venerdì 16 aprile 2010

Intervista a Florindo Baldissera e Vittorino Nalato, quarta parte


Ascoltando la Vostra musica ho notato la tranquilla serenità con cui vi approcciate allo strumento indipendentemente dal repertorio, dal compositore, dallo strumento che adoperate, dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico sia emotivo. Quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?

V.N. La tecnica è fondamentale: da essa si parte per poi esprimere la propria musicalità.

F.B. E’ essenziale nella misura in cui per esprimermi pubblicamente devo padroneggiare con sicurezza il linguaggio strumentale e le sue sfumature. Vorrei però che nel vocabolo tecnica fossero comprese tutte le essenziali componenti conoscitive che formano il fatto esecutivo: l’ascolto, il ritmo, la lettura, il fraseggio, la memoria, la gestualità, la diteggiatura, lo stile, la pronuncia e la cultura musicale e non solo.


Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo può assumere la musica contemporanea in questo contesto?

F.B. E’ una domanda difficile. La tradizione ci rassicura, l’avanguardia ci destabilizza, ma ci incuriosisce. Credo che la musica contemporanea sia troppo distante e isolata nel panorama culturale di oggi per poter essere considerata a pieno diritto una vera “voce”. Una riflessione sull’efficacia della musica come comunicazione gioverebbe sicuramente ad una rinascita musicale più ampia. E la strada di Elena Casoli mi sembra che, in questo àmbito, si snodi nella giusta direzione.

Come vedete la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

V.N. In modo negativo.

Consigliateci cinque dischi per voi indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

V.N. Bach – Variazioni Goldberg di eseguite da G. Gould
J. Bream & J. Williams LIVE
Parkening plays Bach
Bach Messa in si minore – H. Karajan
J. Dowland – Complete music for solo lute – J. Lindberg

F.B. I dischi di Jordi Savall (praticamente tutti)
Il disco celebrativo dei 50 di carriera di Andrés Segovia
Il Bach di Glenn Gould, di Andras Schiff e di Gustav Leonhard
Lo Scarlatti eseguito da Ottavio Dantone (CD Amadeus)
L’ultimo concerto di Emil Gilels (CD Ermitage)
I dischi di Julian Bream (esclusi solo alcuni) e quelli di Oscar Ghiglia
Il 2° Concerto di Rachmaninov con Sviatoslav Richter al pf
Gaspard de la nuit di Ravel eseguito da Arturo Benedetti Michelangeli
E molti altri (credo però che nell’isola ci andrò con un grosso baule)

Quali sono invece i vostri cinque spartiti indispensabili?

V.N. Bach – Preludio, fuga e allegro BWV 998
Bach – Chaconne
B. Britten - Nocturnal
S. Dodgson – Partita for Guitar
A. Josè – Sonata

F.B. Giuliani, Sonata op. 15
Sor, Variazioni op. 9 e i Minuetti
Castelnuovo Tedesco, Sonata op. 77
Martin, 4 Pièces brèves
De Falla, Homenaje

Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

V.N. Di continuare, mantenendo sempre costanza, tenacia e passione per la musica, nonostante le numerose difficoltà.

F.B. Di non arrendersi e di amare ciò che fanno.

Con chi vi piacerebbe suonare?

V.N. Con J. Williams.

F.B. Con Giuseppe Pepicelli

Quali sono i vostri prossimi progetti? Su cosa state lavorando?

V.N. e F.B. Stiamo lavorando alla preparazione del prossimo CD, anch'esso dedicato interamente a Bach, con l'ausilio di una chitarra accordata una quarta sopra per aumentare l'estensione strumentale.

giovedì 15 aprile 2010

Intervista a Florindo Baldissera e Vittorino Nalato, terza parte


Per Vittorino Nalato: Lei ha inciso nel 2006 un cd di musiche del compositore contemporaneo ungherese Ferenc Farkas, vuole parlarci di questa esperienza e di queste musiche?

V.N. Un'esperienza interessante, che mi ha portato a conoscere il lato eclettico di F. Farkas e l'aspetto musicale tratto dal folclore magiaro.

Per Vittorino Nalato: oltre all’attività come chitarista classico lei è anche fondatore e direttore artistico del Coro C.A.I. di Belluno, vuole parlarci di questa sua particolare attività parallela?

V.N. Ho sempre avuto una grande passione per la musica corale e, in particolare, per il Coro della S.A.T di Trento. Trovo che il repertorio musicale di questo coro, al quale mi sono ispirato, sia di assoluta bellezza: è incredibile come musicisti del calibro di Renato Dionisi, Andrea Mascagni, Bruno Bettinelli e addirittura il grande Arturo Benedetti Michelangeli, abbiano armonizzato melodie popolari per coro a quattro voci, facendole diventare dei veri capolavori musicali.

Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

F.B. Penso sia fondamentale se si vuole stare nel mercato.

Oltre a svolgere l’attività di concertisti siete entrambi docenti di chitarra come riuscite a combinare queste due attività? A volte si ha l’impressione di una dicotomia tra le due “carriere”:che un concertista non riesca ad essere allo stesso tempo anche un insegnante…

V.N. Nel mio caso, devo dire che riesco a conciliare bene le due cose, e che anche l'attività di insegnante riesce a darmi molte soddisfazioni. Il continuo confronto con gli allievi è molto stimolante, e riuscire a trasmettere la passione per la musica e le relative competenze tecniche, ottenendo spesso buoni risultati, è oltremodo gratificante. La speranza è sempre quella di formare nuovi musicisti.

F.B. Anch’io condivido la passione per la didattica che mi ha dato, e mi sta dando, molte soddisfazioni, sia sul piano artistico, sia sul piano umano. Non è affatto difficile conciliare le varie attività, basta organizzarsi e non sovrapporre troppe cose!! Più che tenere tanti concerti mi piacerebbe tenere buoni concerti…

Per Florindo Baldissera: Da buon veneziano la domanda è quasi scontata, come si trova ad insegnare al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia? Nell’ottobre 2008 Lei ha invitato per una Masterclass sula musica contemporanea Elena Càsoli .. visto il successo dell’iniziativa, ci sarà un seguito?

F.B. Certo che sì. Con Elena ci stiamo sentendo abbastanza frequentemente e non le ho nascosto la mia stima e l’ammirazione per il suo originale, serio e assolutamente condivisibile modo di rapportarsi alla musica e alla chitarra. L’esperienza del 24 ottobre 2008 a Venezia, a parte la strepitosa affluenza con ben 42 iscrizioni, è stata apprezzata da tutti coloro che ho potuto sentire, allievi e non, come una gratificante immersione in un mondo pieno di ricche meraviglie: quello della nuova musica.

Quale significato ha l’improvvisazione nella vostra ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

V.N. Personalmente, credo che l'improvvisazione appartenga più ad altri repertori che non a quello classico.

F.B. Io credo che sia importante nella misura in cui un musicista dovrebbe essere completo. Ma ammetto la mia totale ignoranza al proposito, anche se la frequentazione del repertorio antico o l’approccio con le cadenze in brani da concerto mi ha spesso messo di fronte al problema improvvisativo. Il guaio è che le mie improvvisazioni sono sempre scritte!

mercoledì 14 aprile 2010

Concerto del Duo Eutonos venerdì 23 aprile Vendôme - France


Concerto del Duo Eutonos
Eugeniio Becherucci, chitarra e Stefania Cimino, violino
Théâtre du Minotaure, ore 20.30
Vendôme - France

Intervista a Florindo Baldissera e Vittorino Nalato, seconda parte


Ho notato che in concerto suonate anche musiche di Piazzolla. Premesso il mio amore viscerale per questo compositore, nella Storia del Tango su Evaristo Carriego Borges parla della natura rissosa del tango con queste parole “..io direi che il tango e la milonga esprimono in maniera immediata qualcosa che molte volte i poeti hanno voluto dire con parole: la convinzione che combattere possa essere una festa…” al di là del gioco poetico nascosto nelle parole di Borges voi come sentite il Tango?

V.N. Il tango mi appassiona molto, tanto da aver suonato per diversi anni in un gruppo composto da flauto, chitarra, contrabbasso e voce, con l'apporto di due ballerini. Il repertorio era costituito solamente da tanghi e milonghe. Una bella esperienza!

F.B. Va precisato che l’esecuzione di Piazzolla è un episodio molto marginale nella storia del Bach Guitar Duo, e che molto probabilmente non avrà un seguito, a meno che non si trovi un Preludio e Fuga del grande bandeonista adatto all’arrangiamento per 2 chitarre. Per quanto mi riguarda considero Piazzolla un grande e fondamentale autore del Novecento, che ha saputo creare un linguaggio di forza e comunicativa difficilmente riscontrabili in molta musica d’oggi. E il Tango è una finestra su un un mondo sensuale, caldo, umano e misterioso, che è in noi, sotto la cenere delle convenzioni, pronto a riesplodere nella sua sfolgorante bellezza…


Per Florindo Baldissera: Oltre al Duo Lei opera in diversi progetti: solista, voce e chitarra, flauto e chitarra, violino e chitarra, la vilhuela e il Fandango Guitar Quartet … come mai così tanti interessi e come cambia il suo modo di suonare a seconda dei diversi contesti?

F.B. Semplicemente perché mi diverte suonare in ogni contesto, purchè di qualità. E mi piace di più il dialogo musicale con altri interlocutori che il monologo. Non nascondo che in tal modo le opportunità lavorative si moltiplicano a dismisura. Recentemente ho inoltre imparato a suonare, per diletto, la vihuela. Quando ho potuto farmi ascoltare sono rimasto un po’ perplesso dal successo che ottenevo con facilità, senza le stressanti fatiche del recital chitarristico: ho apprezzato molto questa nuova dimensione. Tengo a precisare che comunque a mio avviso il recital di sola chitarra resta il momento professionale più alto e intenso. Richiede però grande caratura interpretativa!

Per Florindo Baldissera: In una sua intervista pubblicata sul web site di PsicoLAB - Laboratorio di ricerca e sviluppo in Psicologia intitolata La Paura del Pubblico tra i Musicisti (link http://www.psicolab.net/index.asp?pid=idart&cat=6&scat=282&arid=2328 ) Lei parla di “errori rossi” e “errori blu” aggiungendo anche che “I grandi interpreti sono solitamente grandi improvvisatori perchè quando c’è il vuoto di memoria colmano improvvisando certe lacune e – se uno vende bene il suo prodotto – riesce a convincere il suo pubblico, errori compresi!” possiamo riaprire questo tema? Ho notato infatti che la paura dell’errore in concerto è un problema molto diffuso tra i chitarristi classici mentre non sembra colpire con la stessa forza chi suona in altri ambiti (jazz, rock, blues, etc.) e che sembrano avere un atteggiamento più rilassato…

F.B. Suonare è una cosa fantastica! Rovinarlo con ansia, panico o peggio è un vero insulto! Ho cercato su di me e cerco di snidare in ogni modo le cause dell’insicurezza di molti chitarristi, in particolare nella fase di apprendistato. Mi sono quindi posto delle domande e delle risposte, che trovano ampio riscontro anche in studi di psicologia molto più accreditati delle mie modeste esperienze. Consiglio al proposito la lettura del libro di Christian Agrillo Suonare in pubblico (edizioni Carrocci).
In campi musicali in cui le altezze e durate dei suoni non rappresentano un problema, o in cui il linguaggio è semplice e ripetitivo, o in cui la gestualità è facilmente controllabile, l’ansia da prestazione si riduce in modo drastico. Anche perché non esiste un vero errore legato a una cattiva realizzazione estemporanea di un prodotto che doveva essere consegnato secondo un codice prestabilito. Se suonassi brani composti da me stesso probabilmente sarei rilassato (almeno finchè questi brani non fossero conosciuti da tutti!) perché essendo difficilmente riconoscibile, l’errore non rappresenterebbe una inquietante minaccia o una irresistibile e perniciosa sirena.
Ma cos’è infine l’errore? Potremmo affermare che esso è un apostrofo rosso o blu fra i pilastri che sostengono la struttura espressiva. Lo sbaglio non è nell’imperfezione ma in chi non la tollera o, peggio, in chi la vuole correggere ad ogni costo durante l’esecuzione!
Per semplificare chiamerei errore rosso quello grave, che spezza l’andamento del brano, che fa svanire la magica atmosfera che si andava creando, e errore blu, cioè lieve, quell’imperfezione che non nuoce al disegno d’insieme, e che comunque non è vissuta come un danno all’interpretazione.
In fondo un bravo interprete farà soltanto errori blu.

martedì 13 aprile 2010

Laverna Live! 24 aprile Padova!




Intervista a Florindo Baldissera e Vittorino Nalato, prima parte


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il vostro amore e interesse per la chitarra?

V.N. L'amore verso la chitarra mi è stato trasmesso da mia madre che, appassionata a questo nobile strumento, mi iscrisse quando avevo dodici anni alla scuola comunale di musica della mia città. In seguito, l'ascolto di un vinile di A. Segovia in cui interpretava il grande Bach fu rivelatore: la chitarra era il mio strumento.

F.B. E’ stata una vera e propria “vocazione”. Come se mi sentissi chiamato da qualcosa di preesistente dentro me stesso che mi ha praticamente obbligato a intraprendere lo studio della chitarra pur non avendo la seppur più vaga idea di cosa fosse e di che tipo di musica avrei suonato. Andrés Segovia, insieme a Alirio Diaz e Narciso Yepes, hanno rappresentato la voce delle sirene, irresistibile!

Nel vostro ultimo cd dedicato alle musiche di Bach suonate le chitarre di Marco Maguolo e di Masaru Khono, come vi siete trovati con questi strumenti? Con che altre chitarre suonate?

V.N. Ho provato molti strumenti in passato, ho anche una ottima chitarra costruita nel 1973 dal liutaio veneziano Leone Sanavia, ma non riesco a separarmi dalla mia Khono del 1981: tastiera morbidissima, timbrica equilibrata e sonorità ottima.

F.B. Fra le numerose chitarre che ho suonato mi sono affezionato al timbro e alla prontezza della chitarra che Marco Maguolo mi aveva fatto poco tempo prima della registrazione, per questo la scelta è caduta su questo splendido strumento. Possiedo inoltre una bellissima Robert Ruck in cedro che però rendeva il suono del duo un po’ troppo cupo a causa dei suo fantastici bassi. Apprezzo moltissimo le chitarre Migliorini-Pozzi e i nuovi strumenti, alcuni dei quali veramente straordinari, di Loris Colladon, liutaio bellunese.

Come è nato il vostro interesse verso Bach? Il vostro sembra un vero e proprio amore viscerale al punto di intitolare il duo a lui, anche se poi ho notato che in concerto eseguite musiche di altri autori....

V.N. Bach ci ispira in modo particolare. Ricordo le numerose serate passate assieme, leggendo pagine bachiane tratte da manoscritti, l'arte della fuga, il clavicembalo ben temperato, corali per organo e quant'altro. L'idea era quella di trascrivere pagine inedite e poco conosciute. Ringrazio Florindo Baldissera per le sue belle ed efficaci trascrizioni.

F.B. Grazie!! Comunque è vero, le serate dedicate alle letture bachiane ci hanno portato quasi naturalmente a formare il nostro duo (che ovviamente abbiamo chiamato BACH Guitar Duo), complice una nostra comune caratteristica che ci ha aiutato a divertirci moltissimo: la ottima lettura a prima vista, che ci consente spesso di gustare immediatamente pagine anche complesse. In particolare l’estetica bachiana e dei compositori coevi ci è particolarmente congeniale anche grazie alla spiccata predilezione per la polifonia più che per il virtuosismo ottocentesco o per il colorismo novecentesco. Abbiamo invece una speciale predilezione per la musica contemporanea
.

Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Voi suonate sia un repertorio tradizionalmente classico ma mostrate anche un certo interesse per il repertorio contemporaneo … vi riconoscete in queste parole?

V.N. Certamente. Un musicista infatti, per essere completo, deve spaziare nell'intero repertorio musicale.

F.B. Concordo al 200%!

lunedì 12 aprile 2010

Azzano classica 2010 Quinta Rassegna Musicale di Primavera

Comune di Azzano San Paolo
Assessorato alla Cultura e Biblioteca

in collaborazione con

Scuola di Musica “ La scuola delle Note ” & Associazione Bergamo Chitarra

presentano
Azzano classica 2010
Quinta Rassegna
Musicale di Primavera

presso Auditorium Scuole Medie, Via Don G.Gonella,4 - Azzano San Paolo

sabato 17 aprile, ore 21.00
Guitarra flamenca de concierto
“ HOMENAJE A RAMÓN MONTOYA”
Concerto straordinario di Juan Lorenzo con la chitarra flamenca originale
Santos Hernandez (1922) del Maestro Montoya

venerdì 23 aprile, ore 20.30
Allievi musici azzanesi
“ SAGGIO di NOTE “
concerto degli allievi dei corsi di chitarra e pianoforte

sabato 24 aprile, ore 21.00
Recital pianistico di Edoardo Bruni
“ UN PIANOFORTE PER CHOPIN “
per l'anno chopiniano 2010

programmi

Guitarra flamenca de concierto
sabato 17 aprile, ore 21.00
presso Auditorium Scuole Medie, Via Don G.Gonella,4 - Azzano San Paolo (BG)

“ HOMENAJE A RAMÓN MONTOYA”
Concerto di Juan Lorenzo
eseguito su chitarra originale Santos Hernandez (1922) di Ramon Montoya

( Per gentile concessione:collezione Giovanni Accornero )

recital straordinario in collaborazione con
“Liuto chitarra mandolino a Bergamo”
percorsi di storia e cultura musicale in terra bergamasca, terza edizione: aprile-dicembre 2010

Repertorio tratto dal 1° disco della storia della chitarra flamenca
inciso nel 1936 a Parigi da Ramon Montoya
Revisionato e trascritto da Juan Lorenzo

programma

solea, granaina, fandango
taranta, malaguena, tiento y tango

rondena, siguiriya
guajira, alegrias y bulerias

IL PROGRAMMA COMPRENDE OPERE ORIGINALI E MIE COMPOSIZIONI NELLO STILE DI MONTOYA (1880-1949): IL PADRE FONDATORE DEL CONCERTISMO FLAMENCO.

I BRANI ORIGINALI FANNO PARTE DELLA REGISTRAZIONE DEL 1936 A PARIGI, LA QUALE SEGNO' L'INIZIO DEL CONCERTISMO FLAMENCO, DANDO ALLA CHITARRA FLAMENCA, LO STATUS DI STRUMENTO DA CONCERTO.

QUESTA PROPOSTA E' FINALIZZATA ALLA PRESENTAZIONE PUBBLICA DI UN REPERTORIO RIVELATORE DELLA PIU AUTENTICA RADICE DELLA CHITARRA FLAMENCA “DE CONCIERTO” .

RAMON MONTOYA

Autodidatta iniziò la sua brillante carriera esibendosi nei “Caffe Cantantes” a 14 anni. Fu accompagnatore del grande Cantaor “ANTONIO CHACON” e della cantora la NINA DE LOS PEINES (i massimi esponenti del cante flamenco), e fu il primo chitarrista concertista della storia di questo strumento. Egli oltre a fare importanti recital solistici in tutto il mondo inediti per l’epoca, codificò gli stili flamenco dandone un valore artistico culturale e musicale senza precedenti. Dalla sua scuola detta montoysmo si formeranno i piu grandi concertisti come :SABICAS, NINO RICARDO, MARIO ESCUDERO. Lo stesso PACO DE LUCIA ha dichiarato che molta della sua musica è stata ispirata da Montoya. Sarà inoltre il primo artista flamenco ad incidere repertori solistici e come accompagnatore.

JUAN LORENZO, chitarrista flamenco. Di origini spagnole, compie gli studi musicali a Siviglia con M. Perez e Mario Escudero, dove subito si esibisce nei tablaos e nelle maggiori fiestas. Ha tenuto oltre 2000 concerti, collaborando con alcune delle figure più prestigiose del flamenco internazionale.
Nel 1996 fonda la compagnia "Flamenco Libre", con cui si esibisce in Italia, Spagna, Inghilterra, Francia, Germania, Svizzera, Ex-Juogoslavia, Tunisia, continuando parallelamente l'attività in Europa, Stati Uniti e Russia come solista ed in duo col chitarrista classico Flavio Sala e con l' orchestra,
Nel 1997 partecipa alla registrazione del video "La Feria de Abril" per la "Fundacion Cristina Heeren" di Siviglia, da cui partirà il tour europeo.
Da sempre attento alla didattica flamenca, ha pubblicato saggi, libri e metodi sulla chitarra flamenca, oltre a diverse incisioni discografiche. Innumerevoli sono i suoi corsi e masters.
Per il 2010 porta in tour italiano la chitarra del liutaio Santos Hernmadez appartenuta a Ramon Montoya.
per maggiori informazioni: www.flamencolibre.it

Recital pianistico
sabato 24 aprile, ore 21.00
presso
Auditorium Scuole Medie, Via Don G.Gonella,4 - Azzano San Paolo

“ UN PIANOFORTE PER CHOPIN “
Maestro Edorado Bruni in concerto per l'anno chopiniano 2010

Programma della serata

Frédéric Chopin ( 1810 - 1849 )

Preludio op. 45 in do diesis minore
- Sostenuto

Sonata n. 2 op. 35 in si bemolle minore
1) Grave - Doppio movimento
2) Scherzo
3) Marche funèbre
4) Presto

Edoardo Bruni ( 1975 )

Tre valzer per pianoforte (2000)
1) Scorrevole
2) Allegro con brio
3) Lento

Sonata per pianoforte (2002)
1) Ieratico (Sostenuto)
2) Toccata (Presto)
3) Tema e variazioni modali (Andante)
4) Finale (Allegro energico)

Edoardo Bruni, nato a Trento nel 1975, è pianista e compositore.
Diplomato in pianoforte col massimo dei voti presso i Conservatori di Trento (1996, Prof. Giese) e di Rotterdam (2000, M° Delle Vigne), ha studiato con Cohen, Berman, Schiff, Margarius. Svolge attività concertistica come pianista in Italia ed in Europa. Diplomato nel 2000 in composizione col massimo dei voti presso il Conservatorio di Trento (M° Franceschini, Galante, Colazzo), ha studiato con Mullenbach, Corghi, Bacalov. Sue composizioni sono state eseguite dall’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, dall'Orchestra delle Scuole Musicali Trentine, dall’Ensemble La Pluma De Hu, dall’Ensemble dell’Accademia Chigiana di Siena, dall'Ensemble Alternance, dal Ludus Quartet (con Monique Ciola), dal Trio Debussy. E' laureato in filosofia presso l'Università di Padova (2002) ed è dottore di ricerca in musicologia delle Università di Trento e di Paris 4 - Sorbonne (2005). E' direttore artistico dell'associazione Sonora Mente e docente di pianoforte e composizione presso la Scuola Musicale Giudicarie (Tione). Ha insegnato presso i conservatori di Verona (armonia) e Padova (pianoforte).
"Bruni, non interpreta, non esegue solamente, ma crea la musica scendendo nell’emisfero della sua anima; il suono, la scrittura musicale divengono lentamente sullo spartito tracce di quel particolare linguaggio che descrive l’indescrivibile. «Sonata per pianoforte» [è] un lavoro che mette in luce un virtuosismo mai fine a se stesso, ma a servizio della musica. Sottile differenza che rende Maestri musicisti come Edoardo Bruni." (A. Iozzo - www.bluarte.it)

info: Biblioteca Comune di Azzano San Paolo tel. 035. 53 22 89
e.mail : biblioteca@comune.azzano.bg.it
coordinamento artistico Giacomo Parimbelli - Luigi Moioli
info 347. 88 94 703

iniziativa ad ingresso libero

BACH GUITAR DUO: Florindo Baldissera e Vittorino Nalato, Biografia


BACH GUITAR DUO
Il Bach Guitar Duo è nato dall’idea di proporre pagine clavicembalistiche e organistiche bachiane e di autori coevi utilizzando le risorse dinamiche, timbriche ed espressive di due chitarre. Il senso di questa operazione si giustifica con l’esito musicale delle trascrizioni che risultano accresciute di una vivezza sonora resa possibile dal contatto diretto delle dita sulle corde. Oltre ad aver intrapreso un percorso concertistico il Duo ha pubblicato il CD Bach, Preludi, Fughe & Corali (Velut Luna).

Florindo Baldissera
Ha iniziato lo studio della chitarra, con Giuseppe Della Libera prima e poi con Vincenzo Saldarelli. Si è diplomato in chitarra con il massimo dei voti e la lode nel 1985, presso il Conservatorio di Mantova, e si è successivamente perfezionto con Alberto Ponce. Sempre accolto da generosi consensi dal pubblico e dalla critica ha tenuto concerti sia come solista che come solista con orchestra o in formazioni cameristiche, esibendosi con successo in prestigiosi teatri e sale da concerto, ospite di importanti Festival e Rassegne in vari paesi del mondo. Ha eseguito in prima assoluta opere di Gerald Garcia, Rosario Mirigliano, Vincenzo Saldarelli, Mauro Castellano, Massimo Sgargi, Giorgio Pressato, Marino Baldissera e Corrado Pasquotti, di cui ha registrato il CD monografico Silentia lunae con la flautista Federica Lotti e il pianista Mauro Castellano. Ha registrato per RAI-3, Sud-Deutsches Rundfunk, e 1° e 2° TV Duna Budapest. Ha pubblicato i “Tres Libros de musica” per vihuela di Alonso Mudarra per la casa editrice “Ut Orpheus” di Bologna. Nel 1997 ha ricevuto il premio alla personalità artistica Teatro Cadore. Suona in Duo con Jeanne Christée, violinista tedesca con cui ha inciso 2 CD dedicati a musica italiana dell'Ottocento (Eisenkolb Musicproduction, Dresda). Suona inoltre nel Fandango Guitar Quartet e collabora con le soprano Pamela Hebert e Liana Maeran e con la flautista Federica Lotti. Svolge attività anche come vihuelista. E’ docente di chitarra al Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia e in corsi di perfezionamento.

Vittorino Nalato
Ha studiato chitarra con Giuseppe Della Libera e, successivamente, con Gianfranco Volpato, diplomandosi con il massimo dei voti presso il Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto (TV). Ha seguito corsi di perfezionamento, in qualità di allievo effettivo, con Alirio Diaz, Josè Tomas e Ruggero Chiesa. E’ risultato vincitore al concorso nazionale di Abbiategrasso (MI) ed ai concorsi internazionali di Maccagno (VA) e Stresa (NO). Svolge attività concertistica, riscuotendo ovunque unanimi consensi di pubblico e di critica. Ha collaborato con diversi compositori (D. Anzaghi, P. Beraldo, L. Mosca, M. Peguri, D. Zanettovich) per la realizzazione di opere originali e trascrizioni per il proprio strumento. Con il Quartetto chitarristico F. Moreno-Torroba ha inciso due CD (Rivo Alto-Ducale). Il primo, “Colori e Danze del Novecento” (1993), ha ottenuto positivi consensi dalla critica specializzata italiana ed estera. Il secondo, “Cantares Populares” (2000), è stato effettuato in collaborazione con la soprano Francesca Scaini (vincitrice del V Concorso Internazionale “Maria Callas”) e la voce recitante Carlo Scalco. E’ di recente pubblicazione il terzo CD monografico di opere del compositore ungherese Ferenc Farcas (Nuova Era). Collabora con la flautista Luisa Nalato e con il poeta Pierluigi Svaluto Moreolo. E’ inoltre fondatore e direttore artistico del Coro C.A.I. di Belluno, con il quale ha inciso il CD Sui scalin... (Eco). E’ titolare della cattedra di Chitarra alla Scuola Secondaria di Primo Grado ad indirizzo musicale “S. Ricci” di Belluno ed insegna presso la Scuola Comunale di Musica “A. Miari” (Dipartimento provinciale del Conservatorio di Vicenza) della stessa città.

domenica 11 aprile 2010

Giulio Tampalini in Concerto 24 aprile Palermo


GIULIO TAMPALINI, chitarra

24 Aprile 2010 - ore 21.15
Palermo, Chiesa di San Fancesco Saverio
Piazza San Francesco Saverio

"NOTE" SULLA CHITARRA

CONCERTO A TRE
per CHITARRA, CHITARRISTA E PUBBLICO


GIULIO TAMPALINI
Giulio Tampalini è uno dei chitarristi italiani oggi più noti sulla scena concertistica internazionale. Vincitore di alcuni dei maggiori concorsi di chitarra, a cominciare dal primo premio al Concorso Internazionale “Narciso Yepes” di Sanremo (presidente della giuria Narciso Yepes), al T.I.M. di Roma nel 1996 e nel 2000e al “De Bonis” di Cosenza, fino alle affermazioni al “Pittaluga” di Alessandria, al “Fernando Sor” di Roma e al prestigioso “Andrès Segovia” di Granada, tiene concerti da solista e accompagnato da orchestre sinfoniche in tutta Italia, Europa ed America, figurando in importanti rassegne concertistiche e nei maggiori festival musicali. Nel 2001 ha partecipato al Concerto di Natale in Vaticano in onore del Papa. Numerose sono le sue collaborazioni musicali, tra cui quella con le prime parti dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Nel 2001 gli è stata assegnata la “Chitarra d’Oro” al VI Convegno Internazionale di Chitarra di Alessandria come miglior talento italiano e nel 2003 il suo doppio CD “Francisco Tarrega: Opere complete per chitarra” è stato premiato con la “Chitarra d’Oro” come miglior CD dell’anno.
Nel 1996 ha inciso il suo primo CD per l'etichetta “Concerto” contenente una panoramica musicale del Novecento chitarristico italiano, dalle "Variations à travers le siècles" di Mario Castelnuovo-Tedesco e lo "Studio da concerto" di Giorgio Federico Ghedini fino alla "Sequenza XI" di Luciano Berio, mentre nel 2003 ha pubblicato il doppio CD “Francisco Tarrega: Opere complete per chitarra” premiato con la “Chitarra d’Oro” al Convegno Internazionale di Chitarra di Alessandria come miglior CD dell’anno. Un altro progetto discografico completamente "italiano" lo vede protagonista di una collaborazione con l'etichetta discografica Suonare Records e prevede l'incisione dell'opera omnia per chitarra di Mario Castelnuovo-Tedesco in cinque volumi. Il primo e il terzo volume sono già in commercio e contengono le opere chitarristiche del primo periodo del compositore fiorentino (Sonata, Tarantella, Capriccio diabolico) e la raccolta completa delle Greeting Cards e dei Preludi Mediterranei. Recentemente sono usciti altri CD di Giulio Tampalini contenenti: il Concierto de Aranjuez di Joaquin Rodrigo per chitarra e orchestra (registrato con l’Orchestra del Festival Internazionale “Arturo Benedetti Michelangeli”), le opere per chitarra sola composte da Angelo Gilardino tra il 2002 e il 2004, tra le quali figura il “Colloquio con Andrès Segovia”, la raccolta completa delle Sei Rossiniane, le Variazioni op. 45 e op. 107 e la Grande Ouverture di Mauro Giuliani. Nel 2008 è stato pubblicato da “Suonare records” il suo DVD contenente l’opera integrale per chitarra sola di Villa-Lobos, progetto realizzato per la prima volta al mondo su video. E’ regolarmente invitato a tenere corsi e masterclass in tutta Italia e all’estero. Per ulteriori informazioni: www.giuliotampalini.it


Ingresso libero

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
email: dglele@tin.it
tel. 3474772501

Ipazia: Electric Guitar Solo di Mauro Franceschi


"Questa città che non si cancella dalla mente è come una armatura o reticolo nelle cui caselle ognuno può disporre le cose che vuole ricordare: nomi di uomini illustri, virtù, numeri, classificazioni vegetali e minerali, date di battaglia, costellazioni, parti del discorso. Tra ogni nozione e ogni punto dell'itinerario potrà stabilire un nesso di affinità o di contrasto che serva da richiamo istantaneo alla memoria. Cosicchè gli uomini più sapienti del mondo sono quelli che sanno a mente Zora."

Italo Calvino: Le Città Invisibili
Questa puntata di Ipazia è dedicata al disco di Mauro Franceschi: Electric Guitar Solo.

Playlist:

- Cairn di Steve Mackey
- Moonyean di Loren MazzaCane
- Scintillation di Atle Pakusch Gundersen
- Cement di Mark Howell
- Invention #8 .. of Julie's dance di Tim Brady
- Minimal surface - slide guitar & tape di Tim Brady
- Infinite Melodies II di Tom Johnson
- Grungy di Steve Mackey
- Daktylator di Atle Pakusch Gundersen

Musica in sottofondo:
LLS04 classical_music: Laverna 29

Da oggi è disponibile il download tramite podcast della settima puntata di Ipazia dedicata al disco The Book of Abbeyozzud di Terry Riley.

Per seguire IPAZIA basta collegarsi a http://chitarraedintorni.blogspot.com/ oppure su http://laverna.listen2myradio.com/.

Link Utili

sabato 10 aprile 2010

Chiara Asquini plays Elliott Carter "Shard"

Domenica 11 aprile - Diserzioni presenta Laverna netlabel su Radio Sherwood


"Solcando l’etere a bordo di un vascello di cristallo
Immerso in emissioni notturne
provenienti da un pianeta rosso
Incontrammo altri sognatori vaganti
Devoti alla meraviglia percettiva del suono
E trovammo approdo in un’isola
Chiamata "Laverna"


http://www.sherwood.it/Diserzioni-presenta-Laverna
Trasmissione dedicata alla “Laverna netlabel” ore 18.00 domenica 11 aprile
Ospiti In Mario Marino(Molven), Lorenzo Isacco, Enrico Coniglio
Interviste Telefoniche Con: Andrea Aguzzi (Blog Chitarre E Dintorni), Emmanuelle Errante, Gigi Masin e Mirco Salvadori

Playlist:
LLS04: Nicolai
Monosonic: Broken Memory Unprotected Phase
Emmanuelle Errante: 1
Camomatic: Squidding
Gigi Masin: Half
Gigi Masin.No Name Girl
Vaun Foam. Es War One Mal
Emmanuelle Errante.2
LLS04 : B. Lesson
Enrico Coniglio: The Crab’s Secrets
Infant Tr(H)Ee :Demo Overture
Brendan Perry : Babylon

Marco Cappelli




Foto: Marco Cappelli Masterclass in Mestre 20 ottobre 2009

Chiara Asquini plays Toru Takemitsu "Equinox"

venerdì 9 aprile 2010

L'Originale seconda parte di Empedocle70


Anche i nastri originali delle registrazioni, i cosiddetti Master tapes non hanno lo stesso prestigio degli Originali nell’arte visiva: non sono esposti nelle gallerie o nei musei per compiacere il nostro desiderio della loro Aura fonetica. Non vanno sotto il martello da Sotheby. Se vi è egualitarismo nella musica, esso non esiste nell’arte. Coloro che come me si rifiutano di scaricare tutta la musica gratuitamente e illegalmente, e che ancora entrano nei negozi di CD, scoprono facilmente che le grandi opere musicali, la grande musica (qualunque siano le vostre preferenze di genere) ha un prezzo all’circa uguale a quello della spazzatura. Le vendite di un artista potrebbero aumentare se muore (Michael Jackson docet), ma il prezzo dei loro dischi non cresce, perché, sono proprio questo, le registrazioni, riproduzioni, con un valore estremamente limitato di mercato. Come ogni appassionato di musica che si rispetti ho passato parte della mia vita ad accumulare con amore una raccolta di documenti sonori, un universo abbondante di piaceri estetici attraverso i generi e i secoli, che anche se fossi in grado di vivere otto volte tanto, dedicando ogni mio minuto di veglia esclusivamente a questo gioco, non sarei in grado di partecipare, di assorbire, di vivere completamente, perso nella sua miriade di generi, sfide e piaceri bizantini.


Se dovessi vendere la mia biblioteca di dischi, quello che prenderei mi sarebbe probabilmente appena sufficiente per acquistare qualche pezzo mediocre di qualche artista esposto per la prima volta in una galleria d’arte. Sì, ci sono alcuni pezzi rari, magari in vinile, ma anche in questo caso, gli importi sono relativamente insignificanti. Incrementare il valore di una musica "Originale" a livelli da casa d’asta è praticamente impossibile. Il musicista, scrittore e accademico David Toop ricorda che proponendo un suo concerto presso la Lisson Gallery di Marylebone, il proprietario della galleria, entusiasta all’idea, si chiedeva se c'era un modo per cui ai musicisti potesse essere pagato il tipo di somme che un artista visivo si poteva aspettare per evento analogo.
"Si chiese se il concerto poteva essere registrato, e quindi se la registrazione poteva essere venduta subito dopo. Gli ho detto: si potrebbe provare! Laggiù sulla mia scrivania c’è un CD-R di un concerto suonato un paio di giorni fa, di cui esistono solo tre esemplari al mondo. Ma io non potevo darlo via. Se avessi cercato di venderlo a Mark Wastell (che gestisce il negozio di dischi Sound 323 in Highgate), probabilmente non lo avrebbe accettato e lui è stato coinvolto in quel concerto!”
"L'arte e il boom immobiliare sono andati di pari passo a partire dal 1980," continua Toop. "In quel momento credo che ci fosse una ampia visione collettiva secondo cui possedere un pezzo d’arte era sia fico che realizzare un potenziale investimento. Nel frattempo, la musica è diventata sempre più economica, fino a cinque sterline, meno di una sterlina per un singolo brano su mp3".

Il compositore La Monte Young non solo ha cercato di superare le normali convenzioni temporali sulla musica, con le musiche del suo Theatre of the Eternal Music, ma ha anche tentato di raggiungere lo status dei suoi colleghi nel mondo dell'arte visiva, ritirandosi dal mercato musicale fin dai primi anni '70 e rendendo egli stesso e i pochi lavori fino ad allora pubblicati costosi quasi come quelli di un artista visivo. Nel 1974, egli riuscì a vendere un pianoforte, il fulcro di una sua installazione intitolata The Well-Tuned Piano, l'acquirente, pagò un extra di 1.000 dollari, perché lo autografasse per lui. In generale, tuttavia, i collezionisti d’arte non sono sufficientemente preparati e pronti a pagare a prezzo d'autore un pezzo musicale, non importa con quale connotazioni di originalità ed esclusività si tenti di rivestire la musica o lo spartito. Sound artist come Michael J. Schumacher sono di tanto in tanto riusciti a vendere dei pezzi loro ma senza riuscire a incidere sulla natura relativamente democratica dell’economia e della diffusione musicale.
Il fascino derivante da quotazioni con cifre a sette o otto zeri ha avuto un tremendo effetto immagine per l'arte moderna. Articoli su quotidiani a tiratura nazionale, come quello citato in precedenza del Sole24Ore, hanno avuto due effetti: fanno appello desiderio di investimento-ricchezza delle persone, ma servono anche per esporre le opere d'arte, magari riprodotte su cataloghi in miniatura, a un pubblico più ampio che si è visto impegnarsi con la "difficile" arte, aumentandone l’esposizione mediatica e facendo uscire l’arte contemporanea dal ghetto dei semplici appassionati. La musica moderna al momento invece, non ancora ha goduto di un simile privilegio.
- parte seconda

Empedocle70

giovedì 8 aprile 2010

Maurizio Pisati: Quando i Cappelli Iniziarono il Cammino


Quando i Cappelli Iniziarono il Cammino

-musica di strada-
con
Marco Bortoli, Voce
Vladi Leoni, Chitarra
Beppe Gioacchini, Percussioni
Lettura di Tre invocazioni di Giulio Mozzi


11 Aprile 2010, Riva del Garda
lungo la Via Occidentale h. 14.30
e replica
Tenno, Chiesa S. Lorenzo h. 21.00

Come dicevano Hans, Roberto, Rainer e WajaMarc con Zone a Varsavia, e come possiamo vedere non solo nelle giornate ventose, i cappelli si animano talvolta di vita propria.
Si muovono in quasi totale autonomia verso le teste calzando alla perfezione o, qualora il soggetto ne avesse bisogno, restituendogli una bellezza perduta, magari solo sognata.
In scena un mago di cappelli sonanti e due esperti cercatori. Sono come per strada e i loro passi scrivono: uno due tre quattro cinque sino ai quindici suoni avuti in consegna dall’autore.
Li tengono in tasca, o nella grande borsa, e li svelano per raccontare una storia di passi e parole, scritti in cammino.

mp

L'Originale prima parte di Empedocle70


Qualche tempo fa, ritornando a casa dopo un concerto con un amico, riflettevamo sul fatto che mentre un pittore una volta terminate la sua opera, chiude in un certo senso il discorso attorno al suo lavoro, un musicista in realtà non termina mai le proprie musiche. Mesi passati a studiare un brano, che magari si esegue e esaurisce in pochi minuti, e ancora mesi che dovrà passare a ristudiarlo, magari per presentarlo sotto un’altra luce e con una nuova interpretazione, in un ciclo infinito che, con buona pace delle registrazioni discografiche, non vede mai partorire un Originale.
In questo ambito il potere delle arti visive si trova ad un livello sconcertante. La potenza dell'Originale. rappresenta infatti un valore estetico e feticistico che, nonostante tutti i tentativi operati da parte di chi opera con l’arte concettuale di derogare a tale principio e nonostante le migliori speranze di Walter Benjamin, il potere della Aura dell'Originale continua a risplendere e a esercitare il suo fascino, il fascino dell’autentico, tanto potente nella sua morsa, così come lo è nella sua totale falsità. Non mi credete? Penso che i recenti successi di vendite e i record segnati dalle case d’asta in merito alle quotazioni di opere d'arte contemporanea ne siano un buon esempio.

Il supplemento Arteconomy del Sole24Ore titolava nel settembre 2008 Un’insaziabile voglia di Bacon al sangue dando alcune cifre (da capogiro) sulle quotazioni raggiunte dall’artista: “Lo scorso anno, Al-Mayassa, figlia dell’emiro del Qatar, spendeva 35,5 milioni di euro per «Studio per Innocenzo X», 1932. Poi a febbraio, Joseph C. Lewis, miliardario inglese proprietario del Tottenham Hots (curiosa la passione baconiana del mondo del calcio) acquistava «Triptych 1974» per quello che oggi sembra un prezzo d’occasione, 32,7 milioni di euro. Si dice che sia stato un miliardario irlandese ad aggiudicarsi il trittico del 1975 «Autoritratto», venduto da Christie’s lo scorso giugno per 21,3 milioni di euro. Secondo Gerard Faggionato, rappresentante per l’Europa della proprietà Bacon (la mostra «Le donne di Francis Bacon» apre l’8 settembre nella sua galleria), «il mercato di Bacon è diverso da quello di Warhol per il semplice fatto che non ci sono abbastanza opere per tutti». Bacon ha distrutto molti dei suoi quadri e dopo la sua morte sono state scoperte nel suo studio 98 tele ridotte in pezzi. La sua intera opera si compone all’incirca di appena 600 quadri. L’anno scorso l’artista è salito al terzo posto, alle spalle di Warhol e Picasso nella classifica di ArtPrice dei migliori risultati in asta, mentre nel 2003 occupava appena la settantasettesima posizione.”

http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/news.php?type=quotazioni&id=279&

Nessuna allusione di sorta sui meriti estetici della pittura, ma ampia disquisizione sui loro meriti finanziari e sul fatto che la morte dell’autore e la successive scoperta di alcuni inediti (come sono? Perchè non li ha distrutti?) non potevano che utilmente promuovere il valore delle sue tele, poiché non vi è nulla come la morte o un po’ di velata schizofrenia per aggiungere qualche vitale e penosa rifinitura di autenticità artistica.
Ammettiamolo: la gente non posso farne a meno che correre attorno a un Originale. Siete mai stati al Louvre? Folle intere raggrumate in attesa di sfilare in riverente omaggio davanti alla teca di vetro antiproiettile contenente la prova dell’esistenza della Gioconda di Messer Leonardo da Vinci, come ipnotizzati e sedotti da anni di propaganda sulle proprietà intrinseche e sul potere di elevazione dell’arte.
Assieme all’autentico desiderio di esaminare la pittura e la meditazione le sue qualità, si avverte una sensazione di fondo che essere vicini alla Gioconda vuol dire essere esposti al misterioso, spiritualmente nutriti dai raggi che partono dalla suo essere vecchia di secoli, dalla vernice screpolata, la magia di un passato immortale creato da Messer Da Vinci e trasmesso attraverso le sue opere.
Questa è l'Aura, e si può anche non crederci, ma nella misura in cui essa esercita tale innegabile effetto magnetico, essa esiste. E ciò che emanano tutti gli oggetti definiti come opere d'arte, tra cui e a prescindere dalle sue intenzioni, anche il pitale di Marcel Duchamp. Possedere un tale “cesso” è come possedere la pietra filosofale che tutti desiderano, o una sacra reliquia della Vera Croce, o un pezzo di autentica anima immortale? O forse si limita semplicemente a confermare che sei un estremamente ricco, e quindi, una persona estremamente importante.

Probabilmente molti di coloro che frequentano le sale di concerto di musica classica, e l’opera lirica in particolare, lo fanno nella speranza di una sorta di crescita, di elevazione, sia spirituale che sociale. Tuttavia, nella musica, non vi è alcun equivalente all'Originale. Vi è un certo commercio di cimeli, anche se si parla di quotazioni al massimo per migliaia di euro e non di milioni, dai sottobicchieri su cui sono stati scarabocchiati i testi delle canzoni alle chitarre di Hendrix. E’ difficile da capire ciò che motiva le persone che comprano queste cose: la superstizione, la vanità? Che cosa immaginano di avere in loro possesso le persone che acquistano il pianoforte bianco di John Lennon?

mercoledì 7 aprile 2010

Ikona Gallery WORKSHOP con il fotografo FRANCO FONTANA

International School of Photography
WORKSHOP con il fotografo
FRANCO FONTANA
(2° edizione)
23 – 25 aprile 2010 Venezia
«Il contenuto del workshop sarà un’esperienza per testimoniare la propria sensibilità fatta di invenzione, emozione, pensiero, fantasia, versatilità, un pensiero avventuroso che fa a pezzi le regole perché la fotografia creativa non deve riprodurre il visibile ma renderlo “visibile” e così farete».

Franco Fontana è nato a Modena nel 1939. Si è dedicato alla fotografia dal 1964 e ha esposto le sue opere in tutti i più importanti musei e gallerie del mondo. Le sue fotografie sono comparse sulle copertine dei grandi magazine e sono entrate nelle collezioni più prestigiose; lui stesso è stato invitato a tenere corsi e lezioni in Italia e all’estero, al Politecnico di Torino come al Guggenheim di New York.
IKONA GALLERY ha presentato Franco Fontana con una prima mostra dedicata a Venezia nel 1980, con una seconda mostra sul paesaggio urbano nel 1981, ed infine una mostra antologica ai Magazzini del Sale nel 2005 con fotografie che coprivano i cicli sul Paesaggio, Il paesaggio urbano, Ombre-Presenze, Sorpresi nella luce americana e Asfalto.
Questa è quindi un’occasione imperdibile per conoscere un artista di grande levatura e confrontarsi con il suo metodo di lavoro, la sua sensibilità e il suo approccio alla fotografia fondato sul colore, interpretato come declinazione della trama del visibile.
Il workshop è organizzato da Živa Kraus, fondatrice e direttrice di IKONA GALLERY dal 1979, e direttrice di IKONA VENEZIA – International School of Photography in Campo del Ghetto Nuovo, 2909. Le lezioni si svolgeranno presso la stessa sede venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 aprile 2010.
QUOTA PARTECIPATIVA: 300,00 euro
TERMINE ISCRIZIONI: entro il 17 aprile 2010
Per informazioni dettagliate: T 041 5289387 / @ mai@ikonavenezia.com

Arturo Tallini in concerto a Mestre il 26 marzo 2010 terza parte















martedì 6 aprile 2010

Marco Cappelli Live in Aprile!


- 24 aprile ore 22:00
with Marco Cappelli Surf Trio
Riunione di Condominio, Roma

- 25 aprile ore 22:00
with Marco Cappelli Surf Trio
San Marco di Castellabate (SA)

- 26 aprile ore 22:00
with Marco Cappelli Surf Trio
Sala Consilina (SA)

- 27 aprile ore 22:00
with Marco Cappelli Surf Trio
Annexia (da confermare), Catania

- 29 aprile ore 22:00
with Marco Cappelli Surf Trio
(da confermare), Caltanissetta

Arturo Tallini in concerto a Mestre il 26 marzo 2010 seconda parte















lunedì 5 aprile 2010

FramEnsemble: Lucia D'Errico, chitarra e Michela Caser, flauto


Venerdì 9 aprile 2010 ore 21.00
auditorium città di Maccagno (VA)

CONTRASTI...

Michela Caser, flauto
Lucia D'Errico, chitarra

PROGRAMMA

Silvia Colasanti, Varia imaginaciòn
Niccolò Castiglioni, Sic
Francesco Telli, Divertimento aspettando l'aurora

* * *

Franco Margola, Sonata IV
Mauro Porro, Zephir
Biancamaria Furgeri, Canto a due voci
Marcela Pavia, Solen

INGRESSO GRATUITO

Arturo Tallini in concerto a Mestre il 26 marzo 2010 prima parte















domenica 4 aprile 2010

Tanti auguri di Buona Pasqua!


Cari Amici,

tanti auguri di Buona Pasqua a Voi e alle Vostre Famiglie!
Empedocle70

sabato 3 aprile 2010

Recensione di SyntaxError di Marco Cappelli


Datato 2001 in realtà questo cd potrebbe essere stato realizzato in un momento qualsiasi tra il 1991 e adesso, l’essere infatti stato concepito come uno zibaldone sonoro e un game piece lo pone al riparo di qualsiasi possibile svalutazione derivante dal trascorrere del tempo. Attraverso i cinque brani dai titoli programmatici come Pulp Music, Organi senza Corpo, Ambient Music, Comic Music si dipana un percorso dove gli esperimenti chitarristici di Marco Cappelli con le elettroniche di Daniele Ledda e le percussioni di Roberto Pellegrini generano una musica senza confini, citazionistica, labirintica e dove il collante principale è l’improvvisazione.
Il libretto riporta la seguente frase “agli autori della musica, dei film e dei libri che hanno alimentato la nostra curiosità onnivora dall' infanzia ad oggi, ed in particolare a: Quentin Tarantino, Tob Hooper, John Zorn, Marc Ribot, Bill Frisell, Led Zeppelin, Fernando Sor, Francisco Tarrega ed infine agli anni '60, '70, '80 e '90 del secolo dei secoli” e l’inizio è infatti cinematografico con le battute di Pulp Fiction che si rincorrono ossessive, accompagnate da screzi elettronici e spruzzi chitarristici. Il gioco è nel riuscire a trovare in questo helzapopping sonoro i vari riferimenti musicali senza limiti geografici, temporali, gerarchici: si passa con assoluta disinvoltura dai riff di Jimi Page, alle canzoncine popolari, da ricordi alhambrandeschi riverberati a canti partigiani, dalla disco dello Studio54 alle chitarre oblique di Mr. Ribot, dalle pubblicità di Carosello alle colonne sonore dei B-movies. Più divertente di Endtroducing di DJ Shadow, più semiologico di Songs Of A Dead Dreamer di Dj Spooky. Irriverente. Intelligente. Colto. Ironico. Fumettistico. Jacovittiano. Cinematica. Mi piace da matti. Non resta che fare “Time warp again”.

Empedocle70

Recensione di DallaPiccola & Petrassi Musica da camera Ensemble Dissonanzen mode records 2006


Curioso. Questo disco mi ha riportato alla mente una amichevole discussione vecchia di quasi vent’anni con un amico pianista, in sostanza il mio amico bonariamente accusava i chitarristi (classici e elettrici indistintamente) di essere dei feticisti mono mandatari, cioè alla fine di ascoltare solo e soltanto musica e dischi che riguardassero la chitarra e di mostrare il più banale disinteresse verso gli altri strumenti. Ovviamente diversamente da lui, pianista, che invece era portatore di una visione musicale più ampia. Tralasciando lo sfottio e il fatto che non si può fare di ogni erba un fascio forse il mio amico non aveva tutti i torti avendo io deciso l’acquisto di questo cd unicamente per la presenza della chitarra di Marco Cappelli.
Però. Se il mio amico a distanza di 20 anni avesse avuto ragione ora dovrei dirmi deluso in quanto il bravissimo Marco suona solo in due brani assieme all’Ensemble, la Sestina d’autunno “Veni Creator Igor” e la Seconda Serenata Trio di Goffredo Petrassi, due brani sulle 24 tracce che complessivamente compongono il disco che vede il napoletano Ensemble Dissonanzen confrontarsi anche con il Quaderno Musicale di Annalibera per solo pianoforte, la Tartiniana Seconda per violino e piano e le Parole di S.Paolo di Dalla Piccola e il Dialogo Angelico per due flauti di Detrassi. E invece… e invce il disco mi piace, lo trovo decisamente interessante e confesso quasi quasi (molto quasi quasi) di essermi goduto di più i brani dove la chitarra è assente. Al di la della mia povera opinione è comunque vero che non è facile reperire in circolazione incisioni di questo livello dei due compositori italiani e che è un vero piacere sentire suonare l’intero Ensemble che dimostra una notevole perizia tecnica e un forte affiatamento tra i vari strumentisti. Piace il gioco di squadra, piace la bravura del direttore Claudio Lugo, piace la qualità di incisione e il bel libretto di 20 pagine con testi di Giordano Montecchi che lo accompagna. Musica di nicchia? Per iniziati? Ma quanto la pianteremo di utilizzare le categorie del marketing anche per l’arte e cominceremo a rilassarci un po’?

Empedocle70

Intervista con Marco Cappelli, quinta parte


Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Lei ha inciso il bellissimo EGP con la Mode Records, una casa discografica che si sta imponendo per la cura e la qualità delle incisioni e per l'attenzione che dedica alla musica contemporanea e alla chitarra, com'è il suo rapporto con loro e ci sarà un EGP2?

Brian Brandt, direttore di Mode Records, e` uno di quelli che ha intrapreso con un certo successo la lotta titanica contro l'estinzione, fatta di qualita` della proposta, di grafica eccetera. Naturalmente la crisi economica di questi anni non ha risparmiato neanche lui, ed io a Novembre ho preso parte qui a New York ad un "benefit concert" per Mode, insieme ad ilustri nomi come Philip Glass e John Zorn. Ancora una volta siamo di fronte ad un fenomeno che prima di darci il tempo di giudicare e` gia` avvenuto, dunque non perderei tempo con i rimpianti. La musica si continuera` a produrre, ed il modo con cui rendera` i giusti proventi agli autori e` da scoprire con fantasia e conoscenza della realta`. Personalmente credo che a questo punto, a meno che uno non abbia un rapporto con un titano come Brandt - ed io mi sento fortunato ad averlo: ad un EGP 2 ci stiamo lavorando... - piuttosto che spendere soldi per dare un master ad una casa discografica che non lo paga (magari perche` davvero non puo'), convenga stampare in proprio una tiratura limitata e creare con il package e la grafica dei pezzi d'arte unici da vendere ai propri concerti, mentre per il resto far circolare la propria musica on line.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l'isola deserta..

J.S. Bach - CELLO SUITES (Pablo Casals)
Bernie Worrell - IPROVICZARIO
John Zorn - THE GIFT
Ismael Rivera - ORO
Nino Taranto - NINO TARANTO CANTA RAFFAELE VIVIANI


Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

J.S. Bach: una suite a scelta (attualmente: BWV 995)
F. Sor: Fantasia Elegiaca
B. Britten: Nocturnal op.70
H.W. Henze: Drei Tentos
E. Sharp: Amygdala

Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Di trovare un equilibrio tra la propria ispirazione originaria (quella che ti rende felice quando suoni un preludio di Bach da solo seduto su una pietra in mezzo ad un bosco) e la realta` della mondo globalizzato e digitale nel quale viviamo. Con un occhio costante e curioso verso tutto cio` che e` diverso da noi.

Con chi le piacerebbe suonare?

Con Martha Argerich, Sting e Papa Benedetto XVI. In quartetto.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Vuole parlarci del lavoro con la prestigiosa casa editrice Edition Peters? Su cos'altro sta lavorando?

La EXTREME GUITAR COLLECTION che curo per Peters Edition, pur procedendo a rilento per gli ovvi problemi che una grande casa editrice ha al giorno d'oggi, sta per dare alle stampe due nuovi numeri: un brano di Marc Ribot commissionato da me e delle trascrizioni di John Cage per chitarra a cura di Maurizio Grandinetti.
Per quanto riguarda i nuovi progetti sto per andare in studio con il mio MC ACOUSTIC TRIO con Ken Filiano (bass) e Satoshi Takeshi (drums) per registrare una serie di mie composizioni dedicate ai personaggi dei romanzi Fred Vargas.
Di recente ho avuto occasione di conoscere qui a New York un mito della mia adolescenza, il magico Mauro Pagani, con il quale abbiamo messo su un progetto chiamato SONGS in trio con Adam Rudolph alle percussioni.
Mi diverto molto a suonare "surf music" , veicolo fondamentale per la comprensione della chitarra elettrica nella storia della musica americana, e quindi quasi per gioco ho messo su il MARCO CAPPELLI SURF TRIO, che ha avuto diverse ritmiche: al momento mi sembra di aver raggiunto un ottimo risultato con due straordinari musicisti siciliani, che sono il bassista Luca Lo Bianco ed il batterista Francesco Cusa.
Inoltre sono molto contento di far parte di un nuovo progetto Marc Ribot ispirato a John Cage, che vede insieme un gruppo eccezionale con tra gli altri Bernie Worrell (keyboards), JT Lewis (drums) e DJ Logic (turntables).
Infine nei miei concerti solistici ho ricominciato a suonare un repertorio contemporaneo piu` tradizionale a fianco dei brani scritti per me dai compositori con i quali ho collaborato: tornare a Krenek e Ginastera dopo questi anni newyorkesi mi fa vedere ( e ascoltare) tante cose da un punto di vista completamente diverso... pensa che in questi giorni studio con inedita (per me) passione i valzer di Barrios!
Vorrei chiudere facendoti i complimenti per il tuo blog, che e` diventato un veicolo di informazione fondamentale su quanto accade nel mondo della chitarra. Bravo Andrea, e sopratutto grazie.

Grazie a te Marco!
Empedocle70

venerdì 2 aprile 2010

MARCO CAPPELLI live

Recensione di Phase III di Jim Pugliese, Improvvisatore Involontario 2008


Email del 12 dicembre 2008...

caro andrea,
Ti consiglio di ascoltare anche PHASE 3 di Jim Pugliese, edito da IMPROVVISATORE INVOLONTARIO:
http://www.jimpugliese.org/jporg.html
a presto Marco

la velocità non è il mio forte, lo so, nove mesi per trovare,acquistare e ascoltare un cd non sono male, lo ammetto. Chiedo scusa a Marco Cappelli per non aver seguito immediatamente l’ottimo consiglio che mi aveva dato a dicembre dello scorso anno, ma sapete com’è .. i crolli in borsa … le cavallette .. l’inondazione .. Però finalmente il cd sta girando sul piatto, o meglio dovrei dire sta friggendo! Questa roba è free P-funk al calore bianco, roba da mandare a nascondersi gli LCD Sound System e tutta la roba prodotta negli ultimi tre anni dagli amici della DFA!
Dovevano essere davvero in forma super smagliante quella sera del 15 settembre 2005 quando questo concerto è stato registrato all’Issue Project Room di Brooklyn con una band strepitosa composta oltre che da Jim Pugliese alla batteria e alle percussioni da Marco Cappelli alla chitarra elettrica, Michael Attias al sax alto, Christine Bard alla batteria e congas, Kato Hideki al basso elettrico e the amazing Marc Ribot alla chitarra nelle vesti di graditissimo special guest.
Gente. Non dovrei essere io a scrivere questa recensione, questa è roba per un Lester Bangs dei tempi d’oro, lui sì che saprebbe con la sua scrittura corrosiva e psichedelicamente punk descrivere la cascata di suoni roventi e tirati che stanno facendo sballare le mie casse: una band scatenata, un tutto contro tutti perfettamente organico e gestito con precisione millimetrica, due chitarre distorte lanciate a 200 all’ora senza freni, un sax che più free e acido non si può desiderare, una base ritmica indistruttibile pronta a fare senza nessun problema qualche inversione a U in autostrada e un bassista che non sgarra neanche se lo pagano e quel che è ancora meglio su questa musica ci potete anche ballare sopra! Da ascoltare tutto d’un fiato!
Davvero bello, davvero divertente, davvero intelligente, davvero ispirato! Cum laude!

Empedocle70

p.s. quando vengono in concerto a Venezia?

Intervista con Marco Cappelli, quarta parte


All'interno del libretto del cd Estudios Sencillos lei scrive "L'improvvisazione è educazione all'ascolto, composizione estemporanea, analisi, conoscenza dello strumento, relazione cosciente col proprio background musicale e tanto altro ancora ..", queste parole mi ricordano quelle di un grande chitarrista Derek Bailey e il suo libro Improvvisation. Quale significato ha l'improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Senti, io ho avuto esattamente lo stesso problema per anni: ero attratto dall'improvvisazione come idea, ma essendo un chitarrista classico non riuscivo a trovare un ambito musicale e un ambiente di musicisti nel quale sviluppare questo mio interesse. Dovevo arrivare a New York per smontare definitivamente questo pregiudizio, che avevo gia` intaccato durante gli anni di formazione in Svizzera, studiando molte partiture, sia solistiche che per ensemble, nelle quali erano espressamente richiesti elementi di improvvisazione.
Improvvisare e` un gesto del tutto naturale per chiunque suoni uno strumento musicale: e` solo la contorsione mentale della nostra accademia (la minuscola e` intenzionale) che ha quasi del tutto eliminato lo sviluppo di tale attitudine elementare dal proprio percorso di studi. In Svizzera, ad esempio, ricordo la classe di Improvvisazione tenuta alla Musik Akademie di Basilea da Walter Fändrich (consiglio a tutti il suo cd "Viola" edito da ECM): un modello geniale di didattica, che meriterebbe un spazio ad hoc per essere descritto.
A New York invece trovo che l'approccio improvvisativo che accomuna musicisti di qualsiasi background dipenda da un lato da un fatto di "tradizione" e dall'altro da un elemento "sociologico": la vita newyorkese e` talmente frenetica che semplicemente non c'e` il tempo di provare! Dunque e` l'ambiente ideale per sviluppare un codice comune basato sulla composizione estemporanea: di necessita` virtu`...


Lei fa parte da diversi anni dell'Ensemble Dissonanzen, di recente è uscito il disco dedicato alla Musica da camera di Henze e nel 2006 quello dedicato alle musiche di Dallapiccola e Petrassi, come è nato questo Ensemble?

L'Ensemble Dissonanzen e` un gruppo legato all' Associazione omonima (http://www.dissonanzen.it/), con base a Napoli. Intorno all'appuntamento annuale del Festival, negli anni si e` sviluppato un nucleo di soci-musicisti provenienti da percorsi diversi (jazz, musica contemporanea, musica antica) che suonano insieme in diverse formazioni: da progetti originali (sonorizzazioni di film muti, composizioni dei membri dell'Ensemble, commissioni ad illustri ospiti) alle pagine di repertorio che hai citato. E` un gruppo con un'identita` trasversale, molto prolifico ed originale, i cui membri stanno sviluppando percorsi individuali prestigiosi nei rispettivi ambiti, come ad esempio il pianista Ciro Longobardi. Una realta` ormai solida della quale sono onorato di far parte praticamente sin dagli albori.

La sensazione che si ha ascoltando la sua musica è che lei sia in grado di suonare qualsiasi cosa: indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostra sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di "sicurezza"?

Sono arrivato ad una conclusione: dando per scontata la preparazione di base necessaria per maneggiare uno strumento musicale, la sicurezza di cui parli dipende da una questione "concettuale".
E` importante sapere cosa si sta facendo e perche`.
Inoltre piu` che la tecnica - che tuttavia ho studiato tanto, anche troppo! - oggi tendo a studiare cercando di ascoltare profondamente di quello che suono: quanto piu` il livello di ascolto e` raffinato e tanto piu` chiara e` la domanda che rivolgo ai miei mezzi tecnici, tanto piu` realizzeranno la risposta raffinandosi essi stessi. Insomma, ad un certo punto si stabilisce un circolo virtuoso tra cio` che immagino, cio` che ascolto e cio` he suono: e le tre dimensioni finiscono per integrarsi migliorandosi a vicenda.


continua domani

giovedì 1 aprile 2010

Marco Cappelli plays his EGP guitar during his Masterclass in Mestre, 20 - 21 october 2009

Recensione di Musica da Camera di H.W.Henze di Ensemble Dissonanzen, Mode 2008


La copertina di questo cd è una di quelle che mi fa rimpiangere i tempi degli Lp in vinile. E’ una foto di Hans Werner Henze, molto bella e intensa, una persona anziana con lo sguardo vivo, concentrato e allo stesso tempo perso in un punto indefinibile dello spazio e dei suoi pensieri.
Chissà quali erano i suoi pensieri mentre componeva questa Musica da camera o Kammermusik qui incisa dall’Ensamble Dissonanzen, gruppo dal nome tedesco ma di origini e formazione totalmente italiana. Proviamo a sondare i pensieri di Her Henze citando dalla sua autobiografia Canti di Viaggio edita da il Saggiatore a pagina 167:

Avevo potuto terminare ed elaborare la Kammermusik 1958 soltanto dopo il rnio ritorno dalla Grecia, per cui mi sembra che in questo bra¬no si riconoscano impressioni e ricordi di quel paese. Dei dodici movimen¬ti di cui si compone il brano, tre sono per voce, clarinetto, corno, fagotto e quintetto d'archi (con aggiunta di una chitarra), tre solo per il settimino strumentale (senza chitarra), tre per tenore e chitarra e tre per chitarra solista. Questi ultimi tre tempi in realtà fanno parte della
rwrinusica, già citata, per il radiodramma di Ernst Schnabel Der sechste Gesang e, in parte, erano anche stati utilizzati in Maratona. Con il titolo, Drei Trentos, questi pezzi sono entrati nel repertorio di quasi tutti i chitarristi che ritengono di essere tali. Anche questi Drei Tentos, che suonano così come io m'immagino debba essere la musica greca, han¬no qualcosa a che fare con lo scambio delle strutture tematico armoniche all'interno dell'opera complessiva: ogni movimento funziona da nucleo che fornisce il materiale per il resto della musica. E, in effetti, questi movimenti contengono davvero qualcosa di quell'elle¬nismo che io intendo, quando penso alla musica per orchestra di Stravinskij oppure alla Persephone. E’ come se questa musica la quale, ogni volta che ha a che fare con l'antichità, fa riferimento al Barocco, a Monteverdi oppure alla musica rinascímentale diventasse la porta attraverso la quale si deve passare se si vuole un rapporto vivo, oppure mantenerlo, con il classicismo ellenistico, collegarsi alle origini, all’essenziale, all’arte delle metafore, alla tragedia.

Un pensiero complesso, articolato, colto, che testimonia una grande passione e una grande speranza nella musica, nelle sue geometria e nei sentimenti che essa riesce a smuovere e a provocare, provare a descriverla, a seguire in modo intellettuale i suoi passaggi e le sue scelte è cosa al di là delle mie capacità e della mia cultura. Ma, forse, non è neanche necessario: nelle note suonate dall’Ensemble Dissonanzen vibra tutta questa energia, questa passione, questa visione positiva di un mondo in grado di rialzarsi e di ricominciare, in una parola di vivere. E di questo messaggio a Her Henze, alla sua musica, ai musicisti che la interpretano dobbiamo essere grati. Lunga vita.
Ottima qualità di incisione con dinamiche pulite, molto bello il libretto interno al cd.
Per chi cercasse questo cd, la Mode Records è distribuita in Italia dalla Stradivarius.

Empedocle70

Intervista a Marco Cappelli, terza parte


Ho notato in questi ultimi anni un progressivo avvicinamento tra due aspetti della musica d'avanguardia, da un lato l'aspetto più accademico e dall'altro quello portato avanti da musicisti ben lontani dai canoni classici e provenienti da aree come il jazz, l'elettronica e il rock estremo come Fred Frith, John Zorn, la scena downtown newyorkese e alcune etichette di musiche elettroniche come la Sub Rosa e la Mille Plateux. Che ne pensa di queste possibile interazioni e pensa che vi sia spazio anche per esse in Italia?

Il fenomeno culturale che descrivi molto bene e` in realta` frutto della curiosita` dei musicisti piu` intelligenti, ed in qualche modo e` sempre avvenuto nell'ambito delle cosiddette avanguardie: penso ad esempio alla sensibilita` di Ravel per il jazz o ai rapporti di Stravinsky con la danza e il teatro.
Se invece ti riferisci alla programmazione delle sale di concerto, la progressiva "istituzionalizzazione di ragazzi cattivi" e` in atto da diversi anni: per dare dei riferimenti, almeno da quando le grandi associazioni di musica classica hanno cominciato ad includere nelle proprie stagioni i compositori minimalisti come Glass e Reich o da quando l'ECM ha cominciato a pubblicare la musica di Arvo Part.
Mi astengo dal giudizio se cio` sia bene o sia male, cioe`intendo tenermi fuori dalla diatriba che coinvolge i difensori del purismo estetico dei vari mondi musicali, a cominciare da quello della chitarra per finire a quello ad esempio del jazz o della musica classica. Di fronte a qualcosa che "e`" non mi interessa dare un giudizio di valore ma piuttosto armarmi degli strumenti per comprendere ed interpretare la realta`di fatto.
Naturalmente l'Italia arriva sempre ultima nel comprendere dove si muove la tendenza culturale dominante, e vedo nei cartelloni concertistici piu`l'affanno di seguire la moda che la capacita` di comprendere dove sia la novita` nella musica contemporanea. Con le dovute eccezioni, naturalmente.

Sembra essersi creata una piccola scena musicale di chitarristi classici dediti a un repertorio innovativo e contemporaneo, oltre a lei mi vengono in mente i nomi di David Tanenbaum, David Starobin, Arturo Tallini, Geoffrey Morris, Magnus Anderson, Elena Càsoli, Emanuele Forni. si può parlare di una scena musicale? Siete in contatto tra di voi o operate ciascuno in modo indipendente? Ci sono altri chitarristi che lei conosce e ci può consigliare che si muovono su questi percorsi musicali?

Conosco naturalmente tutti i nomi che hai menzionato, alcuni sono miei amici mentre di altri seguo l'attivita` con grande interesse.
Del fatto che conoscersi basti a creare una scena musicale non sono sicuro, se per scena musicale intendi una realta` dove esista uno scambio attivo di collaborazioni, anche perche` i nomi che hai citato, incluso il mio, sono raramente attivi nel circuito dei festival chitarristici sensibili a Tarrega o nel migliore dei casi a Roland Dyens (e lo dico con grande rispetto della musica tanto di Tarrega che di Dyens), dunque non e` facilissimo incontrarsi.
Ma spero tuttavia che accada presto, anche perche`, come ho verificato durante il corso che ho tenuto a Venezia lo scorso mese di Ottobre, credo che ci sia una forte richiesta di "informazione" da parte degli studenti di chitarra dei Conservatori e delle Accademie private che, come tutte le istituzioni, sono in ritardo nel comprendere i cambiamenti (vedi sopra e sempre con le dovute eccezioni).
Guarda, la butto li`: io sarei felicissimo se un festival chitarristico mi offrisse la direzione aristica di una stagione! Inviterei a suonare dei "marziani"come Kazuhisa Uchiashi, Nels Cline e Dominic Frasca (giusto pe cominciare), e sopratutto creerei un progetto per farli collaborare... vedremmo poi se l'affluenza di pubblico da` ragione a me o al cartellone del festival di ...boh, fai tu un nome a caso, ce ne sono tanti che sono poco interessanti!

continua domani