venerdì 16 ottobre 2009

Speciale Laverna.net: intervista con Empedocle70 parte quinta


Empedocle70: Siete una netlabel veneta .. come vedete la possibilità di fare musica elettronica o comunque avanguardia in una città come Venezia che da una parte sembra ormai addormentata nel suo passato e d’altra ospita un evento come la Biennale?

LORENZO ISACCO: Hai ragione, come accennavo prima il tema dello spettacolo che abbiamo raccontato in breve prima è proprio questo: Venezia è un po’ un punto nodale per questa sinergia particolare, tra passato e futuro, tra decadenza e splendore, tra manualità e tecnologia. Venezia è una città unica al mondo, in tutto e per tutto, e qualsiasi proposta le si adatta perfettamente, anche propri per questa struttura del tessuto sociale molto differenziata. Ci sono i dormienti, che vivono nel passato, che vivono e gestiscono la città nelle sue molteplici forme. E ci sono i veglianti, che vivono la stessa città,negli spazi e modi che si sono spartiti con i dormienti. La Biennale è un esempio di vegliante straordinario, di risonanza mondiale. Gli abusivi di Piazzale Roma pure, per certi versi.. Venezia vive di queste contraddizioni e di questi contrasti netti e violenti, che possono rendere il terreno fertile per ambientazioni futuribili di incredibile interesse: la vediamo molto bene. Il problema è che le possibilità di fare musica spesso sono gestite da dormienti o da veglianti che sono provati dalla fatica di carpire una fetta di tempo/spazio ai dormienti e quindi sono concentrati a far crescere la poca erbetta nel proprio metro quadro. A mio parere, invece è la condivisine, il concetto di rete, non solo internet, che deve vincere e portare Venezia come esempio di illuminazione ed internazionalizzazione musicale a tutto tondo. Deve guardare a modelli come Londra che ha un angolo per ogni suono: ma vogliamo mettere gli angoli veneziani con quelli londinesi? Ora stiamo cercando di collaborare con i movimenti che sembrano voler svegliare la city fisica e metafisica, movimenti come il Creative Hub o i 40X e speriamo di poterci eleggere con Venezia e tutti i veglianti illuminati a portatori di suoni e musica, e non solo, come da 20 anni e più speriamo e desideriamo fare, per far ascendere Venezia a capitale mondiale delle opportunità artistiche.

MIRCO SALVADORI: Non è che la mia città dorma...tra l'altro sarebbe cosa impossibile visto il volume impressionante di gente che la ricopre da mane a sera! Venezia vive anche di suoni 'elettronicamente diversi' ma sono suoni club-oriented, dedicati ad un pubblico giovanilmente e giustamente da sballo (leggilo nel senso buono del termine eh?! ...basta solo il suono per sballare..ah, se lo capissero!...). Quello che credo manchi, a parte l'attività di un Teatro Fondamente Nuove che offre ricerca sonora a piene mani, è l'esperienza del suono elettronico così come la si vive nelle grosse metropoli quali Berlino o New York. Non dirmi che Venezia non ne avrebbe le possibilità. Per un motivo o per l'altro siamo sempre artisticamente al centro del mondo solo che la cosa non è risaputa da chi ha in mano le chiavi per aprire certe porte perennemente aperte però per quei suoni che io ritengo terribilmente deleteri...(Massimo Ranieri in Piazza San Marco?...)

MARIO MARINO: Come hanno detto Lorenzo e Mirco, Venezia potenzialmente non avrebbe nulla da invidiare nei confronti di qualsiasi capitale europea in termini di gente che ci passa con i relativi fermenti culturali che si porta dietro, né tantomeno in termini di suggestioni..


So che avete realizzato uno stretto rapporto da tempo con i nuovi metamondi fioriti in internet come second life, proiettando direttamente lì registrazioni di vostri live e installazioni, come mai questa scelta? Una stretta correlazione tra musica elettronica e virtuale? Un nuovo canale di promozione e di marketing?

LORENZO ISACCO: Si, tutto quello che hai detto è sicuramente vero. Ci siamo appassionati al mondo virtuale, per vari motivi, alcuni li abbiamo spiegati: affinità con il mondo opensource, affinità tra musica elettronica, i mezzi che la creano e i mezzi che la diffondono maggiormente, la rete, l’innovazione, il nuovi media, le possibilità di diffusione e la possibilità di raggiungere pubblici che non conosceremmo altrimenti. Molti suonano in Second Life da tempo. Tantissimi DJ anche molto famosi, ogni tanto,per diletto o per lavoro, suo non tramite un canale mediatico così affascinante e differente dal canonico. Noi siamo stati tra i primi a vedere le potenzialità di uno strumento del genere, nella ridondanza della vita sdoppiata: mondi virtuali che vedono se stessi proiettati su uno schermo reale, dove la gente reale vede il mondo virtuale, che a suo a volta rivede il mondo reale ivi proiettato.. Sembra complesso, ma non lo è: io nella realtà vedo proiettata la vita virtuale, interagisco con queste forme di video arte moderne e rivoluzionarie, faccio arte e la rivedo in tempo reale, proiettata, ma la vivo, e mentre la vivo in 3D, mi rivedo, proiettando la realtà nel metamondo.. Ricorsività di visioni ed interazioni. Affascinante. Siamo stati tra i primi al mondo, assieme per esempio alla Regione Toscana. Abbiamo portato questo strumento semplice ma affascinante in molti luoghi e ovunque ha avuto interazione con successo. Inoltre, se riusciremo, potremo avere una chicca non da poco con un piccolo pezzo di intromissione in un pomeriggio reale, con un artista virtuale (che però, “dietro” ha sempre un personaggio reale di indubbio peso artistico!).

Quali saranno le prossime uscite e le vostre prossime iniziative?

MIRCO SALVADORI: In qualità di direttore artistico mi occupo anche della ricerca suoni ed uso ovviamente anche MySpace come bacino di ascolto. Girando le varie pagine di questo favoloso libro scopri realtà sonore meravigliose: piccoli capolavori costruiti sull'immaginazione di, quasi sempre, giovanissimi artisti. Abbiamo parecchie cose in arrivo dalle più svariate parti del mondo ma preferiamo curarle bene e proporle solo quando riteniamo siano pronte per l'ascolto.
Dovremmo inoltre avere prossimamente in catalogo anche produzioni firmate da grossi nomi dell'ambient internazionale ma...riserbo è la parola chiave.

MARIO MARINO: 3 cose mi piacerebbero:
1. il secondo volume di "nocturnal emission".
2. una release audio-video con le registrazioni dal vivo del nostro prossimo evento "futuribile".
3. e poi lo so che un giorno, con un po' di fortuna, uscirà anche la release di molven..

giovedì 15 ottobre 2009

Speciale Laverna.net: intervista con Empedocle70 parte quarta


Empedocle70: A volte ho la sensazione che la possibilità di scaricare tutto, qualunque cosa da internet gratis abbia creato una frattura all’interno del desiderio di musica, una sorta di banalizzazione: insomma dov’è la spinta per un musicista a incidere un disco che con pochi euro riesci da solo a registrare e stampare quello che vuoi e chiunque può farlo? Alla fine diventa quasi un gesto quotidiano che si perde in un mare di download dove scegliere diventa impossibile … stiamo entrando in un epoca radicalmente diversa da quella che abbiamo vissuto finora? Come poter scegliere?

LORENZO ISACCO: Questa domanda mi piace moltissimo!!! Si, tutto vero, infatti la libertà e la semplicità di download ha un po’ banalizzato la musica e creato una specie di azione di rigetto per l’ascolto. Oggi è normale trovare chiunque con un hard disk esterno per PC con caricati giga di materiale da ascoltare, molto del quale è inascoltato, non piace, superfluo o addirittura è stato scaricato perché “piace a tizio e quando verrà a cena a casa mia faccio un figurone…”. Beh, purtroppo tutto quello che genera vantaggio, ha la giusta contropartita, e genera svantaggio. Oggi fare musica è facilissimo, renderla fruibile altrettanto, scaricarla ed ascoltarla è ancora più semplice, ed è spesso diventata una specie di droga (non parliamone oppure non ti basta la puntata di oggi).. Come orientarsi nel mare magno del suono che si trova in rete? Beh, facile e difficile allo stesso tempo.
Ti faccio io una domanda: oggi si sente spesso dire che non ci sono più bravi musicisti, bravi cantanti, che anche il cane del vicino può farsi un disco e pubblicarlo. Se poi va ad X Factor, ed è un bel personaggio ed è “disponibile” a certi compromessi, diventa un personaggio da classifica pazzesco! Ma poi, per il resto, è tutto piatto, tutto grigio.. non c’è più nulla da ascoltare.. E’ vero?
Beh, per molti penso e temo di si, ma a mio parere, tutto questo è falso. Oggi c’è moltissima scelta, diffusione, reperibilità.. posso ascoltare di tutto. Ma non è detto che sia tutto di qualità, ANZI.. Allora come fare? Beh,ascoltare, ascoltare ed ascoltare: non scaricare solo per la sindrome del possesso, ma con la volontà di fornire un servizio a se stessi! Ascoltare per giudicare se piace o meno, e poi magari diffondere.
Cosa c’è, allora, di meglio di appassionati che lo fanno costantemente? Che lo fanno perché lo considerano fondamentale? Piacevole? Imprescindibile? Allora fidiamoci di chi ascolta e diffonde quello che piace anche a noi, e fidiamoci di realtà come Laverna.net, e ascoltiamo la sua web radio, o guardiamo la sua web tv.. come eravamo pionieri negli anni 70, ora lo siamo nel senso della qualità degli ascolti e nella scelta del suono. Questa, secondo me, è la strada migliore.

MIRCO SALVADORI: Bisogna innanzitutto capire cosa si vuole ascoltare! Penso sia fondamentale limitare e limitarsi se si vuole continuare a mantenere un 'ascolto umano'. Bisogna tenersi informati sulle uscite della varie labels e poi andarsi a cercare quello che più interessa. Solo così si può mantenere un senso logico, nel caso contrario si arriva a fagocitare hard disk su hard disk di roba e non si riesce ad ascoltare più nulla, se non scampoli di brani dispersi e senza senso.

MARIO MARINO: Ricordo ancora quando andavo a Milano o a Ginevra a comprare dischi. E trovavo solo una piccola parte di quello che volevo! Oggi su una web radio tematica o su Last.fm riesco ad ascoltare una quota enorme di un filone musicale che mi interessa, o a leggere recensioni sulle Netzine o sui blog tematici. Per non parlare del peer to peer.. Insomma dalla solita cameretta non serve più uscire, altro che viaggi a Ginevra.. Viaggeremo per turismo.
Io personalmente ho adottato un mio sistema di archiviazione-fruizione della musica: cartelle tematiche con brani selezionatissimi che costruiscono percorsi sonori possibili per serate eventuali in cui metto musica come dj. Non ha senso secondo me riempire centinaia e centinaia di GB di album e di discografie complete che non ascolterai mai. Faccio il lavoro alla fonte, seleziono numerose playlist tematiche a cui cerco di dare un senso e che poi riascolto o propongo agli altri..

Empedocle70: Credete che il ritorno al vinile di cui tanto si parla, a fronte del crollo delle vendite degli ultimi anni, sia un fenomeno solido e destinato a durare?

MIRCO SALVADORI: Moda?...forse. Lo dico a malincuore visto il mio assoluto e spassionato amore per quelle cose nere e tonde che in moltitudine ordinata coprono le pareti del mio buen retiro. Non credo si tornerà mai alla diffusione del disco come nuovo risorto mezzo di ascolto suoni. E' moda di nicchia e ben venga ma non credo potrà avere chissà che futuro.

MARIO MARINO: sicuramente può durare ma solo come fenomeno di nicchia per irriducibili appassionati. E' come tutte le altre cose del mondo futuro, così come me lo immagino io: un insieme di comunità tematiche tra le quali ci sarà probabilmente anche quella del vinile..


Empedocle70: Il 16 maggio 2009 avete realizzato presso la Libreria Mondadori a Venezia vicino a Piazza San Marco un evento culturale chiamato “Un futuribile pomeriggio di inizio estate” interazioni immersive dentro l’immaginario elettronico, come è andata questa manifestazione? Come si è svolta? Ci sarà un seguito?

LORENZO ISACCO: Il 16 maggio del 2009 rimarrà per Laverna.net una data importante, in quanto per la prima volta abbiamo portato in un luogo di letteratura la nostra musica e le nostre idee. Da tempo, da un paio di anni, Laverna.net ha una certa familiarità e simpatia per i mondi 3D virtuali e tutte le innovazioni tecnologiche, in particolare legate al mondo Opensource, come testimonia l’apparizione nella puntata della trasmissione “Scenari” di Rai 3 del 4 aprile 2008. Inoltre alcuni di noi hanno una certa dimestichezza con le forme d’arte letterarie e ci siamo convinti di provare a proporre ad un pubblico non propriamente di affezionati dei nostri suoni, un prodotto multimediale completo, con interazioni di differenti forme e formule d’arte. E’ nato così, prima come esperienza umana e poi come proposta completa. Non era la prima volta che Laverna si cimentava in situazioni simili, ma per la prima volta il luogo, l’interazione, il pubblico a cui ci si rivolgeva ed un filo conduttore come il passato, la storia, la decadenza urbana e di costume, a raffronto con il futuro, l’energia, la tecnologia, il tutto legato da Venezia, città che è tutto questo. Laverna ed i suoi artisti italiani di punta, che guarda caso.. son quasi tutti legati a Venezia o di Venezia e dintorni.. Una esperienza molto interessante, ne ho già accennato prima e dato i link ad un video che una realtà di professionisti del settore video ha realizzato per e con noi. La Pixel Group che ha sposato gli ideali e la storia di Laverna, al fine di costruire un prodotto che ne narri la storia per portare a conoscenza dei più tutto il sottobosco musicale e tecnologico mondiale di cui abbiamo parlato nelle prime risposte. Una società di persone appassionate ed illuminate con le quali spero potremo collaborare ancora in futuro, anche per far crescere il mondo della musica indipendente.
Seguito. Si, sicuramente ci saranno dei seguiti. Più di uno: la cosa fondamentale di cui ci siamo accorti facendolo, è che uno spettacolo del genere è piaciuto. Persone che mai avevano approcciato queste tematiche, son rimaste buone buone sedute 2 ore a godersi quello che stava capitando davanti a loro. Ora vogliamo migliorare qualche piccola parte, aggiungere delle sorprese e far diventare il “pomeriggio intromissivo” una esperienza itinerante. Sicuramente ci rivedremo a dicembre in uno dei posti più interessanti per il livello delle proposte e per la struttura: l’auditorium del Centro Culturale Candiani di Mestre.

MIRCO SALVADORI: Una notte ho avuto come un'illuminazione...ho pensato - perché non proporre in pieno centro a Venezia u qualcosa che vada oltre il solito concerto e oltre la solita rappresentazione artistica. Perché non proporre un mix tra suono di ricerca, letteratura, video e web. Dalla semplice idea alla realizzazione il passo è stato (si fa per dire) breve e il risultato ci ha premiato in pieno. Quella di Venezia è stata la puntata zero, al Candiani di Mestre torneremo con l'esperienza e la voglia di proporre ancor meglio e di più la nostra 'fantasia elettronica'.

MARIO MARINO: Magnifica concretizzazione di sogni concentrati tutti in un unico evento.. Io da vecchio organizzatore di eventi elettronici, l'ho vissuto come una sorta di punto di passaggio tra l'evento classico in cui l'ambient è relegata sempre a introduzione al suono elettronico ballabile (techno, house, drum'n'bass), all'evento dal vivo in cui il suono da ascolto ritrova la sua centralità e le persone arrivano per ascoltare e si fermano ad ascoltare. Un grande esperimento che avrà sviluppi futuri emozionanti.




continua domani..

mercoledì 14 ottobre 2009

Chitarra e koto nella cultura giapponese

18° Festival di Milano Musica
TORU TAKEMITSU
Percorsi di Musica d’Oggi 2009
Giovedì 15 ottobre 2009, 0re 20.30
Villa Reale, Sala da Ballo-via Palestro 16
Chitarra e koto nella cultura giapponese
Elena Càsoli, chitarra
Kyoko Kawamura, voce e koto
Introduzione di Renato Meucci
Toru Takemitsu, Equinox (1984)per chitarra
Toshio Hosokawa, Koto-utaper koto e voce
Toru Takemitsu, In the woods (1995)per chitarra
Yatsuhashi Kengyo , Rokudan-no-shirabe (dan-mono)
Studio in sei parti" per koto
Yatsuhashi Kengyo, Shiki-no-kyoku (kumi-uta) “Quattro per koto e voce"
ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili

Speciale Laverna.net: intervista con Empedocle70 parte terza


Empedocle70: Come sono i rapporti con la SIAE? Mi pare che voi avete optato per il modello di licenza creative commons, ce ne volete parlare?

LORENZO ISACCO: I nostri rapporti sono ottimi. I loro con noi un po’ meno...forse...
Il problema non sussiste praticamente più: si, noi abbiamo aderito alla CCL come dicevo prima e questa licenza ci permette di assolvere ai diritti d’autore degli artisti in modo autonomo ed automatico: l’artista decide di mettere a disposizione la propria opera in modo gratuito e libero, utilizzando come canale distributivo strutture come Laverna.net, che svolgono tale compito in totale armonia con tale licenza, facendo in qualche occasione anche da tramite tra gli autori ed i fruitori, che possono decidere di chiedere (passo fondamentale) l’utilizzo di certa musica direttamente all’autore. Forniamo, in qualche caso, anche questo tipo di consulenza, ed è anche per questo che abbiamo aperto le sezioni radiofoniche e video di Laverna.net. Lascio approfondire maggiormente la questione del funzionamento della licenza a Mario, che è un esperto del settore.

MARIO MARINO: Come ho detto le Creative Commons sono state decisive per la nascita delle Netlabel. Sarà anche perché io non ho mai pubblicato un disco vero e proprio, ma quando sento parlare di SIAE mi sembra di essere un ragazzino che si stupisce del racconto dei "vecchi": "ma davvero un tempo esisteva un baraccone burocratico che serve solo a mantenere i suoi dipendenti? Incredibile..". E' solo una piccola anticipazione di quello che sarà tra qualche anno. Se solo fossi in grado di descrivere bene lo sguardo smarrito dei dipendenti dell'ufficio SIAE di Padova quando siamo andati a chiedere l'autorizzazione per un evento musicale interamente basato su musica Creative Commons.. ("Open" allo Stalker di Padova il 12 Marzo 2005)...


Parlaci del rapporto che avete instaurato tra internet e il downloading, credete che questi due fenomeni abbiano cambiato il modo in cui si produce e si ascolta la musica? Avete mai pensato di tornare alla produzione del supporto fisico, cd, vinile?

LORENZO ISACCO: Domandona! Certo che l’ha cambiato, in modo radicale ed irreversibile! La possibilità di scaricarti solo un brano che ti piace, ha svincolato milioni di poveri impigriti fan che non osavano più andare in un negozio di dischi per comperare l’ultimo dico dell’artista XYZ che altro non era che un bel “The Best” uguale a quello di un anno prima, MA, attenzione, contenente ben UN inedito UNO! O due, quando erano generosi.
Beh, la rete, la diffusione, la facilità di fare “click” ed avere entro pochi minuti un brano (che se poi non ti piace lo butti via, oppure scarichi tutto il resto del disco) sono tutte cose che oramai la gente non potrà più dimenticare. Se hai uno smart phone, poi, spesso lo trasformi in una stazione multimediale, un lettore MP3 in piena regola. La comodità e facilità, la diffusione e la scelta per l’utente, sono tutte cose che son cresciute a dismisura con l’avvento del downloading. Il mondo della musica è radicalmente cambiato. Solo una cosa non cambierà mai: la musica!
E qui potrei parlare per ore, ma la cosa che mi preme dire, riguardo alla tua domanda, è che la musica è sempre stata e sempre sarà una forma d’arte per feticisti. Chi più chi meno. Come la scultura, la pittura, la scrittura.. Avere “in mano” i l prodotto dell’arte dell’artista è una necessità alle volte quasi fisica. Ecco allora che in un’era nella quale apro il cellulare, metto le cuffie, digito “musica ambient” e scarico gratuitamente dei brani di elevata qualità artistica da Laverna.net (non è pubblicità, vero?) il disco o il CD acquisiscono una importanza quasi esclusivamente per feticisti. Ma è proprio in quest’ottica che non moriranno mai, anzi, è proprio di questi tempi la rinascita, in termini molto più ridotti, anche dati i sempre alti costi di produzione, proprio del vinile, in particolare.
E’ un oggetto da collezione, da esibire agli amici, da guardare e riguardare he he..
E per i puristi del suono, è indubbio che il vinile produce, nelle condizioni migliori, il miglior suono ancora attualmente possibile. Detto questo, non ti svelo niente per ora, ma il 10 di dicembre, se ti farà piacere, potremo fare un annuncio simpatico che.. si sposa appieno con questa domanda.

MIRCO SALVADORI: Come ti ho accennato prima, io arrivo dall'era vinilitica. Per noi il passaggio al cd è stato traumatico: ci dava fastidio l'impossibilità di avere in mano una copertina, il non poter leggere tutte le sue note ed impararle a memoria - virgole comprese - ma eravamo dei pazzi! E non credere, lo siamo ancora e forse di più! Siamo riusciti a passare dal vinile al cd e dal cd al download (free!) senza andare ad interrompere il flusso dell'immaginazione e della fantasia uditiva e questo sta a significare che tutti quei discorsi sull'insostituibilità del disco son cose che lasciano il tempo che trovano. Certo: ancor oggi mi vado a scegliere un buon vinile dalla mia discoteca e me lo ascolto con gusto ma questo non mi limita e non mi impone di non andarmi ad ascoltare, per esempio, un buon Enrico Coniglio downlodato di fresco dal nostro sito con il suo nuovo lavoro.

MARIO MARINO: Quoto in pieno il buon Mirco! Io adoro il vinile ma ho sempre cercato di correggere tendenze feticistiche che molto spesso ho notato in noi musicofili. Il supporto, compreso il nobile PVC, è pur sempre un pezzo di plastica, conta solo il suono che ne esce..




continua domani..

martedì 13 ottobre 2009

Speciale Laverna.net: intervista con Empedocle70 parte seconda


Empedocle70: Quali sono i titoli che hanno funzionato meglio in termini di download?

MIRCO SALVADORI: Ovviamente è Mario che ti darà una risposta esaustiva, posso però dirti che l'exploit impressionante di Gigi Masin con il suo 'The Last dj' è stato qualcosa che ci ha assolutamente commosso. Vedere come da più parti del globo arrivassero messaggi di pura esultanza da persone con culture musicali magari diverse da quella che potrebbe esser una cultura elettronica tout court...impressionante!

MARIO MARINO: Beh su tutti lo splendido album di Gigi Masin che è letteralmente volato oltre quota 3.000 .. E' il lavoro che ha avuto più download in rapporto alla sua pubblicazione relativamente recente. Una gemma di pura poesia ambientale..
E poi la bellissima raccolta Nocturnal Emission curata da Mirco, (circa 6.000) e la vecchia raccolta degli inizi "Red Planet vol.1" (oltre 13.000).

Empedocle70: Quali musiche vi pentite di aver fatto e quali invece avreste voluto e non siete riuscite a realizzare?



LORENZO ISACCO: Finora nessun pentimento: tutto quello che abbiamo pubblicato era il meglio che avevamo a disposizione nel momento in cui lo abbiamo pubblicato: mai abbiamo preteso né mai rimpianto, e penso che questo spirito sia stato finora molto apprezzato da tutti gli artisti che in qualche modo hanno deciso di collaborare con Laverna.net. Mentre quello che non siamo riusciti a realizzare.. c’è ancora tanto tempo davanti a noi..

MIRCO SALVADORI: Come dice il buon Lorenzo, assolutamente nessun pentimento, il futuro è davanti a noi e l'Oceano del Suono deve 'farsi navigare' per molto ancora...

MARIO MARINO: L'inizio dell'etichetta come contenitore di cose diverse provenienti dalla scena locale, ci è servito per partire. Non ha senso un'etichetta senza una linea estetica, senza un progetto sonoro.. Ma forse senza quelle prime sperimentazioni non ci sarebbe potuto essere lo sviluppo di cui stiamo parlando..


Empedocle70: Il fenomeno delle etichette indipendenti sembra essere una cosa relativamente recente in Italia e comunque legata più all’indie rock o al punk, la mia sensazione è che comunque sia le indipendenti che le major cerchino di dare all’ascoltatore consumatore ciò che vuole, da parte delle label indipendenti forse c’è la possibilità di un rapporto più fidelizzato col proprio mercato, basato sulla qualità e la propria reputazione. Alla fine non credo che abbia importanza la vastità del mercato ma quello che si fa … alla fine che differenza c’è tra un cdr da 30 copie e . l’ultimo disco di Madonna?

LORENZO ISACCO: Beh, direi la qualità di incisione, alle volte, ma non sempre. E la popolarità del disco, che però non è PER NULLA sinonimo di qualità del prodotto.
Le etichette indipendenti, come possono tranquillamente essere identificate le NET LABELS, possono dare spazio alla qualità e soprattutto a cioè che si ama. Non mi permetto di dire che l’ultimo disco di Madonna (che tra l’altro mi piace tantissimo) non sia un bel disco o non sia di qualità. Però posso tranquillamente affermare che noi produciamo solo ciò che ci colpisce, che ci piace veramente. Il resto non lo pubblichiamo, e in un mondo come quello tecnologicamente avanzato, dalle mille opportunità date dalla rete, ci piace affermare che grazie alla rete possiamo pubblicare il lavoro di chiunque, e che chiunque si può pubblicare da solo i proprio lavoro. La differenza sta nel lavoro di grande passione che svolgiamo nel selezionare, consigliare, presentare e diffondere, in varie forme, ed anche annoverando tra le nostre fila personaggi di qualifiche notevoli (redattori di Rockerilla, speaker radiofonici, artisti di fama internazionale..). Quindi concordo con te, si, certo: è un fenomeno relativamente giovane (e non solo in Italia) e soprattutto il movimento dovuto alle possibilità tecnologiche imperanti e prorompenti, ha dato una spinta in avanti notevolissima, ma la differenza non sta quasi mai nella qualità del prodotto, ma nella passione con la quale si desidera fare bene il proprio mestiere (a nostro vantaggio) e l’impatto economico sviluppabile ai fini distributivi (a vantaggio delle cosiddette major).

MIRCO SALVADORI: che differenza c'è tra il vino confinato dentro un contenitore tetrapack e venduto attraverso la grossa distribuzione ed un rosso d'annata?.....

MARIO MARINO: per le Netlabel la cosa è un po' differente rispetto alle etichette indipendenti. Sembrerebbe che l'immaginario elettronico in Rete trovasse il proprio terreno naturale. La gran parte delle netlabel delle origini, ma anche di oggi, sono orientate tra le miriadi di filoni differenti dell'elettronica. E' come se si fosse creato un cortocircuito tra la cameretta, luogo principe delle (auto)produzioni del musicista elettronico e il canale di diffusione delle stesse divenuto oggi la Rete (guarda caso sempre dalla stessa cameretta...).

Ogni passaggio intermedio viene azzerato. Ci sono anche dei "contro" certo, ma io adoro questa dimensione orizzontale che scavalca il mercato e collega direttamente musicista e fruitore.. e anche se crea difficoltà contingenti al musicista, questa sorta di liberazione dell'arte, secondo me alla lunga porterà soprattutto benefici per i VERI musicisti.
Non credete a chi dice che la musica morirà. Forse perderà spazio la produzione discografica e riprenderanno la centralità perduta le esibizioni dal vivo..


Empedocle70: Che rapporti avete con i vostri musicisti? Come scegliete gli esordienti da promuovere con la vostra etichetta?

LORENZO ISACCO: I rapporti sono i più disparati: essendo possibile inviare materiale da un capo all’altro del mono, i rapporti possono essere molto cordiali, quasi amicali, ma pur sempre distaccati quando si pubblicano dei lavori di artisti stranieri, mentre per tutti, essendo noi tutti profondi appassionati, la cosa fondamentale, quando possibile, è un contatto diretto, una forma di amicizia nei confronti degli artisti italiani e magari anche quelli più vicini a noi. E’ così che sta evolvendo sempre più Laverna: è un punto di incontro, una crew nel vero senso della parola. Una comunità di amici, che prediligono il contatto umano, a contrasto con l’alta tecnologizzazione che la vita ci offre (e che Laverna sfrutta a proprio vantaggio).
Un giorno, qualcuno che ben rappresenta il suono ambient e non solo a livello italiano e che, vivendo vicino a noi è diventato pilastro umano del progetto, ha detto una cosa che spiega appieno cos’è, oltre che una net label, Laverna.net: “[..] si è trattata di una splendida esperienza umana [..]”. E se non ci credete, potete andare ad ascoltarlo qui:
http://www.laverna.net/VIDEO/OSplayer.swf?file=event09/1.flv

MARIO MARINO: Due vie, solitamente. Arrivano dei demo sotto forma di link a file audio. Le cose più diverse. E poi dall'iterazione diretta con musicisti con cui collaboriamo e che conosciamo personalmente. Il bello è che in entrambi i casi è la vicinanza del progetto sonoro a determinare la reciproca scelta.




continua domani..

lunedì 12 ottobre 2009

Speciale Laverna.net: intervista con Empedocle70 parte prima

Empedocle70: Raccontateci come è nata l’etichetta, come è stato scelto il nome, il logo, come mai la scelta della musica elettronica, o meglio, di una certa forma di musica elettronica, in particolare quella italiana, quando avete iniziato e come vedete il panorama musicale oggi, cosa volevate fare e se pensate di esserci riusciti, quali erano i vostri back ground e i vostri modelli…ma soprattutto... cos’è una netlabel e come si gestisce?

MARIO MARINO: Le origini della nostra passione musicale affondano le radici molto più lontano nel tempo (ricordate le trasmissioni "Nocturnal Emission" e "Red Planet"?), ma per questa storia possiamo far partire tutto dal 2004, che per l'era della musica in Rete rappresenta in qualche modo l'anno della svolta: esplode a livello internazionale il fenomeno delle “net-label”, vere e proprie etichette discografiche virtuali che offrono file sotto forma di MP3 liberamente scaricabili. Esse alimentano il proprio catalogo attraverso l'attività libera e gratuita di musicisti che in questo modo hanno la possibilità di dare ampia diffusione al proprio lavoro. Il consolidamento di questo fenomeno è avvenuto in concomitanza con la nascita negli Stati Uniti di una forma di tutela legale dei diritti d'autore più modulare e flessibile del tradizionale “copyright”, ormai inadeguato ai nuovi mezzi tecnologici. Si tratta delle ormai notissime “Creative Commons”, licenze che consentono di “scaricare”, duplicare e diffondere da e verso la Rete un brano musicale, mantenendo nello stesso tempo la tutela del diritto d'autore.
Appena presi coscienza di quanto stava avvenendo, delle straordinarie potenzialità di un modo di diffondere i suoni e costruire collaborativamente percorsi musicali, aprii un sito web ed iniziai a mettere dentro interi pezzi del mio percorso musicale. Tuttavia dopo aver fatto questo mi resi conto che il valore dell'operazione era puramente di documentazione storica, non trascurabile, ma ben al di sotto delle potenzialità che offriva lo strumento. Pensai allora che il vero valore aggiunto, il senso di tutto il progetto, fosse in realtà nella dimensione "collaborativa", che infatti rimane il tratto centrale ancora oggi. Il percorso si alimenta quotidianamente della collaborazione di più persone e, pur mantenendo una linea artistica di riferimento come deve essere per un'etichetta, i contenuti prendono forma da un lavoro comune. Ecco che allora la parte documentativa diviene solo una voce del menu del sito ("eventi") più rivolta alla memoria del passato e il cuore diventano le pubblicazioni periodiche di "release" in formato MP3, che nascono inizialmente da contatti locali. La prima fase della label sostanzialmente la caratterizza come una sorta di contenitore di suoni raccolti in base al nostro gusto ma fondamentalmente legati alla scena elettronica locale (il Veneto). Dunque in questa prima fase il suono non è ben definito la linea estetica non precisa. Abbiamo un contenitore di proposte elettroniche di artisti locali anche molto interessanti, nel quale di volta in volta possono trovare spazio sonorità anche molto diverse (dall'ambient alla drum'n'bass, dalla techno all'IDM). L'anno successivo (il 2005) avviene la svolta artistica: la linea estetica si definisce (il nostro suono è un suono da ascolto tra l'ambient e l'IDM con venature di sperimentazione e iniezioni di elementi acustici..) e i contatti con i musicisti internazionali diventano il tratto distintivo. Il percorso ha raggiunto una tappa importante: siamo partiti dal locale, ma la Rete ci ha spinto nella dimensione globale, parliamo percorsi musicali con musicisti di Mosca nello stesso modo con cui lo facciamo con i nostri storici amici di Treviso o di Vicenza. Il fatto che siamo a Padova o a Venezia a Londra o a Mosca non fa differenza: le idee viaggiano veloci come gli scambi di informazioni nell'era digitale..

LORENZO ISACCO :Della scelta del nome del progetto e della musica elettronica, non posso che rifarmi a quanto affermato da Mario e confermare che la musica elettronica italiana di qualità, è sicuramente una risorsa immensa che probabilmente troppo spesso rimane un po’ troppo nel sottobosco delle etichette dance e techno. Anche altre forme di musica elettronica, come quelle predilette da noi di Laverna (intendo ambient, IDM, electro, eccetera) trovano in Italia degli interpreti di straordinario valore. In Laverna.net abbiamo potuto far convogliare una situazione un po’ particolare, ovvero un certo sottobosco di arte musicale che negli anni e dagli anni ’80 in avanti ha prodotto realtà a livello internazionale. Abbiamo avuto la fortuna di nascere ed estenderci tra Padova, Treviso e soprattutto Venezia. E’ in questi territori che hanno trovato ispirazione buona parte delle ultime realizzazioni della nostra etichetta, con un risultato qualitativo che a detta di esperti del settore è di indubbio interesse. Nostro piacere sarà quello di continuare a migliorare e poter proporre altri artisti che fluttuano da tempo o si sono appena immersi in questo suono. Questa è forse una premessa per ciò che riguarda il resto della domanda, molto impegnativa. Il mio background, in particolare, esula dalle ribalte se non per sporadiche apparizioni in qualità di speaker radiofonico, di organizzatore e presentatore. La base di tutto però è la passione e la passione per un suono che non si è mai sentito prima di una certa annata e soprattutto, per l’Italia, prima di una certa trasmissione, “Nocturnal Emission”, ma qui è meglio che proseguano Mirco e Mario.
Ritrovarsi con il cuore e le orecchie piene di suoni così innovativi (per l’epoca) e qualitativi, ha fatto venire l’acquolina in bocca a noi tutti, tanto che un giorno, dopo che Mario aveva già svolto buona parte del lavoro “sporco” fondando l’etichetta, ci siamo resi conto che le evoluzioni tecnologiche e della rete WWW ci si potevano aprire davanti nuove fantastiche strade. Una NET LABEL.
Mario era già andato avanti, rispetto a quelle che erano le elucubrazioni di Mirco e mie, assieme al buon Massimo. Una NET LABEL. Già, cos’è una NL? E’ una etichetta, a tutti gli effetti, con una struttura non giuridica, ma dichiarata, formata da alcune persone (e ne stai intervistando alcune) che sono eletti a ruolo, come direttore artistico, direttore di produzione e responsabile tecnico, nonché altre forme, dato il continuo evolversi del progetto Laverna.net.

Laverna nasce come progetto collaborativo tra i fondatori, ed i potenziali associati.
Una Net Label si propone come una normale etichetta discografica, pubblicando con i propri mezzi, in perfetto accordo con la forma della licenza CCL (Common Creative License) i prodotti che sono considerati consoni rispetto alla linea artistica dell’etichetta, e soprattutto di una certa qualità (cosa alla quale teniamo molto, sperando anche di soddisfare i nostri affezionati visitatori). Ricevuto il materiale (si fa tutto via email ed affini oramai), se lo consideriamo affine alle nostre linee artistiche, lo pubblichiamo negli spazi della nostra etichetta, dedicandoci alla promozione di esso al fine di favorirne la maggior diffusione possibile. Questa è la parte “facile”.
Inoltre, Laverna.net sta espandendosi in molteplici direzioni artistiche, ampliando i propri orizzonti pur sempre mantenendo la fondamentale passione per il suono e la qualità elevata di esso. Attualmente possiamo contare circa 15 persone che collaborano più o meno attivamente ai progetti di Laverna, che non si sta trasformando in un qualcosa di ancor più complesso rispetto ad una net label.

MIRCO SALVADORI: Il mio back ground sonoro risale ai tempi meravigliosi in cui pronunciare la parola 'Rock' significava ribaltare completamente il significato di musica. Nel corso del tempo ho sempre 'estenuamente' cercato e ricercato suoni che potessero continuamente (ri)darmi quel senso di "rivolta" che sentivo quando, giovane, appoggiavo la puntina del braccio sul vinile facendo scaturire la 'Meravigliosa Cattiveria dell'esser Alternativi'. Erano ovviamente altri tempi, usare il termine Alternativo oggi non avrebbe oramai alcun senso ma il gusto per la ricerca è rimasto intatto, solo il suono si è trasformato sbandando verso territori più vasti e silenziosi ma non per questo meno potentemente devastanti. Mi chiederai, buon Aguzzi, che relazione può mai esserci tra una traccia, che ne so, dei Ten Years After ed una - per esempio - di Biosphere (cito un esempio easy per facilitare l'immaginazione). Beh, il coinvolgimento! Il pathos è il medesimo solo mediato (forse nel mio caso) dall'età e dal tempo ma ti assicuro che una svirgolata elettrica dei bei tempi andati ha la stessa incurante potenza di un suono micromicamente glitch immerso all'interno di un universo sconfinato di ondate elettroniche!




continua domani..

Speciale netlabel Laverna.net


Care Amiche e cari Amici, questa settimana viene dedicata alla Net label italiana Laverna. Dopo le interviste di quest'estate con Marco Valente della Auand Record e con Pat Ferro della Improvvisatore Involontario è il momento di gettare uno sguardo nel settore delle net label.

Intervista parte prima
Intervista parte seconda
Intervista parte terza

Cos'è una net label? Una netlabel è un'etichetta che distribuisce musica online in formato digitale ( per lo più MP3 o Ogg), spesso funzionano come le tradizionali etichette discografiche nel produrre e promuovere album o compilation, mentre la loro principale differenza è che le netlabel in genere mirano allo scaricamento gratuito, al posto della produzione di supporti materiali quali CD, dischi in vinile, Musicassetta o DVD.
Spesso e volentieri, ed è il caso della Laverna, i brani sono rilasciati sotto licenze quali Creative Commons che ne incoraggiano la condivisione e la libera distribuzione.


Si tratta quindi di una filosofia ben diversa volta più alla promozione che alla vendita e alla creazione di vere e proprie comunità di artisti (non solo musicisti). Nel nostro caso la Laverna è una net label che si occupa di musica elettronica, è presente in rete già da diversi anni e che sta puntando da sempre su una programmazione musicale attenta, mirata e di qualità, occupandosi di suono cosiddetto 'elettronico', ovvero quel tipo di esperienza artistica legata al suono nato nei club e poi assunto al ruolo di musica d'ascolto grazie all'apporto di artisti e dj's che hanno iniziato ad usare le macchine non solo come 'armi' che sparavano 4/4 in sequenza ma anche come mezzo per diffondere creatività sonora di derivazione elettronica. Da qui la nascita del suono IDM (Intelligent Dance Music), Chill, Glitch, Ambient inteso non come performance 'scolastica alla Eno' ma come nuove esperienza legata ad una ricerca mai finita di nuove sonorità. Laverna Net Label si occupa di tutto questo: elettronica selezionata contenente codici sonori di ricerca.

Ho pensato che fosse interessante gettare uno sguardo su questo nuovo aspetto della produzione musicale dato che ho sempre pensato che, come per tutte le cose, anche per le novità non bisogna avere un atteggiamento di rifiuto a priori ma valutarle, studiarle e vedere come si possono integrare nella nostra quotidianità per darci magari quel qualcosa in più che ci può essere utile sia come semplici appassionati sia come professionisti nel mondo della musica, un mondo, ricordiamolo, sempre più in effervescente evoluzione che non ha ancora finito di riservarci sorprese.


Visitate il loro sito internet: http://www.laverna.net/ e leggete l'intervista e chiacchierata fatta con i responsabili della net label Mario Marino, Lorenzo Isacco e Mirco Salvadori.


Empedocle70

sabato 10 ottobre 2009

Recensione di Contemporanis de la Mediterranea 13 di Massimo Lauricella di Empedocle70

P1000831

Questo cd uscito per la Fundaciò ACA di Palma de Mallorca nel 2005 è una raccolta delle composizioni del Maestro Massimo Lauricella realizzate tra il 1998 e il 2004. Prima concertista come pianista, poi compositore e direttore d’orchestra, Lauricella lavora su un repertorio che spazia dal ‘600 sino ai giorni d’oggi dirigendo ed incidendo, oltre alle proprie opere ed a quelle dei grandi maestri, lavori di autori contemporanei e realizzando anche varie prime esecuzioni assolute. Ha diretto ensembles ed orchestre quali l’E.Co. Ensemble, l’Icarus Ensemble, il Choros Ensemble, l’Orchestra Sinfonica e l’Orchestra da Camera della Repubblica di San Marino, lo Janua Coeli Globus, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, la Bayerisches Kammerorchester collaborando, fra gli altri, con solisti quali Susanna Rigacci, Andrea Griminelli e Jacques Loussier.
Si tratta di sette brani per diversi strumenti e ensamble: Due studi per pianoforte, in realtà diversamente da quanto indicato nel titolo si tratta di un movimento solo diviso in due parti particolarmente impegnativo dal punto di vista virtuosistico e tecnico. Flute suite, composto nel 1989, qui eseguito da Luciano Tristaino, diviso in quattro parti : Studio, Corteggio, Il becco d’oro e Echi. E tu, in triste ombra per chitarra, Gisbert Watty, e flauto, sempre Luciano Tristaino, del 2004 e ispirato al lavoro della scultrice Simonetta Berruti rappresentante un uomo dominato dalla sua stessa ombra. Fiabe, miti e magie per percussioni e pianoforte. Tremiti, composto nel 1998 e vincitore del Forum di Colonia, per quartetto d’archi e qui suonato dal quartetto Arditti. Eco di un tempo perduto, la cui prima esecuzione è avvenuta in un concerto registrato dalla RAI ed alla presenza della stessa Nuria Schönberg e dedicato al grande maestro. Per ultima E piove in petto una dolcezza inquieta per soprano e quintetto su testi di Eugenio Montale, commissionato nel 1996 per il centenario della nascita del poeta ligure.
Una bella raccolta, a testimonianza sia delle brillanti capacità del compositore italiano che della bravura di tutti gli interpreti! Unico neo la mancanza di una distribuzione italiana e la sua scarsa reperibilità.

Empedocle70

Recensione di Vocelettronica, ARSPUBLICA di Empedocle70

P1000834

Il libretto che accompagna questo cd composto da 7 pezzi di diversi autori come Andrea Nicoli, Matteo Pittino, Michelangelo Lupone, Riccardo Vaglini, Riccardo Depelo e Silvia Lanzalone inizia con una domanda (fintamente) provocatoria: “Qual è l’atteggiamento di ascolto più giusto per entrare nel mondo della musica elettronica e capirne il funzionamento?” da utilizzare come possibile e probabile chiave di ascolto di questa incisione.
Questa domanda, apparentemente oziosa nella sua logica insolvibilità può essere messa a profitto per darci la possibilità di interrogarci su un insieme di proposizioni di più ampio respiro, rimandando a altre questioni simili: un quadro di Kandisky deve essere visto in modo diverso da uno del Tintoretto? Le architetture di Renzo Piano vanno viste in modo diverso sa quelle del Brunelleschi? L’uso di materiali (sonori, architettonici, pitture, etc) nuovi comporta un diverso risultato espressivo finale?
Le risposte a queste domande non credo spettino nè alle musiche nè ai compositori qui impegnati quanto piuttosto all’Ascoltatore, il Dittatore a cui spettano le ardue sentenze a cui ciascuno può arrivare sulla base delle proprie esperienze e del proprio percorso culturale. Posso assicurarvi che l’ascolto di questa musica è affascinante e allo stesso tempo dolcemente incocludente, rimane sempre un senso di insoddisfazione alla fine che spinge a premere di nuovo il pulsante play o a riascoltare il cd dopo qualche giorno e almeno per me la situazione rimane sempre la stessa: mi ritrovo a guardare una carta geografica completamente nuova e a ricercarne i segni che avevo scorto in quella precedente. A McLuhan sarebbe piaciuto!
Questo disco è edito dalla casa discografica italiana ARSPUBLICA, sito internet: http://www.arspublica.it/

Tracce:

Andrea Nicoli - Distrazione (Frammenti 1)
Matteo Pittino - Singin' in T
Michelangelo Lupone - Canto di madre
Riccardo Vaglini - Voci di scomparsa
Andrea Nicoli - Gli echi chiamano
Riccardo Dapelo - Zu klugen gestirnen
Silvia Lanzalone - Dis-trazioni

Empedocle70

venerdì 9 ottobre 2009

Intervista di Gisbert Watty con Empedocle70 parte quarta

Come sono nate invece le collaborazioni con Massimo Lauricella e Fabrizio De Rossi Re?

Avevo saputo da un lavoro di Piero Viti sul repertorio contemporaneo che Massimo Lauricella aveva composto un’opera per flauto e chitarra. Conoscevamo la sua musica e Luciano aveva già eseguito un suo pezzo per ensemble. L’abbiamo contattato per ottenere la partitura, ma lui non ce la voleva dare perché non era più contento del pezzo. L’aveva ritirato, ma comunque ci diceva che l’avrebbe riscritto quando sarebbe riuscito a trovare un po’ di tempo. Alcuni mesi dopo ha cominciato a lavorarci ed è nato “E tu, in triste ombra”, una composizione bellissima completamente nuova, senza alcun legame con il lavoro precedente, pubblicato poco dopo la prima esecuzione assoluta su un suo cd monografico uscito in Spagna presso la Uniò Musics.

“Venus’ song” per flauto, clarinetto e chitarra di Fabrizio De Rossi Re è nato dalla possibilità offertaci dal Theater der Stadt Velbert di commissionare una composizione nuova ad un autore italiano. All’epoca non ci conoscevamo di persona ed abbiamo concordato tutto al telefono e via e-mail. Quando aveva terminato il pezzo mi ha dichiarato che aveva trovato la base di partenza per la composizione nella canzone rinascimentale per soprano e liuto “Venus, Du und Dein Kind” di Matthias Waisel (1592) perché pensava tutto il tempo al fatto di dover scrivere un brano per un teatro tedesco, un pubblico tedesco, un chitarrista tedesco con i capelli biondi e gli occhi azzurri! L’ispirazione dei compositori è spesso una storia veramente buffa ed intrigante. Il brano è stato pubblicato dalle Edizioni Rai Trade e loro l’hanno anche pubblicato su cd l’anno scorso.


Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

Quale crisi? Io non mi preoccupo di certo per le difficoltà finanziarie di alcune aziende multinazionali che hanno problemi con le loro quotazioni in borsa e non si interessano davvero per il lato artistico del prodotto che vendono. Il digitale ha aperto incredibili possibilità a tutti noi che erano impensabili soltanto dieci anni fa.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se, i classici cinque dischi per l‘isola deserta.

Bream, Segovia, Beethoven, Bach, Mahler, Xenakis, Schubert, ma sono già più di cinque…

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Bach, non le opere per liuto, ma le Sonate e Partite per violino e le Suite per violoncello che mi piacciono di più con la chitarra. E poi tutte le partiture che stanno a casa mia, che voglio suonare da tanto, ma chissà quando lo farò. Per la musica contemporanea, per esempio, la “Sequenza” di Berio, “Changes” di Carter, la “Royal Winter Music” di Henze. Per studiare questi pezzi sarebbe proprio perfetta l’isola deserta con tanto tempo a disposizione.

Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Ognuno deve trovare la sua personalità, la propria strada e seguirla con tanta passione e determinazione. Senza chiusure…

Con chi le piacerebbe suonare?

Mi mancano le collaborazioni non sporadiche con strumentisti ad arco e con i cantanti. Comunque, mi piace suonare con qualunque musicista bravo e curioso. C’è sempre tanto da imparare!

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Alla fine di giugno ho partecipato a Fiesole alla prima esecuzione europea di “Repentance” di Sofia Gubaidulina. E’ un nuovo brano molto ampio di ca. 25 minuti per violoncello, tre chitarre e contrabbasso. Gli altri due chitarristi erano Luigi Attademo e Duccio Bianchi, oltre a Francesco Dillon al violoncello e Anita Mazzantini al contrabbasso. E’ una composizione bellissima, molto interessante anche perché i più importanti autori russi, con l’eccezione di Edison Denissov, non hanno finora mai dedicato una grande attenzione al nostro strumento.
Farò poi alcuni concerti in estate in Norvegia e Germania con mio fratello Siegmund e poi voglio finire le registrazioni per un cd dedicato alla musica contemporanea tedesca. Ci saranno composizioni varie (anche con flauto, clarinetto e mezzi elettronici) di René Mense, Thomas Reiner, Joerg Todzy, Thomas Böttger, Wolfgang Stockmeier e Thomas Jahn.

Recensione di TUCHFÜHLUNG 2 - KÖRPENKONTUREN

P1000828

KÖRPENKONTUREN o contorno del corpo. Questo è il leitmotiv che genera questa compilation di 12 brani di diversi autori: una forma metallica in grandezza naturale rappresentante il contorno di un corpo umano. Una idea, una forma semiotica attorno a cui concepire e sviluppare delle visioni musicali coerenti e articolate. Ma come può una simile forma metallica ispirare dei compositori? O forse questo simulacro non è altro che un espediente maieutico per altre domande come: che relazione esiste tra la musica e il corpo umano? Che risposte “fisiche”, “concrete” la musica genera nell’ascoltatore? Qual è la sua relazione con le arti visive?
La risposta a queste domande viene proposta attraverso due diversi percorsi paralleli Singender Stahl (Sounding Steel), curata da Siegmund e Gisbert Watty, e Resurrection gestita da Ross Hazeldine ciascuno dei quali rappresentato in un cd. Il progetto Resurrection getta le sue basi nella rielaborazione fisica di un suono di partenza, quello della distruzione fisica del simulacro metallico umano, registrata, smembrata in sei pezzi inviati a sei diversi compositori di diversi paesi, da loro rielaborata, integrata in una nuova composizione assieme al suono di un ensemble in cui la bella chitarra classica di Gisbert Watty è sempre presente tranne che per il primo pezzo di Volker Heyn e in ultimo riassemblata nell’ordine orginario. Singender Stahl che occupa il primo dei due cd è composto da sei pezzi richiesti da Siegmund e Gisbert Watty a sei diversi compositori europei, tra cui gli italiani Maurizio Pisati e Riccardo Vaglini, aventi come unica limitazione le caratteristiche strumentali dell’Ensemble TUCHFÜHLUNG e l’ispirazione al manufatto metallico. La cosa più interessante oltre all’originalità concettuale del progetto (spero siano state realizzate delle riprese con telecamere del TUCHFÜHLUNG 2 Festival) sono le diverse risposte fornite dai vari compositori a questa sfida, esemplificative delle loro diverse visioni musicali, culturali e artistiche. Buona la qualità della registrazione e un applauso alla casa discografica ARSPUBLICA per aver voluto registrare e eternare questa iniziativa.

CD 1
Ida Helene Heidel Figura
Maurizio Pisati Spiegelkontaktfabrik
Björn Sverre Kristensen Frühlingsmusik
Joerg Todzy Music for Konstantinos B., Rania, Don...(with attachment)
Øyvind Torvund Plastischer Samba und déjà vu, oder blaue
Blumen in deinem Haar
Riccardo Vaglini Orgia forzata (aus den siebzehn Tafeln)

CD 2
Volker Heyn Resurrection 1
Ross Hazeldine The call
Andrée Greenwell Resurrection / Mix / Dance
Paul Panhuysen March
Rainer Linz Resurrection 5
Sachiyo Tsurumi Re Tokyo

Empedocle70

giovedì 8 ottobre 2009

Alessandro Solbiati Chanson d'Aube for flute and guitar

Intervista di Gisbert Watty con Empedocle70 parte terza

Di recente sia come solista sia con trio altrove 1.3 lei ha suonato in due dischi Kappa e Hard Chambers della casa discografica Move Records, eseguendo brani di compositori australiani, come è nata questa collaborazione? Sono molto curioso di sapere qualcosa di più sulla scena musicale contemporanea australiana, le sue peculiarità e differenze rispetto a quella europea e americana, ce ne vuole parlare?

Questa collaborazione nasce dalla mia amicizia con Thomas Reiner. Lui è tedesco di nascita, ma vive dall’inizio degli anni ottanta in Australia. Oggi è il direttore del Dipartimento di Composizione della Monash University di Melbourne. Siamo sempre stati in contatto ed io ho eseguito molte delle sue composizioni per chitarra. Una delle quali è “Flexions” del1995/96 per flauto e chitarra, scritto per il mio Duo con Luciano Tristaino. L’abbiamo inciso per una trasmissione della radio Abc e sucessivamente è stato incluso in “Hard Chambers”, un cd monografico dedicato alle composizioni cameristiche di Thomas Reiner. Dopo la nascita del “trio altrove 1.3”, lui si è subito anche interessato alla formazione flauto, clarinetto e chitarra. E’ venuto nel 2003 in Italia ed abbiamo fatto un concerto dedicato alla musica australiana nel Monash Center di Prato e nel 2005 siamo finalmente riusciti ad organizzare la nostra tournée in Australia. Nell’occasione abbiamo suonato un concerto trasmesso dalla Abc, un confronto fra la musica contemporanea italiana e quella australiana. “Kappa” è stato inciso subito dopo il concerto e contiene proprio le composizioni australiane nate in quel momento (opere di Melanie Chilianis, Paul Moulatlet, Steve Adam e Thomas Reiner) più altre due composizioni aggiunte in seguito per completare il cd (di Philip Czaplowski e Brendan Colbert).

La scena musicale australiana è un melting-pot creato dall’incontro di tante culture diverse. Molti provengono dall’Europa, ma forse hanno più legami ed affinità con la cultura statunitense. I paesi dell’Asia poi sono i loro “vicini di casa”. La loro peculiarità sta forse nella ricerca e nell’uso della musica elettronica ed elettroacustica, nella diffusione dell’improvvisazione, un fenomeno veramente impressionante, nel frequente utilizzo di elementi aleatori anche in composizioni strutturate. Non avendo una “Storia” alle spalle (a parte ovviamente quella degli aborigeni), c’è una creatività più libera, meno condizionata dal passato.

Nel 2000 e nel 2001 lei ha invece pubblicato con la casa discografica italiana ARS PUBLICA due dischi: il primo un doppio cd da lei curato insieme a suo fratello Siegmund intitolato Tuchfühlung 2 Körperkonturen e il secondo Vocelettronica, due progetti molto particolari, ce ne vuole parlare?

Particolari sì, ma proprio per questo molto stimolanti, di grande arricchimento personale. Come sempre quando sono coinvolte tante persone nella nascita di qualcosa di nuovo.

Tuchfühlung 2 Körperkonturen era un evento culturale dell’estate del 2000, progettata da Norbert Bauer con il Kunsthaus Langenberg. Sono stati invitati 250 artisti internazionali a confrontarsi con il contorno di un corpo umano esponendo i risultati nel centro storico di Velbert-Langenberg. Ci hanno permesso di formare un Ensemble per l’occasione (Tuchfühlungsensemble: Luciano Tristaino, flauti; Michelangelo Rinaldi, oboe, corno inglese, didgeridoo, percussioni; Siegmund Watty, pianoforte, Håkon Thelin, contrabbasso ed io alla chitarra) invitando alcuni compositori a far “cantare” l’acciaio del contorno della figura umano, ispirandosi al tema della mostra per nuove composizioni musicali. Questo era naturalmente un punto di partenza con molte implicazioni: qual’è il rapporto fra musica ed il corpo umano? Fra musica e le arti visive? Possibile che una statua in acciaio possa ispirare una composizione musicale? Quali idee specificamente musicali possono derivare da un oggetto fisico, ecc.?
Il primo cd “Singender Stahl” presenta opere con idee ed approcci liberamente sviluppati da ogni compositore con l’unica limitazione data dall’organico strumentale (Ida Helene Heidel, Maurizio Pisati, Björn Sverre Kristensen, Joerg Todzy, Øyvind Torvund e Riccardo Vaglini).
Il secondo cd, un’idea del compositore australiano Ross Hazeldine, riunisce le sei opere della suite “Resurrection”. Un ciclo di composizioni indipendenti, della durata singola di ca. 5 minuti. L’unione musicale deriva dall’interazione degli strumenti con un nastro che documenta la distruzione della statua a forza di martellate, nel vero senso della parola! Nessun autore (Volker Heyn, Ross Hazeldine, Andrée Greenwell, Paul Panhuysen, Rainer Linz e Sachiyo Tsurumi) aveva delle informazioni sul lavoro delle altre persone coinvolte nel progetto fino al termine della stesura di tutte le composizioni.
I cd sono la documentazione “live” della prima esecuzione assoluta di tutte le composizioni.

“Gli echi chiamano” per chitarra e cd di Andrea Nicoli è stato scritto nel
1995 durante la guerra nella ex Jugoslavia. La parte elettronica è in larga parte una rielaborazione e trasformazione di voci che esprimono l’orrore per quella tragedia. La chitarra dispone di un certo numero di frammenti scritti che servono per un dialogo improvvisato molto intenso e profondo. E’ una bella composizione elettroacustica, un genere ancora poco sviluppato per la chitarra classica.


continua domani...

mercoledì 7 ottobre 2009

Electric "Var är du?" First world performance of Var är du? on ElectricGuitar in the version by Yamada Gaku

trio altrove 1.3 plays Sweet-Spots by Thomas Reiner

Intervista di Gisbert Watty con Empedocle70 parte seconda

Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

E’ fondamentale far conoscere il proprio lavoro! Poi ci vuole anche la fortuna, una rete di conoscenza, di persone che ti possono dare un aiuto, trovarsi al momento giusto nel posto giusto, ecc..

Ho notato in questi ultimi anni un progressivo avvicinamento tra due aspetti della musica d’avanguardia, da un lato l’aspetto più accademico e dall’altro quello portato avanti da musicisti ben lontani dai canoni classici e provenienti da aree come il jazz, l’elettronica e il rock estremo come Fred Frith, John Zorn, la scena downtown newyorkese e alcune etichette di musiche elettroniche come la Sub Rosa e la Mille Plateux. Che ne pensa di queste possibili interazioni e pensa che vi sia spazio anche per esse in Italia?

Le interazioni fanno sempre bene, servono ad allargare gli orizzonti, perché non dovrebbe valere per Italia? Però, ognuno di noi deciderà in maniera personale il grado di avvicinamento fra queste realtà. Mi ricordo di aver assistito molti anni fa a Düsseldorf ad un concerto dell’Ensemble di Glenn Branca che eseguiva alcune delle sue sinfonie, proprio quelle piene di chitarre elettriche e con un volume sonoro che supera quello dei motori accesi di un aereo. A dire la verità non mi è piaciuto per niente, mi sembrava sterile e noioso, ma è anche vero che mi ha colpito profondamente, fatto riflettere molto, tanto che mi ricordo ancora oggi benissimo tutta la serata.

Sembra essersi creata una piccola scena musicale di chitarristi classici dediti a un repertorio innovativo e contemporaneo, oltre a lei mi vengono in mente i nomi di Marco Cappelli, David Tanenbaum, David Starobin, Arturo Tallini, Geoffrey Morris, Magnus Anderson, Elena Càsoli, Emanuele Forni, Marc Ribot con gli studi di John Zorn … si può parlare di una scena musicale? Siete in contatto tra di voi o operate ciascuno in modo indipendente? Ci sono altri chitarristi che lei conosce e ci può consigliare che si muovono su questi percorsi musicali?

Ognuno di noi lavora individualmente, ma tutte queste realtà messe insieme formano certamente una scena musicale, piccola, ma vitale ed interessante, almeno per me. Stiamo nella nicchia (la musica contemporanea) della nicchia (la chitarra), se ti impegni poi anche nella musica da camera diventa una situazione nuova ed originale! Conosco personalmente alcune delle persone citate ed un elenco di altre persone impegnate nel nostro campo, per fortuna, potrebbe diventare lunghissimo. Voglio elencare soltanto alcuni chitarristi attivi in Germania: Jürgen Ruck, Reinbert Evers, Seth Josel, Michael Schröder, Wilhelm Bruck, Theodor Ross, Aleph Gitarrenquartett, Maximilian Mangold, Harald Lillmeyer, ecc..

Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Personalmente non sono molto attratto dall’improvvisazione, non mi sono mai dedicato a sviluppare questo aspetto. L’improvvisazione comunque acquisisce un senso soltanto nei repertori come il jazz, la musica antica o contemporanea. Sono ammirevoli le persone che riescono ad improvvisare negli stili dei grandi autori classici (Bach, Beethoven, Brahms, ecc.), ma che senso ha se questo non porta a nuovi orrizonti?

La sensazione che si ha ascoltando la sua musica è che lei sia in grado di suonare qualsiasi cosa: indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostra sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?

Grazie per il complimento, mi metto sempre in discussione, mi sembra sempre di dover migliorare! La tecnica è importante, ma deve servire e si deve adattare all’idea musicale. Infatti, la sicurezza strumentale arriva quando si chiariscono le idee interpretative su un brano (le dinamiche, le articolazioni, ecc.). E’ il controllo emotivo e musicale che dà la padronanza strumentale, non il contrario.


continua domani...

martedì 6 ottobre 2009

Masterclass Arturo Tallini dal 4 al 8 dicembre Monterotondo


Masterclass di Arturo Tallini in collaborazione con Medici Senza Frontiere; il repertorio è a libera scelta dei partecipanti. A Monterotondo (Roma) dal 4 al 8 Dicembre 2009. Durante il concerto finale una giuria formata da Arturo Tallini, un chitarrista di fama e dal pubblico, assegneranno una borsa di studio di 200 euro.

La partecipazione alla Masterclass, che prevedeallievi effettivi ed allievi uditori ha i seguenti costi:• allievi effettivi € 150,00• allievi uditori € 50,00• allievi uditori giornalieri € 10,00E’ previsto un minimo di 3 lezioni individuali per gliallievi effettivi .

Laboratorio su Serenata per un Satellite di Bruno Maderna: il lavoro dei partecipanti sarà coordinato da Arturo Tallini e presentato in concerto la sera dell'8 Dicembre.


Info:
tel. 0039 3332268631

III Concorso Di Liuteria Chitarristica Palazzo Orsini di Monterotondo (Roma).

Quarto Festival Internazionale di Chitarra Città di Monterotondo - 2009
Nell’ambito del IV Festival Internazionale di chitarra Città di Monterotondo il Cantiere della Musica, in collaborazione con il Comune di Monterotondo, la Regione Lazio, la Provincia diRoma, e il Conservatorio di Santa Cecilia, organizza la Terza Mostra di liuteria chitarristica (chitarra classica) e il premio di Liuteria Palazzo Orsini. Sono ammessi a partecipare tutti i liutai, senza limiti di età, sesso e nazionalità limitatamente alla chitarra classica. Il concorso avrà luogo il 27 Novembre a Monterotondo (Roma) all’interno di Palazzo Orsini (Sale Affrescate e sale adiacenti, la mostra il 28 Novembre 2008, ); la mostra si terrà invece presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. I liutai interessati dovranno far pervenire domanda di iscrizione, entro e non oltre il 10 Novembre 2009, in uno dei seguenti modi:
• fax +3906233215269.
Per info 06 90626699 oppure 347 7115945.
Giuria dell’edizione 2009:
Claudio Amighetti, docente presso la scuola internazionaledi liuteria Stradivari di Cremona, presidente - Italia
Paulino Bernabè, Liutaio - Spagna
Fernando Lepri, concertista, docente al Conservatorio U. Giordano - Foggia
Danielle Rebaullot, giornalista e musicologa - Francia
Camillo Perrella, liutaio - Italia - Primo Premio nell’edizione 2007

Speciale Gisbert Watty: Galleria Fotografica




























Recensione di KAPPA del trio altrove 1.3 di Empedocle 70

P1000833

Confesso la mia ignoranza nei confronti della musica contemporanea australiana, finora avevo solo ascoltato le musiche di compositori come Kevin Volans e chitarristi classici come Geoffrey Morris o avangarde come Oren Ambarchi. Sono quindi grato al trio altrove 1.3, Luciano Tristaino al flauto, Marcello Bonacchelli al clarinetto e Gisbert Watty alla chitarra classica, per avermi dato la possibilità di colmare questa lacuna con l'ascolto del loro ottimo cd KAPPA, uscito nella 2007 per la Move Records e interamente basato su musiche di compositori from "down under".
Sette brani distribuiti fra sei compositori, Thomas Reiner fa la parte del leone con due composizioni, caratterizzati da un uso estremamente creativo degli strumenti del trio e di tessiture elettroniche dal sapore un po’ glitch, laptop e digital recording.
Ad aprire le danze è Melanie Chilianis con il pezzo che da il titolo al disco, basato sul nome di un demone giapponese non esattamente simpatico, segue il primo brano di Thomas Reiner, Trio/Quartet, musica atonale da camera con aggiunta di suoni elettronici e sample vocali, basato su indicazioni ritmiche che obbligano gli esecutori a fraseggi di volta in volta rapidissimi o lentissimi. Solo per clarinetto invece il pezzo di Paul Moulatlet, Ellipsis, basato su una serie di dodici toni nella quale a ciascuna nota è assegnato un numero, con la conseguenza di rendere la serie musicale suscettibile di continue trasformazioni sulla base dei processi aritmetici. Titolo senz'altro azzeccato per HibriD di Steve Adam dove oltre al trio trovano posto forme sonore/musicali generate dal computer, mentre senz'altro affascinante l'idea di base sottostante a The Blackbird's Song of Peace per solo flauto di Philip Czaplowsky, pezzo realizzato su una scala di sette note estratte dal canto del merlo. A chiudere il pezzo per trio Spiel di Brendan Colbert e il secondo brano di Reiner Time Sliding che vede sempre l'utilizzo dell'elettronica, con l’utilizzo combinatorio quasi aleatorio di sampler da altre composizioni.
Chi si aspetta strutture melodiche vicine alle forme ottocentesche rimarrà deluso, mentre grande sarà la soddisfazione di chi cerca idee nuove e coraggiose, questi sono brani magari di non facile comprensione e ascolto, ma caratterizzati da un uso innovativo della materia sonora al fine di realizzare tessiture musicali volte a disegnare ipotetici paesaggi di grande suggestione. E' obbligatorio non lasciarsi scoraggiare e ritornare all'ascolto, senza voler per forza codificare i brani ma lasciandosi affascinare dalle loro forme astratte e dall'uso cromatico delle note e dei suoni. L'abilità musicale e strumentistica del trio altrove 1.3 faranno il resto. Registrazione impeccabile e volta a mostrare la perfetta armonia tra le dinamiche, il senso di spazialità e i colori dei suoni, senza cadere nella trappola di un uso eccessivamente disinvolto dei riverberi.
Un'ottima prova per il trio altrove 1.3 e un'ottimo biglietto da visita per i compositori australiani coinvolti!

Empedocle70

Intervista di Gisbert Watty con Empedocle70 parte prima

La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra?

In modo molto naturale. Mio padre era un musicologo, insegnante di musica nelle Scuole Statali e faceva anche il critico musicale per un quotidiano. Mia madre ha sempre cantata in un coro. I miei due fratelli maggiori hanno cominciato a studiare il pianoforte da piccoli, mio fratello Siegmund ancora oggi fa il pianista. La musica è sempre stata presente nella mia famiglia. Ho cominciato a suonare il flauto dolce e poco dopo anche il pianoforte all’età di sei anni, ma poi ho smesso verso i nove anni. Non so bene il perché, mi piaceva, ma non ero appassionato.

L’inizio con la chitarra è una storia buffa: avevo 11 anni quando i miei genitori mi hanno comunicato che le lezioni di chitarra sarebbero iniziate il mese successivo. Io ero veramente sorpreso e ho chiesto perché. “Ma se l’avevi chiesto tu!” mi hanno risposto. Insomma, io non mi ricordavo niente e non ci stavo proprio più pensando, ma un anno prima avevo dichiarato di voler suonare la chitarra. I miei genitori mi hanno iscritto alla Scuola di Musica Comunale, però in quel momento c’era il numero chiuso e sono finito sulla lista d’attesa. Comunque, sono andato alle lezioni ed è subito nato un grande amore.

Come è nato il suo interesse verso il repertorio contemporaneo e quali sono le correnti stilistiche nella quale lei si riconosce maggiormente?

Non ho mai fatto alcuna distinzione fra musica “classica” e “contemporanea”. I compositori preferiti di mio padre erano Monteverdi e Henze e nella sua collezione di dischi era possibile ascoltare ogni tipo di musica, anche tutte le più importanti composizioni del novecento fino alla musica dell’avanguardia. La prima volta che ho cercato in casa se c’erano anche dei dischi di chitarra ho trovato due Lp, uno di Leo Brouwer che suonava Sanz, Sor, Brouwer, Henze e Cardew e l’altro era la famosa incisione di Julian Bream con Britten, Martin, Henze e Smith-Brindle. La scoperta del repertorio classico è venuta dopo.

Più delle “correnti stilistiche” mi interessano le personalità di ogni singolo compositore. Insomma, mi piacciono molte composizioni di Steve Reich, ma Philip Glass lo trovo abbastanza noioso. Le mie simpatie e curiosità spaziano un po’ dappertutto, in quasi tutti i generi. Il bello del nostro mestiere sta proprio nel confrontarsi continuamente con un brano nuovo, con quello che riesce a dare a me ed agli altri. Certo, non mi trovo in grande sintonia con la maggior parte dell’ambiente chitarristico e le loro scelte di repertorio. Preferisco composizioni con un certo grado di complessità e questo può spiegare forse anche la mia predilezione per la musica da camera.


3. Come è nata la sua lunga collaborazione con il flautista Luciano Tristaino con il vostro duo e poi con il trio altrove 1.3 con Marcello Bonacchelli al clarinetto?

Ho conosciuto Luciano nel 1991 alla Scuola di Musica di Fiesole, subito dopo il mio Diploma. E’ nata un’amicizia e facciamo concerti insieme dal 1992. Negli anni seguenti abbiamo studiato e suonato tutti i migliori pezzi per flauto e chitarra per poi arrivare a scontrarci con il solito problema: la mancanza di un ampio repertorio classico/romantico veramente importante. Le composizioni per flauto e chitarra sono innumerevoli, ma quelle di valore, purtroppo, sono davvero poche. Questa situazione ci ha avvicinato alla collaborazione con vari autori contemporanei per allargare e creare un nuovo repertorio, ma a quel punto abbiamo cercato anche di sviluppare nuovi progetti allargando il nostro duo ad altri strumenti. Per un po’ abbiamo sperimentato andando avanti con varie formazioni, ma senza mai creare qualcosa di stabile. Nel 2001, invece, abbiamo partecipato ad un concerto di musica contemporanea con alcuni brani per flauto e chitarra insieme ad una prima esecuzione assoluta di un trio per flauto, clarinetto e chitarra. Ci è piaciuto talmente tanto suonare e lavorare insieme a Marcello che l’anno dopo è nato il “trio altrove 1.3”. Trovo ancora oggi che questa formazione sia bellissima. Il flauto con la chitarra lo conoscono tutti, ma l’espressività e la grande varietà dinamica di un clarinetto si fonde benissimo con il timbro del nostro strumento.

continua domani..

lunedì 5 ottobre 2009

Silvia Colasanti Varia Imaginacion (2003)for flute and guitar

Recensione di "Hard Chamber" (Move, MD 3280, 2003) di Thomas Reiner di Empedocle70

P1000835



Il titolo e le considerazioni inserite dal compositore australiano Thomas Reiner nel bel libretto carico di texture musicali coloratissime all'interno del cd lasciano pochi dubbi: "As the title hard chambers suggest, the music on this CD is not to for easy listening."
Ma non è il caso di lasciarsi scoraggiare. Questo CD rappresenta un valido biglietto da visita per le ambizioni musicali del compositore australiano: è un disco vario, a mio avviso ben costruito dove si può apprezzare un caleidoscopio di stili e di prerogative ben controllate ed eseguite. Nove pezzi per strumenti e ensamble diversi, di cui nutrita la presenza chitarristica con Gisbert Watty alla chitarra classica, assieme all'amico Luciano Tristaino al flauto, nel pezzo "Flexions e Ken Murray alla classica nel brano Contemplation e all'elettrica in "fan-fair".
Si passa da un pezzo "astratto" di musica da camera come Highett Pointillism, all'electro-funky di "duet/trio for drums, bass and CD", quasi in puro Dj style. Si vola nell'irregolarità di "Flexions", pezzo dalla dichiarata complessità ritimica, si plana sull pulsare stile Discipline/Track dei King Crimson vigorosamente elettrico di "fan-fair", ci si disorienta un poco in Septet dove si fa fatica a trovare il focus il centro armonico del brano. Dulcis in fundo due pezzi per solisti: "Contemplation" e "Fleeting" rispettivamente per chitarra e per flauto, pezzi di free- tonal music, vicini alle idee di Hans Warner Henze.
Questo Cd da in un certo senso la direzione in cui sembra muoversi molta musica di oggi. Un non-luogo quasi borgessiano nella sua delicata forma astratta dove manipolazione digitale, oceani di suono prodotti da strumenti acustici e visioni formali di trascendenza accademica si uniscono, si semplificano, si intrecciano tra di loro. Anche Reiner non sembra esimersi dal citare forme musicali più tradizionali come quelle dello strumento solista o dei piccoli ensemble cameristici, dimostrando un certo spirito scolastico di ascendenza accademica. Dodecafonia e serialismo esulano da ogni tipo di approccio materico, sonoro e improvvisativo definendo una visione di una musica contemporanea dove il compositore ha ferreamente in mano le regole dell'agire, nulla di male, anzi. Credo che del signor Reiner ne sentiremo ancora parlare.



Empedocle70

Speciale Gisbert Watty


Care Amiche e cari Amici, questa settimana ho il piacere di presentarvi un altro grande chitarrista classico dedito alle sperimentazioni e alle idee della musica contemporanea: Gisbert Watty.
Sono sicuro che aprezzerete la sua intervista, le sue idee e la sua musica.

Questa settimana dal 5 al 11 ottobre sul Blog Chitarra e Dintorni Italian Website:

Speciale Gisbert Watty!


Speciale Gisbert Watty: Biografia e Discografia



Gisbert Watty ha studiato la chitarra con Maritta Kersting al Conservatorio “R. Schumann” di Düsseldorf e con Flavio Cucchi alla Scuola di Musica di Fiesole. Dopo il suo diploma e una serie di corsi di perfezionamento con Eliot Fisk, Manuel Barrueco e Oscar Ghiglia ha iniziato un’attività concertistica con un particolare interesse per la musica da camera e la musica contemporanea. Ha registrato Cd con il “trio altrove 1.3” (Move, Rai Trade), il flautista Luciano Tristaino (Uniò Musics e Move), la “Guitar Symphonietta” (Giulia Records), i gruppi da camera dell’Orchestra Giovanile Italiana (Koch-Schwann/Aulos), il Tuchfühlungsensemble e come solista (Ars Publica). Ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive per la WDR (Germania), la RAI, la ABC (Australia) e Radio New Zealand ed ha eseguito moltissime prime esecuzioni assolute di nuove composizioni per e con chitarra di compositori di tutto il mondo.






INCISIONI DISCOGRAFICHE:






1) Guitar Symphonietta - Direttore: Leo Brouwer Opere di Vivaldi, Brouwer, D’Angelo, Piazzolla, Hallfter GIULIA Records - Milano - Italy (GS 201006)



2) Orchestra Giovanile Italiana - Direttore: Vinko Globokar Opere di Vinko Globokar KOCH International GmbH/Schwann - Austria (3-1497-2) anche sul Cd Orchestra Giovanile Italiana - Direttore: Vinko Globokar Opere di Vinko Globokar AULOS - Germania (AUL 66142)



3) Tuchfühlungsensemble - Luciano Tristaino, Michelangelo Rinaldi, Gisbert Watty, Siegmund Watty e Håkon Thelin Opere di Kristenson, Torvund, Pisati, Heidel, Vaglini, Todzy, Heyn, Hazeldine, Greenwell, Panhuysen, Linz, Tsurumi ARSPUBLICA - Italia (ARS 142-008) (doppio Cd)



4) Vocelettronica - Solista nel brano di Andrea Nicoli: Gli echi chiamano Opere di Nicoli, Pittino, Lupone, Vaglini, Dapelo, Lanzalone ARSPUBLICA - Italia (ARS 141-004)



5) Thomas Reiner: hard chamber - Luciano Tristaino, flauto e Gisbert Watty, chitarra Opere di Thomas Reiner MOVE Records - Australia (MD 3280)



6) Contemporanis De La Mediterrania 13: Massimo Lauricella - “E tu, in triste ombra” di Massimo Lauricella per flauto e chitarra (Luciano Tristaino, flauto; Gisbert Watty, chitarra) UM / Uniò Musics - Spagna (D.C. 96)



7) Kappa – trio altrove 1.3 (Luciano Tristaino, flauto, Marcello Bonacchelli, clarinetto e Gisbert Watty, chitarra) Opere di Chilianis, Reiner, Moulatlet, Adam, Czaplowski e Colbert MOVE Records - Australia (MD 3313)



8) Fabrizio De Rossi Re: Songs e Ricercari - “Venus’ song” di Fabrizio De Rossi Re – trio altrove 1.3 (Luciano Tristaino, flauto, Marcello Bonacchelli, clarinetto e Gisbert Watty, chitarra) RAI TRADE – ITALIA (RTC 018)

sabato 3 ottobre 2009

Davide FICCO plays Barrios El Ultimo Canto

Recensione di Carlo Mosso Complete works for guitar di Davide Ficco, Stradivarius 1999

Carlo Mosso

Doveva essere una persona tranquilla e riservata Carlo Mosso (1931-1995), lontana dai bagliori della mondanità e dai luoghi comuni di una intellighenzia salottiera. O, perlomeno, questa è la sensazione che ho avuto ascoltato il disco Stradivarius che raccoglie le sue opere integrali per chitarra classica, suonate con dedizione, perizia e altrettanta discrezione dal bravo e attento Davide Ficco nel 1999.
Strano pensare come siano trascorsi dieci anni tra la registrazione e l’ascolto di questo disco, e ancora di più dalle date di composizione dei brani, senza avvertire, almeno da parte mia, alcun senso di transitorietà nella loro essenza musicale, ma anzi, piuttosto, un loro carattere astorico, quasi sospeso in un essere non contemporaneo meglio e intimamente, permanentemente inattuale. Scrive Stefano A. E. Leoni (del Centro Studi Musicali Carlo Mosso di Torino) nel bel libretto di 32 pagine che (come sempre) accompagna queste incisioni (la cura dei testi, devo dire, è uno dei tanti aspetti d'interesse della Guitar Collection della Stradivarius):“Mosso è stato un grande inattuale: nutrito di cultura e storia, di un mondo sonoro che andava da Frescobaldi a Petrassi passando per Ghedini e Bartok, Debussy, Malipiero e Dalla piccola, produce un corpus chitarristico fondamentalmente astorico, quasi “negativo”; integrato perché non gratuito, non assecondante.”
Sono musiche di carattere complesso, con una coscienza quasi inquieta, che emergono e rapidamente scompaiono tra chiaroscuri musicali, dalle dinamiche lente, pensose, malinconiche, ma vitali , quasi a ritrarre grigiori piemontesi: “un modalismo a tratti arcaicizzante e un serialismo volutamente “imperfetto”, l’uso talvolta di scale difettive, tal'altra di trasposizioni di Messiaen, occhieggiamenti alla tonalità, minimalismi gestuali, mai a senso unico: la porta socchiusa alla variazione, alla reiterazione; e sempre la scelta poetica di fondo, di matrice malipieriana: l’intima commozione.”
Nel cd si trovano ben 34 tracce suddivisi tra le opere: Quattro Danze nello Stile Modale (1970), Omaggio a Manuel de Falla (1976), Quaderno Primo (1977), Quaderno Secondo (1979), Quaderno Terzo (1986), Tre Canzoni Piemontesi (1976), Quattro Studi (1979) e l’amabile rielaborazione nella Canzone Veneziana (1977) della tradizionale La biondina in Gondoetta.
La registrazione è curata e pulita, stile Stradivarius, da ascoltare con calma e senza fretta, i colori della chitarra di Davide Ficco, con i suoi acquerelli sfumati, si pongono già di suo lontani dall’agitazione e dalla disattenzione. Davvero un bel disco e l’ennesima riconferma della validità del repertorio chitarristico contemporaneo pubblicato nella collana seguita dal Maestro Frédéric Zigante.

Empedocle70

giovedì 1 ottobre 2009

FramEnsemble Michela Caser e Lucia D'Errico in concerto Mogliano Veneto il 4 ottobre




Domenica 4 ottobre si svolgerà la Giornata delle Arti - Biblioday di Mogliano Veneto. In quell'occasione l'associazione Musici Mojanesi presenterà la propria attività con l'esibizione del gruppo FramEnsemble in formazione duo flauto e chitarra con Michela Caser e Lucia D'Errico, che avrà luogo in Galleria Avogadro alle ore 11.30.

Per informazioni sull'Associazione Musici Mojanesi:http://www.musicimojanesi.altervista.org/

Per informazioni su FramEnsemble:http://www.framensemble.it/

Arturo Tallini: Reich Clapping Music Miami 2009