lunedì 21 marzo 2011

Di Che Musica Sei? Podcast: intervista a Lucia D'Errico


Di Che Musica Sei? Incontri in studio interviste in diretta con i personaggi e gli autori della musica.In questo incontro: Intervista alla chitarrista Lucia D'Errico. Nata nel 1982 a Mestre, si è diplomata a pieni voti nel 2007 presso il Conservatorio "B. Marcello" di Venezia sotto la guida di Tommaso De Nardis. Sta ora conseguendo un corso di alta specializzazione in performance presso il conservatorio di Birmingham (UK) . Da sempre interessata all'approfondimento dei più svariati linguaggi e alle loro possibili reciproche interazioni.Tra le altre cose, con l'associazione "Musici Mojanesi" si occupa della promozione della cultura musicale nella città di Mogliano Veneto, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

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Glenn Branca: le chitarre oltre, prima parte


Che personaggio Glenn Branca. Sfrontato, esagerato, eccessivo, persino epico.
Siamo qui a parlare di lui in quanto quest’uomo dall’aria insolente e con l'indole un po’ sfrontata del "loner" è riuscito a generare una sintesi originale tra rock d'avanguardia, puro minimalismo e ascesi sinfonica d'impronta orchestrale, forgiando la propria carriera di musicista e compositore con grande rigore mentale e il temperamento religioso di un monaco buddista, riuscendo a rimane ancora ai margini delle avanguardie, quelle avanguardie colte (ponte tra vecchio e nuovo millennio) completamente accettate, discusse e rappresentate nel mondo musicale degli ultimi quarant'anni, da cui è stato ostracizzato per una certa attitudine anarchica e distruttiva, diretta conseguenza dei suoi trascorsi in formazioni estreme della New York della fine degli anni Settanta.


Branca s'è sempre definito un discepolo e un ammiratore di LaMonte Young, Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich ma nell' attimo di un battito di ciglia ha messo in discussione la lezione di tali modelli approdando al massimalismo di Rhys Chatham (il primo a sconvolgere e a destrutturare il triplice principio di melodia, armonia e ritmo instaurato dai minimalisti, facendo con le chitarre ciò che costoro facevano con archi e tastiere elettroniche) e al flusso tonale di Harry Partch da cui ha appreso il coraggio di inventare e sconvolgere le caratteristiche di uno strumento musicale (un'attitudine che viene messa in pratica soprattutto in "Symphony No.5").


Meglio di tutto mi permetto di citare il compositore John Adams che nella sua autobiografia “Halleluia Junction”pubblicata in italiano per la EDT nel 2010 così parla di Glenn Branca: “Un altro compositore-interprete di New York che ebbe successo in quel periodo e la cui opera probabilmente mi influenzò fu Glenn Branca. Branca, in qualche modo come Charlemagne, lavorava con "muri di suono ma la sua opera giungeva sotto forma di complessi di chitarre elettriche accordate in maniera particolare, tutte amplificate a volumi alti da far impazzire. Ispirato da Harry Partch, un inventore e compositore della West Coast rude e individualista, Branca si era addentrato nel mondo dell'accordatura alternativa, usando rapporti pitagorici che, una volta amplificati ad alti livelli, creavano spettri acustici, artefatti sonori impossibili da ottenere in condizioni di esibizione normali. L’evento di Branca che ascoltai al Japan Center Theatre di San Francisco nel 1981 fu una delle sue sinfonie per chitarra, Il gruppo non sembrava molto diverso da migliaia di altri gruppi rock indipendenti o alternativi di quel periodo: ragazzi in jeans e magliette consunte che si davano da fare con i cavi mantenendo quella tipica espressione distratta dei musicisti rock. Branca, magro e smilzo, con un abbigliamento da negozio di seconda mano e una pettinatura a banana stile James Dean, dirigeva con la sua chitarra. Le accordature strappavano l’ascoltatore dal mondo confortante e familiare del temperamento equabile. Le corde metalliche delle chitarre brillavano e fremevano di una risonanza completamente nuova, una cosa al contempo aliena e, almeno per me, intensamente stimolante. Quando le batterie entrarono in azione il teatro pulsò di un' energia martellante, ma a differenza di un normale concerto rock superamplificato, questo era pieno di eventi acustici inaspettati e sorprendenti. Diversi decenni dopo invitai Branca a eseguire la sua Symphony for 100 Guitars a un festival che producevo per la Los Angeles Philharmonic. L’evento, ovviamente rappresentava l'opportunità più importante di tutti i tempi per l'avanguardia della West Coast. Cento chitarristi vestiti in modo informale ognuno con la sua adorata chitarra e amplificatore, affollavano il palco della Disney Hall. Le porte vennero chiuse e seguirono settanta minuti: del suono più alto che si potesse sopportare senza riportarne danni permanenti all'udito. I tappi per le orecchie non erano semplicemente "consigliati": erano indispensabili. La musica di Branca non era cambiata di molto nei venticinque anni trascorsi. Il suo scopo era sempre quello di creare stati di potente energia acustica e produrre eventi timbrici impossibili da realizzare con un suono più dolce e non amplificato. Sebbene dovessi ammettere che si trattava di arte ad alto rischio e che richiedevano un certo stoicismo all' ascoltatore, percepivo chiaramente che si trattava di un artista autentico e originale.”

domenica 20 marzo 2011

Di che musica sei? Programmazione musicale dal 21 al 26 marzo




Di che musica sei?

Programazione musicale dal 21 al 26 marzo 2011

Su Radio Voce della Speranza

Giornata della chitarra classica.. BRAZIL!! (4a ed.) sabato 26 marzo


Sabato 26/03 dalle 15.00 siete calorosamente invitati ad assistere alla 4a giornata della chitarra classica che si terrà a Milano in via pecetta 29! Oltre alle esibizioni di studenti ed affermati concertisti di chitarra classica, vi aspetta tanta musica brasiliana in originalissme formazioni! Inoltre l'orchestra di chitarre "Frigia" aprirà il tutto. Perciò per gli amanti di questo meraviglioso strumento E NON SOLO.. Partecipate numerosi!!

sabato 19 marzo 2011

STRATEGIE DI IMPROVVISAZIONE (PER USCIRE DALLA CRISI CREATIVA)

STRATEGIE DI IMPROVVISAZIONE (PER USCIRE DALLA CRISI CREATIVA)
workshop di tecniche di improvvisazione al circolo FLAT di Mestre
lunedì 21 marzo · 15.00 - 18.00

circolo Flat
via Einauidi 19
Mestre, Italy

con:
Piero Bittolo Bon: ance
Niccolo' Romanin: batteria
Marco Quaresimin: contrabbasso


Il workshop è aperto a tutti i musicisti di tutti i livelli che intendano conoscere o approfondire l'universo della musica improvvisata nelle sue varie possibilità.
Verranno affrontati, anche in relazione all'organico ed agli orientamenti degli iscritti, diversi argomenti: dall'improvvisazione strutturata all'interno di composizioni più o meno scritte, all'improvvisazione libera, dalla conduzione alla lettura di partiture grafiche, ripercorrendo altresì le esperienze di musicisti seminali per la storia dell'improvvisazione afroamericana, come fra gli altri Ornette Coleman ed Albert Ayler.
Nel percorso gli iscritti verranno invitati ad esplorare nuove modalità di espressione con i propri strumenti ed a cercare diverse forme di interazione con gli altri attraverso l'attività di gruppo ed alcuni momenti di approfondimento individuali.

Al termine del percorso il gruppo degli iscritti, accompagnato dai conduttori, si esibirà in un concerto finale durante una delle serate all'interno del programma del circolo FLAT di Mestre.

Il seminario avrà cadenza mensile e si svolgerà il lunedi/giovedi pomeriggio indicativamente dalle ore 15:00 alle ore 18:00, a partire dal mese di marzo fino al mese di giugno presso il circolo FLAT di Mestre (VE), in via Einaudi 19 a seconda delle disponibilità dei partecipanti.
Il primo incontro avverrà al FLAT lunedi 21 marzo alle ore 15:00, le date successive saranno da concordare compatibilmente con le disponibilità degli iscritti all'inizio del laboratorio.

La quota di iscrizione per ogni incontro sarà di 15 euro. E' previsto un numero minimo di 12 isciritti per la partenza del laboratorio.


per ulteriori informazioni ed iscrizioni:

mquaresimin@gmail.com 3334713243
ropie@hotmail.com 3478680974

oppure presso il circolo FLAT, via Einaudi 19, Mestre (VE).


per ascolti:
www.myspace.com/pierobittolobon
www.elgallorojorecord.com

www.myspace.com/niccoloromanin

www.myspace.com/marcoquaresimin
www.soundcloud.com/marco-quaresimin
www.myspace.com/menotvpiuswing

Gyorgy Kurtag - The Little Fix op. 15b

Gabrielle Brunner - Golden - Silbern (2010)

venerdì 18 marzo 2011

Intervista a Silvia Cignoli, quarta parte


Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

I pezzi che desidero maggiormente suonare non sono ancora stati scritti: mi vedo dentro la musica di oggi a prestare le mie mani a chi crea musica ora. Fra i pezzi già composti però mi vengono in mente subito due titoli: “Professor Bad Trip” di Fausto Romitelli e le “Quattro Danze Macabre” di Nadir Vassena. Inoltre spero di avere presto a che fare con musiche di Giorgio Colombo Taccani e Fabio Vacchi.
Per quanto riguarda il mio progetto più imminente sto cominciando a organizzare il mio recital
di fine master (interamente su brani contemporanei, uno di questi in fase di scrittura), che sarà
composto da una serie di performance interdisciplinari tante quanti sono i pezzi che suonerò. Per ogni brano ho pensato a qualcosa che potesse distogliere lo spettatore dalla sensazione di dover assistere a un concerto inteso in modo tradizionale, ma che comunque avesse un legame forte col pezzo. Ci saranno attori, video, proiezioni, cura del gesto e dei movimenti dei musicisti, cura delle luci e utilizzo del buio e dei costumi.
Dopo quest’ultimo, intenso, anno di Master credo che avvertirò la necessità di sviluppare o
riprendere aspetti che fino ad ora non ho avuto il tempo di coltivare: mi piacerebbe studiare un minimo di recitazione e riprendere a lavorare un po’ anche con l’immagine.
Continuerò sicuramente a portare avanti il Duo Antilia con Cinzia Cruder ma parallelamente vorrei cominciare a formare una squadra di persone con intenti simili ai miei per proseguire a lavorare su progetti interdisciplinari, cosa che ho sempre sentito di voler fare.

Dato che ci scambiamo spesso le letture .. cosa stai leggendo adesso e cosa ci consigli?

In questo momento sto leggendo “Le figure della musica” di Sciarrino.
Fra i libri che consiglierei c’è sicuramente “Lo spirituale nell’arte” di Kandinskj, un libro secondo me di importanza capitale scritto da un pittore illuminato, rivoluzionario, ma che parla a tutti gli artisti.
Letture indimenticabili sono inoltre i saggi di Paolo Repetto, in particolare “La Visione dei Suoni”, raccolta di articoli che trattano dei parallelismi profondi fra compositori e pittori o architetti, raccontati con delicatezza e grandissima poesia.
Altre letture che consiglio sono: “Il resto è rumore” di Alex Ross, “Il paesaggio sonoro” di Murray Shafer, “Musicofilia” di Oliver Sacks, “Musica e Pittura” (Shoenberg e Kandinskj).

Ultima domanda: Roberto Freak Antoni, il cantante degli Skiantos, ha scritto una volta un libro intitolato “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti” … tanti chitarristi italiani, specialmente se interessati alla musica contemporanea si sono da tempo trasferiti all’estero e lì hanno avviato una carriera impensabile in Italia .. pensi di seguire le loro orme?

Al momento i miei legami lavorativi e di studio si tendono fra Milano e Lugano. Non ho intenzione, per ora, di trasferirmi in via stabile all’estero, poiché sento di non aver esaurito le mie possibilità qui. Ma mi piacerebbe lavorare in Svizzera e rimango aperta a qualsiasi possibilità.

Ultimissima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Si fa musica principalmente per necessità interiore.
La seconda e la terza domanda sono assimilabili: il posto di chi fa musica nella società contemporanea è ovunque: come schematizza Kandinsky, la società può essere rappresentata come un triangolo suddiviso in diversi fasci orizzontali in cui si collocano rispettivamente le persone con diversi livelli di consapevolezza. Esso rappresenta la vita spirituale della società. In ogni sua fascia sono presenti gli artisti, ma se il loro prodotto è di contenuto impuro o non elevato può far precipitare un livello superiore ad uno inferiore: non per forza questo triangolo avrà un movimento di ascesa, anzi ci sono periodi di decadenza spirituale, ovvero di staticità artistica, in cui gli artisti tendono a riprodurre gli stessi oggetti o le stesse idee. E’ il caso per esempio di molta musica commerciale, la cui banalità e i cui contenuti scontati relegano le persone delle fasce inferiori del triangolo a uno stato basso di consapevolezza, senza dar loro la possibilità di salire a un livello superiore del triangolo.
Rispettare sterilmente le tecniche tradizionali dà luogo a opere d’arte vuote, come anche stravolgerle inutilmente. Gli artisti hanno quindi una grande responsabilità verso se stessi e verso la società, perché, come dice Kandinsky, del loro pane spirituale la società si nutre, perché ne sono lo specchio profondo.

Grazie Silvia!
Empedocle70

giovedì 17 marzo 2011

Intervista a Silvia Cignoli, terza parte


Più che una domanda .. questa è in realtà una riflessione: Luigi Nono ha dichiarato “Altri pensieri, altri rumori, altre sonorità, altre idee. Quando si ascolta, si cerca spesso di ritrovare se stesso negli altri. Ritrovare i propri meccanismi, sistema, razionalismo, nell’altro. E questo è una violenza del tutto conservatrice.” … ora .. la sperimentazione libera dal peso di dover ricordare?

Esattamente per quanto succede nel rapporto con il passato (non possiamo prescindere da esso, dalla sua memoria conscia o inconscia), dal rapporto con la forma figurativa in arte (non possiamo creare nulla, neanche la forma più astratta, che non fondi le proprie radici nella nostra memoria immaginativa), anche la sperimentazione più ardita in musica è soggetta a una certa connessione con le reminescenze storiche, psicologiche, filosofiche, sociologiche, emotive del passato. Quindi ricordare è implicito anche nell’atto di una creazione contemporanea. La differenza è quella che i compositori di oggi sono maggiormente consapevoli della loro scelta di guardare oppure di slegarsi dal passato.
Ciò di cui parla Nono sembra più riferirsi a un certo tipo di atteggiamento che riguarda spesso le persone che si raffrontano con i linguaggi contemporanei. Riguarda principalmente coloro che credono che la musica debba essere in un determinato modo, debba divertire, intrattenere, rilassare, debba essere riconoscibile e riconosciuta e, quindi, rassicurante.
Ma la vera contraddizione sta nel fatto che c’è molto di più di noi stessi nell’arte contemporanea che in quella del passato. C’è tutto quello che noi siamo ora, nella nostra epoca. C’è tutto quello che di noi stessi riusciamo a vedere poiché quasi per definizione l’Arte è uno specchio su di noi. E questo emoziona, stordisce, incanta, affascina. Allora perché molte persone, anche musicisti, hanno questo rifiuto nei confronti dei linguaggi contemporanei se proprio in questi più che in altri essi si potrebbero riconoscere? La risposta potrebbe essere: perché in questi si potrebbero riconoscere. E il riconoscersi, il guardare a fondo dentro se stessi, implica fatica. Inoltre, per citare nuovamente Sciarrino, in ogni innovazione è presente una dose di trasgressione, e questo spaventa, perché automaticamente “aggredisce” le certezze di chi la recepisce. Non a caso un’enorme quantità di artisti del passato furono incompresi o sottovalutati nella loro epoca. Inoltre per le opere della contemporaneità ci deve essere, da parte di chi le recepisce, un maggiore senso critico, il coraggio di credere o non credere nel valore di una determinata opera, sopra la quale la storia, il giudizio degli esperti, il vissuto dell’uomo non hanno ancora fatto il loro corso. Per fare questo non è necessario altro, secondo me, che avere mente, orecchie e cuore aperti.

Qual è il ruolo dell’Errore nella tua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...

Errore può essere un’interferenza, due o più elementi che prima erano in gioco e poi arrivano a scontrarsi, in una collisione che genera nuova materia.
E’ proprio l’Errore materia prima per la creazione della musica Glitch, che basa la propria costruzione sull’utilizzo di errori digitali e analogici.
Coloro che hanno esperienza di improvvisazione sanno bene quanto da un errore possa nascere una nuova via creativa, e quanto questo possa dare una svolta al corso di un’esecuzione.

Parliamo di marketing. Quanto pensi che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Penso che sia molto importante essere in grado di autopromuoversi, poter quindi indirizzare in modo efficace le informazioni su chi siamo e cosa facciamo a chi pensiamo possa essere interessato. A farlo bene, insomma, può diventare un vero e proprio lavoro. Il problema è però che spesso non siamo preparati a farlo.

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Non so se mi sento nella condizione di dare consigli, tuttavia trovo, a un certo punto del proprio percorso, particolarmente importante chiedersi che ruolo si ha o si vuole avere rispetto a ciò che si è scelto di fare, e che apporto si può dare, nel proprio piccolo, alla musica, al di là del proprio, naturale, desiderio di successo. Penso che trovare una risposta a queste domande sia indispensabile per chiunque voglia intraprendere una carriera artistica.
Inoltre cercare sempre di valorizzare la propria originalità, evitare il rischio di appiattimento generato da certi ambienti chitarristici chiusi, dal continuo riproporre i soliti pezzi di repertorio, dalla smania di vincita dei concorsi che, come spesso sappiamo, premiano maggiormente musicisti tecnicamente perfetti ma senz’anima.

continua domani

mercoledì 16 marzo 2011

"Impro-interferenza sull'inno nazionale" di Sergio Sorrentino su AlchEmistica


"Impro-interferenza sull'inno nazionale" di Sergio Sorrentino

17 marzo 2011. 150° Anniversario dell'Unità d'Italia.


Fin troppe polemiche. Fin troppi discorsi. Fin troppa retorica.
Poi il suono, il Suono di una chitarra elettrica e di un drone elettroacustico. La musica. L'inno di Mameli. Sergio Sorrentino ci regala, regala a tutti noi un momento, un pensiero, un suono che è meditazione, emozione, innovazione.
Perchè al di là della politica, al di là della polemica, al di là della memoria e anche al di là degli uomini esiste e esisterà sempre la musica, un Suono che è oltre, che va oltre, che può pulire, innovare, rinnovare e segnare un nuovo percorso.
I tempi che viviamo ci mostrano ogni giorno che abbiamo bisogno di nuove idee, di innovare e di migliorare, di salire sulle spalle dei nostri padri e di guardare lontano.
La chitarra elettrica di Sergio Sorrentino reinterpreta l'Inno Nazionale rivestendolo di una veste nuova, mostrandolo in una luce nuova.
Da parte nostra, da parte di AlchEmistica i nostri ringraziamenti per aver scelto la nostra netlabel per diffondere questa idea, questo pensiero, questa nuova forma.

Andrea Aguzzi


"Lungi da me qualsiasi sentimento di nazionalismo ipocrita, bigotto e televisivo, ho voluto ridare drammaticità al suono dell'inno ed inserirlo nella contemporaneità tramite interferenze elettroniche, anamorfosi cromatiche e ritmiche.
Se è vero che l'inno rappresenta tutti noi, allora ne ho voluto dare una interpretazione spoglia, denudata dalla retorica.
Interpretazione nella quale rispecchiare il sacrificio dei giovani caduti per l'Unità italiana e nella quale potessero riconoscersi, in tempi di buio come questi, tutte le più sane realtà della cultura e della società civile odierna."

Sergio Sorrentino

Silvia Cignoli plays Electric Counterpoint (III) by Steve Reich

Intervista a Silvia Cignoli, seconda parte


Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novecento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Tu suoni sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … ti riconosci in queste parole?

Credo che, a dispetto di quanto sostenevano i futuristi, in musica, in arte, in tutto, il passato è qualcosa che è indispensabile conoscere. Inoltre la musica, come l’arte, non è fatta da compartimenti stagni. Per cui l’uomo, come osserva acutamente Sciarrino nel suo libro “Le Figure della Musica”, per costruire un’opera d’arte o un brano musicale (ma anche un’architettura o una decorazione) non fa altro che mettere in moto dei processi e dei meccanismi costruttivi che spesso evidenziano similitudini di forma e sviluppo anche in epoche storiche e contesti diversissimi. Per cui penso che un musicista dotato di un minimo di cultura e sensibilità possa calarsi senza troppi problemi in un brano rinascimentale piuttosto che in uno contemporaneo.
Dieci anni di studi tradizionali, come quelli da me compiuti, e la frequenza a corsi più specifici permettono di approfondire un po’ tutte le epoche, ma certo non bastano per ritenersi degli esperti di una o di un’altra epoca. Nel mio caso al momento sto seguendo quella che è la mia grande passione da quando ero piccola, la musica contemporanea. Anche se continuo ad amare molto suonare gli autori “classici” della chitarra, che formano per ora la parte preponderante del repertorio che eseguo con la bravissima flautista Cinzia Cruder, con la quale formiamo il Duo Antilia.

Hai partecipato a diversi corsi e masterclasses di perfezionamento sul repertorio dell’Ottocento, sul Tango, sulla musica antica, su quella contemporanea e sull’improvvisazione con i Maestri Maccari e Pugliese, Javier Pèrez Forte, Massimo Lonardi, Elena Càsoli, Arturo Tallini, Sharon Isbin, Aldo Minella. Hai partecipato a corsi estivi tenuti dai maestri Arturo Tallini, Giuseppe Pepicelli, Agostina Mari, Vittorio Casagrande, Enea Leone, Roberto Masala. Che ricordi hai di queste masterclass e di questi insegnanti? Chi ti ha colpito di più?

Inutile dirlo, ognuno di questi grandi artisti mi ha lasciato qualcosa di importante. Con la loro musica, la loro esperienza, il loro atteggiamento verso le cose, con frasi che hanno illuminato la mia ricerca come musicista.
Ma la persona che senza ombra di dubbio ha contribuito maggiormente alla mia formazione umana e artistica è colei che è stata la mia insegnante di chitarra per dieci anni, Paola Coppi, che mi ha accompagnata, instancabile, forte, generosa, appassionata, esigente, comprensiva, al mio diploma. Paola è stata una figura importantissima, capace di vedere dentro e oltre me, capace di essere severa e affettuosa allo stesso tempo, di non oscurare mai la mia personalità artistica ma di valorizzarne l’unicità. Dotata di una sensibilità umana e musicale fuori dal comune, è capace di far comprendere la Musica senza usare paroloni o filosofie, ma riuscendo a far parlare le dita dei suoi allievi. Non sarei mai stata quella che sono senza la sua preziosa presenza.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Il primo approccio con l’improvvisazione fu quest’estate a un corso estivo con Arturo Tallini. Ero completamente digiuna in materia e lui ha saputo esattamente come farmi entrare nello spirito dell’improvvisazione, ed è stato molto, molto divertente!
Per ora sto solo “assaggiando” questa pratica (a febbraio parteciperò a un concerto per la stagione Novecento e Presente a Lugano dove dovremo improvvisare su musiche di Caccini, Stefani, Bartok), ma spero di riuscire presto ad approfondire maggiormente l’argomento.
Non credo si possa parlare di vera improvvisazione nel repertorio classico anche se, allargando il significato del termine, in un certo senso in ogni concerto e ogni volta che suono c’è un’ alta dose di imprevedibilità, per cui potrei affermare che la mia interpretazione dei brani che eseguo è, molto spesso, improvvisata.
Certo nella musica antica, nel Barocco e fino all’Ottocento sappiamo bene che spesso le note scritte erano molte meno di quelle che poi uscivano dalla bocca di un cantante o dall’arco di un violino, ma non dobbiamo dimenticare che queste prassi erano normali all’epoca, quindi erano in un certo senso codificate ed entravano a far parte del “gergo” dei musicisti. Per cui mi sembra un po’ azzardato parlare di vera e propria improvvisazione che, nel mio immaginario, ha una connotazione molto più libera.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Ci troviamo in un’epoca privilegiata rispetto al passato proprio perché possiamo disporre facilmente di materiale storico. Prima l’interesse per la riscoperta del passato era molto inferiore rispetto a oggi e fino all’avvento delle nuove tecnologie (cd, internet,..) anche lo studio era molto meno agevole.
La fruibilità di spartiti e registrazioni che circolano in rete e nei negozi permettono ad ognuno di noi di avere fra le mani molto facilmente spartiti e registrazioni, ma tutt’altra cosa è capirle a fondo. Per fare questo è necessario studio e approfondimento. Ed esistono sempre più persone che decidono di dedicarsi allo studio della musica del passato e che ci mettono a disposizione il frutto del loro lavoro.
In conclusione, quella della globalizzazione è una componente della nostra epoca dalla quale non possiamo prescindere, ma che dobbiamo saper sfruttare a favore della nostra conoscenza e della nostra arte.
Se un musicista o compositore ha alle spalle una certa sensibilità e coscienza musicale, questo problema non esiste.

continua domani

martedì 15 marzo 2011

Silvia Cignoli plays "Nightly" by A. Tremolada

Intervista a Silvia Cignoli, prima parte


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato? Qual è il tuo background musicale?

Credo che parlare di amore per la chitarra nel mio caso non sia del tutto corretto. Considero la chitarra solo un mezzo, il mio mezzo privilegiato per accedere a un mondo personale di suggestioni.
Vengo da una famiglia completamente estranea al mondo dell’Arte, ma furono i miei genitori, con grande intelligenza e sensibilità, a indicarmi la possibilità di cominciare a studiare chitarra. Ma non mi sono mai sentita “solo”chitarrista: ho infatti alle spalle una maturità artistica e un anno di frequenza alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti, con indirizzo Fashion and Textile Design) di Milano. Un giorno, impaziente di acquisire fra le mie mani e dentro di me le capacità per esprimere me stessa, capii che dovevo fare una scelta, e scelsi la musica.
Ricordo, intorno ai dodici-tredici anni, degli ascolti che furono come folgorazioni: i primi furono la “Sagra della Primavera” di Stravinskij e il “Pierrot Lunaire” di Shoeberg. In seguito il “Choro da Saudade” di Barrios. Suonavo la chitarra da un paio d’anni e in seguito mi iscrissi alla Civica Scuola di Musica di Milano e feci i tradizionali esami di Conservatorio.
Attualmente suono una chitarra del bravissimo Angelo Vailati e ne ho suonata per diversi anni una di Lucio Carbone.

Ti sei diploma brillantemente come privatista al Conservatorio G. Verdi di Milano e attualmente frequenti il Master of Arts in Music Performance al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano sotto la guida di Massimo Laura. Come ti trovi in Svizzera? Vuoi parlarci di questo Master?

Lugano è nella Svizzera Italiana, per cui molte cose sono simili all’Italia. Tuttavia per molti aspetti si respira un’aria diversa, un ordine maggiore.
Ho scelto di iscrivermi al Master di Lugano principalmente per il fatto che è un conservatorio che presta molta attenzione alla musica contemporanea e perché è centro di iniziative uniche nella branca della musica contemporanea, come per esempio la stagione “Novecento e Presente” o i vari festival gestiti in maniera intelligente, creativa e fresca. Posso dire che questo ambiente mi sta dando la possibilità e le risorse per realizzare i miei progetti, anche quelli meno tradizionali.
E poi c’è l’ottimo rapporto umano-artistico con il mio insegnante principale Massimo Laura.

So che stai frequentando, presso l’ IRMus, il corso di chitarra elettrica per la musica contemporanea sotto la guida di Francesco Zago. Trovo eccezionale la presenza di un corso per la chitarra elettrica segno evidente che la musica contemporanea sta ormai appropriandosi di strumenti che appartengono e provengono da altri generi musicali, come funziona questo corso?

Eccezionale è anche il fatto che la Scuola Civica di Milano abbia avuto, prima di altri, il coraggio di investire su un corso così “all’avanguardia”. E il fatto che a insegnare sia un bravissimo musicista e compositore, non un chitarrista classico prestato all’elettrica, ma un chitarrista elettrico autentico che (nonostante gli studi di conservatorio) ha sempre fatto parte del mondo del rock contemporaneo e della musica contemporanea in generale.
Il corso prevede lezioni individuali e collettive di chitarra elettrica di repertorio contemporaneo.

Hai realizzato di recente una uscita discografica con AlchEmistica, la nostra netlabel dedicata alla musica classica e contemporanea, ci vuoi parlare di questo tuo progetto? Come hai scelto i brani?

“Fuoco Pallido” di Francesco Zago e “Nightly” di Andrea Tremolada sono brani a cui sono molto affezionata. Ne ho seguito la nascita e lo sviluppo, li ho studiati, ne ho discusso coi compositori e ho cercato sempre di stabilire un equilibrio fra quello che loro e la loro musica mi chiedevano e quello che io volevo da essa cercando in questo confronto delle assonanze, delle connessioni con il mio personale mondo immaginativo ed emozionale. Lavorare a contatto coi compositori è una delle cose che preferisco!
La Fantasia su Temi del Trovatore di Mertz mette in luce il mio grande interesse per l’opera lirica. In passato andavo spessissimo alla Scala, e sono sempre rimasta affascinata da quell’abnorme macchina che è il teatro d’opera: le scene, i costumi, i drammi, i cantanti che sono anche attori, le trame pittoresche delle opere italiane, il grande sipario rosso..
“…che move il sole e le altre stelle” di Simone Fontanelli è un brano che amo perché evidenzia un aspetto dolce ed etereo della chitarra e del mio modo di godere lo strumento, fatto di risonanze, piccole cellule, pochi palpiti, densità dell’assenza, silenzi morbidi sopra e sotto i suoni.

continua domani

lunedì 14 marzo 2011

Astor Piazzolla - Cafe 1930 from Histoire du Tango (Cruder, Cignoli)

Silvia Cignoli: Biografia


È nata a Milano nel 1985. Frequenta l’ Accademia Internazionale della Musica di Milano (ex scuola civica) e nel 2008, sotto la guida dell’ insegnante Paola Coppi, si diploma brillantemente come privatista al Conservatorio G. Verdi di Milano.

Attualmente frequenta il Master of Arts in Music Performance al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano sotto la guida di Massimo Laura.

L’interesse per la musica contemporanea la spinge ad entrare tra il 2006 e il 2008 nell’ensemble dell’IRMus (Istituto di Ricerca Musicale) dell’ Accademia Internazionale della Musica diretto dal maestro Renato Rivolta.

Attualmente frequenta, presso l’ IRMus, il corso di chitarra elettrica per la musica contemporanea sotto la guida di Francesco Zago.

È la dedicataria del brano “Fuoco Pallido” per chitarra classica ed elettronica di Francesco Zago e del brano “Nightly” per chitarra amplificata di Andrea Tremolada, premiato al concorso di composizione G. Petrassi indetto dal conservatorio di Santa Cecilia a Roma.

Nel 2010 è vincitrice del Premio Speciale Novecento per l’interpretazione di un brano contemporaneo al Concorso Luigi Nono di Venaria Reale con “Nightly” di Andrea Tremolada.

Nel 2009 e nel 2010 ha preso parte a concerti diretti da Francesco Bossaglia, Arturo Tamayo e Omar Zoboli presso la Radio della Svizzera Italiana per la prestigiosa stagione “Novecento e Presente” indetta da Piergiorgio Bernasconi.

Nel 2010 collabora con l’Ensemble Laboratorium presso il Conservatorio della Svizzera Italiana e prende parte al festival di musiche contemporanee orientali Wasabi suonando un brano di nuova composizione di Gabrielle Brunner.

Ha partecipato attivamente a diversi corsi e masterclasses di perfezionamento sul repertorio dell’Ottocento, sul Tango, sulla musica antica, su quella contemporanea e sull’improvvisazione con i Maestri Maccari e Pugliese, Javier Pèrez Forte, Massimo Lonardi, Elena Càsoli, Arturo Tallini, Sharon Isbin, Aldo Minella. Ha partecipato ai corsi estivi di Montemonaco “Dalla musica al gesto, alla musica” tenuti dai maestri Arturo Tallini e Giuseppe Pepicelli vincendo un concerto in qualità di migliore allieva e a quelli tenuti da Paola Coppi, Agostina Mari, Vittorio Casagrande, Enea Leone, Roberto Masala.

Ha partecipato dal 2008 ad alcuni concorsi per la categoria concertisti senza limiti di età, classificandosi sempre fra i primi posti: nel 2008 al concorso Rocco Peruggini di Locate Triulzi (MI); nel 2009 al concorso Rospigliosi di Lamporecchio (PT), al concorso Roberto Pinciroli a Pavia e al concorso Città di Voghera (PV).

Partecipa a diversi eventi culturali a Milano come i “Break in musica” allestiti nelle piazze milanesi, ha suonato durante la mostra espositiva di Juan Mirò presso la fondazione Mazzotta, all’Università Statale di Milano e all’Accademia Internazionale della Musica per la rassegna “Notturni in Villa”, nonché in numerosi auditori; si è esibita a Londra presso la Mary Queen University, in varie località ticinesi della Svizzera e in Italia a Milano, Maccagno (VA) , Varese, Montemonaco (AP), Sant’Albano (PV).

Tra il 2003 e 2004 è stata membro dell’Orchestra di chitarre Centocorde diretta da Guido Muneratto.

Collabora dal 2006 con l’Atelier Chitarristico Laudense, per il quale ha tenuto più volte concerti a Lodi e località limitrofe in qualità di solista, anche all’interno dell’importante stagione concertistica.

E’ insegnante di chitarra dal 2005 e attualmente insegna in due scuole di musica a Milano.

http://www.myspace.com/silviacignoli
http://www.youtube.com/user/silviacignoli85?feature=mhum
http://www.antiliaduo.com/

domenica 13 marzo 2011

Silvia Cignoli: “secondary colours inspire me more than primary ones” su AlchEmistica


Settima realise per AlchEmistica!
La nostra piccola netlabel sta poco a poco raccogliendo nuovi consensi e collaborazioni. E' la volta di Silvia Cignoli, giovane chitarrista classica votata alla musica contemporanea. Il suo “disco” per AlchEmistica “secondary colours inspire me more than primary ones” , titolo che riflette il suo interesse per la pittura e per le arti figurative.
Silvia riesce in questa realise a unire tra loro due repertori diversi e apparentemente inconciliabili, quello classico espresso dal brano "Il Trovatore" di J. K. Mertz e quello contemporaneo composto dai tre brani di Simone Fontanelli, Francesco Zago e Andrea Tremolada, che AlchEmistica ha il piacere e l'onore di presentare in anteprima assoluta grazie alla liberatoria concessa dagli autori e dall'interprete in via assolutamente esclusiva nei confronti della S.I.A.E.
Un gesto di grande generosità e di grande impegno artistico: “secondary colours inspire me more than primary ones” ci ricorda a ogni nota che la musica, quella suonata con passione, intelligenza e creatività non ha bisogno di essere divisa in generi. Il resto è solo merce.



Silvia Cignoli: “secondary colours inspire me more than primary ones”

1) "...che move il sole e le altre stelle" di Simone Fontanelli
2) "Fuoco Pallido" di Francesco Zago
3) "Nightly (Night Fragments) di Andrea Tremolada
4) "Il Trovatore" di J. K. Mertz

Di che musica sei? Programmazione musicale dal 14 al 19 marzo




Di che musica sei?

Programazione musicale dal 14 al 19 marzo 2011

Questa settimana intervista lunedì 14 a Lucia D'Errico!

Su Radio Voce della Speranza