, diciamo così, carriera in veste di compositore è stata dall’inizio assolutamente lucida, progettata. Per provare ad imporre me stesso all’attenzione – in particolare quello chitarristico - ho composto “Le Bouquet” , 12 studi di media difficoltà, scritti in uno stile assolutamente tonale, che quindi potessero dare soddisfazione soprattutto all’esecutore. Ebbero fortuna ed oggi sono normalmente usati da molti maestri in tutto il mondo; per questo mai finirò di ringraziare Bruno Giuffredi che in maniera assolutamente disinteressata ha dato il consenso alla pubblicazione (Sinfonica – Milano). In seguito ho pubblicato altri brani riducendo progressivamente le cellule musicali prevedibili a favore della fotografia esistenziale che – come ho detto - è ciò che più mi interessa: “Serpenti e Scale” per flauto e chitarra (ed. UT Orpheus), e “Toccata e Fuga” per violino e pianoforte (ed. UT Orpheus), mantengono rigorosamente le formule compositive del barocco, tuttavia “aprono” il suono, gridano, ansimano, quasi dentro gli strumenti vi fossero persone incatenate. Oggi voglio molto bene alla mia “Sonata” per chitarra (ed. Les Production d’Oz- Montreal); con essa ho inteso rappresentare un viaggio, uno dei tanti lungo il destino di ognuno. Immagina un’ autostrada: sei seduto nella tua vettura mentre il mondo intero ti scorre letteralmente addosso, un cane abbaia da un casale, due giovani che si giurano la vita nel piazzale di un autogrill, mentre un camionista riparte da quello stesso autogrill perso dentro i propri pensieri. Anche tu poi riparti e mille cose accadono ancora senza che la tua coscienza se ne accorga. La “Sonata” fotografa semplicemente questo presente inconscio senza sottolineare o caratterizzare. Ognuno di noi ha una vita “bloccata” se decide di stare al centro di un punto ma può comprende e farsi comprendere se è capace di comunicare interiormente, magari telepaticamente. Uno dei maggiori scrittori argentini, Horacio Ferrer, scrisse questi versi “….le ossa di Olivari conoscono questo odore...” quindi io scrivo perché comprendo quel cane che abbaia, il camionista che pensa, scartando altre chiavi di lettura magari più razionali.Ho riflettuto a lungo prima di pubblicarla questa difficile Sonata perché consapevole che era per me cosa importante, un editore canadese, ma soprattutto uno straordinario chitarrista, Marko Feri, hanno fatto il resto.

Quale approccio segui per comporre? Usi il computer o preferisci un approccio più “tradizionale”? Scrivi su pentagramma o ricorri ad altre sistemi come diagrammi, disegni etc.?


Siamo nel 2009 e bisogna usare assolutamente il computer! Non ha più senso scrivere sul foglio, per poi correggere, e ricorreggere. Oltre a ciò ritengo inevitabile che il destino dei compositori sarà sempre più legato agli standards di grafica e nomenclatura che “Finale” o “Sibelius” sono riusciti in pochi anni ad affermare. Questi modelli hanno già oggi messo d’accordo le diverse sottigliezze che per secoli hanno contrapposto molti manuali; piccole cose sia chiaro, la realizzazione di abbellimenti, alterazioni di precauzione o gruppi irregolari che tuttavia a volte hanno acceso dispute e querelle. L’esempio per noi chitarristi va al classico “come si fa…..?” in alcuni di Villa Lobos, ovvero la ricerca di verità in merito alle soluzioni grafiche che la casa editrice adottava, i simboli dei suoni armonici, degli arpeggi, del legato chitarristico ancora; ognuno di noi ha conosciuto una verità.. e giù polemiche. Accanto a ciò il computer certamente darà la possibilità a moltissimi nuovi compositori di realizzare nuove opere, in qualche caso anche a prescindere della forma scritta, tuttavia la domanda a questo punto è mia: siamo davvero così sicuri che la musica scritta così come oggi la intendiamo avrà ancora un futuro, oppure le nuove tecnologie spazzeranno in un lampo anche ogni riferimento di prassi, cartaceo e di nomenclatura come oggi finora adottato?

Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novecento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Tu suoni sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … ti riconosci in queste parole?

Io ho suonato un repertorio molto vasto, tuttavia mai – se qualche successo ho ottenuto - il distinguo è dipeso da una specifica conoscenza. Credo dipenda tutto da una serie di circostanze, il pubblico, la nazione che ti ospita, i compagni di avventura, ancora una volta parlo quindi di cose extramusicali e non di simbiosi musicale, anche se è inevitabile riconoscere che Angela Hewitt ha un filo diretto con Bach, che Yuri Bashmet sa meglio di altri dare senso alle spericolate note di Schnittke. Che poi il retaggio culturale di questi personaggi sia intriso di più profonde conoscenze rispetto agli altri è tutto da dimostrare: per me si tratta di “superarte”, una particolare dote che già i filosofi greci avevano osservato in alcune persone, un’arte che prescinde qualsiasi studio e che purtroppo le mie mani non posseggono. Cinicamente, ma solo cinicamente posso dire che la musica di Berio, di Webern di Henze non esiste più, ma non per una vera ragione culturale o stilistica bensì perché è la cifra sociale de mondo intero che è cambiata: non serve costruire la più bella delle autostrade se poi al posto delle vetture si usa il teletrasporto.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

E’ già accaduto: in ogni programma da concerto vi è un florilegio di autori e stili diversi ma credo che ciò non sia assolutamente un problema. Personalmente quando ascolto mi piace considerare il gesto artistico dell’esecutore più ancora di ciò che propone. E’ un bell’alibi, vero?


continua domani

martedì 10 novembre 2009

ALLE FÜNF Maurizio Pisati

Ripresa di ALLE FÜNF
Riva del Garda 13 Novembre 2009
h.14.00 Incontro Maurizio Pisati con Allievi del Conservatorio
h. 21.00 ALLE FÜNF, Auditorium F. A. Bonporti, Largo Marconi 5


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Speciale Giorgio Tortora: Composizioni e Revisioni Immagini seconda parte







Intervista con Giorgio Tortora prima parte



La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato?

E’ stato il destino! A Mestre, la città dove sono nato, c’era un negozio di strumenti musicali con una bella chitarra rossa in mostra; io sentivo che la volevo anche se per pudore non la chiedevo, finchè mio padre me la fece trovare a casa per i miei nove anni. Riguardo alle chitarre di certo non sono un maniaco degli strumenti: una vecchia Di Giorgio, una Ramirez “prima classe” (1982), ed in seguito una bellissima Rolf Heichinger. Ora posseggo anche una fantastica Rubio che utilizzo per i concerti.

Come è nato il tuo interesse verso il repertorio contemporaneo e quali sono le correnti stilistiche nella quali ti riconosce maggiormente?

E’ un discorso per molto difficile perché, oltre agli innamoramenti insiti nel periodo di formazione musicale, nessuno stile riesce a radicarsi dentro di me. Credo che ogni musica necessiti di una filosofia ovvero la decifrazione del “messaggio artistico” (che poi determina l’emozione all’ ascolto) discenda da molti fattori - tra l’altro - non tutti musicali: uno di questi, il più importante, è la contestualizzazione del brano rispetto ad preciso momento della propria vita reale. L’emozione, la vibrazione, l’ansia, le aspettative, le vittorie, le sconfitte, sono tutti elementi che entrano come sangue nel brano stesso, anzi lo ridescrivono.

Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Come compositore e chitarrista ritieni che ci sia ancora qualcosa di veritiero nella frase di Berlioz?

Credo sia una alibi e spiego: essendo io figlio di una generazione che letteralmente “tifava” per lo sdoganamento della chitarra nei confronti di altri strumenti allora considerati “principini”, il violino, il pianoforte, ecc. (parlo degli anni ’70) ogni qual volta una casa editrice pubblicava un brano per o con chitarra di Paganini, di Schubert, di Matietkga, mi partiva dal cuore un bel “finalmente anche noi!” dimenticando irrazionalmente che ben altre erano le opere di valore per il nostro strumento già vive, reattive, comunicative, ma nonostante ciò ero così deciso, che parlavo persino a nome di Berlioz, di Beethoven, …. che forse avrebbero voluto scrivere per chitarra, ma il destino, la vita… e così via una serie di indimostrabili stupidaggini, citando frasi a loro attribuite ma mai dimostrate. In realtà se qualcuno tra i grandi compositori romantici avesse davvero voluto scrivere per chitarra di certo non avrebbe temuto le insidie della scrittura, questa è una certezza! Illustri storiografi hanno dedicato la vita intera a cercare ciò che in realtà, purtroppo, non esiste: il Quintetto di Gaetano Donizzetti, un’autentica rarità è privo di qualsiasi valore musicale, mentre opere di Mertz, di Sor di Giuliani manifestano un dinamismo e una maturità musicale sorprendente. Con questo voglio affermare che il motivo principale che “fissa” le cose, ovvero la volontà ad imporre precise radici non c’è, ma risiede soltanto nell’ incrocio tra il momento storico, la città dove il compositore svolge/va la propria azione, la forza della casa editrice, il committente; all’epoca di Berlioz, le sorti della musica si decidevano a Vienna, negli uffici di Artaria, Cappi e Diabelli, quindi la chiave di lettura è ancorata una volta legata ad un incrocio, in questo caso il territorio “alla moda” e lo stile di vita che lo circondava. Rispetto alla seconda parte della domanda, la presunta crisi della chitarra, credo in parte sia vero e mi dispiace, se tuttavia è corretto affermare che oggi per “chitarra” si intende tutto , acustica, elettrica, dodici corde, ecc. è altrettanto doveroso (non immodesto) comprendere che la nostra, la cosiddetta “classica” parla, le altre recitano. Il problema è capire chi è capace davvero di amarla questa benedetta chitarra: in dialetto sloveno di dice “nema problema” (nessun problema), e dico questo perché convinto che la rivoluzione arriva dal nordest e si chiama Marko Feri, Max Grgic, Marko Topchii, e Srdjan Bulat: ascoltare please! In Italia due fra tutti vorrei citare, Adriano Del Sal che come Re Mida rende d’oro ogni nota che esegue, ed Aniello Desiderio che semplicemente sta innovando la filosofia dell’interpretazione chitarristica, e non è poco.

Come affronti da compositore il difficile compito di scrivere per strumenti che non suona o ensemble che non conosce a fondo?

Lo dico con grande franchezza: chiedo aiuto. Come ho già detto a me interessa la filosofia e non l’alchimia, quindi se ricevo la commissione per un brano, ad esempio per clarinetto, scrivo le relazioni contemporanee che incrociano tutti gli attori della richiesta, l’esecutore, la finalità, il mio gatto che sta male, il suono della strada che mi ispira, l’essere stupido o credermi intelligente in quel determinato momento, semplicemente attraverso il suono del clarinetto che diviene quindi discriminante di tutti questi elementi. In alcune composizioni ho volutamente dimenticato lo strumento a tal punto da prevedere almeno sei stesure successive con l’esecutore presente, finendo per sfinirlo a colpi di “…prova ancora una volta se si può…”. Vi è un solo strumento che non permette queste divagazioni ed è la viola, perché ha lo spettro dei suoni armonici collocato dentro un “range” con pochissimi rimbalzi; il risultato che ne consegue è che la musica ideata risulta totalmente diversa da quella poi realizzata se non si tiene “superaccuratamente” da conto l’aspetto puramente meccanico dello strumento. Quando consegnai al “Baltimora Sohua trio” il brano “Incident at Baltimora” per flauto, viola ed arpa, il miei amici Nathan, Jack e sua moglie Liza Isbin lo eseguirono credendo di sognare tanto era “violistico”!




continua domani

lunedì 9 novembre 2009

DISSONANZEN 09: NUIT: LONGOBARDI/SCIARRINO/RAVEL


giovedì 12 novembre conservatorio di musica san pietro a majella, sala martucci ore 20.30

Presentazione del disco NUIT – SCIARRINO/RAVEL intervengono SALVATORE SCIARRINO MARIO GAMBA

CIRO LONGOBARDI pianoforte S. Sciarrino Notturno N.1 Notturno N.4 M. Ravel Ondine

La città di Legnano omaggia Carlo Zauli: mercoledi 11 novembre alle ore 21.00

A Palazzo Leone da Perego infatti verrà installata - per la prima volta dopo vent'anni - “La Grande Natura”, opera monumentale e di grande impatto che l'artista ideò e creò appositamente per la XI Quadriennale di Roma del 1986, all'interno delle iniziative di SALe.
L'opera sarà presentata al pubblico a Palazzo Leone da Perego, mercoledi 11 novembre, ore 21.00, nel corso di una conferenza con Flavio Arensi, direttore di SALe, e Flaminio Gualdoni, autore del volume monografico “Carlo Zauli, scultore”, in cui è analizzata e contestualizzata, in una nuova e più ampia prospettiva storico-critica, l’opera di una delle personalità artistiche preminenti della scultura italiana del secondo novecento.

LEGNANO_PALAZZO LEONE DA PEREGO
SALe Spazi Arte Legnano
via Gilardelli 10
Legnano

CAPPELLI/RUDOLPH Live

martedì 10 novembre 2009 21.30 (€ 5,00)
http://www.candelai.it/

ADAM RUDOLPH
Originario di Chicago, il compositore, improvvisatore e percussionista Adam Rudolph e` stato ospite , negli ultimi trent'anni, nei maggiori festivals e rassegne di concerti del Nord e Sud America, Europa, Africa e Giappone.
Fin dagli anni '70, e` andato sviluppando un suo personalissimo approccio alla percussione, collaborando con musicisti del calibro di Yusef Lateef, Sam Rivers, Pharaoh Sanders, L. Shankar, Fred Anderson, Don Cherry, Jon Hassel, Wadada Leo Smith e Omar Sosa.
Tra le numerose pietre miliari della sua carriera, ricordiamo l'apparizione come solista con le orchestre sinfoniche du Koln, Atlanta e Detroit, la composizione ed esecuzione di The Dreamer, un opera basata sulla "Nascita della Tragedia" di Friedreich Nietzsche (1995) e l'organizzazione del Bootstrap Festival ( Los Angeles 1998) , nel quale ha presentato piu` di 75 artisti provenienti da diverse culture etniche di tutto il mondo.
Adam Rudolph e` conosciuto come un innovatore nel campo della cosiddetta "World Music".
Nel 1977 e` stato tra i fondatori della Mandingo Griot Society, con Gambian Kora Griot e Foday Musa Suso: una delle prime band che hanno combinato musica Americana ed Africana.
Dal 1998 al 2001 ha regolarmente suonato al Festival D’Essaouira in Marocco, collaborando con molti maestri di Gnawa Maleems.
Nel 2001 Rudolph ha fondato la "Go: Organic Orchestra": organico orchestrale variabile dedicato allo sviluppo del concetto ritmico-compositivo elaborato dal suo direttore, secondo i principi dell'improvvisazione e della conduction rielaborati da Rudolph in maniera originalissima. Il gruppo ha al suo attivo tre cd, ed e` stato scelto dal Los Angeles Weekly come migliore band nel 2003 e nel 2005. A tutt'oggi la "Go: Organic Orchestra" conta una versione west coast (con base a Los Angeles), una versione east coats (con base a New York) e numerose versioni realizzate in giro per il mondo con musicisti locali.
Tra i numerosi progetti attualmente attivi di Adam Rudolph, ricordiamo Adam Rudolph’s Moving Pictures, ottetto con Hamid Drake, Ralph Jones e l'innovatore della danza Butoh Oguri.

MARCO CAPPELLI
Dopo studi accademici di ottime referenze (Conservatorio di S. Cecilia di Roma e successivamente Musik Akademie di Basilea con Oscar Ghiglia), Marco Cappelli e` ormai da anni protagonista di un singolare percorso artistico, che lo vede passare con disinvoltura dall’esecuzione della scrittura musicale più rigorosa alla pratica dell’improvvisazione.Dalla rosa delle sue collaborazioni (Anthony Coleman, Michel Godard, Butch Morris, Franco Piersanti, Jim Pugliese, Enrico Rava, Marc Ribot, Elliott Sharp, Giovanni Sollima, Markus Stockhausen, Cristina Zavalloni i...) emerge il respiro internazionale e trasversale della sua attivita` concertistica, che lo vede regolarmente protagonista sia in stagioni concertistiche di musica classica e contemporanea (Teatro Massimo di Palermo, Associazione A. Scarlatti di Napoli, Ravenna Festival, Festival Traiettorie di Parma, Cinque passi nel ’900 al Teatro Lirico di Cagliari, Guggenheim Museum in New York, Italian Academy at Columbia University New York, Salzburg Festival, Ruhr Triennale...) che da festival di jazz e di improvvisazione (Saalfelden Jazz Festival - Austria, Pomigliano Jazz - Italy, Grim in Marseille - France, Barnsdall Theatre in Los Angeles, Tonic in New York, OutPut Festival in Amsterdam....) tanto come solista che in diverse combinazioni di ensemble.Socio fondatore dell’Associazione Dissonanzen di Napoli (e chitarrista dell’omonimo Ensemble) vive attualmente a New York per la maggior parte del tempo, interagendo attivamente con la ricchissima scena musicale dell’avanguardia newyokese: tra gli innumerevoli frutti di questa preziosa esperienza citiamo il solo EGP (Extreme Guitar Project: 10 brani originali a lui dedicati da compositori della scena Downtown di New York), il quintetto di Jim Pugliese Phase 3, la Go: Organic Orchestra diretta da Adam Rudolph e la band IDR - Italian Doc Remix.Parallelamente al concertismo affianca un’ intensa attivita` didattica: titolare della cattedra di chitarra classica presso il Conservatorio "V. Bellini" di Palermo e Associate Professor presso il Music Department della Columbia University di New York, e` stato assistente di Sharon Isbin presso l’Aspen Summer School (2006), e "guest professor" presso prestigiose scuole come la Julliard School, la New York University, la Cal Poly University di Pomona (Los Angeles), il DIM di Citta` del Messico e l’Universita` di Guadalajara.Ha attualmente al suo attivo tre cd per chitarra sola: (Fantasia per Ensemble- su musiche di L. Brouwer - e Yun Mu incisi per l’etichetta Teatro Del Sole di Palermo) , ed EGP (Extreme Guitar Project: Music from Downtown New York) pubblicato dalla prestigiosa Mode Records di New York.
Gli anni 2006 e 2007 hanno visto la pubblicazione di "Los Angeles Tapes" ( Ictus Records, con Andrea Centazzo e Kato Hideki) ed il suo debutto su Tzadik in duo con Jim Pugliese in "Pushy Blueness" di Anthony Coleman.
Mode Records ha inoltre pubblicato due cd dell’Ensemble Dissonanzen, che vedono Cappelli coinvolto nell’esecuzione della musica da camera di Petrassi ed Henze. Infine nel 2008 ha registrato per l’etichetta Itinera il cd IDR, dell’omonima band di cui e` leader, con ospiti Marc Ribot e DJ Logic.

Speciale Giorgio Tortora: Composizioni e Revisioni




  • G. Viozzi Sonata per chitarra 1984 revisione Giorgio Tortora
    ed. Chanterelle Verlag – Germania


  • M. Giuliani Variazioni op.38 per chitarra e orchestra revisione Giorgio Tortora
    ed. Chanterelle Verlag – Germania


  • M. Giuliani La battaglia di Marengo revisione Giorgio Tortora
    ed. Chanterelle Verlag – Germania


  • G.B. Panizza Concerto per chitarra e orchestra revisione Giorgio Tortora
    ed. Classical Lugano


  • G. Tortora Il Legato Chitarrisico ed. Pizzicato


  • G.Tortora Le Scale per chitarra ed Pizzicato


  • G.Tortora I Maestri Italiani dell’Arpeggio ed Pizzicato


  • M. Giuliani 10 Bagatelle per chitarra op.73 revisione di Giorgio Tortora
    ed. Pizzicato


  • M. Giuliani 3. Rondò per chitarra revisione di Giorgio Tortora
    ed. Pizzicato


  • G.Tortora Serpenti e Scale ed. UT Orpheus – Bologna


  • G.Tortora Variazioni su un Tema Popolare Gradese ed. Sinfonica –Milano


  • G.Tortora Le Bouquet – 12 studi floreali ed Sinfonica – Milano


  • G.Tortora David Songs - 6 studi ed. Berbèn – Ancona


  • G.Tortora Toccata e Fuga ed. UT Orpheus – Bologna

  • G.Tortora Tarantella n.1 ed. Le Production d’OZ – Montreal


  • G.Tortora Le Cirque ed. Le Production d’OZ – Montreal

  • G. Tortora Sonata ed. Le Production d’OZ – Montreal


  • G. Tortora 6 Studi Romantici ed. Berbèn – Ancona

  • G. Tortora Races, Sliwowitz and anomalous Smiles ed. Le Production d’OZ – Montreal


  • G. Tortora Sonatina Lauriana ed. Le Production d’OZ – Montreal


  • G.Tortora American Friends – 24 guitar studio ed. Le Production d’OZ – Montreal


  • G.Tortora Incident at Neshabury for guitar Classical Guitar

Speciale Giorgio Tortora





Speciale Giorgio Tortora: Biografia



Giorgio Tortora, (musicista/direttore d’orchestra) ha iniziato giovanissimo lo studio della chitarra classica con il M° Bruno Tonazzi, per diplomarsi in seguito presso il Conservatorio di Musica di Trieste con il massimo dei voti (10/10). Ha svolto, e svolge tutt’ora una intensa attività concertistica sia come solista che in varie formazioni cameristiche (flauto e chitarra, duo di chitarre, trio flauto, violino e chitarra, quartetto d’archi con chitarra, quintetto d'archi con chitarra, solista con orchestra, ensemble vari) partecipando ad importanti festivals e rassegne musicali quali: Festival dei Due Mondi di Spoleto, Settembre Musica di Torino, Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, Musica in Museo di Reggio Calabria, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Rosetum di Milano. Si è esibito altresì in varie nazioni europee quali: Ungheria, Germania, Austria, Slovenia, Svizzera. Ha al proprio attivo numerose affermazioni in concorsi di interpretazione musicale nazionali ed internazionali, cui è stato invitato in seguito come membro italiano di giuria (“M. Giuliani” di Bari, Concorso nazionale di Loreto). Nel 1992 ha fondato - su invito del compositore cubano Leo Brouwer - la “Concordia Guitar Orchestra”, una inedita compagine formata da 16 chitarristi, con la quale si è esibito in qualità di direttore in tutta Italia ed all’estero. Nel 1995 ha fondato l’ Orchestra da camera “Jazzy & Classic” (di cui è pure componente nella formazione di quintetto) e nel 1998 la “Concordia Chamber Orchestra”. Ha registrato per varie emittenti televisive (Rai, Ortf, Bayerische Television, Radio France) partecipando anche a produzioni discografiche di cui ultima, in ordine di tempo, la colonna sonora del film “In the Mood for Love” (musiche di Michel Galasso) vincitore al Festival di Cannes 2000 e candidato ai premi Oscar. E’ autore di produzioni musicali pubblicitarie (Spoot, Jingle) sia a carattere multimediale, che aziendale. Da anni si dedica anche all’attività di composizione e ricerca musicologica curando diverse pubblicazioni per chitarra: La Battaglia di Marengo per flauto e chitarra, le Variazioni op. 38 per chitarra e orchestra di Mauro Giuliani, la Sonata 1984 di Giulio Viozzi, edite da Chanterelle Verlag, nonché varie opere a carattere didattico. In particolare le sue opere originali sono presenti nel catalogo delle edizioni Sinfonica di Milano: a proposito si segnala “Le Bouquet” 12 studi floreali per chitarra, (edizioni Sinfonica – Milano) “David Songs” 6 studi per arpa, (edizioni Berbèn – Ancona), “La Rosa” concerto per pianoforte e orchestra, “Serpenti e Scale” per flauto e chitarra (edizioni UT Orpheus – Bologna), Toccata e Fuga per violino e pianoforte (edizioni UT Orpheus – Bologna), Tarantella n.1 per quattro chitarre (Le Productions d’OZ), Le Cinque per due chitarre (Le Productions d’OZ) In qualità di solista si è esibito come solista con importanti orchestre (Orchestra Sinfonica D.E.A, Orchestra Vivaldi di Venezia) e direttori fra cui Francesco Mander, e Leo Brouwer. Ha fatto parte di formazioni orchestrali quali: “Mitteleuropa Salon Orchester”, Orchestra del Teatro Verdi di Trieste, Orchestra Filarmonica di Udine, “Octeto Latino” di Heidelberg. Nel 2002 ha diretto l’opera “Maria di Buenos Aires” di Horacio Ferrer con musiche di Astor Piazzola in una fortunata tournèe italiana partita da Teatro “Verdi” di Terni e nel maggio 2003 è stato invitato dal Teatro “Verdi” di Trieste sempre in qualità di direttore. E’ stato ideatore e direttore artistico della “Stagione Sinfonica di Gorizia” per tre anni consecutivi, dei Masterclasses “Gorizia Armonica”, della stagione concertistica “Musica a 4 Stelle” di Grado per 13 edizioni, nonché consulente della rassegna musicale “Note in Rifugio”. Iscritto alla SIAE con la qualifica “compositore”, è titolare (dal 1983) della cattedra di chitarra classica, e Musica da Camera presso la Fondazione Musicale “Città di Gorizia”, della quale è stato Direttore per quattro anni.

domenica 8 novembre 2009

DISSONANZEN 09


CAMINANTES, OMAGGIO A LUIGI NONO

Mercoledì 11 novembre ore 20.30
Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta
Caminantes Omaggio a Luigi Nono
Daniele Colombo violino
Agostino Di Scipio regia del suono ed elettronica


Luigi Nono: RICORDA COSA TI HANNO FATTO IN AUSCHWITZ
per nastro magnetico, 1966

Luigi Nono: LA LONTANANZA NOSTALGICA UTOPICA FUTURA
("madrigale per piu' caminantes, con Gidon Kremer"), 1989
per violino e supporto multicanale


Viandante, sono le tue orme
la strada, nient'altro;
Viandante, non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai, si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Viandante, non hai una strada,
ma solo scie nel mare.

SAX MACHINE

Giovedì 12 novembre
Conservatorio di Musica San Pietro a Majella,
Sala Martucci
ore 18.00
Sax Machine
musiche Maja Ratkie, Horacio Vaggione, Roberto Doati,
Agostino Di Scipio, James Tenney

Gianpaolo Antongirolami: sassofoni
regia e assistenza tecnica: S.P.A.M.(Studio di Musica Elettronica del S.Pietro a Majella)


Roberto Doati Il domestico di Edgar (1996-…)
(1953) per sax alto, elettronica e live electronics


Maja Solveig Kjelstrup Ratkje ØX (2005)
(1973) per sax alto e elettronica

Horacio Vaggione Thema (1985)
(1943) per sax basso e elettronica

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Agostino Di Scipio Kairós (1992. rev. 2005-06)
(1962) per sax soprano, elettronica e live electronics

James Tenney SAXONY (1978)
(1934-2006) per sax baritono, tenore, alto, soprano e delay

Marco Cappelli Masterclass in Mestre 20 ottobre 2009, foto parte terza







Marco Cappelli Masterclass in Mestre 20 ottobre 2009, foto parte seconda









sabato 7 novembre 2009

Gilbert Imperial in concerto


martedì 10 novembre 2009
ore 21.00

Unione Culturale “Franco Antonicelli” via C. Battisti 4 - Torino

Gilbert Impérial, Chitarra classica ed elettrica

Musiche di Tarrega, Barrios, Villa-Lobos, Rojko, Romitelli e Reich!!

Tre chitarre in concerto: Luca Waldner 2006 - Miguel Simplicio 1928 - Fender Stratocaster 1990

Franco Donatoni: About, per violino, viola e chitarra (1979)

Chitarre in vendita dalla collezione del Maestro Luigi Attademo

Cari Amiche e cari Amici il Maestro Luigi Attademo mi ha cortesemente segnalato la sua volontà di cedere alcuni strumenti della sua collezione privata e chiesto di segnalarli sul Blog. Si tratta dei seguenti strumenti:



Breyer Hermanos del 1928


















Altre immagini:

http://www.luigiattademo.it/immagini/breyer1928_1.jpg
http://www.luigiattademo.it/immagini/breyer1928_2.jpg
http://www.luigiattademo.it/immagini/breyer1928_3.jpg
http://www.luigiattademo.it/immagini/breyer1928_4.jpg

Lovadina Copia Lacôte 1820 ( costruita nel 1984)

























Altre foto:

http://www.luigiattademo.it/immagini/copia_lacote1.jpg
http://www.luigiattademo.it/immagini/copia_lacote2.jpg
http://www.luigiattademo.it/immagini/copia_lacote3.jpg
http://www.luigiattademo.it/immagini/copia_lacote4.jpg

Trattativa privata. Contattate il Maestro Attademo al suo indirizzo email: luigiattademo@tiscali.it

mercoledì 4 novembre 2009

Recensione di Sor –Coste Complete Works for Guitar Duo di Claudio Maccari e Paolo Pugliese, Brilliant Classic, 2009

P1010343

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Il passato. La storia. La tradizione. Come recuperarli, come farli vivere in modo attuale, inserendoli nel nostro contesto quotidiano? Come evitare inutili e sterili riproposizioni che non siano altro che delle vuote e tristi maschere di un qualcosa che è stato e che non tornerà e di cui non possiamo neanche esattamente sapere come era? La filologia è un limite o è un arricchimento, per l’artista e per chi lo ascolta?
Queste domande rimbalzano nella mente mentre ascolto l’ultima fatica del Duo Maccari Pugliese. Nel corso della loro intervista pubblicata quasi un anno fa sul Blog avevano accennato all’intenzione di continuare con rigore filologico la pubblicazione delle opere per duo di chitarre del Novecento registrando le musiche di Fernando Sor e Napoleon Coste sempre con la casa discografica Brilliant. La loro promessa è stata rispettata e oggi possiamo ascoltare con piacere e interesse queste belle musiche, interpretate dal Duo con la passione e l’intelligenza con cui da tempo ci hanno abituati e viziati. Come sempre, anche questa volta nulla è stato lasciato al caso, le musiche sono state registrate con cura e perizia filologica suonando una “pacchetto” di chitarre d’epoca che mettono l’acquolina in bocca ad ogni appassionato solo a sentirle nominare: Gaetano II Guadagnini, Italy 1830, Joseph Pons, France 1825, René Lacôte, France 1824, René Lacôte, France 1825, René Lacôte, France 1827 con l’unica eccezione della copia della Louis Panormo realizzata dal bravo liutaio Fabio Zontini nel 2007, ulteriore conferma del sempre crescente successo e del valore qualitativo e artistico che la liuteria italiana sta riscontrando.
Ah sì .. e le domande? Non credo di potervi dare una risposta chiara e univoca a ciascuna di esse, troppo poca la mia competenza e la mia cultura per potermi anche solo arrischiare una definizione, un giudizio. Mi permetto di citare Luciano Berio : “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.”, queste musiche sono un patrimonio comune a cui possiamo e dobbiamo attingere, studiare e imparare e da cui possiamo ogni volta ripartire per disegnare, creare nuovi linguaggi che possano meglio definire i tempi e la società in cui viviamo. Non ascolto queste musiche né con nostalgia né con rimpianto per un passato che non tornerà ma con l’orecchio di chi vuole ascoltare dei capolavori e dei bravi musicisti fieri della propria arte e del proprio talento.
Da assaporare, da centellinare, da gustare … da ammirare!

Empedocle70