domenica 23 gennaio 2011
Tibi: nuovo cd/dvd per Paolo Angeli
Paolo Angeli - Ritagli di Tempo
sabato 22 gennaio 2011
IKONA GALLERY: LUIGI VIOLA KADDISH Mercoledì 26 gennaio

In Kaddish Luigi Viola tocca le corde più sensibili della propria poetica, segnando una tappa emblematica del proprio viaggio nella memoria. I lavori qui raccolti sono stati realizzati in
Polonia nel 2010 e sono il frutto, come sottolinea l’artista stesso, di una riflessione radicale sul tema del dolore, dell’itinerario dell’uomo non soltanto nella sofferenza più cieca ma nel completo annientamento e privazione della propria umanità, un viaggio inconfrontabile “ai confini dello spirito” ( secondo l’espressione di Jean Améry ) che, allo stesso tempo, ci permette di accedere alla vastità del sacro, inteso anzitutto come inesausta interrogazione sul senso.”
Giorgio Tortora: "Races, Sliwowitz & anomalous Smiles" for 4 guitars
venerdì 21 gennaio 2011
Recensione di Sharp? Monk? Sharp! Monk! di Elliott Sharp (2006, Clean Feed Records)

Questo è il terzo cd registrato da un chitarrista e dedicato alla musiche del grande Thelonius Monk che ascolto e recensisco negli ultimi due anni .. ma cosa ha la musica di questo pianista, di questo nume tutelare del jazz per affascinare così i chitarristi e invitarli a misurarsi sulle strane alchimie dei suoi standards?
Questa volta è il turno di Elliott Sharp, curioso guitar geek dalla testa aerodinamica e dal talento inconfondibile. Vero veterano “laurea honoris causa” della scena downtown anni ottanta, Sharp ha saputo intelligentemente e creativamente distribuire il proprio talento tra composizioni di musica contemporanea per quartetti d’archi, quintetti blues hard-core, elettronica, musica orchestrale, colonne sonore, jazz d’avanguardia e utopie chitarristiche, il tutto senza mai un passo falso e guadagnandosi una reputazione perfetta e intaccabile e una discografia a dir poco chilometrica.
Ecco perché questo disco con cinque brani di Monk completamente rivisitati per solo chitarra acustica mi attira così tanto: speravo in una nuova visione, in una nuova originale prospettiva musicale. E non ne sono rimasto deluso. Se dovessi fare una paragone architettonico questo disco sta al modo “classico” di intepretare Monk come il Museo Guggenheim di Bilbao di Frank Gehry sta a quello di New York progettato da Frank Lloyd Wright: un colpo di vento, nuove possibilità, nuove idee. Già suona come una dichiarazione di intenti il fatto che diversamente da altre cose di Sharp qui non troviamo effetti di computer, noise o i feedback lancinanti a cui noi suoi devoti siamo da tempo abituati, ma il “semplice” suono di una chitarra acustica.
Mentre la musica di Monk sarà sempre il “Monk” universale, qui Sharp la reinterpreta con le sue dita immerse nel mondo folk, quasi apalachiano, del fingerpicking. Sicuramente le sue immersioni nel blues con la band Terraplane hanno lasciato il segno dato che Bensha Swing sembra suonata da Woody Guthrie e Epistrophy balla sul manico della sua chitarra a una velocità che la rende improvvisamente irriconoscibile. Certo i puristi del jazz come Wynton Marsalis ci troveranno molto da dire, ma questo non è Monk in naftalina ma è Sharp che suona il “suo” Monk! In che altro modo potreste sentire Monk suonato con una tagliente chitarra slide? E che dire di ‘Round Midnight? Tutta la storia del jazz è pronta a giudicare un musicista per come suona questo standard. Sharp riesce a fornirne una lettura allo stesso semplice ma completamente estraniante, una revisione completa uscendo completamente da qualsiasi canone e lasciando a bocca aperta l’ascoltatore.
Ho deciso di amare moltissimo questo disco, che tra l’altro viene proposto in un confezione cartonata bellissima, un richiamo irresistibile per un feticista del disco come in sottoscritto. Lunga vita Mr. Sharp!
giovedì 20 gennaio 2011
Giornata della Chitarra Classica 29 gennaio 2010

Giorgio D'Ambrosio
Iniziativa: "GIORNATA DELLA CHITARRA CLASSICA"
1) Dare alla possibilità al chitarrista classico che ne sente la necessità di esibirsi davanti ad un pubblico.
2) Far conoscere la chitarra classica in larga scala.
L'EVENTO
Consiste in una giornata al mese dedicata alla chitarra classica.
Qualunque chitarrista classico può presentare un programma da concerto della durata massima di 30 min. Il pubblico sarà formato dagli altri musicisti e da chi semplicemente vuole partecipare come spettatore.
La durata massima dell'evento è di 3 ore. E' gradita la partecipazione per tutta la durata.
Nel caso la il totale delle esibizioni sforasse dalle 3 ore, gli organizzatori si preoccuperanno di ridurre le singole durate delle esibizioni con l'accordo dei musicisti.
Gli organizzatori si occupano di creare un programma della giornata e di tenerlo aggiornato nella pagina di Facebook relativa all'evento di quel mese. Prima del concerto il programma viene "bloccato" e si esegue così come scritto. Solo gli organizzatori possono modificare il programma.
Il programma del concerto è libero (dalla musica antica alla contemporanea, riarrangiamenti propri o proprie composizioni) e può includere anche formazioni da camera.
Non saranno tenute lezioni di nessun genere e sarà proibito pubblicizzare attività al di fuori dell'attività stessa o fare annunci al pubblico di tali attività.
la sede e le date sono in fase di definizione.
PARTECIPAZIONE
La partecipazione dei musicisti e degli uditori (chiunque fosse interessato è ben accetto) è gratuita, ma, è richiesta da parte di tutti la collaborazione nel pubblicizzare l'evento e nell'invitare altre persone di modo che i musicisti abbiano la possibilità di suonare davanti ad un pubblico gremito.
Può partecipare all'evento in qualità di spettatore chiunque sia interessato ad ascoltare della buona musica.
Chi fosse interessato a partecipare contatti pure gli organizzatori.
mercoledì 19 gennaio 2011
“White Sounds”, Lanterna Rossa

giovedì 20 gennaio 2011_ 21.00
Conservatorio della Svizzera italiana
entrata libera
Dopo il successo del precedente evento firmato Lanterna Rossa, dove il pubblico ha avuto modo di partecipare ad una vera e propria art experience, tornano in scena musica, video e teatro sapientemente intrecciati dal visionario regista Fabrizio Rosso e la sua equipe di lavoro del Conservatorio della Svizzera italiana in collaborazione con il visual designer Roberto Mucchiut.
Con “White Sounds”, Lanterna Rossa lascia l’inferno di “Diavoli&Demoni” e si avventura in un’esplorazione del bianco e dei suoi significati.
L’evento è scandito dal ritmo del giorno e della notte.
La fase notturna, di un bianco lunare, arriva con l’Inverno di Vivaldi, un vero e proprio paesaggio sonoro sospeso, una dimensione senza gravità. Ascolteremo L’esplorazione del bianco di Salvatore Sciarrino, mentre alcuni frammenti del film Sogni di Akira Kurosawa ci faranno incontrare Yuki-onna, la donna delle nevi.
Sarà poi il giorno, dal bianco solare e accecante. Con esso l’opportunità di riflettere sui suoni bianchi ossia l’azzeramento di tutte le frequenze che danno come risultato il rumore bianco.
Si tratta dello stesso fenomeno che possiamo osservare nei colori, che mescolati insieme producono il colore bianco.
Ascolteremo quindi Third born unicorn di Giovanni Verrando, brano dalla candida violenza e vedremo scene tratte dal film Angelic Conversation di Derek Jarman dove il bianco si eleva alla purezza.
Alva Noto, le cui creazioni musicali sono costruite a partire dal rumore bianco, farà da cornice a tutto lo spettacolo. Anche il pubblico sarà parte dell’opera per eliminare i limiti di un contesto ormai desueto, il palcoscenico e la platea.
Verranno forniti camici bianchi da indossare prima di prendere posto e con dei metronomi gli spettatori realizzeranno la messa in scena del pezzo di György Ligeti, Sinfonia per 100 metronomi.
Immancabile, al termine del visual concert, la proposta di un piatto declinato secondo il tema del bianco. Lanterna Rossa è un progetto di Spazio21 del Conservatorio della Svizzera italiana. Spazio21 è nato per coordinare e stimolare le
attività interdisciplinari e quelle legate in particolar modo alla creazione contemporanea.
Interpreti
Maristella Patuzzi, violino
Barbara Zanichelli, soprano
Gruppo Barocco
Alberto Franchin, violino primo
Tiziano Baviera, violino secondo
Juan Sciuchez Mouhel, viola
Kerem Brera, violoncello
Beniamino Calciati, clavicembalo
Gruppo Sciarrino
Désirée Albicker, violino
Gabriele Gardini, flauto
Matteo Marca, sax baritono
Silvia Cignoli, chitarra
Attori e performer
Pietro Luca Congedo, Norris
Laura Chareun, Siria Medici, Figuranti Bianche
Roberto Mucchiut, video e light design
Fabrizio Rosso, regia
Giovedì 20 gennaio _21.00
Conservatorio della Svizzera italiana
Lugano
Entrata libera
martedì 18 gennaio 2011
Attività e Masterclass Conservatorio di Udine 2011

Recensione di “Sambossa” (E. Geszti, D. Lazzari) di Leonardo De Marchi

lunedì 17 gennaio 2011
Recensione di Bruno Bettinelli Complete Works for Guitar di Davide Ficco (2011 Naxos 9.70026)

Davide Ficco ritorna con una nuova prova discografica con questo cd fresco di stampa per la prestigiosa casa discografica Naxos, etichetta che negli ultimi anni sembra essersi riservata il ruolo di presentare e imporre al pubblico una serie di opere e di compositori per chitarra contemporanei di alto livello e profilo.
Dopo la monografia su Carlo Mosso uscita nel 2003 per
L'opera di Bruno Bettinelli discende direttamente dalla ricerca di uno spazio strumentale “puro”, non melodrammatico né eccessivamente melodico, perseguita in Italia dalla precedente eccezionale generazione di compositori che comprendeva Casella, Malipiero, Ghedini e Petrassi, generando una scrittura rigorosa e stringata, asciutta, ritmicamente (precisa e) ben definita, ma allo stesso tempo ariosa e cromaticamente intensa, che i chiaroscuri della chitarra sa interpretare con proprietà ed eleganza
Un’opera monografica rigorosa che conta ben 30 tracce, per una durata complessiva di quasi 74 minuti. (praticamente) In questo cd c’è un intero universo musicale, l’intera ricerca personale, durata una vita, di uno stile unico, al di fuori di qualunque rigida scuola o moda musicale; una via, che sa di una Milano che parla ancora delle nebbie dei Navigli, che mostra una gentile tenacia, una educata laboriosità, una tranquilla modestia.
Davide Ficco ha saputo avvicinarsi con rispetto e sincerità a questa forma mentis incidendo con la sua chitarra un lavoro splendido che spero, contando sulla distribuzione internazionale che
Per ulteriori informazioni: http://www.naxos.com/catalogue/item.asp?item_code=9.70026
domenica 16 gennaio 2011
Di che musica sei? Programazione musicale dal 18 al 22 gennaio
sabato 15 gennaio 2011
venerdì 14 gennaio 2011
Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, quarta parte

giovedì 13 gennaio 2011
Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, terza parte

mercoledì 12 gennaio 2011
Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, seconda parte

martedì 11 gennaio 2011
Di che musica sei? Programazione musicale dal 10 al 15 gennaio
Maurizio Pisati 15 gennaio 2011Bologna, Museo della Musica - Sala Eventi, Strada Maggiore 34 h.17.00

15 gennaio 2011Bologna, Museo della Musica - Sala Eventi, Strada Maggiore 34 h.17.00
Maurizio Pisati
PARAFRASI SCARLATTA
per Chitarra e Contrabbasso
• K141-Allegro. Dapprima originale, poi traduzione e ora parafrasi. Lo stesso pezzo ma non la stessa musica: una sintassi differente e “scarlatta” come una rosa, un "verbo" da arrossire, o una malattia infantile, che prenderemo tra il finire dell’inverno e l’inizio della primavera.
• Prima esecuzione
Walter Zanetti, Chitarra ed Emiliano Amadori,Contrabbasso
• Voci del contemporaneo a cura di Exitime e Museo Internazionale e Biblioteca della Musica
FontanaMix/Solisti
Walter Zanetti; Chitarra, Emiliano Amadori, Contrabbasso; Irene Puccia, Pianoforte
Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, prima parte

Leonardo De Marchi: Com'è nato il tuo amore per la musica e per la chitarra?
Daniele Lazzari: Il desiderio di suonare uno strumento musicale è nato ascoltando mia sorella suonare il pianoforte (lei già prendeva lezioni da qualche anno). Inoltre, ascoltavo gli LP di musica sinfonica che erano in casa. Con i miei risparmi comprai una chitarra classica “Clarissa”. Probabilmente della chitarra mi affascinava il suono e la possibilità di portarla agevolmente ovunque, a differenza del pianoforte che ugualmente mi attirava. Non conoscevo bene la chitarra come strumento classico e quando nella scuola di musica il mio insegnante me ne fece conoscere le potenzialità me ne innamorai definitivamente.
LDM: Con chi hai portato avanti il tuo percorso? Quali esperienze didattiche (e non solo) ti hanno segnato di più? Come mai le ritieni importanti?
DL: Durante gli anni ho incontrato tanti bravi insegnanti, fra cui alcuni pianisti che frequentavo e che mi permettevano di assistere alle loro lezioni. Con alcuni si è instaurato un rapporto di amicizia durevole. Per quanto riguarda la chitarra devo molto ad Arturo Tallini e Giuseppe Pepicelli sotto la cui guida ho preparato rispettivamente il Diploma ed il Master ad indirizzo interpretativo. Naturalmente ho seguito come allievo effettivo molte master-class di chitarra ma anche di altri strumenti da uditore. Fra i chitarristi, l'incontro con Carlo Marchione si è rivelato illuminante: uno stimolo importante per tutto il lavoro che ho fatto da quel momento in poi. Ho studiato per tanti anni il Metodo Feldenkrais con Pepicelli approfittando di questa sua dualità di Maestro di Chitarra e Feldenkrais che egli mirabilmente coniuga. Per qualche anno sono stato studente di Canto al seguito di vari maestri, fra cui ricordo con molto affetto Pino Coluzzi di cui apprezzo l'instancabile entusiasmo e la profonda conoscenza della tecnica di emissione. Mi sembra quasi impossibile enumerare tutte le esperienze che in qualche modo ritengo formative per me stesso nell'arco di più di vent'anni, ma sono certo del fatto che quello che è presente nella musica che suono, raramente è giunto alla mia attenzione attraverso il convenzionale percorso di studio. La mia formazione musicale è stata tortuosa fino a quando non ho deciso, con grandi sacrifici, di andare a cercare ciò di cui avevo bisogno. Una delle più importanti esperienze è stata forse l'incontro con Júlia Alexa, una pianista ungherese di enorme talento che quotidianamente da qualche anno mi comunica il suo sapere e mi aiuta a crescere. Doppia fortuna, visto che è diventata anche mia moglie!
LDM: Quando si parla con un artista si è sempre curiosi di conoscere il suo immaginario e, più in generale, quali esperienze intellettuali lo hanno costruito e lo alimentano. Di conseguenza voglio porti due domande. La prima: quali generi musicali ascolti? Suoni o ti interessano altri strumenti musicali?
DL: Naturalmente mi capita di ascoltare altri generi musicali ma principalmente preferisco ascoltare la musica classica, possibilmente suonata dal vivo. La città in cui vivo, Budapest, è molto attiva da questo punto di vista e spesso vado ai concerti. L'opportunità di ascoltare i migliori interpreti del mondo, solisti o orchestre che siano, è per me la maggior fonte di ispirazione, forse l'esperienza intellettuale principe.
Come ho accennato prima, ho studiato canto per qualche anno. Ho voce di tenore e da qualche anno faccio parte del Coro della “Filarmonica Santo Stefano Re d'Ungheria – Zuglói Filharmónia” di Budapest che svolge intensa attività concertistica che mi ha permesso di partecipare a numerosi eventi di portata internazionale sotto la direzione di personalità come Zoltán Kocsis, Ken-Ichiro Kobayashi, Yuri Simonov, Gergely Menesi solo per citarne alcuni. E' meraviglioso prendere parte all'esecuzione dei pezzi con coro più significativi di Bach, Haendel, Purcell, Mozart, Haydn, Beethoven, Honegger, Orff, Bernstein, Frigyes, Borodin, Kodály etc. che normalmente un chitarrista non ha modo di vivere dall'interno di un'esecuzione.
LDM: La seconda: hai vissuto e/o vivi altre esperienze intellettuali oltre alla musica? Come le vivi? In che modo secondo te possono conciliarsi (sempre se possono farlo) con la tua ricerca artistica?
DL: Sono stato studente di Chimica all'Università a un passo dalla laurea: all'ultimo anno ho abbandonato per dedicarmi definitivamente soltanto alla musica. Amo molto leggere e sono un appassionato di cinema. Anni fa amavo disegnare e dipingere: è un'attività che desidero riprendere. Ritengo che ogni attività intellettuale in generale faccia parte della ricerca artistica ed accresca in qualche modo l'immaginazione. Ma, per quanto mi riguarda, hanno un ruolo fondamentale anche le esperienze affettive, l'amicizia, la curiosità verso il prossimo.
continua domani
lunedì 10 gennaio 2011
Daniele Lazzari: Biografia

Daniele Lazzari, lucano, vive e lavora a Budapest. Ha vinto premi in concorsi musicali nazionali ed internazionali a Padova, Salerno, Lecce, Rionero, Ancona, Taranto e Roma. Ha conseguito i titoli accademici sotto la guida di Arturo Tallini e Giuseppe Pepicelli. Inoltre, si è perfezionato con Carlo Marchione, Michelangelo Severi, Giampaolo Bandini (Italia), Fabio Zanon (Brasile), Sandor Szilvagyi, József Eötvös (Ungheria), Thomas Muller-Pering (Germania), Alberto Ponce (Spagna) e Sharon Isbin (USA).
Nel 2002 si diploma in Chitarra al Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza. Nel 2004, vincitore di una borsa di studio dell'Unione Europea, si iscrive al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia dove, due anni dopo (primo chitarrista in Italia), consegue il Diploma Accademico di Secondo Livello in Discipline Musicali - Indirizzo Interpretativo con il massimo dei voti, una tesi sull'estetica delle opere per chitarra di Manuel Ponce ed un concerto monografico dedicato al compositore.
Nel 2006 si trasferisce in Ungheria dove si inserisce attivamente nella vita artistica e musicale. Nel gennaio 2008 lo Stato Ungherese gli riconosce ufficialmente la professione di Insegnante di Chitarra e Concertista. Nello stesso anno gli viene conferita la cattedra di Docente di Chitarra presso le Scuole Statali “Kodály Zoltán” Gimnázium és Zeneiskola e “Czövek Erna” Zeneiskola di Budapest.
Oltre ad insegnare, svolge attività concertistica principalmente in Ungheria ed occasionalmente all'estero (Austria, Germania, Belgio, Regno Unito, Svizzera, Sud Corea). In Italia ha tenuto concerti a Padova, Venezia, Reggio Emilia, Roma, Potenza, Salerno, Bari, Ascoli Piceno, Ancona, Bologna.
Negli ultimi anni è stato invitato a tenere concerti in luoghi prestigiosi e suggestivi, fra cui si menzionano: l'Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, il New York Kávéház di Budapest, il Béla Bártok Concert Hall di Budapest, il Festetics Castle di Keszthely, il Ceramic Palace Hall di Seoul, la Gstaad Chapel.
In ambito cameristico vanta numerose produzioni collaborando con Luca Fabrizio (chitarra), Eun Kyong Suh (canto), Giuseppe Coluzzi (canto), Varina Fortin (violino), Noriko Ogawa (canto), Emőke Geszti (flauto), Júlia Alexa (pianoforte), il Trio Extol, il Quartetto Estampas.
Ha inciso due CD: “Sambossa”, nel 2007 (in collaborazione con la flautista ungherese Emőke Geszti), contenente musiche di Piazzolla, Cardoso, Machado, Pujol, Kleynjans e “Classical Guitar Jewels”, nel 2008, contenente alcuni dei capolavori del repertorio chitarristico del primo '900 di autori quali: Villa-Lobos, Torroba, Barrios e Ponce. Quest'ultimo CD, presentato ufficialmente a Seoul, attualmente disponibile quasi esclusivamente in internet*, ha ricevuto e riceve largo consenso e apprezzamento sia da parte degli specialisti del settore che da parte di entusiasti appassionati di musica classica.
domenica 9 gennaio 2011
VIII Segovia Day Bergamasco


Curriculum maestro chitarrista Giuliano Belotti
Evento
sabato 8 gennaio 2011
Venerdì 10 dicembre, puntata di frammenti dedicata alla storia di Elena Padovani
Venerdì 10 dicembre, puntata di frammenti dedicata alla storia di Elena Padovani
Proveremo a raccontare la sua storia di concertista e didatta aiutate da un suo allievo, Walter Salin, e da alcuni studi su di lei raccolti nel volume “Romolo Ferrari e la chitarra in Italia nella prima metà del Novecento”.
Ascolteremo una sua registrazione d’epoca del concerto per chitarra e orchestra di Boccherini (gentilmente inviatoci da Giuseppe Idone), provando a domandarci quanto il fatto di essere una donna possa aver inciso nella sua carriera
Alfonsina y el mar è il brano dedicato da Ariel Ramirez e Felix Luna a Alfonsina Storni, alla chitarra Gilbert Imperial
il brano è eseguito con una chitarra di Miguel Simplicio del 1929
venerdì 7 gennaio 2011
Recensione di Grondona plays Bach di Stefano Grondona, Stradivarius, 2010 (STR 33868)

Immancabile e puntuale come da un paio d’anni iniziamo il 2011 con la recensione dell’ultima fatica discografica del Maestro Stefano Grondona che idealmente fa da “cerniera musicale” tra il vecchio e il nuovo anno.
Dopo una lunga serie di cd dedicati all’esplorazione delle musiche della figura di Llobet e la monografia di un anno fa dedicata a Albeniz, Grondona sembra aver deciso una pausa di riflessione optando per le musiche di quello che viene da più parti indicato come il più grande compositore di ogni tempo: J.S. Bach.
La scelta non è sicuramente frutto di un passo casuale o di un momento di bizzarria, in un certo senso mi sembra come se Grondona avesse deciso di tirare una linea, incidere un momento particolarmente importante nella sua carriera di interprete confrontandosi con un compositore la cui genialità è riuscita a superare la prova dei tempi dimostrando sempre una costante, a volte ingombrante, attualità.
E’ l’arte della trascrizione che sembra aver raggiunto in Bach la sua vertigine più elevata. Pur non avendo mai scritto per chitarra il musicista che sceglie la nostra amata sei corde ha ormai a disposizione una interessante letteratura in grado sia di soddisfare i palati più raffinati ma anche di impensierire gli esecutori più capaci. Bach crea dei problemi, impone all’interprete delle risposte interiori che non si possono non affrontare, esige una qualità sonora elevatissima e una capacità di riflessione intensa e precisa. Bach non perdona.
Grondona in questo cd dimostra di saper abbondantemente padroneggiare l’ipertesto bachiano delle trascrizioni: Toccata BWV 914 in mi, Preludio BWV 999 (1725) in do, Fuga del Signore Bach BWV 1000, Preludio fuga e allegro per liuto BWV 998 in MI, Quaderno di Anna Magdalena Bach (1725), e le Variazioni Goldberg BWV 988 sono le musiche con cui la sua Torres si confronta alla ricerca di una nuova strada, di una nuova personale interpretazione, di una nuova visione poetica di concetti musicali che non sentono minimamente sulle loro spalle e sui loro pentagrammi il peso dei secoli. Non sono mai riuscito a spiegarmi razionalmente come Bach sia riuscito nell’intenso miracolo di rendere la propria musica unica e allo stesso tempo immediatamente riconoscibile indipendentemente dallo strumento che lo suoni e la chitarra di Grondona aggiunge nuova materia e nuovo peso a questa domanda.
Un nuovo cd, forse una nuova strada, forse un punto di riflessione in attesa di un nuovo slancio creativo. Bach sembra essere la personalità giusta con cui confrontarsi per allestire un nuovo vibrante, elegante edificio sonoro.
Qualità di registrazione come sempre eccellente!
Per chi volesse approfondire: http://www.stradivarius.it/scheda.php?ID=801157033868600
mercoledì 5 gennaio 2011
Ensemble Phoenix Basel in concert
domenica 2 gennaio 2011
Ipazia Podcast







