martedì 12 ottobre 2010

Intervista a Petra Polackova di Giuseppe Chiaramonte, prima parte


Giuseppe Chiaramonte: Hai inziato molto presto lo studio della chitarra, all’età di sei anni. Quanto pensi sia importante per un musicista iniziare a studiare così presto? Quanto lo è stato per te?


Petra Polackova: Io penso che in realtà dipenda molto da ognuno, siamo tutti diversi. Conosco musicisti che hanno iniziato tardi e dopo tre anni erano allo stesso livello di altri che già suonavano da sei anni. Si dice anche che non è mai troppo tardi per iniziare a praticare un hobby o studiare uno strumento.
Comunque, iniziare presto porta ad avere più esperienza, cresci consapevole che suonare uno strumento sia parte della tua vita, di un tuo programma quotidiano ed un sacco di cose (come ad esempio le abilità tecniche) vengono automaticamente. Incominciando così giovane acquisti una forma mentis “musicale”, impari presto a stare su un palco, a studiare da solo, a risolvere i problemi etc. Non penso che per me sia stato così importante incominciare presto, è stato invece importante incominciare! C’è anche da dire che in Repubblica Ceca noi abbiamo la possibilità (e la cosa si verifica abbastanza spesso) di iniziare a frequentare lezioni di musica non appena iniziamo un corso di istruzione di base.


G.C.: Tu hai una tecnica perfetta e le tue interpretazioni sono straordinariamente espressive. Tra i maestri con i quali hai studiato, chi è stato il più importante per la tua carriera?


P.P.: Ho incontrato parecchi interpreti nella mia vita che mi hanno ispirato soprattutto per la loro personalità e le loro idee musicali. Certo, le loro idee musicali sono state molto importanti per me, ma spesso ho anche osservato in ciascuno il complesso mondo di peculiarità, abilità etc., cosa facesse, come vivesse, suonasse, si comportasse, intendesse la musica, vivesse con lo strumento, cosa potessi imparare da lui/lei.
Penso che l’esperienza più importante per me sono state le lezioni con Nigel North perché mi piace come vive la musica e lo strumento, e soprattutto ammiro l’eccezionale tranquillità in ogni cosa esso faccia.
Inoltre, sono rimasta particolarmente impressionata da chitarristi italiani come G. Bandini, M. Felici, L. Micheli, S. Palamidessi perché hanno una ricca formazione sulla teoria e la storia della musica e sulla tecnica chitarristica: tutti loro mi hanno ispirato. Anche se devo dire che la mia prima lezione con Paolo Pegoraro è stata speciale, differente… è stato qualcosa che non potrò dimenticare. Appena entrata nell’aula di lezione ho subito avvertito che proprio lui aveva quel modo di pensare che io stavo cercando. Qualcosa di simile ti capita quando provi nuove chitarre, ne puoi provare venti, ma poi ne trovi una che dici di voler suonare per il resto della vita: qualcosa di magico! Già da quella lezione iniziai a sognare di poter continuare i miei studi in Italia con Paolo, ma temevo che ciò non fosse possibile. Bene, a distanza di sei anni posso affermare che se davvero vuoi qualcosa allora la ottieni. Quindi, spero di iniziare a studiare con Paolo Pegoraro in Ottobre a Graz.
Vorrei anche citare altre persone che mi hanno aiutato molto e con le quali ho seguito delle bellissime lezioni: Z. Dukič, E. Papandreou, T. Müller-Pering, J. Perroy, P. Steidl, T. Offermann e P. Zaleski, con il quale ho seguito le prime masterclass della mia carriera musicale.
Un grande grazie va ai miei insegnanti. Bohuslav Faltus e Miroslava Pavelková sono stati i primi che ho conosciuto. Loro mi hanno mostrato la strada che porta alla musica. Zdeněk Dvořák fu quasi una guida spirituale per me. Petr Saidl mi fece capire come pensare in modo musicale, come ascoltare la musica, come lavorare con i colori, l’armonia e la melodia e grazie a lui io ho conosciuto molto interpreti (non solo chitarristi), per cui ho avuto la possibilità di trarre ispirazione anche da altri strumenti.


continua domani

lunedì 11 ottobre 2010

XIX Festival Milano Musica: Ensemble Algoritmo


Mercoledì 13 Ottobre 2010, ore 20.30
Auditorium San Fedele

Ensemble Algoritmo
Marco Angius, direttore
Ciro Longobardi, pianoforte
Mario Caroli, flauto


Programma

Hugues Dufourt (1943)
Hommage à Charles Nègre (1986)
per sei strumentisti
Prima esecuzione a Milano 10'

Ivan Fedele (1953)
Immagini da Escher (2005)
per ensemble 14'

Tristan Murail (1947)
La barque mystique (1993)
per quattro strumenti 12'

Michaël Levinas (1949)
Froissements d'ailes (1975)
per flauto
Prima esecuzione in Italia 4'

Stefano Bulfon (1975)
Le temps est un fleuve sans rives
per pianoforte (2010)
Commissione di Milano Musica
Prima esecuzione assoluta 8'

Hugues Dufourt (1943)
L'Afrique d'aprés Tiepolo (2005)
per pianoforte principale
ed ensemble strumentale

J. Rodrigo - Fantasie para un gentilhombre - 2nd movement

Petra Polackova: biografia


Nata nel 1985 a Valašské Meziříčí (Repubblica Ceca), ha iniziato a suonare la chitarra all’età di sei anni alla Primary Art School a Rožnov pod Radhoštěm, dove ha preso lezioni con Bohuslav Faltus e Miroslava Pavelková; ha studiato inoltre con il Prof. Zdeněk Dvořák alla Primary Art School Lounských in Prague. Nel 2010 ha completato i suoi studi col Prof. Petr Saidl al Conservatorio di Pardubice. Oltre che come solista, si dedica anche a collaborazioni come ad esempio con Jan Zemen (violoncello) o con la Bohemian Guitar Orchestra. Tra il 2004 e il 2010 ha insegnato alla Primary Art School Habrmanova in Hradec Králové e alla Primary Art School in Choceň. Presso numerosi festival ha seguito le masterclass di importanti docenti quali G. Bandini, L. Brouwer, R. Boucher, C. Cotsiolis, Z. Dukic, M. Felici, H. Käppel, L. Micheli, N. North, T. Offermann, S. Palamidessi, E. Papandreou, P. Pegoraro, T.Müller-Pering, J. Perroy, P. Steidl, A. Swete, J. Wagner, B. Zaczek, P. Zaleski e altri.

Premi:

• 1999 – Secondo premio al National Competition of Music schools in Opava category
• 2002 – Primo Premio e titolo di vincotore assoluto al National Competition of Music schools in Opava
• 2003 - Primo Premio e titolo di vincotore assoluto all‘International Music Festival of Ivan Ballú in Dolný Kubín
• 2004 – Terzo premio al XII. International Biennial Guitar Competition in Kutná Hora
• 2004 – Primo Premio nella prima categoria del II Competition of Czech Conservatories in České Budějovice
• 2005 – Quarto premio al VII. Anna Amalia - Gitarrenwettbewerb in Weimar
• 2007 - Primo Premio e titolo di vincotore assoluto all‘International Music Festival of Ivan Ballú in Dolný Kubín
• 2007 - Primo Premio e titolo di vincotore assoluto al XIV. International Biennial Guitar Competition in Kutná Hora
• 2007 – Primo premio nella terza categoria al XXXI. Competition of Czech Conservatories in Pardubice
• 2008 – Primo premio al VI. International Guitar Competition J.K. Mertz, Bratislava
• 2008 - Primo premio al II. International Guitar Competition Krzyżowa (Poland)
• 2008 – Terzo premio al XIII. International Guitar Competition Forum Gitarre Wien
• 2009 – Primo premio al XIV. International Guitar Competition Krynica (Poland)
• 2010 – Premio per la migliore interpretazione di un brano di J.W. Duarte, Rust (Austria)
Siti web:
http://www.petrapolackova.com/
http://www.bgo.cz/

sabato 9 ottobre 2010

RAI - RADIO TRE SUITE Fabrizio De Rossi Re


RAI - RADIO TRE SUITE domenica 10 ottobre 2010 dalle ore 20.30 in poi Fabrizio De Rossi Re (1960) Appunti dal nero (1988-2009) Ed. RAI TRADE Versione 2009 scritta in occasione del trentennale di Ex Novo ensemble direttore, C. Ambrosini; flauto, D.Ruggieri; clarinetto, D.Teodoro; violino, C.Lazari; violoncello, C. Teodoro; pianoforte, A. Orvieto - 10 dicembre 2009 Venezia, Gran Teatro La Fenice

Ensemble L'arsenale - recercare_Maderna Domenica 10 ottobre 2010, ore 21:00


recercare_Maderna

Centro culturale Candiani, Mestre (VE)


recercare è un progetto nato all’interno dell’ensemble L’arsenale e si propone la riscrittura, nel senso più vasto ed ampio dell’espressione artistica, di pagine provenienti dai più svariati territori. L’arsenale ha già affrontato questa esperienza con le pagine di J.S Bach e Frescobaldi.Non un concerto ma un percorso all’interno del quale incontreremo alcuni territori frequentati dal compositore veneziano. In questo continuum verranno inoltre presentate le opere commissionate dal gruppo trevigiano a tre compositori (l’italiano Leonardo Polato, l’australiano Kristian Ireland e il libanese Zad Moultaka) ed ispirate a Maderna.

Programma

preludio sul centro di fonologia
Bruno Maderna Cadenza (da Dimensioni III)
Kristian Ireland after clearing *
interludio primo sulla musica dall’uomo per l’uomo
Bruno Maderna Viola
Zad Moultaka Omaggio in tre *
interludio secondo la morte ha fatto l'uovo
Bruno Maderna Pièce pour Ivry
interludio terzo ritratto di città
Bruno Maderna Städchen für Tini
Bruno Maderna Dialodia
interludio quarto sul concerto
Leonardo Polato Unreached *

* prima esecuzione assoluta – opera commissionata da L’arsenale

Ensemble L'arsenale

Francesco Socal clarinetto
Ilario Morciano sax
Carlo Mattiuzzo chitarra classica
Lorenzo Tomio chitarra e basso
Luca Piovesan fisarmonica
Marco Nason viola
Claudio Rado violino

Nicola Buso regia del suono
Filippo Perocco direttore

Federica Lotti artista ospite

L'arsenale - Nuova Musica a Treviso

ATELIER DI COMPOSIZIONE E INTERPRETAZIONE
da sabato 20 a martedì 23 novembre 2010

L'ensemble L'arsenale propone il primo Atelier di composizione e interpretazione della musica contemporanea.L'Atelier ospiterà quest'anno Nadir Vassena, Marco Angius, Mario Caroli e Ciro Longobardi. Durante il corso verranno affrontate alcune opere per flauto solo, pianoforte solo e per ensemble attraverso letture, approfondimenti, masterclass prove aperte ed esibizioni concertistiche.

IL CANTO DEL GABBIANO NORVEGESE gli anni classici di Terje Rypdal di Alessandro Monti, quinta parte



"Odyssey" (ECM 1975) é il suo capolavoro che chiude idealmente la prima fase della sua carriera discografica. E' un doppio album (vincitore quell'anno anche del premio della critica tedesca) in cui lo spettro della sua musica si arricchisce di nuove possibilità, ma che nella scandalosa e inspiegabile versione digitale (sia su singolo cd che in download) omette il brano più interessante "Rolling Stone", una maratona di un'intera facciata in cui lo stile aperto del chitarrista risplende in tutta la sua bellezza e creatività. Perchè la ristampa in cd abbia escluso quello stupendo brano non ci é dato di sapere (un doppio cd era la cosa più ovvia), ma é certo che acquistare l'album originale (ancora reperibile second-hand) sia l'unica possibilità per avere l'immagine completa del lavoro. E' curioso notare che la stessa "Rolling Stone" appare anche, in una versione dimezzata, nel disco dal vivo "1. New Jazz Festival - Hamburg 1975" (Polydor 1975) a conferma anche del potenziale live del brano e dell'intensa attività concertistica dell'Odyssey Band" ora ampliata dall'ingresso stabile di un organo (Brynjulf Blix) e un trombone (Torbjørn Sunde). Che il gruppo andasse in giro per l'Europa a suonare si vede anche dalla bella foto di copertina dove lo stesso Rypdal (che per la prima volta compare in foto) sta seduto sul retro di un classico furgoncino da tour con una strana Fender in mano, ancora uno strumento anomalo per un jazzista! Oltre alla citata "Rolling Stone" l'album contiene dilatate fantasie elettriche ("Darkness Falls", "Over Birkerot") e lente ballate del nord ("Adagio", "Better Off Without You", "Ballade") sottolineate da un organo che ricorda molto il suono che Miles Davis usa proprio in quegli anni sul bellissimo preludio di Get Up With It ("He Loved Him Madly"). Si può affermare che tutta la poetica di Terje Rypdal sia racchiusa in questo splendido doppio Lp.

Così dopo tutto il fermento degli ultimi anni sente il bisogno di fermarsi e riflettere: "After The Rain" (ECM 1976) é l'album più vicino al pop-rock che l'etichetta tedesca abbia pubblicato fino a quel momento; é pervaso da una sorta di strano romanticismo bucolico e l'immagine della collina verde in copertina ne é la prova: Il materiale é molto vicino all'approccio di due polistrumentisti quali Mike Oldfield o Bo Hansson. Rypdal vi suona tutto da solo con la sola voce di Inger Lise Rypdal a disegnare paesaggi con tenui colori pastello e sembra davvero che il mondo del pop sia sempre più vicino. Nel corso dello stesso anno infatti collabora ad un interessante progetto del trombettista e compositore Michael Mantler, "The Hapless Child" (WATT 1976) assieme a Robert Wyatt, Carla Bley, Steve Swallow e Jack DeJohnette registrando addirittura negli studi di Nick Mason (Pink Floyd). Il disco é un bellissimo esempio di musica scritta su testi già esistenti del grande disegnatore Edward Gorey, le cui tavole sono state pubblicate anche da noi in un libro della Milano Libri Edizioni ("Trilogia") nonchè in un secondo volume della BUR. La chitarra distorta di Rypdal, qui in veste di puro esecutore delle partiture di Mantler, é particolarmente funzionale ai brani, e fornisce una perfetta contrapposizione melodica alle declamazioni surreali di Wyatt.

Negli anni 1978-81 prosegue la sua avventura solista incidendo due volumi con un il trio denominato Rypdal/Vitous/DeJohnette (l'omonimo del 1978 e "To Be Continued" del 1981) e con alcuni musicisti fissi tra cui il trombettista Palle Mikkelborg in "Waves" (ECM 1978): la collaborazione con quest'ultimo sarà molto intensa sia live che in studio e ci regalerà anche il suggestivo "Descendre" (ECM 1980) con un'altra variante in trio Rypdal/Mikkelborg/Christensen, disco piacevole e arioso con la tromba a duettare con chitarra e tastiere. Ma la vera sorpresa arriva nel 1984 con "Eos", fantastico duo con il violoncellista David Darling: gli echi del cello elettrico si sommano alle nuove timbriche della chitarra Casio di Rypdal ricamando trame elettroniche indefinibili. Negli anni successivi Rypdal suonerà sempre più elettrico arrivando a formare un vero e proprio "power trio", The Chasers con Bjorn Kyellemyr al basso e Audun Kleive alla batteria ("Chaser" 1985, "Blue" 1987, parti di "The Singles Collection" 1989 e "If Mountains Could Sing" 1995), e perfino a collaborare con il giovane chitarrista metal Ronni LeTekro (TNT) che lo aveva riconosciuto come ispiratore e maestro. Con quest'ultimo incide tre album sorprendenti per fantasia ed energia ("Rypdal & Tekro", "Rypdal & Tekro II", "The Radiosong" e parti del "Double Concerto" 2000), contribuendo a scrivere anche il disco solo di LeTekro "Magica Lanterna": Rypdal viene ispirato dalla tecnica straordinaria del collega definita "machine gun" e offre alcuni dei momenti più entusiasmanti della sua carriera in una sorta di continua contaminazione tra rock, elettronica e musica classica; questi dischi sono ora di difficile reperibilità ma sono consigliati caldamente da tutti coloro che vogliono ascoltare fino a dove si é spinta l'audacia senza confini di Rypdal. Infine nella frenetica attività di "collaboratore" (Nordic Quartet, Ketil Bjørnstad, Markus Stockhausen, Michael Galasso, Supersilent) vorrei segnalare un'ottima prova relativamente recente: "Skywards" (ECM 1997) realizzata con l'aiuto di un batterista italiano tal Paolo Vinaccia che, nel corso di una rara performance con Terje Rypdal alla RAI (Roxy Bar con Red Ronnie) ha rivelato di essersi recato in Norvegia per una battuta di pesca, e di non esser più tornato a casa: almeno per la musica ha fatto un'ottima scelta...!

- prima parte
- seconda parte
- terza parte
- quarta parte
- quinta parte

Alessandro Monti

Un sincero ringraziamento da parte mia per il bellissimo articolo, un grande augurio per la sua carriera musicale e un invito sincero a tornare presto sulle pagine del Blog. Grazie Monti!

Empedocle70

venerdì 8 ottobre 2010

IL CANTO DEL GABBIANO NORVEGESE gli anni classici di Terje Rypdal di Alessandro Monti, quarta parte



Ma "What Comes After" é un capitolo memorabile soprattutto per la musica d'assieme: raramente un gruppo che lavora in supporto ad un solista é così equilibrato e le composizioni sono arricchite da arrangiamenti minimalisti e quasi cameristici ("Sejours") o semiacustici ("Yearning", "Back Of J."). Il contributo compositivo di Barre Phillips é eccezionale e il suo uso dell'archetto con eco lascia il segno nel corso dei brani. La scelta di accordi, particolarmente scarni e glaciali (un brano si chiama "Icing"), e le armonie inusuali sono caratteristiche uniche del chitarrista e lasciano stupefatti anche a distanza di così tanti anni; ricordo ancora la prima esperienza di ascolto di questo disco nel corso di un "Per Voi Giovani" alla Radio, era musica che non aveva paragoni e che costituiva uno dei migliori esempi di chitarra "progressive" nel vero senso della parola. Quel disco é un'opera essenziale nello sviluppo dell'intero linguaggio chitarristico, non solo europeo. Pochi dischi riescono ad essere altrettanto creativi in quel momento, ma vorrei citare almeno due classici: "Guitar Solos" di Fred Frith e l'anno successivo "Guitars" di Philip Catherine. La collaborazione con il contrabbassista Barre Phillips continuerà nel 1978 con "Three Day Moon", stupenda jam (chitarra, contrabbasso, sintetizzatore, tabla) dalle atmosfere quasi West Coast

In "Whenever I Seem To Be Far Away" (ECM 1974) il collegamento con il rock progressivo di quegli anni si fa sentire per la presenza stabile del mellotron in formazione (Pete Knutsen): le tre composizioni hanno un sapore fortemente orchestrale. Il primo lato é occupato da due lunghe tracce "Silver Bird Is Heading For The Sun" e "The Hunt" con la chitarra in primo piano circondata da uno strumento inconsueto come il corno francese (Odd Ulleberg) che intreccia i temi con le sonorità distorte del chitarrista. Ma é proprio il mellotron a definire il suono generale con un'atmosfera a tratti non distante dai King Crimson di "Larks' Tongues In Aspic", che in effetti collegava la scena rock con l'improvvisazione (Jamie Muir proveniva dalla Music Improvisation Company). L'intero secondo lato é occupato dalla title track, un brano per chitarra e archi che rappresenta la prima vera e propria escursione in quel territorio colto e sinfonico che sarà sempre frequentato da Rypdal parallelamente alla sua normale attività di gruppo. Le affinità con i lavori orchestrali di David Bedford e Mike Oldfield sono tante (soprattutto gli estratti citati nelle "Collaborations" dell'album antologico "Boxed"); comunque le influenze della musica nordica sono molto presenti e non danno adito ad equivoci di alcun genere: Rypdal é tanto innamorato della musica classica quanto del rock e del jazz. Non gli piace certo essere classificato solo come chitarrista e dato che Manfred Eicher (il boss dell'ECM) gli offre l'opportunità, ha la ferma intenzione di sperimentare in tutte le direzioni.

giovedì 7 ottobre 2010

Alessandro Monti: curriculum


Alessandro Monti é nato a Venezia nel 1960. Da sempre attivo in campo artistico, ha lavorato a numerosi progetti musicali sia come musicista che come produttore tra cui “The Wind Collector” con Gigi Masin e “Master Cylinder” con i Caveman Shoestore (gruppo indie americano). Ha realizzato il suo primo disco solista “Unfolk” nel 2006 che é stato accolto molto bene dalla critica. Unfolk é così divenuto il nome del suo progetto musicale; “The Venetian Book Of The Dead” é il titolo del nuovo lavoro con il cantante inglese Kevin Hewick (Factory Records, Cherry Red, Les Disques Du Crepuscule) distribuito da Audioglobe (Italia), Burning Shed (U.K.), Record Heaven (Svezia) e Cd Baby (online).

Altrimenti: Alessandro Monti nacque a Venezia nel 1400 e morì a Zypko nel 1590 con il nome di Heracleum Ipotesis. Gli studiosi stanno ancora cercando di classificare la sua opera dopo che il meteorite K distrusse una grande parte dei suoi manoscritti. Per il momento l'unico brano completato é "Sonata Variabilis" ma si ha ragione di credere che in futuro possa essere decifrato il manoscritto Pfn che dovrebbe contenere la chiave di lettura di un'intera vita artistica.


IL CANTO DEL GABBIANO NORVEGESE gli anni classici di Terje Rypdal

JAMES 'BLOOD' ULMER: una retrospettiva di Alessandro Unfolk Monti

Carlo Siega: curriculum artistico


Nato a Treviso nel 1989, ha intrapreso lo studio della chitarra classica nel 2003 sotto il M. Dino Doni, con il quale sta tuttora proseguendo i propri studi.
Ha seguito come allievo effettivo corsi e masterclass di Emanuele Segre (presso la “Fondazione S. Cecilia” di Portogruaro), Marco Cappelli, Elena Càsoli (repertorio contemporaneo per chitarra classica ed elettrica) e Massimo Lonardi (prassi esecutiva del repertorio rinascimentale).
Nel 2008 é risultato “Terzo classificato” al Concorso Internazionale “Musica Insieme” di Musile di Piave e “Secondo classificato” al “I Concorso di Musica Città di Treviso” nella categoria inter-strumentale “musica contemporanea” nel 2009.
Ha partecipato a concerti in varie città del veneziano (Mestre, Musile e S. Donà di Piave), del trevigiano (Treviso, Conegliano Veneto) e del bellunese, sia in veste di solista che di solista in orchestra (“Piccola Orchestra Veneta”).
Iscritto alla facoltà di Filosofia presso lʼ Università “Caʼ Foscari” di Venezia, allʼ interno di un gruppo di lavoro ha attivato nellʼanno accademico 2009/10 un progetto per la diffusione e valorizzazione del repertorio contemporaneo ed elettronico, dirigendo la prima esecuzione italiana del brano “The Marriage of Heaven and Hell” per ensemble della compositrice newyorkese Eve Beglarian.

DOVE SEI,O MUSA Sonetti di William Shakespeare, musica di John Dowland


domenica 10 ottobre · 18.00 - 19.00

Pinacoteca di Savona


Elena Russo Arman, voce recitante
Alessandra Novaga, chitarra

Alessandra Novaga ha compiuto i suoi studi sotto la guida di Stefano Grondona e di Oscar Ghiglia al Conservatorio di Vicenza e alla Musik Akademie di Basilea. Ad Atene ha avuto un importante incontro con Paul Galbraith, una delle figure che più la ha ispirata. In questi anni ha suonato sia in formazioni da camera che da solista in molte città italiane e europee, ricordando tra le altre Milano, Roma, Londra e Vienna. Con l'ensemble di chitarre “Nova Lira Orfeo” diretto da Stefano Grondona, ha inciso il cd Homenaje pubblicato dalla Stradivarius. Ha avuto anche esperienze teatrali suonando in scena per lo spettacolo Le muse orfane al Teatro dell'Elfo di Milano e collaborando con l'attrice Elena Russo Arman con cui da anni mette in scena Platero y Yo, il melologo di Mario Castelnuovo Tedesco e J. Ramon Jimènez. Con la clarinettista Maria Teresa Battistessa ha fondato lo “Spring In Duo”, interessato principalmente a nuove composizioni, alcune scritte appositamente per il duo, suonate spesso in prima esecuzione. Presto uscirà il loro primo cd con l'etichetta Preludio. Si è occupata di performance dapprima eseguendo opere di Davide Mosconi alla Galleria Milano e opere di Cage, Toch e Reich in occasione del centenario del Futurismo nel gruppo Q+ ?, e in seguito insieme a Francesco Gagliardi eseguendo sue opere. Ha registrato per la Rai Radiotre.

Elena Russo Arman
Si è diplomata a Torino alla Scuola del Teatro Stabile, sotto la direzione di Luca Ronconi dal quale ha poi avuto i primi ruoli lavorando ne L'affare Makropulos di K. Capek e in seguito in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di C.E. Gadda.
Negli anni successivi lavora al fianco di Marco Baliani, Mauro Avogadro, Francesco Gagliardi, Gabriele Vacis, Lorenzo Loris e Gabriele Lavia.
Nel 1999 vince il Premio Eleonora Duse come migliore attrice emergente dell'anno.
Importante l’incontro a Milano con il gruppo del Teatro dell’Elfo nel ’94, dove partecipa all’allestimento di Roberto Zucco di B.M. Koltès, e da allora il rapporto si intensifica fino a quando nel 2002 diventa socia della compagnia.
Da allora ha lavorato al fianco di E. De Capitani e F. Bruni in numerose produzioni tra cui le più significative sono Le Amare lacrime di Petra von Kant e I Rifiuti, la città e la morte di R.W. Fassbinder, Zoo di vetro di T. Williams Libri da ardere di A.Nothombe, con la regia di Cristina Crippa, Blasted di S. Kane e Angels in America di T. Kushner.
Importanti anche gli incontri negli anni successivi con Paola Rota in BabyDoll di T. Williams; Nicola Russo ne Le muse orfane di M.M. Bouchard, Renzo Martinelli in Prima della pensione di T. Bernard.
Ha partecipato a performance nel gruppo Q+? nell’ambito delle manifestazioni per il centenario del Futurismo eseguendo brani di J.Cage, S.Reich , E.Toch, e a Torino al fianco di Francesco Gagliardi eseguendo sue composizioni.

IL CANTO DEL GABBIANO NORVEGESE gli anni classici di Terje Rypdal di Alessandro Monti, terza parte



Ma quel suo tipico approccio rock non é proprio definibile e porta il jazz altrove: nella sua prima prova ufficiale per ECM “Terje Rypdal” (1971) la musica si fa raffinata e l'orchestrazione quasi sinfonica, echi dei grandi compositori nordici si intersecano con le atmosfere Davisiane di In A Silent Way & Bitches Brew, dischi influenti e imprescindibili ieri e oggi. A colpire però sono proprio quelle atmosfere aeree create dall'oboe e dall'archetto del contrabbasso che colorano in modo impressionistico una tavolozza ricchissima di sfumature. Il medley iniziale di “Keep It Like That – Tight” é il manifesto di quella musica nuova e suggestiva fatta di colori pastello tenui ma anche di impennate elettriche inaspettate. Se da un lato gli strumenti usati (soprattutto il sax di Garbarek e il Rhodes di Bobo Stenson) fanno vagamente pensare a certe atmosfere alla Weather Report, la musica resta sempre molto personale e non scade nemmeno per un attimo in quel jazz-rock di maniera che tanto andava di moda in quel momento. Il senso della “spazialità” é la caratteristica più evidente della musica di Terje Rypdal, ancora fresca e non inflazionata da quel noioso suono ECM (un po' prefabbricato) che invaderà in modo artificioso ogni registrazione dell'etichetta tedesca. Si ha una sensazione di infinito, quasi un perdersi in un orizzonte lontano... e “Lontano II” appunto é la continuazione della prima composizione apparsa su Sart mentre i riferimenti al mondo amato del rock contemporaneo sono evidenti in “Electric Fantasy” dove l'uso della voce femminile e l'arrangiamento generale ricordano molto “Formentera Lady”, brano contemporaneo dei King Crimson (Islands, 1971). Nel corso di questo primo album le parti solistiche della chitarra sono talmente equilibrate ed essenziali da far pensare ad un lavoro d'ensemble e non al primo disco solista di un chitarrista; l'ego sembra stemperarsi con grande intelligenza nel suono generale. Ma il riff roccheggiante di “Tough Enough” alla fine (spesso usato da Rypdal come bis in concerto) é troppo bello per essere vero e chiude magnificamente una prova davvero esemplare, che pur continuando il linguaggio iniziato con il gruppo di Garbarek approda in territori nuovi. Inoltre nel corso del disco si assiste alla nascita del nuovo stile embrionale di Rypdal, quelle caratteristiche note lunghe e intense che hanno l'effetto di urla di gabbiani in volo, un suono molto evocativo: i suoi interventi da secchi e rapidi diventano gradualmente dilatati e sostenuti.
Ma la vera evoluzione si ascolta nella stupenda serie di dischi successivi: “What Comes After”, “Whenever I Seem To Be Far Away”, il doppio “Odyssey”, questo gruppo di dischi chiude il periodo della formazione stilistica di Rypdal e costituisce un vero e proprio tesoro chitarristico. Nel frattempo Terje Rypdal é uno dei più richiesti solisti nei vari ambiti di confine tra il jazz e il rock, partecipa ad innumerevoli incisioni (spesso live) inserendosi in ensembles molto diversi; degni di nota sono soprattutto il bellissimo doppio “New Violin Summit” (Basf/MPS 1971) diretto da Jean Luc Ponty con Don "Sugar cane" Harris e Robert Wyatt (appena uscito dai Soft Machine) dove appare un suo brano inedito di musica spaziale “Horizons”, assieme ad un gran bel disco solo di Don Sugarcane Harris “Got The Blues” (sempre su Basf 1971), partecipa inoltre ad un concerto per orchestra e gruppo con musiche di Krzystof Penderecki e brani di Don Cherry “Actions” (Wergo 1971) oltre ad un esperimento tutto norvegese “Popofoni” (Sonet 1971), per il quale scrive il brano "Episode" dalle atmosfere quasi Braxtoniane accompagnato dal quintetto di Garbarek al completo. Nello stesso anno di una bella collaborazione con il gruppo di John Surman “Morning Glory” (Island 1973) esce “What Comes After” (ECM 1973): é il secondo vero album a suo nome registrato assieme ad una formazione quasi del tutto rinnovata: olre a Rypdal (chitarre e flauti), ci sono Barre Phillips al contrabbasso, Erik Niord Larsen all'oboe e corno inglese, il fido Jon Christensen alle percussioni e all'organo, più un bassisita elettrico aggiunto Sveinung Hovensjø. Una diversa formazione a due bassi (uno acustico, l'altro elettrico) era già stata sperimentata nel suo primo album e aveva dato degli eccellenti risultati, ma sicuramente non si potevano intuire i luminosi sviluppi di questo disco; "cosa viene dopo" dice il titolo, ed effettivamente la sensazione che si riceve dall'ascolto é ancora di una musica proiettata nel futuro, quel "dopo" era effettivamente un dopo in senso immediatamente successivo al primo Lp, ma anche un dopo astratto che poteva essere un'ipotetico futuro del jazz elettrico. La sua strada sonora comunque (rappresentata anche sulla copertina), in un momento particolarmente denso di grandi uscite discografiche come i primi anni 70, sembra unica ed originale. Il disco é da ricordare come uno degli episodi più riusciti di un chitarrista e ha avuto, a mio parere, lo stesso impatto dei primi lavori di John McLaughlin o Larry Coryell, con la differenza che qui non si punta sulla velocità estrema o su prodigi tecnici (per quanto, in entrambi i casi, uniti ad una geniale abilità), ma ad una ricerca di atmosfere completamente dversa: qui lo spazio sonoro e il silenzio sono elementi da esplorare.

mercoledì 6 ottobre 2010

MONDO DELLA CHITARRA


Mercoledì 6 e giovedì 7 ottobre ci saranno il quarto ed il quinto appuntamento previsto con IL MONDO DELLA CHITARRA.

Mercoledì la giornata dedicata alla memoria di Antonio Cirignano inizierà alle ore 18 con la presentazione del catalogo del "Fondo Cirignano", donato dalla famiglia alla biblioteca del Conservatorio.
Seguirà un breve rinfresco e alle ore 21 in Auditorium il concerto di Guido Fichtner per Antonio.
Giovedì si svolgerà sempre nell'Auditorium dell'ISSM "Conservatorio Guido Cantelli" di Novara
il concerto del giovane chitarrista brasiliano Alieksey Vianna. Gli ingressi sono liberi.

Programma Fichtner

“Omaggi” ad Antonio Cirignano

Mauro Giuliani (1781-1829)
Rossiniana n°1, Op. 119

Manuel de Falla (1876-1946)
Homenaje
Piece de guitare écrite pour “Le Tombeau de Debussy”

Rino Trasi (1960)
Boxes (Omaggio a Arvo Pärt)
prima esecuzione

François Laurent (1959)
Suite au present (hommages a Pat Metheny, Ry Cooder e Ralph Towner)

Joaquin Rodrigo (1901-1999)
Invocacion y Danza (Homenaje a Manuel de Falla)

Agustin Barrios Mangoré (1885-1944)
El ultimo tremolo (Una limosnita por el amor de Dios)

Programma Vianna

J. S. Bach (1685-1750)
Chaconne dalla partita per violino BWV 1004

Benjamin Britten (1913-1976)
Nocturnal, after John Dowland, for guitar op. 70

Alieksey Vianna
3 Improvvisations on Ralph Towner’s themes

Sergio Assad (1952)
Valseana, Preludio e Toccatina

IL CANTO DEL GABBIANO NORVEGESE gli anni classici di Terje Rypdal di Alessandro Monti, seconda parte



Così in quei mesi di fermento l'idea di un jazz libero ed esplorativo bussava sempre più insistentemente alla porta tanto da far nascere immediatamente il nuovo gruppo con Jan Garbarek (sax e flauto), Arild Andersen (contrabbasso), Jon Christensen (batteria) nonché Terje Rypdal alla chitarra. L'uso di questo strumento da parte di Rypdal é decisamente insolito, infatti usa principalmente una chitarra elettrica Rickenbacker dal suono tipicamente rock ma con una regolazione aspra e secca che unita ad accordi davvero inconsueti, crea armonie molto originali; pochi avevano pensato a quello strumento al di fuori del contesto rock, ma Roger McGuinn (Byrds) aveva insegnato un paio d'anni prima come potesse essere versatile: il suo assolo alla 12 corde Rickenbacker in Eight Miles High (da 5th Dimension del 1966), una specie di free-raga, fa ormai parte della storia del rock. Quando esce “Esoteric Circle” (Freedom 1969) il Jan Garbarek Quartet é la realtà più straordinaria della scena euro-jazz e la produzione prestigiosa di George Russell lo dimostra; i tre dischi complessivamente realizzati dal gruppo sono da ritenersi essenziali nell'evoluzione di un nuovo Euro-jazz influenzato da quello afroamericano, ma anche da una differente cultura “colta” che dirige lo stile verso un'altra direzione: un esempio di vera e propria musica progressiva europea delineata da un suono scarno ma molto efficace. Quelle prime incisioni, soprattutto quelle per la ECM, fanno tutt'ora impallidire il resto di quel prestigioso catalogo tanto sono innovative e visionarie: provate a mettere a confronto ad esempio il pigro Jan Garbarek degli anni recenti con il giovane esploratore di suoni per credere! Insomma Garbarek, Rypdal, Andersen, Christensen (e successivamente Bobo Stenson) lasceranno una traccia indelebile in tutto il panorama di quegli anni. L'influenza di Coltrane e Ayler é tangibile (soprattutto nel sax) ma qualcosa di glaciale si muove in sottofondo e la chitarra di Rypdal disegna trame elettriche uniche. Anche i dischi successivi a Esoteric Circle cioè “Afric Pepperbird” (ECM 1970) e "Sart” (ECM 1971, in quintetto con Bobo Stenson) ampliano ulteriormente il linguaggio arrivando a risultati sorprendenti. Non dimenticherò mai l'effetto che Sart ebbe su di me quindicenne al primo ascolto! In quel disco appariva un brano di Rypdal “Lontano” che per la prima volta estendeva il linguaggio della chitarra a pura sonorità spaziale, stridii elettrici con echi inconsueti per un disco di jazz... quel pezzo anticipa la ricerca sonora del suo primo lavoro solista, ma prima esce un pazzesco disco in trio con Bjørnar Andresen (basso) ed Espen Rud (drums) unica prova del gruppo “Min Bul” (Universal Norway 1970). Dopo un pezzo free furioso Rypdal sfodera alcuni brani straordinari tra i quali spiccano gli 11 minuti di “Champagne Of Course” dove, sopra un riff di basso ostinato, sfodera tutto il possibile caos organizzato che la sua mente può immaginare: distorsioni rock alla Hendrix, wah wah funk jazz e dissonanze al limite del feedback: un brano memorabile. Il disco alterna poi sprazzi più riflessivi ed escursioni in certo jazz-rock europeo dell'epoca (soprattutto in quel territorio affine ai Nucleus di Ian Carr) ma é certamente influenzato dall'approccio free della Music Improvisation Company di Derek Bailey e da alcuni musicisti europei (giro dell'etichetta FMP e Globe Unity).




- prima parte
- seconda parte
- terza parte
- quarta parte
- quinta parte

martedì 5 ottobre 2010

corde festival di Chitarra Omaggio a Django Reinhardt


In CordeInsieme alla chitarra

Omaggio a "Django" Reinhardt (1910 - 1953)

nel centenario della nascita

10 - 17 ottobre 2010

E’ dedicata musicista Django Reinardt, la IV edizione del festival In Corde. L'occasione non è solo celebrativa del centenario della nascita del musicista gitano nato in Belgio e naturalizzato in Francia, ma vuole segnalare il legame tra Django e il territorio dell’Emilia- Romagna. La chitarra di Django la famosa Selmer/Maccaferri fu infatti progettata da quel Mario Maccaferri nato a Cento il 20 maggio del 1900 e morto a New York nel 1993.Il ricco programma itinerante per diversi luoghi dell'Emilia orientale, prevede un fitto numero di concerti che, nel tipico stile di In Corde, affianca strumentisti di chiara fama a promettenti allievi delle scuole di Musica coinvolte. Il repertorio proposto, invece indaga la letteratura chitarristica in un ampio spettro di suggestioni offerte dall'accostamento di autori classici, contemporanei e jazz.
L'inaugurazione è prevista domenica 10 ottobre con il concerto del quintetto Hot club de Zazz presso il Museo internazionale della Musica di Bologna, che riproporrà il repertorio jazz manouche di Django Reinhardt. Altri appuntamenti musicali a Carpi (12 ottobre), Imola (13 e 17 ottobre) e Ferrara (16, ottobre) esploreranno i repertori musicali con un particolare attenzione all’ambiente di Maccaferri.
Una importante nuova collaborazione marca la IV edizione del festival In Corde, quello con la Cineteca di Bologna dove giovedì 14 ottobre alle ore 22.30 verranno proiettati alcuni filmati d'epoca di Django Reinhardt e il film Accordi e disaccordi, l'omaggio al grande chitarrista firmato da Woody Allen.
Ad introduzione nell'affascinante mondo della musica manouche, ovvero quell'originalissimo stile Django, sabato 9 e domenica 10 ottobre Xavier Rigaut (armonicista ) Stefano Puglielli (chitarra) dell'Hot club de Zazz condurranno un seminario pratico teorico in collaborazione con la Scuola Popolare di Musica Ivan Illich.
Per sottolineare questo rapporto territoriale In corde organizza una mostra tematica dal titolo La liuteria dell’Emilia Romagna. Dalla chitarra romantica alla Selmer-Maccaferri modello Django, a Palazzo Tozzoni di Imola dal 13 al 17 ottobre, a cura della Liuteria F.lli Lodi di Carpi in collaborazione con Stefano Malusi e Giovanni Intelisano. Saranno esposte la chitarra Maccaferri-Selmer, un mandolino di Maccaferri e poi chitarre di Marconcini, Mozzani, Legnani, Contavalli, Aldrovandi, Tramonti, Borghi, Barbieri, Mingazzi e Franchi. Una affascinante panoramica insomma della ricchezza dell’artigianato del territorio nell’ambito della liuteria.
Per informazioni
Conservatorio di Musica "G. Frescobaldi" Tel. 0532207412
per iscrizioni al seminario Scuola Popolare di Musica Ivan Illich 051357753

IL CANTO DEL GABBIANO NORVEGESE gli anni classici di Terje Rypdal di Alessandro Monti, prima parte



Parlare di un chitarrista e compositore come Terje Rypdal é impresa ardua e significa tracciare una vasta prospettiva di quello che é stata (ed é) la musica progressiva europea. La scarsa visibilità del personaggio, sia live che in rete, ne fanno uno dei grandi musicisti di culto di questi anni, sempre in bilico tra l'idea del chitarrista rock/jazz e il compositore colto ma che raramente ha avuto i riscontri che merita. Desidero, in questi miei appunti sparsi, approfondire l'aspetto musicale focalizzando la mia analisi soprattutto sui primi anni (gli anni "classici") e su alcune uscite successive, senza dare troppi cenni biografici: a questo pensa Wikipedia dove appare una discografia di 80 albums, una mole semplicemente impressionante di uscite (tra dischi a proprio nome e collaborazioni) che da sola giustificherebbe l'ascesa ad un improbabile Olimpo della chitarra, ma non é così... Rypdal é ancora un musicista di culto. Il suo stile volutamente evasivo lo ha portato a cercare sempre nuove strade e soluzioni incrociando gli stili più diversi e spesso disorientando l'ascoltatore: che si può dire di un compositore ed esecutore che alterna free jazz, composizioni orchestrali, collaborazioni heavy metal, elettroniche e via dicendo? Nella sua musica le influenze dei primi anni (The Shadows, Jimi Hendrix, Jeff Beck) si incrociano con quelle jazz degli anni della ricerca (Miles Davis, il free jazz), con quelle classiche dei suoi studi (avvicinabili a Sibelius, Sallinen, Part) arrivando perfino a pubblicare una recente trilogia di electro-metal con il chitarrista Ronni LeTekro; tutti questi diversi aspetti della sua musica ne fanno un compositore/esecutore completo in ogni suo aspetto. Soltanto Frank Zappa ha saputo eguagliare lo spettro di interessi musicali di Terje Rypdal, ma quest'ultimo é conosciuto solo dagli addetti ai lavori o dagli appassionati.



Dopo gli esordi con i misconosciuti VANGUARDS influenzati dagli Shadows (Hank Marvin é la prima vera influenza di Rypdal) e gli psichedelici THE DREAM (Get Dreamy 1967), Terje Rypdal assieme al collega Jan Garbarek entra subito in un giro jazz grazie all'interesse del grande arrangiatore George Russell (all'epoca residente in Scandinavia) che vuole il loro gruppo norvegese al completo in una serie di incisioni che vedranno la luce anni dopo nei dischi “Electronic Sonata for Souls Loved by Nature”, “Trip to Prillarguri" e “Listen To The Silence”, nonché nel consigliato “The Essence Of George Russell” (Soul Note, 1983). La citata “Electronic Sonata...” un classico dell'avanguardia jazz i quell'epoca, é un incisione del 1966/67 commissionata dalla Radio Svedese, davvero straordinaria se si pensa alla provenienza di Rypdal. Ma la sua preparazione “accademica” (Conservatorio) gli permette di poter spaziare nei generi mantenedo però una personale idea di ricerca; così la prima uscita ufficiale come solista é l'album “Bleak House” (Polydor/Universal1968) dove il suo stile é già praticamente presente, anche se un po' immaturo. Il disco, realizzato con una big band, di cui fanno parte anche Jan Garbarek e Jon Christensen del futuro gruppo "storico", é un caleidoscopio di pietrine luminose, tutte diverse. Se i brani “Dead Man's Tale” e “A Feeling Of Harmony” sono orecchiabili esempi di elegante pop rock fine anni 60 (in cui peraltro Rypdal si esibisce anche al canto, cosa più unica che rara), le composizioni “Wes” e “Bleak House” sono invece affreschi orchestrali decisamente influenzati dall'esperienza con George Russell e che evidenziano un sempre crescente interesse verso il jazz, cosa che di lì a poco sfocierà nella creazione del grande quartetto con Garbarek, Christensen e Andersen. Ma i brani più intessanti sono “Winter Serenade”, una sorta di improvvisazione free strutturata con una spazialità davvero innovativa e con quel gusto glaciale che caratterizzerà le sue opere future; e “Sonority” un gran pezzo aperto (con Rypdal alla chitarra e al flauto) talmente moderno che potrebbe essere attuale oggi e che sembra anticipare molto di quell'ambient/cool jazz che ha spopolato tra i DJ's e gli appassionati dalla fine degli anni 90 ad oggi.

lunedì 4 ottobre 2010

"Pietro Gallinotti, storico liutaio di Solero" 9 ottobre 2010


Sabato 9 ottobre a partire dalle 15,30 presso il Castello di Solero avrà luogo la manifestazione musicale "Pietro Gallinotti, storico liutaio di Solero" che intende proporre un omaggio al liutaio Pietro Gallinotti e ai suoi prestigiosi strumenti. L'Assessorato alla Cultura di Solero è l'Ente promotore di questa riuscita iniziativa che coinvolge i Conservatori della città di Alessandria e di Ginevra, nonché l'Archivio Chitarristico Italiano "La Chitarra".
Il liutaio Mario Grimaldi illustrerà una preziosa selezione di strumenti di Pietro Gallinotti con alcune rarità: un violino del 1925 e una delle introvabili chitarre jazz. Quale modo migliore per comprendere l'arte di Gallinotti? Quello di suonare i suoi strumenti in un alternarsi di giovani solisti provenienti dalle due Istituzioni musicali e di noti interpreti - Dora Filippone, Alessio Nebiolo, Elena Parasacco, Giacomo Parimbelli e Pino Russo - impegnati da anni nel progetto Guitare Actuelle che intende proporre il repertorio per chitarra sia solistico che in ensemble in una visione più allargata degli stili musicali e delle tecniche d'esecuzione. Per questa particolare occasione il riferimento alla Belle Epoque e ai primi decenni del '900 è d'obbligo perché Pietro Gallinotti nasce nel 1885.
Si alterneranno varie formazioni impegnate a promuovere la musica dei fratelli Carosio anch'essi alessandrini vissuti a cavallo del secolo con composizioni in trio per mandolino, mandola e chitarra. Questa era una delle tipiche formazioni in cui anche Gallinotti suonava: un omaggio e una proposta di ascolto fuori dal comune che spazia dal classico, al jazz con interventi particolari quali quello del ballo, della presentazioni di fondi musicali, di documenti video, testimonianze, un CD e vari interpreti, tutti impegnati a rievocare Pietro Gallinotti e la società musicale in cui viveva.


Presentazione concerto del 9 ottobre 2010 Solero


E' impossibile scordare Pietro Gallinotti, la sua bottega e Solero. Avevo 14 anni quando mio padre, in una freddissima mattina d'inverno in treno mi portò a Solero per ordinare una chitarra al grande liutaio.
Ricordo i cristalli di neve sul vetro dello scompartimento, il calore confortevole della casa di Gallinotti, la sua camicia azzurra, la moglie Gina, la stufa, l'odore di vernice e legno, e soprattutto lo sguardo del grande Maestro, incorniciato dai capelli bianchi lucenti e di una intensità che si è impressa nei miei ricordi.
Mio padre era in divisa, vigile del fuoco, forse perché pensava che un liutaio così famoso non avrebbe fatto una chitarra per una ragazzina sconosciuta e così giovane. Infatti, a mia totale insaputa, il suo fu subito un rifiuto dettato dal grande lavoro che aveva. Mio padre ha giocato solo due volte l'unica carta che aveva tra le mani quella di chiedere di ascoltare come suonavo e visto almeno che eravamo arrivati fin lì, di provare almeno, una delle sue chitarre. Per me era naturale suonare, nella mia timidezza era l'unico momento in cui il mio animo aveva tregua. Alla fine Pietro disse che la chitarra "per la Dora" forse riusciva a metterla in lavorazione in sei mesi. Questo è stato il mio primo contatto con il territorio alessandrino e con Pietro Gallinotti. Mai avrei pensato a quell'epoca di ritornare lì, come docente di chitarra al "Vivaldi".
Come riunire allora i ricordi di quanti lo hanno conosciuto sia per motivi professionali, sia perché era l'amico con cui suonare o chiacchierare, o era il padre che lavorava con accanto il figlio? Con un omaggio che vuole essere volutamente la composizione di un puzzle, e come si fa in un puzzle bisogna trovare i pezzi e provare ad inserirli al posto giusto, cercarli ed aver voglia, soprattutto di farlo.
Al pubblico che vorrà partecipare a questa giornata del 9 ottobre chiedo innanzitutto di avere tempo e curiosità. Pomeriggio di musica non stop. Non so dire a priori con cosa si incomincerà: c'è molta musica da sentire che ha la funzione di costruire il tavolo da gioco dove verrà composto il puzzle.
E' una curiosa coincidenza la partecipazione della classe di chitarra del M.° Alessio Nebiolo del Conservatoire de Musique di Ginevra con il quale collaboriamo da diversi anni, in quanto il primo riconoscimento importante che Gallinotti ha avuto nel campo della luiteria arriva proprio da quella città nel 1927 con un premio all' "Esposition Internazionale de la musique ". Da quel momento in poi, in meno di dieci anni di lavoro il nome di Pietro Gallinotti sarà annoverato tra i grandi nomi della liuteria internazionale.
Come filo conduttore useremo la sua biografia ma in un modo curioso: sonorizzandola.
Pietro Gallinotti nasce nel 1885. Qual' era la musica che più veniva suonata in quegli anni con i nostri strumenti nelle principali città del Piemonte? Era quella produzione vastissima di pezzi per chitarra e mandolino che venivano pubblicati sulla rivista "Il Mandolino" che era diretta dall'alessandrino Ermenegildo Carosio, compositore famosissimo allora, oggi ingiustamente dimenticato, le cui musiche erano tra le più eseguite.
Pietro suonava la chitarra in quella particolare formazione del quartetto a plettro, Carlo suo figlio ha continuato questa tradizione di famiglia. E noi come studiosi, concertisti ed insegnanti ci siamo impegnati a riproporre all'ascolto, una selezione delle composizioni dei fratelli Carosio - si perché erano due - c'era anche Ettore "maestro di musica" come dichiara all'anagrafe il giorno della nascita del figlio ,nel 1902.
Compositori molto legati al territorio, i titoli parlano chiaro "Nostalgie Alessandrine" "Brezze del Tanaro" e poi polke, walzer , mazurche. E perché non far intervenire anche due persone appassionate di danza per far ricordare o per far vedere a chi non l'ha mai visto, come si ballavano queste danze, quali erano i passi.
La musica dal vivo è stata sempre importante e i ballabili erano al centro delle vita cittadina, dei paesi, delle feste e si suonava. Questo era un aspetto dell'ambiente musicale del tempo, l'altro era una musica più ricercata, legata agli ambienti accademici, alle stagioni concertistiche e teatrali. Anche qui abbiamo ricchezze di nomi e di figure da riproporre: si parla del compositore Desderi, della moglie di Respighi sconosciuta compositrice, di Barbieri che dedica le sue composizioni ai fiori.
Protagoniste oltre ai brani, le chitarre di Gallinotti, che nella sua vasta produzione hanno cambiato aspetto nel corso degli anni per l'incessante ricerca che anima da sempre i grandi liutai. E accanto alla produzione più nota ecco un violino del 1925 proprietà del Conservatorio "Vivaldi" perfettamente conservato e restaurato con il quale ascolteremo pagine inedite di Leonard De Call compositore austriaco di metà '800 noto per le sue serenate.
Ma il colpo di scena è la chitarra jazz. Pochi sanno che Pietro ne costruì qualcuna e noi vogliamo anche omaggiare chi l'ha suonata a partire dagli anni '50 il M.° Piero Gosio, straordinario chitarrista mancino che aveva elaborato una tecnica tutta sua per suonare la chitarra attraverso documenti filmati inediti e l'esecuzione di brani di jazz da parte di Pino Russo, titolare da molti anni della cattedra di chitarra jazz al Vivaldi.
Il nostro omaggio volge al termine rimarrà solo il ricordo? Non basta per preservare il passato ci vogliono gli strumenti della cultura e il fatto di avere con noi la Direttrice della Biblioteca del "Vivaldi" è un segnale importante. Ho incontrato un collezionista editore molto attivo ad Alessandria che cerca in modo instancabile di ricostruire la vita della città che ai primi del '900 era ricchissima di avvenimenti culturali e mondani, quasi una piccola Parigi. E' difficilissimo perché mi ha confessato, che qui in Alessandria si butta via tutto quello che appartiene al passato. Ci sono dei buchi clamorosi causati da gesti leggeri che oggi lasciano l'amaro in bocca. La Biblioteca del "Vivaldi" ha una particolarità, data dalla cura di chi la dirige: si sa che è particolarmente attenta alla ricostruzione e conservazione, di questo patrimonio legato al territorio in cui opera e per questo ha avuto nel corso di questi anni, alcuni lasciti musicali importanti da parte di persone che non volevano che questo patrimonio andasse perduto. Un altro segno concreto è il CD di Giacomo Parimbelli che si aggiunge ai molti che sono stati realizzati con le chitarre Gallinotti ma dedicato al repertorio italiano dei primi '900, che oggi è al centro di una riscoperta editoriale e discografica.
Inoltre questo concerto vuole essere un segno augurale: qui a Solero nell'edificio del Castello, l'amministrazione comunale, ha deciso di dedicare alcuni spazi alla Biblioteca e alla nascita del Museo dedicato a Pietro Gallinotti.
La professione del liutaio oggi è difficile e deve essere sostenuta dalle nuove generazioni di musicisti. Per questo abbiamo voluto con noi oggi il liutaio Mario Grimaldi, a cui il figlio Carlo Gallinotti ha voluto donare in segno di stima, molti oggetti della bottega del padre perché continui la tradizione della costruzione delle chitarre sul territorio alessandrino.


Dora Filippone